24/12/2024
Da Palermo a Torino, le città ci parlano!
Negli ultimi anni sono sempre più numerosi i comitati cittadini che, da nord a sud, sono nati a difesa delle sempre più sacrificate aree verdi della città, comitati che hanno creato assemblee, blocchi e presidi.
Questi comitati, eterogenei nella loro composizione e provenienti da territori molto differenti, hanno in comune la capacità di metterci di fronte alle contraddizioni che la tanto proclamata transizione verde porta con sè. Ciò che emerge, infatti, è come questo processo sia fin dall'inizio privo di qualsiasi volontà di cambiamento del paradigma di crescita estrattivista, e risulti invece colmo di interessi speculativi di ogni sorta. Parlando concretamente: non è un caso se i fondi del PNRR non sono stati utilizzati per bonificare dall'amianto l'ex Parco Ninni Cassarà di Palermo- chiuso dal 2014 - e restituirlo ai cittadini, ma al contrario, sono stati destinati a rendere il Parco del Meisino la nuova Cittadella dello sport torinese, noncuranti del fatto che si tratti di una ZPS teoricamente protetta dalla direttiva Habitat.
I comitati cittadini ci parlano della possibilità di non rimanere inermi davanti ai cambiamenti che stravolgono i centri urbani in cui abitiamo e della necessità di mettere in discussione, anche con i propri corpi, le decisioni calate dall'alto con meri fini di profitto. I comitati ci indicano la necessità di riappropriarsi delle decisioni collettive dal basso per discutere di quali città vogliamo, la necessità di mettere a disposizione dei saperi esperti per costruire un senso critico in grado di contrastare il monoteismo del sapere tecnico e ci evidenziano l'insostenibilità di pensare le città nell'ottica della competitività, dell'urgenza e della riqualificazione. Difendere le nature urbane è oggi una necessità ed un dovere, specialmente se guardiamo alle proposte della controparte: centri urbani ormai privi di aree verdi, in-respirabili, ultra cementificate. Partecipare e non delegare per difendere le aree verdi oggi, vuol dire lottare per un'ecologia dal basso, un'ecologia popolare, l'unica in grado di mettere a critica tutti gli aspetti del sistema nocivo capitalista.