Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della provincia BAT

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13/02/2026

𝑪𝙊𝑴𝙐𝑵𝙄𝑪𝘼𝑻𝙊 𝙎𝑻𝘼𝑴𝙋𝑨
L'Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri della Provincia di Barletta Andria Trani organizza un incontro dal titolo “Riforma Nordio, verso il referendum. E' giusto modificare la Costituzione della Repubblica Italiana?” che si terrà a Barletta venerdì 20 febbraio alle 18:30 nell'auditorium Pietro Mennea Itett “Cassandro – Fermi - Nervi” in via Madonna della Croce 165.

Introduce Benedetto Delvecchio, presidente Omceo e modera il giornalista Nico Aurora.
Ne discutono Roberta Moramarco, giudice Tribunale di Bari, Giovanni Lucio Vaira, Sostituto Procuratore Trani, Mario Malcangi, avvocato del foro di Trani, Francesco Montingelli avvocato del foro di Trani.

DICHIARAZIONE PRESIDENTE OMCEO DELVECCHIO

“Ci sono momenti durante i quali tutte le donne e gli uomini sono chiamati ad esprimere la propria posizione per fatti che attengono alla vita di ognuno di noi. Mi riferisco al referendum sulla giustizia che a breve si celebrerà”, così il presidente Benedetto Delvecchio in merito all'evento di venerdì 20 Febbraio.

E poi: “Pertanto noi medici ed odontoiatri dell'Omceo ben consapevoli della necessità di affrontare determinate tematiche nel migliore dei modi abbiamo voluto organizzare questo momento informativo e di dibattito al fine di poter al meglio essere preparati nel rispondere al quesito referendario”.

“Inoltre mi preme sottolineare che abbiamo voluto scegliere un luogo prettamente giovanile come una scuola – ha proseguito Delvecchio - al fine di poter avere un confronto aperto anche con la parte più giovane della nostra società vale a dire gli studenti per poter ascoltare le loro posizioni in merito a quanto e come sia necessario partecipare a questo momento importante della nostra vita come appunto il quesito referendario”.

Delvecchio conclude: “Desidero ringraziare coloro i quali interverranno come relatori. Certamente ognuno per la propria storia e posizione ci potrà chiarire quelle che saranno le salienti posizioni in merito al quesito. Noi medici siamo coinvolti in questo momento tenuto conto che molto spesso siamo chiamati nelle aule di Giustizia per situazioni che non sempre poi si rivelano veritiere. In ogni caso siamo pronti a fare la nostra parte nel rispondere, ognuno per le proprie sensibilità, al quesito referendario”.

Venerdì 20 febbraio 2026 ore 18.30
29/01/2026

Venerdì 20 febbraio 2026
ore 18.30

𝐕𝐢𝐬𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚 𝐥'𝐢𝐧𝐧𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐚𝐫𝐤𝐢𝐧𝐬𝐨𝐧Per la prima volta si è riusciti ad osservare direttamente nel cervello ...
03/11/2025

𝐕𝐢𝐬𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚 𝐥'𝐢𝐧𝐧𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐚𝐫𝐤𝐢𝐧𝐬𝐨𝐧
Per la prima volta si è riusciti ad osservare direttamente nel cervello umano il meccanismo che si ritiene costituisca il primo innesco della malattia di Parkinson, permettendo in questo modo un importante passo avanti nello studio di una malattia che colpisce circa 10 milioni di persone in tutto il mondo e che potrebbe raggiungerne 25 milioni entro il 2050.
Pubblicato sulla rivista Nature Biomedical Engineering, lo studio si deve alla collaborazione fra Università britannica di Cambridge, University College di Londra e Politecnico canadese di Montréal.
I ricercatori hanno individuato minuscoli aggregati di proteine chiamati 'oligomeri di alfa-sinucleina', finora impossibili da osservare a causa delle loro ridottissime dimensioni, di pochi nanometri.
La scoperta potrebbe aiutare a capire i meccanismi con i quali progredisce la malattia, aprendo allo sviluppo di nuovi metodi per la diagnosi precoce e di future terapie.
Per oltre un secolo i ricercatori hanno riconosciuto la malattia di Parkinson grazie alla presenza di grandi aggregati proteici chiamati 'corpi di Lewy'. Si sospettava, però, che i veri responsabili fossero degli ammassi molto più piccoli. "I corpi di Lewy sono il segno distintivo del Parkinson, ma ci dicono sostanzialmente dove è passata la malattia, non dove si trova ora", osserva Steven Lee di Cambridge, che ha coordinato lo studio insieme a Lucien Weiss del Politecnico canadese e Sonia Gandhi dello Ucl. "Se potessimo osservare il Parkinson nelle sue fasi iniziali, potremmo scoprire molto di più su come la malattia si sviluppa nel cervello - continua Lee - e su come potremmo essere in grado di curarla".Per riuscire a individuare questi minuscoli 'inneschi', gli autori dello studio hanno messo a punto una nuova tecnica che usa un microscopio a fluorescenza ultrasensibile, in grado di spegnere il rumore di fondo e isolare il segnale estremamente debole degli oligomeri.
"È la prima volta che siamo in grado di osservare gli oligomeri direttamente nel tessuto cerebrale umano a questa scala", commenta Rebecca Andrews di Cambridge attualmente all'Università di Zurigo, prima firmataria dell'articolo insieme a Bin Fu e Christina Toomey: "È come poter vedere le stelle in pieno giorno e ciò apre nuove porte alla ricerca sul Parkinson".
Analizzando campioni di tessuto cerebrale ottenuti post-mortem, i ricercatori hanno scoperto che gli oligomeri di alfa-sinucleina sono presenti sia nei cervelli sani che in quelli malati di Parkinson, ma in questi ultimi sono più grandi, luminosi e numerosi, suggerendo un collegamento diretto con la progressione della malattia. Inoltre, è stato anche individuato un particolare tipo di queste proteine che sono invece presenti solo negli individui affetti: queste potrebbero, dunque, rappresentare le prime firme del Parkinson, visibili forse anni prima della comparsa dei sintomi.
"Gli oligomeri sono stati l'ago nel pagliaio - afferma Weiss - ma ora che sappiamo dove si trovano potrebbero aiutarci a individuare specifici tipi di cellule in determinate regioni del cervello.
Tecnologie simili potrebbero essere applicate anche ad altre malattie neurodegenerative - conclude il ricercatore - come l'Alzheimer e la corea di Huntington".■

𝗔 𝗕𝗿𝘂𝗻𝗸𝗼𝘄, 𝗥𝗮𝗺𝘀𝗱𝗲𝗹𝗹 𝗲 𝗦𝗮𝗸𝗮𝗴𝘂𝗰𝗵𝗶 𝗶𝗹 𝗡𝗼𝗯𝗲𝗹 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗺𝗲𝗱𝗶𝗰𝗶𝗻𝗮 𝟮𝟬𝟮𝟱Una ricerca controcorrente che ha aperto la strada alla pos...
20/10/2025

𝗔 𝗕𝗿𝘂𝗻𝗸𝗼𝘄, 𝗥𝗮𝗺𝘀𝗱𝗲𝗹𝗹 𝗲 𝗦𝗮𝗸𝗮𝗴𝘂𝗰𝗵𝗶 𝗶𝗹 𝗡𝗼𝗯𝗲𝗹 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗺𝗲𝗱𝗶𝗰𝗶𝗻𝗮 𝟮𝟬𝟮𝟱
Una ricerca controcorrente che ha aperto la strada alla possibilità di manipolare le cellule che svolgono il ruolo di guardiani dell'immunità, tenendo a bada il sistema immunitario quando aggredisce l'organismo cui appartiene, e che si stanno rivelando importanti sia per le malattie autoimmuni, ma anche per i tumori e i trapianti: guarda al futuro, il Nobel per la Medicina 2025, assegnato al giapponese Shimon Sakaguchi (75 anni) dell' Immunology Frontier Research Center dell'Università di Osaka, vero e proprio apripista delle ricerche in questo campo, e agli americani Mary E. Brunkow (64 anni) e Fred Ramsdell (65 anni).
Ad aprire la strada è stato Sakaguchi nel 1995, spinto dalla convinzione che il sistema immunitario fosse molto più complesso di come lo immaginavano i suoi colleghi immunologi.
Secondo la teoria diffusa allora esisteva un meccanismo chiamato 'tolleranza centrale', per il quale le cellule immunitarie pericolose venivano eliminate nel timo, la ghiandola del sistema immunitario che si trova nel torace. Nonostante il parere contrario di molti, Sakaguchi ha seguito la sua idea fino a dimostrare che il sistema immunitario comprendeva cellule fino ad allora sconosciute: aveva scoperto le cellule T regolatorie, specializzate nel controllare le altre cellule immunitarie e nell'assicurare che il sistema tolleri i tessuti dell'organismo al quale appartiene.
Solo sei anni più tardi Mary Brunkow, dell'Istituto per la Biologia dei sistemi (Isb) di Seattle, fece un passo in avanti nella strada aperta da Sakaguchi. Iniziò così una serie di ricerche su topi modello di una malattia autoimmune in collaborazione con Fred Ramsdell, che oggi lavora nell'Istituto Parker per l'immunoretapia dei tumori ed è consulente scientifico per l'azienda privata Sonoma Biotherapeutics di San Francisco.
I due hanno scoperto un altro guardiano del sistema immunitario, il gene Foxp3, e il suo corrispettivo in una gravissima malattia autoimmune che colpisce gli esseri umani, chiamata Ipex.
Presto è stato chiaro, grazie a Sakaguchi, che il gene Foxp3 è una sorta di regista delle cellule identificate nel 1995.
E' nato così il nuovo campo di ricerca della tolleranza immunitaria periferica, che oggi è davvero ricco di promesse, come testimonia l'entusiasmo con cui
la comunità scientifica ha accolto la notizia di questo Nobel. Un riconoscimento a una delle scoperte più rivoluzionarie dell'immunologia moderna, quella dei "direttori d'orchestra" del sistema immunitario, lo ha definito Massimiliano Pagani, responsabile del laboratorio di Oncologia molecolare e Immunologia dell'Istituto di Oncologia Molecolare (Ifom) di Fondazione Airc e professore all'Università di Milano. "Per la comunità scientifica internazionale, questo riconoscimento segna un momento storico, confermando il valore dell'immunologia nella costruzione di soluzioni cliniche concrete per la medicina del futuro", ha detto Paola Italiani, dell'Istituto di biochimica e biologia cellulare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibbc). E' un premio che guarda ai futuri sviluppi della medicina anche secondo Nicole Soranzo, direttrice del Centro di Genomica - programma in Popolazione e genomica medica dello Human Technopole, istituto per le scienze della vita di Mind (Milano Innovation Discrict).
Nobel Medicina, chi sono i tre immunologi premiati
L'americana Mary E. Brunkow, 64 anni, ha conseguito il dottorato nell'Università di Princeton e attualmente è responsabile senior dei programmi dell'Istituto per la Biologia dei sistemi di Seattle Isb), un istituto di ricerca senza scopo di lucro per lo studio delle relazioni tra le varie parti dei sistemi biologici e che promuove un approccio interdisciplinare alla ricerca biologica.
L'altro americano premiato, Fred Ramsdell, 65 anni il prossimo 4 dicembre, è direttore di ricerca dell'Istituto Parker per l'immunoretapia dei tumori. Nato nel 1960 a San Francisco, e lavora anche come consulente scientifico per l'azienda privata Sonoma Biotherapeutics di San Francisco. Per il secondo anno consecutivo fra i vincitori del Nobel per Medicina c'è un ricercatore impegnato in un'azienda privata, anche se nel caso di Ramsdell non in modo esclusivo.
Il giapponese Shimon Sakaguchi, 74 anni, è il più anziano dei Nobel per Medicina 2025. Ha conseguito il dottorato nell'Università di Kyoto nel 1976 e lavora nell' Immunology Frontier Research Center dell'Università di Osaka. E' noto soprattutto per la scoperta del ruolo delle cellule T regolatorie del sistema immunitario, che hanno finora trovato applicazioni nella lotta contro i tumori e le malattie autoimmuni.
Le cellule che tengono l'organismo in equilibrio
Si chiamano cellule T regolatorie (Treg), le cellule sentinella la cui scoperta è stata premiata con il Nobel per la Medicina 2025, accanto alla scoperta del gene Foxp3, che può essere considerato il loro regista. Tutti insieme sono i protagonisti della tolleranza immunitaria periferica, un campo di ricerca pieno di promesse e proiettato verso il futuro.
Le cellule T regolatorie entrano in azione per tenere a bada il sistema immunitario, evitando che cominci ad aggredire cellule e tessuti dell'organismo al quale appartiene. Appartengono alla famiglia dei linfociti T, le cellule immunitarie che lavorano in prima linea nel difendere l'organismo dalle infezioni e la funzione di freno del sistema immunitario, chiamata 'soppressione immunitaria' è fondamentale.
Altrettanto importante è il ruolo che svolgono nel frenare gli autoantigeni.
Questi sono delle proteine che si formano nelle cellule e che sono generalmente tollerate dal sistema immunitario grazie alle cellule T regolatorie, ma quando questo meccanismo si rompe l'autoantigene viene riconosciuto come estraneo dal sistema immunitario, che lo aggredisce scatenando una malattia autoimmune.
Le cellule T regolatorie entrano in azione anche nel regolare l'intensità e la durata delle infiammazioni e anche per questo ruolo sono fondamentali nel mantenere l'equilibrio dell'organismo.
Esistono 2 tipi di queste cellule-sentinella: le cellule T regolatorie naturali, che si sviluppano nel timo, la ghiandola chiave del sistema immunitario, e sono specializzate nel riconoscere gli autoantigeni; le cellule T regolatorie indotte sono invece specializzate nell'entrare in funzione a tutti gli antigeni a livello periferico.
Finora l'importanza di questo insieme di cellule è stata chiara soprattutto per le future terapie per le malattie autoimmuni. La possibilità di controllare le cellule sentinella, ripristinandone la funzione, è infatti una speranza contro molte malattie di questo tipo.
Recentemente si sta facendo strada anche un'altra applicazione, che riguarda il ruolo che queste cellule giocano nei tumori. In questo caso la loro funzione di freno ha conseguenze negative perché impedisce al sistema immunitario di aggredire il tumore. Si è scoperto che le cellule T regolatorie dei tumori sono diverse dalle loro compagne attive nei tessuti sani e la scommessa è quindi riuscire a disinnescarle in modo mirato. ■

𝐋’𝐞𝐫𝐨𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚: 𝐮𝐧 𝐨𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨𝐫𝐨 𝐝𝐚 𝐬𝐦𝐚𝐬𝐜𝐡𝐞𝐫𝐚𝐫𝐞Poniamo il caso in cui un medico di emergenza urgenza racconti pubbl...
24/09/2025

𝐋’𝐞𝐫𝐨𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚: 𝐮𝐧 𝐨𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨𝐫𝐨 𝐝𝐚 𝐬𝐦𝐚𝐬𝐜𝐡𝐞𝐫𝐚𝐫𝐞
Poniamo il caso in cui un medico di emergenza urgenza racconti pubblicamente, compiaciuto, di lavorare in un reparto di Medicina di Emergenza Urgenza con circa 200 accessi giornalieri (perciò ad alta capacità produttiva), con grande prevalenza di traumi, svolgendo turni anche di 12 ore consecutive, nonostante una frattura alla scapola. Poi poniamo anche il caso in cui, una società scientifica di settore, ipoteticamente, plauda all’impresa inneggiando all’orgoglio e alla fierezza per questo genere di comportamenti e di sacrificio che, a ben vedere, forse andrebbero invece correttamente stigmatizzati. E dopo poniamo il caso in cui il National Health Service britannico, contemporaneamente pubblichi un report investigativo dal titolo The Impact of Staff Fatigue on Patient Safety nel quale si analizzano i rischi che la stanchezza e lo stress degli operatori sanitari comportano per la sicurezza dei pazienti.
Ci troveremmo, forse, innanzi a due visioni diametralmente opposte: da un lato, il culto del sacrificio personale e del machismo che conducono alla fatica ed allo stress; dall’altro, l’evidenza scientifica dei suoi effetti negativi su operatori e quindi utenti.
Se per gli esperti militari operanti nei sistemi ad alto rischio “se hai mal di pancia” non puoi lanciarti con un paracadute da 10.000 metri per portare a termine una missione rischiosa, per quale motivo, invece, per un professionista sanitario cui è affidata una missione altrettanto importante e rischiosa, la salute pubblica, in un sistema sociotecnico complesso a rischio gestito, questo non dovrebbe valere? Verrebbe mai autorizzato un pilota dell’aeronautica civile a volare, con centinaia di passeggeri a bordo, con un arto fuori uso?
Come potrebbe quindi un medico, con un arto fuori uso, eseguire una buona sutura complessa, una manovra ortopedica riduttiva o una rianimazione cardiopolmonare efficace in condizioni di emergenza, magari in assenza di altri colleghi “esperti” o disponibili al momento? In un sistema già provato dalla carenza di personale qualificato, simili scenari sono tutt’altro che remoti.
In quali altre organizzazioni sociotecniche complesse – come sono la sanità e, in particolar modo, la medicina d’emergenza urgenza – si celebra la minorazione fisica come segno di dedizione al lavoro e valore?
Secondo la visione di R. Amalberti, il saper essere professionista, la figura dell’attore equivalente ed il conseguente abbandono della “mentalità dell’artigiano”, non possono prescindere dalle condizioni minime di idoneità fisica e mentale che sono perciò da considerarsi imprescindibili, conditio sine qua non. La sicurezza e la qualità delle cure non possono poggiare sull’abnegazione individuale ma su una solida e matura cultura organizzativa, capace di distinguere tra resilienza individuale e possibile fonte di pericolo.
Celebrando episodi del genere si correrebbe il rischio di “normalizzare la devianza” (D.Vaughan), l’eccezione e l’anomalia. Si favorisce un modello di lavoro insostenibile, che “scivola” silenziosamente verso il rischio sistematico (drift to danger), come ben spiegano gli studi di J. Rasmussen (2000), sulla deriva organizzativa, che indirizza le azioni umane verso un’area in cui gli infortuni accadono, o accadono con maggiore probabilità, invece di restarne prudentemente lontani.
Se il medico immaginario citato nell’ipotetico caso, che avesse lavorato con la scapola fratturata poi, esaltandosi in questo periglioso clima di celebrazione del rischio, apparisse persino divertito dall’empatia suscitata dalla propria nuova condizione di menomazione fisica nei confronti di utenti e pazienti del pronto soccorso, chiedendosi perché mai non avrebbe dovuto farlo mostrerebbe, a ben vedere, un preoccupante basso livello di situational awareness (consapevolezza della situazione operativa).
Se è comprensibile che certi comportamenti rischiosi siano, talvolta, messi in atto da singoli professionisti, sarebbe tuttavia inopportuno che le società scientifiche condividessero, e implicitamente esaltassero, questo approccio.
Queste ipotesi dovrebbero suscitare profonda riflessione invece, soprattutto per tutelare la fascia di giovani professionisti che si affacciano in contesti lavorativi con accettazione del rischio di livello inferiore alle High Reliability Organizations (10-4), e un po’ più vicine agli ambienti Adaptive (10-3).
Dopo anni di impegno per migliorare la sicurezza delle cure, ci ritroveremmo a celebrare l’eroismo individuale al posto della prudenza, del metodo e del buon senso.
Sarebbe il segnale di un’involuzione culturale che avanza. Servirebbe oggi, più che mai, il coraggio di scuotere le coscienze, per riportare il discorso su binari di consapevolezza, realismo e responsabilità e non sull’esaltazione dell’eroe che nella tradizione classica, solitamente, muore giovane.Se poi, invece, scoprissimo che tutto ciò non fosse un caso ipotetico esemplificativo e di studio? ■
Luigi di Candido - Coordinatore Puglia I.N.S.H.
Italian Network for Safety in Healthcare

𝑵𝒆𝒍 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒐 𝑷𝒂𝒆𝒔𝒆 "𝒊𝒍 95% 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒄𝒖𝒓𝒆 𝒐𝒅𝒐𝒏𝒕𝒐𝒊𝒂𝒕𝒓𝒊𝒄𝒉𝒆 𝒔𝒊 𝒇𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒏𝒆𝒍 𝒑𝒓𝒊𝒗𝒂𝒕𝒐 𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒔𝒆𝒎𝒑𝒓𝒆 𝒍𝒆 𝒇𝒂𝒎𝒊𝒈𝒍𝒊𝒆 𝒓𝒊𝒆𝒔𝒄𝒐𝒏𝒐 𝒂 𝒔𝒐𝒔𝒕𝒆𝒏𝒆𝒓𝒆 𝒊 ...
30/07/2025

𝑵𝒆𝒍 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒐 𝑷𝒂𝒆𝒔𝒆 "𝒊𝒍 95% 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒄𝒖𝒓𝒆 𝒐𝒅𝒐𝒏𝒕𝒐𝒊𝒂𝒕𝒓𝒊𝒄𝒉𝒆 𝒔𝒊 𝒇𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒏𝒆𝒍 𝒑𝒓𝒊𝒗𝒂𝒕𝒐 𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒔𝒆𝒎𝒑𝒓𝒆 𝒍𝒆 𝒇𝒂𝒎𝒊𝒈𝒍𝒊𝒆 𝒓𝒊𝒆𝒔𝒄𝒐𝒏𝒐 𝒂 𝒔𝒐𝒔𝒕𝒆𝒏𝒆𝒓𝒆 𝒊 𝒄𝒐𝒔𝒕𝒊". 𝑨 𝒓𝒊𝒎𝒆𝒕𝒕𝒆𝒓𝒄𝒊 𝒔𝒐𝒏𝒐 "1 𝒎𝒊𝒍𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒆 350 𝒎𝒊𝒍𝒂 𝒃𝒂𝒎𝒃𝒊𝒏𝒊 𝒄𝒉𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒉𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒎𝒂𝒊 𝒇𝒂𝒕𝒕𝒐 𝒖𝒏𝒂 𝒗𝒊𝒔𝒊𝒕𝒂 𝒅𝒂𝒍 d𝒆𝒏𝒕𝒊𝒔𝒕𝒂".
Lo spiega Raoul D'Alessio, coordinatore delle presidenze regionali del Sindacato unitario specialistico ortognatodontico italiano (Suso), che sabato 17 maggio ha partecipato - all'interno dell Expodental meeting che si apre domani a Rimini - alla tavola rotonda 'Odontoiatria e ortodonzia, tra digitalizzazione e multidisciplinarietà un presente/futuro tra clinica, etica, economia tecnologia dinamica interattiva, intelligenza artificiale', organizzata da Unidi (Unione nazionale industrie dentali italiane) in collaborazione con Suso.
L'accesso alle cure dentali è una questione "rilevante - spiega D'Alessio - perché la prevenzione odontoiatrica ha un impatto sulla salute a 360 gradi.
Molti studi, ad esempio, dimostrano ormai che una corretta masticazione sin da piccoli è legata alla possibilità di uno sviluppo ottimale di tutte le potenzialità cognitive dei piccoli. E, sul lungo termine, protegge dal futuro decadimento cognitivo in vecchiaia con elevati vantaggi non solo per la salute, ma anche per la spesa sanitaria".
Da qui la necessità del confronto ampio organizzato a Rimini, con tutti gli attori del comparto odontoiatrico - sottolinea D'Alessio - e che è anche un'iniziativa "molto ambiziosa", che ha obiettivi pratici. "L'intenzione è mettere a punto proposte che siano in grado di migliorare l'accesso alle cure dentali, argomento che, in quanto professionisti del settore, ci coinvolge anche sul piano etico.
Le tecnologie avanzate, del resto, sempre più presenti nel nostro settore, così come l'intelligenza artificiale, possono essere di supporto per l'ottimizzazione delle cure e quindi, in un quadro generale, possono incidere anche sulla razionalizzazione della spesa".
L'odontoiatria italiana - continua D'Alessio - investe da sempre sulla qualità e sulla sicurezza e proprio per questo ha costi non facilmente comprimibili. La quota di cure pubbliche, inoltre, è residuale.
Un mix alla base delle rinunce alle cure o dei viaggi della speranza verso Paesi che promettono cure a basso costo, ma che mettono la salute dei pazienti a rischio di danni seri. Il nostro obiettivo è cercare strategie, insieme alle istituzioni, per migliorare l'accesso". Per questo "il fatto di aver riunito intorno a un tavolo, per la prima volta, tutti gli attori del settore fa ben sperare in una collaborazione in grado di portare risultati utili ad ampio raggio".
"Le cure odontoiatriche appropriate sin dall'infanzia - rimarca lo specialista - sono il primo passo per la prevenzione di problemi dentari negli anziani che possono essere molto dispendiosi. E incidono anche sulla prevenzione di malattie degenerative, come indicano le evidenze scientifiche.
L'odontoiatria, quindi, sul piano della sanità è un investimento importate, dal punto di vista clinico, ma anche da quello etico".
Alla tavola rotonda di sabato hanno partecipato i diversi attori del comparto odontoiatrico, tra i quali Cao nazionale, Cnel, Andi, Aio, Suso, società scientifiche, aziende, consumatori. ■

𝐏𝐫𝐨𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐥'𝐎𝐛𝐞𝐬𝐢𝐭𝐚̀L'Aula della Camera ha approvato la proposta di legge per la lotta e la prevenzione a...
14/07/2025

𝐏𝐫𝐨𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐥'𝐎𝐛𝐞𝐬𝐢𝐭𝐚̀
L'Aula della Camera ha approvato la proposta di legge per la lotta e la prevenzione all'obesità.
I voti favorevoli sono stati 155, gli astenuti 103 mentre nessun deputato ha espresso voto contrario. Il testo ora passa all'esame del Senato.
I fondi - le cui coperture sono previste dalla legge di Bilancio - sono pari nel primo triennio a 4,2 milioni di euro (1,2 milioni di euro per il 2025, 1,3 milioni di euro per il 2026 e a 1,7 milioni di euro a decorrere dal 2027). Il testo, di iniziativa parlamentare e il cui primo firmatario è il deputato di FI Roberto Pella, è in prima lettura alla Camera.
"Con l'approvazione della mia proposta di legge recante disposizioni per la prevenzione e la cura dell'obesità, di cui sono primo firmatario, diventiamo il primo Paese al mondo a riconoscere l'obesità come una malattia. A partire dal 2019, mi sono impegnato a coinvolgere il mondo scientifico e universitario, quello medico e le associazioni dei pazienti e dei cittadini, scrivendo insieme e portando in approvazione unanime una mozione in quest'Aula. Oggi quella mozione e quell'impegno diventano legge". Così Roberto Pella, capogruppo di Forza Italia in commissione Bilancio, intervenendo in dichiarazione di voto sulla pdl.
"Si tratta - ha proseguito - di un tema di grande attualità, perché l'obesità rappresenta un problema rilevantissimo di salute pubblica e di spesa per il servizio sanitario nazionale, anche in virtù delle sue complicanze, dal diabete ai tumori e delle malattie cardiovascolari. Il World Obesity Atlas prevede che l'impatto economico globale del sovrappeso e dell'obesità raggiungerà 4,32 trilioni di dollari all'anno entro il 2035, se le misure di prevenzione e cura non miglioreranno. In Italia, in base ai dati Istat, l'11,8% della popolazione adulta italiana soffre di obesità, per un totale di quasi 6 milioni di cittadini. L'obesità infantile è una questione urgente e preoccupante: circa il 19% dei bambini tra gli 8 e 9 anni di età è in sovrappeso e il 9,8% risulta affetto da obesità. Da qui, la necessità di adottare politiche di prevenzione adeguate, nonché di programmi di gestione della malattia. Ringrazio il capogruppo di Forza Italia Barelli e tutto il gruppo di Forza Italia per aver dato la giusta priorità a questo tema; il ministro Schillaci, il sottosegretario Gemmato, il ministro Giorgetti, per avere sostenuto tale priorità e trovato risorse importanti e fondamentali nella manovra economica. Con questo voto il Parlamento da prova di maturità e lungimiranza rispetto a una delle principali, se non la più urgente sfida di salute globale. Questa è una legge che, sono certo, sarebbe stata apprezzata anche dal nostro Presidente Berlusconi, che da sempre ha posto al centro della proposta di Forza Italia il benessere delle persone, ritenendo la salute un bene primario da tutelare. Questa proposta rappresenta un primo passo per la prevenzione e il contrasto dell'obesità, ma soprattutto per la costruzione di una società più in salute. L'obiettivo è continuare a impegnarsi per implementare le misure introdotte per garantire cure più eque ed omogenee su tutto il territorio nazionale", ha concluso. ■

𝐈𝐧 𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐚 𝟏𝟎𝟎 𝐦𝐢𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐥𝐝𝐨 𝐢𝐧 𝐝𝐮𝐞 𝐚𝐧𝐧𝐢Nel biennio 2022-2023, circa 100mila persone sono morte a causa del c...
08/07/2025

𝐈𝐧 𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐚 𝟏𝟎𝟎 𝐦𝐢𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐥𝐝𝐨 𝐢𝐧 𝐝𝐮𝐞 𝐚𝐧𝐧𝐢
Nel biennio 2022-2023, circa 100mila persone sono morte a causa del caldo in 35 Paesi europei. Un bilancio drammatico che mostra come la crisi climatica sia sempre più anche una crisi sanitaria. Per rispondere a questa emergenza, l'Oms Europa ha lanciato oggi la Commissione Pan-Europea su Clima e Salute, un'iniziativa che mira a trasformare le politiche sanitarie per affrontare le minacce ambientali più gravi. A guidarla sarà l'ex premier islandese Katrín Jakobsdóttir, insieme Andrew Haines della London School of Hygiene & Tropical Medicine. Il gruppo, formato da 11 commissari di alto livello, formulerà proposte pratiche, sostenibili e applicabili per rendere i sistemi sanitari più resilienti al cambiamento climatico. "Il cambiamento climatico ci sta già colpendo", ha affermato Hans Kluge, direttore regionale dell'Oms. L'Europa, infatti, è la regione dell'Oms che si riscalda più rapidamente. Oltre al caldo estremo, si moltiplicano gli eventi meteorologici estremi, le alluvioni, le malattie infettive trasmesse da insetti e gli effetti psicologici, come l'eco-ansia. Un cittadino su 10 nelle città europee vive in aree a rischio alluvione. Il cambiamento climatico rende le inondazioni 9 volte più probabili. Dal 2020, quattro anni su cinque sono stati tra i più caldi mai registrati. L'80% degli europei vivrà in aree urbane entro il 2030, aumentando la vulnerabilità.
"Il 2024 è stato l'anno più caldo mai registrato. Siamo diretti verso un aumento catastrofico di 3°C delle temperature globali. La salute pubblica ne sarà devastata", sottolinea la presidente Jakobsdóttir. A farne maggiormente le spese sono i più vulnerabili: bambini, anziani, donne in gravidanza. Gli effetti si manifestano sul corpo, con malattie respiratorie, colpi di calore, infezioni, e sulla mente, con un'ondata crescente di disturbi legati al trauma ambientale. "Serve agire ora - ha detto Andrew Haines -. Le evidenze scientifiche parlano chiaro: dobbiamo ridurre le emissioni e adattare i sistemi sanitari a un mondo più instabile".■

15/05/2025

𝑪𝙤𝒎𝙪𝒏𝙞𝒄𝙖𝒕𝙤 𝙨𝒕𝙖𝒎𝙥𝒂
"Open Day sulle spirometrie” ed esami gratuiti dell'apparato respiratorio per i cittadini della Sesta provincia domenica 18 maggio dalle 9,30 alle 12 in piazza Quercia a Trani nell'ambito del convegno medico dal titolo “Le malattie ostruttive polmonari tra specialista e medico di medicina generale” organizzato dalla Fimmg – Federazione italiana dei medici di Medicina Generale – della Provincia di Barletta Andria Trani e dall'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Bat.

Dichiarazione del dottor Benedetto Delvecchio, segretario provinciale della Fimmg e presidente dell'Omceo Bat dichiara che:

“Abbiamo da sempre un'attenzione particolare nei confronti della popolazione del nostro territorio pertanto di concerto con i massimi specialisti in materia domenica 18 maggio dalle 9,30 in piazza Quercia a Trani offriremo gratuitamente esami specifici riguardanti le problematiche delle malattie respiratorie con una particolare attenzione verso le problematiche dell'asma e della bronchite cronica ostruttiva.

Nello specifico saranno effettuate spirometrie ed altri accertamenti tendenti a comprendere lo stato di salute dell'apparato respiratorio al fine di intervenire prontamente tenuto conto che questa tipologia di malattia è tra le principali cause di morte. Questo momento dedicato alla popolazione è inserito nell'ambito della due giorni che si terrà a Palazzo San Giorgio a Trani con gli specialisti del settore durante il convegno medico "Le malattie ostruttive polmonari tra specialista e medico di medicina generale”.

12/05/2025

18 Maggio, ore 9.30
Piazza Quercia - TRANI (BT)
Spirometria per la prevenzione della malattia polmonare cronica.
Gratuito

Indirizzo

Via Monsignor Vincenzo Maria Farano, 6
Trani
76125

Orario di apertura

Lunedì 09:30 - 13:30
Martedì 09:30 - 13:30
15:00 - 16:30
Mercoledì 09:30 - 13:30
Giovedì 09:30 - 13:30
15:00 - 16:30
Venerdì 09:30 - 13:30

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