Circoscrizione 8 - Torino

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Pagina ufficiale della Circoscrizione 8 - Città di Torino (San Salvario, Cavoretto, Borgo Po, Nizza Millefonti, Lingotto, Filadelfia)

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23/10/2026

Chi scende alla fermata Dante si trova nel cuore di una zona che racconta alcuni pezzi importanti della storia di Torino: dal Parco del Valentino alla nascita dell’industria automobilistica, passando per la cultura e l’informazione.

Il nome della stazione è già un indizio: Dante Alighieri, il poeta che ha dato un contributo fondamentale alla lingua italiana. Ma basta guardare la vetrofania realizzata da Ugo Nespolo per scoprire che qui la storia non si ferma alla letteratura.

Nella vetrofania compaiono infatti alcuni simboli legati alla zona: Dante è affiancato dalle lettere che richiamano la sede storica del quotidiano La Stampa, mentre automobili e riferimenti al Centro Storico FIAT raccontano il passato industriale di questo angolo di città. E poi c’è un elemento decisamente più insolito: il sottomarino Andrea Provana, che si trova sulle rive del Po, poco distante dal Ponte Isabella.

Proprio qui, in corso Dante 102, nel 1900 venne inaugurato il primo stabilimento produttivo della FIAT. Lo stabilimento rimase in funzione fino al 1922, quando la produzione venne trasferita nel nuovo complesso del Lingotto.

Oggi quell’edificio è stato riconvertito, ma conserva la memoria di quando questa parte di Torino era uno dei luoghi in cui prendeva forma la sua identità industriale. E così, in una sola fermata della metro, si incontrano Dante, i giornali, le automobili e perfino un sottomarino: tanti pezzi diversi della città raccontati attraverso l’arte di Nespolo.

21/10/2026

Sapevi che uno dei car-chase più iconici della storia del cinema è stato girato a due passi da casa nostra? 🎬🏎️

Nel 1969 usciva "Un colpo all'italiana" (The Italian Job), con un giovanissimo Michael Caine, un film che ancora oggi viene citato come uno dei migliori inseguimenti mai portati sullo schermo. E la cosa incredibile è che gran parte delle riprese non sono state fatte a Londra o negli studios, ma proprio qui, a Torino, in diverse location che oggi rientrano nella nostra Circoscrizione 8.

La celebre scalinata della Chiesa della Gran Madre di Dio, dove nel film le Mini Cooper attraversano un matrimonio in corso senza fermarsi. Villa della Regina, che nella pellicola diventa il covo segreto della banda. Il Lungo Po, teatro di uno degli inseguimenti. E il Palavela, con il suo iconico tetto a "coda di balena", su cui le Mini arrivano letteralmente a salire per sfuggire alla polizia.

Luoghi che vediamo ogni giorno, spesso senza sapere che oltre 50 anni fa hanno fatto da set a un pezzo di storia del cinema internazionale.

Quante ne conoscevi già?

19/10/2026

Giuseppe Giacosa nacque a Colleretto Parella (oggi Colleretto Giacosa, nel Canavese) nel 1847, ma si trasferì a Torino da ragazzo, quando il padre vi aprì uno studio legale. Qui si laureò in Giurisprudenza nel 1868 e intraprese la pratica forense nello studio paterno.

In quegli anni frequentò l’ambiente della scapigliatura piemontese, legandosi a figure del calibro di Giovanni Faldella, Giovanni Camerana, Iginio Tarchetti ed Emilio Praga.

Abbandonò presto la carriera legale per il teatro: il successo arrivò nel 1873 con “Una partita a scacchi”, leggenda drammatica in un atto ambientata in un medioevo di fantasia. Da allora si dedicò a tempo pieno alla drammaturgia, ottenendo riconoscimenti in Italia e all'estero.

Giacosa portò il Medioevo non solo a teatro, ma anche a Torino. In occasione dell’Esposizione Generale Italiana del 1884, fece parte di una commissione di intellettuali e artisti piemontesi che progettò una ricostruzione filologica di un borgo e di una rocca quattrocenteschi, ispirata a edifici realmente esistenti: si tratta del Borgo Medievale, che sorge tuttora nel Parco del Valentino.

Nel 1885 fu nominato professore di Storia e Letteratura drammatica all'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Dal 1901 diresse la rivista "La Lettura", supplemento del Corriere della Sera.

Nella fase finale della carriera si dedicò all'attività librettistica, collaborando con Luigi Illica per Giacomo Puccini nella stesura di "La bohème" (1896), "Tosca" (1899) e "Madama Butterfly" (1904).

Una via del quartiere San Salvario, che si affaccia proprio sul Valentino, ne ricorda il talento.

📍Via Giuseppe Giacosa, Torino

16/10/2026

Prima che qui passasse qualunque mezzo di trasporto, la zona era attraversata da una f***a rete di piccoli mulini, alcuni dei quali montati su chiatte galleggianti ancorate al Po, documentati già nelle mappe del Settecento. Fu proprio da questi impianti, chiamati collettivamente "la Molinetta", che l'area prese il nome, poi trasferito al grande ospedale San Giovanni Battista costruito lì accanto negli anni Trenta.

La piazza in superficie, da cui la fermata eredita l'altra metà del nome era un valico doganale: la Barriera di Nizza, uno dei dodici varchi della cinta daziaria costruita nel 1853, dove le merci in ingresso pagavano le imposte prima di entrare in città. Fu solo con l'abolizione del sistema daziario, nel 1912, e la successiva urbanizzazione che l'area assunse l'aspetto di piazza cittadina.

Proprio da questa piazza, nel 1872, prese avvio la prima linea tranviaria d'Italia, un percorso di oltre tremila metri fino a piazza Castello, servito da omnibus trainati da cavalli su rotaie di granito. Di quella stagione pionieristica dei trasporti torinesi restano delle tracce: nel 1996, durante alcuni lavori di manutenzione in via Gavello, riaffiorò per caso la rampa di un antico deposito sotterraneo destinato proprio ai tram a cavalli, rimasto sepolto per oltre un secolo.

Un capitolo più duro riguarda la Seconda guerra mondiale: la vicinanza agli stabilimenti Fiat e allo scalo ferroviario rese il quartiere uno degli obiettivi degli attacchi aerei che, tra il 1943 e il 1945, lo devastarono quasi completamente. Il deposito tranviario di piazza Carducci, da solo, fu colpito tre volte.

Come tutte le stazioni della M1, anche Carducci-Molinette ha la propria vetrofania: Ugo Nespolo ha scelto come tema centrale l'ospedale, con la facciata dello storico edificio e alcune figure mediche, accostato, per completare il nome della fermata, al volto di Giosuè Carducci.

📍Piazza Carducci, Torino

14/10/2026

All’interno del Parco del Valentino, lungo la sponda sinistra del Po, sorgono due complessi che raccontano epoche distanti della storia di Torino, pur trovandosi a pochi passi uno dall’altro.

Il Castello del Valentino è un’autentica residenza sabauda, le cui origini risalgono alla metà del Cinquecento. L'aspetto attuale, tuttavia, si deve ai lavori voluti nel Seicento da Cristina di Francia, duchessa di Savoia, che affidò agli architetti torinesi, Carlo e Amedeo di Castellamonte una trasformazione radicale dell'edificio secondo il gusto francese. Dal 1906 l'edificio è sede del Politecnico di Torino e ospita oggi il Dipartimento di Architettura.

Il Borgo Medievale appartiene a una storia completamente diversa: non è un edificio antico giunto fino a noi, ma una ricostruzione realizzata nel 1884 in occasione dell'Esposizione Generale Italiana. Il progetto, coordinato dall'architetto Alfredo d'Andrade, prese ispirazione da oltre quaranta edifici medievali autentici, individuati tra Piemonte e Valle d'Aosta, per ricreare con criteri filologici l'aspetto di un borgo quattrocentesco. A dominare l'insieme è la Rocca, collocata in posizione rialzata rispetto al resto del Borgo: al suo interno sono ricostruiti ambienti tipici di una dimora nobiliare del XV secolo.

📍Castello del Valentino, Viale Pier Andrea Mattioli, 39, Torino
📍Borgo Medievale, Viale Virgilio, 107, Torino

12/10/2026

In origine c'era solo un guado, sorvegliato dai romani con un piccolo tempio dedicato a Giove, in uno dei pochi punti in cui il Po si poteva attraversare a valle di Moncalieri: chi lo sorvegliava, controllava anche parte dei traffici verso la città. Quando nel Medioevo vi sorse un vero ponte, a difenderlo fu costruita la Bastita Taurini, una torre affiancata da una piccola chiesa romanica dedicata a Santa Maria alla Bastita, il nome con cui, secoli prima di diventare convento dei Cappuccini, era conosciuta quella fortificazione.

Sulla collina vicina, nel 1615, il cardinale Maurizio di Savoia fece costruire una vigna di rappresentanza che avrebbe preso il nome di Villa della Regina solo più tardi, quando divenne la residenza preferita di Anna d'Orleans. Reimpiantata nel 2003 dopo decenni di abbandono, quella vigna ha prodotto la sua prima vera vendemmia nel 2009: oggi restituisce un Freisa di Chieri DOC Superiore, unico vigneto urbano in Italia certificato per un vino cru DOC.

Sempre a quell'epoca risale un'usanza singolare: in alcune zone del borgo i terreni da edificare venivano assegnati con il tiro di una pietra, e più lontano si riusciva a lanciarla più terreno si otteneva. Da qui, forse, il modo di dire piemontese "tirè 'l roch".

Anche la Gran Madre si è caricata di leggende: ai lati della scalinata, la statua della "Fede" regge un calice con la mano sinistra, e la tradizione vuole che quel gesto indichi il punto della città dove sarebbe nascosto il Santo Graal. Essendo scolpita senza pupille, però, nessuno può dire con certezza dove punti davvero lo sguardo: il dubbio non ha fatto che alimentare la leggenda nel tempo.

Il capitolo più duro riguarda la Caserma La Marmora di via Asti, che dopo l'8 settembre 1943 divenne sede dell'Ufficio Politico Investigativo della Guardia Nazionale Repubblicana. Nella notte tra il 27 e il 28 aprile 1945 un gruppo partigiano guidato da Livio Scaglione riuscì a liberare i prigionieri, trovando, come raccontò lui stesso, "prigionieri morti e altri stremati dalla fame e distrutti dalle torture". Nel 1962 una lapide fu posta a memoria delle vittime, nello stesso punto in cui avvennero le esecuzioni.

📍Quartiere Borgo Po, Torino

09/10/2026

Chi esce dalla metro Spezia viene accolto dalle bancarelle che ogni mattina, tra piazza Bozzolo e via Nizza animano il quartiere con voci, colori e sapori. È il mercato Spezia, uno dei mercati storici della zona sud di Torino. La piazza su cui si affaccia porta il nome di Camillo Bozzolo, medico e senatore torinese vissuto a cavallo tra Otto e Novecento, fondatore della scuola ematologica cittadina: questa intitolazione rispecchia la vocazione sanitaria che il quartiere avrebbe sviluppato negli anni successivi.

Quella vocazione si materializza appena si allarga lo sguardo oltre i banchi del mercato: il Sant'Anna è primo in Italia per numero di parti; poco più in là, verso via Zuretti, il grattacielo del CTO accoglie ogni anno gran parte dei feriti negli incidenti di montagna di tutte le Alpi piemontesi. A chiudere il triangolo, verso corso Bramante, le Molinette.

Proprio questo doppio volto del quartiere, tra mercato e ospedali, è quello che l'artista Ugo Nespolo ha scelto di raccontare nella vetrofania della stazione. Qui compaiono culle, cicogne e biberon, ma anche una bancarella di frutta.

Non lontano dalla fermata della metropolitana si trovano l’Anagrafe di via Nizza 168, la Casa del Quartiere Barrito in Via Tepice 23 e la Scuola Fermi in Piazza Carlo Giacomini 24.

07/10/2026

CARS AL MAUTO – Proiezioni e Workshop per tutta la famiglia! 🎬

Il mondo di Cars sbarca al Museo Nazionale dell'Automobile di Torino! 🔴⚡

Tre appuntamenti imperdibili con le proiezioni della saga Pixar più amata di sempre:
📅 Domenica 25 Ottobre, ore 16:00 – Cars: Motori Ruggenti (20 anni dall'uscita! 🎉)
📅 Domenica 22 Novembre, ore 16:00 – Cars 2
📅 Domenica 13 Dicembre, ore 16:00 – Cars 3

E non è tutto! 🎨 In collaborazione con Giunti Editore, due speciali workshop gratuiti con un artista Disney, per scatenare la creatività dei più piccoli:
🗓️ Sabato 17 Ottobre, ore 10:30–12:30
🗓️ Sabato 14 Novembre, ore 10:30–12:30

Un'occasione unica per correre con Saetta McQueen tra i motori veri del museo!

📍 MAUTO – Museo dell'Automobile di Torino

05/10/2026

Chi passeggia oggi lungo via Nizza, tra i palazzi residenziali e il traffico, difficilmente immagina che questa strada abbia vissuto quattro secoli di stratificazioni.

Fino al Cinquecento questo territorio apparteneva a Moncalieri, non a Torino. Passato sotto la giurisdizione cittadina, rimase per lungo tempo un mosaico di cascine sparse. Nel Seicento, in quella che oggi è piazza Carducci, sorgeva la barriera daziaria: unico presidio urbano in una zona ancora completamente agricola, dove si controllavano persone, merci e bestiame per riscuotere il dazio.

A metà Ottocento la ferrovia Torino-Genova disegnò un confine ancora oggi leggibile, separando Nizza Millefonti dal futuro quartiere Lingotto. Nel 1872 piazza Carducci fu collegata al centro dalla prima linea di tram a cavalli su rotaia d'Italia.

Tra Ottocento e Novecento il quartiere si industrializzò, e fu proprio questa vicinanza a fabbriche e ferrovia a renderlo bersaglio, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, di bombardamenti che rasero al suolo gran parte degli edifici. Si salvò la chiesa del Patrocinio di San Giuseppe di via Biglieri, tra i pochi edifici storici sopravvissuti quasi intatti fino ad oggi.

Fu in quegli anni che il quartiere si legò alla memoria della Resistenza: nel 1945 il ponte sul Po fu dedicato a Franco Balbis, giovane capitano partigiano fucilato dai nazifascisti proprio a Torino.

Nel dopoguerra sorsero nella zona settentrionale gli ospedali Molinette, Sant'Anna, CTO e Regina Margherita, un polo sanitario che ancora oggi rappresenta un riferimento per la città.

📍Nizza Millefonti, Torino

02/10/2026

Gli interni della stazione metropolitana di Lingotto, le cui vetrofanie portano la firma di Ugo Nespolo, ripercorrono l'evoluzione del luogo: dall'omaggio alla fabbrica FIAT all'arrivo del Politecnico, fino alla bolla di vetro di Renzo Piano. A pochi passi da lì, un luogo custodisce ancora la memoria del drink che diede vita alla cultura dell'aperitivo, tuttora così cara ai torinesi.

Tutto comincia nel 1786, quando Antonio Benedetto Carpano, trasferitosi in città, perfeziona una ricetta a base di vino moscato e un infuso di oltre trenta erbe e spezie. Non è né un vino né un liquore: è qualcosa di nuovo, pensato per essere bevuto in compagnia. Il successo è immediato: fiducioso della bontà del suo prodotto, Carpano ne fa recapitare una cassa a corte, e il re Vittorio Amedeo III ne resta talmente colpito da adottarlo tra i consumi della famiglia reale. Il vermut diventa così la bevanda ufficiale della corte sabauda, e Torino dà vita a uno dei rituali sociali più esportati al mondo. Tra gli habitué della bottega, negli anni a seguire, si contano nomi come Cavour, Massimo d'Azeglio e Giuseppe Verdi.

Per un secolo l'attività resta di famiglia: nel 1847 passa al nipote Giuseppe Bernardino, che fonda la Fabbrica di Liquori e Vermouth G.B. Carpano. Solo a fine Ottocento lascia il laboratorio artigianale per diventare un vero stabilimento industriale, insediandosi in via Nizza.

Il capitolo torinese si chiude nel 1982, quando il marchio viene ceduto alla milanese Fratelli Branca e la produzione trasferita definitivamente a Milano. Oggi, negli stessi spazi dove un tempo si estraevano ed essiccavano le erbe aromatiche, un percorso museale ripercorre la storia del vermut Carpano dal 1786 a oggi, tra oggetti d'epoca recuperati direttamente dallo stabilimento.

Indirizzo

Via Campana 32
Turin
10126

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
Martedì 09:00 - 13:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
Giovedì 09:00 - 13:00
Venerdì 09:00 - 13:00

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