30/04/2026
Il cinema italiano è in fermento per i David di Donatello 2026. Ma non è una festa: è una crepa che si allarga.
Negli ultimi anni il settore si è ristretto e reso più fragile. Questo è il risultato di scelte politiche e industriali sbagliate — parassitismo dei grandi capitali, rincorsa al profitto facile, assenza di vere politiche culturali (da destra come da sinistra). Anche le leggi di finanziamento, già deboli, sono state rattoppate peggiorando la situazione.
Intanto è sparito dal dibattito un punto centrale: la condizione di lavoratori e lavoratrici. Per l’opinione pubblica quello nel cinema non è un “lavoro vero”, ma quasi un privilegio. Una narrazione che cancella diritti.
La realtà è opposta: turni di 9–10 ore (spesso di più), trasferte continue, settimane oltre le 70 ore, straordinari non riconosciuti, lavoro nero e redditi discontinui. Un sistema sospeso tra Far West e sfruttamento.
Oggi è sempre più un lavoro “antieconomico”: accessibile solo a chi ha le spalle larghe o a chi riesce ad agganciare una delle poche grandi produzioni ancora attive, dentro un contratto nazionale fermo al ’99. Il rischio viene scaricato sui singoli e quello che viene raccontato come lavoro privilegiato diventa, nei fatti, sostenibile per pochi.
Cosa sta cambiando, allora? Che qualcosa si muove.
La proposta di boicottare i David di Donatello è un segnale di rottura: non basta celebrare il cinema mentre chi lo produce viene sfruttato e il sistema affonda senza una vera politica pubblica.
Non è più tempo di aspettare.
Come Potere al Popolo Torino e Casa del Popolo Estella sosteniamo questa mobilitazione e rilanciamo la petizione promossa dal movimento “Siamo ai titoli di coda” e sostenuta anche da USB Cinema.
Facciamo un appello chiaro: alle lavoratrici e ai lavoratori del settore chiediamo di aderire e sostenere la mobilitazione. Perché senza diritti e salari equi, senza chi lavora, non esiste rinascita del cinema italiano.
Ai grandi nomi del cinema chiediamo di assumersi la loro responsabilità, usando la loro visibilità e le loro spalle larghe per rafforzare questa battaglia. Soprattutto loro possono rinunciare, per una volta, a un premio che non cambierà la loro carriera — a differenza di tante maestranze per cui un riconoscimento ai David può essere un’occasione unica di visibilità e fare davvero la differenza.
La lotta delle lavoratrici e dei lavoratori del cinema non è una battaglia di settore. È una battaglia di tutte e tutti.
Firma qui:
https://www.change.org/p/siamoaititolidicoda-luci-spente-ai-david-per-non-spegnere-il-cinema-italiano