06/06/2020
LA DIPENDENZA E LE DIPENDENZE
Quando parliamo di dipendenza, spesso dobbiamo parlare in realtà di "dipendenze".
Che significa?
Andiamo con ordine.
La dipendenza si può configurare come una voglia insopprimibile di provare un determinato stato psicofisico, di solito di piacere e/o di gratificazione, ovvero di un (fittizio o palliativo) "star bene", uno stare bene tuttavia QUASI SEMPRE all'inizio della dipendenza, e SEMPRE in seguito, indotto da un certo comportamento o dal consumo di una certa sostanza, associato comunque a un comportamento ben definito, legato alla stessa assunzione e ad alcune ritualità comportamentali (così potremmo definirle).
Questo impulso (craving) domina sulle forze della ragione, ovvero impedisce un ragionamento A PRIORI su quanto stiamo facendo, sulle nostre azioni e sulle reazioni e conseguenze che ne derivano, pregiudica la libera espressione della personalità, il benessere effettivo e REALE, i legami sociali e le opportunità che possono presentarsi a un qualsiasi individuo.
La dipendenza, quindi, nasce - di solito, ma non sempre, soprattutto da 10/15 anni a questa parte - dal consumo regolare e via via smodato, di una sostanza psicoattiva legale (alcol, tabacco, medicamenti. farmaci) o illegale (eroina, cocaina, droghe sintetiche, ecc.), ma anche da attività sulle quali la persona perde il controllo (gioco d’azzardo, anoressia, bulimia, s*x addicition, shopping compulsivo, social media addiction, ecc.).
Con il termine “dipendenza”, potremmo intendere varie definizioni.
Si potrebbe delineare come l'incapacità di fare a meno di una persona o di un affetto (d. psicologica o affettiva) oppure il bisogno incoercibile di un farmaco o di una sostanza: d. farmacologica.
Di solito si intende un'alterazione del comportamento che da semplice o comune abitudine diventa una ricerca esagerata e patologica del piacere/del gratificarsi, attraverso mezzi o sostanze o comportamenti che sfociano nella condizione patologica, cioè incontrollata e irrinunciabile. L'individuo dipendente tende a perdere la capacità di un controllo sull'abitudine e sulla decisione.
Si configura quindi come un fenomeno complesso che spesso si radica nel vissuto di una persona e non ha una causa definibile in maniera univoca; in quanto, ha radici, spesso antiche, legate alla sua storia evolutiva, alle abitudini di vita quotidiana dell’individuo, alle sue modalità comportamentali.
I fattori che possono causarla sono molteplici, di carattere sociale e/o ereditario, e agiscono, ledendola, anche sulla capacità individuale di far fronte alle differenti situazioni cui ci si confronta.
Ma che significa parlare di "dipendenze" invece che di "dipendenza"?
C'è un termine in lingua inglese che è "addiction", che significa "dipendenza". Ma che ha in realtà un significato ben più complesso.
Da Wikipedia: "Addiction is a brain disorder characterized by compulsive engagement in rewarding stimuli despite adverse consequences." ("La dipendenza è una malattia del cervello caratterizzata dall'impegno compulsivo in stimoli gratificanti nonostante le conseguenze negative.")
Una definizione più corretta e completa può essere questa: "addiction: condizione generale, in cui la dipendenza psicofisica da una sostanza o da un oggetto spinge alla ricerca dell'oggetto stesso, senza il quale l'esistenza sembra priva di significato".
Di conseguenza, ciò significa che la dipendenza da un farmaco, da una sostanza legale o illegale, o da un comportamento, o da una condizione sentimentale e/o affettiva (le dipendenze SENZA sostanze), cela una serie, o potremmo dire una CATENA di dipendenze, di abitudini, di vissuti e di comportamenti PATOLOGICI, che emergono dalla quotidianità in modi sempre più compulsivi: sport, pulizia, lavoro, computer, shopping, cibo, gioco d’azzardo, ecc. Per esempio: tutti noi guardiamo la televisione, a volte, senza un vero interesse per ciò che vediamo, oppure mangiamo senza avere fame; quando, però, questi comportamenti diventano irrinunciabili e il soggetto si sente costretto a compierli, pena la frustrazione, l’angoscia ed il malessere, allora si parla di compulsività e di dipendenza. Se il soggetto dipende nella sua giornata (al punto di arrivare a non nutrirsi, non dormire e non relazionarsi più coi suoi simili per giocare, per drogarsi, per bere, ecc.), per il proprio “benessere”, da tali oggetti gratificatori è affetto da una dipendenza.
Questo ci permette di evidenziare una peculiarità del fenomeno: la dipendenza diventa patologica quando è caratterizzata da uno sviluppo e da un decorso che richiedono tempi lunghi; non si diventa dipendenti dall’oggi al domani e l’uscita da questo tipo di situazioni di solito necessita di ripetuti tentativi e numerosi fallimenti. Le dipendenze, ovvero una vita caratterizzata con il passare degli anni da ADDICTION, come enunciato sopra, non insorge in maniera repentina ma è frutto, proprio per il tipo di fattori che ne costituiscono la possibile origine, di un lento ma radicato, anche se quasi impercettibile, processo.
La problematica, quindi, affonda le proprie radici nel vissuto del soggetto: le esperienze personali, l’educazione, l’ambiente, la famiglia, lo stato d’animo, possibili traumi in età infantile o in età giovane adulta (lutti, incidenti, ecc.), sono solo alcuni dei fattori sui quali è possibile che venga a svilupparsi una dipendenza. Per questo motivo a volte il confine tra abitudine e dipendenza è difficilmente tracciabile e d’altro canto, proprio in quanto non si tratta di un confine nettamente demarcato, non è univocamente valicabile (ossia per molte persone è possibile passare dall’abitudine alla dipendenza e viceversa e questo passaggio può avvenire in maniera reiterata).
Di solito i modelli di cura e terapia delle dipendenze, individuai o gruppali, vertono oggi sempre o quasi sempre, su APPROCCI INTEGRATI, e soprattutto PERSONALIZZATI. Il che significa che accanto a trattamenti (terapie) di tipo farmacologico per lenire la dipendenza o trattarla, è scientificamente dimostrato che vada accostata una terapia di tipo psicologico o psicoterapico o ri-educativo (psicoeducazione). Allo stesso modo, per fare sì che la consapevolezza e la motivazione del paziente (della persona dipendente) siano piene e stabili, o stabilizzabili, l'approccio di cura dev'essere sempre più personalizzato, ovvero adatto alle esigenze del paziente stesso. Individuando quindi insieme al paziente, all'inizio di qualsivoglia terapia, i reali bisogni e stilando insieme un progetto ad hoc per tali bisogni.
Qualsiasi dipendenza oggi è riconosciuta come un disturbo complesso che coinvolge e deteriora la vita di una persona nella sfera biologica, psicofisica e sociale, e non, come ancora si può essere portati a credere in una cultura a volte dura a morire, come un "vizio".