13/05/2026
Non è mai facile scrivere quando ci troviamo difronte a fatti così gravi e tristi.
Provo dolore per una vita spezzata, un ragazzo di soli 35 anni che esce di casa con la sua bicicletta, come ogni giorno, per andare a lavorare. Dolore per una famiglia che non rivedrà più un figlio, un fratello, un amico.
Dolore per una comunità, la nostra, che si ritrova a fare i conti con una violenza che non dovrebbe avere mai spazio, neanche tra i più giovani.
Ma il fatto che la vittima fosse un ragazzo di colore ci obbliga a guardare anche alla dimensione del pregiudizio, a ricordare che ogni vita ha lo stesso valore, indipendentemente dal colore della pelle perché quando la violenza si innesta su stereotipi e odio, colpisce due volte: toglie una vita per sempre e mina il patto di convivenza su cui si dovrebbe reggere la nostra comunità
Poi ci sono dei giovani ragazzi che "senza numero di casa" vagano per le nostre strade alla ricerca di qualcuno a cui dare fastidio, fare male, ammazzare e che hanno agito con tale violenza fino a seminare morte.
Anche qui bisognerebbe , ancora una volta, fermarsi e convincersi che c'è una responsabilità collettiva perché di sicuro qualcosa non ha funzionato nei percorsi educativi, nelle famiglie, nella scuola, nel contesto sociale.
Ora la giustizia dovrà accertare responsabilità e motivazioni; il nostro compito, come istituzioni e come cittadini è fare in modo che questo non diventi un altro episodio che passa e si dimentica.
Questa vicenda non deve lasciare solo rabbia e divisione, ma deve diventare uno stimolo concreto a fare di più.
Rip Bakari Sako 🙏