07/09/2026
AL VIA GLI SCAVI ARCHEOLOGICI DI POLEO: RIEMERGE UN SITO PROTOSTORICO
SUL COLLE DEI RAVAGNI
Ha preso il via il 24 agosto la nuova campagna di indagini archeologiche a Poleo di Schio,
finanziata dal Ministero della Cultura e condotta dalla Soprintendenza. Previste giornate di
apertura per cittadini e scuole e un incontro pubblico di restituzione dei risultati il 27 novembre.
È partita lunedì 24 agosto la nuova campagna di scavi archeologici sul colle (Grumo) dei Ravagni,
a Poleo di Schio, che proseguirà per tutto il mese di settembre. Le indagini fanno seguito
ai sondaggi preliminari condotti nel 2025 dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio
per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, che avevano portato all'individuazione sul
colle di un sito protostorico di grande interesse per la storia del territorio dell’Alto Vicentino.
Le indagini in corso, finanziate dal Ministero della Cultura tramite un fondo ad hoc per la tutela
delle aree d’interesse archeologico, sono condotte direttamente dalla Soprintendenza con la
direzione scientifica della dott.ssa Giulia Pelucchini, mentre sul campo sono eseguite dalla
Società Cooperativa Nea Archeologia sotto la direzione operativa del dott. Riccardo Mantoan.
Fondamentale anche il contributo dell'ispettore onorario Michele Busato, che per
primo aveva segnalato i rinvenimenti nella zona, e del prof. Andrea Ghiotto, che ha seguito
lo scavo fin dalle sue prime fasi.
“Le indagini condotte a Poleo hanno portato all’individuazione di un sito protostorico che restituisce
materiali e strutture in via preliminare databili all’Età del ferro” dichiara il Soprintendente
Arch. Andrea Rosignoli “che testimoniano in maniera inequivocabile la frequentazione
del colle in epoca antica. La campagna di quest’anno, resa possibile anche grazie alla disponibilità
dei proprietari dell’area (C.A. e V.A.), si prefigge come obiettivo quello di chiarire le
dinamiche di insediamento della zona, per accertare quale fosse il suo uso antico. I dati emersi
lo scorso anno ci portano a formulare varie ipotesi, tra cui non è da escludere la presenza di un
sito d’altura a vocazione cultuale. Da ciò è nata l’esigenza di approfondire gli scavi dello scorso
anno, al fine di garantire la tutela e la conservazione del contesto emerso, che costituisce un
importante nuovo elemento per la conoscenza dell’archeologia del territorio scledense, storicamente
frequentato sin da epoche remotissime”.
Il progetto prevede anche un percorso di “archeologia pubblica”, pensato per coinvolgere la
popolazione locale e offrire una prima restituzione preliminare del lavoro svolto. L'evento finale
è in programma per il prossimo 27 novembre, contribuendo così a formare una coscienza
culturale diffusa attorno al rispetto e alla protezione del patrimonio archeologico. È prevista
una giornata di apertura degli scavi rivolta alla cittadinanza (26 settembre in occasione delle
GEP – Giornate Europee del Patrimonio) e una serie di giornate dedicate alle scuole, in particolare
alle classi dei licei che stanno approfondendo lo studio dell’epoca a cui risalgono i ritrovamenti.
“La campagna di scavi ha un doppio valore, storico e pubblico”, commenta l'assessore alla
Cultura del Comune di Schio, Marco Gianesini. “Sul piano culturale, le indagini di Poleo
stanno riscrivendo un pezzo della storia più antica del nostro territorio: individuare un nuovo
sito archeologico permetterà di aggiungere un tassello fondamentale a un mosaico che già comprendeva
il colle del Castello di Magrè il Castello di Schio, il Castellon di Cà Trenta, il Castellaro
di Sessegolo – tutte aree già segnalate e parzialmente indagate da Guido Cibin e Giovanni
Piccoli), restituendo l'immagine di un'area densamente frequentata fin da epoche remotissime.
Ma altrettanto importante è il valore pubblico di questa operazione, perché non si tratta di uno
scavo chiuso agli addetti ai lavori: grazie al percorso di archeologia pubblica, apriremo il cantiere
alla cittadinanza e alle scuole, che potranno vedere da vicino come nasce la conoscenza
storica di un territorio. Un modello che consentirà di far toccare con mano ai più giovani le
proprie radici e accrescere la sensibilità verso la tutela del patrimonio archeologico e culturale
che abbiamo la fortuna di avere sotto casa”.
Le scoperte di Poleo si collocano in un contesto territoriale già noto per la presenza di siti di
grande rilievo archeologico. A Magrè, sul cosiddetto “colle del Castello” — un'altura di circa
50 metri caratterizzata dalla chiesa di San Rocco e da una torre medievale — Giovanni Piccoli
rinvenne nel 1912 diversi reperti, tra cui corna di cervo con iscrizioni alfabetiche. I successivi
sondaggi rivelarono una frequentazione dell'area in epoca medievale e romana, ma le evidenze
più significative risultarono quelle preromane: sul colle sorgeva infatti un importante luogo di
culto, con una struttura destinata alla deposizione di offerte votive, resti di ossa animali in parte
combuste (verosimilmente legati a sacrifici), oggetti in bronzo e reperti ceramici.