09/06/2026
𝐍𝐎𝐍 𝐒𝐎𝐍𝐎 𝐃𝐄𝐈 𝐂𝐎𝐍𝐃𝐈𝐙𝐈𝐎𝐍𝐀𝐓𝐎𝐑𝐈. 𝐄̀ 𝐌𝐎𝐋𝐓𝐎 𝐃𝐈 𝐏𝐈𝐔̀.
In queste ore si sta cercando di minimizzare quanto accaduto presso il Camelot di via Barletta. Ci è stato annunciato tramite video social che si tratta di "una decina di condizionatori" e che non stiamo parlando di milioni di euro.
Gli atti del Comune dimostrano che il progetto della Comunità Alloggio Camelot è stato realizzato grazie ad un finanziamento della Regione Puglia pari a circa 1 milione e 350 mila euro. Sempre gli atti comunali (det. Ufficio Economato n. 80 del 08/10/2015) attestano l'acquisto di arredi, attrezzature, materiale informatico e allestimenti destinati proprio alla struttura.
Ma prima ancora dei numeri, c'è il valore sociale del progetto.
Sulla targa esterna della struttura si legge chiaramente:
"Comunità Alloggio Camelot a difesa dell'accoglienza e inclusione (Dopo di Noi - art. 55 R.R. Puglia n. 4/2007)."
Il "Dopo di Noi" non è uno slogan.
È l'insieme delle politiche e degli strumenti pensati per garantire alle persone con disabilità grave un futuro dignitoso, autonomo e inclusivo anche quando non potranno più contare sul sostegno dei propri familiari. È una delle sfide sociali più importanti che una comunità possa affrontare, perché riguarda il futuro delle persone più fragili e delle loro famiglie.
Ci viene detto che il Camelot non era utilizzato. Ma questo non giustifica affatto il suo svuotamento.
Una struttura sociale non va valutata soltanto per quante persone ospita oggi, ma per il bisogno che è chiamata a soddisfare quando quel bisogno si presenta.
Le famiglie che convivono con la disabilità sanno bene che il tema del "Dopo di Noi" non si programma da un giorno all'altro. Per questo le istituzioni hanno il dovere di costruire e preservare strumenti pronti a dare risposte quando sarà necessario.
Se una struttura nata per l'accoglienza e l'inclusione non è stata utilizzata abbastanza, la soluzione dovrebbe essere farla funzionare. Non svuotarla.
Nessuno mette in discussione l'importanza di altri servizi menzionati e della tutela della salute pubblica. Ma non si può pensare che una struttura realizzata per finalità sociali così importanti venga svuotata e destinata ad altro da un giorno all'altro, senza un confronto pubblico con la città e senza spiegazioni chiare.
Ancora più sorprendente è apprendere, dalle stesse dichiarazioni rese pubblicamente, che prima si sarebbe proceduto materialmente allo sgombero e solo dopo si sarebbe pensato agli atti amministrativi necessari.
E non ci convince nemmeno il tentativo di liquidare tutto come un semplice errore procedurale. Quando si parla di patrimonio pubblico, di beni acquistati con risorse pubbliche e di una struttura nata per finalità sociali precise, servono trasparenza, responsabilità e rispetto delle regole.
Per questo chiediamo al Sindaco e all'Amministrazione comunale di chiarire pubblicamente:
• chi ha deciso lo svuotamento della struttura;
• con quali atti amministrativi;
• quale sarà la nuova destinazione del Camelot;
• che fine farà il progetto per cui quella struttura è stata finanziata e realizzata.
Per Italia Viva questa non è una questione burocratica.
È una questione di rispetto delle regole, del patrimonio pubblico e soprattutto dei diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie.
Perché una comunità che rinuncia a investire sull'inclusione e sull'autonomia delle persone più fragili rinuncia a una parte della propria civiltà.
E noi non possiamo restare in silenzio.