23/02/2026
Buongiorno concittadini! Oggi vi vogliamo proporre un'articolo a firma del dott. Francesco Tagliente, prefetto di Pisa e presidente della fondazione insigniti OMRI.
Siamo sicuri che lo troverete molto interessante...
*Il potere è servizio, non dominio*
Nell'ambito del progetto promosso dalla Fondazione Insigniti OMRI sull'etica costituzionale del servizio pubblico, ritengo fondamentale aprire una riflessione su un principio troppo spesso dimenticato: quando il servizio pubblico si trasforma in potere, a pagarne il prezzo è sempre il cittadino.
Parlare di etica del servizio pubblico non è un esercizio morale, ma un richiamo concreto alla responsabilità costituzionale: ogni funzione esercitata in nome dello Stato comporta un impegno reale verso i cittadini, i loro diritti e la loro fiducia nelle istituzioni.
Promuovere l'etica costituzionale del servi-zio pubblico significa riaffermare che il potere pubblico non è un privilegio, ma un servizio temporaneo a beneficio della collettività.
Ogni atto pubblico genera effetti concreti sulla vita delle persone e sulla fiducia nelle istituzioni. L'iniziativa della Fondazione di promuovere la cultura dell'etica costituzionale del servizio pubblico nasce da questa consapevolezza: non un richiamo morale generico, ma un investimento culturale e civico volto a rafforzare la democrazia e la coesione sociale.
Solo dove il potere inteso come esercizio di prerogative sancite dalle leggi resta servizio e il servizio resta fedele alla Costituzione, il cittadino non è suddito, ma parte viva della comunità repubblicana.
L'etica costituzionale del servizio pubblico richiede un principio semplice ma esigente: chi esercita una funzione pubblica non "personifica" il potere, ma lo amministra e lo interpreta in nome della comunità.
La fedeltà alla Costituzione non si misura sol-tanto nel rispetto formale delle norme, ma nel modo in cui esse vengono applicate e vissute nella realtà concreta delle persone. Il servizio pubblico-amministrativo, politico, giudiziario, sanitario o educativo esiste per garantire diritti, non per stabilire gerarchie.
Quando la funzione diventa autoreferenziale ela discrezionalità si trasforma in arbitrio, il ser-vizio smette di essere tale e diventa potere. In quel momento si amplia la distanza tra istituzioni e cittadini e la legalità rischia di svuotarsi di significato sostanziale.
L'ambizione fa crescere, l'esaltazione dell'io divide. Quando sfocia in parole e comporta-menti che feriscono, genera divisioni e mina la fiducia nelle istituzioni.
L'ambizione è una leva essenziale per ogni percorso di crescita, ma quando si trasforma in protagonismo cieco e in esaltazione dell'individualità produce un comportamento autoreferenziale incompatibile con l'esercizio della funzione pubblica.
Nelle funzioni pubbliche-soprattutto quando incidono sulla libertà e sulla reputazione delle persone la misura non è una virtù accessoria, ma un dovere.
In una democrazia matura, il potere trova la propria legittimazione non nella forza dell'autorità, ma nella qualità del servizio reso.
Solo quando chi esercita una funzione pubblica sente di essere temporaneo custode-e non proprietario di un potere affidato dalla Costituzione, lo Stato rimane fedele alla sua vocazione repubblicana e il cittadino resta al cen-tro dell'azione pubblica.
©Il Messaggero
https://www.ilmessaggero.it/editoriali/politica/l_intervento_il_potere_e_servizio_non_dominio-9365975.html
Nell’ambito del progetto promosso dalla Fondazione Insigniti OMRI sull’etica costituzionale del servizio pubblico, ritengo fondamentale aprire una riflessione su un principio troppo...