01/06/2026
Piano nazionale di ripristino della natura, occasione storica di cambiamento.
Lo scorso 22 maggio era la giornata internazionale della biodiversitá, fondamento della vita da tutelare e recuperare con urgenza.
Per realizzare l'urgenza é in fase di approvazione il Piano nazionale di ripristino della natura, il Pnr, frutto nazionale del Regolamento europeo per il ripristino della natura.
Questo regolamento all’articolo 8 (ecosistemi urbani) impone ai Comuni, dall’agosto 2024 al 31 dicembre 2030, il divieto assoluto di ridurre le aree verdi se non avviando delle azioni di ripristino che consistono in azioni di depavimentazione e rinaturazione. E dal primo gennaio 2031 si dovrà aumentare la dotazione di verde e alberature.
La nuova urbanistica dell'eliminare asfalto e cemento può diventare il nuovo standard per il governo del territorio da oggi in poi. Il Pnr attua il dettato dell’articolo 9 della Costituzione, nonché l’articolo 117 che prevede la tutela degli ecosistemi. Il Pnr è essenziale per fermare il degrado climatico. Non ultimo, grazie al Piano nazionale di ripristino della natura ci saranno nuovi buoni posti di lavoro, nuove professionalità e l’Italia potrà diventare avanguardia della rigenerazione ecologica.
Per raggiungere gli obiettivi del Regolamento sul ripristino della natura, il Pnr ha previsto un insieme di misure, che l’Italia come gli altri Stati membri si impegna a realizzare per ripristinare tutti gli ecosistemi che risultano degradati, per invertire il declino delle popolazioni di impollinatori, migliorare la diversità ambientale, ripristinare la connettività fluviale e le funzioni naturali delle pianure alluvionali.
Dobbiamo ripristinare almeno il 20% delle zone terrestri e almeno il 20% delle zone marine entro il 2030 e tutti gli ecosistemi che necessitino di ripristino entro il 2050.
Al momento, secondo i criteri europei, sono circa un terzo i comuni italiani obbligati ad applicare il Pnr, ma le misure del Piano prevedono la possibilità per qualunque Comune di aderire volontariamente.
Il Ministero, con il supporto tecnico dell’Ispra, ha pubblicato il 23 aprile scorso il Pnr e ha avviato formalmente la consultazione pubblica a cui possono aderire i Comuni, le associazioni, i comitati, i cittadini.
La consultazione è aperta fino al 9 giugno, dopodiché si lavorerà alle richieste pervenute per arrivare ad approvare il Pnr entro l’inizio di settembre, come richiesto dall’Europa.
I piani urbanistici comunali devono essere coerenti con il Piano e il Regolamento europeo per il ripristino della natura, a prescindere dalle norme regionali, perché i regolamenti europei sono atti legislativi vincolanti e direttamente applicabili ed esecutivi.
Siccome il regolamento è vigente da agosto 2024 tutte le trasformazioni del suolo già autorizzate e fatte su aree verdi dovranno essere ribilanciate attraverso azioni di depavimentazione e ripristino ecologico.
L'invito ai Comuni del Friuli Venezia Giulia, oltre all'adesione volontaria come previsto, è di adottare il principio di precauzione sospendendo le autorizzazioni edilizie, e di leggere il Pnr così da riprogettare adeguatamente.
Purtroppo diversi progetti del PNRR stanno vedendo la luce contravvenendo al principio di non arrecare danno ambientale significativo, ne sono esempio diversi lavori dei consorzi di bonifica nella bassa friulana.
Si può invertire la tendenza alla banalizzazione territoriale, al degrado degli ecosistemi, ai rischi connessi alla salute e vivibilità di tutte le specie. E' il momento di farlo con lungimiranza e sulla base della scienza per il benessere del Friuli Venezia Giulia.
Michele Ciol
Responsabile regionale transizione ecologica