05/08/2026
Le Scuole Aperte: riscoprire il valore di una comunità educante.
C’è un modello educativo che in Italia sta cambiando interi quartieri, riducendo il disagio giovanile, rafforzando la coesione sociale e creando comunità più sicure: si chiama Scuole Aperte Partecipate.
Non è un doposcuola. Non è un servizio in appalto. È una politica urbana.
Le scuole, invece di chiudere alle 16, diventano luoghi vivi, aperti nel pomeriggio, la sera e nei weekend. Spazi dove bambini, adolescenti, famiglie, associazioni e cittadini possono incontrarsi, fare attività, costruire relazioni, partecipare alla vita del quartiere. Stare insieme con senso di responsabilità verso se stessi, gli altri e i luoghi.
È una strategia semplice, ma potentissima: aprire le scuole al territorio e trasformarle in presidi educativi e sociali.
Cos’è una Scuola Aperta Partecipata
Una scuola aperta è una scuola che:
- rimane accessibile oltre l’orario scolastico
- ospita laboratori culturali, sportivi, artistici, musicali, civici
- coinvolge famiglie, associazioni, volontari, gruppi informali
- diventa un bene comune del quartiere
- crea relazioni, appartenenza, sicurezza
- offre opportunità ai ragazzi che altrimenti resterebbero soli, isolati o in strada.
Non è un servizio assistenziale.
È comunità.
Perché funziona
Perché interviene dove nasce il disagio: nella solitudine, nella mancanza di spazi, nella povertà relazionale.
Le Scuole Aperte:
- riducono la dispersione scolastica
- prevengono bullismo, vandalismi e microcriminalità
- sostengono le famiglie
- favoriscono integrazione e inclusione
- ricostruiscono legami nei quartieri fragili
- offrono ai giovani alternative reali, non slogan.
È la vera prevenzione: quella che si fa prima che il problema esploda.
Chi lo ha già fatto con successo in Italia
Il modello nasce a Roma dalla Scuola Di Donato e oggi è una rete nazionale che coinvolge Milano, Bergamo e Bologna.
Sono esperienze consolidate, studiate a livello nazionale, e riconosciute come buone pratiche di prevenzione del disagio giovanile.
E Treviso?
Treviso oggi offre principalmente doposcuola in appalto, utili per la conciliazione famiglia-lavoro, ma non equivalenti al modello delle Scuole Aperte Partecipate.
Manca:
- co-progettazione con famiglie e associazioni
- uso civico degli spazi scolastici
- una strategia di comunità educante
- un presidio nei quartieri più fragili
Perché dobbiamo parlarne:
Perché il disagio giovanile non si risolve con slogan o repressione.
Si risolve con presenza, relazioni, spazi, comunità e cultura.
Le Scuole Aperte sono la politica più economica e più efficace per costruire una città più sicura e più umana.
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