10/09/2026
Questa foto sfocata ritrae il volto di una bimba che sembra felice. Il suo nome è Marcella Tassone, Marcellina per chi le vuole bene, ha dieci anni e dei grandi occhi verdi. L'ultima cosa che quegli occhi hanno potuto guardare è stata l'immagine di un fucile rivolto proprio verso di lei. Una giovane vittima di 'ndrangheta. E' il 3 febbraio 1989. Marcellina stava tornando a casa, a Laureana di Borrello, Reggio Calabria, tutta felice perchè voleva guardare il Festival di Sanremo. Era in macchina con il fratello Alfonso, 20 anni, già noto alle forze dell'ordine. In quel periodo la piana di Gioia Tauro era attraversata da sanguinose faide tra diverse 'ndrine locali ma Marcellina di tutto questo capiva ben poco. Il fratello sì. Era stato coinvolto in episodi criminali e qualcuno aveva deciso di farlo fuori. Si sentiva tranquillo in quel momento, pensava che la presenza della sorella potesse fargli da scudo, che gli uomini d'onore non uccidono le bambine. Sbagliava. Quella sera Marcellina stava tornando a casa con lui quando, all'improvviso, durante il tragitto un commando di killer ha fatto fuoco contro l'auto, uccidendo Alfonso sul colpo. Marcella era ancora viva e disperata. Probabilmente ha implorato pietà durante quella spedizione punitiva ordinata dalla 'ndrangheta. Per i sicari Marcellina era in quel momento una pericolosa testimone di quel vile agguato mafioso. E così è stata assassinata anche lei, con sette colpi di lupara, sparati da vicino. Aveva dieci anni e tanti sogni, quelli più semplici: giocare con le amichette, studiare, guardare la tv e ascoltare le sue canzoni preferite. L'indomani, la maestra di Marcella parlò ai suoi compagni di classe di quella morte violenta. Alcuni lo sapevano, forse tutti quanti, la notizia era circolata velocemente in paese. Sul suo banco sono stati posati tre garofani bianchi, che il fioraio aveva rifiutato di farsi pagare. Un piccolo gesto di vicinanza che in quel contesto significava tanto. Marcellina Tassone è stata la prima vittima di ‘ndrangheta bambina. Non è mai stato vero che la mafia non uccide donne e bambini. Una narrazione distorta intorno ad una immagine costruita per dare forze agli uomini d'onore, capaci invece di ogni cosa. Un altro fratello di Marcella, Domenico, di 33 anni, era già stato ucciso in un agguato il 9 novembre dell’anno prima sempre a Laureana di Borrello. L'altro, Giuseppe, 30 anni, era in carcere per tentato omicidio. Quella faida aveva spezzato la vita di tre dei quattro figli di Salvatore Tassone e la moglie Maria Catananzi. Marcellina in cuor suo temeva per se stessa. Aveva regalato i suoi giochi agli amichetti e inspiegabilmente aveva detto loro "a me non servono più". Il momento più tragico della faida di Laureana di Borrello fu quello. In quel tempo erano contrapposte le famiglie Chindamo, Lamari, D'Agostino e Tassone, Cutellè e Albanese. Ma Marcella no. Era soltanto una bambina.