Il Castello di Corigliano Calabro
Foto Angelo Foggia
Premessa
Negli stessi anni in cui Guglielmo il Bastardo, duca di Normandia, si accinge a conquistare l'Inghilterra e a diventarne il re in seguito alla sua vittoria nella battaglia di Hastings (14 ottobre 1066), un altro normanno, Roberto d'Altavilla (Hauteville-la-Guichard, 1025), detto il Guiscardo (l'Astuto), figlio del conte Tancredi, signore del Cotantin, inizia la conquista della Calabria. Egli lo fa attraverso alleanze politiche, scorrerie e rapimenti a danno dei bizantini o altri contendenti della Calabria settentrionale e costruendo una rete di torri e fortezze su speroni di roccia e motte (naturali o artificiali), circondandole di larghi fossati. Fra le prime la Torre cilindrica di San Marco Argentano (1048) e quella, anch'essa cilindrica, di Corigliano Calabro (1073?), per il controllo del territorio da parte delle sue guarnigioni. Dunque nell'XI secolo i normanni ripetono in Calabria quanto era avvenuto nel secolo precedente in Normandia. Il Guiscardo ha avuto ottimi maestri ed ha bene appreso la lezione, egli, con la spada e con le torri o castelli fortificati sottomette la Calabria . "Guglielmo il Conquistatore, Roberto il Guiscardo, Boemondo di Antiochia hanno, tutti, mostrato quella durezza, quella cura dello stato, quel genio dell'organizzazione, quel senso dell'adattamento che appartengono solo ai prìncipi normanni e che permetteranno loro di costituire gli Stati modelli dell'età feudale" (B. La Torre Normanna di Corigliano, posta anche come baluardo del rito latino, contro quello bizantino seguìto nella vicinissima Rossano, successivamente si troverà incastonata, come maschio o mastio o dongione, nell'angolo Nord di un fortilizio quadrangolare che attraverso i secoli (specialmente nel periodo angioino e aragonese) subirà aggiunte e rimaneggiamenti che da ricovero di sentinelle e di corpi di guardia lo renderanno, anche grazie alle ultime e definitive modifiche e decorazioni effettuate nell'Ottocento, lo splendido e meraviglioso castello che oggi troneggia al di sopra dell'abitato del centro storico. E' uno dei gioielli più evidenti della città di Corigliano, ai piedi della Sila Greca e a guardiano dell'ingresso meridionale della Piana di Sibari, davanti al golfo di Corigliano. È fra i castelli più belli e meglio conservati esistenti nell'Italia Meridionale. "Elegante,solido, maestoso, il castello di Corigliano (….. ) è un piccolo "classico" nel suo genere. C'è il ponte levatoio ed il fossato una volta pieno d'acqua; ci sono i merli dentellati e la grande torre di guardia, i sotterranei con la prigione e il "rivellino" di fronte all'ingresso, il salone di rappresentanza e la ca****la privata. Ed infine non mancano gli archivi che raccontano la sua storia e ne custodiscono la memoria" (E. Foto Alberto Fino
Castellani che possedettero il Castello. Il primo castellano della struttura originaria è il normanno Framundo di Losdum (1095), un vassallo di Roberto il Guiscardo, poi Rinaldo di Losdum, fratello di Framundo. . Nel 1242 la struttura appartiene ad Andrea de Cicala e nel 1269 a Giordano de l'Île. È poi dimora di vari feudatari e tra le più potenti e ricche famiglie che si avvicendano nel possesso del castello e del territorio di Corigliano vi sono: i Sangineto e i Sanseverino (1300-1616: in questo intervallo si inseriscono con una breve parentesi i Ruffo di Montalto ed un periodo di amministrazione règia), e quindi i Saluzzo (1616-1822). Ad acquistarlo per questa famiglia di ricchi imprenditori genovesi, che operano anche a Napoli, sono i Capece di Napoli (infatti il passaggio di proprietà del feudo e del Castello di Corigliano dai Sanseverino ai Saluzzo si perfeziona fra il 1616 e il 1649). Nel 1649, Filippo IV concede ad Agostino II Saluzzo il titolo di duca di Corigliano, per essersi valorosamente distinto in occasione della rivolta di Masaniello. Ai duchi di Saluzzo subentrano i Compagna (1828-1971). Parte dei terreni incolti, appartenuti a questi ultimi, negli anni 50, attraverso l'O.V.S.(Opera Valorizzazione Sila), vengono distribuiti ai poveri braccianti agricoli. Francesco Compagna, vende il Castello alla Mensa Arcivescovile di Rossano. L'11 marzo 1979, l' immobile passa dalla Mensa Arcivescovile al Comune di Corigliano Calabro, che lo acquista dopo una lunga e laboriosa trattativa condotta dall'allora Sindaco Francesco Pistoia. Dal 2003 al 2010, l'A.T.I. Framundo, che prende il nome dal primo castellano, è il gestore del Museo Castello Ducale. Nello stesso 2010 la gestione passa direttamente al Comune di Corigliano Calabro. Foto Alberto Fino
Sviluppo della struttura, ed interventi eseguiti nei secoli
A Roberto Sanseverino, IV conte di Corigliano dal 1339 al 1361, si deve il primo adeguamento, che adatta parte del Castello a residenza signorile e fa assumere all' edificio l' aspetto tipico dell' architettura fortificata in epoca angioina. È qui che la tradizione vuole sia nato nel 1354 Carlo D'Angiò (o di Durazzo), che nel 1381 diventerà re di Napoli col nome di Carlo III. Nel 1487 il Conte Girolamo San Severino, implicato nella "congiura dei baroni", viene privato dal re Ferrante d' Aragona di tutti i suoi beni e incarcerato, per cui, dal 1487 al 1495 il Castello rimane sotto l'Amministrazione regia aragonese, diventando sede di una guarnigione militare e in questo periodo viene restaurato per committenza reale col concorso della cittadinanza, come è attestato dall' iscrizione collocata, con lo stemma d' Aragona, sulla facciata d' ingresso del ponte levatoio: "il re Ferdinando d' Aragona, figlio del divino Alfonso, nipote del divino Ferdinando, fece restaurare, con denaro di bronzo raccolto pubblicamente, questa rocca, in rovina per antichità, per tenere in fedeltà i cittadini, nell' Anno del Signore 1490". vengono eseguite poderose scarpate. Il Mastio viene innestato sul corpo di fabbrica a base quadrata con torri cilindriche nei vertici, secondo i punti cardinali. E' probabile che il "restauratore" aragonese del castello, Rivellino compreso, sia stato Antonio Marchesi da Settignano, allievo del grande Francesco di Giorgio Martini, architetto militare del re a Napoli e noto nelle corti di tutta Europa. Ritornato ai Sanseverino, nel 1515-1516 il Conte Bernardino Sanseverino e poi nel 1540 il figlio Pietro Antonio fanno eseguire una serie di interventi di ristrutturazione e modifiche tendenti a sistemare le varie parti della fabbrica: le mura fortificate, le torri, le opere di difesa, l' abitazione, il fossato con parte del camminamento, le prigioni. Fra il l1650 e il 1720, i duchi Agostino II e Agostino III Saluzzo ordinano nuovi lavori di ristrutturazione e di restauro. In particolare ad Agostino II si deve la costruzione della torre ottagonale (Sopralzo) che sovrasta il Mastio, della Ca****la di S. Agostino, di due spaziose rampe di scale di accesso alla piazza d'armi, scale che sostituirono la precedente "salita senza gradi", di alcune stanze sui lati nord e sud e di altre sopra il Piano Nobile. Sotto Agostino III vengono rifatti "gli interni del Castello e arricchite di decorazioni varie stanze, viene messa in opera una balconata esterna alla Sala del Trono" e completati i lavori di restauro di tutte le sovrastrutture e coperture. In seguito a questi interventi, l'edificio assume l'aspetto che in buona parte conserva tuttora. Il 26 novembre del 1828, il latifondo di Corigliano e il Castello vengono venduti da Filippo Saluzzo, ultimo Duca di Corigliano, a Giuseppe Compagna. Luigi, Compagna, secondogenito di Giuseppe, nella seconda metà dell'800, si occupa con particolare cura del maniero ordinandovi nuovi lavori di restauro e di modifica, sia all'interno che all'esterno. Ricordiamo la trasformazione del fossato in orto botanico con l'allevamento di animali esotici; le decorazioni della volta della cupola della Ca****la di S. Agostino e della Torre Mastio con affreschi ad opera del maestro Girolamo Varni, nonché la realizzazione di alcuni ambienti interni: tra questi, ormai andati perduti, la Sala di Apollo (o Sala rossa), la Sala di Venere (o Sala noce) (presentavano entrambe decorazioni attribuibili al Varni), , la Sala degli Stemmi (o Sala verde) e la Sala Cinese (o del Principe, in ricordo del soggiorno del Principe di Piemonte Vittorio Emanuele III, futuro Re d'Italia). Nello stesso periodo nella Sala del Trono Ignazio Perricci da Monopoli relizza il Salone degli Specchi, capolavoro questo dell'arte decorativa del barocco napoletano. Il soffitto è affrescato con effetto "trompe-l'oeil", ossia con una prospettiva aperta su un cielo stellato denominato il "palcoscenico della vita". L'insieme presenta un ricco arredo, impreziosito da lampadari di cristallo di Boemia. ( Il Perricci, venne chiamato successivamente a realizzare il Salone degli Specchi al Quirinale). Nel 1869-1872, lo stesso Luigi commissiona il trittico della "Madonna delle Rose con ai lati Sant'Agostino e Sant'Antonio Abate", al maestro Domenico Morelli, il più celebre dell'ottocento napoletano. Altre tele di pregevole fattura sono il "San Gerolamo penitente" e "l'Ascensione", attribuite, rispettivamente, alla scuola napoletana di Luca Giordano ed al maestro genovese Giovan Battista Gaulli, detto il Baciccio. Nel dicembre del 1891, in occasione del soggiorno del Re Vittorio Emanuele III di Savoia, allora Principe di Napoli, ospite del barone Francesco Compagna, venne ricavato nella torre sud-ovest, tra il Piano Nobile e le Prigioni, il bagno denominato successivamente del "Barone". Dal 1988 al 2002, con progetto finanziato dalla Comunità Europea, il Comune di Corigliano porta a compimento gli ultimi lavori di consolidamento e di restauro finalizzati alla realizzazione del Museo Castello Ducale. Il Castello viene trasformato in un moltiplicatore di cultura e socialità con visite pubbliche, postazioni multimediali, e disponibilità di spazi per ospitare eventi pubblici e privati quali convegni, concerti, mostre e spettacoli. Foto Alberto Fino
Foto Alberto Fino
Vicende storiche connesse con la vita del Castello
- Nel 1079 (?)Roberto il Guiscardo costruisce la Torre fortificata (Mastio) per il controllo del territorio da parte delle sue guarnigioni.
- Tra il 1339 e il 1361 Roberto Sanseverino, IV conte di Corigliano fa eseguire il primo adeguamento della struttura, che adatta parte del Castello a residenza signorile e fa assumere all' edificio l'aspetto tipico dell' architettura fortificata in epoca angioina.
- Nel 1354, secondo la tradizione vi nasce Carlo D'Angiò (o di Durazzo), che nel 1381 diventerà re di Napoli col nome di Carlo III..
- Nel 1382 il castello viene assediato da Venceslao Sanseverino signore di Tricanico.
- Nel 1496 subisce l'assedio del Maresciallo Robert Stewart d'Aubigny.
- Nel 1501 resiste e si arrende a Gonzalo de Cordova.
- Nel 1538, grazie alle sue fortificazioni, resiste ad un terribile assedio del pirata turco Khair-Eddin (detto Barbarossa).
- Nel 1551 è sede di un presidio militare.
- Nel 1616 passa dai Sanseverino ai Saluzzo di Genova che nel 1649 vengono investiti del titolo di Duca
- Nel 1648 Marcello Tosardo, che parteggia per i francesi, lo assedia lungamente, ma non riesce a prenderlo.
- Nel 1735, dopo essere stato arricchito e rimesso a nuovo dal duchi Agostino II Saluzzo e successivamente dal duca Agostino III Saluzzo. Il Castello ospita, tra il 27 e il 28 gennaio , il Re delle Due Sicilie, Carlo III di Borbone, che vi fa tappa nel corso del suo viaggio verso Palermo.
- Nel 1799 vi soggiorna il Cardinale Fabrizio Ruffo. I Sanfedisti fucilano sul largo del Castello alcuni rivoluzionari giacobini.
- Nel 1806 subisce l'ultimo assedio della sua storia, ad opera del generale napoleonico Reynier, che ordina il saccheggio e l'incendio della città. I cittadini, che vi si erano rifugiati, si arrendono quando vedono il cannone del maggiore Griois puntato contro la porta principale.
- Nel 1828 i Compagna di Longobucco acquistano il feudo di Corigliano e il Castello.
- Nel 1870 vengono operate trasformazioni all'interno del Castello.
- Nel 1872 viene acquistato il "Trittico" del Morelli.
- Nel 1891 (dicembre) vi soggiorna il Re Vittorio Emanuele III di Savoia, allora Principe di Napoli, ospite del barone Francesco Compagna.
- Nel 1927 il Castello per legge è dichiarato monumento nazionale.
- Nel 1932 (maggio) vi fa una breve visita Umberto II di Savoia, insieme alla consorte Maria José, all'epoca Principe di Napoli e futuro Re d'Italia.
- Nel 1945 il Prevosto della chiesa di San Pietro Mons. Celestino Colosimo fa nascondere la Preziosa Tavola dell'Odigitria nei sotterranei del Castello, impedendo ai Tedeschi in ritirata di impossessarsene. (La notizia è riferita da Rinaldo Longo che l'ha ricevuta dal detto Prevosto).
- Nel 1966 la zona est del Castello, piano nobile, ospita un asilo e un orfanotrofio. Già verso la fine degli anni 50 l'asilo era gestito dalle Teresiane.
- Nel 1971 è proprietaria del Castello la Mensa Arcivescovile di Rossano.
- Nel 1979 il Castello è acquistato dal Comune di Corigliano. Segono quindici anni di restauro.
- Nel 2002 (dicembre) il Castello non più simbolo del potere feudale ma Museo Castello Ducale inizia una nuova vita attiva al servizio della Città e della cultura. Foto Alberto Fino
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Foto Angelo Foggia
Descrizione di alcune strutture e di ambienti apprezzabili
IL MASTIO
La Torre di Roberto il Guiscardo, incastonata, come maschio o mastio o dongione, nell'angolo Nord del fortilizio si trova, per chi entra, a sinistra del ponte levatoio. È alta una trentina di metri dal piano strada alla cima della sovrastante torretta ottagonale. Dal 1720 il ponte levatoio, che permetteva l'accesso al suo interno, viene sostituito con un passaggio stabile dalla parte Sud. Nel 1870 una scala a chiocciola in metallo, impiantata al posto di quella tufacea permette la salita attraverso i vari ambienti fino alla torretta ottogonale fatta sovrapporre da Agostino II Saluzzo alla più antica struttura. Con il restauro operato nel XIX secolo dai Compagna le pareti interne vennero decorate. Al primo piano, considerando tale quello a livello della Piazza d'Armi e del quarto nobile, si possono ammirare affreschi ispirati alle crociate, al sovrastante piano invece affreschi che rappresentano scene della cristianità e di storia romana. Ne è autore il pittore fiorentino Girolamo Varni. Foto Alberto Fino
I SOTTERRANEI
I Sotterranei rappresentano ciò che resta della primitiva fortezza. Vi si può accedere da più parti, un accesso si trova a destra subito dopo aver superato l'entrata alla fine del ponte levatoio. Sono visibili una prigione, le vasche di raccolta dell'acqua piovana, la grande cucina ottocentesca. Foto Alberto Fino
LA SALA DA PRANZO
È esposta al lato Est. Privata degli affreschi ottocenteschi eseguiti da Ignazio Perricci sulle pareti e sul soffitto e dei pregevoli arredi, degli specchi e dei divani, è meno elegante del passato. Dotata di un elegante caminetto in marmo scolpito, dalla forma echeggiante lo stile barocco. Dai primi del Novecento la sala presenta sulle pareti quattro grandi apprezzabili tele con i seguenti soggetti: "Erminia tra i pastori", "La Trasfigurazione", "San Paolo Eremita" e "San Girolamo". Foto Alberto Fino
IL SALONE DEGLI SPECCHI (già detto Sala del Trono)
Una dosata accoppiata di stile impero e barocco veneziano fanno di questo ampio Salone uno degli ambienti più gradevoli e sontuosi. Vi dominano il bianco e l'oro. Sfarzosi broccati a trama d'oro scendono divaricandosi lasciando scoprire grandi e meravigliosi specchi di Venezia a tutta parete. Cornici di stucco dorato sulle pareti e alle porte, superbi ed eleganti lampadari di cristallo di Boemia, morbidi divani ricoperti di raso tutto intorno alla Sala, e, tanto sfarzo è arricchito dall'incantevole "balaustra sotto il cielo stellato" del soffitto, decorazione eseguita con la tecnica del "trompe-l'oeil" da Ignazio Perricci intorno al 1870 per volere di Luigi Compagna. Da questa balaustra si affaccia gente del popolo in costume d'epoca che guarda lo sfarzo sottostante, ostentazione degna di una festosa e perenne favola. Una schiera di putti e di giovani festosi prendono corpo dagli stucchi della cornice che tutt'intorno al Salone delimita la detta "balaustra". Foto Angelo Foggia
LA CA****LA
Il busto di Sant'Agostino posto in una nicchia sulla porta d'ingresso ci dice che stiamo entrando in un ambiente sacro a lui dedicato: la ca****la del Castello. Questa, voluto da Agostino Saluzzo e inglobata nella Torre posta ad Ovest, è di forma ottagonale, simile anche nelle proporzioni al Santuario della Madonna bruna di Schiavonea . In essa, sulle pareti della cupola, si possono ammirare gli affreschi con scene dell'Antico Testamento voluti da Luigi Compagna, fatti ritornare alla luce dopo l'eliminazione del manto uniforme di pittura rosa che li copriva. Si dice che questa copertura degli affreschi risaliva a quando sull'altare venne posto la pala del trittico del Morelli (1826-1901), con al centro la Madonna delle rose con bambino e ai lati Sant'Antonio Abate (a sinistra) e Sant'Agostino (a destra). Nulla doveva distrarre l'occhio intento a purificarsi davanti alla profondo significato di quella scena dove umiltà terrena e grandezza divina si fondono attivando al massimo grado lo spirito religioso e quindi l'ascesi. Foto di Angelo Foggia
IL SOTTOTETTO
Mirabili sono le capriate che per mezzo di un ingegnoso sistema di tiranti sorreggono il tetto dell'intera struttura del Castello vi si accede da un locale del piano superiore della torre posta a Est. RINALDO LONGO