Io voto NO Circoscrizione 8 Torino

Io voto NO Circoscrizione 8 Torino Il 4 dicembre noi votiamo NO Lo scopo del comitato è quello di promuovere la vittoria dei NO nel referendum costituzionale.

04/02/2021

Allora, cosa ne pensate della nuova legge elettorale promessa prima del refere... AH NO.
Nostra - Attuare la Costituzione, Coordinamento per la Democrazia Costituzionale.

È illusorio, in conclusione, pensare alle riforme costituzionali come ad azioni dirette a causare shock a un sistema pol...
27/08/2020

È illusorio, in conclusione, pensare alle riforme costituzionali come ad azioni dirette a causare shock a un sistema politico-partitico incapace di autoriformarsi, nella speranza che l’evento traumatico possa innescare reazioni benefiche. Una cattiva riforma non è meglio di nessuna riforma. Semmai è vero il contrario. Respingendo questa riforma perché monca e destabilizzante, ci sarebbe spazio per proposte equilibrate che mantengano intatti i principi fondanti del nostro ordinamento costituzionale; al contrario sarebbe più difficile mettere in discussione una riforma appena avallata dal corpo elettorale. Occorrono, in definitiva, interventi idonei ad apportare miglioramenti al sistema nel rispetto della democraticità e della rappresentatività delle istituzioni.

Per queste ragioni noi voteremo convintamente «NO»!

Le ragioni del nostro NO al referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari Noi, docenti, studiose e studiosi di diritto costituzionale, vogliamo spiegare le ragioni tecniche per le quali ci…

Argomenti per il NO al referendum sulla riduzione del numero di parlamentari  #2Argomento: "il Parlamento italiano è ine...
26/08/2020

Argomenti per il NO al referendum sulla riduzione del numero di parlamentari #2

Argomento: "il Parlamento italiano è inefficiente, ridurre il numero dei parlamentari lo renderà meno rissoso e inconcludente"

Come nel 2016, si torna sempre lì. Al Parlamento che non lavora quanto dovrebbe: che fa poche leggi o che ci mette troppo tempo a
farle. La causa sarebbe il numero eccessivo di parlamentari, sulla base della tesi che a un numero minore corrisponde una maggiore efficienza.

È un argomento viziato da un errore di fondo: il Parlamento è il luogo principe della discussione, non della decisione. Un buon Parlamento è quello in cui si espongono le diverse posizioni, le si confronta, si cercano punti di convergenza, si limano le divergenze, si costruiscono accordi politici: e alla fine – solo alla fine, sulla base della discussione – si decide il contenuto della legge. Ciò che conta non è la quantità delle leggi prodotte, ma la loro qualità: una qualità su cui oggi incide negativamente soprattutto l’azione del governo (decreti-legge privi dei presupposti di necessità e urgenza, maxiemendamenti, contingentamento dei tempi di discussione, abuso della fiducia, ecc.). In effetti, accusare il Parlamento di inefficienza significa, in ultima istanza, reclamare un Parlamento “governabile”: non un Parlamento che si prende il tempo necessario per discutere, ma un Parlamento che ratifichi il più rapidamente possibile decisioni già assunte altrove.

Ed è un argomento altresì smentito dai numeri. I dati ci dicono che, se c’è accordo politico, il Parlamento può approvare una legge – con doppia lettura – in pochissimi giorni (per esempio: la legge Fornero fu approvata in 15 gg., il lodo Alfano in 10 gg.) e che la quantità della produzione legislativa è equiparabile a quella degli altri parlamenti. E, in ogni caso: non ci lamentiamo continuamente che abbiamo già fin troppe leggi? Delle due l’una: o il Parlamento fa troppe leggi (e allora è efficiente) o il Parlamento è inefficiente (e allora fa poche leggi).

Si può aggiungere che quando il Parlamento è realmente rappresentativo, qualità e quantità delle leggi finiscono con il coincidere, rendendo la legislazione realmente capace di incidere in profondità sull'assetto socio-economico del Paese. Dalla riforma della scuola media (1962) all'introduzione del Sistema sanitario nazionale (1978), passando per la nazionalizzazione dell’energia elettrica (1962), la previdenza sociale (1969), l’abolizione delle gabbie salariali (1969), i diritti dei lavoratori (1970), il divorzio (1970), la legislazione sul referendum (1970), le Regioni (1970), la progressività fiscale (1974), il diritto di famiglia (1975), la legge urbanistica (1977), l’aborto (1978), la chiusura dei manicomi (1978): tutte queste riforme vennero realizzate quando massima fu la capacità di realmente rappresentare in Parlamento le molteplici articolazioni, d’ideale e d’interesse, dell’elettorato.

Argomenti per il NO al referendum sulla riduzione del numero di parlamentari  #1Primo argomento: i parlamentari costano ...
24/08/2020

Argomenti per il NO al referendum sulla riduzione del numero di parlamentari #1

Primo argomento: i parlamentari costano troppo, non
possiamo permetterceli.

È un argomento volgarmente antidemocratico: non ci sono soldi spesi meglio di quelli impiegati per il funzionamento della democrazia. Altrimenti, perché limitarsi a ridurre i parlamentari di un terzo? Tanto varrebbe eliminarli del tutto e affidare tutti i poteri a un’unica persona… La dittatura costa senz'altro meno della democrazia.

Ad ogni modo, consideriamo l’argomento. Le spese di funzionamento del Parlamento sono attualmente pari a ca. 975 milioni per la Camera e a ca. 550 milioni per il Senato. Secondo l’Osservatorio dei Conti Pubblici, la riduzione dei parlamentari a 400 deputati e 200 senatori farebbe risparmiare ca. 57 milioni all'anno: vale a dire, lo 0,007% della spesa pubblica italiana. Un risparmio irrisorio, pari a 0,95 euro all'anno per cittadino: meno di un caffè...


Comitato per il NO al taglio dei parlamentari, Comitato Nazionale per il no al taglio del Parlamento

La riforma costituzionale che riduce il numero dei parlamentari è il frutto più significativo di questa politica di dise...
22/08/2020

La riforma costituzionale che riduce il numero dei parlamentari è il frutto più significativo di questa politica di diseducazione di massa. Quando le illusioni guidano la politica non c’è salvezza.

Dobbiamo chiederci: avere meno rappresentanti ci consentirà di far sentire meglio la nostra voce quando chiederemo giustizia sociale, investimenti, distribuzione equa delle risorse, un lavoro e una vita decente per tutti?

Ormai manca meno di un mese, il 20 e 21 settembre saremo chiamati alle urne per approvare o respingere la riforma che modifica gli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione al fine di ridurre il numero dei parlamentari: da 630 a 400 alla Camera dei Deputati, da 315 a 200 al Senato. Non dimentichiamo ....

NEL REFERENDUM IL 20 E 21 SETTEMBRE VOTIAMO NOPerché la democrazia è un bene supremo: risparmiare su questa non è solo s...
18/08/2020

NEL REFERENDUM IL 20 E 21 SETTEMBRE VOTIAMO NO

Perché la democrazia è un bene supremo: risparmiare su questa non è solo sbagliato, ma ridicolo, visto che il risparmio sarebbe dello 0,007 del bilancio statale ovvero 1,35 euro per cittadino: un caffè all'anno
Perché la cattiva politica ha altre cause: non nel numero dei parlamentari, ma perché sono eletti su leggi elettorali incostituzionali, viziate dalla logica maggioritaria che mortifica la rappresentanza della effettiva volontà politica, che impediscono ai cittadini di scegliere i candidati che vengono così nominati dalle segreterie dei partiti.
Perché vogliamo difendere la democrazia e la Costituzione: il taglio dei parlamentari è infatti un tassello di un disegno più complesso, che prevede una nuova legge elettorale, senza scelta dei candidati e con una elevata soglia di accesso che impedirebbe a milioni di cittadini di essere rappresentati in Parlamento, come a molti territori.

Dobbiamo fermare questa deriva, bloccando il suo primo passo: quello di ridurre il Parlamento da cardine della democrazia a strumento in mano ai potentati che fanno e disfano i governi, cioè ai maestri della cattiva politica

https://www.noaltagliodelparlamento.it/

03/01/2017

Ci vediamo tutti il 17 gennaio 2017 alle ore 21.00 a Torino presso l’Unione culturale - via Cesare Battisti 4

A presto!

02/12/2016

Vuoi una discarica di scorie radioattive sotto casa, senza che sindaci e regioni possano opporsi? NO!
Non farti fregare! IL 4 DICEMBRE VOTA NO!

02/12/2016

Stiamo studiando e ci stiamo facendo un'idea

1) L’articolo 57, comma 2 ridefinisce il metodo di elezione del Senato: i senatori non saranno più eletti ma nominati nei consigli regionali.

2) L’articolo 64 rimanda i poteri delle opposizioni ad un regolamento parlamentare ancora da scrivere. Intascata (grazie all’Italicum) la maggioranza assoluta dei seggi, sarà il governo a dettare.

3) L’articolo 67, sebbene sia stato modificato, non prevede il vincolo di mandato neanche per i senatori nonostante non saranno più eletti. I nuovi inquilini del Senato non rappresenteranno nessuno e voteranno per logiche partitocratiche magari anche per riconoscenza al partito che li ha mandati a Roma regalando loro l’immunità parlamentare.

4) L’articolo 68 riconosce ancora l’immunità parlamentare ai membri del Senato nonostante i senatori non saranno eletti e non avranno vincolo di mandato e, non da meno, potrebbero essere pescati nella classe politica più inquisita e corrotta rappresentata dai consiglieri regionali. Il che fa prevedere che ad andare a Roma sarà chi avrà la necessità di sfuggire all’arresto o ad una perquisizione.

5) L’articolo 70 – NON SOLO è contorto e prolisso e rinvia ad altre disposizioni per ben 11 volte – ma riconosce al Senato, popolato da 100 senatori nominati e senza vincolo di mandato, il privilegio e l’onere di revisionare la Costituzione.

6) L’articolo 71 attribuisce anche al Senato il potere di iniziativa legislativa. Ma se i senatori saranno tutti nominati e non avranno vincolo di mandato, in nome e nell’interesse di chi proporranno le leggi?

7) L’articolo 71, comma 3 triplica il numero delle firme necessarie per le leggi di iniziativa popolare: si passerà da 50 mila a 150 mila. L’aumento è motivato dalla discussione in tempi certi “nelle forme e nei limiti stabiliti dai regolamenti parlamentari”, regolamenti che devono essere ancora scritti, quindi non si a quanto corrispondono i tempi certi; se a un mese, ad un anno o a due anni. La discussione in tempi certi non è comunque una giustificazione valida ma strumentale. Il dato di fatto è che oggi, con la Costituzione attuale, bastano 50 mila firme, con la riforma, invece, ne serviranno 150 mila.

8) L’articolo 71, comma 4 introduce il referendum propositivo e di indirizzo ma le modalità di attuazione – numero di firme da raccogliere, quorum e tempi di esame da parte della Camera – sono rimandate ad una legge che ancora NON esiste. Visto quello che hanno fatto con le leggi di iniziativa popolare, alzando le firme 50 mila a 150 mila, c’è ben poco da sperare.

9) L’articolo 72, comma 7 concede al governo quando ritiene unilateralmente un disegno di legge come essenziale per il suo programma il potere di iscriverlo all’ordine del giorno e sottoporlo al voto finale entro 70 giorni dalla deliberazione. Il Parlamento, che è l’unica rappresentanza del Paese, già posto al di sotto del governo grazie allo spropositato premio dell’Italicum, verrà ulteriormente PIEGATO al volere dell’esecutivo attraverso l’uso indiscriminato e senza limiti della decretazione d’urgenza.

10) L’articolo 75, comma 4 per i referendum abrogativi riduce il quorum alla maggioranza dei votanti delle ultime elezioni solo se le firme raccolte da 500 mila raggiungono quota 800 mila.

11) L’articolo 78 stabilisce che lo stato di guerra è deliberato a maggioranza assoluta e dalla sola Camera dei deputati. Due senatori del Pd, Federico Fornaro e Carlo Pegorer, hanno calcolato che grazie all’Italicum i capilista nominati che andranno alla Camera saranno il 60,8%, cioè 375 su 630. A comandare in questo Parlamento che rappresenta quattro gatti potrebbe essere una falsa maggioranza di governo messa al vertice della piramide dal controverso premio dell’Italicum.

12) L’articolo 79 stabilisce che amnistia e indulto sono concessi a maggioranza dei due terzi dalla Camera dei deputati.
13) L’articolo 83, comma 2 prevede che per l’elezione del capo dello Stato “dal settimo scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti“. Traduzione: il capo dello Stato, organo di garanzia che rappresenta “l’unità nazionale”, potrà essere eletto anche se in aula sono presenti solo dieci deputati. Sapendo che al settimo scrutinio il governo può scegliersi il capo dello Stato, farà ostruzionismo fino al sesto per poi accaparrarselo. Al di là delle facili previsioni, una bestemmia che non trova riscontro in nessun altro ordinamento costituzionale del mondo.

14) L’articolo 94 esclude il Senato dal sistema fiduciario senza che la riforma lo sostituisca con altri contrappesi. La fiducia al governo sarà concessa o revocata dalla sola Camera dei deputati dove la maggioranza è in realtà una minoranza gonfiata dal premio abnorme dell’Italicum e i deputati sono per il 60,8% nominati, cioè fedeli al loro capo partito in quanto dipenderanno da lui per la loro elezione e rielezione.

15) L’articolo 117 eleva a rango costituzionale le leggi dell’Unione europea – organo sovranazionale non eletto da nessuno. “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea e dagli obblighi internazionali”. La sovranità del popolo e la potestà legislativa dello Stato saranno limitate per Costituzione dalle leggi dell’Unione europea.

16)L’articolo 117, comma 4 reintroduce la “clausola di supremazia statale”, utilizzata in passato dallo Stato per vampirizzare le autonomie locali. Sulle grandi opere – Tav, gasdotto Tap, trivelle in mare, ponte sullo Stretto etc. – le Regioni non potranno più dire alcunché.

17) L’articolo 135 concede a 100 senatori non eletti da nessuno e senza vincolo di mandato il compito di nominare ben due giudici della Corte costituzionale, organo di garanzia insieme al capo dello Stato e al Csm. I giudici di nomina parlamentare sono in totale cinque, e alla Camera, composta da 630 deputati (in prevalenza nominati, è bene ribadirlo), ne spetteranno di conseguenza tre. Una sproporzione ben visibile no?

18) In ultimo l’Italicum è chiaramente legato a doppio filo con la riforma costituzionale ( COMBINATO DISPOSTO ;-) ) La legge elettorale, attraverso il premio di maggioranza di 340 seggi su 630 assegnato non alla coalizione tra più forze politiche ma alla lista monocolore dove il segretario del partito è anche premier, crea di fatto un sistema in cui il governo detiene sia il potere esecutivo che quello legislativo perché nel Parlamento, dove tra l’altro la fiducia sarà concessa o revocata solo dalla Camera, potrà disporre sempre e comunque di una maggioranza assoluta composta da un unico partito e da deputati in parte nominati tra i più fedeli attraverso i trucchetti dei capilista bloccati e delle multicandidature. Gli organi di garanzia – presidente della Repubblica, Corte costituzionale e Csm – saranno inevitabilmente espressione di quella “maggioranza”.
Nel complesso si configura un impianto istituzionale che non trova riscontro in nessuna democrazia, nemmeno in quelle di tipo prettamente presidenziale come gli Stati Uniti dove i due poteri, quello esecutivo e quello legislativo, sono nettamente divisi. Il potere esecutivo è affidato al presidente, eletto da un collegio di “grandi elettori” composto da membri scelti da ogni singolo Stato; il potere legislativo è nelle mani del Congresso, cioè il Parlamento, composto dalla Camera dei rappresentati e dal Senato, entrambe elette a suffragio universale e senza alcun sotterfugio che consente ai capipartito di scegliere i parlamentari all’insaputa degli elettori. I due poteri sono opportunamente bilanciati attraverso una netta e rigida separazione ma anche una serie di pesi e contrappesi (il cosiddetto “check and balance”).

Qui invece un utilissimo opuscolo di Giuristi Democratici
http://www.giuristidemocratici.it/Giustizia/post/20151014121057?page=1

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