Rete Solidale per la casa

Rete Solidale per la casa Punto di ascolto per problematiche abitative e la difesa del diritto alla casa

Crisi abitativa: regolamentare gli affitti brevi per difendere la residenzialita. Ma il regolamento non basta.In  questi...
05/09/2026

Crisi abitativa: regolamentare gli affitti brevi per difendere la residenzialita. Ma il regolamento non basta.

In questi giorni il dibattito sulla stampa locale si sta accendendo intorno alla stretta europea sugli affitti brevi e al regolamento comunale.
I dati pubblicati descrivono una realtà che conosciamo bene: a Venezia il fenomeno alimenta uno stress abitativo ormai insostenibile per chi vuole vivere e lavorare in questa città. Come Rete Solidale per la Casa, sosteniamo da sempre che porre un limite alle locazioni turistiche sia un passo necessario, urgente e non più rinviabile per salvaguardare il nostro tessuto sociale.Tuttavia, siamo convinti che la sola regolamentazione, per quanto fondamentale, non possa essere l'unico strumento per risolvere una crisi così profonda. Perché la svolta sia reale e duratura, crediamo sia importante inserire queste regole all'interno di una visione d'insieme più ampia, che guardi al futuro della città attraverso un piano casa complessivo. Accanto ai limiti strutturali sui flussi turistici, diventa infatti fondamentale attivare strumenti che agevolino l'accesso alla casa per i cittadini, prevedendo anche misure concrete che incentivino i proprietari ad affittare ai residenti. Sennò correremmo il rischio concreto di vedere gli alloggi vuoti, o venduti come seconde case. Fatto, questo, che innescherebbe una situazione di non ritorno.
Il diritto alla casa è il pilastro su cui si fonda la vita stessa di una città e regolamentare gli affitti brevi è l'inizio di un percorso che deve vederci uniti nel rimettere i cittadini al centro delle priorità urbane.
Noi continueremo a fare la nostra parte, con proposte concrete, affinché la residenzialità torni a essere il cuore del futuro di Venezia.

Presidio sanitario del Lido: le parole non cancellano gli atti formali. Sono necessari il cambio della variante e traspo...
04/09/2026

Presidio sanitario del Lido: le parole non cancellano gli atti formali. Sono necessari il cambio della variante e trasporti sicuri.

Le recenti dichiarazioni che rassicurano la cittadinanza sul mantenimento del punto di primo intervento all'interno del monoblocco dell'ex Ospedale al Mare, richiedono una riflessione e un'analisi attenta, che vada oltre i proclami. La delicatezza del tema, cruciale per la residenzialita’ e per il futuro del nostro territorio, impongono infatti di guardare non solo alle intenzioni espresse, ma soprattutto alla realtà degli atti urbanistici e patrimoniali ufficiali. Esiste, purtroppo, una forte e oggettiva contraddizione tra le rassicurazioni verbali e i documenti formali approvati dall'amministrazione.
La variante urbanistica al Piano degli Interventi n. 100 del 2023 per le aree dell’Ospedale al Mare al Lido, nata originariamente con scopi del tutto estranei alla sanità, ovvero per definire la destinazione a parco tecnologico dell'ex ospedale a favore della CompuGroup Medical, comprende al suo interno una previsione ben precisa: la possibilità di trasferire il presidio sanitario dal Monoblocco all'area dell’ex Ginecologia.
Questa previsione non è rimasta un'ipotesi astratta. Nel Piano Urbanistico Attuativo (PUA) è esplicitamente inserito lo spostamento delle condotte dell'acqua marina delle piscine proprio fino all'edificio dell'ex Ginecologia. Si tratta di passaggi tecnici e formali che tracciano un disegno preciso e che purtroppo contrastano con le rassicurazioni di facciata sui giornali. Senza il cambio della variante urbanistica, la cittadinanza si troverà a convivere con una perenne spada di Damocle sulla testa. Sul piano operativo e della gestione delle emergenze, crediamo che il punto di primo intervento debba restare assolutamente per la gestione in loco dei codici più leggeri. Per quanto riguarda la gestione dei casi complessi, non possiamo certo però più accettare i deficit strutturali attuali. Quando si attiva un'ambulanza, e’ necessaria la presenza a bordo di un medico e di un infermiere, al fine di permettere una valutazione clinica immediata sul posto per capire se sia necessario dirottare con urgenza il paziente verso l'Ospedale Civile di Venezia, o all'Ospedale dell'Angelo di Mestre.
Il tema dei trasporti sanitari ed esterni rappresenta una ferita drammatica per la nostra comunità, in quanto l'attuale sistema di collegamenti d'urgenza è tragicamente inefficiente. E’ necessario un potenziamento strutturale immediato: servono più idroambulanze dedicate per il trasferimento verso il Civile, e un potenziamento strutturale dei collegamenti e delle corse dei vaporetti pubblici diretti alle strutture ospedaliere. I collegamenti per chi vive nelle isole non sono solo una questione di viabilità, ma una componente essenziale del diritto alla vita.
La tutela della salute pubblica richiede prima di tutto massima trasparenza e coerenza amministrativa: se l'intenzione reale della Giunta è davvero quella di tutelare i cittadini del Lido e di Pellestrina, le promesse non bastano più: servono atti formali e il cambio della variante.
La salute si difende con atti vincolanti, non con le parole.
Temiamo, infatti, che le recenti tesi sull'opportunità di superare l'attuale organizzazione sanitaria possano essere un giorno strumentalizzate da chi ha interessi diversi per giustificare un progressivo smantellamento del servizio di prossimità, arrivando a chiudere il Punto di primo intervento e ad annullare la funzione sanitaria del Monoblocco.
L’annunciato passaggio dell’intero edificio del Monoblocco dal Demanio al Comune tramite il federalismo demaniale rappresenta, a nostro avviso, una scelta priva di logica funzionale che rischia di trasformarsi non in una garanzia, ma in un pericolo per il futuro dei servizi: un bene così importante in mano al Comune resta esposto al rischio di future alienazioni o cambi di gestione d’uso, come già troppo spesso avviene.
La difesa di questo presidio non può concedersi ambiguità teoriche: ogni apertura a ipotesi di ridimensionamento rischia di diventare il grimaldello politico per privare definitivamente le isole dei loro servizi essenziali.

Questione comunità bengalese a Venezia: la priorità sia la tutela dei diritti sul lavoro e il contrasto allo sfruttament...
27/08/2026

Questione comunità bengalese a Venezia: la priorità sia la tutela dei diritti sul lavoro e il contrasto allo sfruttamento.

In merito al dibattito sollevato dalle recenti mobilitazioni e dalle richieste della comunità bengalese a Venezia relative all'apertura di un luogo di culto, si ritiene necessario spostare il focus dell'analisi dalle rivendicazioni di carattere puramente confessionale alle concrete e urgenti problematiche sociali ed economiche che colpiscono la forza lavoro straniera nel territorio veneziano. Il dibattito pubblico, troppo spesso polarizzato su posizioni ideologiche contrapposte che oscillano tra l’imposizione di vincoli culturali preliminari e la difesa esclusiva dei diritti religiosi senza rivendicare le condizioni di sfruttamento e disagio abitativo a cui sono sottoposti, rischia di oscurare la reale situazione di migliaia di cittadini stranieri. Molti di loro arrivano nel nostro Paese con l'obiettivo di ottenere un futuro dignitoso, trovandosi invece inseriti in contesti lavorativi caratterizzati da un forte dumping contrattuale, bassi salari nel settore turistico, turni massacranti e assenza di tutele stabili, in particolare nei settori della cantieristica navale, del turismo e dei servizi connessi.
In questo scenario, l'annuncio di uno sciopero finalizzato unicamente all'ottenimento di concessioni di natura logistico-religiosa rappresenta un segnale anomalo e meritevole di profonda riflessione. Risulta infatti evidente una netta asimmetria tra la totale assenza di mobilitazioni sindacali storiche contro i salari da fame, i subappalti irregolari e la carenza di sicurezza sul lavoro, e l’improvviso ricorso all’astensione dal lavoro per questioni cultuali. Lo strumento dello sciopero costituisce il principale mezzo di emancipazione e di riscatto sociale dei lavoratori. Orientarlo prevalentemente verso obiettivi religiosi rischia di depotenziare le battaglie fondamentali per la dignità professionale e per il diritto alla casa, le quali dovrebbero unire l'intera forza lavoro senza distinzione di nazionalità o fede.
Il pericolo maggiore, insito in questa specifica gestione della vertenza, è la strumentalizzazione padronale delle concessioni religiose. Esiste il rischio concreto che il riconoscimento di un luogo di culto venga utilizzato da datori di lavoro e intermediari senza scrupoli come uno strumento di pacificazione sociale: un "contentino" formale concesso per disinnescare una legittima rivendicazione. Questo scenario permetterebbe la perpetuazione di condizioni di sfruttamento ancora più aspre all'interno di un sistema di ghettizzazione sociale ed economica, dove la concessione della sfera religiosa potrebbe diventare merce di scambio per il silenzio sui diritti contrattuali e salariali.
L'integrazione e la dignità sociale si costruiscono in primo luogo nei posti di lavoro, attraverso il rispetto della legalità, l'applicazione dei contratti collettivi, la garanzia della sicurezza e, infine, il superamento del sistema di appalti e subappalti. Ogni altra rivendicazione rischia di rimanere una facciata che lascia inalterate le dinamiche di precarietà e sottomissione economica.

Officina dei Diritti
Comitato Internalizzazione Servizi
Rete Solidale per la Casa

RIPRENDIAMOCI IL REDENTORE: FIRMA ANCHE TU! Oggi grande affluenza al banchetto in via Garibaldi a Castello. Prossimi app...
25/08/2026

RIPRENDIAMOCI IL REDENTORE: FIRMA ANCHE TU! Oggi grande affluenza al banchetto in via Garibaldi a Castello. Prossimi appuntamenti:
- venerdì 4 settembre ore 9-12 al mercato del Lido
- venerdì 11 settembre prima dell’ingresso della Mostra del Cinema, in via Dardanelli al Lido.
In fondo alle foto, una poesia di Giampaolo Simonetti, “Il Poeta”, che oggi è venuto a firmare e ha scritto per noi una bella poesia dedicata alla nostra petizione, dal titolo “Redentore libero”!

FIRMA ANCHE TU PER RIPRENDERCI IL REDENTORE!Domani martedì 25 agosto saremo con il gazebo a Castello in via Garibaldi, d...
24/08/2026

FIRMA ANCHE TU PER RIPRENDERCI IL REDENTORE!
Domani martedì 25 agosto saremo con il gazebo a Castello in via Garibaldi, dalle 18 alle 20. Ti aspettiamo!

Quando i grandi eventi rendono Venezia una vetrina internazionale, strappando ai cittadini case, spazi pubblici e lavoro...
23/08/2026

Quando i grandi eventi rendono Venezia una vetrina internazionale, strappando ai cittadini case, spazi pubblici e lavoro tutelato

In questi giorni di vigilia della Mostra del Cinema, i resoconti ufficiali e i titoli dei giornali seguono il solito copione trionfalistico: si celebrano i fatturati da record di hotel e ristoranti, e si sbandierano i dati regionali sul record di occupazione. Ma forse è il caso di vedere oltre la retorica e la mistificazione, e porre una domanda scomoda: di quale benessere stiamo parlando e, soprattutto, a quale costo per la cittadinanza?
La realtà, come denunciato anche da inchieste giornalistiche e dai dati sindacali sul nostro territorio, è ben diversa. Dietro la facciata dei numeri record si nasconde una giungla di contratti precari, a tempo determinato, stagionali e sottopagati. I grandi eventi culturali che trasformano Venezia in una vetrina internazionale non portano progresso, ma strappano ai cittadini il lavoro tutelato, sostituendolo con lo sfruttamento stagionale a beneficio dei soliti noti e delle grandi catene. Questa economia predatoria alimenta e cementifica una monocultura turistica totalizzante, soffocando ogni alternativa produttiva, orientata verso l’unica operazione che può salvare la città: una diversificazione dell’economia che riporti tutti i settori del lavoro: lavoro tutelato, non precario e che consenta una vita dignitosa all’interno della nostra città.
La logica della vetrinizzazione di Venezia è quella dello spremere la città come un limone, e suoi figli diletti sono la Mostra del Cinema al Lido con la sua bolla di prezzi astronomici, e la Biennale che per ben sette mesi all'anno divora centinaia di appartamenti. Entrambi gli eventi drogano il mercato e rendono impossibile trovare un affitto stabile a lungo termine. Ma la speculazione non si ferma alle case e alle tutele lavorative: divora anche i servizi sociali e gli spazi comuni che dovrebbero appartenere a chi abita la città. L'esempio più doloroso e scandaloso è sotto gli occhi di tutti a Castello: la storica ludoteca pubblica "La Luna nel Pozzo". Uno spazio che doveva essere restituito ai bambini e alle famiglie del quartiere dopo i lavori di ristrutturazione, e che invece è stato sottratto alla comunità, ceduto per diventare il padiglione della Santa Sede per la Biennale. Luoghi che potrebbero ospitare servizi per la residenzialità, asili, centri di aggregazione o alloggi sociali vengono sacrificati sull'altare dell'esposizione internazionale.
Dobbiamo dircelo con estrema chiarezza: più Venezia viene ridotta a una vetrina internazionale da sfruttare per passerelle d'élite e turismo di massa, più la città reale muore. Meno Venezia sarà prigioniera di questa logica da redditizio palcoscenico, e più avremo la possibilità di salvarci.
Sono necessari la restituzione degli spazi pubblici alla cittadinanza, politiche abitative strutturali, l’affiancamento di tutti i settori dell’economia e del lavoro a quello turistico per avere contratti dignitosi e il blocco immediato della svendita del nostro patrimonio.
La casa è un diritto, il lavoro tutelato è dignità, la ludoteca è dei nostri bambini. Venezia appartiene a chi la vive tutto l'anno.

RIPRENDIAMOCI IL REDENTORE: PROSEGUE LA RACCOLTA FIRME PER LA PETIZIONE POPOLAREAbbiamo già raccolto più di 1400 firme n...
19/08/2026

RIPRENDIAMOCI IL REDENTORE: PROSEGUE LA RACCOLTA FIRME PER LA PETIZIONE POPOLARE
Abbiamo già raccolto più di 1400 firme nella petizione online e 300 in quella cartacea: firma anche tu!
Prossimo appuntamento per firmare la petizione cartacea da presentare in Comune, in via Garibaldi a Castello martedì 25 agosto dalle 18 alle 20.
Firma e fai girare anche la petizione online, per dare forza alla nostra richiesta! Questo è il link
https://c.org/dDYZdVMrVY

Indirizzo

Venice

Sito Web

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