19/11/2023
Già tutte conoscevamo l'esito di questa vicenda, dal primo momento.
Alla storia della "fuga d'amore" non abbiamo creduto mai, e maledetti voi che ancora insistete nel propinarci immaginari romantici per nascondere le violenze. Secoli di patriarcato ci hanno insegnato a diffidare dei vostri racconti e l'immagine della fuga riecheggiava tanto quella delle passate "fuitine", di cui - ricordiamolo - il matrimonio riparatore era il tragico epilogo.
A nessuna di noi serviva conoscere Filippo Turetta per sapere che la "gelosia eccessiva, ma assolutamente non preoccupante, normale per i ragazzi della sua età" (nelle parole del padre) costituisce per tutte noi l'allarme più grande, perché sappiamo bene che a generarla è sempre stata una millenaria cultura patriarcale del possesso, ché il "troppo amore" non esiste.
Non avevamo alcun bisogno di attendere ulteriori indagini sul caso per sapere già che nessuna mancherebbe di presentarsi volontariamente alla propria seduta di laurea, dopo tutti i sacrifici e le fatiche che si fanno per arrivare a quel momento. Eravamo tutte coscienti, dall'inizio, di essere di fronte alla peggiore tradizione di uomini violenti e narcisisti, quelli che non possono provare gioia per i nostri traguardi e che desiderano una compagna non per amore né per affetto, ma per esercitare controllo e potere. E guai a rivendicare un'autonomia, a ottenere un qualche successo; guai a smettere di essere per loro stampelle emotive, supporti ancillari, proiezioni di fragili ego maschili che, per tenersi in piedi, hanno bisogno di perenne ammirazione e sottomissione.
Non ci serviva, insomma, aspettare fino a ora per sapere che di femminicidio si stava parlando e che a breve avremmo appreso che all'appello sarebbe mancata qualcun altra - ancora e ancora.
Ma se tutte sapevamo dall'inizio, mi chiedo perché, invece, in tutto questo tempo, non ci sia stato letteralmente nessuno, tra coloro che conoscevano Filippo Turetta, a essersi attivato in qualunque modo. Nessuno - un genitore, un amico, un insegnante - che abbia trovato agghiacciante la sua gelosia, problematica l'invidia per il rendimento universitario di Giulia Cecchettin e allarmanti le modalità con cui interagiva con lei. Nessuno che abbia pensato che un intervento fosse, tutto sommato, necessario e urgente.
La storia è sempre la stessa, irrimediabilmente identica a sé stessa. Eppure, gli uomini continuano a tenerci a precisare che "non sono tutti così", noi continuiamo a rimanere esagerate e il 25 novembre il nostro governo complice dichiarerà di contrastare la violenza maschile sulle donne.
Ci vediamo il 25 novembre, a Circo Massimo, alle 14.30.