22/10/2026
DOPO LE AMMINISTRAZIONI PRECEDENTI, ADESSO È COLPA DEI DIPENDENTI COMUNALI.
Ieri sera, in Consiglio comunale straordinario, si è ripresentato un tema che solleviamo da tempo: perché il Comune utilizza con tempi lunghissimi l’avanzo libero e l'avanzo vincolato per finanziare gli interventi necessari al paese?
La risposta del Sindaco, che finalmente ha riconosciuto i ritardi, questa volta ha aperto uno scenario interessante.
Il problema non sarebbe l’Amministrazione, ma l’Ufficio Tecnico: "progetti che non arrivano in tempo, determine che non vengono preparate, procedure che rallentano".
E il Sindaco? "Lui non può certo scrivere i progetti e le determine al posto dei tecnici e delle PO, né scegliere liberamente i dipendenti comunali. Può soltanto tempestare di mail, strigliare e, quando necessario, prendere provvedimenti".
Insomma, un Sindaco tutto di un pezzo, che combatte quotidianamente contro le inefficienze della macchina comunale, ma che alla fine rischia di soccombere.
Una storia eroica. Peccato che ci sia un piccolo dettaglio.
Chi amministra un Comune da dieci anni non può continuare a presentarsi come vittima di ciò che accade dentro il Comune.
Per anni il ritornello è stato: «La colpa è di chi c’era prima».
Adesso che gli anni passano e le responsabilità si accumulano, il nuovo colpevole sembra essere diventato il dipendente pubblico.
Sia chiaro: se esistono ritardi, inefficienze o responsabilità individuali, è giusto affrontarli. Ma la gestione del personale, l’organizzazione degli uffici, il clima relazionale, la programmazione degli interventi e la capacità di far funzionare la macchina comunale sono responsabilità di chi governa.
Gli incarichi ai responsabili di funzione li assegna (oppure le revoca) il Sindaco, non piovono dal cielo. La valutazione delle performance la effettua anche il Sindaco.
Per trasformare i fondi comunali in strade sistemate, edifici manutenuti e servizi migliori non basta compilare un bilancio. Servono programmazione, progetti, procedure e capacità di portarli a termine.
E se qualcosa non funziona, dopo dieci anni la domanda non può essere soltanto «Di chi è la colpa?».
La domanda dovrebbe essere: «Che cosa avete fatto per risolvere il problema?»
Un’ultima considerazione: se questa è l’immagine che l’Amministrazione offre dei propri uffici e dei propri dipendenti, c’è da chiedersi quale messaggio arrivi a chi, domani, potrebbe voler partecipare a un concorso per lavorare nel nostro Comune.
Perché un ente pubblico ha bisogno di persone competenti, motivate e messe nelle condizioni di lavorare bene. Non di una guerra permanente tra chi governa e chi dovrebbe collaborare per far funzionare i servizi.
Governare significa assumersi le responsabilità, non cercare ogni volta un nuovo colpevole.
Anche dopo dieci anni.