Circolo PD G.Di Vittorio Paolo VI - Taranto

Circolo PD G.Di Vittorio Paolo VI - Taranto Pagina ufficiale del Circolo PD G. Di Vittorio - Taranto Paolo VI

16/09/2026

On. Francesca Viggiano PD
Anche oggi, 15 settembre 2026,
• nonostante il 26 febbraio il Tribunale di Milano abbia ordinato la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo,
• il 27 luglio la Corte d’Appello ha disposto lo stop dell’area a caldo e assegnato novanta giorni per completare le operazioni di sospensione.
• l'11 settembre la stessa Corte ha respinto la richiesta di Ilva e Acciaierie d’Italia di sospensione dell’efficacia esecutiva del decreto,
Il Governo continua a comportarsi come se avesse ancora tempo e la maggioranza persevera nel bocciare gli emendamenti dell'opposizione.

Eppure domani, 16 settembre, secondo quanto hanno scritto le stesse società nel loro ricorso, le operazioni di spegnimento raggiungeranno il cosiddetto “punto di non ritorno”.

Questa non è una ricostruzione politica.
È la cronaca giudiziaria di un fallimento politico.
Lo stop dell’area a caldo non è più un’ipotesi, una minaccia o lo slogan di chi vuole chiudere la fabbrica.
È un provvedimento esecutivo.
Gli impianti si avvicinano allo spegnimento e migliaia di lavoratori non sanno quale sarà il loro destino.
E nonostante questo, anche oggi, a fronte dell'ennesimo emendamento proposto dalla sottoscritta e dai colleghi del gruppo parlamentare del PD che chiedeva che >, la maggioranza ha nuovamente votato contro.

Ma possibile che non si abbia ancora un senso di responsabilità condivisa verso la città di Taranto e i lavoratori dell'Ilva?

Possibile che si continui a navigare a vista, come se vi sia ancora tanto tempo?

Possibile che ancora negli atti del Governo o nelle proposte della maggioranza non si parli di bonifiche?

Oggi in città sono tutti contro tutti.
I cittadini contro i lavoratori. I lavoratori diretti contro quelli dell’indotto.
Chi manifesta viene accusato di bloccare la città.
Chi non manifesta viene accusato di non difendere il lavoro.
Chi parla di occupazione viene considerato nemico della salute. Chi parla di salute viene accusato di voler togliere il pane alle famiglie.
È questo il risultato più grave prodotto dallo Stato: avere trasformato le vittime della stessa ingiustizia in avversari.

Perché il lavoratore dell’ex Ilva e il cittadino che respira le emissioni della fabbrica non sono due persone contrapposte.
Molto spesso sono la stessa persona.
È l’operaio che entra nello stabilimento e poi torna a vivere nel quartiere Tamburi.
È il padre che teme di perdere lo stipendio e, nello stesso momento, teme per la salute dei propri figli.

In città non si fanno più sconti a nessuno.
Nessuna forza politica viene considerata esente da responsabilità.
A qualcuno vengono rinfacciati i rapporti con la vecchia proprietà.
Ad altri le promesse clamorose con le quali hanno raccolto consenso e che non hanno mai realizzato.
A noi vengono ricordati gli errori del passato.
A chi governa oggi viene contestato di non avere fatto nulla.
Non intendo sottrarmi a questo giudizio e non chiedo patenti di innocenza.
Ma se tutti abbiamo il dovere dell’autocritica, chi governa ha un obbligo ulteriore: decidere.

Gli errori di ieri non possono diventare l’alibi per l’inerzia di oggi.
I bambini nati nel 2012, quando esplose la vertenza ex Ilva, oggi entrano al liceo.
Loro sono cresciuti.
La politica industriale sull’ex Ilva, invece, è rimasta alla scuola dell’infanzia: ogni mattina apre gli occhi, scopre qualcosa che conosceva già e pretende di ricominciare tutto dal principio.
Il Governo ha scoperto che nello stabilimento sono ancora presenti oltre duemila tonnellate di amianto.
Ma lo sapeva.
Ha scoperto che le polveri sottili, anche quando rispettano formalmente determinati limiti, non escludono un grave rischio sanitario.
Ma lo sapeva.
Ha scoperto che gli impianti richiedono interventi urgenti di manutenzione e messa in sicurezza.
Sapeva anche questo.
Non sono scoperte. Sono omissioni che, quando diventano impossibili da nascondere, vengono ribattezzate “emergenze”.
Ma l’emergenza è un fatto imprevedibile.
Quello dell’ex Ilva è un disastro annunciato al quale il Governo ha scelto di arrivare impreparato. L’azione giudiziaria dei cittadini risale al 2021.
Ed è la stessa Corte d’Appello a scrivere che la sospensione dell’attività produttiva non può essere considerata un evento improvviso, ma un evento prevedibile sul quale avrebbe dovuto misurarsi, nel corso degli anni, la responsabilità dei soggetti coinvolti.
La decisione del 27 luglio si fonda su due ragioni, ciascuna autonomamente decisiva: la presenza di oltre duemila tonnellate di amianto senza una prescrizione che ne imponga la rimozione in tempi certi e il rischio sanitario connesso alle polveri sottili e al protrarsi delle emissioni.
Ilva e Acciaierie d’Italia hanno sostenuto che lo spegnimento avrebbe danneggiato irreversibilmente gli impianti, travolto migliaia di posti di lavoro e vanificato le scelte industriali del Governo.
La risposta della Corte è impietosa.
L’asserita irreversibilità non è stata accompagnata da elementi concreti.
Non sono stati quantificati neppure approssimativamente i costi dell’adeguamento degli impianti rispetto a quelli del loro rifacimento.
I presunti danni alle scelte di politica industriale del Governo sono stati definiti allegazioni generiche.
Quanto alle ingentissime risorse pubbliche già impiegate, la Corte osserva che sono state ripetutamente spese soltanto per mantenere in funzione gli impianti.
È la fotografia esatta di ciò che denunciamo.
Centinaia di milioni di euro utilizzati non per risolvere il problema, ma per rinviarne l’esplosione.
Avete finanziato il giorno dopo, dimenticando di costruire il futuro.
E adesso, con l’articolo 2, autorizzate un ulteriore trasferimento di 100,5 milioni di euro per preservare la funzionalità degli impianti nelle more della vendita.
Ma quale funzionalità intendete preservare dopo il decreto del 27 luglio e l’ordinanza del 9 settembre?
Centomilioni e mezzo non sono una strategia industriale.
Sono altro tempo comprato.

E il tempo, a Taranto, non è mai neutrale: mentre il Governo lo compra, i lavoratori lo perdono, gli impianti invecchiano e i cittadini continuano a pagarlo con la propria salute.
Noi continuiamo e continueremo a perseverare nel portare avanti e tutelare Taranto, la salute dei suoi cittadini e la vita dei suoi lavoratori.

Piena solidarietà ai lavoratori dell’indotto del ex Ilva.Oggi mobilizzazione in assemblea permanente. Vi siamo vicini.
14/09/2026

Piena solidarietà ai lavoratori dell’indotto del ex Ilva.
Oggi mobilizzazione in assemblea permanente.
Vi siamo vicini.

Elly Schlein Onorata e orgogliosa di guidarvi in questa grande sfida per ba***re le destre e cambiare l’Italia. Andiamo ...
14/09/2026

Elly Schlein

Onorata e orgogliosa di guidarvi in questa grande sfida per ba***re le destre e cambiare l’Italia.

Andiamo a vincere con l’alleanza progressista, ridiamoci una speranza e il sogno collettivo di un futuro più giusto.

Detto ciò.....UN SORRISO PER ADRIANAVi aspettiamo
13/09/2026

Detto ciò.....
UN SORRISO PER ADRIANA
Vi aspettiamo

CIAO EMMA
11/09/2026

CIAO EMMA

Anna Filippetti PD CONFERMATO LO STOP DELL’AREA A CALDO: IL GOVERNO ASCOLTI TARANTO*La decisione della Corte d’Appello d...
11/09/2026

Anna Filippetti PD

CONFERMATO LO STOP DELL’AREA A CALDO: IL GOVERNO ASCOLTI TARANTO*

La decisione della Corte d’Appello di Milano di confermare il blocco dell’area a caldo dell’ex Ilva apre una fase ancora più delicata per Taranto e per migliaia di lavoratrici e lavoratori.

La decisione della magistratura va rispettata, ma oggi più che mai il Governo deve assumersi fino in fondo la responsabilità del futuro industriale e occupazionale del nostro territorio. Entro il 28 ottobre l’area a caldo dovrà fermarsi e non possiamo permetterci che l’incertezza si traduca in una nuova emergenza sociale ed economica.

Il Partito Democratico ribadisce la necessità di un intervento pubblico forte, di un piano industriale credibile, della decarbonizzazione e di precise garanzie occupazionali. Ma, insieme a questo, va ascoltata e sostenuta la proposta che arriva dal territorio.

Al tavolo del Ministero dello scorso martedì, gli enti locali hanno rilanciato il Piano Taranto: una strategia complessiva per accompagnare la trasformazione industriale, sostenere il lavoro e l’indotto, diversificare l’economia e costruire una prospettiva di sviluppo per l’intero territorio.

È questa la direzione nella quale il Governo deve finalmente muoversi: non decidere su Taranto senza Taranto, ma mettere in campo risorse, strumenti e tempi certi, valorizzando le proposte delle istituzioni locali.

La transizione non può significare deindustrializzazione e perdita di lavoro. Taranto chiede insieme salute, ambiente, lavoro e sviluppo. Chiede una prospettiva e non altri rinvii.

Passaggio di testimone Auguri alla neo presidente delle pari opportunità Alexia Serio⁩, Un ringraziamento a Luana Riso p...
11/09/2026

Passaggio di testimone
Auguri alla neo presidente delle pari opportunità Alexia Serio⁩,
Un ringraziamento a Luana Riso per il lavoro svolto

Oggi ricorre l'anniversario dell'attentato alle Torri Gemelle,fatto di una gravità terribile,ma io vorrei ricordare  una...
11/09/2026

Oggi ricorre l'anniversario dell'attentato alle Torri Gemelle,fatto di una gravità terribile,ma io vorrei ricordare una delle pagine più nere della nostra epoca. L'11 settembre 1973, quando le forze armate cilene guidate dal Generale Pinochet con l'aiuto degli Stati Uniti e della CIA misero in atto il golpe cileno contro Salvador Allende eletto con delle elezioni democratiche. Durante l'assedio e la successiva presa del Palacio de La Moneda, Allende decise allora di uccidersi piuttosto che arrendersi a Pinochet"Viva
il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano. Ho la
certezza che, per lo meno, ci sarà una lezione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento."
PER NON DIMENTICARE.
"EL PUEBLO UNIDO JAMAS SARÀ VENCIDO". G.S.

ITALIANI FRATELLI D'ITALIA HA REINTRODOTTO LE PREFERENZE ALLA CAMERA E SENATO. QUINDI I CITTADINI POSSONO SCEGLIERE LIBE...
11/09/2026

ITALIANI
FRATELLI D'ITALIA HA REINTRODOTTO LE PREFERENZE ALLA CAMERA E SENATO.

QUINDI I CITTADINI POSSONO SCEGLIERE LIBERAMENTE CHI ELEGGERE ?

I cittadini non avranno il pieno controllo sulla scelta dei propri rappresentanti in Parlamento.
Il Senato della Repubblica ha infatti approvato una riforma elettorale basata sul meccanismo dei capolista bloccati.
Come funziona la riforma elettorale:
Capolista bloccati:
I primi candidati in cima alla lista sono scelti direttamente dai vertici dei partiti.
Gli elettori non possono modificarne l'ordine né scavalcarli con il voto di preferenza.
Voto di preferenza parziale: I cittadini possono esprimere fino a tre preferenze per i candidati successivi al capolista, rispettando l'alternanza di genere per garantire la rappresentanza sia maschile che femminile.
Il dibattito politico:
Le opposizioni hanno spinto per l'introduzione delle "preferenze pure", che avrebbero lasciato la scelta interamente in mano agli elettori. La maggioranza ha però confermato il compromesso dei capilista bloccati.
Quali sono le reali possibilità di elezione?
Le chance di successo per un candidato scelto attraverso le preferenze rimangono medio-basse. Il sistema blindato dal Senato tutela innanzitutto i nomi blindati dai partiti.
Di fatto, l'elezione di chi si trova sotto il capolista dipende da tre dinamiche precise:
La priorità assoluta ai capilista:
I seggi conquistati da un partito in un collegio vengono assegnati partendo sempre dall'alto. Se il partito ottiene un solo seggio, in Parlamento ci andrà esclusivamente il capolista, azzerando l'effetto delle preferenze espresse per gli altri candidati.
Il numero di seggi conquistati:
Per dare una reale speranza ai candidati votati dal basso, il partito deve ottenere almeno due o più seggi nello stesso collegio. Solo a quel punto, una volta assegnato il primo posto al capolista, i seggi successivi andranno a chi ha raccolto più voti individuali.L'effetto delle pluricandidature:
Le probabilità aumentano se un capolista si candida e vince in più collegi contemporaneamente. Poiché potrà sceglierne solo uno in cui insediarsi, libererà il posto negli altri collegi, facendo scalare la lista a favore dei candidati più votati.
In conclusione, chi non è capolista dovrà affrontare una campagna elettorale molto complessa e sperare che il proprio partito ottenga percentuali altissime per riuscire a superare lo sbarramento del leader blindato.

11/09/2026

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Taranto

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