18/11/2014
Nero: improntato di tristezza, malinconia, pessimismo (def. n7/ Lo Zingarelli. Vocabolario della lingua italiana)
È esattamente così che ci sentiamo. Ed è esattamente così, come il nero di questa foto, n**o e crudo, che che vogliamo esprimere il nostro parere sull’ultimo Consiglio Comunale.
Consiglio triste, malinconico, pessimo.
Consiglio che scatta una fotografia di Torre Boldone che mai ci saremmo aspettati. Che ci fa un po’paura.
Il primo passo per combattere una paura è ammettere di averla. E, da giovani appartenenti ad una certa scuola di pensiero, ne abbiamo.
Abbiamo paura della deriva che sta prendendo una certa tipologia di visione, abbiamo paura di un certo pensiero dominante che sembra imporsi, abbiamo paura di tornare al passato. Abbiamo paura delle polarizzazioni.
Ci spaventano il gusto per la facile accusa e la disinformazione.
Ci spaventano le azioni che da esse possono scaturire.
Il mondo va in una certa direzione, è la direzione che ci viene indicata sia dai nostri studi(sin dalle elementari) che dalle nostre esperienze. La direzione è quella dell’apertura, del crollo totale dei confini, della liquidità e velocità dei cambiamenti (in primis nel lavoro), dell’innovazione.
Dopo il consiglio di venerdì il paese sembra aver fatto un giro su sé stesso ed essersi incamminato, solo, dalla parte opposta.
Appurata la difficoltà del periodo e l’assenza di risorse effettive (innegabile), non è certo coltivando odio e discriminazione che si risolvono i problemi. Questi, piuttosto, si risolvono (così come ci insegnano i nostri nonni) rimboccandosi le maniche, cercando soluzioni nuove, giocando sulla collaborazione e sulla condivisione di idee e progetti, anche col diverso, anche con chi di Torre e d’Italia non è cittadino, anche con chi, per colpe non sue, si trova, OBBLIGATO(dalla legge o dalla storia) a passare una parte della propria vita a Torre Boldone.
Riteniamo che la libertà di espressione (così come quella di associazione) sia sacra ed inviolabile.
Rispettiamo le opinioni diverse dalla nostra, ma vogliamo chiedere con forza di smetterla con i toni di voce arroganti, con le grida, con le affermazioni per attrarre facile consenso, con la sterile protesta. Quelle lasciamole a Roma.
Che si sia di una certa parte politica o di un’altra, la solidarietà ha il colore verde delle nostre colline, marrone del kebab, oro della sabbia del deserto e della polenta…insomma multicolore come un buon cous cous, un cappello peruviano o il nostro amato Arlecchino!