04/06/2026
A Viareggio siamo in 9 denunciati per la manifestazione del 2 ottobre contro il genocidio di Gaza e l'attacco alla Flottilla, conclusasi con un sit in di protesta alla stazione di Viareggio
PISA: OLTRE 60 DENUNCIATI E MULTATI PER LA PALESTINA E CONTRO LA GUERRA
IN PIAZZA C’ERAVAMO TUTTI!
La torsione autoritaria che il Governo Meloni ha determinato nel Paese coinvolge in maniera importante anche Pisa. La nostra città, protagonista di forti mobilitazioni popolari contro la guerra, le politiche di riarmo, il genocidio e l’occupazione della Palestina, oggi viene coinvolta nell’ondata repressiva dispiegatasi dopo l’approvazione dei decreti sicurezza. Così, dalle accampate in università fino alle più recenti manifestazioni, passando per le partecipatissime piazze che hanno scandito le giornate di sciopero generale di questo autunno animate dall'USB e dal sindacalismo di classe, l’accanimento poliziesco si concentra su decine di giovani studenti e studentesse, lavoratrici e lavoratori che hanno animato quelle mobilitazioni.
Crediamo sia importante sottolineare i connotati strutturali, quindi le motivazioni profonde su cui poggia questa operazione repressiva. Un paese, ma più in generale un intero “occidente collettivo”, che non riesce più a risollevarsi dalla crisi sistemica in cui si barcamena da quasi un ventennio e che non è in grado di garantire nuove prospettive di sviluppo, ripropone in salsa moderna il vecchio adagio della doppia guerra: da un lato, sul piano interno, l’aumento dello sfruttamento sul lavoro e sull’ambiente; dall’altro, l’inasprimento della competizione internazionale e la tendenza alla guerra.
I milioni di persone nel paese, e le decine di migliaia a Pisa che sono scese in piazza hanno dato vita alla rappresentazione più fedele di un malessere sociale, culturale, politico, che ribolle tanto nella nostra città quanto nel resto d’Italia. Hanno determinato, cioè, una cesura rilevante non solo con la rassegnazione e l’apatia verso il conflitto e la partecipazione politica, ma più in generale nei confronti della tragica congiuntura in cui siamo immersi. Argini che si sono rotti e che, anche solo in maniera preventiva, mettono paura ai fascisti al governo, al “campo largo” che tenta affannosamente di recuperare consenso a sinistra dopo 30 anni di politiche antipopolari ed anti palestinesi, così come hanno fatto paura a Israele, che ha inviato inchieste dei suoi servizi segreti alla magistratura italiana costati l’arresto di italo palestinesi impegnati nella solidarietà.
I pacchetti legislativi che sono stati approntati dall’esecutivo non a caso in maniera crescente nell’ultimo anno, dai due dl sicurezza, alle “direttive bavaglio” del ministro Valditara, dal ddl Gasparri (FI) / Del Rio (PD) sull’antisemitismo, fino alle inflitrazioni e allo spionaggio delle organizzazioni politiche, hanno l’obiettivo di stroncare le possibilità di organizzazione e di conflitto che le condizioni oggettive di impoverimento, sfruttamento e guerra invece aprono. Non solo i manganelli, come quelli che abbiamo visto rompere le teste di giovanissimi studenti pacifici che chiedevano la fine del genocidio del popolo palestinese in via San Frediano nel febbraio del 2024, ma un stratificata architettura di “legalità reazionaria”, costruita anche dal centrosinistra nei governi precedenti, incarnano la realtà e la prospettiva con cui devono fare i conti tutti coloro che lottano per una radicale trasformazione delle stato di cose presenti.
I milioni scesi in piazza nelle manifestazioni contro il genocidio israeliano e a sostegno del popolo palestinese, i grandi scioperi del 22 settembre e del 3 ottobre 2025 indetti da USB e dal sindacalismo di classe, le manifestazioni per i popoli del Medio e Vicino Oriente, la difesa di Cuba socialista e le mobilitazioni contro l’intervento USA in Venezuela, dimostrano proprio che c’è un pezzo di Paese che rifiuta la logica della guerra e dell’imperialismo.
È quello stesso popolo dell’autunno che ha riempito di NO le urne al referendum, sfiduciando direttamente il governo Meloni e le sue politiche di guerra e di repressione.
Per queste ragioni, la battaglia contro le denunce e l’ondata repressiva che colpisce attivisti/e e militanti della nostra città rappresenta una pezzo determinante della lotta complessiva contro le due guerre che subiamo sulla nostra pelle.
Sarà necessario moltiplicare l'iniziativa e estendere la solidarietà: presto lanceremo un’iniziativa di dibattito con avvocati e attivisti sociali politici, con lo scopo di sostenere le spese legali dei compagni e delle compagne colpiti dalle denunce, ma anche per rendere visibile e più partecipata possibile la campagna politica contro la repressione e il Governo Meloni. Rivendichiamo con forza che nelle piazze che hanno risvegliato il paese in questi anni c’eravamo e ci saremo tutte e tutti.