Rifondazione Comunista Taurisano

Rifondazione Comunista Taurisano La vera rivoluzione deve cominciare dentro di noi. "O siamo capaci di sconfiggere le idee contrarie con la discussione, o dobbiamo lasciarle esprimere.

Non è possibile sconfiggere le idee con la forza, perché questo blocca il libero sviluppo dell'intelligenza."

05/03/2026

La guerra delle elites finanziarie occidentali ai popoli del mondo è sempre più devastante!
Hanno creato un sistema che le faceva arricchire senza produrre, utilizzando la speculazione di borsa come moltiplicatore di denaro virtuale; hanno distrutto gli apparati produttivi di tutti i paesi occidentali mandando sul lastrico milioni di famiglie e di attività, impoverendo le popolazioni dei loro stessi paesi. La crisi senza via d'uscita che ne è scaturita ha messo i potenti di fronte ad un bivio: rinunciare al loro ruolo di dominatori del mondo o cercare di preservare i propri privilegi, facendo la guerra a tutti gli altri.
Hanno scelto la seconda!

Una guerra che ormai coinvolge Europa, Asia, Africa, America latina e che vogliono continuare ad allargare fino a quando non coinvolgerà il mondo intero!
È a questo che serve quel riarmo che stiamo pagando con i tagli alle nostre pensioni, ai nostri stipendi ed alla nostra sanità: la guerra consente a chi ci ha impoveriti nei decenni passati di continuare a farlo in quelli futuri.

L' attacco all'Iran, come quello precedente al Venezuela, in totale spregio del diritto internazionale, mette a n**o chi comanda il mondo, ci rivela la natura mafiosa di questo potere che attraverso il ricatto delle armi, spoglia paesi sovrani e popoli interi delle loro ricchezze.

Usa e Israele a Gaza, in Siria, in Libano, in Iraq, come in Iran e in tutti i paesi in cui dicono di esportare democrazia, non tengono in nessun conto le vittime civili provocate dai loro attacchi, non si fanno scrupoli nel bombardare scuole e ospedali, pur di raggiungere i loro obiettivi, pur di colonizzare nuovi territori: si comportano da gangster.

I governi al guinzaglio dei potenti del potere economico di oltre oceano e contro gli interessi delle loro stesse popolazioni, ci stanno trascinando ora dopo ora in un conflitto dalle dimensioni mondiali, con conseguenze economiche già tangibili per tutte e tutti noi. I rischi che corriamo, come italiani ed europei, sono molto estesi, visto che anche dall' Italia, attraverso le basi Nato sparse sul nostro territorio nazionale, partono mezzi militari che concorrono agli attacchi che continuano a provocare vittime tra la popolazione civile iraniana.
Siamo parte attiva di questa guerra.
I mezzi di informazione, per giustificare ogni aggressione, parlano dei diritti delle donne e degli oppositori del regime in Iran, ma spetta al popolo iraniano e non a noi decidere come vivere e anche come cambiare il proprio futuro. Nessun paese colonizzatore può portare libertà ad un altro territorio attraverso bombe e sterminio, con governi imposti e soprattutto, con la predazione di giacimenti e risorse!
Ora più che mai è urgente scendere in strada per manifestare il nostro dissenso e per chiedere immediatamente al governo il rispetto della nostra costituzione e delle leggi internazionali.
Non vogliamo essere complici dello sterminio degli iraniani come di quello dei palestinesi e di tutti i popoli!
Oggi più che mai, pace significa anche giustizia sociale, lottare per la pace significa difendere i nostri interessi e quelli di tutti i popoli ed i lavoratori del mondo contro quelli di un perverso e ristretto numero di persone che guadagna dall'altrui rovina e sull'altrui morte.
Per questo invitiamo tuttə a partecipare al presidio di sabato 7 marzo ore 17 a Porta Rudiae a Lecce per dire no alla guerra: per il popolo palestinese, per il popolo iraniano, per quello italiano, per tutti i popoli del mondo, per tutti coloro che vivono del proprio lavoro e non vogliono continuare a finanziare morte.

FERMIAMO LE GUERRE DEI RICCHI CONTRO I POPOLI DEL MONDO.



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Non è l’astensione il problema: è la politica che deve scegliereNegli ultimi mesi, osservando quanto accaduto in Consigl...
15/02/2026

Non è l’astensione il problema: è la politica che deve scegliere

Negli ultimi mesi, osservando quanto accaduto in Consiglio comunale, una domanda torna con insistenza: perché a Taurisano l’affluenza alle urne continua a diminuire?

La risposta non può essere liquidata come semplice disinteresse dei cittadini. Piuttosto, è necessario interrogarsi sul clima politico che si è consolidato: una maggioranza che appare spesso concentrata sulla gestione degli equilibri interni più che sulla costruzione di una visione chiara e riconoscibile per la comunità.

Le recenti dimissioni di un assessore, presentate come frutto di una presa di coscienza maturata nel tempo, rappresentano un passaggio significativo. Non tanto per la scelta personale — che merita rispetto — quanto per ciò che essa segnala: quando le contraddizioni emergono solo nel momento in cui diventano difficili da gestire, il problema non è individuale ma politico. Una coalizione dovrebbe interrogarsi in anticipo sulla coerenza delle proprie posizioni, evitando di affidare alla contingenza ciò che richiede una riflessione strutturale.

Allo stesso modo, la presenza in maggioranza di sensibilità politiche tra loro molto distanti pone un tema di identità. Il pluralismo è una ricchezza quando si fonda su una cornice condivisa; diventa ambiguità quando manca una linea programmatica riconoscibile. Non si tratta di escludere il confronto, ma di chiarire ai cittadini quale sia la direzione di marcia dell’amministrazione. La stabilità numerica, da sola, non può sostituire la coerenza politica.

Il recente cambio di assessorato ai servizi sociali offre un’occasione per rilanciare l’azione amministrativa. A chi assume questo incarico vanno gli auguri di buon lavoro, accompagnati però da un auspicio preciso: che il settore sociale sia affrontato con una strategia di medio-lungo periodo. Il sociale non può ridursi a iniziative episodiche o simboliche; richiede programmazione, ascolto costante, collaborazione strutturata con il terzo settore, monitoraggio dei bisogni e valutazione dei risultati.

In questa direzione, alcune proposte concrete potrebbero segnare un cambio di passo:

l’istituzione di un tavolo permanente con associazioni e operatori del territorio;

la redazione di un piano sociale triennale con obiettivi misurabili;

l’attivazione di sportelli di ascolto psicologico per giovani e famiglie;

una maggiore integrazione tra politiche sociali, formative e del lavoro.

Proprio il tema giovanile rappresenta uno snodo cruciale. Il disagio psicologico e sociale tra i ragazzi cresce, ma non nasce nel vuoto: è spesso legato alla precarietà, alla mancanza di opportunità professionali, alla difficoltà di immaginare un futuro nel proprio territorio. Le politiche giovanili non possono essere limitate a eventi o iniziative sporadiche; devono tradursi in investimenti su formazione, orientamento, incubazione di impresa locale, incentivi per chi assume giovani, valorizzazione delle competenze presenti in paese. Creare le condizioni per il lavoro significa rafforzare la coesione sociale.

Ed è proprio sul terreno della coerenza politica che si colloca la vicenda della mozione presentata da Rifondazione Comunista Taurisano per il riconoscimento dello Stato di Palestina. La richiesta era chiara e istituzionalmente lineare: discutere e votare in Consiglio comunale un atto simbolico da trasmettere al Governo, come segnale di solidarietà verso una popolazione colpita da migliaia di vittime civili, distruzione diffusa e una crisi umanitaria ancora in corso.

Non si chiedeva al Comune di risolvere un conflitto internazionale. Si chiedeva di assumere una posizione politica, come tante altre amministrazioni locali hanno fatto in Italia. La mozione è stata protocollata e inviata al sindaco e a tutta l’amministrazione. Poi, per otto mesi, il silenzio. Nessuna calendarizzazione, nessuna discussione pubblica, nessuna assunzione di responsabilità.

È difficile non leggere questa scelta come una decisione politica precisa. In particolare, da parte del Partito Democratico, forza centrale della maggioranza, che su temi come la difesa dei diritti e la solidarietà internazionale ha storicamente costruito parte della propria identità. Qui non era in gioco una scelta ideologica estrema, né una “rivoluzione”. Era in gioco la coerenza tra valori dichiarati e atti concreti.

Il punto non è l’esito del voto. Una mozione può essere approvata o respinta: entrambe sono scelte legittime in democrazia. Ciò che indebolisce la credibilità istituzionale è evitare il voto, rinviare indefinitamente, sottrarre al Consiglio comunale la possibilità di esprimersi. Perché la democrazia vive di decisioni, non di silenzi.

Se una maggioranza che si richiama alla tradizione della sinistra — fondata sulla difesa dei diritti, sulla solidarietà tra i popoli, sul rifiuto della guerra come strumento ordinario della politica — non trova il modo di discutere un atto simbolico di questo tipo, allora il problema non è procedurale. È politico.

In definitiva, il nodo centrale resta il metodo. La fiducia dei cittadini si costruisce con scelte chiare, tempi certi e coerenza tra parole e fatti. Quando prevale la prudenza tattica, quando si evitano passaggi scomodi per non incrinare equilibri interni, il rischio è alimentare la distanza tra comunità e istituzioni.

Se l’astensionismo cresce, non è solo un fenomeno sociologico: è un segnale politico. Ricostruire fiducia significa definire una rotta, esplicitarla, assumersene la responsabilità davanti alla comunità.

È da qui che può ripartire una nuova fase: meno gestione dell’esistente, più progetto; meno ambiguità, più chiarezza; meno tattica, più coraggio nelle scelte.

28/12/2025

Una scuola non può essere un monumento al fascismo

Per l’ennesima volta la città di Nardò, Medaglia d’Oro al Merito Civile, torna a far parlare di sé per bocca del sindaco Pippi Mellone e della sua Giunta. Con la delibera n. 599 del 23/12/2025 l’amministrazione comunale ha deciso di intitolare una scuola, quella di Piazza Pastore, a Sergio Ramelli. Una scelta grave, sbagliata, politicamente e culturalmente pericolosa.

Nessuno ha mai messo in discussione la condanna ferma e netta per l’uccisione del giovane studente milanese, condanna che venne espressa anche dalla sinistra. Ma proprio per questo è inaccettabile che, nella delibera, non vi sia alcun riferimento alla sua appartenenza politica e al contesto storico in cui essa maturò. Sergio Ramelli era iscritto al Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del MSI fondato da Giorgio Almirante, aderente alla Repubblica di Salò. Un fatto storico che non può essere cancellato o taciuto, soprattutto in un Paese che si fonda su una Costituzione antifascista.

Ancora una volta il sindaco Mellone utilizza strumentalmente una tragedia per alimentare un revisionismo storico che mette sul banco degli imputati la Resistenza, l’antifascismo e chi si richiama ai valori che hanno sconfitto il nazifascismo. Non è un caso che lo stesso Mellone si sia spinto, nel 2020, a chiedere la chiusura della sede provinciale dell’ANPI. Oggi, dopo essere approdato nelle file della Lega – partito che sponsorizza l’autonomia differenziata destinata a colpire duramente il Sud – tenta di rifarsi una verginità politica giocando ancora una volta con la memoria.

La scuola non è un luogo neutro. È uno spazio di formazione civile, di incontro tra culture e saperi, dove si insegnano democrazia, uguaglianza, solidarietà. Valori incompatibili con l’ideologia fascista e con le organizzazioni neofasciste che, dalla fine della Seconda guerra mondiale, tentano di rilegittimarsi nello spazio pubblico. Per questo il pensiero e il percorso politico di Ramelli, al di là della sua tragica fine, non possono essere assunti a modello educativo per le giovani generazioni.

Per dovere di completezza, c’è poi una ipocrisia che rasenta il grottesco nelle fila del centrosinistra nella nostra Provincia. A Lecce via Ramelli venne votata dalla giunta Salvemini; a Nardò una via Ramelli esisteva già, nei pressi di Masseria Boncuri, decisa dal centrosinistra dell’ex sindaco PD Marcello Risi.
Evidentemente, a Nardò, la gara a chi strizza l’occhio più a destra è aperta da tempo. Ora Mellone alza la posta e passa a una scuola. Domani a cosa toccherà?

Chi oggi governa la città finge di dimenticare che la violenza politica degli anni ’70 fu alimentata soprattutto dalla strategia della tensione ideata e messa in campo, per bloccare la lotta di classe dei lavoratori e cittadini che stava ottenedo dei graduali ma significativi risultati, dai poteri reazionari usando i fascisti come esecutori materiali del terrorismo, il quale, dalla strage di Piazza Fontana in poi, causo’ oltre 130 morti.

Intitolare una scuola a Sergio Ramelli non è un gesto di memoria condivisa: è un’operazione squallida e cinica per “pareggiare i conti” tra fascismo e antifascismo. Conti che non sono e non saranno mai pareggiabili. Ancora più vergognoso se si pensa che la piazza su cui sorge la scuola è intitolata a Sergio Pastore, un partigiano, perseguitato dal fascismo, che nel 1960 si dimise da ministro per non accettare l’appoggio del MSI a un governo della Repubblica.

Questa operazione ha un solo senso: apologia del fascismo mascherata da commemorazione. A tutto questo noi diciamo no. Senza ambiguità, senza ipocrisie, senza revisionismi. Nardò merita rispetto per la sua storia e per i valori antifascisti che dovrebbero essere patrimonio comune.

28/12/2025

NO ALLA CRIMINALIZZAZIONE DELLA SOLIDARIETÀ CON LA PALESTINA

Il governo Meloni e la lobby trasversale dei complici del genocidio esulta per l'operazione che ha portato all'arresto del presidente dell'Associazione dei Palestinesi in Italia (API), Mohammad Mahmoud Ahmad Hannoun e di altri otto militanti palestinesi. Siamo di fronte alla reiterazione del tentativo di criminalizzare il movimento di solidarietà con la Palestina.

Suscita perplessità il fatto che gli arrestati, pur non avendo commesso reati in Italia, siano accusati di aver finanziato Hamas perché avrebbero sostenuto associazioni dichiarate illegali da Israele.
Si ricordi che per Tel Aviv numerose Ong e persino Save The Children sono illegali e la stessa UNRWA, l’agenzia ONU per i rifugiati sarebbe al servizio di Hamas.
Le associazioni umanitarie islamiche operanti a Gaza, che si occupano di solidarietà e assistenza non di terrorismo, sono spesso legate ad Hamas, un partito che a Gaza nel 2006 ha vinto le elezioni e che gode di ampio consenso.

Non si può considerare terrorismo inviare fondi per aiuti alle popolazioni.
Per questo esprimo la mia solidarietà a Hannoun e agli altri palestinesi arrestati.

Alla base dell’operazione, che ha visto perquisizioni in varie città italiane come Genova, Bologna, Milano e Roma, c’è una questione politica.
Per Israele, Usa e UE, Hamas è un’organizzazione terroristica. Hamas ha compiuto inaccettabili atti terroristici contro civili ma nondimeno è un movimento di resistenza di un popolo sotto occupazione e che oggi è vittima di genocidio.
È un soggetto politico in cui si riconosce una parte dei palestinesi anche all’estero.
La definizione di terrorismo internazionale citata nel comunicato dei magistrati andrebbe applicata anche a Israele che oltre a occupare illegalmente i territori palestinesi fa sistematicamente strage di civili.
Eppure l'Italia rimane alleata di Israele e continua a fornire armi.
I militari israeliani vengono normalmente in vacanza in Italia, anche se accusati di crimini, e intanto si arrestano i palestinesi che raccolgono fondi per Gaza.

Da comunista sono totalmente distante dall'ideologia di Hamas, ma ricordo che questo movimento è un interlocutore politico nella ricerca di una soluzione di pace e che il diritto alla resistenza è sancito dalle Nazioni Unite.

Maurizio Acerbo , segretario nazionale de Partito della Rifondazione Comunista

27 Dicembre 2025

Che rapporto hai oggi con la parola «sinistra»? È ancora una bussola o è diventata una categoria troppo confusa?Io in tu...
08/12/2025

Che rapporto hai oggi con la parola «sinistra»? È ancora una bussola o è diventata una categoria troppo confusa?

Io in tutta la mia vita ho sempre votato Rifondazione comunista [a Molfetta Rifondazione si presenta ancora col proprio simbolo e alle ultime elezioni comunali il suo candidato ha preso l’8,1%, NdR]. Sono nato in una famiglia che più o meno orbitava politicamente intorno alla Democrazia cristiana, quindi non ho avuto un imprinting comunista, semplicemente mi sono avvicinato a Rifondazione guardando quello che facevano i ragazzi del partito qui a Molfetta. Mi sono appassionato a loro e quindi ho sempre votato per Rifondazione. I ragazzi di Rifondazione erano quelli che facevano le cose più interessanti, erano i più sinceri e i più onesti. Difficilmente potrei votare per il centrosinistra oggi, che mi sembra troppo di centro, troppo di stampo democristiano.

Intervista a Caparezza a partire dal suo nuovo album: l'equilibrio tra fantasia e realtà, la necessità di empatia, il semplicismo che premia i reazionari, il rapporto con la politica

18/11/2025

La Federazione di Lecce del Partito della Rifondazione Comunista intende fornire un chiarimento in merito alle numerose richieste giunte nelle ultime ore, tramite telefonate e messaggi, riguardo ai nostri eventuali candidati di riferimento.

Desideriamo premettere una riflessione di carattere politico. Da molti anni riteniamo che il centrosinistra pugliese non rappresenti la soluzione, bensì una delle principali cause delle criticità che continuano a gravare sulla nostra regione. La nostra Federazione ha costantemente denunciato il progressivo deterioramento del sistema sanitario pubblico, opponendosi a tutte le scelte che, nel tempo, hanno favorito logiche speculative e un consumo del territorio privo di visione e tutela dell’interesse collettivo.
Allo stesso modo, abbiamo più volte evidenziato il carattere antidemocratico dell’attuale legge elettorale regionale, introdotta sotto una maggioranza di centrosinistra guidata da Vendola.

In questa fase, riteniamo doveroso sottolineare che le decisioni assunte dagli organismi regionali del nostro partito non rispecchiano pienamente la posizione espressa dalla nostra base militante, composta da donne e uomini che quotidianamente operano nei territori, costruiscono relazioni e partecipano alle mobilitazioni insieme a quei soggetti che, come noi, contrastano le politiche liberiste fatte proprie anche dall’attuale centrosinistra pugliese.

Alla luce di tali considerazioni, non vi sono state le condizioni per presentare nella propria circoscrizione alcun candidato alle elezioni regionali del 2025. Ribadiamo inoltre la nostra attuale e futura incompatibilità con ciò che viene definito “centrosinistra” o “campo largo”, così come non riteniamo più credibili i percorsi elettorali estemporanei che si esauriscono il giorno dopo il voto.

A quanti non condivideranno questa posizione, ricordiamo che la nostra scelta è pienamente coerente con i principi fondativi del Partito della Rifondazione Comunista, principi che sono alla base di ogni processo democratico: esercitare un’opposizione rigorosa per contribuire alla costruzione di una reale alternativa.

02/11/2025
02/11/2025
21/10/2025

“La rivoluzione stavolta parta dalla cucina”

Forse non cambieremo il mondo… ma almeno a stomaco pieno ci proviamo!

Compagni e compagne, il momento è giunto: Rino torna ai fornelli! 🔥

🍽️ La Cucina Popolare di Rino torna a Copertino per una serata di cibo, sorrisi e sana militanza.
Tra un piatto di paella e un brindisi, si parla di politica, solidarietà, e di come rendere più umano questo mondo disumano.

📍 Via Roma 138 – Copertino (LE)
🕖 Ore 19:00
🗓️ 01-11-2025

Porta l’appetito, la voglia parlare e confrontarsi e lascia a casa le formalità. Qui si mangia, si ride e si costruisce il futuro.
Vieni affamato, esci felice. La cucina popolare di Rino ti aspetta!

SOLIDARIETÀ AI LAVORATORI DELLA BRT DI MELPIGNANOLa Federazione di Lecce di Rifondazione Comunista esprime la propria pi...
18/10/2025

SOLIDARIETÀ AI LAVORATORI DELLA BRT DI MELPIGNANO

La Federazione di Lecce di Rifondazione Comunista esprime la propria piena solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori della BRT di Melpignano, impegnati da giorni in una giusta mobilitazione per rivendicare condizioni di lavoro dignitose, sicurezza e rispetto dei diritti contrattuali.

17/10/2025

Acerbo (Prc): solidarietà a Sigfrido Ranucci

L'esplosione dell'auto di Sigfrido Ranucci avrebbe potuto avere conseguenze mortali.
Di fronte a questo attentato
non si può tacere il fatto incontrovertibile che il governo, la destra e i vertici della RAI hanno condotto una campagna incessante contro un giornalista e una redazione considerati scomodi. La campagna di intimidazione e delegittimazione di Ranucci e di Report è segno dell'insofferenza verso il pluralismo e l'informazione libera. Il giornalismo di inchiesta non è gradito ai poteri forti e a quelli eversivi e criminali. Invece di proteggere Report si è cercato di metterlo a tacere.
Questo attentato è un attacco non solo alla libertà di informazione ma anche alle alle istituzioni democratiche perché Ranucci è un giornalista del servizio pubblico e rappresenta il servizio pubblico. Quindi siamo di fronte a un attacco alla democrazia.

Massima solidarietà a Sigfrido Ranucci, alla sua famiglia e alla redazione di Report.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista

Indirizzo

Taurisano
73056

Orario di apertura

18:00 - 20:00

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