La Leggenda del Piave

La Leggenda del Piave Eventi, storie ed esperienze per riscoprire e riproporre le tradizioni, culturali, rurali e alimentari dei popoli coinvolti nella Prima Guerra Mondiale.

Abbiamo recuperato un vecchio baule pieno di lettere dei viaggiatori in transito per il Passo San Boldo. Aneddoti e notizie direttamente dal 1914 in poi. Leggenda del Piave è una raccolta di storie, reali o leggendate per riproporre e far rivivere a chi lo vorrà la vita di 100 anni fa, alla vigilia e durante la Grande Guerra. Leggenda del Piave è l’insieme di eventi in programma:la vita quotidian

a, l'agricoltura, la cucina e la cultura della gente ai margini o coinvolta nella guerra più devastante del XX secolo. Leggenda del Piave anima la storia del Passo San Boldo e della Strada dei Cento giorni che rappresentava un punto nevralgico di transito tra la Pianura Trevigiana e la Valbelluna e che diventerà strategica (con relative opere di ampliamento) nel 1917-18.

De juventute et senectuteCapita ancora che durante una cena si riesca a parlare di cose serie. Che cosa intendo per cose...
29/08/2024

De juventute et senectute

Capita ancora che durante una cena si riesca a parlare di cose serie. Che cosa intendo per cose serie? cose che non siano una lunga narrazione di accadimenti personali, di ciò che ci piace o no, di vacanze più o meno vere, di stagioni e temperature, di bambini da esibire.
L'altra sera nell'eterna comparazione intergenerazionale cercavamo parallelismi o perpendicolarismi tra la nostra (i seventies) e gli attuali ventenni. Mi è stato detto che a differenza nostra che "avevamo fame" (non in senso letterale ma inteso come emancipazione, successo, ascesa sociale) oggi i giovani hanno già tutto e quindi vanno verso un equilibrio che gli economisti chiamerebbero di "sazietà" ovvero in cui le curve di indifferenza raggiungono l'apice.
E sia. Ragioniamo per assurdo e postuliamo che l'assunto sia corretto. I ventenni sono una generazione a cui non manca materialmente nulla anche perchè i loro genitori che li tengono in ostaggio li lusingano in ogni modo non facendogli mancare nulla. Ma di cosa si pascono? Di junk food al ristorante giapponese (riso bollito con salmone cannibale di allevo in vasca), di video altrui ottenuti da una connessione a basso costo? di abiti vietnamiti a basso o ad alto costo ma sempre della medesima qualità. Pochi genitori pagano loro un corso di sommelier o un'esperienza formativa, o un master di qualsiasi tipo. Le uniche cose che, potendosele permettere (e fanno di tutto per permettersele) sono i cellulari costosi, visti come un totem o una reliquia medievale o un abbigliamento appariscente e volgare che compensi la pochezza cerebrale.
Anche noi ambivamo al motorino o alla Fiat 127 o Uno. Ma erano mezzi per viaggiare, conoscere posti e gente. Forse mi sbaglio, o vorrei sbagliarmi, ma uno smarphone da 1500 euro non è il PC più potente con cui fare grafica o programmazione avanzata ma solo un simulacro sociale con le stesse funzioni di uno da 150 che però, sperano, li renda più attraenti. Non ritengono di aver altre carte da giocare.
Il secondo aspetto che, mi pare, marchi una grossa differenza con noi, è il rapporto intergenerazionale. Io (ma credo di non essere stato il solo) mi sono sempre pasciuto del rapporto con gli adulti. Ovviamente non quelli pregiudizialmente ostili ma quelli che reputavo intelligenti, degni di ascolto. Tutto quel che so lo devo ai più vecchi ed ai consigli o qualche volta alle imposizioni che mi davano. Gli adulti (sia i vecchi che i poco più che coetanei) erano un punto di riferimento, non sempre positivo ma comunque un termine di paragone. Ora, da quel che vendo e sento, siamo semplicemente un male necessario ovvero un gradino su cui, obtorto collo, salire per raggiungere i propri interessi personali o, meglio, ancora i propri sporchi comodi. E questo gradino si sale quasi sdegnosamente usando la mascherina del Covid per evitare possibili contaminazioni. Mi si dice, a riprova di presunta coesione familiare, che, a differenza nostra, i figli amano andare in vacanza con i genitori. La cosa potrebbe essere vista anche altrimenti ovvero che risulta meno impegnativo ed economicamente vantaggioso viaggiare spesati aderendo supinamente alla progettualità altrui. Prova di intraprendenza invece sarebbe il contrario ovvero non solo guadagnarsi i soldi ma soprattutto progettare, organizzare, realizzare in autonomia aggregando intorno a sè nuove relazioni. Ma forse io trasecolo.
Non vorrei essere frainteso. Non sto dicendo chi sia meglio o chi sia peggio. Nè mi serve fare graduatorie. Dico solo che la chiave di decrittazione per conoscere le nuove generazione ed afferrarne i valori è ben lungi dall'essere rivelata e che c'è ancora molto da capire, sempre ammesso che questo scenario sia definitivo e non pronubo di altri futuri contesti non ancora completamente emersi.

08/03/2024

La campana di San Giusto è un brano musicale patriottico scritto da Giovanni Drovetti e musicato da Colombino Arona nel 1915. Fu molto popolare durante la pr...

E se vi dicessero che il PIL ufficiale dei paesi occidentali, Stati Uniti compresi, non è altro che un moltiplicatore di...
01/03/2024

E se vi dicessero che il PIL ufficiale dei paesi occidentali, Stati Uniti compresi, non è altro che un moltiplicatore di grandezze finanziarie e di servizi immateriali calcolati a prezzi teorici?
Se vi dicessero che la capacità produttiva di beni reali della Russia corrisponde o supera quella tedesca e che quella cinese è due volte quella statunitense?
Se vi dicessero che negli ultimi 40 anni l'occidente ha quasi completamente smantellato il suo sistema industriale ed è in grado solo di produrre prototipi ma pochissima quantità?
Se vi dicessero che le normative ambientali, sindacali, le convenienze del commercio internazionale e l'assottigliamento della forza lavoro hanno ridotto al lumicino la capacità produttiva occidentale?
Lo sapete che la Corea del Sud produce più munizioni rispetto a tutta l'Europa messa insieme?
Lo sapete che nel nostro PIL enfiato ci sono i proventi della Ferragni ovvero mere grandezze finanziarie movimentate da un soggetto ad un altro che non producono ricchezza ma ci fanno credere di essere ricchi (oddio, nel caso specifico la Ferragni si arricchisce veramente) E' come pretendere di veder aumentato il valore del proprio appartamento trasportando un divano o un tavolo da una stanza ad un'altra!

E' Natale!Per chi non professa la fede cristiana il Natale è comunque più di una semplice vacanza di calendario. Buona p...
21/12/2023

E' Natale!

Per chi non professa la fede cristiana il Natale è comunque più di una semplice vacanza di calendario. Buona parte di noi, a prescindere da come la si pensi in merito, lo ha vissuto, almeno da piccolo incosciente, anche religiosamente, partecipando alle funzioni, vivendone la narrazione e l'atmosfera che, ai tempi, era un grande periodo di letizia.
Poi negli anni con lo squarciarsi del velo del tempio e la rarefazione "anagrafica" dei commensali di quella festa, l'emozione si è gradualmente ridimensionata diluendosi o riorganizzandosi oramai soltanto nel ricordo.
L'albero di Natale, o perlomeno il mio albero di Natale che fino a qualche tempo fa addobbavo puntigliosamente, è stato per anni un testimone sopravvissuto, un simulacro della memoria capace di suscitare nei decenni suggestioni evocative e dolci ed ovattati ricordi.
Da noi come nella maggior parte delle famiglie del Nord Italia, l'albero, e non il presepe, era il vero emblema del Natale. E naturalmente quello vero che si comperava con la sua zolla di terra e che, un'anno ogni cinque, attecchiva e si poteva tenere in vaso e riutilizzare l'anno successivo. Lo si portava in casa, si aspettava che fosse asciutto e si addobbava. Non ho vissuto personalmente la fase delle candeline di cera da accendere la notte della vigilia e i mandarini da staccare e mangiare anche se queste storie, raccontatemi mille volte, sono entrate comunque nel mio patrimonio. Noi ci siamo accontentati con i fili di lucine bianche o ricoperte di sagome colorate che venivano, dati i necessari collegamenti elettrici, posizionati dagli adulti. Ma poi toccava alle palline. E le palline erano belle, in vetro, con disegni ed inserti ed erano fragili, quasi bolle di sapone. Ogni tanto, soprattutto ai più maldestri, qualcuna cadeva a terra disintegrandosi in mille coriandoli con relativa costernazione e rimproveri.
Ma alla fine il risultato ci premiava. Accese le luci nel buio della sala, l'albero diventava il centro della contemplazione e dell'emozione. Si arricchiva di ora in ora di pacchi che solo in parte erano misteriosi dal momento che veniva ogni anno affinata la strategia per interpretarne contenuto e mittente ma soprattutto il destinatario.
La serata della vigilia, come ogni vigilia si risolveva nelle funzioni religiose della mezzanotte a cui, indrappellati, eravamo più o meno coscientemente avviati.
L'albero ci accompagnava, sempre più stanco e calvo per tutte le festività fino all'epifania il cui pomeriggio era riservato a disfarlo. La fine dell'albero di Natale era la fine della festa, dei ritrovi con i nonni, zii e cugini e, mesto mesto, il campanello del rientro a scuola, inesorabilmente e spietatamente fissato per il giorno dopo.

Non sono un nostalgico del passato; forse lo sono di alcuni aspetti del mio. Ma una cosa credo di poter pensare: I bambini di oggi figli di famiglie disgregate che abitano case in cui l'albero tassativamente di plastica, viene acquistato già addobbato o, nel migliore dei casi viene raffazzonato con dozzinali chincaglierie cinesi, vedono negata ogni emozione, religiosa e non, risolvendo desideri e pulsioni ad una sfera di introversione e negandosi ogni possibilità d'amore. Buon Natale anche a tutti loro. Per quanto riguarda il mio, posso assicurarvi che è già bello in partenza.

Indirizzo

Trichiana

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando La Leggenda del Piave pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi