11/06/2026
Dopo quasi 5 anni di governo, Giorgia Meloni lascia un’Italia isolata in Europa, non invitata ai vertici che contano come quello di Londra con Zelensky, e dunque non le resta che recitare la parte di Calimero con la solita dose di vittimismo un tanto al chilo.
Meloni attacca i burocrati europei ma sull’adesione di Kiev all’Ue risponde in modo burocratico, quando invece si dovrebbe gettare il cuore oltre l’ostacolo e riconoscere che l’Ucraina sta difendendo i nostri valori e la nostra libertà dall’aggressione imperialista di Mosca e che serve accompagnare l’allargamento dell’UE con una profonda riforma democratica e federale dei suoi meccanismi decisionali e delle sue istituzioni.
La timidezza della premier su Kiev è d’altronde la dimostrazione che Meloni è ormai ostaggio del suo vicepremier filo russo Salvini e del suo diretto competitor a destra, il putiniano Vannacci.
Una morsa che aumenta la sua pressione ogni giorni di più con l’avvcinarsi delle elezioni.
Anna Lisa Nalin