02/06/2025
L'8 e il 9 giugno si vota per cinque referendum promossi dalla CGIL e altre associazioni.
“1. Il primo chiede l’abrogazione del contratto a tutele crescenti, ovvero il Jobs Act di Renzi, che impedisce il reintegro dei lavoratori licenziati ingiustamente anche nelle aziende con più di 15 dipendenti, se assunti dopo il 7 marzo 2015.
2. Il secondo chiede di eliminare il tetto massimo di sei mensilità, attualmente in vigore, nel risarcimento spettante ai lavoratori licenziati ingiustamente da aziende con meno di 15 dipendenti.
3. Il terzo punta a modificare le attuali norme di utilizzo dei contratti a tempo determinato, ripristinando l’obbligo a esplicitare le causali per il loro utilizzo, che attualmente è praticamente illimitato.
4. Il quarto mira a estendere la responsabilità alla ditta committente in caso di infortunio di un lavoratore dipendente di una ditta in appalto.
5. Il quinto mira a ottenere il dimezzamento da dieci a cinque anni di residenza in Italia come requisito per inoltrare la richiesta di cittadinanza. Questo diminuirebbe la ricattabilità dei lavoratori stranieri a tutto vantaggio loro e dei loro colleghi autoctoni”.
– da “Votare 5 sì ai referendum di giugno”, Resistenza n.05/25.
Il P.Carc ha dato indicazione di votare cinque sì (vedi qui e qui) e, soprattutto, si sta impegnando fuori dalle fabbriche, nelle assemblee Cgil e nei comitati referendari per fare anche del referendum uno strumento di lotta e organizzazione della classe operaia contro il Governo Meloni.
A pochi giorni dal voto, vogliamo rivolgere un appello ai giovani, siano questi studenti o lavoratori, e lo facciamo a partire da alcuni dati.
Secondo l’Inail, nei primi tre mesi del 2025 sono state 25.797 le denunce di infortunio sull’alternanza-scuola lavoro, dato in aumento dell’1,9% rispetto al 2024. Nello stesso lasso di tempo, 5 studenti hanno perso la vita e sappiamo che il numero è destinato ad aumentare: poche settimane fa è morta Anna Chiti a Venezia, mentre effettuava una mansione che non avrebbe dovuto svolgere.
Secondo il Rapporto Censis del 2023, il 40% dei contratti under-35 è a tempo determinato o part-time involontario, lo stesso Rapporto del 2024 afferma che il 51,8% dei giovani soffre di ansia o depressione.
La causa principale, secondo un sondaggio dell’European Council of Foreign Relations, è il futuro lavorativo, un futuro fatto di disoccupazione, contratti a termine e lavoro povero che rende quasi impossibile immaginare l’emancipazione dalla propria famiglia d’origine e una vita dignitosa.
I giovani proletari sono le prime vittime dell’arroganza padronale. Con buona pace della retorica de “i giovani non hanno voglia di lavorare” promossa a piene mani dal governo Meloni e da omuncoli come Briatore e Borghese, la normalità per chi si affaccia al mondo del lavoro è fatta di contratti di uno, due, tre mesi e dopo chissà, è fatta persino di omicidi sul lavoro durante i Pcto: Lorenzo Parelli, Giuseppe Lenoci, Francesco Pio D’Alema, tutti loro sono morti lavorando per ditte che gestivano appalti e subappalti, nella stessa maniera in cui sono morti i cinque operai del cantiere Esselunga in Via Mariti a Firenze: il sistema criminale degli appalti miete vittime fin dalle scuole superiori!
Già questi sono ottimi motivi per ogni giovane per votare cinque sì, ma se ne aggiunge un ulteriore: proprio l’8 giugno prenderà avvio alla Camera la discussione del Decreto Pnrr-Scuola (già approvato dal Senato) col quale il governo vorrebbe concedere l’ennesimo regalo ai capitalisti anticipando a 15 anni l’età per l’inizio dello svolgimento dei Pcto per gli istituti tecnici e professionali. Ebbene, occorre che gli studenti leghino la lotta per il raggiungimento del quorum ai referendum a quella per fermare questa ennesima misura classista voluta dal Ministro Valditara. D’altronde, c’è già un legame molto stretto fra i cinque quesiti e la lotta contro l’alternanza scuola-lavoro: basti pensare al fatto che il Jobs Act (del quale il primo quesito chiede una parziale abrogazione) e la Buona Scuola (riforma che rese obbligatoria l’alternanza scuola-lavoro) hanno una firma comune, quella di Matteo Renzi, nel 2015 capo del governo col Partito Democratico.
I fautori dell’alternanza scuola-lavoro sono gli stessi che oggi boicottano il referendum, infatti non solo i partiti di maggioranza invitano all’astensione (il voto per gli studenti fuori sede è stato ottenuto solo dopo numerose mobilitazioni delle rappresentanze studentesche), ma anche dentro il Pd esiste una cordata che lavora per il fallimento della consultazione. Soprattutto, quello che spaventa tanto il polo FdI – Lega che il polo Pd delle Larghe Intese (ma anche i vertici della Cgil) è che la classe operaia, gli studenti e il resto delle masse popolari non si limitino al voto (che può rimanere lettera morta anche in caso di vittoria dei sì), ma ne colgano l’opportunità per avanzare nella mobilitazione popolare che imporrà le misure del referendum.
E invece è proprio quello che si deve fare: chi invita ad astenersi “perché Landini ha tradito gli operai” fa un favore al governo Meloni, dipende solo da noi approfittare del fatto che – volente o nolente – la Cgil con questo referendum ha messo in moto una parte di lavoratori avanzati del paese.
Dobbiamo mettere il pezzo in più, dobbiamo spingerli ad organizzare dentro e fuori le fabbriche organismi di lavoratori e cittadini che impongono dal basso le misure necessarie. In tal senso, è giusta la posizione assunta dal FGC, che, fra le altre cose, lega il voto dei sì al referendum alla lotta dei metalmeccanici per il rinnovo del Ccnl.
Il referendum dell’8 e 9 giugno ha le potenzialità per rappresentare una batosta per il governo Meloni che è sempre più in difficoltà, può e deve costituire una tappa di un movimento generale per la sua cacciata e sostituzione con un governo d’emergenza popolare, un processo nel quale i giovani e gli studenti hanno un ruolo da protagonisti. Per questo invitiamo giovani e studenti non solo a votare cinque sì, ma anche ad organizzare volantinaggi fuori dai seggi in occasione delle votazioni, ad affiggere striscioni contro il Decreto Pnrr-Scuola. Chi non è ancora maggiorenne e non può votare può organizzare nella propria scuola assemblee di classe e di istituto per parlare dei contenuti del referendum, parlarne con i propri familiari e amici, partecipare e organizzare volantinaggi e affiggere striscioni.
Studenti e operai sono figli della stessa rabbia, devono lottare fianco a fianco, per un lavoro utile e dignitoso, per l’abolizione dell’alternanza scuola-lavoro, per imporre un Governo che sia in grado di prendere tali provvedimenti facendosi forza sugli organismi operai e studenteschi.
https://www.carc.it/2025/06/02/perche-il-referendum-dell8-e-9-giugno-riguarda-anche-i-giovani/