Biblioteca del Liceo Maffei - VR

Biblioteca del Liceo Maffei - VR La Biblioteca, fondata in epoca napoleonica, rappresenta una grande risorsa culturale per la scuola,

La Biblioteca è stata fondata in epoca napoleonica con un primo fondo sequestrato ai conventi soppressi con gli editti imperiali. In questo primo fondo si trovano gli incunaboli provenienti dal convento dei Cappuccini di Caprino Veronese e la prima "biblioteca di classe" del neonato Liceo. Sul fondo originario si sono aggiunte donazioni ed acquisti: la Biblioteca del Liceo Maffei possiede ad oggi

un patrimonio librario di circa 25.000 volumi, comprendente libri antichi e moderni (biblioteca antica, biblioteca di conservazione e biblioteca d'uso).

Oggi, mercoledì 13 marzo 2019 alle ore 21,25 sul canale NOVE sarà possibile vedere il film "Storia di una ladra di libri...
13/03/2019

Oggi, mercoledì 13 marzo 2019 alle ore 21,25 sul canale NOVE sarà possibile vedere il film "Storia di una ladra di libri"

Da Mymovies.it

Regia di Brian Percival. Un film con Geoffrey Rush, Emily Watson, Sophie Nélisse, Ben Schnetzer, Nico Liersch. Cast completo Titolo originale: The Book Thief. Genere Drammatico - USA, Germania, 2013, durata 125 minuti. Uscita cinema giovedì 27 marzo 2014 distribuito da 20th Century Fox. - MYmonetro 2,64 su 77 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.
Durante l'ascesa del nazismo e il perpetrarsi degli orrori della seconda guerra mondiale in Germania, la giovane Liesel Meminger trova conforto rubando libri per condividerli con gli altri, mentre i genitori adottivi nascondono un fuggitivo ebreo in casa. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, 1 candidatura a Golden Globes, 1 candidatura a BAFTA, In Italia al Box Office Storia di una ladra di libri ha incassato 3,6 milioni di euro .

Passaggio in TV
mercoledì 13 marzo 2019 ore 21,25 su NOVE

Con una regia classica e didascalica Brian Percival realizza un film comunicativo, in grado di catturare lo spettatore e donargli un insegnamento veramente sentito.

Recensione di Marzia Gandolfi
domenica 2 marzo 2014

Germania, 1939. Liesel Meminger è una ragazzina di pochi anni che ha perduto un fratellino e rubato un libro che non può leggere perché non sa leggere. Abbandonata dalla madre, costretta a lasciare la Germania per le sue idee politiche, e adottata da Rosa e Hans Hubermann, Liesel apprende molto presto a leggere e ad amare la sua nuova famiglia. Generosi e profondamente umani gli Hubermann decidono di nascondere in casa Max Vandenburg, un giovane ebreo sfuggito ai rastrellamenti tedeschi. Colto e sensibile, Max completa la formazione di Liesel, invitandola a trovare le parole per dire il mondo e le sue manifestazioni. Perché le parole sono vita, alimentano la coscienza, aprono lo spazio all'immaginazione, rendono sopportabile la reclusione. Fuori dalla loro casa intanto la guerra incombe e la morte ha molto da fare, ricoverando pietosa le vittime di Hi**er e dei suoi aguzzini, decisi a fare scempio degli uomini e dei loro libri.
Adattamento del romanzo di Markus Zusak, Storia di una ladra di libri è un racconto di formazione ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale in un piccolo villaggio della Germania. Nato da un'urgenza e dall'infanzia dell'autore, il libro di Zusak descrive una crescita forzata e indotta dalla crudeltà degli uomini. Ma la violenza della guerra e l'assurdità del mondo degli adulti vengono fiaccate dai libri e dalla letteratura, corsie preferenziali per la conoscenza. E attraverso i libri la giovane protagonista abbandona la superficialità tipica dell'età e impara a leggere (tra le righe), capendo quello che la circonda, scoprendo i misteri della vita e della sua assenza. Tradotto in trenta lingue, "La bambina che salvava i libri" è sceneggiato da Michael Petroni (Le Cronache di Narnia - Il viaggio del veliero) e diretto da Brian Percival (Downton Abbey), che decide per una regia classica e decisamente didascalica. Messa in scena che non rivoluziona il genere ma rende il film accessibile e concentrato sul suo soggetto: la dittatura dell'incultura. L'innocenza della protagonista si scontra presto coi terribili 'uomini grigi' di Hi**er, che rubano 'il tempo' a chiunque osi contrariarli. E al fuoco della loro follia, la piccola Liesel sottrae i libri, unendo l'attenzione per gli altri alla forza di un sorriso. La speranza risiede nei suoi gesti e in quelli dei suoi genitori, nella loro voglia di libertà, nel loro bisogno comunitario, nel loro amore per il prossimo. Se Hi**er ordina ai suoi 'figli' di bruciare i libri, un padre protegge sua figlia dall'orrore grazie alle parole di quei libri. Perché l'arte è una sorta di coscienza salutare, e in quegli anni bui provvidenziale a risollevare le persone dall'umiliazione e dall'ignominia subita. Racconto edificante, Storia di una ladra di libri partecipa a una tendenza attuale che mostra cittadini tedeschi irriducibili e resistenti contro lo stato delle cose. Impeccabilmente interpretato da Geoffrey Rush, Emily Watson e la giovane Sophie Nélisse, abile nell'esibire l'anima più genuina dell'infanzia e a far conoscere tutta la vulnerabilità della fase più delicata nello sviluppo di un individuo, Storia di una ladra di libri rivela una superficie liscia e una narrazione senza asperità. Il film 'storico' di Brian Percival ha tutte le caratteristiche ma anche i limiti di uno spettacolo familiare, che rinuncia alla (più) complessa costruzione del romanzo per una maggiore presa spettacolare. 'Ricostruttore', piuttosto che autore, il regista inglese pasticcia con la 'mortale' voce fuori campo, che dovrebbe essere il filtro tra gli accadimenti e il lettore e finisce invece per penalizzare la storia, intervenendo approssimativamente sullo svolgimento. Nella versione originale poi, in italiano il doppiaggio assorbe il garbuglio linguistico, intercala l'inglese col tedesco, impiegato come mero richiamo realistico ed elementare décor sonoro. Nondimeno Storia di una ladra di libri resta un film comunicativo, in grado di catturare lo spettatore e donargli un insegnamento veramente sentito. Perché per Brian Percival i libri hanno un valore rilevante, culturale e formativo. Insieme al cinema, possono veicolare contenuti importanti, farsi serbatoio dei capitoli della storia universale della formazione umana, nutrimento dell'immaginario, senza rinunciare ad emozionare.

Sei d'accordo con Marzia Gandolfi?

LA MORTE E LA FANCIULLA SALVA GRAZIE ALLA LETTURA.

Percival adatta il romanzo di Zusak Markus.

Dato tra i favoriti, a suo tempo, nella corsa alle nomination agli Oscar, il film è la trasposizione cinematografica del best-seller di Markus Zukas "La bambina che salvava i libri": oltre 7 milioni di copie vendute in tutto il mondo e per quattro anni nella classifica dei migliori libri di sempre stilata dal New York Times. Si tratta del debutto alla regia cinematografica di Brian Percival, pluripremiato regista della serie tv Downton Abbey ed ha per protagonisti Geoffrey Rush, Emily Watson e la giovane rivelazione Sophie Nélisse (Monsieur Lazhar), tutti dati per possibili candidati agli Academy Awards. Sono gli anni del potere di Hi**er e della Seconda Guerra Mondiale. Lo spettatore assiste alle vicende di cui è protagonista la piccola Liesel Meminger (Sophie Nélisse), affidata dalla madre incapace di mantenerla ai coniugi Max (Geoffrey Rush) e Rosa (Emily Watson). Liesel non ha frequentato la scuola, ma attraverso gli insegnamenti del suo nuovo papà, durante lunghe notti trascorse con lui a studiare, impara ben presto a leggere. È grazie all'amore per la lettura che supera l'iniziale diffidenza verso Max (Ben Schnetzer), un ebreo tedesco che i suoi genitori nascondono nel sottoscala della loro cantina. Insieme a lui legge i romanzi che salva dai roghi nazisti o ruba dalle biblioteche. Per entrambi l'immaginazione diventa l'unico modo per sfuggire all'orrore nazista che si scatena intorno a loro... Un film ricco di emozioni che affronta temi universali come l'amicizia, la forza dell'animo umano, il potere delle parole e la capacità di trovare la bellezza nascosta anche nei luoghi più bui.
ilMorandini

Il best seller La bambina che salvava i libri (2005) dell'australiano Markus Zusak (8 milioni di copie vendute e vincitore di una dozzina di premi letterari) è diventato un film grazie a 2 produttori - Karen Rosenfelt e Ken Blancato - che hanno lottato per averne i diritti fin dalla prima pubblicazione. Durante la Seconda guerra mondiale Liesel, 10 anni, dopo la tragica morte del fratellino, viene affidata dalla madre, che non è in grado di mantenerla, ad Hans Hubermann, un uomo buono e gentile, sposato con Rosa, irritabile e burbera dal cuore d'oro. Presa in giro dai compagni perché non sa leggere, con l'aiuto di Hans, di un vicino di casa suo coetaneo e di un ebreo, che i genitori adottivi nascondono in casa, Liesel sviluppa una passione per i libri che ruba e legge avidamente. Sceneggiato da Michael Petroni e diligentemente diretto da Percival, il film è narrato dalla voce off della Morte che ne valorizza gli aspetti filosofeggianti e fiabeschi, in una cornice politicamente corretta senza sbilanciarsi troppo. Distribuisce 20th Century Fox.
Tutte le recensioni de ilMorandini

Tutte le ragazze avanti!Organizzato da IL CIRCOLO DEI LETTORI DI VERONA e Biblioteca Civica di Verona       "Io non sono...
28/02/2019

Tutte le ragazze avanti!
Organizzato da IL CIRCOLO DEI LETTORI DI VERONA e Biblioteca Civica di Verona

"Io non sono una donna che scrive, sono una persona che scrive".
- Annie Ernaux

Tutte le ragazze avanti! è la rassegna con cui il Circolo dei lettori di Verona si propone di esplorare, nel mese di marzo, universi e linguaggi di alcune fra le più interessanti scrittrici contemporanee.
Tanti generi per dire chi siamo. Romanzo, poesia, saggio, graphic novel e fumetto sono le forme attraverso cui le nostre ospiti ci sveleranno la loro voce, le loro esperienze, il loro sguardo sul mondo e il loro mestiere, la scrittura.

GLI APPUNTAMENTI:

4 marzo ore 18.00
Scrivere senza vergogna
Appunti sulla scrittura di Annie Ernaux
con Valeria Lo Forte
Libreria Pagina 12, Corte Sgarzarie, 6/A, Verona

7 marzo ore 17.45
Il mestiere di scrivere
Tavola rotonda con le scrittrici Nadia Terranova, Sara Gamberini, Giuliana Facchini e Paola Barbato e con Francesca Arduini, presidente del Circolo dei Lettori di Verona
Biblioteca Civica, Sala Farinati, Via Cappello, 43, Verona

8 marzo ore 18.00
"Addio fantasmi"(Einaudi 2018)
Presentazione del romanzo di Nadia Terranova con le scrittrici Nadia Terranova e Alessia Gazzola e con Francesca Arduini
Libreria Pagina12, Corte Sgarzarie, 6/A, Verona

14 marzo ore 17.00 e ore 21.00
”Io sono mare” (Canicola Edizioni, 2018)
con l'illustratrice e grafica Cristina Portolano e con Lucia Cipriani, libraia.
ore 17 Laboratorio per bambini e bambine dai 5 anni
ore 21 Fare Filò, formazione per adulti sul mestiere di raccontare per parole e per immagini.
Farfilò, Regaste S. Zeno, 23/E, Verona

22 marzo ore 18.00
“Supernove. Poesie per gli anni 2000”, (Sartoria Utopia, 2019) Presentazione dell’antologia e letture poetiche con le poetesse Francesca Genti e Manuela D**o e con Antonella Carnielli del Circolo dei Lettori di Verona.
Libreria Pagina12, Corte Sgarzarie, 6/A, Verona

30 marzo ore 18.00
"Tutte le ragazze avanti!” (add Editore 2018)
Presentazione del saggio di Giusi Marchetta
con la scrittrice Giusi Marchetta e con Francesca Arduini. Libreria Pagina12, Corte Sgarzarie, 6/A, Verona

La rassegna è organizzata dal Circolo dei lettori di Verona in collaborazione con le librerie Pagina12 e Farfilò e con la Biblioteca Civica di Verona.

FEB28Bibbia e Divina CommediaDomani alle ore 21:00 · Galleria Giustizia Vecchia · Verona"Dante - verso il 2021"Una serie...
27/02/2019

FEB28
Bibbia e Divina Commedia
Domani alle ore 21:00 · Galleria Giustizia Vecchia · Verona

"Dante - verso il 2021"

Una serie di incontri danteschi per prepararci gli animi al settecentenario dalla morte del Sommo poeta.
In collaborazione con librerie, scuole, associazioni, privati, aziende, amministrazioni pubbliche, verranno promossi eventi, lecturae, reading, per sostare e perdersi nel labirinto della Commedia.

BIBBIA E DIVINA COMMEDIA - Parola di Dio o letteratura?
Giovedì 28 febbraio 2019, ore 21, presso Galleria Giustizia Vecchia, San Zeno

Cultura, letteratura, religione ed eresie. Una serata dove si parlerà di libri sacri, canoni e scritture illuminate. Mirco Cittadini, turista della Commedia, e Roberto Leopardi, biblista e scrittore, dialogheranno insieme per vedere i punti di contatto, i limiti, le possibilità di due testi che sono tra le fondamenta del pensiero occidentale.

Al termine della serata sarà possibile acquistare i libri della casa editrice SdT fra cui in anteprima assoluta anche il libro "Tutto è Paradiso" di Mirco Cittadini.

Questa sera giovedì 14 febbraio alle ore 21 su La7D (canale 29) sarà programmato il film italiano LOVERS di Matteo Vicin...
14/02/2019

Questa sera giovedì 14 febbraio alle ore 21 su La7D (canale 29) sarà programmato il film italiano LOVERS di Matteo Vicino, che nonostante il suo successo all'estero è stato finora vergognosamente ignorato dalla nostra distribuzione omologata e conformista, sia quella delle sale che quella dei principali canali televisivi, che rende purtroppo tale anche il pubblico italiano, omologato e conformista, contribuendo quindi ad azzerare pure il suo spirito critico, perché da anni ormai è stato abituato a vedere praticamente solo 2 tipi di film, i blockbuster americani pieni di effetti digitali e le solite commediole senza spessore americane ed italiane, praticamente tutte più o meno uguali, per cui diventa un dovere non solo cinefilo ma anche civile vedere un film di alto spessore culturale come LOVERS di Matteo Vicino, ambientato d'altronde nella Dotta Bologna...

LOVERS, di Matteo Vicino
4 Aprile 2018 di Fabio Fulfaro
Da SENTIERISELVAGGI
Solo gli amanti sopravvivono? Forse anche i lettori di libri. Alla terza opera dopo Young Europe e Outing, Matteo Vicino, bolognese classe 72, traveste di commedia romantica un teorema disilluso sulla deriva socioculturale del nostro paese.
Il successo del film in diversi festival internazionali (Lisbona, Londra, Fort Lauderdale) non ha facilitato la distribuzione in Italia, quasi a confermare la mancanza di sensibilità dei distributori nostrani rispetto a tematiche controverse e prodotti non commerciali.
Quattro storie con quattro personaggi che si scambiano ruoli e posizioni di dominanza: un misto tra il Closer di Mike Nichols e il Carnage di Roman Polanski. Nel rapporto tra i sessi si stabilisce subito uno scarto incolmabile ben sottolineato dai fuori-fuoco e dai dialoghi serrati alternati ai silenzi. Le prove attoriali di Luca Nucera, Primo Reggiani, Antonietta Bello e Margherita Mannino sono davvero sopra la media, regalando credibilità ai personaggi anche quando la sceneggiatura gira per qualche momento a vuoto. A queste si può aggiungere il plusvalore di Ivano Marescotti che imprime il suo tocco nelle scene in cui è perfetto caratterista.
Il postulato di questa tetralogia dei sentimenti incrociati è evidente: non sappiamo più comunicare perché ci mancano le parole. Amiamo, odiamo, tradiamo, invidiamo, siamo gelosi, uccidiamo, con la superficialità di analfabeti funzionali che non sanno di non sapere (appropriata la citazione in esergo di Edgar Allan Poe). Trogloditi neoprimitivi, col cellulare e computer branditi come clave, senza affettività e empatia per il prossimo. Uomini e donne, di ogni ceto sociale e con differenti background culturali (si va dallo scrittore frustrato al dirigente rampante, dal fisioterapista ambiguo alla libraia sognante, dal dj palestrato alla commessa un po’ frivola), separati da muri di luoghi comuni e pregiudizi.
La fotografia di Francesco Ciccone usa diverse sfumature di colore e il commento musicale piano-jazz curato dallo stesso regista si arricchisce di una componente classica (Bach, Edvard Grieg) che trasforma la storia in un balletto surreale che richiama i catatonismi glaciali di Roy Andersson. Terribile ma vera la scena in libreria in cui due fans di un dj che utilizza un ghost writer per la sua autobiografia (la stoccata sembra diretta a Fabio Volo), non conoscono l’esistenza di Italo Calvino, Gianni Rodari e Pier Paolo Pasolini. In una società moderna tutta rivolta al culto dell’immagine non c’è spazio per le pagine scritte dei libri, specchi riflessi di possibili esistenze. Le quadruple vite di Dafne e Giulia si rispecchiano in quelle di Federico e Andrea con le loro miserie e la loro comicità involontaria (la scena della pi***la e dell’orazione funebre sono irresistibili).
Fa da sfondo Bologna, una città ancora viva, con le sue piazze, i suoi portici, le sue torri, i suoi muri imbrattati da scritte di protesta.
In una intervista recente, forse stanco della fatica di Sisifo contro distributori e produttori, Matteo Vicino ha dichiarato di avere chiuso il suo discorso con il Cinema di finzione. Speriamo sia solo uno sfogo momentaneo perché è evidente la maturazione e la modernità di scrittura raggiunte. Rispetto alle opere precedenti, Vicino parte da istantanee di un discorso amoroso e le amplia a paradigma di un universo giovanile sbandato e inconsapevole. Il cerchio delle quattro storie si chiude per un nuovo inizio. E negli occhi così espressivi di Giulia (Margherita Mannino) si intravede la musa del nostro tempo: la precarietà.

Regia: Matteo Vicino
Interpreti: Primo Reggiani, Margherita Mannino, Ivano Marescotti, Antonietta Bello, Luca Nucera, Massimiliano Loizzi
Distribuzione: Showbiz Movies
Durata: 102′
Origine: Italia, 2017

Questa sera giovedì 14 febbraio alle ore 21 su La7D (canale 29) sarà programmato il film italiano LOVERS di Matteo Vicino, che nonostante il suo successo all'estero è stato finora vergognosamente ignorato dalla nostra distribuzione omologata e conformista, sia quella delle sale che quella dei principali canali televisivi, che rende purtroppo tale anche il pubblico italiano, che da anni ormai è stato abituato a vedere praticamente solo 2 tipi di film, i blockbuster americani pieni di effetti digitali e le solite commediole senza spessore americane ed italiane, praticamente tutte più o meno uguali, per cui diventa un dovere non solo cinefilo ma anche civile vedere un film di alto spessore culturale come LOVERS di Matteo Vicino, ambientato d'altronde nella Dotta Bologna...LOVERS, di Matteo Vicino4 Aprile 2018 di Fabio FulfaroDa SENTIERISELVAGGISolo gli amanti sopravvivono? Forse anche i lettori di libri. Alla terza opera dopo Young Europe e Outing, Matteo Vicino, bolognese classe 72, traveste di commedia romantica un teorema disilluso sulla deriva socioculturale del nostro paese.Il successo del film in diversi festival internazionali (Lisbona, Londra, Fort Lauderdale) non ha facilitato la distribuzione in Italia, quasi a confermare la mancanza di sensibilità dei distributori nostrani rispetto a tematiche controverse e prodotti non commerciali.Quattro storie con quattro personaggi che si scambiano ruoli e posizioni di dominanza: un misto tra il Closer di Mike Nichols e il Carnage di Roman Polanski. Nel rapporto tra i sessi si stabilisce subito uno scarto incolmabile ben sottolineato dai fuori-fuoco e dai dialoghi serrati alternati ai silenzi. Le prove attoriali di Luca Nucera, Primo Reggiani, Antonietta Bello e Margherita Mannino sono davvero sopra la media, regalando credibilità ai personaggi anche quando la sceneggiatura gira per qualche momento a vuoto. A queste si può aggiungere il plusvalore di Ivano Marescotti che imprime il suo tocco nelle scene in cui è perfetto caratterista.Il postulato di questa tetralogia dei sentimenti incrociati è evidente: non sappiamo più comunicare perché ci mancano le parole. Amiamo, odiamo, tradiamo, invidiamo, siamo gelosi, uccidiamo, con la superficialità di analfabeti funzionali che non sanno di non sapere (appropriata la citazione in esergo di Edgar Allan Poe). Trogloditi neoprimitivi, col cellulare e computer branditi come clave, senza affettività e empatia per il prossimo. Uomini e donne, di ogni ceto sociale e con differenti background culturali (si va dallo scrittore frustrato al dirigente rampante, dal fisioterapista ambiguo alla libraia sognante, dal dj palestrato alla commessa un po’ frivola), separati da muri di luoghi comuni e pregiudizi.La fotografia di Francesco Ciccone usa diverse sfumature di colore e il commento musicale piano-jazz curato dallo stesso regista si arricchisce di una componente classica (Bach, Edvard Grieg) che trasforma la storia in un balletto surreale che richiama i catatonismi glaciali di Roy Andersson. Terribile ma vera la scena in libreria in cui due fans di un dj che utilizza un ghost writer per la sua autobiografia (la stoccata sembra diretta a Fabio Volo), non conoscono l’esistenza di Italo Calvino, Gianni Rodari e Pier Paolo Pasolini. In una società moderna tutta rivolta al culto dell’immagine non c’è spazio per le pagine scritte dei libri, specchi riflessi di possibili esistenze. Le quadruple vite di Dafne e Giulia si rispecchiano in quelle di Federico e Andrea con le loro miserie e la loro comicità involontaria (la scena della pi***la e dell’orazione funebre sono irresistibili).Fa da sfondo Bologna, una città ancora viva, con le sue piazze, i suoi portici, le sue torri, i suoi muri imbrattati da scritte di protesta.In una intervista recente, forse stanco della fatica di Sisifo contro distributori e produttori, Matteo Vicino ha dichiarato di avere chiuso il suo discorso con il Cinema di finzione. Speriamo sia solo uno sfogo momentaneo perché è evidente la maturazione e la modernità di scrittura raggiunte. Rispetto alle opere precedenti, Vicino parte da istantanee di un discorso amoroso e le amplia a paradigma di un universo giovanile sbandato e inconsapevole. Il cerchio delle quattro storie si chiude per un nuovo inizio. E negli occhi così espressivi di Giulia (Margherita Mannino) si intravede la musa del nostro tempo: la precarietà.Regia: Matteo VicinoInterpreti: Primo Reggiani, Margherita Mannino, Ivano Marescotti, Antonietta Bello, Luca Nucera, Massimiliano LoizziDistribuzione: Showbiz MoviesDurata: 102′Origine: Italia, 2017Da cineforum:Matteo VicinoLovers5 April 2018 RECENSIONICarlotta Po«Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro».Così diceva Nietzsche in La gaia scienza. In Lovers sono quattro i personaggi destinati a riviversi infinite volte, nel film declinati in quattro situazioni che danno origine a quattro storie, diverse eppure indissolubili.Cerchio esatto in un moto perenne, spirale senza fine né mutamento, il film si fa eco cinematografica dell’eterno ritorno stoico e nietzschiano. Nel suo svolgersi ciclico, sfiora gli estremi di un mondo popolato di esseri meccanici e macchinici, che hanno perso o sono in via di perdere la propria tipicità umana. Ciascuno dei protagonisti – che di nome rimangono uguali ma mutano di essenza – deve vivere (e ri-vivere, suggerisce il finale) le quattro storie per poter compiere (almeno) un giro completo nella ruota delle caratterizzazioni residue di una ormai pseudo- o sub-umanità, in un sistema visto come in continuo ed eterno declino.Le storie coincidono con quattro diversi stadi di una metamorfosi che per essere completa deve passare per la manipolazione, meccanica o emotiva, da soggetti e da oggetti, facendo leva, a turno, sull’intelletto e sul sentimento (o quel poco che ne resta). Un ventaglio di possibilità che si concretizza solo nelle esuberanze, incarnate dai protagonisti che, a rotazione, si ritrovano vincitori o perdenti, oppressori od oppressi, e che, per volontà e per caso, possono sperimentare, almeno nella metà delle situazioni, vendetta (per volontà) e rivincita (per caso). Che tuttavia non porta nulla a reale compimento, poiché in un universo che si muove a spirale nulla è in evoluzione, e nulla risolvibile.E poco si rivela autenticamente umano o naturale in questi esseri freddi che vivono di relazioni strumentalizzate, dove il materialismo sfocia nell’utilitarismo, e dove non per caso viene chiamato in causa Heidegger, la cui visione dell’uomo è più che mai concreta e finalistica: nella teoria del filosofo come nel film di Matteo Vicino, l’essere umano è progettato e progettante e il mondo intorno a esso, rapporti interpersonali compresi, si piega a semplice strumento per raggiungere i suoi scopi.Questa è la logica dell’universo dipinto da Lovers, i cui personaggi sono capaci, impersonificando gli eccessi di un’esistenza quasi apatica, di veicolare una universale propensione all’ego, corporeo e materiale, che fa perdere – e rende inutile – il contatto con le due cose che dovrebbero caratterizzarsi come autenticamente e unicamente antropiche: il sentimento (come amore, affetto, amicizia) e la cultura (come filosofia, letteratura, cinema).Il risultato è un’operazione di distacco, una presa di distanza, in un continuo avvicinarsi e allontanarsi rispetto al mondo reale e allo spettatore, che è tanto del contenuto quanto della forma, negli estremi del primissimo piano (che letteralmente penetra il personaggio) e dei campi lunghi o totali (in cui lo stesso personaggio si perde, talvolta nascosto da veri e propri ostacoli alla visione).Solo questo distacco o fredda automazione permette di cogliere criticamente quanto il film vuole trasmettere, coinvolgendo lo spettatore a un grado più alto, spoglio di ogni sentimentalismo e immedesimazione. Così, a un duplice livello, funziona la seconda e principale condanna del film, che si fa inno alla cultura contro i mali dell’ignoranza e della noncuranza, epidemie diffuse in un sistema – la società umana in generale, quella italiana in particolare – che non funziona come dovrebbe. Un sistema in cui, inevitabilmente, quell’unico personaggio della storia che a turno si veste di un’identità più vicina all’umano (tanto nelle proprie potenzialità quanto nei propri limiti) è lo stesso che soccombe, rigettato da un universo che rifiuta il sentimento. «Tutto è matematica», come la ragione. «Pensare troppo, non serve a nulla».Un universo in cui l’unico modo per sopravvivere, sembra azzardare il film a partire dalla citazione iniziale di Edgar Allan Poe, è quello di abbandonarsi ingenuamente alle sue logiche distorte:«L’ignoranza è una benedizione,ma affinché la benedizione sia reale,l’ignoranza deve essere così profondada non sospettare neppure di se stessa».Dunque, sopravvivere come?IL FILMMatteo VicinoItalia, 2018, 108'Sceneggiatura:Matteo VicinoFotografia:Francesco CicconeMontaggio:Matteo VicinoCast:Primo Reggiani, Massimiliano Loizzi, Margherita Mannino, Luca Nucera, Antonietta Bello, Ivano MarescottiProduzione:Showbiz MoviesDistribuzione:Showbiz MoviesQuattro storie interpretate dagli stessi attori in ruoli diversi che si dipanano a Bologna tra tradimenti, feroci vendette, colpi di scena. Federico, geloso dell'amico Andrea, scatena una guerra basata su colpi bassi e tradimenti.
di Davide Turrini
Il film di Matteo Vicino, interpretato tra gli altri da Ivano Marescotti è un gioioso, intelligente e sensuale rompicapo pop in cui due coppie di attori (Primo Reggiani, Luca Nucera, Antonietta Bello, Margherita Mannino), più il quinto sornione incomodo (Marescotti), si scambiano continuamente i ruoli per quattro microstorie parallele e simmetriche che compongono il tessuto unitario del film
di Davide Turrini | 6 Febbraio 2018
È il film italiano indipendente che ha vinto più premi fuori dall’Italia nell’ultimo anno e mezzo. Lovers di Matteo Vicino, interpretato tra gli altri da Ivano Marescotti – in questo momento tra il copioso cast di A casa tutti bene, finito pure sul palco del Festival di Sanremo – è un gioioso, intelligente e sensuale rompicapo pop in cui due coppie di attori (Primo Reggiani, Luca Nucera, Antonietta Bello, Margherita Mannino), più il quinto sornione incomodo (Marescotti), si scambiano continuamente i ruoli per quattro microstorie parallele e simmetriche che compongono il tessuto unitario del film. Interamente ambientato a Bologna, Lovers è “un cerchio concentrico di vite che si ripete all’infinito” mescolando di continuo sentimento e gelosia, modelli sociali da emulare e narcisismo individuale da perseguire, arrivismo professionale ed etica che va a rotoli. Tutto inizia da una piccola e antica libreria che la giovane proprietaria difende dalle grinfie di un ricchissimo manager, e lì si torna dopo aver affrontato pure un velleitario dj finito a fare lo scrittore di grandissimo successo grazie alle qualità di un frustrato ghostwriter. “Dai libri nasciamo tutti”, afferma la protagonista Giulia (Margherita Mannino) nel quarto blocco di Lovers. “Per essere medico, giudice, avvocato, per costruire un ponte, una favola, una storia d’amore serve un libro”.
“Lovers è un circolo perfetto. Tutto inizia e finisce nella cultura. Si tratta della lezione più grande che si può avere da un lavoro artistico”, spiega il regista Vicino. “Il film inizia con la protagonista che possiede una libreria e finisce che ha ancora quella libreria. Se ci fosse una specie di dio direbbe ‘tornate tutti a leggere perché è la forma di amore più grande della cultura’ ”. Lovers ha vinto come miglior film in diversi festival europei e statunitensi tra cui Fort Lauderdale con diverse proiezioni per il pubblico da tutto esaurito, ma l’infinita processione tra i distributori italiani non ha sortito che dei “No, grazie”. “In Italia si preferisce distribuire i film girati dalle stesse persone che li hanno prodotti, anche se qualitativamente poco buoni. Il cerchio si è oramai chiuso. I produttori sono diventati distributori. Problema che negli Stati Uniti non hanno”, racconta il regista. “Se proteggi solo i grandi distributori i piccoli muoiono. La nuova legge sul cinema dovrebbe valorizzare film realmente indipendenti, non quelli con grandi etichette come, tra gli altri, RaiCinema, Medusa, Warner, Indigo, supportandoli tra gli esercenti con una quota di distribuzione direttamente proporzionale alla qualità del film. Altrimenti è come al supermercato. Come posso trovare un prodotto di qualità se troverò solo i prodotti dei grandi e grossi produttori alimentari? Lì fai danni al corpo, mentre nel cinema fai danni culturali e sociali all’anima”.

Da cineforum:
Matteo Vicino
Lovers
5 April 2018 RECENSIONI
Carlotta Po
«Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro».
Così diceva Nietzsche in La gaia scienza. In Lovers sono quattro i personaggi destinati a riviversi infinite volte, nel film declinati in quattro situazioni che danno origine a quattro storie, diverse eppure indissolubili.
Cerchio esatto in un moto perenne, spirale senza fine né mutamento, il film si fa eco cinematografica dell’eterno ritorno stoico e nietzschiano. Nel suo svolgersi ciclico, sfiora gli estremi di un mondo popolato di esseri meccanici e macchinici, che hanno perso o sono in via di perdere la propria tipicità umana. Ciascuno dei protagonisti – che di nome rimangono uguali ma mutano di essenza – deve vivere (e ri-vivere, suggerisce il finale) le quattro storie per poter compiere (almeno) un giro completo nella ruota delle caratterizzazioni residue di una ormai pseudo- o sub-umanità, in un sistema visto come in continuo ed eterno declino.
Le storie coincidono con quattro diversi stadi di una metamorfosi che per essere completa deve passare per la manipolazione, meccanica o emotiva, da soggetti e da oggetti, facendo leva, a turno, sull’intelletto e sul sentimento (o quel poco che ne resta). Un ventaglio di possibilità che si concretizza solo nelle esuberanze, incarnate dai protagonisti che, a rotazione, si ritrovano vincitori o perdenti, oppressori od oppressi, e che, per volontà e per caso, possono sperimentare, almeno nella metà delle situazioni, vendetta (per volontà) e rivincita (per caso). Che tuttavia non porta nulla a reale compimento, poiché in un universo che si muove a spirale nulla è in evoluzione, e nulla risolvibile.
E poco si rivela autenticamente umano o naturale in questi esseri freddi che vivono di relazioni strumentalizzate, dove il materialismo sfocia nell’utilitarismo, e dove non per caso viene chiamato in causa Heidegger, la cui visione dell’uomo è più che mai concreta e finalistica: nella teoria del filosofo come nel film di Matteo Vicino, l’essere umano è progettato e progettante e il mondo intorno a esso, rapporti interpersonali compresi, si piega a semplice strumento per raggiungere i suoi scopi.
Questa è la logica dell’universo dipinto da Lovers, i cui personaggi sono capaci, impersonificando gli eccessi di un’esistenza quasi apatica, di veicolare una universale propensione all’ego, corporeo e materiale, che fa perdere – e rende inutile – il contatto con le due cose che dovrebbero caratterizzarsi come autenticamente e unicamente antropiche: il sentimento (come amore, affetto, amicizia) e la cultura (come filosofia, letteratura, cinema).
Il risultato è un’operazione di distacco, una presa di distanza, in un continuo avvicinarsi e allontanarsi rispetto al mondo reale e allo spettatore, che è tanto del contenuto quanto della forma, negli estremi del primissimo piano (che letteralmente penetra il personaggio) e dei campi lunghi o totali (in cui lo stesso personaggio si perde, talvolta nascosto da veri e propri ostacoli alla visione).
Solo questo distacco o fredda automazione permette di cogliere criticamente quanto il film vuole trasmettere, coinvolgendo lo spettatore a un grado più alto, spoglio di ogni sentimentalismo e immedesimazione. Così, a un duplice livello, funziona la seconda e principale condanna del film, che si fa inno alla cultura contro i mali dell’ignoranza e della noncuranza, epidemie diffuse in un sistema – la società umana in generale, quella italiana in particolare – che non funziona come dovrebbe. Un sistema in cui, inevitabilmente, quell’unico personaggio della storia che a turno si veste di un’identità più vicina all’umano (tanto nelle proprie potenzialità quanto nei propri limiti) è lo stesso che soccombe, rigettato da un universo che rifiuta il sentimento. «Tutto è matematica», come la ragione. «Pensare troppo, non serve a nulla».
Un universo in cui l’unico modo per sopravvivere, sembra azzardare il film a partire dalla citazione iniziale di Edgar Allan Poe, è quello di abbandonarsi ingenuamente alle sue logiche distorte:
«L’ignoranza è una benedizione,
ma affinché la benedizione sia reale,
l’ignoranza deve essere così profonda
da non sospettare neppure di se stessa».
Dunque, sopravvivere come?

IL FILM
Matteo Vicino
Italia, 2018, 108'
Sceneggiatura:
Matteo Vicino
Fotografia:
Francesco Ciccone
Montaggio:
Matteo Vicino
Cast:
Primo Reggiani, Massimiliano Loizzi, Margherita Mannino, Luca Nucera, Antonietta Bello, Ivano Marescotti
Produzione:
Showbiz Movies
Distribuzione:
Showbiz Movies
Quattro storie interpretate dagli stessi attori in ruoli diversi che si dipanano a Bologna tra tradimenti, feroci vendette, colpi di scena. Federico, geloso dell'amico Andrea, scatena una guerra basata su colpi bassi e tradimenti.

Indirizzo

Via Massalongo, 4
Verona

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