05/09/2020
LIBERA BIBLIOTECA DE CARLO SGOMBERATA
Questa mattina hanno sgomberato la Libera Biblioteca de Carlo. Un'aula e una realtà politica che da anni lotta e porta avanti una contronarrazione del territorio, che crea dibattito critico sulla società e sulla possibilità della sua radicale modificazione. Una biblioteca autogestita (con oltre 2000 volumi), un'aula studio libera, un luogo di socialità dove si pensava e si metteva in pratica un altro vivere assieme, dove vari collettivi, associazioni, organizzazioni si sono incontrati e creati.
Per loro "un'aula vuota", per noi uno spazio di lotta.
Il rettore Stocchi e la questura hanno approfittato della scusa dell'emergenza sanitaria per eliminare una realtà che evidentemente ha sempre dato fastidio perché luogo di dissenso all'interno di un'istituzione ormai totalmente asservita alle logiche del capitale.
Negli anni abbiamo infatti visto il progressivo deterioramento dei diritti di giovani, studenti e lavoratori, a vantaggio di privati che hanno fatto enormi profitti sulle nostre spalle. Politiche che, ben prima del virus, ci opprimevano e costringevano a una vita di precariato e insicurezza sociale.
Le motivazioni basate sul diritto allo studio, quanto quelle legate alla sanificazione e all'utilizzo degli ambienti risultano solo giustificazioni per nascondere l'intento chiaramente politico di quest'azione. Intento che negli anni si è certamente palesato attraverso minacce e varie forme di ricatto. Durante la pandemia, infatti, il rettore Stocchi è stato sempre zitto di fronte alle nostre richieste di abolizione delle tasse universitarie, così come la regione, la prefettura e la provincia sono rimasti indifferenti difronte al disagio abitativo di tantissimi studenti che rimasti in gravi condizioni economiche non riuscivano a pagare affitti e utenze.
Ecco allora che Stocchi si dimostra ancora una volta perfettamente in linea con l'operato del ministro Manfredi: invece che investire in un reale diritto allo studio in sicurezza, ha preferito adottare pratiche repressive, concedendo briciole. Sulle motivazioni legate alla mancanza di spazi: Stocchi avrebbe certamente potuto scegliere edifici vuoti e facoltà non utilizzate, ma ha preferito speculare sull'emergenza pandemica per sgomberare una realtà politica che da anni porta avanti una contronarrazione di quello che è il mondo della formazione (e non solo) in questo modello di sviluppo.
Un po' ce l'aspettavamo: anche a Torino e in altre città hanno approfittato dell'università chiusa e della situazione d'emergenza per chiudere spazi e reprimere, e già in passato Urbino adottò una modalità simile per sgomberare spazi di lotta, quella volta con la scusa della grande nevicata. Si trattava della vecchia C1 occupata, nata sulla cresta del periodo dell'Onda.
Siate certi comunque che non finisce qui. Che l'ideologia della mercificazione e del profitto ad ogni costo non avrà mai campo libero.