17/09/2026
Ci sono problemi piccoli e problemi grandi. Questo è un problema grande perché un Paese non si sostiene senza giovani. L' altro problema è l' ambiente perché un pianeta surriscaldato è difficile da vivere e pericoloso. Tutte le piccole e grandi decisioni, anche sul piano locale, devono tenere conto di queste priorità.
L’Italia non è un Paese attrattivo per i giovani. L’Italia rappresenta il 26,9% dei flussi in uscita considerati, ma appena l’1,9% di quelli in entrata. Il suo ISFM (Indice Sintetico dei Flussi Migratori, che mette a confronto i giovani che partono da un Paese verso altri Paesi avanzati con quelli che arrivano dagli stessi Paesi) arriva a 14,5, mentre si ferma a 0,3 in Svizzera e a 0,4 nel Regno Unito e in Austria, i Paesi più attrattivi. Nella maggior parte degli altri Paesi europei avanzati, invece, entrate e uscite sono molto più equilibrate: esiste cioè una vera circolazione di giovani.
Guardare ai flussi tra Paesi avanzati è importante se l’obiettivo è capire quanto un Paese sia capace di attrarre capitale umano. Bisogna cioè confrontarlo con realtà che hanno livelli comparabili di istruzione, sviluppo tecnologico, condizioni di vita, istituzioni e aspirazioni. Sul piano demografico una persona vale sempre una persona; sul piano economico e del capitale umano, invece, le differenze tra contesti di provenienza contano.
Questo non significa che l’immigrazione da altri Paesi non sia importante. Significa che l’attrattività va qualificata: non basta contare quante persone arrivano, bisogna capire da dove arrivano e quali forze di attrazione stanno agendo.
Migliorare l’attrattività dell’Italia non significa semplicemente riportare a casa i giovani italiani emigrati. Significa creare condizioni migliori perché i giovani, italiani e stranieri, scelgano l’Italia: servizi più efficienti, maggiore valorizzazione delle competenze, salari più alti, più conciliazione tra lavoro e vita privata, servizi per la famiglia, meritocrazia e parità di genere.
Non a caso, i Paesi più attrattivi sono spesso anche quelli che riescono meglio a contenere la diminuzione della popolazione giovane. Tra il 2018 e il 2024, per esempio, nei Paesi Bassi il numero di giovani è cresciuto del 9,2%: senza immigrazione netta sarebbe invece sceso dell’1,7%. In Spagna e Svizzera il contributo dell’immigrazione arriva addirittura a 14,6 punti percentuali.
L’Italia, al contrario, ha visto diminuire i giovani del 3,2%, con un contributo dell’immigrazione netto di appena 2,5 punti.