AREA Liberal

AREA Liberal Area Liberal è una associazione liberale, liberista e libertaria. Area Liberal nasce a Verona nel 2014.

Area Liberal è una Associazione culturale e politica; liberale, liberista e libertaria di ispirazione Radicale. Area Liberal propone una visione della politica italiana ispirata ai valori della cultura liberal.

05/09/2026
La mattina del 16 agosto 1924, nella macchia della Quartarella, a una ventina di chilometri da Roma, un cane cominciò a ...
16/08/2026

La mattina del 16 agosto 1924, nella macchia della Quartarella, a una ventina di chilometri da Roma, un cane cominciò a scavare in un punto in cui la terra sembrava smossa.
Il cane apparteneva a Ovidio Caratelli, brigadiere dei Carabinieri in licenza.
Sotto quella terra c’era Giacomo Matteotti.
Il corpo era stato nascosto alla meglio in una fossa, in una zona di macchia e sterpaglie. Era lì da più di due mesi.
Matteotti era scomparso il 10 giugno 1924.
Quel giorno era uscito di casa per recarsi alla Camera. Sul Lungotevere venne aggredito da un gruppo di squadristi fascisti, caricato a forza su un’automobile e ucciso. Il ca****re fu poi trasportato fuori Roma e nascosto.
Forse i suoi assassini pensavano che facendo sparire il corpo sarebbe scomparso anche ciò che Matteotti aveva avuto il coraggio di denunciare.
Si sbagliavano.
Pochi giorni prima, il 30 maggio 1924, Matteotti si era alzato nell’aula della Camera dei deputati e aveva pronunciato uno dei discorsi più drammatici della storia parlamentare italiana.
Le elezioni politiche si erano svolte il 6 aprile.
Il fascismo aveva vinto, ma Matteotti denunciò apertamente il clima nel quale quella vittoria era maturata: intimidazioni, violenze, aggressioni agli oppositori, pressioni sugli elettori e irregolarità.
Non parlò per slogan.
Aveva raccolto testimonianze e informazioni e, davanti alla maggioranza fascista, citò episodi, luoghi e circostanze. Contestò la validità delle elezioni e chiese che i risultati venissero messi in discussione.
Dai banchi fascisti arrivarono urla, proteste e minacce.
Matteotti continuò.
Interrotto continuamente, riprese ogni volta il filo del suo discorso.
Sapeva perfettamente quale rischio stava correndo. È rimasta celebre la frase attribuitagli dopo quell’intervento:
«Io, il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me.»
Undici giorni dopo venne rapito.
Poi, per settimane, l’Italia rimase sospesa tra indiscrezioni, menzogne, depistaggi e sospetti.
Fino a quella mattina del 16 agosto.
Un cane che scavava nella terra mise fine all’ultima possibilità di fingere che Matteotti potesse essere ancora vivo.
Ma il ritrovamento del corpo non chiuse il caso Matteotti.
Al contrario, lo trasformò definitivamente in una questione politica e morale destinata a segnare la storia italiana.
Il 3 gennaio 1925, davanti alla Camera, Benito Mussolini pronunciò le parole rimaste nella storia:
«Dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto.»
Quel discorso rappresentò uno dei passaggi decisivi verso la trasformazione definitiva del fascismo in dittatura.
Ed è proprio per questo che, 102 anni dopo, ricordare Matteotti non significa soltanto commemorare un uomo assassinato.
Significa ricordare che cosa accade quando la violenza diventa uno strumento della politica, quando l’avversario diventa un nemico da eliminare, quando le istituzioni vengono progressivamente svuotate e quando la paura prende il posto della libertà.
Il fascismo storico non fu una suggestione estetica, una nostalgia o una generica idea di ordine.
Fu anche manganello, intimidazione, censura, persecuzione politica, soppressione delle libertà e, nel caso di Matteotti, assassinio.
Matteotti comprese molto presto la direzione che l’Italia stava prendendo.
Avrebbe potuto tacere.
Avrebbe potuto essere più prudente.
Avrebbe potuto scegliere parole meno pericolose.
Non lo fece.
Parlò in Parlamento sapendo che quelle parole avrebbero potuto costargli tutto.
E gli costarono la vita.
Ma i suoi assassini ottennero l’esatto contrario di ciò che volevano.
Nascosero il suo corpo in una fossa.
Non riuscirono a seppellire le sue parole.
Ed è forse questa la ragione più profonda per cui, a distanza di 102 anni, Giacomo Matteotti continua a parlarci.
Perché la libertà non scompare necessariamente in un solo giorno.
Può essere consumata poco alla volta: quando ci si abitua alla violenza, quando si accettano le intimidazioni, quando si considera normale piegare le regole pur di vincere, quando chi denuncia viene lasciato solo.
Matteotti ci ricorda qualcosa di molto semplice e terribilmente attuale:
la democrazia vive finché esistono uomini e donne disposti a difenderla anche quando farlo è scomodo.
Il 16 agosto 1924 ritrovarono il suo corpo.
La sua voce, invece, non l’hanno mai trovata morta.
E proprio per questo ricordare Matteotti oggi non può essere soltanto un esercizio commemorativo.
Non siamo nel 1924 e sarebbe storicamente sbagliato sostenere il contrario. Ma la storia serve anche a riconoscere linguaggi, simboli e culture politiche prima che vengano normalizzati.
Per questo preoccupano le ambiguità di chi, come Roberto Vannacci, costruisce parte del proprio spazio politico sulla provocazione identitaria e continua a suscitare consenso anche in ambienti della destra radicale. E preoccupa ancora di più quando nel dibattito pubblico riemergono nostalgie fasciste, saluti romani, simbologie e organizzazioni che si richiamano, più o meno esplicitamente, al neofascismo.
Non significa dire che Vannacci sia Mussolini o che l’Italia di oggi sia quella del 1924. Significa esattamente il contrario: difendere la democrazia evitando banalizzazioni, ma anche rifiutando qualsiasi indulgenza verso chi tenta di rendere nuovamente presentabile ciò che la storia ha già giudicato.
Matteotti non appartiene soltanto al passato. Ci lascia una domanda per il presente: quanto siamo disposti a tollerare prima di dire che una linea è stata superata? https://youtu.be/F_iRg076H6g

L’Europa naufraga politicamente sui migranti, incapace da anni di costruire una politica comune che tenga insieme contro...
11/08/2026

L’Europa naufraga politicamente sui migranti, incapace da anni di costruire una politica comune che tenga insieme controllo delle frontiere, solidarietà tra Stati, legalità e canali regolari.
E intanto, nel significato più tragicamente letterale, naufragano e muoiono persone nel Mediterraneo, insieme ai loro desideri, alle loro speranze, alle vite che immaginavano di trovare dall’altra parte del mare.
Il paradosso è tutto qui: mentre l’Europa discute su chi debba occuparsi dei migranti, il mare continua a occuparsi di loro.

Fine vita: l’Italia non può continuare a rinviare. Serve una legge nazionale, chiara e rispettosa della dignità della pe...
17/07/2026

Fine vita: l’Italia non può continuare a rinviare. Serve una legge nazionale, chiara e rispettosa della dignità della persona.

Il dibattito sul fine vita torna periodicamente al centro dell’attenzione pubblica, ma il Parlamento italiano continua a rimandare una decisione che riguarda migliaia di cittadini e le loro famiglie.
Mentre numerosi Paesi europei hanno scelto di affrontare il tema con una legislazione nazionale – ciascuno secondo la propria sensibilità culturale e giuridica – l’Italia continua a vivere in una situazione di incertezza, nella quale sono spesso i tribunali a colmare il vuoto lasciato dalla politica.
Non si tratta di essere “pro” o “contro” il fine vita. Si tratta, prima di tutto, di avere regole certe.
Una società matura non può lasciare medici, pazienti e familiari soli davanti a decisioni così drammatiche. È compito del legislatore assumersi la responsabilità di fissare limiti, procedure, garanzie e controlli, evitando che ogni caso venga risolto attraverso sentenze o interpretazioni diverse.
Il principio fondamentale dovrebbe essere semplice: difendere contemporaneamente il valore della vita, la dignità della persona e la libertà di scelta all’interno di un rigoroso quadro normativo.
Il pluralismo delle convinzioni etiche, religiose e culturali che caratterizza il nostro Paese merita rispetto. Proprio per questo una legge non imporrebbe una visione morale, ma offrirebbe regole condivise capaci di garantire sia chi intende ricorrere alle possibilità previste dalla legge sia chi, per motivi di coscienza o di fede, compie scelte diverse.
È significativo che molti Paesi europei abbiano già affrontato questo tema attraverso il confronto parlamentare, senza rinunciare ai propri valori costituzionali. L’Italia, invece, continua a rinviare, alimentando incertezza giuridica e profonde disuguaglianze territoriali.
Su questioni così delicate la politica dovrebbe ritrovare il coraggio del confronto, evitando slogan e contrapposizioni ideologiche. Il compito delle istituzioni non è dividere il Paese, ma offrire risposte equilibrate, rispettose della persona e coerenti con i principi costituzionali.
Il fine vita non può restare ostaggio dell’immobilismo.
È tempo che il Parlamento si assuma finalmente la responsabilità di decidere.

Giorgio Pasetto
Area Liberal

Indirizzo

Lungadige Attiraglio 34/Verona
Verona
37124

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando AREA Liberal pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi