30/04/2026
IL 30 APRILE DEL 1982 VENGONO ASSASSINATI A PALERMO DA UN "COMMANDO" MAFIOSO PIO LA TORRE E ROSARIO DI SALVO. Il trenta aprile dell’ottantadue, in Via Turba, una stradina a pochi passi dalla Federazione del partito, un plotone mafioso, formato da esponenti di primo piano di “cosa nostra”, ha assassinato Pio La Torre, segretario regionale del partito comunista e Rosario Di Salvo, autista e inseparabile collaboratore. Alle nove e trenta, dieci minuti dopo l’agguato, la notizia raggiunge Palazzo dei Normanni. Ho sulla spalla un pacco di giornali che consegno come ogni mattina in biblioteca, Stefano Scavo, un collega, scomparso da poco tempo, m’incontra nei pressi dell’ingresso principale:- “hai sentito, Sergio? hanno ucciso Pio La Torre”. Un minuto dopo sono al gruppo comunista, lo sguardo e l’espressione esterrefatta di Patrizia Gizzi addetta alla segreteria, non lasciano più dubbi. Con la voce rotta dall’emozione, chiedo:- “E’ vero, Patrizia?” sì, risponde, è stato ucciso anche il suo autista. Sono sgomento, so bene che l’autista, la “guardia del corpo”, della quale si parla in un primo momento ha il volto sorridente, la battuta sempre pronta e l’autoironia di Rosario. In pochi minuti mi ritrovo in Corso Calatafimi all’ingresso di Palazzo Palagonia, sede della nostra federazione, mentre arriva Rosa con il volto rigato dalle lacrime. E’ in compagnia dei miei genitori e tiene in braccio Giusy, la nostra primogenita. La scomparsa di Pio e Rosario, produce una ferita che lascerà un segno profondo. Abbiamo conosciuto Rino - in famiglia lo abbiamo sempre chiamato così - nel sessantanove, pochi mesi prima di sposare Rosi, la sorella più piccola di mia madre. Il loro viaggio di nozze coincide con quello più lungo dell’emigrazione in Germania. Svolge tantissimi lavori in quegli anni in una terra non accogliente e spesso ostile ma Rino sa adattarsi e affrontare la vita con ottimismo. La famiglia intanto è cresciuta con l’arrivo di Tiziana, Sabrina e Laura, quando, Rosi e Rino decidono di tornare a Palermo. Crescono le difficoltà insieme alle inevitabili esigenze che segnano un ulteriore periodo di sofferenza quando, finalmente, si apre la prospettiva di un lavoro stabile e Rino entra a far parte del cosiddetto apparato tecnico del comitato regionale comunista. E’ la svolta della sua vita, con Pio La Torre, basta un primo incontro per trovare totale sintonia. Rino è incapace di far del male, è buono, intelligente, estroverso e allegro, ama il suo lavoro, ne intuisce le difficoltà crescenti, acconsente a prendere il porto d’armi e a tenere con se, una pi***la. Il trenta aprile, spara, nell’estremo tentativo di difendere il suo segretario regionale. Con Rosaria vivremo, una pagina terribile e triste della nostra vita che non riusciremo più ad archiviare, che non vorremo più dimenticare. Siamo presenti ogni anno a tutte le iniziative finalizzate al ricordo dell’agguato mafioso, noi stessi ne promuoveremo a decine in sedi diverse e nei luoghi simbolo del nostro impegno sociale, saremo in prima fila nel chiedere l’intitolazione del giardino di Via Nazario Sauro e nelle celebrazioni annuali con le scuole del territorio, solleciteremo anche la realizzazione di un video sulla vita di Rosario e sul rapporto umano e politico con Pio La Torre".