Sezione Comunista-Monti Prenestini

Sezione Comunista-Monti Prenestini Pagina della Sezione Comunista Monti Prenestini

15/06/2026

🔴𝐀𝐒𝐒𝐄𝐌𝐁𝐋𝐄𝐀 𝐍𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐀𝐋𝐄
🚩𝐏𝐄𝐑 𝐔𝐍 𝐂𝐀𝐌𝐏𝐎 𝐈𝐍𝐃𝐈𝐏𝐄𝐍𝐃𝐄𝐍𝐓𝐄🚩

𝐋𝐀 𝐅𝐂𝐑 𝐏𝐑𝐎𝐏𝐎𝐍𝐄 𝐏𝐀𝐑𝐓𝐈𝐓𝐎 𝐔𝐍𝐈𝐂𝐎 𝐄 𝐅𝐑𝐀𝐍𝐂𝐄𝐒𝐂𝐀 𝐀𝐋𝐁𝐀𝐍𝐄𝐒𝐄 𝐏𝐑𝐄𝐒𝐈𝐃𝐄𝐍𝐓𝐄

Domenica 14 giugno, presso l’Hotel Hive a Roma, la Federazione Comunista di Roma ha partecipato con una propria delegazione all’Assemblea Nazionale indetta da Potere al Popolo, convocata con l’obiettivo di costruire un Campo Indipendente, alternativo tanto al centrodestra quanto al centrosinistra.

Nel corso dell’iniziativa è intervenuto il responsabile dell’Organizzazione della Federazione Comunista di Roma, Gianluca Giampà, che ha dichiarato:

«Il campo del No al referendum sulla riforma Nordio non è identificabile con il Campo Largo. Una parte significativa di quel popolo non si riconosce nel centrosinistra. È necessario recuperare consenso affrontando anche le questioni che vengono percepite come prioritarie nelle periferie urbane e nelle aree provinciali, a partire dai temi della legalità. A chi è preoccupato dall’infiltrazione della criminalità nei quartieri popolari e dalla diffusione dello spaccio nei pressi delle scuole occorre fornire risposte concrete, per evitare che le destre cavalchino queste paure.

Denunciamo inoltre le contraddizioni del Campo Largo e del Partito Democratico, che in Parlamento chiedono sanzioni contro Israele, mentre a Roma non interrompono i rapporti istituzionali con il governo Netanyahu e a Milano sostengono il gemellaggio con Tel Aviv.

Sulla manifestazione per la remigrazione, riteniamo che l’amministrazione capitolina avesse gli strumenti per impedirne lo svolgimento. Gualtieri, che viene spesso descritto come uno dei sindaci più potenti d’Europa, usa i suoi poteri per svendere la Centrale del Latte di Roma, per imporre l’inceneritore di Santa Palomba, per portare avanti la costruzione del Nuovo Acquedotto Marcio a discapito della Valle dell’Aniene e per sostenere il progetto dello Stadio di Pietralata a danno delle aree verdi popolari. Tuttavia, non ha utilizzato gli stessi poteri, pur avendone la facoltà, per impedire lo svolgimento della manifestazione della remigrazione. Si è invece preferito consentire la sfilata dei gruppi fascisti per poi rilanciare la retorica del voto utile al Campo Largo in nome dell’antifascismo. Per quel che ci riguarda, esiste una sola remigrazione: quella delle basi militari degli Stati Uniti d’America.

Al sovranismo della destra e al servilismo euro-atlantico della sinistra contrapponiamo il patriottismo popolare che trae origine dalla Resistenza partigiana e dalle esperienze antimperialiste internazionali. La Federazione Comunista di Roma auspica non solo la costruzione di un campo indipendente, ma anche la nascita di un soggetto politico unitario capace di guidare le forze popolari del Paese. Una prospettiva che, a nostro avviso, potrebbe trovare nella compagna Francesca Albanese un autorevole punto di riferimento».

La Federazione Comunista di Roma proseguirà il proprio lavoro politico e organizzativo per rafforzare l’autonomia delle forze popolari e la costruzione di un’alternativa politica indipendente.

Non un passo indietro.

Guardate l’assemblea integrale al link seguente

https://contropiano.org/news/politica-news/2026/06/15/potere-al-popolo-per-un-fronte-politico-alternativo-e-indipendente-0196085


11/06/2026

🔴𝐅𝐈𝐔𝐌𝐈𝐂𝐈𝐍𝐎-𝐈𝐒𝐎𝐋𝐀 𝐒𝐀𝐂𝐑𝐀: 𝐂𝐎𝐍𝐓𝐑𝐎 𝐈𝐋 𝐏𝐎𝐑𝐓𝐎 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐒𝐏𝐄𝐂𝐔𝐋𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄. 𝐆𝐔𝐀𝐋𝐓𝐈𝐄𝐑𝐈 𝐄 𝐑𝐎𝐂𝐂𝐀 𝐀𝐒𝐒𝐄𝐍𝐓𝐈, 𝐃𝐄𝐒𝐓𝐑𝐀 𝐄 𝐒𝐈𝐍𝐈𝐒𝐓𝐑𝐀 𝐃𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐒𝐓𝐄𝐒𝐒𝐀

La Federazione Comunista di Roma esprime il proprio sostegno alle associazioni, ai comitati e ai cittadini che si stanno battendo contro il progetto del porto turistico-crocieristico di Isola Sacra e saluta positivamente l’intervento al TAR del Lazio presentato da Italia Nostra a sostegno del ricorso già promosso da Tavoli del Porto, LIPU BirdLife Italia, SAIFO, Unione Inquilini e numerosi residenti del territorio.

Le motivazioni alla base dell’opposizione a questa opera sono ormai sotto gli occhi di tutti. I rischi per l’ambiente, per la biodiversità, per il paesaggio costiero, per il patrimonio archeologico e per la sicurezza idrogeologica del territorio sono stati documentati e denunciati da associazioni autorevoli e da migliaia di cittadini. Eppure il progetto continua il suo iter, sostenuto dagli interessi economici delle grandi multinazionali della crocieristica e della speculazione immobiliare.

Di fronte a tutto questo colpisce l’assordante silenzio delle istituzioni. Dov’è il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri? Dov’è il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca? Ancora una volta, quando si tratta di difendere il territorio dagli appetiti dei grandi gruppi economici, le differenze tra centrodestra e centrosinistra svaniscono. Cambiano le parole, cambiano i simboli di partito, ma le scelte restano le stesse.

Su Isola Sacra, come su molte altre grandi opere imposte ai territori, destra e sinistra dimostrano di essere due facce della stessa medaglia. Entrambe subordinate agli interessi del capitale privato, entrambe disponibili a sacrificare ambiente, salute e qualità della vita in nome di una presunta crescita economica che arricchisce pochi e scarica i costi sulle comunità locali.

L’autorizzazione concessa alla Royal Caribbean, colosso statunitense proprietario delle più grandi navi da crociera del mondo, rappresenta l’ennesimo regalo ai grandi interessi internazionali. Mentre si moltiplicano i proclami sulla sostenibilità ambientale, si favorisce la costruzione di infrastrutture mastodontiche che aumenteranno traffico navale, inquinamento e consumo di suolo su un tratto di costa già fragile e sottoposto a enormi pressioni.

Ancora più grave è la prospettiva di sommare a questo progetto quello del porto commerciale di Fiumicino Nord. Due gigantesche infrastrutture portuali concentrate nello stesso tratto di litorale, a pochi chilometri di distanza, con effetti devastanti sull’equilibrio ambientale e sulle attività economiche e sociali già presenti sul territorio.

Dietro queste scelte emerge una visione di sviluppo vecchia e fallimentare, fondata sulla cementificazione, sulla privatizzazione degli spazi e sulla subordinazione dei territori alle esigenze della grande finanza e delle multinazionali. Una visione incompatibile con la tutela dell’ambiente e con gli interessi delle classi popolari.

La Federazione Comunista di Roma sostiene la richiesta di annullamento del decreto ministeriale che ha autorizzato il porto di Isola Sacra e invita tutte le realtà sociali, associative e politiche del territorio a rafforzare la mobilitazione.

Il litorale romano non è in vendita. Non sarà la Royal Caribbean a decidere il futuro di Isola Sacra, né saranno le complicità e le omissioni di Gualtieri e Rocca a fermare la battaglia di chi difende il territorio.

Contro la speculazione, contro la devastazione ambientale, contro l’alleanza tra poteri economici e istituzioni: avanti con la mobilitazione popolare.

Federazione Comunista di Roma

10/06/2026

🔴𝐏𝐄𝐑 𝐔𝐍’𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀 𝐍𝐄𝐔𝐓𝐑𝐀𝐋𝐄🔴

𝐋𝐀 𝐅𝐄𝐃𝐄𝐑𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐂𝐎𝐌𝐔𝐍𝐈𝐒𝐓𝐀 𝐃𝐈 𝐑𝐎𝐌𝐀 𝐀𝐃𝐄𝐑𝐈𝐒𝐂𝐄 𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐏𝐑𝐎𝐏𝐎𝐒𝐓𝐀 𝐃𝐈 𝐋𝐄𝐆𝐆𝐄 𝐂𝐎𝐒𝐓𝐈𝐓𝐔𝐙𝐈𝐎𝐍𝐀𝐋𝐄 𝐏𝐄𝐑 𝐋𝐀 𝐍𝐄𝐔𝐓𝐑𝐀𝐋𝐈𝐓À 𝐏𝐄𝐑𝐌𝐀𝐍𝐄𝐍𝐓𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋’𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀

La Federazione Comunista di Roma comunica la propria adesione e il proprio sostegno alla proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare per la modifica dell’articolo 11 della Costituzione e l’introduzione dello status di neutralità permanente dell’Italia, promossa dal Comitato Italia Neutrale e dal suo Presidente, Bruno Scapini. La Federazione sosterrà fisicamente lo sforzo per raggiungere le 50.000 firme per presentare la proposta di legge entro il 26 settembre 2026. E’ possibile firmare online cliccando a questo link

https://comitatoitalianeutrale.it/

Non è casuale che questa adesione venga resa pubblica il 10 giugno, una data che appartiene alla memoria storica del nostro Paese. Il 10 giugno 1940 il regime fascista di Benito Mussolini annunciava l’ingresso dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale al fianco della Germania nazista, trascinando il popolo italiano in una tragedia che sarebbe costata centinaia di migliaia di vite, distruzione, miseria e perdita della sovranità nazionale.

A distanza di ottantasei anni da quella scelta disastrosa, riteniamo doveroso affermare con forza che non deve più essere consentito a nessuna classe dirigente di trascinare il nostro Paese dentro guerre che non appartengono agli interessi del popolo italiano. La lezione della storia impone oggi una scelta chiara di pace, neutralità e indipendenza.

Per questo consideriamo la proposta del Comitato Italia Neutrale un’iniziativa di grande valore politico e costituzionale, capace di rafforzare il dettato dell’articolo 11 e di dare concreta attuazione al ripudio della guerra sancito dalla Costituzione repubblicana.

Le ragioni della nostra adesione

La Federazione Comunista di Roma aderisce e sostiene convintamente la proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare finalizzata al rafforzamento dell’articolo 11 della Costituzione e all’introduzione del principio della neutralità permanente dell’Italia.

Si tratta di una proposta pienamente coerente con il percorso politico, culturale e programmatico che la nostra organizzazione porta avanti da anni attraverso documenti congressuali, elaborazioni teoriche, iniziative pubbliche e mobilitazioni sui temi della pace, della sovranità nazionale, dell’autodeterminazione dei popoli e del rifiuto della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.

La Federazione Comunista di Roma considera l’articolo 11 della Costituzione del 1948 uno dei pilastri fondamentali della Repubblica nata dalla Resistenza antifascista. Il ripudio della guerra non può essere ridotto a una semplice dichiarazione di principio, ma deve tradursi in una precisa scelta politica e strategica dello Stato italiano.

Per questa ragione sosteniamo da tempo la necessità dell’uscita dell’Italia dalla NATO e da ogni sistema di alleanze militari che limita la sovranità del nostro Paese e lo espone al rischio di essere coinvolto in conflitti che non rispondono agli interessi del popolo italiano. L’Italia deve tornare a essere protagonista di una politica estera indipendente, fondata sulla cooperazione internazionale, sul dialogo tra i popoli e sulla costruzione della pace.

La proposta di introdurre nella Costituzione il principio della neutralità permanente rappresenta un passo importante in questa direzione. Essa consentirebbe all’Italia di rafforzare la propria autonomia politica, economica e diplomatica, contribuendo alla stabilità del Mediterraneo e del continente europeo.

La nostra visione è quella di un’Europa dei popoli, libera dalle logiche dei blocchi contrapposti, fondata sulla cooperazione, sul rispetto reciproco e sulla sovranità delle nazioni. Per questa ragione guardiamo con preoccupazione alla crescente deriva militarista che attraversa l’Unione Europea, alle politiche di riarmo promosse dalle sue istituzioni e alla volontà di trasformare il continente in uno spazio sempre più subordinato alle logiche della contrapposizione militare.

Riteniamo particolarmente pericoloso il riemergere di un protagonismo tedesco incentrato sull’aumento delle spese militari e sul rafforzamento delle capacità belliche, così come giudichiamo irresponsabili le continue spinte all’escalation provenienti da alcuni governi dell’Europa orientale e baltica, caratterizzate da una persistente ostilità verso la Federazione Russa e da una retorica che alimenta la contrapposizione anziché favorire il dialogo e la sicurezza collettiva.

In questo quadro la Federazione Comunista di Roma ha sempre sviluppato rapporti di dialogo e amicizia con la comunità russa presente in Italia e mantiene relazioni positive con le rappresentanze diplomatiche della Federazione Russa e della Repubblica di Bielorussia, nella convinzione che il confronto e la diplomazia siano strumenti indispensabili per prevenire i conflitti e costruire relazioni internazionali equilibrate.

Coerentemente con questa impostazione, ci opponiamo al continuo coinvolgimento dell’Italia nella guerra in Ucraina attraverso l’invio di armi, fondi e assistenza militare. Riteniamo che la pace non possa essere costruita alimentando il conflitto, ma attraverso il negoziato, la diplomazia e il cessate il fuoco.

Allo stesso modo denunciamo il sostegno politico, economico e militare che i governi italiani hanno garantito e continuano a garantire a Israele. Riteniamo inaccettabile l’atteggiamento dell’Unione Europea, che continua a mantenere una posizione ambigua sulla questione palestinese, evitando di adottare sanzioni efficaci nei confronti del governo israeliano e di interrompere ogni forma di cooperazione e fornitura militare. La pace e il rispetto del diritto internazionale devono valere per tutti i popoli senza doppi standard.

La Federazione Comunista di Roma ribadisce inoltre la propria solidarietà al popolo cubano, da decenni sottoposto a un embargo economico che continua a colpire la popolazione e a limitare il pieno sviluppo del Paese. La fine dell’assedio economico contro Cuba rappresenta una necessità di giustizia e di rispetto della sovranità dei popoli.

Con altrettanta fermezza esprimiamo la nostra contrarietà alle politiche aggressive perseguite dagli Stati Uniti nei confronti dell’Iran e all’utilizzo della forza e delle sanzioni come strumenti ordinari di pressione internazionale. La pace e la stabilità internazionale non possono essere costruite attraverso minacce, interventi militari e politiche di potenza.

La nostra opposizione all’imperialismo non è selettiva. Essa riguarda ogni forma di dominio politico, economico e militare esercitata dalle grandi potenze sui popoli e sulle nazioni sovrane. In particolare denunciamo il ruolo dell’imperialismo statunitense, che continua a utilizzare basi militari, sanzioni economiche e pressioni geopolitiche per mantenere assetti internazionali fondati sulla subordinazione dei popoli e degli Stati.

Chiediamo il ritiro di tutti i contingenti militari italiani impegnati all’estero e la fine della partecipazione del nostro Paese a missioni che sottraggono risorse preziose ai bisogni reali della popolazione.

Le enormi somme oggi destinate alle spese militari, al riarmo, alle missioni all’estero e agli aiuti militari devono essere reindirizzate verso le priorità sociali e nazionali. Occorre investire nella sanità pubblica e territoriale, nella scuola, nell’università, nella ricerca, nel welfare, nella lotta alla precarietà del lavoro, nel sostegno alle piccole e medie imprese e nel contrasto alle organizzazioni criminali.

Allo stesso tempo è necessario destinare maggiori risorse alla gestione umana e razionale dei flussi migratori, per impedire che il Mediterraneo continui a trasformarsi in un immenso cimitero e per affrontare il fenomeno migratorio attraverso cooperazione internazionale, sviluppo e sicurezza.

L’Italia ha bisogno di una politica di pace, non di una politica di guerra. Ha bisogno di indipendenza, non di subordinazione. Ha bisogno di giustizia sociale, non di economia di guerra.

Per queste ragioni la Federazione Comunista di Roma invita cittadini, lavoratori, giovani, pensionati e tutte le forze democratiche e popolari a sostenere questa proposta di legge costituzionale.

Rafforzare l’articolo 11 significa dare piena attuazione allo spirito della Costituzione del 1948, riaffermare il valore della pace e restituire al popolo italiano il diritto di costruire un futuro fondato sulla giustizia sociale, sulla sovranità nazionale e sulla cooperazione tra i popoli.

Per un’Italia neutrale, indipendente, libera e socialista.

Federazione Comunista di Roma


🔴𝐃𝐀 𝐆𝐄𝐍𝐙𝐀𝐍𝐎 𝐀 𝐆𝐄𝐍𝐙𝐀𝐍𝐎𝐈𝐥 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐭𝐨 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐥𝐢𝐧𝐞𝐚: 𝐬𝐞𝐢 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐝𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢, 𝐢𝐥 𝐟𝐚𝐥𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐢𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐑𝐨𝐦𝐚𝐠𝐧𝐨𝐥𝐢 𝐞 ...
09/06/2026

🔴𝐃𝐀 𝐆𝐄𝐍𝐙𝐀𝐍𝐎 𝐀 𝐆𝐄𝐍𝐙𝐀𝐍𝐎

𝐈𝐥 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐭𝐨 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐥𝐢𝐧𝐞𝐚: 𝐬𝐞𝐢 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐝𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢, 𝐢𝐥 𝐟𝐚𝐥𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐢𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐑𝐨𝐦𝐚𝐠𝐧𝐨𝐥𝐢 𝐞 𝐢𝐥 𝐝𝐞𝐜𝐥𝐢𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐂𝐈

Il 4 giugno 2026 la Sezione PCI “Luigi Longo” di Genzano, attraverso una nota firmata dal segretario Virgilio Seu, invita pubblicamente gli elettori a esprimere al ballottaggio un “deciso voto antifascista”, indicando di fatto il sostegno al candidato del Campo Largo Carlo Zoccolotti.

L’episodio assume un valore politico che va ben oltre una semplice scelta amministrativa locale.

Appena sei mesi prima, il 20 novembre 2025, il commissario politico per la ricostruzione della Federazione Metropolitana di Roma, Carlo Romagnoli, aveva annunciato la riattivazione delle sezioni di Genzano, Ariccia-Albano e Marino-Grottaferrata sostenendo che esse si riconoscevano pienamente nella linea politica congressuale del PCI.

Nella sua nota Romagnoli affermava che il commissariamento aveva l’obiettivo di:

* ristabilire il rispetto delle regole statutarie;
* garantire l’applicazione del centralismo democratico;
* ricostruire una federazione coerente con la linea approvata nei congressi nazionali;
* superare le deviazioni politiche che avevano caratterizzato gli anni precedenti.

La sezione di Genzano veniva presentata come esempio positivo di questo percorso.

Il sostegno a Zoccolotti nel giugno 2026 produce quindi una contraddizione evidente.

Se la linea politica congressuale escludeva il Campo Largo come spazio di alleanza, come più volte ribadito da Mauro Alboresi dopo il Congresso nazionale del 2022, la scelta di Genzano rappresenta una smentita politica diretta del commissariamento.

Se invece quella linea era ormai superata nei fatti, allora il commissariamento si rivela una mera operazione organizzativa priva di reale contenuto politico.

In entrambi i casi il risultato è lo stesso:

Carlo Romagnoli fallisce la missione che gli era stata affidata.



IL CERCHIO SI CHIUDE: GENZANO 2020 – GENZANO 2026

La vicenda assume una dimensione ancora più significativa se si osserva la sua evoluzione storica.

Settembre 2020: i “fatti di Genzano”

Le elezioni comunali del settembre 2020 segnano il primo grande caso di conflitto interno nel PCI dei Castelli Romani.

Secondo numerose contestazioni emerse negli anni successivi, la sezione di Genzano avrebbe sostenuto una coalizione comprendente il Partito Democratico, in aperto contrasto con la linea congressuale approvata nel 2018.

Da quel momento nasce l’espressione:

“I fatti di Genzano”.

Molti militanti individuano proprio in quella vicenda l’origine della crisi politica dell’area dei Castelli Romani.

Il problema non riguardava soltanto la scelta elettorale, ma il fatto che dirigenti regionali e federali non intervennero per impedirla.



LA RESPONSABILITÀ DELLA FEDERAZIONE CASTELLI

Tra il 2020 e il 2023 emerge una critica sempre più forte verso la gestione politica della Federazione Castelli Romani.

Le figure maggiormente coinvolte nelle polemiche sono:

* Andrea Sonaglioni (Segretario Federale);
* Maurizio Aversa (dirigente regionale e responsabile comunicazione);
* Virgilio Seu (Genzano);
* altri dirigenti dell’area.

Le accuse ricorrenti riguardano:

* mancata applicazione della linea congressuale;
* rapporti privilegiati con settori del centrosinistra;
* ambiguità verso il Campo Largo;
* incapacità di esercitare direzione politica.

Secondo i critici, il caso Genzano non fu un incidente isolato ma il sintomo di una tendenza consolidata.



SETTEMBRE 2020: IL CASO ARICCIA

Nello stesso periodo dei fatti di Genzano emerge un altro episodio emblematico.

Andrea Sonaglioni partecipa alla lista “Per Ariccia a Sinistra”, che sostiene la candidatura di Emilio Cianfanelli.

Cianfanelli proveniva dall’area di Italia Viva.

Al successivo ballottaggio la coalizione riceve anche il sostegno del Partito Democratico.

Per molti militanti ciò rappresentò una violazione diretta della linea politica nazionale.

La contestazione risultava aggravata dal fatto che Sonaglioni fosse il segretario della Federazione incaricato proprio di far rispettare tale linea.
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MAGGIO 2026, CI RISIAMO:

Roberto Bo****no, segretario della “riattivata” sezione PCI di Ariccia, nonché componente dell’attuale Comitato Centrale, invita con un post, a votare per la sua candidatura insieme ad AVS in coalizione a sostegno del candidato sindaco.
Quando un insieme di sezioni comuniste riattivate, non trova niente di più proficuo che sponsorizzare formazioni distanti anni luce dalla linea tanto sostenuta dal PCI.
Quale credibilità può trasparire da questi atteggiamenti incoerenti?


MAGGIO-GIUGNO 2021: IL TENTATIVO PCI-PSI A MARINO

Tra maggio e giugno 2021 emerge l’esistenza di una trattativa politica tra la sezione PCI di Marino e il Partito Socialista Italiano locale in vista delle elezioni amministrative dell’autunno.

L’accordo viene bloccato soltanto dopo segnalazioni interne e un intervento nazionale.

L’episodio conferma che le spinte verso alleanze esterne non rappresentavano casi isolati.



MAGGIO 2022: IL CASO LANUVIO

Il 27 maggio 2022 Maurizio Aversa pubblica su PAC Online la promozione di un’iniziativa organizzata dalla lista civica Lanuvio Futura.

L’evento si tiene il 29 maggio 2022.

Si tratta della presentazione del libro di Luca Telese “La scorta di Berlinguer”.

Tra i protagonisti compare Andrea Sonaglioni come dirigente del PCI.

L’iniziativa avviene nel pieno della campagna elettorale comunale e vede la presenza della candidata del centrosinistra Ilaria Signoriello.

Molti militanti leggono l’episodio come una forma di sostegno politico indiretto al centrosinistra locale.

MAGGIO 2022: IL CASO UGO MORO

Nel maggio 2022 emerge un episodio che alimenta il dibattito interno sulla coerenza della linea politica del PCI.

Ugo Moro, allora Tesoriere Nazionale e rappresentante legale del partito, partecipa a un’iniziativa collegata al congresso del Partito Democratico di Fiuggi insieme al segretario locale del PCI Benedetto Anghetti.

L’episodio suscita contestazioni poiché avviene poche settimane dopo il Congresso nazionale di Livorno, che aveva ribadito la collocazione del PCI al di fuori dell’area politica del cosiddetto Campo Largo.

Per una parte della militanza la presenza di un dirigente nazionale a un’iniziativa del PD rappresenta una contraddizione rispetto alla linea di autonomia politica indicata dal congresso.

La vicenda contribuisce ad alimentare un confronto interno destinato a proseguire nei mesi successivi.



9 FEBBRAIO 2023: IL CASO CIANFANELLI BIS

Durante la campagna elettorale per le regionali del Lazio del 2023 si svolge una iniziativa del PCI presso la Cantina Sociale Fontana di Papa.

Tra gli ospiti compare nuovamente Emilio Cianfanelli.

Lo stesso esponente già sostenuto ad Ariccia nel 2020 interviene pubblicamente rivendicando la propria appartenenza all’area politica di Calenda e Renzi.

Per i critici rappresenta l’ennesima conferma delle ambiguità politiche maturate nell’area dei Castelli.



GIUGNO 2023: IL LIBRO DI SUSANNA CAMUSSO

Il 7 giugno 2023 viene promossa attraverso i canali del PCI Marino la presentazione del libro della senatrice PD Susanna Camusso.

L’episodio genera nuove contestazioni interne.

Non viene criticata la legittimità culturale dell’evento, ma il fatto che dirigenti comunisti si prestino alla promozione pubblica di una figura di primo piano del Partito Democratico.



24 SETTEMBRE 2023: IL CASO DESSÌ

Durante una manifestazione organizzata dal Coordinamento PCI Castelli Romani a Marino interviene l’ex senatore M5S Emanuele Dessì.

Anche questo episodio viene interpretato da una parte della militanza come ulteriore segnale di una progressiva apertura verso soggetti politici esterni alla linea definita dal PCI.



SETTEMBRE-DICEMBRE 2023: IL CASO FIUGGI

Nel settembre 2023 i consiglieri comunali di Fiuggi Marco Risica e Lorna De Santis abbandonano il PCI per aderire a Sinistra Italiana.

La dirigenza provinciale condanna duramente il passaggio.

Tuttavia, nei mesi successivi emergono polemiche sui rapporti politici intrattenuti da esponenti del PCI con gli stessi ambienti che pubblicamente venivano criticati.

Particolare rilievo assume la candidatura di Pietro Ferone alle elezioni provinciali di dicembre 2023 nella lista “Provincia in Comune”, nella quale figuravano anche gli ex consiglieri passati a Sinistra Italiana.



GIUGNO 2024: IL CASO BARI

Il 10 giugno 2024 il PCI partecipa alle elezioni amministrative di Bari all’interno di una coalizione comprendente:

* Movimento 5 Stelle;
* PSI;
* +Europa.

Per una parte consistente della militanza si tratta di una delle più evidenti contraddizioni rispetto alla linea politica ufficiale.

Il risultato elettorale, pari allo 0,4%, accentua ulteriormente le polemiche.



PRIMAVERA-ESTATE 2024: IL CASO SONIA PECORILLI

Particolare rilevanza assume la figura di Sonia Pecorilli.

Già Segretaria della Federazione PCI Latina, membro del Comitato Centrale e candidata presidente della Regione Lazio nel febbraio 2023, Pecorilli viene successivamente nominata Responsabile Organizzazione Nazionale del PCI, uno degli incarichi più importanti dell’intera struttura nazionale.

Le contestazioni riguardano la sua partecipazione alla maggioranza civica di Sermoneta.

In quella esperienza amministrativa sedevano:

* esponenti del Partito Democratico;
* esponenti di Forza Italia;
* figure vicine a Fratelli d’Italia.

Secondo i critici ciò rappresentava una situazione incompatibile con la linea politica che il PCI dichiarava di voler perseguire.



MAGGIO 2024: IL CASO UGO MORO

Al centro delle polemiche compare anche Ugo Moro.

Per anni Tesoriere Nazionale del PCI e successivamente Segretario provinciale di Frosinone.

Nel maggio 2024 emerge il caso del magazzino romano intestato al PCI e interessato da una procedura di sfratto per morosità.

La vicenda viene denunciata pubblicamente dalla Federazione PCI Roma.

Le accuse riguardano:

* mancata gestione del patrimonio del partito;
* danni economici;
* danni organizzativi;
* omessa informazione agli organismi dirigenti.

Sul piano politico Moro viene inoltre criticato per rapporti e frequentazioni ritenuti incompatibili con la linea ufficiale del partito.



OTTOBRE 2025: IL CASO FIUGGI-FDI

Il 26 ottobre 2025 il PCI organizza a Fiuggi un’iniziativa pubblica dedicata ai temi dell’agricoltura e dell’allevamento.

L’evento viene promosso dalla Federazione di Frosinone guidata da Ugo Moro e vede la partecipazione di Bruno Barbona, membro della Segreteria Nazionale, e di Costantino Pacioni, Segretario Regionale del PCI Umbria. La presenza di Pacioni assume particolare rilievo poiché Carlo Romagnoli risulta iscritto e politicamente attivo proprio nella Federazione regionale umbra.

Le polemiche nascono dalla decisione di aprire l’iniziativa con i saluti istituzionali del sindaco di Fiuggi Alioska Baccarini, esponente di Fratelli d’Italia.

Per molti militanti e dirigenti critici si tratta di una scelta incompatibile con la tradizione antifascista del PCI, aggravata dal contesto politico della provincia di Frosinone, dove Fratelli d’Italia non è associata soltanto alla propria eredità missina, ma anche a vicende giudiziarie che hanno coinvolto amministratori locali del partito.

Particolare rilievo assume il caso dell’allora sindaco di Ceccano Roberto Caligiore, esponente di Fratelli d’Italia, coinvolto in una vasta inchiesta per corruzione relativa alla gestione di appalti pubblici e fondi collegati al PNRR.

La contestazione investe non soltanto gli organizzatori locali, ma anche la dirigenza nazionale, poiché all’iniziativa partecipano esponenti di primo piano del partito senza che emerga alcuna presa di distanza ufficiale.

Per i critici si tratta di uno degli episodi più controversi dell’intera fase politica apertasi dopo il Congresso nazionale del 2025 e di uno dei casi che meglio rappresentano la distanza tra la linea ufficialmente dichiarata dal PCI e le scelte concretamente praticate nei territori.



IL PARADOSSO DEL COMMISSARIAMENTO

Quando il Comitato Regionale Lazio decide il commissariamento della Federazione Metropolitana di Roma, l’obiettivo dichiarato è correggere le deviazioni politiche maturate negli anni precedenti.

Tuttavia emerge un paradosso evidente.

I principali protagonisti del sistema politico che aveva prodotto quelle contraddizioni erano gli stessi dirigenti che componevano il gruppo dirigente regionale:

* Virgilio Seu;
* Bruno Barbona;
* Maurizio Aversa;
* Andrea Sonaglioni.

In altre parole:

il commissariamento veniva affidato a un gruppo dirigente che molti consideravano parte del problema.

Da qui la fragilità originaria dell’operazione Romagnoli.



IL CROLLO DEL PCI ROMA

Il 9 gennaio 2026 esplode la più grande crisi organizzativa nella storia del PCI nato nel 2016.

Circa 700 iscritti lasciano il partito.

Tra essi oltre 300 appartengono alla Federazione di Roma.

Molti contestano apertamente:

* il commissariamento;
* la gestione di Carlo Romagnoli;
* il gruppo dirigente regionale;
* la segreteria nazionale guidata da Mauro Alboresi.

La Federazione di Roma perde:

* centinaia di militanti;
* sezioni territoriali;
* capacità organizzativa;
* radicamento politico;
* visibilità pubblica.



APRILE 2026: IL CASO VENEZIA

Il 23 aprile 2026 emerge un ulteriore episodio destinato ad alimentare il dibattito interno sulla coerenza politica del PCI.

Secondo quanto riportato dalla stampa locale, il PCI di Venezia decide di sostenere la candidatura di Andrea Martella, esponente del Partito Democratico.

La vicenda assume particolare rilievo perché interviene poco più di un anno dopo il Congresso nazionale di Forlì del marzo 2025, nel quale la dirigenza nazionale aveva ribadito la collocazione autonoma del partito rispetto al Partito Democratico e al cosiddetto Campo Largo.

Per i critici, il sostegno a un candidato del PD rappresenta un’ulteriore contraddizione rispetto alla linea politica ufficialmente dichiarata.

L’episodio assume inoltre un valore più generale perché mostra come le tensioni sulla linea politica non siano limitate al Lazio o alla Federazione di Roma, ma interessino anche altre realtà territoriali del partito.


CONCLUSIONI

La vicenda di Genzano non è un episodio isolato.

È la sintesi politica di sei anni di contraddizioni.

Nel settembre 2020 Genzano diventa il simbolo della contestazione alla linea del PCI.

Nel novembre 2025 viene indicata come modello della ricostruzione voluta dal commissario Carlo Romagnoli.

Nel giugno 2026 torna a sostenere un candidato riconducibile al Campo Largo.

Il cerchio si chiude esattamente dove era iniziato.

La responsabilità politica non riguarda soltanto Romagnoli.

Il commissariamento fu promosso da un Comitato Regionale Lazio che incarnava molte delle contraddizioni che avrebbe dovuto correggere.

Per questo il fallimento appare strutturale prima ancora che personale.

La conseguenza è sotto gli occhi di tutti: un partito nato nel 2016 con l’ambizione di ricostruire una presenza comunista autonoma e coerente si ritrova oggi attraversato da divisioni, fuoriuscite e continue contestazioni sulla propria identità politica.

Il progressivo depauperamento degli iscritti, culminato con l’abbandono di centinaia di militanti nel gennaio 2026, coincide temporalmente con gli anni della segreteria nazionale di Mauro Alboresi e con il consolidarsi di una gestione percepita da una parte crescente della base come incapace di garantire coerenza politica e unità organizzativa.

Le elezioni amministrative del 2026 sembrano inoltre offrire un’ulteriore verifica pratica dell’efficacia della linea perseguita.

A Venezia il PCI sostiene il candidato del Partito Democratico Andrea Martella. Nonostante tale appoggio, il centrodestra conquista il Comune già al primo turno.

Poche settimane dopo, a Genzano, la sezione locale del PCI invita esplicitamente a sostenere al ballottaggio il candidato del Campo Largo Carlo Zoccolotti. Anche in questo caso il risultato finale premia la destra.

In entrambe le situazioni il PCI sceglie di schierarsi a sostegno del centrosinistra senza riuscire a incidere sugli equilibri elettorali. Per i critici del gruppo dirigente nazionale questi episodi confermano non soltanto la distanza tra la linea ufficiale e la pratica politica concreta, ma anche la progressiva irrilevanza elettorale di un partito che appare ormai incapace di orientare consensi o determinare risultati.

Da questa lettura emerge l’immagine di una forza politica residuale, sempre più marginale nel quadro politico nazionale e attraversata da un evidente declino organizzativo e militante.

L’esperienza del commissariamento romano avrebbe dovuto rappresentare una ripartenza.

Si è trasformata invece, per i suoi critici, nella certificazione definitiva di una crisi mai risolta.

Il fallimento della missione affidata a Carlo Romagnoli non si misura soltanto nella perdita di iscritti e sezioni, ma anche nell’incapacità di ricostruire una Federazione di Roma politicamente coesa e riconoscibile.

La nuova fase apertasi con l’elezione di Morosini alla guida della Federazione Metropolitana non sembra inoltre partire sotto i migliori auspici. La ricostruzione organizzativa avviene infatti in un contesto segnato dalle stesse contraddizioni politiche che avevano minato l’immagine del PCI a Roma ben 6 anni fa.

A distanza di anni, l’unico elemento che molti osservatori e militanti individuano come costante della gestione Alboresi è la difficoltà nel garantire una coerente applicazione della linea politica deliberata dai congressi e nel mantenere una reale unità del partito attorno a quella linea.

Le luci della ricostruzione si sono spente rapidamente.

E con esse, secondo questa lettura politica, si è progressivamente affievolita anche la capacità del PCI di rappresentare il progetto per cui era nato.

LA SEGRETERIA FEDERALE FEDERAZIONE COMUNISTA DI ROMA

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