Potere al Popolo Versilia

Potere al Popolo Versilia Sezione versiliese di Potere al Popolo, per ora attivi maggiormente su Viareggio, in via d'espansion

11/06/2026

IN PIAZZA C’ERAVAMO TUTTI!

Iniziativa contro la repressione del governo agli oltre 60 denunciati e multati per la Palestina e contro la guerra

Venerdì 26 giugno Pisa, Piazza Gambacorti (Pera)

H. 18 assemblea e dibattito
H.20.30 apericena e musica benefit spese legali

I milioni scesi in piazza nelle manifestazioni contro il genocidio israeliano e a sostegno del popolo palestinese, i grandi scioperi del 22 settembre e del 3 ottobre 2025 indetti da USB e dal sindacalismo di classe, le manifestazioni al fianco della Resistenza Palestinese e dei popoli del Medio Oriente, la difesa di Cuba socialista e le mobilitazioni contro l’intervento USA in Venezuela, dimostrano che c’è un pezzo di Paese che rifiuta la logica della guerra e dell’imperialismo.

È quello stesso popolo dell’autunno che ha riempito di NO le urne al referendum, sfiduciando direttamente il governo Meloni e le sue politiche di guerra e di repressione.

Per queste ragioni, la battaglia contro le denunce e l’ondata repressiva che colpisce attivisti/e e militanti della nostra città rappresenta una pezzo determinante della lotta complessiva contro le due guerre, quella interna che subiamo sulla nostra pelle, quella guerreggiata che costa la vita per interi popoli.

Riteniamo necessario moltiplicare l'iniziativa e estendere la solidarietà!

Il 26 giugno saremo a Pisa in piazza Gambacorti(Piazza della Pera) con un’iniziativa che coinvolgerà nell’assemblea e nel dibattito attivisti, militanti sociali e politici, avvocati, solidali, aperta a tutte le realtà e ai singoli solidali. Invitiamo a sottoscrivere e far circolare l’ “Appello per la libertà di lottare al fianco della Palestina, contro la guerra e contro i tentativi repressivi nella nostra città”(https://www.facebook.com/share/p/1CvpEuZo4t/) e a partecipare, per rendere visibile e più partecipata possibile la campagna politica contro la repressione e il Governo Meloni, con lo scopo anche di sostenere le spese legali dei compagni e delle compagne colpiti dalle denunce.

Rivendichiamo con forza che nelle piazze che hanno risvegliato il paese in questi anni c’eravamo e ci saremo tutte e tutti!

09/06/2026

ASSEMBLEA NAZIONALE
PER UN CAMPO POLITICO INDIPENDENTE

Perché vogliamo costruire un campo popolare indipendente?

Perché crediamo che le classi subalterne, i settori popolari, il cosiddetto ceto medio sempre più impoverito dall’incrudirsi dei fattori di crisi economica e le giovani generazioni che affrontano il futuro prossimo con crescenti fattori di incertezza ideale, di ansia, angoscia e di emancipazione negata, scontino un’assenza di rappresentanza.

Per questo intendiamo contribuire alla costruzione organizzata di un soggetto politico che si rivolga ai settori di classe in tutti gli ambiti della società.
Un soggetto, per l’appunto, indipendente.
Ma che significa “indipendente”?

Certo, un soggetto che sia indipendente sul terreno elettorale: fuori dai due schieramenti del bipolarismo. Ma l’indipendenza elettorale è “solo” l’indispensabile conseguenza di un’esigenza di fondo.

Per indipendenza intendiamo una capacità autonoma della classe di organizzarsi su tutti i fronti del conflitto; un impegno che si snodi dal versante sociale e sindacale a quello politico fino a quello culturale, mediatico e ideologico, con l’obiettivo di ricostruire quella sedimentazione articolata delle forze che puntano a essere sì un efficace argine di resistenza, ma soprattutto di prospettiva di offensiva politica, per un socialismo di tipo nuovo.

Dobbiamo davvero cambiare tutto!

👇comunicato completo nei commenti

09/06/2026

INCENDIO DELCA: TUTELA REALE E IMMEDIATA PER TUTTI I LAVORATORI

In merito al grave incendio che sta ancora interessando l'impianto Delca Energy a Lugnano di Vicopisano, l'ultimo vertice in Prefettura e i comunicati di ARPAT sollevano dubbi enormi sulla gestione del rischio sanitario per chi vive e lavora nell'area.

Il paradosso dei dati rassicuranti.
Nelle ultime comunicazioni si legge che "le centraline presenti su Pisa non hanno registrato differenze significative, mantenendosi nei limiti di legge". Peccato che l'incendio sia a Lugnano e che ARPAT stessa dichiari, nello stesso documento, di dover ancora iniziare i campionamenti a terra nel raggio di 800 metri per cercare gli inquinanti realmente pericolosi della combustione di plastica: diossine, furani, PCB e IPA.

Inoltre, i campionamenti verso Cascina inizieranno solo domani, mercoledì 10 giugno. Come si può usare il dato di una centralina lontana chilometri per rassicurare chi oggi si trova sotto una colonna e una nuvola di fumo?

Di fronte all'assenza di dati ufficiali immediati sulla tossicità della ricaduta, non si può temporeggiare: la tutela della salute deve scattare subito, applicando il principio di precauzione.
Le ordinanze scaricabarile e la "zona grigia"
Leggendo le ultime ordinanze emanate dai comuni coinvolti (Pisa, Cascina, Vicopisano, Calcinaia e limitrofi) emerge un cortocircuito. Le amministrazioni hanno disposto la chiusura delle scuole (a Vicopisano prorogata anche al 10 giugno) e ordinato ai cittadini di tenere le finestre chiuse.
Tuttavia, mentre per la zona industriale adiacente al rogo c'è il divieto totale, per il resto del territorio l'indicazione sulle attività lavorative all'aperto (cantieri, agricoltura, logistica) si limita a un generico: "Limitare le attività ai soli casi di assoluta, comprovata e inderogabile necessità". Anche l'USL usa la formula vaga del "limitare le attività non essenziali".

Questa formulazione ambigua è inaccettabile: crea una pericolosa zona grigia che scarica la responsabilità decisionale e penale sui singoli datori di lavoro e sui lavoratori stessi. I fumi, le polveri e le potenziali diossine non si fermano ai confini della zona rossa.
I Sindaci di tutti i comuni interessati e le autorità sanitarie devono intervenire immediatamente per sanare questa lacuna.
Chiediamo l'integrazione urgente delle ordinanze in vigore, trasformando un vago "invito a limitare" in un blocco totale e inequivocabile di tutte le attività lavorative all'aperto nell'intera area potenziale di ricaduta, fino a quando non ci saranno i risultati analitici definitivi di ARPAT sulle diossine.

La salute pubblica e la sicurezza sul lavoro non sono opzionali.

08/06/2026

DISASTRO AMBIENTALE ALLA DELCA DI VICOPISANO - FUORI I PRIVATI DALLA GESTIONE DEI RIFIUTI!

Stamani un incendio è divampato nello stabilimento Delca Energy a Lugnano,nel Comune di Vicopisano. Brucia un impianto che tratta rifiuti e plastica. Il Comune invita i cittadini a tenere chiuse porte e finestre, spegnere condizionatori e climatizzatori, in attesa dei controlli di ARPAT e ASL. Ma non possiamo limitarci all’emergenza. Dobbiamo chiederci cosa sta bruciando davvero e perché Vicopisano torna a fare i conti con la gestione dei rifiuti.

Secondo quanto riportato da fonti pubbliche, Delca Energy nasce dalle ceneri di Delca S.p.A., con quote divise tra l’imprenditore immobiliare livornese Massimo Saporito e un’altra socia. Delca S.p.A. è già stata al centro di procedimenti giudiziari: una condanna definitiva per spandimento illecito di fanghi nel 2008 a Peccioli e, nel 2018, la richiesta di rinvio a giudizio da parte della DDA di Firenze per De Carlo e Felicino De Carlo per presunti traffici di quarantamila tonnellate di fanghi sversati tra le colline pisane.

Oggi quell’impianto brucia e una nube tossica si è spansa per ore sulla provincia di Pisa! Tutta la nostra solidarietà ai cittadini evacuati, ai lavoratori coinvolti, ai Vigili del Fuoco che hanno contrastato l’incendio! Dopo l’emergenza sarà necessario che il Comune di Vicopisano, la Regione Toscana, la Provincia di Pisa, ARPAT e ASL rendano immediatamente pubblico l’elenco dei materiali presenti e bruciati; un monitoraggio pubblico e continuo dell’aria, dell’acqua e del suolo con dati accessibili a tutti; verifica sulla filiera dei rifiuti trattati e sui collegamenti con il passato di Delca.

Questa è soltanto l’ennesima dimostrazione, come abbiamo già visto con il caso KEU, di quanto il modello di gestione dei rifiuti e dei servizi pubblici essenziali in mano ai privati che segue le logiche del profitto sia fallimentare. Occorre invertire la rotta e rompere con il paradigma che mette la gestione privata dei rifiuti nelle mani dei privati, discendente dalla direttiva dell'Unione Europea come porta avanti il Partito Democratico in Toscana con il suo piano di gestione dei rifiuti.

Potere al Popolo Pisa e provincia

08/06/2026

🔴PATRIMONIALE SUI MILIONARI: ECCO PERCHÉ È NECESSARIA ED ECCO PERCHE' NON VIENE ATTUATA

Ognuno di noi possiede 210MILA EURO, dalla nascita.

Secondo l'ultimo rapporto di Bankitalia sul 2025, la ricchezza netta dei residenti in Italia è pari a 12.326 MILIARDI DI EURO. Una cifra enorme, che fa dell'Italia uno dei paesi più ricchi d'Europa e del mondo. Dividendo questa cifra per la popolazione italiana residente (quasi 59milioni di persone), comprendente dunque neonati e stranieri, ognuno di noi possiede in teoria 210mila euro NETTI (al netto cioè di mutui e debiti).

NON CE LI AVETE? Vuol dire che ce li ha qualcun altro.

BANKITALIA ci dice infatti che questa ricchezza enorme è concentrata nelle mani del 10% più ricco delle famiglie, che possiede il 60,6% della ricchezza totale. Mentre i più poveri detengono, se va bene, la prima casa (ma solo la parte che hanno pagato, il resto è ancora della Banca), e il proprio conto corrente, i più ricchi detengono attività finanziarie (azioni) e partecipazioni in imprese. Sono imprenditori, che secondo Bankitalia hanno visto crescere la quota di ricchezza negli ultimi anni, mentre i lavoratori, chi viveva di salario, si è impoverito. La ricchezza degli uni si è alimentata dell'impoverimento degli altri.

COME DITE? VI HANNO DETTO FINORA CHE NON CI SONO I SOLDI? BEH, VI HANNO MENTITO

I soldi per finanziare i salari, per servizi pubblici funzionanti, per la transizione ecologica, per costruire un milione di case popolari, per risolvere le grandi questioni ambientali come Ilva e realizzare le tante opere utili che servono al paese, per far funzionare sanità e scuola, per rendere vivibili e funzionali le nostre città, ci sono eccome.

La destra ci fa credere che i soldi siano pochi perché vengono spesi per mantenere i migranti. Puntano il dito contro chi sta in basso per evitare che guardiamo in alto, dove ogni giorno si concentra la ricchezza prodotta da tutte e tutti noi. È il trucco del potere più vecchio del mondo.

Nel centrosinistra, i "progressisti" 5 stelle si dimostrano di destra: Conte ha ribadito di essere radicalmente contrario a una redistribuzione della ricchezza, stessa posizione di Renzi, con l'aggravante che Conte civetta col razzismo della destra.

Schlein "solo a livello europeo", ma la materia fiscale è di pertinenza nazionale, per cui si tratta di una supercazzola. Avs predica a favore della patrimoniale, ma non ha il coraggio di staccarsi dal centrosinistra e quindi funge solo da specchietto per le allodole, come sempre.

EPPURE UNA BILLIONAIRE TAX E' NECESSARIA E POSSIBILE. I tanti milionari italiani non hanno le risorse e la convenienza di spostare i propri patrimoni al di fuori del paese. Quella della fuga dei capitali è una favoletta che ci raccontiamo per nascondere la verità: tanto la destra quanto il centrosinistra, hanno negli imprenditori il proprio soggetto di riferimento e non vogliono pestare i piedi, nemmeno un po', a questa classe.

SERVE COSTRUIRE UN CAMPO POPOLARE CHE PORTI AVANTI UNA PROPOSTA DI BUONSENSO. SERVE CAMBIARE TUTTO. IL 14 GIUGNO CI VEDIAMO ALL'HOTEL HIVE A ROMA PER PORTARE AVANTI QUESTA PROPOSTA, DALLE H 10:00.

04/06/2026

Avete presente le fragole che vi siete mangiati ieri?
Potrebbero essere state raccolte da Ullah o da Safi, Amin, Waseem.

Ullah, Safi, Amin e Waseem lavoravano senza contratto per ore sotto al sole per raccogliere quelle fragole.

La paga?
Nessuna da un mese e mezzo.

Vivevano in una casa con altre 10 persone e dovevano pagare 5 euro per andare nei campi.

Cosa chiedevano Ullah, Safi, Amin, Waseem?
Volevano essere pagati e avere un contratto.

Per questo sono stati chiusi in una macchina, cosparsi di benzina, e bruciati vivi dai loro capolari.

Sono stati bruciati vivi da un italianissimo sistema di sfruttamento che va ben oltre i confini nazionali.

Tutti lo sanno, in tanti vengono schiavizzati, in pochi ci fanno un sacco di soldi.
Sul sangue di tantissime persone, ancora una volta, si regge una parte della filiera agroalimentare italiana, orgoglio Made in Italy.

Dietro i prodotti, dietro i profitti, dietro i prezzi bassi, c’è il lavoro schiavizzato istituzionalizzato. L’Italia è una Repubblica che si basa sul lavoro, sullo sfruttamento e sulla schiavitù.

Chi non cambia e non ha mai agito per cambiare questa situazione è complice della barbarie che è avvenuta.

Un sistema che si basa sul nostrano decreto flussi, sul controllo da parte delle organizzazioni criminali locali e sullo sfruttamento di proprietari che sono italianissimi (a differenza dei braccianti e molto spesso dei loro caporali, anche loro parte della filiera).

Nessun funerale di Stato, nessuna visita istituzionale, nessun atto concreto per una barbarie che avviene ogni giorno dietro alle nostre case.

Non basta commuoversi o fare politiche umanitarie.
Servono diritti veri, controlli veri, salari veri, tutele vere.

Ullah Ismat Qiemi, Safi Amjad, Fazal Amin Khogjany e Waseem Khan non sono morti per caso o per la cattiveria di un singolo.

Sono vittime di un sistema fatto di caporalato, razzismo e sfruttamento.

Otto anni fa veniva ucciso Soumaila Sacko.
Otto anni dopo, nulla è cambiato.

Dobbiamo davvero cambiare tutto.

A Viareggio siamo in 9 denunciati per la manifestazione del 2 ottobre contro il genocidio di Gaza e l'attacco alla Flott...
04/06/2026

A Viareggio siamo in 9 denunciati per la manifestazione del 2 ottobre contro il genocidio di Gaza e l'attacco alla Flottilla, conclusasi con un sit in di protesta alla stazione di Viareggio

PISA: OLTRE 60 DENUNCIATI E MULTATI PER LA PALESTINA E CONTRO LA GUERRA

IN PIAZZA C’ERAVAMO TUTTI!

La torsione autoritaria che il Governo Meloni ha determinato nel Paese coinvolge in maniera importante anche Pisa. La nostra città, protagonista di forti mobilitazioni popolari contro la guerra, le politiche di riarmo, il genocidio e l’occupazione della Palestina, oggi viene coinvolta nell’ondata repressiva dispiegatasi dopo l’approvazione dei decreti sicurezza. Così, dalle accampate in università fino alle più recenti manifestazioni, passando per le partecipatissime piazze che hanno scandito le giornate di sciopero generale di questo autunno animate dall'USB e dal sindacalismo di classe, l’accanimento poliziesco si concentra su decine di giovani studenti e studentesse, lavoratrici e lavoratori che hanno animato quelle mobilitazioni.

Crediamo sia importante sottolineare i connotati strutturali, quindi le motivazioni profonde su cui poggia questa operazione repressiva. Un paese, ma più in generale un intero “occidente collettivo”, che non riesce più a risollevarsi dalla crisi sistemica in cui si barcamena da quasi un ventennio e che non è in grado di garantire nuove prospettive di sviluppo, ripropone in salsa moderna il vecchio adagio della doppia guerra: da un lato, sul piano interno, l’aumento dello sfruttamento sul lavoro e sull’ambiente; dall’altro, l’inasprimento della competizione internazionale e la tendenza alla guerra.

I milioni di persone nel paese, e le decine di migliaia a Pisa che sono scese in piazza hanno dato vita alla rappresentazione più fedele di un malessere sociale, culturale, politico, che ribolle tanto nella nostra città quanto nel resto d’Italia. Hanno determinato, cioè, una cesura rilevante non solo con la rassegnazione e l’apatia verso il conflitto e la partecipazione politica, ma più in generale nei confronti della tragica congiuntura in cui siamo immersi. Argini che si sono rotti e che, anche solo in maniera preventiva, mettono paura ai fascisti al governo, al “campo largo” che tenta affannosamente di recuperare consenso a sinistra dopo 30 anni di politiche antipopolari ed anti palestinesi, così come hanno fatto paura a Israele, che ha inviato inchieste dei suoi servizi segreti alla magistratura italiana costati l’arresto di italo palestinesi impegnati nella solidarietà.

I pacchetti legislativi che sono stati approntati dall’esecutivo non a caso in maniera crescente nell’ultimo anno, dai due dl sicurezza, alle “direttive bavaglio” del ministro Valditara, dal ddl Gasparri (FI) / Del Rio (PD) sull’antisemitismo, fino alle inflitrazioni e allo spionaggio delle organizzazioni politiche, hanno l’obiettivo di stroncare le possibilità di organizzazione e di conflitto che le condizioni oggettive di impoverimento, sfruttamento e guerra invece aprono. Non solo i manganelli, come quelli che abbiamo visto rompere le teste di giovanissimi studenti pacifici che chiedevano la fine del genocidio del popolo palestinese in via San Frediano nel febbraio del 2024, ma un stratificata architettura di “legalità reazionaria”, costruita anche dal centrosinistra nei governi precedenti, incarnano la realtà e la prospettiva con cui devono fare i conti tutti coloro che lottano per una radicale trasformazione delle stato di cose presenti.

I milioni scesi in piazza nelle manifestazioni contro il genocidio israeliano e a sostegno del popolo palestinese, i grandi scioperi del 22 settembre e del 3 ottobre 2025 indetti da USB e dal sindacalismo di classe, le manifestazioni per i popoli del Medio e Vicino Oriente, la difesa di Cuba socialista e le mobilitazioni contro l’intervento USA in Venezuela, dimostrano proprio che c’è un pezzo di Paese che rifiuta la logica della guerra e dell’imperialismo.

È quello stesso popolo dell’autunno che ha riempito di NO le urne al referendum, sfiduciando direttamente il governo Meloni e le sue politiche di guerra e di repressione.

Per queste ragioni, la battaglia contro le denunce e l’ondata repressiva che colpisce attivisti/e e militanti della nostra città rappresenta una pezzo determinante della lotta complessiva contro le due guerre che subiamo sulla nostra pelle.

Sarà necessario moltiplicare l'iniziativa e estendere la solidarietà: presto lanceremo un’iniziativa di dibattito con avvocati e attivisti sociali politici, con lo scopo di sostenere le spese legali dei compagni e delle compagne colpiti dalle denunce, ma anche per rendere visibile e più partecipata possibile la campagna politica contro la repressione e il Governo Meloni. Rivendichiamo con forza che nelle piazze che hanno risvegliato il paese in questi anni c’eravamo e ci saremo tutte e tutti.

03/06/2026

LIBERTA' PER GLI ATTIVISTI DELLA GLOBAL SUMUD SEQUESTRATI E INCARCERATI IN LIBIA!
LIBERTA' PER I PALESTINESI, PALESTINA LIBERA!

E' gravissimo quanto sta accadendo, ormai da dieci giorni, a dieci attivisti appartenenti al convoglio che si muoveva nel nord Africa per rompere l'assedio di Gaza, tra cui due italiani, Domenico Centrone e Dina Alberizia. Il convoglio di terra era partito il 15 maggio dalla Mauritania con oltre 200 partecipanti provenienti da più di 25 paesi e trasportava 7 ambulanze, 20 case mobili e 10 camion carichi di aiuti umanitari destinati alla popolazione di Gaza.
Gli attivisti sono stati attaccati, sequestrati e trasferiti su mezzi militari all'altezza del valico di Sirte. Le operazioni sono state condotte da milizie libiche che non si sono identificate, nell'area sotto controllo del generale Haftar.
In dieci giorni, al di là di una sola visita consolare, tutte le richieste avanzate da amici, parenti, legali della missione, di ricevere informazioni sul loro stato di salute e sui motivi della loro detenzione sono state respinte. Nessuna o pochissime notizie fino ad oggi: qualche ora fa uno stringatissimo comunicato della Farnesina ha annunciato che il procuratore libico ha prolungato la detenzione dei due attivisti italiani fino alla prossima udienza.

Riteniamo tutto questo inaccettabile. Il governo italiano non ha speso una parola di fronte al rapimento e alla detenzione degli attivisti del convoy.
Eppure le relazioni con Haftar e famiglia esistono eccome quando si tratta di addestrare le milizie del generale nei centri italiani o stringere accordi per il respingimento e la detenzione di migliaia di migranti che provano ad attraversare il mediterraneo e vengono torturati quando riescono a scampare al fondo del mare.
Il convoglio via terra e quello via mare sono stati bloccati illegalmente, gli attivisti picchiati e incarcerati, mentre in Palestina la pulizia etnica e la colonizzazione israeliana avanzano senza sosta.
Il genocidio a Gaza non è mai terminato, così come le complicità dei governi, delle istituzioni e dei capitali delle nostre latitudini, che lo rendono possibile. Migliaia di palestinesi sono strutturalmente privati di cibo, acqua, cure mediche, istruzione. Quasi 10mila sono detenuti e sottoposti ad ogni tipo di torture e abusi da parte dell'esercito israeliano.
Ogni azione e ogni iniziativa tesa a denunciare l'assedio criminale di Gaza, a mettersi in marcia per romperlo, a raccogliere gli appelli e le voci dei palestinesi che quotidianamente vengono silenziati, non può che trovarci complici.

Invitiamo tutte e tutti a seguire le informazioni e le iniziative diffuse dai canali della Global Sumud Italia per restare aggiornati e contribuire alla mobilitazione per la liberazione degli attivisti trattenuti: Alicia Armesto Nuñez, Laura Kwoczała, Jenelle Jones, Maria Paula Giménez, Lucas Ezequiel Aguilera, Matias Alvarez Rodriguez, Ana Margarida França Santana Baptista, Ashraf Khoja, Domenico Centrone, Leonarda Alberizia!

Palestina libera, liberi tutti!

02/06/2026
02/06/2026

2 GIUGNO - PONTEDERA
Ore 10:00, Piazza Cavour

CONTRO BASI MILITARI E PARTITO UNICO DELLA GUERRA

Domani anche come Potere al Popolo saremo insieme al Movimento No Base a Pontedera, per dire nuovamente no alla nuova base militare dislocata tra San Piero a Grado e il nostro territorio.

Mezzo miliardo di euro e 140 ettari sacrificati a poligoni di tiro, autodromi, depositi e campi di addestramento per i reparti speciali dei Carabinieri: questa è la cifra della complementarietà nelle politiche di riarmo e militarizzazione tra il Governo Meloni a livello nazionale e le forze del campo largo che governano la Regione Toscana e Pontedera.

Soltanto la mobilitazione popolare e indipendente può far ritirare completamente questa ennesima opera devastante, che non deve essere costruita né qui né altrove, affinché quei soldi vengano spesi per lo stato sociale e non nella militarizzazione.

Continuiamo a sostenerla e alimentarla, contro nuove e vecchie basi militari, per chiudere Camp Darby e tutte le basi USA e NATO, per il disarmo.

Indirizzo

Viareggio

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