Simpatizzanti Partito dei CARC - Trieste

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09/10/2025

Si comunica che la pagina ufficiale del partito dei carc per Friuli Venezia Giulia non sarà più questa. Per chi fosse interessato a seguire la nuova pagina cliccare segui su:
Partito dei Carc - Friuli Venezia Giulia

13/06/2025

La notte tra il 12 e il 13 giugno Israele ha bombardato alcuni siti strategici in Iran. Obiettivo dei bombardamenti, in cui hanno perso la vita diversi militari e scienziati, sono i siti di interesse nucleare. Israele e Usa nelle ore immediatamente successive hanno definito l’attacco come “preve...

02/06/2025
Per tutti i popoli oppressi dall’imperialismo il messaggio che arriva dalla lotta del popolo palestinese e libanese  è c...
02/06/2025

Per tutti i popoli oppressi dall’imperialismo il messaggio che arriva dalla lotta del popolo palestinese e libanese è che possono liberarsi combattendo, quali che siano le condizioni della lotta imposte dal nemico.
L’Italia è uno dei paesi imperialisti che contribuisce all’occupazione della Palestina, al tentativo della sconfitta della Federazione Russa e alla sottomissione dei suoi porti agli intessi dei produttori e dei trafficanti di armi per cui il più alto ed efficace contributo che possiamo dare alle lotte del popolo palestinese, dei portuali e dei ferrovieri che si oppongono alla guerra è spezzare la catena del sostegno e della complicità del governo italiano. Non ci sono scorciatoie e non ci sono “terza vie”.
Il partito dei CARC presente a Trieste il 31 maggio alla manifestazione contro la guerra fa suo questo appello e lo rilancia alle organizzazioni e ai compagni presenti: portiamo le bandiere palestinesi e le nostre davanti alle fabbriche, mettiamo in campo una mobilitazione ampia e dispiegata, posto di lavoro per posto di lavoro, per far emergere, rafforzare e sviluppare la solidarietà al popolo palestinese e non solo degli ampi settori della classe lavoratrice italiana: iscritti e militanti dei sindacati di base, iscritti e attivisti di base dei sindacati di regime, lavoratori senza alcuna tessera sindacale in tasca. Quali che siano i settori in cui sono impiegati, quali che siano le loro mansioni, quali che siano i loro contratti e le loro condizioni di lavoro, gli operai sono i migliori alleati di tutti coloro che nella società capitalista si sollevano, si ribellano, resistono; gli operai sono i migliori alleati dei popoli in lotta
Il destino di questo paese, il contributo che vogliamo dare alla lotta storica di liberazione della Palestina e non solo, dei popoli oppressi e la rinascita dell’unica soluzione strategica per le masse popolari di tutto quanto il mondo che si chiama Movimento Comunista, e perché questo accada questo dipende solo da noi: da quello che pensiamo, da quello che siamo disposti a imparare e a fare.

Bisogna fare piazza pulita dei guerrafondai e dei complici del genocidio. Concretamente questo vuol dire cacciare il governo Meloni dalla guida del nostro paese, rendere il paese ingovernabile a questi criminali di guerra, diffondere ovunque disobbedienza e ribellione. Ogni iniziativa di lotta e ogni mobilitazione deve diventare un problema di ordine pubblico. Bisogna bloccare il parlamento, le strade, la produzione, i servizi pubblici e sabotare ogni singolo ingranaggio del paese. Dobbiamo rendere a questi signori la vita impossibile!
E come ha indicato di fare il leader di Hamas Yahya Sinwar nel suo testamento:
non cerchiamo giustizia ma siamo noi stessi giustizia!!!
Avanti compagni e compagne. Alla lotta!!!

02/06/2025

L'8 e il 9 giugno si vota per cinque referendum promossi dalla CGIL e altre associazioni.

“1. Il primo chiede l’abrogazione del contratto a tutele crescenti, ovvero il Jobs Act di Renzi, che impedisce il reintegro dei lavoratori licenziati ingiustamente anche nelle aziende con più di 15 dipendenti, se assunti dopo il 7 marzo 2015.

2. Il secondo chiede di eliminare il tetto massimo di sei mensilità, attualmente in vigore, nel risarcimento spettante ai lavoratori licenziati ingiustamente da aziende con meno di 15 dipendenti.

3. Il terzo punta a modificare le attuali norme di utilizzo dei contratti a tempo determinato, ripristinando l’obbligo a esplicitare le causali per il loro utilizzo, che attualmente è praticamente illimitato.

4. Il quarto mira a estendere la responsabilità alla ditta committente in caso di infortunio di un lavoratore dipendente di una ditta in appalto.

5. Il quinto mira a ottenere il dimezzamento da dieci a cinque anni di residenza in Italia come requisito per inoltrare la richiesta di cittadinanza. Questo diminuirebbe la ricattabilità dei lavoratori stranieri a tutto vantaggio loro e dei loro colleghi autoctoni”.

– da “Votare 5 sì ai referendum di giugno”, Resistenza n.05/25.

Il P.Carc ha dato indicazione di votare cinque sì (vedi qui e qui) e, soprattutto, si sta impegnando fuori dalle fabbriche, nelle assemblee Cgil e nei comitati referendari per fare anche del referendum uno strumento di lotta e organizzazione della classe operaia contro il Governo Meloni.

A pochi giorni dal voto, vogliamo rivolgere un appello ai giovani, siano questi studenti o lavoratori, e lo facciamo a partire da alcuni dati.
Secondo l’Inail, nei primi tre mesi del 2025 sono state 25.797 le denunce di infortunio sull’alternanza-scuola lavoro, dato in aumento dell’1,9% rispetto al 2024. Nello stesso lasso di tempo, 5 studenti hanno perso la vita e sappiamo che il numero è destinato ad aumentare: poche settimane fa è morta Anna Chiti a Venezia, mentre effettuava una mansione che non avrebbe dovuto svolgere.

Secondo il Rapporto Censis del 2023, il 40% dei contratti under-35 è a tempo determinato o part-time involontario, lo stesso Rapporto del 2024 afferma che il 51,8% dei giovani soffre di ansia o depressione.
La causa principale, secondo un sondaggio dell’European Council of Foreign Relations, è il futuro lavorativo, un futuro fatto di disoccupazione, contratti a termine e lavoro povero che rende quasi impossibile immaginare l’emancipazione dalla propria famiglia d’origine e una vita dignitosa.

I giovani proletari sono le prime vittime dell’arroganza padronale. Con buona pace della retorica de “i giovani non hanno voglia di lavorare” promossa a piene mani dal governo Meloni e da omuncoli come Briatore e Borghese, la normalità per chi si affaccia al mondo del lavoro è fatta di contratti di uno, due, tre mesi e dopo chissà, è fatta persino di omicidi sul lavoro durante i Pcto: Lorenzo Parelli, Giuseppe Lenoci, Francesco Pio D’Alema, tutti loro sono morti lavorando per ditte che gestivano appalti e subappalti, nella stessa maniera in cui sono morti i cinque operai del cantiere Esselunga in Via Mariti a Firenze: il sistema criminale degli appalti miete vittime fin dalle scuole superiori!

Già questi sono ottimi motivi per ogni giovane per votare cinque sì, ma se ne aggiunge un ulteriore: proprio l’8 giugno prenderà avvio alla Camera la discussione del Decreto Pnrr-Scuola (già approvato dal Senato) col quale il governo vorrebbe concedere l’ennesimo regalo ai capitalisti anticipando a 15 anni l’età per l’inizio dello svolgimento dei Pcto per gli istituti tecnici e professionali. Ebbene, occorre che gli studenti leghino la lotta per il raggiungimento del quorum ai referendum a quella per fermare questa ennesima misura classista voluta dal Ministro Valditara. D’altronde, c’è già un legame molto stretto fra i cinque quesiti e la lotta contro l’alternanza scuola-lavoro: basti pensare al fatto che il Jobs Act (del quale il primo quesito chiede una parziale abrogazione) e la Buona Scuola (riforma che rese obbligatoria l’alternanza scuola-lavoro) hanno una firma comune, quella di Matteo Renzi, nel 2015 capo del governo col Partito Democratico.

I fautori dell’alternanza scuola-lavoro sono gli stessi che oggi boicottano il referendum, infatti non solo i partiti di maggioranza invitano all’astensione (il voto per gli studenti fuori sede è stato ottenuto solo dopo numerose mobilitazioni delle rappresentanze studentesche), ma anche dentro il Pd esiste una cordata che lavora per il fallimento della consultazione. Soprattutto, quello che spaventa tanto il polo FdI – Lega che il polo Pd delle Larghe Intese (ma anche i vertici della Cgil) è che la classe operaia, gli studenti e il resto delle masse popolari non si limitino al voto (che può rimanere lettera morta anche in caso di vittoria dei sì), ma ne colgano l’opportunità per avanzare nella mobilitazione popolare che imporrà le misure del referendum.

E invece è proprio quello che si deve fare: chi invita ad astenersi “perché Landini ha tradito gli operai” fa un favore al governo Meloni, dipende solo da noi approfittare del fatto che – volente o nolente – la Cgil con questo referendum ha messo in moto una parte di lavoratori avanzati del paese.

Dobbiamo mettere il pezzo in più, dobbiamo spingerli ad organizzare dentro e fuori le fabbriche organismi di lavoratori e cittadini che impongono dal basso le misure necessarie. In tal senso, è giusta la posizione assunta dal FGC, che, fra le altre cose, lega il voto dei sì al referendum alla lotta dei metalmeccanici per il rinnovo del Ccnl.

Il referendum dell’8 e 9 giugno ha le potenzialità per rappresentare una batosta per il governo Meloni che è sempre più in difficoltà, può e deve costituire una tappa di un movimento generale per la sua cacciata e sostituzione con un governo d’emergenza popolare, un processo nel quale i giovani e gli studenti hanno un ruolo da protagonisti. Per questo invitiamo giovani e studenti non solo a votare cinque sì, ma anche ad organizzare volantinaggi fuori dai seggi in occasione delle votazioni, ad affiggere striscioni contro il Decreto Pnrr-Scuola. Chi non è ancora maggiorenne e non può votare può organizzare nella propria scuola assemblee di classe e di istituto per parlare dei contenuti del referendum, parlarne con i propri familiari e amici, partecipare e organizzare volantinaggi e affiggere striscioni.

Studenti e operai sono figli della stessa rabbia, devono lottare fianco a fianco, per un lavoro utile e dignitoso, per l’abolizione dell’alternanza scuola-lavoro, per imporre un Governo che sia in grado di prendere tali provvedimenti facendosi forza sugli organismi operai e studenteschi.
https://www.carc.it/2025/06/02/perche-il-referendum-dell8-e-9-giugno-riguarda-anche-i-giovani/

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