Italia disoccupata e dissidente

Italia disoccupata e dissidente COME MOLTI DI VOI, IO SONO UNA CITTADINA ITALIANA
ESIGO RISPETTO, ESIGO UN LAVORO, ESIGO DIGNITA'. E' MIA INTENZIONE RIPRENDERMI TUTTO QUESTO

IN QUALITA' DELLE MIE ORIGINI, FIGLIA DI CITTADINI ITALIANI, NIPOTE DI CHI HA VISSUTO E COMBATTUTO LA GUERRA PER LA LIBERTA' DELLA NOSTRA NAZIONE, SONO LA DISCENDENTE DI CHI HA CONOSCIUTO LA FAME E I CAMPI DI CONCENTRAMENTO, LE STESSE PERSONE CHE HANNO LOTTATO PER LA LORO DIGNITA' LASCIANDOCI IN DONO UN GRANDE PAESE FATTO DI INDUSTRIE, AGRICOLTURA, COMMERCIO, UN BEL PAESE CURATO ED ELEGANTE. OGNI

GIORNO PROVO VERGOGNA PER NOI, PER AVER PERMESSO CHE LA NOSTRA BELLISSIMA PATRIA SI SPORCASSE A QUESTO MODO. SIAMO TUTTI PIU' POVERI OGGI MA SOPRATTUTTO, SIAMO IMPOVERITI DENTRO

L’attacco alla Siria sta per iniziare. L’ordine del comandante in capo di questa operazione, ovvero il presidente degli ...
30/08/2013

L’attacco alla Siria sta per iniziare. L’ordine del comandante in capo di questa operazione, ovvero il presidente degli Stati Uniti e premio Nobel per la pace Barack Obama, è ormai questione di ore. Ma, prima di capire a cosa potrà portare questo intervento, è opportuna una riflessione sulle reali motivazioni e sulle possibili conseguenze di una simile avventura.
E, per farlo, dobbiamo parlare anzitutto di Israele. Il messaggio consegnato alla Casa Bianca da Yaakov Amidror, consigliere per la sicurezza del premier israeliano Benjamin Netanyahu, è di quelli che fanno riflettere: “Serve un attacco militare mirato per impedire a Bashar Assad di vincere, non per rovesciarlo”. Paradossalmente, a sostenere la stessa tesi è nientemeno che l’acerrimo nemico di Israele, Hezbollah. Il leader del movimento libanese in guerra al fianco della Siria, Hassan Nasrallah, fa eco al consigliere israeliano quando sostiene che “Hezbollah non interverrà” se le forze dell’Occidente si limiteranno a un'azione “punitiva” contro il regime di Assad. Se invece l'obiettivo fosse quello di eliminare fisicamente il presidente della Siria, gli sciiti libanesi scateneranno “una guerra infernale”.
Ma il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, garantisce: “Le opzioni che stiamo considerando non riguardano un cambiamento di regime”. A chiudere il discorso, arriva dalla Russia anche la dichiarazione a mezza bocca di Vladimir Putin, secondo cui “la Siria non è argomento all’ordine del giorno” del G20 di San Pietroburgo, in programma il 5 e 6 settembre prossimi.
Assad non deve cadere
Dunque, pare di capire che molti tra i principali protagonisti dell’affaire siriano tollereranno, pur se malvolentieri, una sorta di spedizione punitiva contro il regime siriano. Guai a toccare Assad, però: “Bashar non deve cadere” si sussurra in queste ore tra i corridoi del Mossad, il servizio segreto di Gerusalemme. Yuval Steinitz, giovane ministro delle Relazioni Internazionali e Affari Strategici israeliano - nonché uomo di fiducia del premier Netanyahu – si spinge più in là: “Noi siamo come la Svizzera e non interferiamo, questa è la nostra politica”, dice a proposito dell’insistenza americana sul dossier siriano, quella stessa America che però sottobanco continua a ti**re per la giacca gli alleati “helvetically correct”. Vedremo.
Ma è davvero possibile bombardare un Paese come la Siria, centrale per i destini del Medio Oriente, senza che ciò comporti gravi conseguenze nella regione? Può l’America voler distruggere le difese di Damasco e contemporaneamente mantenere in piedi il regime che lo rappresenta? E, soprattutto, ha una logica tutto questo? Probabilmente sì, ma essa sfugge alla comprensione dei più.
L’orizzonte prospettato dal Pentagono sarebbe quello di un “weekend di paura” ovvero una campagna aerea in stile Kosovo, come nel 1999, limitato a massicci bombardamenti concentrati in pochi giorni, volti a depotenziare le difese dell’esercito siriano e ammonirlo dal fare nuovamente uso di gas sulla popolazione. A scriverlo è nientemeno che il New York Times - tra l’altro oscurato da un attacco di hacker questa mattina - che riporta fonti vicine ai vertici militari USA.
La guerra contro Al qaeda
Dunque, deterrenza, punizione, ma non annientamento. “Seek but no destroy”, colpire senza distruggere. Eppure, solo poche settimane fa sempre dagli States giungevano voci concordi nel ritenere che “il futuro della Siria non può comprendere Assad”. Allora, qual è la verità? Cosa andiamo a fare veramente in Siria? Sì, “andiamo” perché, in quanto alleati, anche noi italiani potremmo essere a vario titolo coinvolti nel caos siriano.
Cosa ci dobbiamo aspettare nei prossimi giorni dagli Stati Uniti, il cui attacco è stato annunciato e sponsorizzato in tutte le salse, pompato mediaticamente al punto che già tutti conoscono persino gli obiettivi specifici che i missili Tomahawk delle portaerei americane dovrebbero disintegrare?
A Washington si ribadisce che la logica è quella di punire in maniera esemplare chiunque usi armi chimiche - di cui peraltro non sono state ancora mostrate prove inconfutabili oltre ogni dubbio – e chiunque infierisca sulla popolazione. Ma, allo stesso tempo, il presidente Bashar Assad e i suoi maggiorenti servono vivi e al comando per arginare Al Qaeda nel futuro prossimo: qualora il regime dovesse cadere, infatti, i jihadisti porterebbero disordine e violenza nell’intera regione. Come se questo già non fosse un dato di fatto. Come se i qaedisti non fossero già in Siria, in Iraq, in Libano, in Libia e, almeno in parte, anche in Egitto.
Secondo Israele, vi sono almeno diecimila uomini sul campo che rispondono agli ordini di Al Zawahiri (numero uno di Al Qaeda), e che sono pronti a sfruttare la deposizione manu militari di Assad per fare del Paese una loro base permanente. E questo nessuno lo desidera, né a Occidente né a Oriente.
Il progetto di Obama
Così, se dietro alla scelta di Barack Obama ci fosse una strategia precisa (come, ad esempio, immunizzare l’intero perimetro musulmano mediorientale dall’Islam radicale) potremmo dedurne che l’America è improvvisamente tornata a interessarsi attivamente del Medio Oriente e che il suo impegno e la sua presenza nell’area, di conseguenza, cresceranno proporzionalmente, con l’aiuto degli anglo-francesi.
Basta guardare la cartina di questa parte di mondo per farsi un’idea: la Siria è crocevia tra l’Islam sunnita - dalla pen*sola araba fino alle propaggini asiatiche dell’Iraq – l’Europa turca e il confine asiatico dove dominano le potenze che contendono agli Stati Uniti la supremazia mondiale, le superpotenze russa e cinese. E non pare esserci molto spazio residuo per la presenza sciita (Libano, Siria, Iraq e Iran) nell’ipotesi di un nuovo scacchiere mediorientale.
Se invece tutto ciò fosse un bluff, magari dettato dalla semplice volontà di svuotare i depositi di missili obsolescenti o per testare i droni nel contesto di una vera guerra, allora le conseguenze sarebbero ben peggiori. Se, ancora, questo intervento fosse dettato da pura ideologia (gli USA si sentono protettori del bene contro il male, ambasciatori della libertà e dei diritti dell’uomo, e difensori della democrazia nel mondo) o dall’impossibilità per la Casa Bianca di venir meno alla parola data a suo tempo - “superata la red line ci saranno conseguenze” disse Obama - allora rischiamo davvero di trovarci di fronte a uno scenario catastrofico, dove una prolungata scia di sangue può fare da detonatore per l’intero Medio Oriente e il Mediterraneo, generando quel redde rationem che molti governi annunciano da tempo ma che nessuno ha mai avuto il coraggio – o la follia – di portare a compimento. Finora.

STORIA DI UNA LEGGE INUTILEIl reato di immigrazione clandestina introdotto nel 2009 ha fatto flop: solo 12 condanne in 1...
22/07/2013

STORIA DI UNA LEGGE INUTILE
Il reato di immigrazione clandestina introdotto nel 2009 ha fatto flop: solo 12 condanne in 18 mesi. Lo rilevano i dati del ministero della Giustizia. Crollate anche le espulsioni di immigrati regolari: erano di più quando questo reato non c'era.
Ma l'immigrazione è la normalità
Se l’obiettivo era ridurre il flusso di immigrati clandestini, adesso, dopo quattro anni dall’entrata in vigore, possiamo dirlo chiaramente: la legge 94 del 15 luglio 2009 (il cosidetto “Pacchetto sicurezza”) che ha introdotto il reato di «ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato» ha fatto sonoramente flop.
Non solo, ma nel periodo in cui non c’era questo reato il numero di espulsioni per coloro che si trovavano in Italia in maniera irregolare era addirittura maggiore: 49 per cento nel 2003 contro il 28 per cento del 2012.

A parte le varie bocciature ricevute, nell’ordine, dalla Corte Costituzionale nel 2010 e dalla Corte di Giustizia europea nel 2011 e nel 2012, la legge si è rivelata totalmente inefficace per lo scopo che si prefiggeva: la riduzione del 10 per cento del flusso annuo di immigrati clandestini, come spiegava la relazione tecnica del giugno 2008 che accompagnava il disegno di legge.
La pena dell’ammenda prevista (da 5mila a 10mila euro), ad esempio, non è mai stata eseguita perché lo straniero è quasi sempre insolvibile.

A certificare il flop ci sono i numeri forniti dalla Direzione generale della giustizia penale del Ministero che per monitorare l’applicazione della legge ha controllato i dati relativi al 79 per cento dei fascicoli iscritti nel 2010 presso i tribunali italiani.
Risultato: sono appena 172 i fascicoli aperti nei tribunali all’interno dei quali è stata rintracciata la voce relativa al reato di immigrazione clandestina. Di questi, solo 55 sono stati quelli definiti. Più nello specifico, sono solo 12 le sentenze di condanna, mentre 18 sono le sentenze concluse con un patteggiamento e 1 la sentenza “mista” (conclusasi, cioè, con una condanna per un reato e un’assoluzione per l’altro). Il totale delle sentenze di assoluzione sono 4 e 20 quelle chiuse con altre modalità di definizione. I dati del ministero non consentono al momento di sapere quante sono le persone condannate nel contesto delle 12 sentenze.

I dati, ha spiegato l’agenzia Redattore Sociale, rischiano di essere oggettivamente inficiati da alcune lacune del sistema, visto che in diverse cancellerie potrebbero essere stati considerati come “immigrazione clandestina” anche reati specifici, come quelli facenti riferimento alla legge 286 o 189. Inoltre, l’analisi del ministero non tiene conto di eventuali definizioni dei reati davanti al Gip o al Gup, ma solo in sede giudicante. In ogni caso, con l’attuale trend, una copertura totale delle sedi di tribunale porterebbe a circa 200 fascicoli e circa 15/20 sentenze di condanna. Cifre oggettivamente molto piccole.

Emblematica, inoltre, la sproporzione tra sentenze definitive e denunce della polizia. Nel 2011 le forze dell’ordine hanno “segnalato” 28.604 casi di violazione per il reato di clandestinità (il picco in Lombardia con 5.871, seguita dalla Sicilia con 4.609, dalla Campania con 2.782, dall’Emilia Romagna con 2.180). Nel 2012 il trend è stabile con 28.572 casi, mentre nel primo trimestre del 2013 si annotano già 3.943 casi (dati non ancora consolidati) che vedono in testa ancora la Lombardia, seguita da Campania, Emilia Romagna e Puglia.

La norma in questione, insomma, lungi dal ridurre i flussi migratori e la presenza di irregolari nel nostro Paese (si stima che siano oggi circa 500 mila), è riuscita solo a intasare ulteriormente di “carte”gli uffici immigrazioni delle Questure, già abbastanza ingolfati, e costringere Procure e giudici di pace ad avviare lunghe istruttorie e sfornare inutili sentenze.

Non è un caso, quindi, che tra le proposte contenute nel programma di depenalizzazione dei reati redatto dall’apposita commissione incaricata dal ministero della Giustizia nel novembre 2012 e presentato il 23 aprile scorso c’era quello di depenalizzare il reato di immigrazione clandestina trasformandolo in illecito amministrativo.

C’era una volta una regina che aveva una cava per la quale fu creata nel XVIII secolo una norma da cui poi sono scaturit...
22/07/2013

C’era una volta una regina che aveva una cava per la quale fu creata nel XVIII secolo una norma da cui poi sono scaturite "cento leggi sulle cave". Mettere il naso nelle oltre 375mila leggi italiane significa entrare in una favola di carta, nei capricci di classi sociali, epoche talmente antiche che i documenti erano "alti così", mattoncini, non fogli, tempi in cui si legiferava di comunicazioni tramite piccioni viaggiatori, si andava a scuola con la riforma Gentile, e l’Italia scopriva l’avanspettacolo. L’istruzione è stata cambiata mille volte, la guerra è lontana, i piccioni si tenta di sterilizzarli, sono nate le Multisale, ma le leggi non sono sparite, carte, fogli, costi, polvere.

« Rifiutarsi di pagare le tasse è uno dei metodi più rapidi per sconfiggere un governo. »(Mahatma Gandhi)
22/07/2013

« Rifiutarsi di pagare le tasse è uno dei metodi più rapidi per sconfiggere un governo. »
(Mahatma Gandhi)

20/07/2013
OGNI FOTO SI COMMENTA DA SE'
20/07/2013

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La tecnologia moderna ci ha dotato di un luogo virtuale dove dar sfogo ai nostri desideri, dove vivere vite parallele, s...
20/07/2013

La tecnologia moderna ci ha dotato di un luogo virtuale dove dar sfogo ai nostri desideri, dove vivere vite parallele, scrivere di noi o leggere di altri, tutto in tempo reale, tutto di corsa perché il mondo va avanti più velocemente di quanto noi possiamo leggere un blog o guardare un video su youtube

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