Passeggiando tra i libri

Passeggiando tra i libri Brevi recensioni di romanzi per invitare alla loro lettura

Ritratto potente di un uomo che è rimasto nel cuore degli italiani che lo hanno conosciuto.Pur con tutti i suoi chiarosc...
16/11/2022

Ritratto potente di un uomo che è rimasto nel cuore degli italiani che lo hanno conosciuto.
Pur con tutti i suoi chiaroscuri legati ai tempi vissuti, assai lontani dal sentire odierno, resta il mio Presidente!

I tre funerali del mio cane di Guillaume Guèraud, edito da Bianconero è il libro che ha vinto il premio Andersen come mi...
04/08/2021

I tre funerali del mio cane di Guillaume Guèraud, edito da Bianconero è il libro che ha vinto il premio Andersen come miglior libro per ragazzi, categoria 9/12 anni.
Si tratta più che di un romanzo , di un racconto di circa 70
pagine, in cui alcuni bambini devono affrontare l’impatto con la morte, attraverso la perdita prematura e inaspettata del cane del protagonista, che è anche l’io narrante. Babino, questo il nome del cane, un boxer di 4 anni, viene investito da un automobilista, davanti a un supermercato, mentre aspettava la sua padrona che finiva di fare la spesa. Il libro comincia a incidente avvenuto, nel momento in cui la mamma avvisa di quanto è accaduto suo figlio Nemo, il bambino più affezionato di tutti al cane. Nemo, dopo aver appreso la notizia, viene raggiunto da alcuni suoi amici che insieme a lui cercheranno di dare una degna sepoltura all’animale. Le cose non andranno come previsto e, per ben tre volte, i ragazzi dovranno ricominciare a scavare la buca per la sepoltura e per tre volte dovranno ricominciare il funerale.
Fra ironia e riflessioni quasi filosofiche, questo gruppetto di amici affronta alcune importanti questioni quali il tema dell’irreversibilità della morte, domande sul senso della morte di un essere anziano, se sia più tollerabile di quella di chi è più giovane, e se questo ci permette davvero di accettarla di più; in che modo il dolore per la morte di un animale può essere paragonato a quella di un essere umano; come le nostre vite possano cambiare corso da un momento all’altro; cosa ci resta di chi non ci sarà più accanto. I tre funerali del mio cane è anche un libro sull’amicizia, sulla vita che va amata nei dettagli e nella semplice quotidianità, sulle relazioni.
Il libro è adatto agli alunni della prima media, ma non andrebbe letto, secondo me, a inizio anno. I temi affrontati, così intimi, richiedono che il gruppo classe si sia già un minimo formato e che i ragazzi siano abituati alla riflessione. Il testo è stato realizzato anche per i dislessici in quanto la casa editrice ha impaginato il racconto seguendo criteri di Alta leggibilità.

La scimmia dell’assassino di Jacob Wegwllius. Iperborea La scimmia dell’assassino è senz’altro un capolavoro di creativi...
31/07/2021

La scimmia dell’assassino di Jacob Wegwllius. Iperborea
La scimmia dell’assassino è senz’altro un capolavoro di creatività letteraria e capisco perché sia Mare di libri che Andersen l’abbiano premiato.
538 pagine divise in 80 brevi capitoli, ciascuno dei quali corredato di un’immagine introduttiva, illustrata dallo stesso autore. Non si tratta probabilmente di un libro da poter leggere a scuola, vista la lunghezza, ma dopo averlo completato sento di avere dentro di me un numero di immagini e di riferimenti simili a quelli che si hanno dopo aver fatto un bellissimo viaggio o aver visto una serie tv di 5 stagioni !
La voce narrante è quella di una scimmia che riceve dal Capo una macchina da scrivere un Underwood n. 5 modello del 1908, acquistata da un rigattiere di Lisbona. Sarà a questa macchina che la Scimmia, Sally Jones, affiderà il compito di raccontare la sua incredibile storia.
L’avventura inizia quando il Capo e la scimmia ricevono, dal signor Alfonso Morro, l’incarico di andare a ritirare un carico di azulejos in un punto da lui indicato, sul fiume Zezere, poco distante da Lisbona. Giunti con la loro imbarcazione, la Hudson Quenn, nel luogo dell’appuntamento, i due vedono arrivare uomini dal losco aspetto con alcune casse apparentemente piene della merce indicata da Morro che sarebbe dovuta essere trasportata fino a Lisbona.
Gli uomini pretendono che il Capo e la Scimmia navighino di notte, per accelerare i tempi di consegna. La cosa però si fa pericolosa, dal momento che il fiume presenta diversi scogli.
Il signor Henry Koshela (il Capo) non riesce a dissuadere Papa Minforte e i suoi scagnozzi, essi, infatti, vorranno partire comunque e, però, faranno accadere l’irreparabile, vale a dire il naufragio della nave.. Nel cercare di salvare il carico, il Capo si accorge che nelle casse non ci sono le piastrelle portoghesi, ma delle armi.
Sally Jones e il Capitano verranno abbandonati sul fiume dalla compagnia dei malavitosi e dovranno tornare a Lisbona su una lancia, ma qui, in verità, avranno inizio le loro avventure.
Il Capo subirà un’ingiustizia: verrà arrestato per aver ucciso il signor Morro e Sally Jones farà del tutto perché venga liberato visto che è innocente.
Impossibile raccontare la trama ricchissima, ma il viaggio che il lettore fa con Sally Jones lo condurrà fino in India. Conoscerà un ricchissimo e capriccioso maharajah, una cantante di fado, marinai poco di buono, un famosissimo suonatore americano (di origini italiane) di fisarmoniche, vescovi filo monarchici che complottano contro la giovane Repubblica portoghese, giocatori di scacchi, cammelli a tre gobbe, mercanti, ispettori della polizia venduti alla massoneria e ispettori con il grande senso della giustizia che hanno come unico difetto un pizzico di troppo di golosità, con i quali non possiamo non sentirci solidali viste le prelibatezze della pasticceria portoghese. Non
Che libro ragazzi! Quanto vorrei poter far provare ai mieo alunni quello che ho provato io!
Mi mancherai, carissima Sally Jones, con chi guarderò la luna questa sera?

Il piacere che si scopre dopo aver letto Lily King, Scrittori e amanti, Fazi editore , è uno di quei piaceri lenti che ...
14/06/2021

Il piacere che si scopre dopo aver letto Lily King, Scrittori e amanti, Fazi editore , è uno di quei piaceri lenti che si rivelano ogni giorno di più, quando le immagini e le parole del romanzo ti vengono a trovare.
Casey, la protagonista del libro, giovane trentenne, vive a Boston. Una dolorosa malinconia la abita dopo la morte inaspettata della madre, avvenuta in Cile, durante un viaggio. Casey, attraverso la scrittura del suo romanzo, cerca di elaborare questo lutto, ma davanti a una perdita tanto dolorosa, non sarà facile per lei andare avanti. La scrittura, inoltre, per sopravvivere non riesce a essere ancora per lei il suo sostentamento, tanto che, per mantenersi e pagare i numerosi debiti per andare al college, deve lavorare al ristorante Iris dove, però, fa esperienza di tutta una varietà del genere umano. Il lettore stesso può, grazie a questi momenti di vita, vivere nella città di Boston con Casey e scoprire gusti degli americani in fatto di cibo, attraverso il prezioso menù del ristorante Iris: Uova alla benedict
Insalata Nizzarda , antipasto Samosa , Bloody Mary, Baklava...
Casey ha un animo profondo e riflessivo e così, prendendo spunto dalle sue relazioni affettive, attraverso le parole ci dona i suoi pensieri puliti e garbati e ci fa sentire, come lettori, meno soli e folli nella nostra bulimica passione per le storie e i libri.
La scrittura e la lettura diventano per Casey e per noi un’occasione, invece, per scoprire e diventare noi stessi.
Libro pacato, ma ricco di emozioni. Splendido direi. Un libro “buono” e positivo. Grazie King
“Tutti i problemi della scrittura e della recitazione nascono dalla paura. Paura della vulnerabilità, paura della debolezza, paura di non avere talento, paura di fare la figura degli stupidi per averci provato, per avere anche solo pensato di poter scrivere. È sempre Paura. Se non ci fosse la paura, immaginate quanta creatività nel mondo. La paura ci trattiene ogni passo del nostro cammino. Molti studi dicono che nonostante tutte le paure di questo paese, - la morte, la guerra, le armi, la malattia, - la nostra paura più grande è quella di parlare in pubblico”.
Pag. 323

È stato un inverno ricco di letture anche se povero di recensioni.Cercheremo di riprendere a scrivere di libri, per non ...
05/06/2021

È stato un inverno ricco di letture anche se povero di recensioni.
Cercheremo di riprendere a scrivere di libri, per non perderli nella debole memoria, ma soprattutto per condividerne la bellezza.
Il libro di oggi è Piperita di Francesco Mila, Fandango editore.
Piperita è la storia di una famiglia come tante altre, una famiglia che potremmo definire
senza la consolazione del Mulino Bianco e delle serate calde davanti alla TV.
Gioacchino e Lucrezia, padre e madre di Lapo e Emma, faticano a volersi bene, non sanno proprio dove cercarlo l’amore. Annusano il desiderio che rende degna la vita solo in brevi occasioni, nella casa al lago, lui, dove coltiva le sue preziose piante, nei divi del cinema, lei, che sogna di emulare come un’adolescente. In questa distanza affettiva crescono i due figli, migliori di loro, diciamolo subito, non c’è dubbio. Lapo e Emma cercano allora un modo per creare un loro nido, fatto di storie della loro eroina Piperita e di sguardi reciproci. Ma un nido senza mamma e papà non potrà rivelarsi sufficiente per difendersi dal dolore che scaverà dentro di loro, per l’assenza di chi più di chiunque altro, da bambini, si vorrebbe presente. Gioacchino e Lucrezia però sono testardi e perpetuano oltre misura i loro comportamenti immaturi, orgogliosi e individualisti: “Nella solitudine germinavano un orgoglio che si alimentava di incomprensioni, e per ciascuna aggiungeva un rancore”. Non sarà abbastanza dunque per cambiare atteggiamento la malattia di Emma e i silenzi e le insicurezze adolescenziali di Lapo, che potrebbero convincere questa coppia così infelice ad un cambio di rotta, a ritrovare un senso nella loro vita. Lucrezia e Gioacchino sembrano non avere più occhi per guardare, né un’anima per amare.
Francesco Mila, classe 1996, con i suoi 25 anni ci sorprende e si dimostra con questo romanzo un esperto dell’animo umano e dei meccanismi che regolano le vite nelle nostre feroci ed edonistiche società.
Lessico fuori classe e sintassi fluida rendono la lettura davvero desiderabile, soprattutto per chi vuole pensare un po’ a come certe volte rinunciamo alla Vita, guardando ossessivamente non più lontano del nostro ombelico, perdendo così di vista l’essenziale.
Duro e senza sconti libro assolutamente consigliato.

Malalai di Ortensia Visconti,Rizzoli, 2020.Sono approdata a questo libro casualmente, dopo aver letto qualche post su In...
26/09/2020

Malalai di Ortensia Visconti,
Rizzoli, 2020.
Sono approdata a questo libro casualmente, dopo aver letto qualche post su Instagram e contemporaneamente aver ricevuto un’offerta speciale di una nota azienda che ogni giorno propone una serie di titoli scontati, una piccola àncora di salvezza per noi lettori bulimici.
Nessuna notizia dell’autrice, nè recensioni di firme note, nè consigli di amici. Del libro non ne sapevo niente e così ho voluto proseguirne la lettura, facendomene un’idea tutta mia.
Malalai è la storia di una ragazza di 17 anni, afghana, che arriva in Italia come clandestina per sfuggire ad un destino già scritto e determinato dalla considerazione della donna nel suo Paese. Ha con sé solo la forza lasciatale in eredità dai suoi genitori, colti e progressisti, amanti della diversità, delle culture del mondo, della storia. Malalai rappresenta quell’incontro fra Oriente e Occidente , pronto a chiederci se è davvero possibile un mondo aperto all’interazione e all’integrazione. In Italia l’aspetta il Maestro, figura intorno alla quale si dipana una sorta di giallo il cui enigma verrà sciolto solo nelle ultime pagine.
Malalai e il narratore raccontano la storia di questa giovane donna a capitoli alterni, in un continuo passaggio tra passato e presente. Ecco che un po’ alla volta ricostruiamo l’infanzia, l’adolescenza di Malalai intenta a cercare la sua identità attraverso la storia di sua madre, Bibi, una rara femminista afghana. Il libro è ricchissimo di informazioni sulla storia dell’Afghanistan, sulle continue invasioni che il Paese ha subito, sulla sua economia fondata sulla coltivazione dell’oppio che rappresenta il 50% del Pil dello Stato. L’autrice ha assorbito termini, modi di vivere e di pensare del mondo afghano che ha frequentato durante la sua attività di reporter di guerra dopo l’attentato alle torri Gemelle, tanto da farci illudere che il testo sia stato scritto da una persona afghana per nascita.
Malalai un po’ alla volta imparerà a capire che la sua personalità non dipende solo dalla sua identità sociale e culturale, ma che ogni essere umano, anche afghano, nasce libero, che tutti abbiamo scampo , che nessuno di noi deve sentirsi intrappolato in un destino determinato dalla lealtà dovuta agli altri, dalle consuetudini dei nostri Paesi, dalla serietà della vita.
Ho sperato di poter leggere il libro con i miei giovani alunni a scuola, ma il linguaggio ricercato e complesso e la storia costruita su molti piani non me lo consentiranno, resterà una lettura libera da scopi, così com’è iniziata, libera come Malalai.

10/08/2020

ScrepMagazine è un nuovo rumore culturale. Entra anche tu in Redazione...

Elisabeth Strout,Olive, ancora lei, Einaudi, 2019.Chiudere l’ultima pagina di questo libro, (cosa che mi accade sistemat...
09/08/2020

Elisabeth Strout,
Olive, ancora lei, Einaudi, 2019.
Chiudere l’ultima pagina di questo libro, (cosa che mi accade sistematicamente con tutti i libri della Strout) , si rivela ancora una volta un dispiacere, una silente tristezza che spesso cerco in parte di ritardare, rileggendo e rileggendo alcune pagine del testo, per godere appieno della grazia di questa scrittrice.
Il romanzo unisce attraverso l’adorata, brusca e intrattabile Olive, la protagonista, 13 racconti ambientati a Crosby, nel Maine, un luogo verosimile, ma che non troviamo su nessuna carta geografica.
Olive ci presenta ancora una volta moltissimi personaggi, amici o conoscenti, che hanno il dono di svelarsi completamente, personaggi “veri”, verso i quali sin dall’inizio la Strout ci dissuade da ogni tipo di giudizio.
Siamo invitati ad abbandonare infatti qualsiasi tentazione di valutazione e ad amarli tutti
per quello che sono, perché ognuno di loro consente un viaggio davvero profondo dentro noi stessi. A capo di queste anime complesse e semplici, banali e preziose vi è Olive che si trova a vivere la seconda parte, se così possiamo definirla, della sua esistenza, quando nulla della sua vita sembra più davvero essere fondamentale. Suo figlio Christopher vive a New York, suo marito Henry è morto. Quanto può valere la vita di Olive? Che senso ha per una donna come lei alzarsi ogni mattina se nessuno sembra accorgersi che è ancora viva? Olive vive la quotidianità all’indomani della disillusione, quel disinganno che prima o
poi è riservato a tutti noi. Condividerà questo suo stato con Jack, un professore di Harvard in pensione, anche lui vedovo, con il quale inaspettatamente riuscirà a costruire un rapporto di confidenza che le sembrava impossibile perché immaginato negato dall’età anagrafica.
Olive, Jack, Barbara, Kayley, Suzanne, Isabel, Edith - solo per citare alcuni dei personaggi -fanno sì che ogni dettaglio delle loro esistenze, come delle nostre, diventi l’essenza pura e piena del significato profondo del vivere. Nulla nella vita di ciascuno riesce ad essere banale, ma la luce di ogni giorno, di ogni stagione, il colore dei capelli che cambia, un gesto, le abitudini noiose e apparentemente insignificanti, sono sottratti dalla Strout all’ordinarietà, tanto da riuscire a riscattare le nostre esistenze dalla loro apparente scontatezza e ovvietà.
Il libro si conclude, a sorpresa, con l’incontro con un personaggio noto ai lettori della Strout e soprattuto con l’affermazione che Olive scrive con la sua macchina da scrivere elettrica: “Non ho la minima idea di chi sono stata. Dico sul serio, non ci capisco niente”.
Olive ci rivela ciò che dentro di noi continuamente avvertiamo, cioè che dal primo vagito avremo a che fare con il mistero di noi stessi, con l’impossibilità di conoscerci, di definirci.
Olive, esattamente così come sei, ci mancherai...
LR

“La questione meridionale”di Antonio GramsciPasserino Editore“Questo venerdì lo dedichiamo alla storia, alla storia deg...
25/07/2020

“La questione meridionale”
di Antonio Gramsci
Passerino Editore
“Questo venerdì lo dedichiamo alla storia, alla storia degli uomini che sono volontà e che cambiano le loro sorti agendo e modellando la sostanza, il passato ereditato delle tradizioni e delle religioni. Gramsci non ancora incarcerato scrive uno dei suoi più importanti saggi in quello che oggi ci appare un lontano nel tempo - ma vicino nelle idee - 1926. Uno scritto che vede operai e contadini non distanti negli interessi e nei ruoli, ma allineati nella lotta rivoluzionaria proletaria. L’Italia, lacerata da un divario storico politico tra meridione e settentrione, e i partiti comunisti e socialisti hanno dunque il compito di restituire tanta dignità di significato al movimento dei contadini quanto quello che acquisisce il movimento degli operai. Una riflessione all’epoca considerata controcorrente e probabilmente falsata ma che ancora oggi rimbomba nelle orecchie della classe dirigente e fa problema”.

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Turin
10100

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