08/09/2026
Il Bene.
di p. Francesco
Stiamo vivendo un momento particolarmente difficile e confuso. Nell’ambito mondiale, stando a quanto riferiscono i mass media, i rapporti tra le nazioni non sono mai stati così tesi come in questi ultimi mesi. Focolai di guerre, tensioni, lotte religiose, lotte tribali, distruzioni di massa per il potere, e poi, il non riconoscimento delle minoranze di qualsiasi genere. L’ultima notizia che fa riflettere è quella di questa mattina su un quotidiano nazionale dove si legge che la Cina alla Banca Europea e alle varie banche sulla proposta di rivedere il valore del denaro, i tassi d’interesse e quant’altro, ha risposto semplicemente “lo Yuan (valuta cinese in corso) è nostro e facciamo quello che vogliamo! Voi europei pensate all’Euro!”.
Il Concilio Vaticano II° (Gaudium et Spes 26) ha messo in evidenza che il bene comune consiste nell’insieme di quelle condizioni di vita sociale che permettono alle persone, tanto ai gruppi quanto ai singoli membri, di raggiungere il proprio sviluppo più pienamente e più speditamente. Il bene comune non coincide con la somma dei vantaggi dei singoli, il bene comune appartiene a tutti e solo insieme si può costruire, accrescere e custodire (Leone XIV, Magnifica Humanitas, n. 60).
Il vangelo di Matteo offre, a quanti lo vogliono ascoltare, uno spaccato splendido sull’operare di Gesù. Al capitolo 9,35-38 si legge: “Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno, e guarendo ogni malattia e infermità. Vedendo le f***e ne sentì compassione perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore”.
Da un lato Dio fatto Uomo, instancabile, desidera incontrarsi con quante più persone possibile, percorrendo città e villaggi; dialogo, ascolto, Dio sa ascoltare e parlare, per ve**re incontro alle necessità nelle malattie, nelle infermità, senza escludere nessuno, perché nessun uomo è scarto, ma cura ogni sorta di male.
Dio si china sull’uomo, lo accarezza con la sua presenza, lo solleva e lo conforta. La compassione di Dio si manifesta pienamente nella persona di Gesù in azioni concrete, umane: attraverso l’uomo Gesù si manifesta il Padre di Gesù. L’opera di Gesù ha anche il risvolto d’impegnare i discepoli i quali devono continuare l’opera del Maestro.
“La messe è molta, ma gli operai sono pochi”: è lo sguardo di Gesù, e della chiesa, verso il mondo.
Quanti milioni di persone vorrebbero ascoltare parola di compassione, di dialogo e conforto. Gesù le ha dette con grande chiarezza una volta per sempre, e ora, ripetendole non vuole amareggiarsi per l’esiguità di quanti lo ascoltano, piuttosto propone una sfida a noi discepoli per testimoniare davanti al mondo la sua Parola di compassione: “la messe è molta” diventa una parola di speranza ed è rivolta a noi oggi, come parola d’impegno e di missionarietà.
La Parola di Gesù ci coinvolge nell’annunciarlo a “una moltitudine sfinita” che vive senza riferimenti, o peggio, che assume atteggiamenti contro l’umanità. Troppe persone si illudono di risolvere i propri problemi usando la violenza, uccidendo, rubando e cercando consolazione spesso nella droga e in tutte quelle cose di estraniamento dell’uomo da sé stesso, ma è una moltitudine che ha bisogno di incontro con l’altro, da fratello; ha bisogno di ascolto, di tenerezza, di giustizia e di pace, Anche nelle comunità cristiane spesso si trovano persone che agiscono per un dominio, anche minimo, e poi quale dominio e quale potere? Tutti siamo chiamati al servizio verso le f***e stanche e sfinite.
È facile “a parole” portare il vangelo, svolgere un compito missionario nella chiesa, ma il vangelo non va vissuto “a parole”, ma con la vita di ogni giorno, con quanti incontro per strada, ma soprattutto con coloro con i quali vivo sotto lo stesso tetto. San Giacomo scrive “siate di quelli che mettono in pratica la Parola e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi” (1,22).
Per noi cristiani il Vangelo è “il bene da trasmettere” con la vita. È il bene comune prezioso che abbiamo ricevuto e che ora trasmettiamo a coloro che Gesù vede come f***e stanche e sfinite e sente compassione per loro. Sforziamoci di fare nostro lo stesso atteggiamento di Gesù e allora la nostra vita diventa gioiosa, anche se non mettiamo mai in discussione la difficoltà di amare.
Sentire compassione significa amare doppiamente con i limiti e i difetti, ma anche con l’aiuto che viene donato dal Signore.