09/06/2026
🔴𝐃𝐀 𝐆𝐄𝐍𝐙𝐀𝐍𝐎 𝐀 𝐆𝐄𝐍𝐙𝐀𝐍𝐎
𝐈𝐥 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐭𝐨 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐥𝐢𝐧𝐞𝐚: 𝐬𝐞𝐢 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐝𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢, 𝐢𝐥 𝐟𝐚𝐥𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐢𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐑𝐨𝐦𝐚𝐠𝐧𝐨𝐥𝐢 𝐞 𝐢𝐥 𝐝𝐞𝐜𝐥𝐢𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐂𝐈
Il 4 giugno 2026 la Sezione PCI “Luigi Longo” di Genzano, attraverso una nota firmata dal segretario Virgilio Seu, invita pubblicamente gli elettori a esprimere al ballottaggio un “deciso voto antifascista”, indicando di fatto il sostegno al candidato del Campo Largo Carlo Zoccolotti.
L’episodio assume un valore politico che va ben oltre una semplice scelta amministrativa locale.
Appena sei mesi prima, il 20 novembre 2025, il commissario politico per la ricostruzione della Federazione Metropolitana di Roma, Carlo Romagnoli, aveva annunciato la riattivazione delle sezioni di Genzano, Ariccia-Albano e Marino-Grottaferrata sostenendo che esse si riconoscevano pienamente nella linea politica congressuale del PCI.
Nella sua nota Romagnoli affermava che il commissariamento aveva l’obiettivo di:
* ristabilire il rispetto delle regole statutarie;
* garantire l’applicazione del centralismo democratico;
* ricostruire una federazione coerente con la linea approvata nei congressi nazionali;
* superare le deviazioni politiche che avevano caratterizzato gli anni precedenti.
La sezione di Genzano veniva presentata come esempio positivo di questo percorso.
Il sostegno a Zoccolotti nel giugno 2026 produce quindi una contraddizione evidente.
Se la linea politica congressuale escludeva il Campo Largo come spazio di alleanza, come più volte ribadito da Mauro Alboresi dopo il Congresso nazionale del 2022, la scelta di Genzano rappresenta una smentita politica diretta del commissariamento.
Se invece quella linea era ormai superata nei fatti, allora il commissariamento si rivela una mera operazione organizzativa priva di reale contenuto politico.
In entrambi i casi il risultato è lo stesso:
Carlo Romagnoli fallisce la missione che gli era stata affidata.
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IL CERCHIO SI CHIUDE: GENZANO 2020 – GENZANO 2026
La vicenda assume una dimensione ancora più significativa se si osserva la sua evoluzione storica.
Settembre 2020: i “fatti di Genzano”
Le elezioni comunali del settembre 2020 segnano il primo grande caso di conflitto interno nel PCI dei Castelli Romani.
Secondo numerose contestazioni emerse negli anni successivi, la sezione di Genzano avrebbe sostenuto una coalizione comprendente il Partito Democratico, in aperto contrasto con la linea congressuale approvata nel 2018.
Da quel momento nasce l’espressione:
“I fatti di Genzano”.
Molti militanti individuano proprio in quella vicenda l’origine della crisi politica dell’area dei Castelli Romani.
Il problema non riguardava soltanto la scelta elettorale, ma il fatto che dirigenti regionali e federali non intervennero per impedirla.
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LA RESPONSABILITÀ DELLA FEDERAZIONE CASTELLI
Tra il 2020 e il 2023 emerge una critica sempre più forte verso la gestione politica della Federazione Castelli Romani.
Le figure maggiormente coinvolte nelle polemiche sono:
* Andrea Sonaglioni (Segretario Federale);
* Maurizio Aversa (dirigente regionale e responsabile comunicazione);
* Virgilio Seu (Genzano);
* altri dirigenti dell’area.
Le accuse ricorrenti riguardano:
* mancata applicazione della linea congressuale;
* rapporti privilegiati con settori del centrosinistra;
* ambiguità verso il Campo Largo;
* incapacità di esercitare direzione politica.
Secondo i critici, il caso Genzano non fu un incidente isolato ma il sintomo di una tendenza consolidata.
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SETTEMBRE 2020: IL CASO ARICCIA
Nello stesso periodo dei fatti di Genzano emerge un altro episodio emblematico.
Andrea Sonaglioni partecipa alla lista “Per Ariccia a Sinistra”, che sostiene la candidatura di Emilio Cianfanelli.
Cianfanelli proveniva dall’area di Italia Viva.
Al successivo ballottaggio la coalizione riceve anche il sostegno del Partito Democratico.
Per molti militanti ciò rappresentò una violazione diretta della linea politica nazionale.
La contestazione risultava aggravata dal fatto che Sonaglioni fosse il segretario della Federazione incaricato proprio di far rispettare tale linea.
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MAGGIO 2026, CI RISIAMO:
Roberto Bo****no, segretario della “riattivata” sezione PCI di Ariccia, nonché componente dell’attuale Comitato Centrale, invita con un post, a votare per la sua candidatura insieme ad AVS in coalizione a sostegno del candidato sindaco.
Quando un insieme di sezioni comuniste riattivate, non trova niente di più proficuo che sponsorizzare formazioni distanti anni luce dalla linea tanto sostenuta dal PCI.
Quale credibilità può trasparire da questi atteggiamenti incoerenti?
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MAGGIO-GIUGNO 2021: IL TENTATIVO PCI-PSI A MARINO
Tra maggio e giugno 2021 emerge l’esistenza di una trattativa politica tra la sezione PCI di Marino e il Partito Socialista Italiano locale in vista delle elezioni amministrative dell’autunno.
L’accordo viene bloccato soltanto dopo segnalazioni interne e un intervento nazionale.
L’episodio conferma che le spinte verso alleanze esterne non rappresentavano casi isolati.
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MAGGIO 2022: IL CASO LANUVIO
Il 27 maggio 2022 Maurizio Aversa pubblica su PAC Online la promozione di un’iniziativa organizzata dalla lista civica Lanuvio Futura.
L’evento si tiene il 29 maggio 2022.
Si tratta della presentazione del libro di Luca Telese “La scorta di Berlinguer”.
Tra i protagonisti compare Andrea Sonaglioni come dirigente del PCI.
L’iniziativa avviene nel pieno della campagna elettorale comunale e vede la presenza della candidata del centrosinistra Ilaria Signoriello.
Molti militanti leggono l’episodio come una forma di sostegno politico indiretto al centrosinistra locale.
MAGGIO 2022: IL CASO UGO MORO
Nel maggio 2022 emerge un episodio che alimenta il dibattito interno sulla coerenza della linea politica del PCI.
Ugo Moro, allora Tesoriere Nazionale e rappresentante legale del partito, partecipa a un’iniziativa collegata al congresso del Partito Democratico di Fiuggi insieme al segretario locale del PCI Benedetto Anghetti.
L’episodio suscita contestazioni poiché avviene poche settimane dopo il Congresso nazionale di Livorno, che aveva ribadito la collocazione del PCI al di fuori dell’area politica del cosiddetto Campo Largo.
Per una parte della militanza la presenza di un dirigente nazionale a un’iniziativa del PD rappresenta una contraddizione rispetto alla linea di autonomia politica indicata dal congresso.
La vicenda contribuisce ad alimentare un confronto interno destinato a proseguire nei mesi successivi.
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9 FEBBRAIO 2023: IL CASO CIANFANELLI BIS
Durante la campagna elettorale per le regionali del Lazio del 2023 si svolge una iniziativa del PCI presso la Cantina Sociale Fontana di Papa.
Tra gli ospiti compare nuovamente Emilio Cianfanelli.
Lo stesso esponente già sostenuto ad Ariccia nel 2020 interviene pubblicamente rivendicando la propria appartenenza all’area politica di Calenda e Renzi.
Per i critici rappresenta l’ennesima conferma delle ambiguità politiche maturate nell’area dei Castelli.
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GIUGNO 2023: IL LIBRO DI SUSANNA CAMUSSO
Il 7 giugno 2023 viene promossa attraverso i canali del PCI Marino la presentazione del libro della senatrice PD Susanna Camusso.
L’episodio genera nuove contestazioni interne.
Non viene criticata la legittimità culturale dell’evento, ma il fatto che dirigenti comunisti si prestino alla promozione pubblica di una figura di primo piano del Partito Democratico.
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24 SETTEMBRE 2023: IL CASO DESSÌ
Durante una manifestazione organizzata dal Coordinamento PCI Castelli Romani a Marino interviene l’ex senatore M5S Emanuele Dessì.
Anche questo episodio viene interpretato da una parte della militanza come ulteriore segnale di una progressiva apertura verso soggetti politici esterni alla linea definita dal PCI.
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SETTEMBRE-DICEMBRE 2023: IL CASO FIUGGI
Nel settembre 2023 i consiglieri comunali di Fiuggi Marco Risica e Lorna De Santis abbandonano il PCI per aderire a Sinistra Italiana.
La dirigenza provinciale condanna duramente il passaggio.
Tuttavia, nei mesi successivi emergono polemiche sui rapporti politici intrattenuti da esponenti del PCI con gli stessi ambienti che pubblicamente venivano criticati.
Particolare rilievo assume la candidatura di Pietro Ferone alle elezioni provinciali di dicembre 2023 nella lista “Provincia in Comune”, nella quale figuravano anche gli ex consiglieri passati a Sinistra Italiana.
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GIUGNO 2024: IL CASO BARI
Il 10 giugno 2024 il PCI partecipa alle elezioni amministrative di Bari all’interno di una coalizione comprendente:
* Movimento 5 Stelle;
* PSI;
* +Europa.
Per una parte consistente della militanza si tratta di una delle più evidenti contraddizioni rispetto alla linea politica ufficiale.
Il risultato elettorale, pari allo 0,4%, accentua ulteriormente le polemiche.
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PRIMAVERA-ESTATE 2024: IL CASO SONIA PECORILLI
Particolare rilevanza assume la figura di Sonia Pecorilli.
Già Segretaria della Federazione PCI Latina, membro del Comitato Centrale e candidata presidente della Regione Lazio nel febbraio 2023, Pecorilli viene successivamente nominata Responsabile Organizzazione Nazionale del PCI, uno degli incarichi più importanti dell’intera struttura nazionale.
Le contestazioni riguardano la sua partecipazione alla maggioranza civica di Sermoneta.
In quella esperienza amministrativa sedevano:
* esponenti del Partito Democratico;
* esponenti di Forza Italia;
* figure vicine a Fratelli d’Italia.
Secondo i critici ciò rappresentava una situazione incompatibile con la linea politica che il PCI dichiarava di voler perseguire.
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MAGGIO 2024: IL CASO UGO MORO
Al centro delle polemiche compare anche Ugo Moro.
Per anni Tesoriere Nazionale del PCI e successivamente Segretario provinciale di Frosinone.
Nel maggio 2024 emerge il caso del magazzino romano intestato al PCI e interessato da una procedura di sfratto per morosità.
La vicenda viene denunciata pubblicamente dalla Federazione PCI Roma.
Le accuse riguardano:
* mancata gestione del patrimonio del partito;
* danni economici;
* danni organizzativi;
* omessa informazione agli organismi dirigenti.
Sul piano politico Moro viene inoltre criticato per rapporti e frequentazioni ritenuti incompatibili con la linea ufficiale del partito.
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OTTOBRE 2025: IL CASO FIUGGI-FDI
Il 26 ottobre 2025 il PCI organizza a Fiuggi un’iniziativa pubblica dedicata ai temi dell’agricoltura e dell’allevamento.
L’evento viene promosso dalla Federazione di Frosinone guidata da Ugo Moro e vede la partecipazione di Bruno Barbona, membro della Segreteria Nazionale, e di Costantino Pacioni, Segretario Regionale del PCI Umbria. La presenza di Pacioni assume particolare rilievo poiché Carlo Romagnoli risulta iscritto e politicamente attivo proprio nella Federazione regionale umbra.
Le polemiche nascono dalla decisione di aprire l’iniziativa con i saluti istituzionali del sindaco di Fiuggi Alioska Baccarini, esponente di Fratelli d’Italia.
Per molti militanti e dirigenti critici si tratta di una scelta incompatibile con la tradizione antifascista del PCI, aggravata dal contesto politico della provincia di Frosinone, dove Fratelli d’Italia non è associata soltanto alla propria eredità missina, ma anche a vicende giudiziarie che hanno coinvolto amministratori locali del partito.
Particolare rilievo assume il caso dell’allora sindaco di Ceccano Roberto Caligiore, esponente di Fratelli d’Italia, coinvolto in una vasta inchiesta per corruzione relativa alla gestione di appalti pubblici e fondi collegati al PNRR.
La contestazione investe non soltanto gli organizzatori locali, ma anche la dirigenza nazionale, poiché all’iniziativa partecipano esponenti di primo piano del partito senza che emerga alcuna presa di distanza ufficiale.
Per i critici si tratta di uno degli episodi più controversi dell’intera fase politica apertasi dopo il Congresso nazionale del 2025 e di uno dei casi che meglio rappresentano la distanza tra la linea ufficialmente dichiarata dal PCI e le scelte concretamente praticate nei territori.
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IL PARADOSSO DEL COMMISSARIAMENTO
Quando il Comitato Regionale Lazio decide il commissariamento della Federazione Metropolitana di Roma, l’obiettivo dichiarato è correggere le deviazioni politiche maturate negli anni precedenti.
Tuttavia emerge un paradosso evidente.
I principali protagonisti del sistema politico che aveva prodotto quelle contraddizioni erano gli stessi dirigenti che componevano il gruppo dirigente regionale:
* Virgilio Seu;
* Bruno Barbona;
* Maurizio Aversa;
* Andrea Sonaglioni.
In altre parole:
il commissariamento veniva affidato a un gruppo dirigente che molti consideravano parte del problema.
Da qui la fragilità originaria dell’operazione Romagnoli.
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IL CROLLO DEL PCI ROMA
Il 9 gennaio 2026 esplode la più grande crisi organizzativa nella storia del PCI nato nel 2016.
Circa 700 iscritti lasciano il partito.
Tra essi oltre 300 appartengono alla Federazione di Roma.
Molti contestano apertamente:
* il commissariamento;
* la gestione di Carlo Romagnoli;
* il gruppo dirigente regionale;
* la segreteria nazionale guidata da Mauro Alboresi.
La Federazione di Roma perde:
* centinaia di militanti;
* sezioni territoriali;
* capacità organizzativa;
* radicamento politico;
* visibilità pubblica.
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APRILE 2026: IL CASO VENEZIA
Il 23 aprile 2026 emerge un ulteriore episodio destinato ad alimentare il dibattito interno sulla coerenza politica del PCI.
Secondo quanto riportato dalla stampa locale, il PCI di Venezia decide di sostenere la candidatura di Andrea Martella, esponente del Partito Democratico.
La vicenda assume particolare rilievo perché interviene poco più di un anno dopo il Congresso nazionale di Forlì del marzo 2025, nel quale la dirigenza nazionale aveva ribadito la collocazione autonoma del partito rispetto al Partito Democratico e al cosiddetto Campo Largo.
Per i critici, il sostegno a un candidato del PD rappresenta un’ulteriore contraddizione rispetto alla linea politica ufficialmente dichiarata.
L’episodio assume inoltre un valore più generale perché mostra come le tensioni sulla linea politica non siano limitate al Lazio o alla Federazione di Roma, ma interessino anche altre realtà territoriali del partito.
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CONCLUSIONI
La vicenda di Genzano non è un episodio isolato.
È la sintesi politica di sei anni di contraddizioni.
Nel settembre 2020 Genzano diventa il simbolo della contestazione alla linea del PCI.
Nel novembre 2025 viene indicata come modello della ricostruzione voluta dal commissario Carlo Romagnoli.
Nel giugno 2026 torna a sostenere un candidato riconducibile al Campo Largo.
Il cerchio si chiude esattamente dove era iniziato.
La responsabilità politica non riguarda soltanto Romagnoli.
Il commissariamento fu promosso da un Comitato Regionale Lazio che incarnava molte delle contraddizioni che avrebbe dovuto correggere.
Per questo il fallimento appare strutturale prima ancora che personale.
La conseguenza è sotto gli occhi di tutti: un partito nato nel 2016 con l’ambizione di ricostruire una presenza comunista autonoma e coerente si ritrova oggi attraversato da divisioni, fuoriuscite e continue contestazioni sulla propria identità politica.
Il progressivo depauperamento degli iscritti, culminato con l’abbandono di centinaia di militanti nel gennaio 2026, coincide temporalmente con gli anni della segreteria nazionale di Mauro Alboresi e con il consolidarsi di una gestione percepita da una parte crescente della base come incapace di garantire coerenza politica e unità organizzativa.
Le elezioni amministrative del 2026 sembrano inoltre offrire un’ulteriore verifica pratica dell’efficacia della linea perseguita.
A Venezia il PCI sostiene il candidato del Partito Democratico Andrea Martella. Nonostante tale appoggio, il centrodestra conquista il Comune già al primo turno.
Poche settimane dopo, a Genzano, la sezione locale del PCI invita esplicitamente a sostenere al ballottaggio il candidato del Campo Largo Carlo Zoccolotti. Anche in questo caso il risultato finale premia la destra.
In entrambe le situazioni il PCI sceglie di schierarsi a sostegno del centrosinistra senza riuscire a incidere sugli equilibri elettorali. Per i critici del gruppo dirigente nazionale questi episodi confermano non soltanto la distanza tra la linea ufficiale e la pratica politica concreta, ma anche la progressiva irrilevanza elettorale di un partito che appare ormai incapace di orientare consensi o determinare risultati.
Da questa lettura emerge l’immagine di una forza politica residuale, sempre più marginale nel quadro politico nazionale e attraversata da un evidente declino organizzativo e militante.
L’esperienza del commissariamento romano avrebbe dovuto rappresentare una ripartenza.
Si è trasformata invece, per i suoi critici, nella certificazione definitiva di una crisi mai risolta.
Il fallimento della missione affidata a Carlo Romagnoli non si misura soltanto nella perdita di iscritti e sezioni, ma anche nell’incapacità di ricostruire una Federazione di Roma politicamente coesa e riconoscibile.
La nuova fase apertasi con l’elezione di Morosini alla guida della Federazione Metropolitana non sembra inoltre partire sotto i migliori auspici. La ricostruzione organizzativa avviene infatti in un contesto segnato dalle stesse contraddizioni politiche che avevano minato l’immagine del PCI a Roma ben 6 anni fa.
A distanza di anni, l’unico elemento che molti osservatori e militanti individuano come costante della gestione Alboresi è la difficoltà nel garantire una coerente applicazione della linea politica deliberata dai congressi e nel mantenere una reale unità del partito attorno a quella linea.
Le luci della ricostruzione si sono spente rapidamente.
E con esse, secondo questa lettura politica, si è progressivamente affievolita anche la capacità del PCI di rappresentare il progetto per cui era nato.
LA SEGRETERIA FEDERALE FEDERAZIONE COMUNISTA DI ROMA