22/05/2026
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Ci lascia Carlin Petrini, e con lui perdiamo un pezzo fondamentale della nostra storia civile ed ecologista.
La sua non è mai stata una semplice battaglia per la qualità del cibo, ma una visione politica radicale sui diritti e sull'ambiente.
Quando Petrini ha lanciato la sua sintesi più potente - la necessità di costruire un sistema 'buono, pulito e giusto' - ha di fatto dato gambe, materia e sapore a quella conversione ecologica che Alexander Langer aveva invocato anni prima.
Langer ci esortava a un cambio di paradigma civile ('più lento, più profondo, più dolce'), e Petrini ha tradotto quella lentezza in una militanza concreta: la difesa della terra, della biodiversità, delle comunità locali e della dignità del lavoro contadino.
Mantenendo sempre una visione anche internazionale, come dimostra il suo impegno contro il genocidio di Gaza: ‘La fame usata come arma di guerra, mai vista una vergogna così’.
L’addio a Carlin oggi non è solo doverosa memoria storica.
È un mandato politico preciso che raccoglie l'eredità sua e di Langer: non rassegnarsi al profitto fine a se stesso e continuare a lottare per garantire a tutti, a partire dalla terra, un mondo che sia davvero buono, pulito e giusto.