10/02/2026
La Festa della Liberazione in Italia - 25 aprile - corrisponde al giorno della definitiva cacciata dei nazisti e della caduta del regime fascista.
Il Giorno della Memoria - 27 gennaio - corrisponde alla liberazione del campo di concentramento di Auschwitz da parte dell'Armata Rossa.
Allo stesso modo 8 marzo e 1° maggio - le feste internazionali delle donne e dei lavoratori - sono diventate tali a seguito di un processo storico di lotte, scioperi e rivendicazioni politiche e sindacali.
Sono ricorrenze e feste che ci parlano di liberazione e emancipazione.
Fa eccezione proprio il Giorno del Ricordo.
Il 10 febbraio infatti non ricorre nessun evento del genere.
Il 10 febbraio è il giorno in cui nel 1947 viene firmato il Trattato di Parigi che stabilisce quali siano i nuovi confini, anche sul fronte orientale italiano, dopo la fine della Seconda guerra mondiale.
L'Italia ha scelto quella data in senso irredentista. L'Italia ha scelto quella data perché rivendica ancora come italiane le terre slave occupate e sottoposte alla "italianizzazione forzata" dal Fascismo.
L'Italia ha scelto quella data perché non riconosce legittima la firma di quell'accordo.
Non a caso, nelle cerimonie delle "medaglie al valore" consegnate il 10 febbraio a familiari di "esuli e infoibati", 300 sono state consegnate proprio a repubblichini e fascisti.
Non a caso, questo sentimento irredentista tornò a farsi sentire ancora più forte in occasione della guerra che smembrò la Jugoslavia, quando la NATO bombardava Belgrado.
Non a caso dopo la fine di questa il governo Berlusconi istituì questa giornata.
Non a caso il primo indagato nell'inchiesta "cecchini del weekend" è proprio un neofascista che nei fine settimana dal '92 al '96, metteva il fucile in spalla, si appostava nella Sarajevo sotto assedio e uccideva civili, compresi bambini e anziani.
Semmai l'Italia avesse davvero voglia di ricordare, la barbarie fascista e tutta la storia del confine orientale, dovrebbe farlo parlando della confisca delle terre ai contadini slavi, del divieto di parlare lingua slava, dei campi di concentramento per slavi come quello di Arbe.
Ecco che allora questa ricorrenza, in linea con le altre, avrebbe dovuto essere fissata il 6 aprile in quanto giorno della Liberazione della Jugoslavia dal nazifascismo e ad essere premiati avrebbe dovuto essere gli italiani che si unirono alla lotta di liberazione e alla Resistenza jugoslava.
Tutta questa verità storica però viene completamente rimossa e sovrascritta dal sentimento nazionalista, revanscista e suprematista che rappresenta proprio l'embrione di nuove guerre e barbarie.
Non ci possiamo però aspettare niente di diverso specialmente da un governo come quello attuale, figlio legittimo di quelle pagine buie della storia, che non perde occasione per riscriverla e per descrivere il fascismo, oltre che il neofascismo, come vittima, tanto della lotta partigiana come degli antifascisti nella storia della Repubblica.
Se vogliamo ricordare, allora ricordiamo tutto!
Perché dobbiamo ricordare anche che i patrioti furono i partigiani, i traditori furono invece i fascisti che consegnarono la patria all'occupante nazista per poi addirittura provare a fuggire mascherati proprio con la sua uniforme.
Viva i Partigiani.
Viva la lotta di liberazione nazionale.