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Torre Cavallo rappresenta uno dei tanti luoghi di interesse storico della provincia di Reggio Calabria scarsamente valorizzati. Occorre una mobilitazione generale per la tutela, la valorizzazione e il mantenimento di una struttura storicamente così importante e dalla quale, Gioacchino Murat, affacciandosi disse: "ho girato il mondo,ma non ho mai visto un panorama così stupendo;
questo è il più bel punto del mio Regno". TORRE CAVALLO
Torre Cavallo è la torre d’avvistamento dell’antica batteria di forte Gioacchino (in onore a Gioacchino Murat che rafforzò l’intero sistema difensivo) comprendente una linea muraria, vari edifici e la Torre stessa. La torre, inoltre è una delle antiche torri d'avvistamento cinquecentesche che sorgono nel circondario di Reggio Calabria, facenti parte del sistema difensivo dello Stretto di Messina. La torre è collocata in zona Santatrada nel comune di Villa San Giovanni. Origine del nome
L’Origine del nome “Torre Cavallo” è un po’ controversa. Una delle teorie più accreditate vuole che il promontorio di Torre Cavallo possa essere stato chiamato così per un'abbreviazione popolare dal latino "caput valli" (capo di difesa). In questa zona, infatti Ottaviano trovo rifugio dopo una disfatta navale contro Sesto Pompeo. Un’altra teoria sostiene che Il termine "Cavallo" è stato anche attribuito alla presenza di una stalla, adiacente alla torre, dove veniva tenuto un cavallo per la speditezza nelle informazioni agli abitanti. Qualcuno ancora, invece attribuisce il nome alla presenza di una stalla annessa utilizzata come "sfondaco" (grande magazzino usato per tenervi mercanzie). L’ultima teoria è forse la meno probabile, vuole che la denominazione derivi da una leggendaria statua di cavallo posta a difesa della Sicilia e dello Stretto, ma questa tesi non ha trovato supporto. Storia
Torre Cavallo fu eretta 1559 a spese dell'Università di Scilla, che dovette pagare un dazio sulla seta alla città di Reggio Calabria. Infatti, essendo le torri e le fortezze le uniche difese a cui gli abitanti facevano volentieri ricorso, essi erano disponibili a sottoporsi ad un tributo. Presso i centri marittimi, infatti, nel medioevo erano solite le incursioni piratesche da parte dei saraceni prima e dei turchi successivamente. Per questo motivo, infatti vennero erette numerose torri di avvistamento sulle punte avanzate delle due coste dello stretto di Messina, fino a definire un efficace sistema di avvistamento e di difesa. In tempi meno recenti, sul promontorio dove quasi 1600 anni dopo fu eretta la torre, Ottaviano si rifugiò dopo la disfatta navale nelle acque antistanti Scilla, prima della decisiva vittoria contro Sesto Pompeo in quelle che passarono alla storia come le battaglie dello stretto (38 e 36 a.c.). Da torre Cavallo la comunicazione passava rapidamente torre di Pezzo da dove la notizia veniva recepita e comunicata tempestivamente San Gregorio, che allertava quella posta a Capo Paci. Da la popolazione veniva avvertita e sollecitata a rifugiarsi dietro i sistemi difensivi esistenti, dove il lavoro nei campi poteva continuare con una certa costanza. Col tempo l’importanza di Torre Cavallo si assottigliò sempre di più ma con l’avvento dei Borbone la fortezza riacquistò un’importanza strategica, tanto da essere chiama, in quegli anni, Borbonica. Nel 1808, Napoleone dopo che il trono sottratto ai Borbone si era reso vacante per la nomina di Giuseppe Bonaparte a re di Spagna, aveva nominato re di Napoli il cognato Gioacchino Murat. Questi, muovendosi da Napoli per la conquista della Sicilia, giunse a Scilla il 3 giugno 1810 e vi restò sino al 5 luglio, quando fu completato il grande accampamento di Piale. In questo periodo la torre, le mura e l’antico Forte dell’Altafiumara furono ulteriormente rafforzate, ammodernate e, le due strutture principali, furono collegate per mezzo di un cunicolo sotterraneo per volere del Murat, tanto che il comprensorio prese il nome di Batteria di forte Gioacchino.