19/07/2026
🗳️ SÌ AL DIRITTO DI VOTO PER I FUORISEDE (QUELLO VERO).
🗳️ SÌ AL DIRITTO DI VOTO PER I FUORISEDE (QUELLO VERO).
Oltre 5.000.000 di italiani e italiane vivono, studiano o lavorano lontano dal proprio comune di residenza. Per molti di loro votare significa affrontare lunghi viaggi e costi che, troppo spesso, diventano un ostacolo insormontabile.
Il diritto di voto non dovrebbe dipendere da dove vivi.
L'articolo 48 della Costituzione Italiana garantisce un voto personale, eguale, libero e segreto: è nostro compito renderlo realmente accessibile a tutti.
La Camera dei deputati ha approvato all'unanimità l'emendamento per il voto dei fuori sede, un segnale importante, ma che presenta criticità enormi.
Il requisito dei 9 mesi di domicilio è una barriera assurda che di fatto esclude chi intende tutelare.
Pensiamoci: molti studenti e lavoratori vivono fuori sede, proprio per cicli di 9 mesi, questo limite li taglia fuori.
È un paradosso ingiustificabile: per avere diritto di voto nel nuovo comune, in caso di normale cambio di residenza, i tempi tecnici massimi sono di circa 3 mesi, e durante le consultazioni referendarie dell'8-9 giugno 2025, il requisito richiesto per il domicilio temporaneo era di soli 3 mesi. Perché oggi ne vengono richiesti 9?
📍 La nostra proposta è diversa, seria e ordinata:
chiunque si sposti per studio, lavoro, salute o situazioni personali, deve registrare il proprio domicilio nel comune dove effettivamente vive, come già previsto dalle norme di pubblica sicurezza.
Se rendessimo la registrazione del domicilio obbligatoria per tutti i fuori sede, potremmo finalmente agganciare a questa regolarità il diritto di voto, calcolando il tempo tecnico di 3 mesi, esattamente come per il cambio di residenza.
Così, milioni di cittadini e cittadine avrebbero finalmente garantito il diritto di votare dove vivono davvero, invece di creare barriere insuperabili.
Con l'attuale proposta dei 9 mesi, la realtà è una sola: arriveremo alle prossime elezioni politiche con 5.000.000 di persone di fatto private del diritto di esprimersi, perché con questo vincolo temporale i fuori sede non potranno votare.
In una società sana e veramente democratica, il voto non deve essere un’impresa, è assurdo che, nel 2026, si debba ancora scegliere tra il proprio lavoro, i propri progetti e il diritto di voto.
Noi di Solidali vogliamo una democrazia che funzioni, senza chiedere sacrifici fuori luogo ai cittadini.