Partito Comunista Italiano di Torino

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ERNESTO " CHE " GUEVARA Ernesto " Che " Guevara nacque a Rosario, in Argentina, il 14 giugno 1928. Nell'anniversario di ...
14/06/2026

ERNESTO " CHE " GUEVARA

Ernesto " Che " Guevara nacque a Rosario, in Argentina, il 14 giugno 1928. Nell'anniversario di tale data, vogliamo rendere omaggio alla figura del grande rivoluzionario, ripercorrendone i capisaldi del pensiero politico.
Va detto, innanzitutto, che Ernesto " Che " Guevara raggiunge la maturità del suo pensiero politico, negli anni '50 del secolo scorso, quando il movimento comunista internazionale, dopo lo straordinario aumento della sua influenza e del suo prestigio politico, in seguito al contributo determinante dato alla vittoria, nella seconda guerra mondiale, contro il nazifascismo, inizia a subire l'influenza di quello che verrà poi chiamato " revisionismo moderno " e che ha come punto di avvio, il XX Congresso del Pcus, nel 1956.
Reso famoso dal " Rapporto segreto " di Cruscev, con la sua clamorosa operazione di demolizione dell'opera e della figura di Stalin, tale Congresso costituì uno " spartiacque " nella storia del movimento comunista internazionale, segnando una tappa decisiva della affermazione, al proprio interno, del revisionismo politico ed ideologico moderno.
Ciò avvenne, prevalentemente, in politica estera, attraverso la sostituzione, da parte dell'URSS stessa, della lotta antimperialista con la politica della " coesistenza pacifica " fra Stati a diverso ordinamento socio-economico, e con la adozione, in ogni singolo Paese, della strategia della " via parlamentare e pacifica al socialismo ".
Successivamente, tale " svolta ", avrebbe portato, in URSS, alle " riforme ", degli anni sessanta e settanta, fondate su misure che avrebbero stabilito la dipendenza dei rapporti di produzione, dalle leggi, giudicate " oggettive ", del mercato, e l'autonomia finanziaria delle imprese, sulla base della priorità del profitto e non della utilità sociale, ed il prevalere della competitività e dell'interesse aziendale, che avrebbero, progressivamente, minato la solidità e lo sviluppo del sistema socialista, fino all'esito finale della dissoluzione dell'URSS e del campo socialista.
L'azione politica e l'opera teorica di Ernesto " Che " Guevara, è chiamata a confrontarsi con l'avvio di tale processo storico-politico, fin da subito, a partire dalla vittoria della Rivoluzione cubana e dell'avvio della costruzione della società socialista.
Infatti, in uno dei primi " discorsi televisivi " trasmessi dalla TV di Cuba, sul tema del rapporto fra " Sovranità politica, ed indipendenza economica ", del 20 marzo 1960, egli afferma :
" La parola d'ordine, in questo momento, è la Pianificazione. Dobbiamo fare uno sforzo per elaborare un piano che ci permetta di programmare il futuro.
La sovranità nazionale significa, prima di tutto, che ogni Paese ha il diritto di esigere che nessuno intervenga nella sua vita, il diritto di ogni popolo all'autogoverno, a scegliere il modo di vita che più gli si addice...
Ma tutti questi concetti, di sovranità politica e nazionale, sono fittizi se non c'è, accanto ad essi, l'indipendenza economica; se non c'è economia propria, se si è dominati dal capitale straniero, non si può essere liberi dalla tutela del Paese dal quale si dipende, e tanto meno, si può fare la volontà del proprio Paese, se questa urta contro i grandi interessi della nazione che lo domina economicamente."
E, relativamente agli accordi economici con l' URSS, afferma:
" C'è chi dice che l'Unione Sovietica li fa per disturbare gli Stati Uniti. Noi siamo disposti ad ammettere che è vero...ma intanto ci vende il petrolio e ci compra lo zucchero, a condizioni per noi convenienti...le intenzioni che l'URSS ha o non ha, non ci interessano. Noi, innanzitutto, vendiamo i nostri prodotti e non sovranità nazionale, come facevano prima ".
Ed ancora, sul rapporto fra individuo e collettività, rivolto agli studenti di medicina ed ai lavoratori della sanità ( 20 agosto 1960 ): " Come per tutti i compiti rivoluzionari, è necessario, sostanzialmente, l'individuo. La rivoluzione non è, come alcuni vorrebbero, una standardizzazione della volontà collettiva, ma è, al contrario, liberatrice della capacità individuale dell'uomo ".
Relativamente alle modalità della conquista del potere politico, il pensiero del " Che " è, nello stesso tempo, articolato e chiaro :
" Quando sentiamo parlare di presa del potere per via elettorale, la nostra domanda è sempre la stessa: se un movimento popolare giungesse al governo di un paese, spinto da una grande votazione popolare e decidesse, di conseguenza, di dare inizio alle grandi trasformazioni sociali previste dal programma in base al quale ha avuto la vittoria, non entrerebbe immediatamente in conflitto con le classi reazionarie del Paese? Può succedere, quindi, che il governo venga rovesciato con un colpo di stato, più o meno incruento; ma può succedere, invece, che l'esercito oppressore venga sconfitto, grazie all'azione popolare armata, in appoggio al proprio governo ".
( Cuba, eccezione storica o avanguardia nella lotta al colonialismo ? 9 aprile 1961 ).
Ernesto " Che " Guevara, come Ministro dell'Industria e dello Sviluppo economico di Cuba, partecipò al dibattito sulle forme e sui contenuti dell'edificazione socialista, sia con riferimento ai compiti a cui si trovava di fronte Cuba, ma anche in chiave di bilancio storico delle esperienze di altri Paesi socialisti.
Nello scritto " Sul sistema di finanziamento di bilancio ", nel numero del febbraio 1964 della rivista cubana " Nueva Industria ", il " Che " tratta tali temi, partendo dall'analisi dell'esperienza Sovietica.
Dopo aver affermato che " il comunismo è una meta dell'umanità che si raggiunge consapevolmente, per cui l'educazione, la liquidazione delle tare della vecchia società nella coscienza della gente, è un fattore di enorme importanza, tratta il tema dell'impresa e del suo funzionamento:
" Per noi, un'impresa è un conglomerato di fabbriche o unità di produzione, che hanno una base tecnologica simile, una comune destinazione della propria produzione o, in qualche caso, una localizzazione geografica delimitata. Per il sistema del calcolo economico, un'impresa è una unità di produzione con personalità giuridica propria. Uno zuccherificio è un'impresa, per quel sistema, mentre per noi, tutti gli zuccherifici e le altre unità di produzione, aventi rapporti con lo zucchero, costituiscono l' Impresa consolidata dello zucchero.
Così, " Che " Guevara, cominciava ad entrare nel merito delle " riforme " e della " autonomia delle imprese " che si andavano sperimentando in URSS, in quel periodo.
Infine, ma primo per importanza, il tema della solidarietà internazionale antimperialista. Intervenendo al Secondo seminario economico sulla solidarietà euroasiatica ( Algeri-24 febbraio 1965 ), Ernesto " Che " Guevara affermò:
" Da quando i capitali monopolistici si impadronirono del mondo, hanno mantenuto nella povertà la maggior parte dell'umanità, mentre i guadagni venivano divisi fra i paesi più forti. Il livello di vita di questi paesi è fondato sulla miseria dei nostri.
Bisogna, dunque, lottare contro l'imperialismo, per innalzare il livello di vita dei popoli sottosviluppati.
Lo sviluppo dei paesi che iniziano ora il cammino della liberazione, deve essere sostenuto dai Paesi socialisti.
Non può esistere socialismo se, nelle coscienze, non avviene un cambiamento che determini un nuovo atteggiamento fraterno nei confronti dell'umanità, sia di carattere individuale, nelle società in cui si costruisce o si è costruito il socialismo, sia di carattere mondiale, in rapporto a tutti i popoli che subiscono l'oppressione dell'imperialismo.
Come può essere " reciproco vantaggio ", vendere ai prezzi del mercato mondiale, le materie prime che costano sudore e sofferenze senza limiti ai paesi arretrati, e comprare, ai prezzi del mercato mondiale, le macchine prodotte nelle attuali fabbriche automatiche ? Se stabiliamo questo tipo di rapporto tra i due gruppi di nazioni, dobbiamo ammettere che i Paesi socialisti sono, in un certo modo, complici dello sfruttamento imperialista.
I Paesi socialisti, hanno il dovere morale di porre fine alla loro tacita complicità con i paesi sfruttatori dell' Occidente. "
Per giungere all'appello finale, contenuto nel primo numero speciale della rivista " Tricontinental " del 16 aprile 1967, che apparve con il titolo di Guevara:
" Creare due, tre, molti Vietnam, questa è la parola d'ordine !!! "
Questo è Ernesto " Che " Guevara, che vogliamo ricordare, nell'anniversario della sua nascita, attraverso i capisaldi del suo pensiero e della sua azione, che, oggi più che mai, sono utili a tutti i popoli del mondo che lottano:
Per la libertà ed una vera democrazia popolare, come base di una società liberata da ogni forma di sfruttamento dell'uomo sull'uomo e da ogni forma di oppressione di classe, di genere e di razza.
Per l'uguaglianza e la giustizia sociale, per tutti i popoli del mondo, sulla base di uguali diritti politici, economici, sociali e civili.
Per la pace, la sovranità ed indipendenza nazionale dei popoli e degli Stati di tutto il mondo, sulla base di un rinnovato sistema di relazioni internazionali, improntate al principio del reciproco vantaggio ed interesse e sul diritto all'autodeterminazione.
Contro il capitalismo, l'imperialismo, per il socialismo !!!

𝗜𝗟 𝗣𝗖𝗜 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗜𝗟 𝗥𝗜𝗔𝗥𝗠𝗢 𝗘 𝗟𝗔 𝗚𝗨𝗘𝗥𝗥𝗔, 𝗣𝗘𝗥 𝗟𝗔 𝗣𝗔𝗖𝗘, 𝗟𝗔 𝗖𝗢𝗦𝗧𝗜𝗧𝗨𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘, 𝗟'𝗔𝗟𝗧𝗘𝗥𝗡𝗔𝗧𝗜𝗩𝗔!La fase politica con la quale si è chia...
04/06/2026

𝗜𝗟 𝗣𝗖𝗜 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗜𝗟 𝗥𝗜𝗔𝗥𝗠𝗢 𝗘 𝗟𝗔 𝗚𝗨𝗘𝗥𝗥𝗔, 𝗣𝗘𝗥 𝗟𝗔 𝗣𝗔𝗖𝗘, 𝗟𝗔 𝗖𝗢𝗦𝗧𝗜𝗧𝗨𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘, 𝗟'𝗔𝗟𝗧𝗘𝗥𝗡𝗔𝗧𝗜𝗩𝗔!

La fase politica con la quale si è chiamati a misurarsi ai diversi livelli è oltremodo complessa, oggettivamente aperta a molteplici sbocchi.

Essa è fortemente segnata da un'alternativa sempre più stringente tra pace e guerra, il rischio di un conflitto su scala globale è sempre più evidente, l'opinione pubblica è da tempo fatta oggetto di una campagna di disinformazione volta a farla entrare in tale ordine di idee, a prepararla alla ineluttabilità della guerra.

Le politiche che ne sono discese, ne discendono, sono evidenti: la corsa al riarmo, l'economia di guerra, a ciò tutto finisce con l'essere sacrificato, a partire dalle condizioni di vita dei ceti popolari. Evidente è la motivazione che è alla base di tale propensione al conflitto: l'ordine internazionale.

L'assetto geopolitico affermatosi dopo la “guerra fredda”, ossia quello unipolare a guida statunitense, non regge più, esso è da tempo messo in discussione dalla Russia, dalla Cina e da altri Paesi, i quali, pur assai diversi tra loro, propugnano un assetto multipolare che il blocco occidentale è intenzionato ad impedire ad ogni costo, anche con la guerra.

Le statistiche hanno in questi anni certificato la crisi del sistema capitalista a guida statunitense e all'opposto la crescita cinese, le difficoltà degli USA sono dunque alla base di quella che si è proposta da tempo come una vera e propria strategia di contenimento dello sviluppo e ruolo della Cina.

In un contesto così drammaticamente segnato, caratterizzato dalla messa in discussione del diritto internazionale, con l'ONU ridotto a simulacro, l'Unione Europea, e con essa il nostro Paese, ha evidenziato la sua subalternità all'interno dell'Alleanza Atlantica a guida statunitense.

Il sostegno alla guerra condotta dall'Ucraina per conto della NATO nei confronti della Russia, l'assunzione di 20 pacchetti di sanzioni nei confronti della stessa, la rinuncia ad acquistarne il gas a basso prezzo, la scelta di investire a debito 800 miliardi di euro in spese militari per gli Stati membri, di portare in 10 anni al 5% del PIL la spesa militare sono scelte emblematiche della preparazione dell'Unione Europea al conflitto.

Scelte che hanno determinato e determinano pesanti ripercussioni sulla finanza e sull'economia del vecchio continente, che acuiscono la già grave crisi sociale da tempo in atto, scelte che con quella del Governo Meloni hanno registrato, registrano, nel Parlamento Europeo ed in quello nazionale, anche la condivisione di tanta parte delle forze politiche che oggi si pongono all'opposizione dello stesso.

Ciò che viene proposto è una sorta di “suprematismo occidentale”, una presunta superiorità morale
dell'Occidente che non ha retto, non regge alla prova dei fatti.
Ciò che riecheggia di nuovo è lo scontro di civiltà, la lotta tra il bene ed il male.

Noi siamo contro il riarmo, contro la guerra, per la pace, che è la questione di fondo, che sovrordina tutte le altre, senza se e senza ma, e questo dovrebbe valere anche e soprattutto per la sinistra, che è tale solo se assume la stessa come discriminante.

Noi siamo contro la NATO, siamo per l'uscita dell'Italia dalla Nato, per ciò che essa è e si prefigge di essere.
Il liberismo economico, la crescente centralizzazione dei processi decisionali evidenziano il vero volto del processo di integrazione capitalista rappresentato dall'Unione Europea; il militarismo e l'interventismo nelle relazioni internazionali ne segnano la politica estera; l'ipocrisia, il doppiopesismo, la complicità la connotano nel caso della politica genocida portata avanti dal governo israeliano, sempre più immerso in una deriva sionista, illiberale, fascista, nei confronti dei palestinesi, sempre più proteso alla costruzione della “grande Israele; l'ambiguità ne è il tratto distintivo se guardiamo a come si è posta in relazione all'aggressione del Venezuela da parte degli USA, in ultimo dell'Iran da parte degli USA e di Israele, di quest'ultimo nei confronti del Libano, etc.

Per noi la questione non è più Europa, ma quale Europa: no a quella in essere del grande capitale, dei poteri forti, sì ad un'Europa dei lavoratori e dei popoli.

Noi siamo per una Confederazione di stati indipendenti e sovrani, “dall'Atlantico agli Urali”. L'elezione di Donald Trump a 47° Presidente degli USA non è un “incidente di percorso”, ma il prodotto della degenerazione di quel sistema democratico, più in generale della democrazia liberale, della torsione autoritaria che ha investito quel Paese, la stessa Unione Europea, e con essa l'Italia, l'altra faccia del sistema capitalista immerso nella propria crisi strutturale.

Tramontata la sua risibile aspirazione al premio Nobel per la pace, peraltro sempre più screditato stante le ultime assegnazioni, Trump ha gettato la maschera, esplicitando una politica che non solo si rifà alla “dottrina Monroe” in relazione al continente americano (Venezuela, Cuba sono di ciò esempi oltremodo emblematici) ma proietta la stessa su altri scenari (la vicenda Groenlandia lo sottolinea) più in generale ha spazzato via ciò che restava del diritto internazionale riconducendo la relazione tra gli Stati ai rapporti di forza, sottolineando ancora una volta che gli USA sono i veri nemici della pace.

La politica di Trump ha pesato e pesa oltremodo per l'Unione Europea, chiamata a fare i conti con la sua politica protezionista, con il suo approccio circa la NATO, con la sua politica internazionale (l'attacco all''Iran, le sue ripercussioni sull'economia del vecchio continente lo sottolineano).

Di certo la politica assunta da Trump ha pesato e pesa anche relativamente alla realtà politica italiana, una realtà fortemente segnata dalle scelte del governo Meloni, che dal rapporto con Trump si attendeva ben altro ed è stata costretta a prenderne le distanze, a rompere.

Un governo, quello Meloni, che conferma il proprio approccio regressivo sul piano dei diritti sociali e civili, che ha ristretto gli spazi di partecipazione, di democrazia, che assecondando la deriva autoritaria in atto in Europa, nella quale l'estrema destra è o si propone al governo dei diversi Paesi, ha puntato ad un riassetto istituzionale che fra riforma della giustizia, autonomia differenziata, premierato mina alle fondamenta l'assetto statuale costituzionale.

Un governo che non solo ha tradito le promesse fatte al proprio elettorato, ma presenta un risultato, a circa quattro anni dal suo insediamento, che, al di là della propaganda diffusa a piene mani, è riassumibile in più povertà, insicurezza, solitudine.

Il no al referendum sulla riforma della giustizia tenutosi nei mesi scorsi ha segnato un punto di rottura di assoluto rilievo nell'azione del governo.

Che ci sia bisogno di un'alternativa al governo Meloni, alle sue politiche è fuori di dubbio, e le elezioni che, salvo possibili anticipazioni, si dovrebbero tenere nell'autunno del 2027 costituiscono un passaggio decisivo.
Noi abbiamo colto nella vittoria del no al referendum sulla giustizia, resa possibile dal voto di tanti che da tento tempo disertavano le urne, di tanti giovani, oltre al dissenso sul merito, un giudizio negativo sull'operato del governo, in politica estera ed interna, soprattutto una richiesta di profondo radicale cambiamento della situazione data.

Un no alle politiche largamente sovrapponibili, perché espressione della medesima cultura liberista, portate avanti nel tempo dal centrodestra, dal centrosinistra, dai governi tecnici che si sono succeduti alla guida del Paese.

Politiche che hanno visto precipitare la condizione lavorativa, ricondurre lo Stato Sociale, nelle sue articolazioni, a partire dalla sanità, dà diritto a possibilità legata alle condizioni reddituali, a piegare il sistema dell'istruzione prima alla centralità dell'impresa ed oggi anche all'imperante militarismo, a negare diritti centrale come quello dell'abitare, a declinare i processi migratori come invasioni dalle quali difendersi, etc.
Politiche che stanno privando le nuove generazioni di un futuro all'altezza delle loro legittime aspettative.
In molti si attendevano che il no di tanti al referendum sulla giustizia si traducesse nel sostegno alle forze di centrosinistra in occasione dell'ultima tornata amministrativa, così non è stato, a conferma del significato profondo che in tanti hanno inteso dare al proprio voto.

Ciò che è emerso da quel no, ma anche dalle piazze dei mesi scorsi contro la guerra, il riarmo, per la Palestina, etc. è per noi chiaro: c'è bisogno di un'alternativa radicale.

C'è bisogno di una politica volta alla pace, ad un diverso modello di sviluppo, di un'altra idea di società, dove l'interesse generale, il bene comune, tornino al centro, dove il noi si contrapponga all'io imperante.

Serve un'alternativa di sistema quale risposta alla crisi di civiltà prodotta dal capitalismo.
Per quanto ci riguarda non basta aggregarsi contro il governo Meloni, serve anche e soprattutto mettere in campo un programma di reale rottura con le politiche in essere, prospettate.

Siamo consapevoli delle difficoltà date, della sfiducia di tanti nei confronti di una politica percepita come altro da sé, ma siamo convinti che è necessario e possibile dare uno sbocco politico al grande movimento che è sceso in campo contro il riarmo, la guerra, in difesa della democrazia, della Costituzione.

Uno sbocco che non è possibile entro il quadro di compatibilità dato, entro la logica bipolare imperante.
Al di là delle denominazioni assunte, assumibili, contano le politiche, e gli schieramenti di centrodestra e di centrosinistra ad oggi si sono largamente mossi all'insegna di quello che chiamiamo il “pensiero unico”.

Serve operare per un blocco sociale e politico il più ampio possibile contro le politiche date, per dare vita ad un fronte di battaglia comune attorno ai contenuti sottolineati, per la costruzione di un polo alternativo volto a rappresentare il radicale cambiamento del quale vi è bisogno.

In tale direzione, per tali obbiettivi il PCI è in campo.

Il Comitato Centrale del PCI

02/06/2026
2 GIUGNO 1946: L'ULTIMA VITTORIA DELLA RESISTENZA Nelle giornate del 2 e 3 giugno 1946, si svolsero, in Italia, le prime...
01/06/2026

2 GIUGNO 1946: L'ULTIMA VITTORIA DELLA RESISTENZA

Nelle giornate del 2 e 3 giugno 1946, si svolsero, in Italia, le prime elezioni democratiche, dopo la dittatura fascista, che prevedevano, simultaneamente, sia la scelta della forma di stato ( Repubblica o Monarchia ), attraverso lo svolgimento di un Referendum popolare, che la elezione della Assemblea Costituente, che doveva redigere la nuova Carta costituzionale.
Il Referendum vide il prevalere della scelta repubblicana, con l'ottenimento di 12.717.923 voti, corrispondenti al 54,3%, mentre i voti per la monarchia furono 10.719.284, per il 45,7%.
Nella elezione della Assemblea Costituente, il 75% dei voti andò a tre partiti, e rispettivamente, il 35% alla Democrazia Cristiana, il 20,7% al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, ed il 18,9% al Partito Comunista Italiano.
Quei giorni, furono contrassegnati, anche, dal raggiungimento dell'obbiettivo storico, del voto alle donne, che parteciparono massicciamente, ed in modo decisivo, alla scadenza elettorale ed alla determinazione dei suoi risultati.
Ci sembra giusto affermare che tale scadenza politica, fu l'ultima vittoria della Resistenza antifascista, non solo perché vinse la Repubblica contro la Monarchia, ed ebbero la prima sanzione del voto popolare, registrandone il consenso, le principali forze democratiche che ne erano state protagoniste ed animatrici, ma perché, successivamente, ma già in quei giorni erano pienamente attive, si sarebbero messe in azione, le forze, di quella che, poi, sarebbe stata chiamata, " la restaurazione capitalistica " e della " guerra fredda ", come rinnovato scontro delle forze imperialiste internazionali, guidate dagli USA, contro le forze del socialismo internazionale, guidate dall'URSS, che, nel nostro Paese, avrebbe voluto dire l'avvio, da parte delle forze reazionarie e conservatrici interne, guidate dalla Democrazia Cristiana, ed ispirate internazionalmente dall'imperialismo, di una nuova stagione caratterizzata dall'attacco contro le conquiste sociali e democratiche dei lavoratori, e da nuove persecuzioni e discriminazioni, contro i comunisti e le forze del movimento operaio e popolare.
Da questo punto di vista, quindi, le elezioni del 2 giugno 1946, rappresentarono una sorta di spartiacque, fra la stagione che aveva visto unite e protagoniste le forze democratiche del nostro Paese, nella Resistenza antifascista, nell'ambito della alleanza Internazionale che aveva portato alla sconfitta del nazifascismo, nella seconda guerra mondiale, e ciò che sarebbe successo, dopo, con una immediata ed accanita ripresa della lotta di classe, a livello nazionale ed internazionale.
Vogliamo sottolineare questo aspetto, perché ci aiuta a capire meglio come, appena cessati gli eventi bellici, ma già mentre erano ancora in corso, le forze della reazione nazionale ed internazionale, si misero in movimento, per garantire il loro dominio, nei nuovi equilibri postbellici, per cui, neppure ciò che si ottenne, in quella scadenza, e cioè sostanzialmente la cacciata della monarchia, che insieme alla volontà delle classi borghesi, era stata una delle fonti del fascismo, era, in se, scontato, ed, anzi, bisognò duramente combattere per ottenerlo, perché potenti forze si attivarono per rilegittimare la monarchia, come strumento di lotta contro il movimento operaio e popolare. Questo fu il senso dello scontro fra Repubblica e Monarchia in quella campagna elettorale, che sfociò nell'esito del 2 giugno 1946.
Nelle prossime ore, verremo inondati dalla solita retorica patriottarda, che non ci appartiene, con l'invito istituzionale, ripetuto ed insistito, a celebrare la " festa della Repubblica ", con uno spirito di " riconciliazione nazionale " perché, come si dice, sempre più frequentemente, " siamo tutti nella stessa barca " e via proclamando e mentendo, ogni giorno, più spudoratamente.
Bene, si sappia che il 2 giugno, e la conquista della Repubblica come forma dello stato, non ebbe, nel 1946, e tantomeno ha oggi, questo significato. Fu il frutto di uno scontro politico e sociale, molto acuto, fra forze del progresso, guidate dai partiti del movimento operaio e popolare, contro le forze reazionarie e conservatrici, che puntavano alla piena restaurazione degli equilibri capitalistici ed imperialistici, a livello nazionale ed internazionale, con lo scopo di vanificare le istanze di emancipazione politica e sociale, che avevano animato la Resistenza antifascista.
Anche il risultato elettorale, con uno scarto di soli due milioni di voti, fu indice della acutezza di tale scontro, che, nel periodo successivo, avrebbe aperto le porte alla " guerra fredda ", alla cacciata di comunisti e socialisti dal governo nazionale, alla vittoria della DC, nelle successive elezioni politiche del 1948, fino alla adesione dell'Italia alla NATO, nel 1949, ed all' avvio della " caccia alle streghe " contro i comunisti, in tutto il Paese, con l' ordine, della ambasciatrice USA, Clara Luce, nel 1950, a Valletta, di " liberarsi dei comunisti " alla Fiat. Questo sarebbe successo, dopo quel 2 giugno 1946.
Ecco, perché parliamo dell' ultima vittoria della Resistenza, quando ne ricordiamo il significato, particolarmente in queste ore, di ricorrenza dell'anniversario.
Si, la Repubblica, fu l'ultima conquista dei comunisti e delle forze del movimento operaio e popolare, che erano state le animatrici della Resistenza antifascista, contro le forze della Restaurazione capitalistica borghese che, in una grande parte di esse, avrebbero preferito la monarchia, come baluardo anticomunista ed antipopolare.
Naturalmente, la storia successiva, del nostro Paese e del mondo intero, continuò ad essere, sempre più intensamente, " storia di lotte di classe ", contro i padroni, il capitalismo e l'imperialismo, fino ai giorni che stiamo vivendo, nell'epoca della rinvigorita lotta dell'imperialismo USA ed UE contro la libertà, sovranità ed indipendenza nazionale dei popoli e degli stati, dalla Palestina alla guerra della NATO contro la Federazione Russa, con i capitalisti che impongono la priorità dei loro profitti, rispetto alla salute dei lavoratori e dei cittadini, e con l' imperialismo USA ed UE, esportatore di guerra, povertà ed ingiustizia sociale, su tutto il Pianeta, perché, tutto ciò " è nella sua natura ", come avrebbe detto Esopo, in riferimento alla sua famosa favola.
Per i comunisti, la classe operaia, i lavoratori e tutti gli sfruttati ed oppressi dal capitalismo e dall'imperialismo, del nostro Paese, il 2 giugno 1946, e l'avvento della Repubblica italiana parlamentare borghese, ci ricorda che spesso, le vittorie, possono avere un carattere parziale e limitato, in base a chi ne gestisce gli effetti successivi.
Molto tempo è trascorso da quell'evento, ed anche la nuova successiva Costituzione, entrata in vigore il 1 gennaio 1948, e tuttora vigente, portò, nel suo testo scritto, i chiari segni del progresso e della volontà popolare democratica, ma oggi, è, al pari della Repubblica di cui essa è Legge fondamentale, lo strumento di governo della borghesia monopolista ed imperialista, che, anche nel nostro Paese, come in tutti quelli a regime socio-economico capitalistico, impone la sua dittatura di classe.
Ecco perché, nei nuovi equilibri politici, economici e sociali, nazionali ed internazionali, che caratterizzano il nostro Paese ed il mondo intero, bisogna riprendere decisamente la lotta :
Per la libertà, ed una democrazia popolare, come base di una società liberata da ogni forma di sfruttamento dell'uomo sull'uomo e da ogni forma di oppressione di classe, di genere e di razza.
Per l'uguaglianza e la giustizia sociale, per i popoli di tutto il mondo, sulla base di uguali diritti politici, economici, sociali e civili.
Per la pace, la sovranità ed indipendenza nazionale dei popoli e degli Stati del mondo intero, nell'ambito di un rinnovato sistema di relazioni internazionali, improntate sul reciproco vantaggio ed interesse e sul diritto all'autodeterminazione.
Contro e fuori dalla UE e dalla NATO, e da ogni altra alleanza internazionale di tipo capitalista ed imperialista, e da ogni condizionamento del Fondo Monetario Internazionale e dei mercati finanziari internazionali.
Contro il capitalismo, l'imperialismo, per il socialismo !!!

𝗜𝗟 𝗣𝗖𝗜 𝗔 𝗠𝗢𝗦𝗖𝗔 𝗔𝗟 𝟯° 𝗙𝗢𝗥𝗨𝗠 𝗜𝗡𝗧𝗘𝗥𝗡𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗔𝗟𝗘 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗜𝗟 𝗙𝗔𝗦𝗖𝗜𝗦𝗠𝗢Si è tenuto a Mosca, dal 24 al 26 maggio, il 3° Forum Intern...
29/05/2026

𝗜𝗟 𝗣𝗖𝗜 𝗔 𝗠𝗢𝗦𝗖𝗔 𝗔𝗟 𝟯° 𝗙𝗢𝗥𝗨𝗠 𝗜𝗡𝗧𝗘𝗥𝗡𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗔𝗟𝗘 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗜𝗟 𝗙𝗔𝗦𝗖𝗜𝗦𝗠𝗢

Si è tenuto a Mosca, dal 24 al 26 maggio, il 3° Forum Internazionale contro il Fascismo. "La lotta contro il terrorismo internazionale, le arbitrarietà e le aggressioni. Per la pace e la sicurezza" è stata la parola d'ordine di questo importante appuntamento, organizzato dal Partito Comunista della Federazione Russa.

Erano presenti più di cento delegazioni provenienti da tutto il mondo. Il Partito Comunista Italiano è stato rappresentato da Sandro Scardigli, del Dipartimento Esteri.

A margine (ma non per importanza) del Forum, si è tenuta il 23 maggio la Conferenza Internazionale su "Fidel Castro, Ernesto 'Che' Guevara e Hugo Chavez". Gli interventi sono stati molti, approfonditi ed appassionati. Esponenti del PCFR e di comitati russi di solidarietà con Cuba e Venezuela, oltre a rappresentanti dei due paesi latinoamericani, hanno preso la parola, assieme ad un nutrito gruppo di altri intervenuti. È stata ribadita da tutti la solidarietà militante con Cuba socialista sotto minaccia di un'aggressione armata USA e con la Rivoluzione Bolivariana del Venezuela. È stata sottolineata l'importanza di estendere in tutti i paesi una rete di comitati per la liberazione del legittimo Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro, e della compagna Cilia Flores.

L'organizzazione del Forum, perfetta sotto ogni punto di vista e nella quale la gioventù comunista ha avuto un ruolo fondamentale, ha fatto toccare con mano a tutti i presenti la forza e il radicamento sociale e politico del PCFR, il cui Segretario Generale, Gennadij Ziuganov, è stato costantemente e attivamente presente in tutte le giornate del Forum.

Il Forum si è concluso con l'approvazione dell'appello "Per lo sviluppo e la giustizia nel mondo senza fascismo, terrorismo e guerre".

Qui sotto pubblichiamo l'intervento letto dal compagno Sandro Scardigli a nome del PCI.

SANDRO SCARDIGLI (PARTITO COMUNISTA ITALIANO)

L'imperialismo definisce «terroristi» i movimenti di liberazione nazionale e sociale e gli Stati che cercano di difendere la propria indipendenza dai dettami degli Stati Uniti e dei loro alleati più stretti.

Allo stesso tempo, paesi come gli USA e Israele ricorrono sempre più al vero terrorismo: inteso come minaccia e aggressione armata contro popoli e governi, una politica di genocidio pianificato e l’assassinio selettivo di politici, attivisti, giornalisti, intellettuali e persino personale sanitario.

Questo è ciò che vediamo perpetrato quotidianamente contro il popolo palestinese, non solo a Gaza con l'obiettivo del suo sterminio, ma anche in Cisgiordania, dove i coloni sionisti, animati da un fanatismo religioso simile a quello dei talebani o di altri gruppi terroristici islamici fondamentalisti, rendono la vita sempre più insostenibile per i palestinesi (con il sostegno manifesto delle forze di sicurezza israeliane). E il governo di estrema destra di Tel Aviv costruisce sempre più insediamenti con l'obiettivo di rendere impossibile la creazione di uno Stato palestinese indipendente e sovrano.

La realizzazione del progetto di un Grande Israele, che comprenda tutta la Palestina, il sud del Libano e parte della Siria, è l’obiettivo dichiarato non solo dei ministri più fascisti, ma del governo israeliano nel suo insieme, che ritiene che questo sia il momento opportuno per una guerra regionale generalizzata al fine di raggiungerlo.

L'attacco israeliano, il fermo di decine di imbarcazioni e centinaia di attivisti della Global Sumud Flotilla al largo delle coste di Creta, e il trattamento brutale e umiliante perpetrato dalle forze di sicurezza israeliane contro i membri della flottiglia, che sono stati sottoposti a umiliazioni, torture e persino violenze sessuali, costituiscono un nuovo e più grave atto di pirateria.

Ancora una volta è stato dimostrato che Israele può violare palesemente il diritto internazionale senza subire alcuna conseguenza.

Chiediamo al governo italiano e agli altri governi di adottare tutte le misure possibili non solo per proteggere i membri della Flottiglia, ma anche per condannare Israele in tutte le sedi internazionali, a cominciare dall’Unione Europea.

Riaffermiamo con fermezza la necessità di rompere ogni legame, non solo militare, ma anche economico, tecnico e scientifico, con lo Stato di Israele, di riconoscere lo Stato di Palestina e di ripristinare il ruolo dell’ONU attraverso l’attuazione di tutte le sue risoluzioni per porre fine all’occupazione israeliana dei territori palestinesi e istituire uno Stato palestinese indipendente.

Inoltre, devono essere rispettate le decisioni della Corte penale internazionale, compreso l’arresto del primo ministro israeliano Netanyahu.

Il Partito Comunista Italiano condanna con forza l’aggressione imperialista condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che costituisce una grave violazione del diritto internazionale.

Trump e Netanyahu, nel loro delirio di onnipotenza, rischiano di scatenare una spirale che, combinata con gli altri fronti di guerra e con quelli che potrebbero sorgere, rischia di portare a una guerra mondiale e a una catastrofe nucleare.

L'accusa formale contro il compagno Raúl Castro da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti rappresenta un ulteriore passo verso l'aggressione militare diretta degli USA contro Cuba.

Il pretesto per questo atto, per il quale gli Stati Uniti non hanno né legittimità né giurisdizione, è l'abbattimento di due velivoli appartenenti a un'organizzazione terroristica cubano-americana nel 1996 nello spazio aereo cubano, avvenuta nel pieno rispetto delle convenzioni internazionali e del principio di sovranità. Ciò è successo dopo numerose provocazioni simili da parte dell’organizzazione terroristica e dopo che Cuba aveva ripetutamente avvertito le autorità statunitensi che i voli partivano dal loro territorio, senza ottenere alcuna risposta.

La verità è che la Repubblica di Cuba e il suo popolo hanno il diritto di difendere il loro paese e la Rivoluzione da qualsiasi aggressione militare esterna.

Il susseguirsi di accuse e provocazioni da parte di Trump e Rubio è accompagnato da un blocco economico sempre più severo, diretto contro operatori e Stati che cercano di commerciare ed esportare petrolio a Cuba con ritorsioni economiche e dazi commerciali.

Il Partito Comunista Italiano ribadisce e sottolinea la sua profonda stima e ammirazione per il compagno Raúl Castro Ruz, pilastro della lotta contro Batista, della guerriglia che ha portato al trionfo rivoluzionario del 1° gennaio 1959, della costruzione del socialismo a Cuba e della sua difesa contro l’imperialismo.

Chi ha a cuore il diritto dei popoli a determinare liberamente il proprio destino deve comprendere che la battaglia che il popolo e il governo rivoluzionario di Cuba stanno combattendo per riaffermare il diritto alla vita e difendere la Rivoluzione riguarda anche tutti gli altri popoli, indipendentemente dalla loro ideologia politica: gli Stati Uniti vogliono cancellare il diritto internazionale stabilito dalla sconfitta del nazismo e instaurare un nuovo “diritto”, ovvero il diritto degli Stati Uniti di appropriarsi delle risorse di ogni nazione e di sottometterne le politiche.

Auspichiamo un accordo di pace che ponga fine a qualsiasi tentativo di includere l'Ucraina nella NATO.

La guerra, iniziata nel 2014 con il massacro perpetrato dai fascisti banderisti nella Casa dei Sindacati di Odessa, è in realtà un conflitto scatenato e guidato dalla NATO e dagli Stati Uniti.

Il Partito Comunista Italiano sostiene la creazione di un'Europa democratica e antifascista, che si estenda dall'Atlantico agli Urali.

Gli Stati confinanti con la Russia, a cominciare dall'Ucraina, dovrebbero denuclearizzarsi e diventare neutrali, formando così un ponte tra la Russia e l'Europa.

È fondamentale sradicare il fascismo e il “banderismo” in questi paesi, così come ogni forma di nazionalismo autoritario e sciovinista.

PCI - Dipartimento Esteri

Indirizzo

Via Verolengo 180
Turin
10148

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