Rifondazione comunista Trieste - Komunistična prenova Trst

Rifondazione comunista Trieste - Komunistična prenova Trst Pagina della federazione di Trieste di Rifondazione comunista.

14/09/2026

📣Martedì 15 settembre diamo a Electrolux la risposta che merita!

Dopo la conferma al tavolo nazionale del piano dei licenziamenti, della chiusura dello stabilimento di Cerreto d'Esi accompagnata dalla richiesta di aumento dei ritmi alla catena di montaggio la risposta non poteva che essere quella dello sciopero generale del gruppo.

Ancora una volta, come è già successo in passato, si gioca sul ricatto occupazionale per ba***re cassa con il governo, intensificare lo sfruttamento del lavoro, per far pagare alle lavoratrici e ai lavoratori errori di programmazione, crisi di mercato, il calo dei profitti aziendali e delle rendite azionarie.

È ora di cambiare musica!

Negli ultimi decenni l'affidamento al mercato e alle imprese, spesso finanziate con importanti risorse pubbliche, ha accompagnato il ridimensionamento di importanti industrie nel nostro paese. Il settore dell'elettrodomestico è stato sicuramente tra i più colpiti.

Il governo Meloni al di là delle chiacchiere sulla difesa dell'industria nazionale non è stato in grado di produrre nessun intervento capace di invertire la rotta, di impedire il progressivo declino di importanti settori della manifattura che ha favorito la crescita del lavoro povero e precario.

È necessario fermare il piano dell'Electrolux, impedire i licenziamenti e garantire il futuro delle produzioni nel nostro paese a partire dallo stabilimento di Cerreto d'Esi. Questo va fatto mettendo in campo tutta la forza necessaria, coinvolgendo i territori colpiti dalla desertificazione industriale imponendo al governo di promuovere politiche di rilancio della produzione manifatturiera.

❌No ai licenziamenti.
❌No alla chiusura degli stabilimenti.
❌No allo sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori.

Difendiamo il nostro futuro con la lotta.🚩

Rifondazione comunista.
Dipartimento Nazionale Lavoro
Federazioni di Treviso, Forli, Ancona, Pordenone e Milano

Maurizio Acerbo

14/09/2026
14/09/2026

, 450.000 firme cifra abnorme

Solo un governo di fascisti poteva approvare un emendamento che innalza ad almeno 450.000 il numero delle firme necessarie per presentarsi alle elezioni per i partiti attualmente non rappresentati in parlamento.

La riduzione da 700.000 a 450.000 è una presa in giro.

L'emendamento sembra scritto per impedire a Rifondazione Comunista o altre formazioni di presentarsi alle prossime elezioni costruendo un fronte costituzionale che possa sconfiggere la coalizione di destra nelle urne.

È una norma f***e perchè è evidente che impone una soglia irraggiungibile mentre i partiti già presenti in parlamento dal 2025 sono esentati.

L'attentato alla democrazia costituzionale, in particolare al principio di uguaglianza formale davanti alla legge, si completerebbe con il favor castae perché dalla raccolta firme sarebbero totalmente o parzialmente esentati i partiti presenti in Parlamento.

Ci rivolgiamo al Presidente della Repubblica perchè intervenga di fronte alla palese incostituzionalità di una norma che crea una barriera illogica all'esercizio dei diritti democratici e per il palese contrasto con i diritti sanciti dagli articoli 48 e 51 della Costituzione.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Gianluca Schiavon, resposabile istituzioni del Partito della Rifondazione Comunista

14/09/2026
13/09/2026

Trieste 13 settembre 1947, durante una festa popolare dietro l’ospedale militare, i fascisti sparano raffiche di mitragliatrice contro la gente che balla uccidendo Emilia Passerini, (nome e cognome italianizzato durante il fascismo per Milka Vrabec) di 11 anni. Trst 13.september 1947, med veselico fašisti streljajo na ljudi z mitraljezom, enajstletna Milka Vrabec, ki so ji med fašizmom poitaljančili ime v Emilia Passerini obleži mrtva.

13/09/2026

🟥 13 SETTEMBRE 1947: EMILIA PASSERINI E IL TERRORISMO FASCISTA A TRIESTE E GORIZIA

«Nella tarda serata del 13 settembre 1947 a Trieste, criminali fascisti scaricavano una raffica di mitra contro un circolo popolare. Una bambina di undici anni, Emilia Passerini, moriva colpita dalla raffica...»

Nel clima d'odio del dopoguerra e del passaggio di consegne postbellico tra alleati e autorità italiane, le frange reazionarie e nazionaliste scatenarono una violenta offensiva squadrista a Trieste e nel Goriziano contro antifascisti, comunisti e la popolazione slovena.
La sera del 13 settembre 1947 un commando fascista aprì il fuoco contro un circolo popolare a Trieste. La raffica di mitra uccise sul colpo Emilia Passerini, una bambina di appena undici anni, e ferì gravemente una donna. Nei giorni successivi la città esplose: alla proclamazione dello sciopero generale da parte degli operai, i fascisti risposero lanciando bombe, sparando sulle case e uccidendo l'operaio Carlo Castagna.
La scia di terrore si allargò rapidamente a tutta la provincia:
Attacchi ed espropri: Devastata la Casa del Popolo di Gradisca, assaltate le cooperative e la tipografia del giornale democratico sloveno Primorski.
Violenza etnica: Saccheggiati i negozi della comunità slovena, devastate le abitazioni private e affisse liste di proscrizione con minacce di morte per chiunque promuovesse la convivenza pacifica tra italiani e sloveni.
Nonostante la presenza della Divisione Mantova e delle truppe alleate, le autorità ritardarono il controllo effettivo del territorio, lasciando mano libera ai provocatori per tre giorni. Il deputato della Costituente Giordano Pratolongo denunciò la gravità di quella "tolleranza" che costò vite umane e ferite profonde.
Il martirio di Emilia Passerini e la memoria di quelle giornate ricordano il prezzo pagato dalla popolazione inerte contro l'odio sciovinista e la violenza fascista.

13/09/2026

Martedì 15 settembre a Trieste

12/09/2026
11/09/2026

🟥 11 SETTEMBRE 1973: IL GOLPE IN CILE E LA FINE DI SALVADOR ALLENDE

«Non vedo perché dovremmo restare con le mani in mano a guardare mentre un Paese diventa comunista a causa dell'irresponsabilità del suo popolo. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli.» — Henry Kissinger

L'11 settembre 1973 la democrazia cilena venne spezzata da un violento colpo di Stato militare guidato dal generale Augusto Pinochet, orchestrato e sostenuto dagli Stati Uniti tramite la CIA per destabilizzare il governo democratico di Salvador Allende. All'alba le truppe occuparono il porto di Valparaíso e isolarono la capitale Santiago, prendendo il controllo delle stazioni radio e TV.
Nonostante l'isolamento e l'assenza di supporto militare, il presidente Allende — eletto nel 1970 alla guida di Unidad Popular — rifiutò di dimettersi e si barricò nel palazzo de La Moneda con la sua guardia personale. Verso mezzogiorno, mentre i carri armati circondavano l'edificio, gli aerei bombardarono il palazzo. Attraverso Radio Magallanes, Allende pronunciò il suo storico discorso d'addio prima di togliersi la vita per non consegnarsi ai golpisti.
Con la caduta de La Moneda si insediò una giunta militare che sciolse il Parlamento, mise fuori legge i partiti e avviò una spietata repressione. Lo Stadio Nazionale di Santiago fu trasformato in un campo di concentramento. Nei diciassette anni di dittatura si contano oltre 3.000 morti e desaparecidos (scomparsi), più di 38.000 torturati e circa 200.000 cileni costretti all'esilio in tutto il mondo.
Pinochet impose un rigido modello economico liberista e mantenne il potere fino al plebiscito del 1988, che aprì la strada al ritorno della democrazia. La figura di Allende rimane il simbolo della difesa della legalità costituzionale e dei valori democratici.

Indirizzo

Via Emo Tarabocchia 3
Trieste
34125

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