Salve a tutti. Volevo innanzitutto ringraziarvi per esservi iscritti a "L'essenza del valguarnerese"
Mi presento, sono Ignazio Antonio La Delfa, unico gestore di questa pagina. Ho deciso di creare "L'essenza del valguarnerese" per ricordare ai cittadini valguarneresi ciò che hanno dimenticato: la loro essenza di carrapipani. Quell'essenza che vive nella memoria dei nostri concittadini più importan
ti, in un lasso di tempo che comprende le varie fasi storiche del nostro paese, un cerchia di persone, molto distanti e diverse tra loro, che con la loro caparbietà, cultura e intelligenza, che con i loro pensieri e le loro capacità hanno reso grande il nome di Valguarnera. Non dimentichiamoci dei nostri avi, dobbiamo sempre essere fieri di noi stessi e del nostro passato. Troppo spesso il nostro paese viene denigrato aldilà dei nostri ristretti confini, ma quel che è peggio, è che viene attaccato e quasi odiato dagli stessi suoi abitanti. Non critiche costruttive (quelle servono sempre), ma vere e proprie offese nei confronti della nostra storia. Quante volte abbiamo detto o sentito la frase "Ch paìs r m***a", quante volte "Nan vij l'ura r irimìnn". Ogni volta che in qualche modo ci siamo allontanati da esso, ci siamo ritrovati in un ambiente strano, diverso, forse migliore, ma che non era il nostro, cosa abbiamo provato? Quel senso di nostalgia che ci differenzia da molti popoli è l'essenza del valguarnerese. La voglia di tornare sempre lì, come le api all'alveare, così noi a Valguarnera, ci rende grandi. Molti, compreso io, siamo lontani da Valguarnera, è per questo che soffriamo nel vedere com'è ridotto il nostro amato paese, è per questo che ci sentiamo feriti quando vediamo gente che ha perso la memoria, che non si rende conto di quanto grande e importante siano le sue tradizioni, i suoi antenati, i nomi scritti sotto le lapidi e le sculture marmoree in giro per il paese. Dov'è finito quel senso di appartenenza che ha reso grande Francesco Lanza? L'onore di essere valguarnerese di Angelo Pavone? La caparbietà di migliorare noi stessi e gli altri che era di Sebastiano Arena? Dov'è finita la voglia di cambiamento per il nostro paese che solo con la consapevolezza del bisogno di sporcarsi le mani potremmo raggiungere? Dov'è finito il senso di libertà e giustizia di Francesco Marotta che dovrebbe albergare in tutti noi? Siamo un grande popolo, il popolo di Tommaso Lomonaco, il popolo di Giuseppe Loggia e di Mons. Giacomo Magno. Siamo il popolo di Franco Canonico e Girolamo Valenti. Siamo i discendenti di Giuseppe Barbarino e Luigi Di Barca. Siamo il popolo dei minatori delle zolfare, il popolo dei contadini che con la loro stanchezza e la loro pelle bruciata dal sole, che con le loro spalle già curve, tornavano a casa per educare i figli, portare avanti la famiglia e contribuire alle tradizioni e al futuro della nostra società. Non allontaniamoci dai problemi che sorgono, affrontiamoli! Non attacchiamo i nostri simili in faide interne di odio e invidia, ma condividiamo assieme le nostre forze e le nostre debolezze per diventare più saggi e vigorosi. Uniamoci sotto lo stemma valguarnerese per mettere in moto un unico grande cuore, per invertire la rotta di inesorabile fallimento e degrado che il nostro paese sembra aver preso. Adempiamo all'associazionismo, alla creatività e alla voglia di rivalsa che meritiamo. Siano gli anziani con la loro memoria a far ricordare agli adulti quanto bello e ridente era il nostro paese. Siano gli adulti ad avviare i più giovani in un paese più educato, pulito e onesto. Vantiamoci del nostro passato, non facciamo che i nomi dei nostri concittadini più celebri cadano nel baratro. E ricordate che il modo migliore di pensare ai morti è quello di pensare ai vivi. E pensiamoci ai vivi, ai giovani, educhiamoli. Loro sono il nostro futuro, quelli che dovranno far progredire valguarnera e i valguarneresi. Il prossimo sindaco è tra i bambini che schiamazzano al campo sportivo, il futuro scrittore è tra quei ragazzi che ogni giorno viaggiano per Piazza Armerina. Tra i giovani che il sabato sera passeggiano infinite volte in via Sant'Elena ci sarà il futuro imprenditore che potrà dar vita al nuovo polo tessile. Senza loro, come possiamo ambire al massimo, alla grandezza, alla fiorente realtà di un tempo? La luce è in fondo al tunnel, ma per raggiungerla dobbiamo essere uniti, abbiamo bisogno della saggezza degli anziani, della serietà degli adulti e della volontà dei giovani. Ed è proprio ai giovani che si sono iscritti e si iscriveranno in questa pagina che mi rivolgo ripetendoo le parole di Antonio Gramsci: "Istruitevi peré abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza; organizzatevi, perché abbiamo bisogno di tutta la vostra forza"
Cerchiamo di essere un popolo vero e leale, con grande memoria, siamo sempre fieri di essere valguarneresi. Spero con questa mia pagina di riportare alla memoria di tutti ciò che abbiamo dimenticato, e magari di far conoscere ai più, quelle parti di storia impolverate tra chissà quali scrivanie. Scusate se mi sono dilungato, ringraziandovi nuovamente, vi auguro buon proseguimento e vi lascio con le parole su Valguarnera del nostro "paesàn" più importante:
"…Vedo da lontano il mio paese, così patetico e invitante nel ricordo, bello soltanto dove proprio finisce, nella campagna piena di violette e d'asfodilli, senza gli uomini del Circolo, dei caffè, delle farmacie, delle Società. A quest'ora i giovani giuocano a briscola, i vecchi continuano da almeno cinquant'anni la stessa partita di tressette, le fanciulle che si fanno lentamente dello stesso colore dei fichi secchi accendono ceri votivi a Sant'Antonio di Padova...”
[F.