Solofra "La compagnia del libro" - Gruppo di lettura Biblioteca Comunale

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Solofra "La compagnia del libro" - Gruppo di lettura Biblioteca Comunale E' UN GRUPPO DI LETTURA PRESSO LA BIBLIOTECA COMUNALE DI SOLOFRA.

27/08/2025
LE PAROLE ANTICHE DELLA CONCIAArchivio di Stato di Avellino, Notai, B6522 (anni 1521-1522) e B7706 (anni1523-1524). Rege...
20/08/2025

LE PAROLE ANTICHE DELLA CONCIA

Archivio di Stato di Avellino, Notai, B6522 (anni 1521-1522) e B7706 (anni1523-1524). Regesti pubblicati in M. De Maio, “Solofra nel Mezzogiorno, angioino-aragonese”, Lancusi (Salerno), 2000, 367-384)

acque lorde: acque della concia contenenti una quantità più o meno forte di tannino.
adacquare: usare l’acqua per la concia.
aymenti: attrezzi usati in conceria.
ambrosinis: pianta astringente usata nella concia; vaso dove si purgavano le pelli.
amindolis: sostanza usata per la concia grassa e per ammorbidire le pelli.
aromatario: speziale; chi commerciava e preparava aromi o prodotti vegetali per la concia.
assunzie: sugna che si usava nel processo di concia.
astrachene: massetto grezzo delle concerie per spandervi lana o altro.
astraco: terrazzo della conceria per asciugare le pelli o la lana (lamia o astrachene).
azimatore: colui che "rifilava" le pelli ripulendone i contorni con speciali forbici.
bachare: detto di vacche conciate.
balsami: (toponimo) resina e corteccia usata nella concia.
barbarescate: pelli provenienti dalla Barberia ed in genere nordafricane.
brennale: fossa per la concia.
burrello: (toponimo) fossa per la concia o per la lana (burra lanae purgamentum).
caccavo: caldaia da conceria per l’acqua calda (caccavo ereo).
calce: prodotto usato per privare la pelle del carniccio e del pelo.
calcinaio: fossa per la calce; vasca per porre le pelli a bagno con calce.
caldarulo: tipo di caldaia usata nelle concerie.
cantaro: vasca per la concia.
cantarelle (toponimo) luogo con vasche per la concia.
capomoze: pelle mancante della testa.
carnume: parti della pelle eliminate durante la prima fase della concia e usate per fare colla.
carta membranare: carta di pergamena.
cavalletto: banco convesso e inclinato con due piedi corti da una parte per depilare, scarnare e purgare le pelli con appropriati strumenti; sostegno usato in conceria.
celendra: strumento di pietra per lustrare le pelli.
cernara: (toponimo) atto dello scegliere le pelli.
cernore: pelle che ha subito l’operazione di scelta.
ceroni: tipo di rifinitura dopo la concia usando la cera (corredate in nigro e in ceroni).
cerro: tipo di quercia che dà una ghianda, detta anche galla, ricca di tannino.
cerza: ghianda della quercia comune, distinta da quella del cerro.
coiramine (o corame): insieme di pelli conciate; quantità non precisa di cuoio.
coira: cuoio, pelle conciata o allo stato di corio.
coltello: attrezzo da conceria, formato da una lama dritta o curva più o meno affilata secondo le operazioni (asportare la lana o il carniccio, purgare la pelle o scarnare) e mantenuta ai lati da due manici di legno.
concartate: lavorate con una speciale procedura da farle divenire carte, cioè pergamene.
concia grassa: sistema di concia che consisteva nel cospargere di grasso fuso o di oli la pelle che poi veniva messa a seccare e infine spiegazzata.
consiatore de mirto in albo: pelli conciate con mirto che dava il colore bianco.
contraria: termine locale per conceria.
corbisieri: lavoratori di pelli e cuoio (de nigro o de rubeo).
cordoname: insieme di pelli di tipo cordovano.
cordovano (o cordoano): cuoio di Cordova o quello simile.
correggia (o cirigia): cintura o lunga striscia di cuoio per vari usi.
corredare: azione di rifinitura della pelle.
cuigulare: striscia di cuoio; parte della pelle del torace dell’animale.
depilare: togliere la lana o il pelo dalla pelle con una stecca di legno (steccare) dopo averla preparata con una miscela di calce e solfuro dalla parte del carniccio. Si poggiava la pelle su di uno speciale cavalletto e si usava un coltello ricurvo e non tagliente.
forfex: forbice per la rifilatura della pelle; tenaglia per stendere le pelli sui telai.
fruscamine: foglie, rami o altro contenenti tannino macinati per la concia.
galla: ghianda o escrescenza del tronco usata per la concia (dava il colore nero).
inpingna: vaso per la concia; dare grasso e quindi concia grassa.
interscatore in albo: spalla di animale conciata in bianco.
lane: erano di vari tipi: aynine (di agnello); barbaresche (della Barberia); di calce (staccata con la calcinatura); gentili (delle pecore merinos); matricina (robusta a pelo lungo da pecore appena figliate); mosce (lunghe del collo e delle cosce anteriori degli animali); nobili (pregiata di Garbo); rustiche (non lavate e contenenti impurità).
lontro: (toponimo) fossa per la concia.
loreni: cinghie di cuoio, briglie.
mallano: prodotto conciante e colorante di scuro.
membranare: pelle conciata e sottile, usata per scrittura o per decorazione; cartapecora; mortella (o mirto): foglie sminuzzate usate per la concia bianca.
noce di galla: noce moscata che produceva una sostanza oleosa per la concia.
oropelle: sistema di impreziosire la pelle con lamine di oro legato al battiloro.
palo: attrezzo per la conceria formato da una tavola verticale, posta su di un’altra orizzontale e mantenuta da supporti laterali, alla estremità della quale era conficcata una lama di acciaio ricurva e con taglio ottuso (lunetta) che ridava morbidezza alla pelle asciugata.
pelose: pelli da conciare; pelli col pelo.
pergamena: pelle di pecora o capra macerata a lungo in bagno di calce, non ingrassata, seccata e lungamente raschiata tesa con pietra di pomice per il levigamento.
pilo: pelame ricavato dalle pelli ed usato in vari modi.
pila: vasca per varie operazioni di concia.
pillo: bastone lungo con una parte ingrossata per pestare le pelli nei calcinai o nelle vasche.
purgatura: operazione di asportazione dalla pelle, con appositi coltelli, di vari residui.
quadro: attrezzo per misurare le pelli finite, costituito da un telaio rettangolare di legno e da una rete di quadrati formati da fili di ferro disposti ortogonalmente.
rinverdimento: azione che riportava le pelli secche o salate allo stato primitivo mettendole a bagno e passandole al cavalletto con un coltello non tagliente.
riviera: spazio della conceria per le operazioni di rinverdimento, depilazione, scarnatura e purgatura.
rubeore (o russi): tipo di cuoio flessibile, conciato con scorza di betulla o di salice, di colore rosso usato per oggetti eleganti e rilegature pregiate.
sardescare: pelli provenienti dalla Sardegna.
scalzinatura: azione della calce sulla pelle per l’asportazione della lana o del pelo. scardassare la pelle: cardare il pelo o la lana dalla pelle con lo scardasso (supporto di legno su cui erano fissati denti di ferro uncinati).
scardose: tipo di pelle conciata col pelo (scardose pelose).
scarnare: raschiare le pelli con uno speciale coltello per ottenere una grossezza uniforme.
scarsolle: tipo di pelle di poco valore.
scorza (toponimo) dalla corteccia di castagno o di quercia usata per la concia.
scorzette: strato di pergamena grossolana per tamburi o per crivelli.
solore: suole; che riguarda la suola; quantità di suola.
sommacco: tritatura di foglie e di rami di questa pianta, ricca di tannino, usata nella concia.
spezieria: l’antica farmacia che forniva droghe ed erbe, e, in loco, i prodotti concianti.
steccare: togliere la lana o il pelo dalle pelli.
sthenteneriore: intestini conciati usati per l’arte del battiloro.
stenditoio: attrezzo di conceria di vario tipo per stendere le pelli. Un tipo era formato da travi di legno (purgadera), che reggevano sottili assi in cui erano conficcati dei chiodi con la punta ricurva ai quali venivano appese, per le zampe posteriori, le pelli bagnate per l’asciugatura; un altro era formato da due pertiche parallele, mantenute da due pali trasversali e sospese al soffitto, oppure poggiate su due cavalletti in modo che tra di loro si potevano mettere ad asciugare le pelli piegate a metà su verghe sottili.
stigli ( o stilemi): attrezzi da conceria.
stila (o vruscio): attrezzo per conceria costituito da un ma**co di legno piatto o cilindrico in cui era innestata una lamina non tagliente per alcune operazioni (snervare le pelli asciutte dal lato della carne, eliminare l’acqua dalle pelli dopo la concia agendo dalla parte del fiore); uno simile, interamente di legno duro e zigrinato (detto anche margherita), era usato per rendere uniforme la superficie interna delle pelli, menato e rimenato sopra il cuoio da pergamena serviva a spianarlo e renderlo estremamente liscio.
suola: pelle bovina che subiva una concia lenta (alla fossa) consistente nel porre le pelli una sull’altra, spargendo tra loro strati di sostanze contenenti tannino e pressandole.
tanate: pelli o lane di colore fulvo macerate nella scorza del noce.
tannino: sostanza che nel processo di concia trasforma la pelle in cuoio (corio) che non imputridisce permettendogli di acquistare solidità, consistenza, resistenza e flessibilità.
tavola: piano di legno tenuto da due cavalletti per varie operazioni (tavola da riguliare); come quelle con la stila; tavoletta di legno ricoperta di sughero con un ma**co di cuoio per l’ammorbidimento della pelle.
telaio: attrezzo formato da assi di legno morbido su cui venivano stese ed inchiodate le pelli per l’asciugatura durante le operazioni di concia; idem per la pergamena.
tenatore: botte o tino usato nelle concerie.
tine: vasche tonde in genere di legno e seminterrate che si usavano nelle concerie.
torchelise: torchio per tenere le pelli pressate.
vallonea: ghianda di cerro che tinge di nero.
ventresche (o ventreche): pelle di maiale corrispondente alla pancia dell’animale.
ventrescate: pelli unte con lardo di maiale.
verzo: pianta che forniva una materia colorante rossa usata nella concia.
vimore (o vinore): tipo di concia con gli acini dell’uva o con la vinaccia.
visco: pianta parassita di varie piante dalle cui bacche si estraeva una sostanza per la concia.

Da Mimma De Maio, Solofra nel Mezzogiorno angioino-aragonese, Solofra, 2000.
http://www.solofrastorica.it
Capitoli Statutari

Pagine di storia di Solofra in provincia di Avellino, Campania, centro della pelle

17/08/2025

ARTI CHE SI SVOLGEVANO A SOLOFRA NEL XVI SECOLO

Archivio di Stato di Avellino, Notai, B6522 (anni 1521-1522) e B7706 (anni1523-1524). Regesti pubblicati in M. De Maio, “Solofra nel Mezzogiorno, angioino-aragonese”, Lancusi (Salerno), 2000.

Arte de consaria
Era l’arte generica della concia delle pelli, un’attività autoctona solofrana, nata con la sua società pastorale, diffusasi per la presenza in loco di acqua e di prodotti vegetali ricchi di tannino (una sostanza capace di fermare il processo di putrefazione della pelle) e stabilizzatasi lungo il Flubio (l’odierna Solofrana), perché questo, attraversando le terre della pieve di S. Angelo e S. Maria, che era proprietà dell’episcopio di Salerno, godeva di particolari privilegi, che protessero la concia e la misero in rapporto commerciale con Salerno.

Arte de coriaria
Era l’arte di trasformare la pelle in corio, dura e spessa, usata per vari scopi e quindi l’arte di conciare la suola.

Arte de corredare
Era l’arte di dare il colore alle pelli e in genere di rifinirle.

Arte de far pergamene
La pergamena è una pelle conciata con un particolare procedimento che diventò una specialità solofrana.

Arte de far carte membrane seu de coriar
Le carte membrane erano le pergamene. Qui si indica la prima parte di questo tipo di concia: la trasformazione in corio della pelle da pergamena.

Arte de far calzari
I «calzari» erano un tipo di calzatura che arrivava al ginocchio con pelle molto dura ed impermeabilizzata.

Arte de far funi et cordoname
Le fini e le corde che si producevano a Solofra erano di pelle dura.

Arte de far tamburi
Arte che si diffuse a Solofra perché qui si produceva la pergamena, con cui si facevano le membrane dei tamburi.

Arte de far auropelle
Era l’arte dell’oropelle e consisteva nel ba***re l’oro (detta poi battiloro) e poi anche l’argento (detta battargento) e di incollare i fogli sottili di questi minerali sulle pelli.

Arte cardolana
Era l’arte di cardare la lana, che si spiega con la grande produzione di lana che c’era sul posto. La cardatura consisteva nel pulire la lana con uno strumento detto cardo.

Arte de vender lana
La lana era un prodotto così diffuso che la sua vendita veniva individuata come un’arte. Essa veniva comprata in Puglia e venduta ai mercanti di Giffoni, i quali godevano di particolari esenzioni dai tributi, per cui era molto favorevole poggiarsi su questo centro del salernitano specializzato nella vendita di questo prodotto.

Arte de mercantie
L’arte della mercatura era legata a tutte le attività artigianali solofrane e consisteva nel portare la merce nei mercati e nelle fiere dove veniva venduta.

Arte de viaticaria seu de menar equos et bubos per negoti leciti
Questa arte consisteva nel trasporto della merce sia verso i mercati e le fiere ma anche dalle concerie ai posti di vendita locali (fondachi).

Arte de lo speziale
Lo speziale era il farmacista di una volta, nella cui bottega (spezieria) si vendevano le spezie, le medicine di allora. Tra i prodotti c’erano anche quelli per la concia (oggi diremo i prodotti chimici), che erano vegetali (foglie, rami, frutti, scorza di alcune piante) contenenti tannino, che venivano venduti sminuzzati. Per questo motivo a Solofra c’erano molte spezierie.

Arte cerdonia ad usum Solofre
Era questa l’arte di fare le scarpe, che a Solofra era legata alla concia, infatti molte concerie avevano accanto la scarperia. Il prodotto era specifico di Solofra.

Arte de far mortella bona per marcire de aqua
La mortella è una pianta contenente tannino molto usata per la concia, perciò era diventata un’arte quella di macinarla per poi porla a macerare nell’acqua delle vasche di concia.

Arte de far summacchi
Il sommacco è un vegetale contenente tannino, anch’esso molto usato a Solofra.

Arte de mettere nzogna
La sugna era usata per ammorbidire la pelle dopo la concia e per la concia grassa. Qui si indica questa modalità di concia della pelle. Questo spiega la grande diffusione dell’allevamento dei maiali, che fu una caratteristica solofrana documentata fin dall’XI secolo.

Arte de far pingi
Fare i mattoni era un’attività locale diffusa fin dal tempo dei romani che la impiantarono nella zona di Castelluccia.

Arte de far centimoli
I centimoli erano i mulini spinti con le bestie ed erano molto diffusi non solo per macinare le biade ma soprattutto i vegetali per la concia.

Arte de governar animali
L’allevamento è stata la primitiva attività solofrana, quella che ha permesso la diffusione della concia, perché i pastori nei tempi antichi erano anche conciatori. Questa attività era praticata nelle zone interne dell’Irpinia e in Puglia.

Arte de cusir
Quella del sarto fu un’attività molto diffusa a Solofra, favorita, come tutte le attività artigianali, dal commercio.

Arte stazionaria (alias de le poteche)
Era l’arte caratteristica di un territorio dove era diffusa la mercatura.

Arte de tagliar arbusti
La grande diffusione sul territorio solofrano della selva e dell’arborato spiega questa attività importante, perché l’albero una volta aveva bisogno di molta cura, ma c’era anche l’attività di raccogliere dalle piante quelle parti usate nella concia.

Arte de facere caso
L’allevamento portava con sé l’arte di fare il formaggio, come quella della concia.

Arte de governare il sale
I prodotti una volta venivano conservati sotto sale, perciò questo elemento aveva grande valore, tanto che era una merce di scambio, il suo approvvigionamento era regolato da precise leggi e avveniva in precisi posti. A Solofra per la produzione di carne salata c’era bisogno di molto sale.

Arte de lo ferrario
Quest’arte può essere senza dubbio una specificità locale. È documentata tra S. Agata e Montoro fin dal periodo longobardo. Si diffuse tanto da fornire dei lavoratori specializzati alla Zecca di Napoli nel XIV secolo e da dare il nome ad una località.

Arte de far lo jazzo
Era l’arte dello stalliere a quei tempi diffusa per l’esclusivo uso del trasporto con animali.

Arte de far e vendere pane
La panificazione, per il valore del pane, era diffusa e curata, nonostante esistesse quella privata.

Arte de lo musto
Il vino è stato nei tempi antichi un prodotto molto pregiato, per i suoi molteplici usi da quelli nei riti, a quelli in medicina, alla sua essenziale presenza sulle tavole dell’aristocrazia. A Solofra molto diffuso era il vigneto che produceva la vite latina e che ha dato il nome ad una località, vignoli.

15/08/2025

LA CHIESA DELL'ANGELO SERVI' ALL'ECONOMIA SOLOFRANA.
Il dominio di S. Angelo di Solofra ruota intorno ad alcune famiglie, tra cui emerge quella dei Guarino, la più rappresentativa ed ampia, che impiantò uno dei più antichi jus a cui si collega un particolare ramo solofrano, i “Guarino detto Ronca”, che unisce le due famiglie e che - si legge nella storia della ca****la di San Giovanni Battista in S. Angelo - vantarono un diritto sulla stessa ca****la. Altra famiglia è quella dei Petrone che possedeva un patronato sull’altare più antico di S. Angelo, quello dedicato a “S. Maria de mezzo agosto” che costituiva la seconda intestazione della pieve nel XI secolo, c’erano poi i Fasano, che avevano un jus sulla ca****la di S. Filippo e Giacomo e che ebbero in S. Angelo anche un rettore, i Papa con un jus sulla ca****la di S, Lorenzo, edificata nel 1459, e che ebbero anche un archipresbitero. I Ronca, la famiglia più rappresentativa dominate tutti gli aspetti della vita comunitaria, da quello amministrativo, a quello notarile a quello economico a quello religioso e che ebbe il primo primicerio nell’archipresbitero Cosma.

09/08/2025

(Continuazione)
LA FAMIGLIA GUARINI DI SAN AGATA DI SOLOFRA (S. ANDREA)
Famiglia di Antonio Guarini di Tommaso

1636, gennaio 20. Archivio della parrocchia di S. Andrea Libro dei matrimoni (1614-1656).
Matrimonio di Antonio Guarini di Tommaso e di Giulia Vigilante con Giustiniana Troisi.

1637. maggio 7. Libro renatorum della parrocchia di S. Andrea di Solofra (anni 1635-1656).
Nascita di Michele da Antonio Guarini e Giustiniana Troisi.

1639, marzo 15. Libro renatorum della parrocchia di S. Andrea di Solofra (anni 1635-1656).
Nascita di Marino Domenico di Antonio Guarini e Giustiniana Troisi.

1641, settembre 26. Libro renatorum della parrocchia di S. Andrea di Solofra (anni 1635-1656).
Nascita di Maria Maddalena da Antonio Guarini e Giustiniana Troisi.

1644, maggio 7. Libro renatorum della parrocchia di S. Andrea di Solofra (anni 1635-1656).
Nascita di Pasquale figlio di Antonio Guarini e di Giustiniana Troisi.

1646. Maggio 28. Libro renatorum della parrocchia di S. Andrea di Solofra (anni 1635-1656).
Nascita di Claudio Giovanni Sabato da Antonio Guarini e Giustiniana Troisi.

1646. Libro mortuorum della parrocchia di S. Andrea di Solofra (anni 1614-1649).
Morte di Domenico Marino Guarini figlio di Antonio e di Giustiniana Troisi di anni 7.

1648, maggio 5. Libro renatorum della parrocchia di S. Andrea di Solofra (anni 1635-1656).
Nascita di Giuseppe Giovanni Matteo da Antonio e Giustiniana Troisi.

1652, luglio 28. Libro renatorum della parrocchia di S. Andrea di Solofra (anni 1635-1656).
Nascita di Francesco Antonio Felice da Antonio Guarini e Giustiniana Troisi.

1656, agosto. Libro mortuorum della parrocchia di S. Andrea di Solofra.
Morte di Antonio Guarini marito di Giustiniana Troisi di anni 36.
Morte di Giustiniana Troisi vedova del fu Antonio Guarini di anni 40.
Morte di Tommaso figlio del fu Antonio Guarini di anni 19.
Morte di Pasquale, figlio del fu Antonio Guarini, di anni 12.

1669, Settembre 19. Libro mortuorum della parrocchia di S. Andrea di Solofra (anni 1656-1687).
Muore Claudio Guarini vir di Rubina Troisio anni 24.
Antonio Guarini e Giustiniana Troisi: un credito

B6636, marzo 5, 1641 (ff. 94v-96r)
Giustiniana Troisi e Liberato Guarini suo cognato anche per Antonio Guarino suo viro e Giulio Perreca dall’altra parte convengono e stabiliscono i termini di un credito che il Perreca ha loro concesso. Altri patti per l’uso di un bene e per l’acquisto di un censo.
Antonio (1620-1656), pittore e scultore, sposa nel 1636 Giustiniana Troisi (1616-1656), Michele (1637 muore infante), Marino Domenico (1639-1646), Maria Maddalena (1641), Tommaso (1635-1656), Pasquale (1644-1656), Giuseppe Giovanni Matteo (1648 muore), Claudio 1646-1669, Francesco Antonio Felice (1652).
Erat sculptor ac Pictor, potius sculptor, quam pictor
Claudio di Antonio (1645-1669) sposa nel 1665 Rubina Troisio ha Claudio Alessio (1670 postumo, muore).

Famiglia di Giovanni Sabato Guarini
1651 (B6650, ff. 226r-227v)
Ultimo dicembre 1651
Nel casale di S. Agata di Solofra si è costituita Angela Guarino vedova del fu Michelangelo Ginolfo dello stesso casale che afferma che Giovanni Sabato Guarino suo fratello le dona i benefici delle sue doti, consentendo che essa Angela possa testare 100 ducati e possa avere tutti i benefici. Inoltre il medico Gio Sabato si obbliga di mantenere Angela con vitto e alloggio come padre e fratello. Inoltre si obbliga di maritare Bernardina, Sabella Ginolfo figlia. Altri soliti patti. G: Gio Camillo Giliberti, Bartolomeo Guarino, rev don Giulio Perreca, Ferdinando Vigilante.

Giovanni Sabato Guarini di Tommaso (1613-1656), fisico, sposa Lucia Lopez di Barletta (sposa alla morte del marito nel dicembre del 1656 Carmine Balsamo della parrocchia di S. Valentiniano di Montoro) ha Tommaso (1646-1656), Teresa (1651-1656), Agnese 1654

1654, febbraio 17. Libro renatorum della parrocchia di S. Andrea di Solofra (anni 1635-1656)
Nascita di Agnese Giulia da Giovanni Sabato Guarini e Lucia Lopez.

Morte di Giovanni Sabato per peste
1656. Libro mortuorum della parrocchia di S. Andrea di Solofra (anni 1656-1687).
Muore il fisico Giovanni Sabato Guarini vir di Lucia Lopez anni 43.
Muore Tommaso Guarini del dottore Giovanni Sabato anni 10.
Muore Teresa Guarini fu Tommaso anni 5.
La moglie di Giovanni Sabato si risposa

1656 Libro dei matrimoni della parrocchia di S. Andrea di Solofra (anni 1656-1687).
Matrimonio di Carmine Balsamo della parrocchia S. Valentiniano di Montoro e Lucia Lopez di Barletta.
Docium di Costanza (Cecilia Costantina) Guarini altra figlia di Tommaso

17 gennaio 1640 B6634. Francesco Guarini anche da parte del fratello Giovanni Sabato è maritatore della sorella Costanza che sposa Lucantonio Giaquinto. La dote è poggiata su di un bene sita in località postielli (confinate con i beni di Giovanni Antonio Vigilante) e di un giardino sito a S. Agata in località li vignoli (confinate con i beni di Gregorio Guarino). Molti fogli illeggibili
Dote di Costantina Guarino figlia di Gio Tommaso

1649 B6640, ff. 151v
Retrovendita introiti pro Gio Tomaso e Carlo Guarino e cessio juris pro Arcangelo Petrone.

14 agosto 1649. Marco Pandolfelli figlio ed erede di Donato e concessionario del fu suo padre da una parte e Arcangelo Petrone asseriscono che mesi addietro Arcangelo emisse a Giovanni Tommaso Guarino coerede dei fu Giovanni Antonio e Scipione Guarino una terza di 640 ducati che facevano parte di un mercimonio del detto Donato per detti fu Guarino del denaro per la dote di Costantina figlia di Tommaso con retrovendita a titolo pro fustem di Marco Petrone. Testi Sorgente Ferrazzano, clerico Carlo Ronca, Marco Antonio Giliberti, don Altobello Garzilli e Francesco Ronca.
Un prestito per un maritaggio dalla Ca****la dei battiloro napoletani

1652 (B6644, f. 70v).
Beatrice Guarino di Brando di Napoli dichiara di aver ricevuto da Agostino Sparano e Michele Troisi (causalibus) della ca****la di Santa Maria della Moneta dell’arte del Battargento di Napoli, per il suo maritaggio, con atto del notaio fu Claudio Ronca e con fideiussione del padre e del marito Luca Antonio Giaquinto (vedovo di Costanza Cecilia Guarino, sorella di Francesco) che si impegna di custodire il denaro e di restituirlo con vari patti.

Giuseppe di Tommaso
Giuseppe, pittore. Non si conosce la data di nascita.
Nel registro dei nati della parrocchia di S. Andrea (anni 1585-1614) mancano le nascite dal luglio 1601 all’aprile del 1603, forse causato dall’assenza del curato sostituito da un padre cappuccino che non fece le annotazioni. In questi anni potrebbe essere nato Giuseppe Guarini di cui possediamo un autoritratto del 1634.
Possediamo un autoritratto del 1634 da Napoli, alcuni quadri nella chiesa di S. Maria del Soccorso e un S. Egidio nella chiesa di S. Domenico.

1682
Lite tra Giulia Guarino nipote ed ultima erede della famiglia e la parrocchia di S. Agata per il pagamento del cassettonato.

Altri Guarini
Orazio ha Donato, Catanio
Donato di Orazio (8 febbraio 1622) sposa Grazia Ginolfo ha Francesco
Francesco di Donato nel 9 agosto 1656 sposa Laura Troisi

Appartengono a Tommaso Guarini
Matteo de Rutolo sposa Puritana Politana Petrone ha Lucia (1593), Caterina (1604), Pompilio Donato (1589), poi sposa Polita Ginolfi ha Nicola (1595), poi nel 1599 sposa Giovanna de donato (di Giovanni), Vittoria. ha Conforto (1605-1655), Aloisio (1641-1656 alla Cupa, sepolto nella Ca****la di S. Giovanni), Pompilio Giovanni Antonio, Giovanni Vittorio (1600)
Matteo di S. Agata di Solofra sposa Polita Petrone. Testamento (B7705, 1605-1608, ff. 135v e 141r. Il testatore impone ai figli di stare insieme per 10 anni, di essere sepolto in S. Andrea e dei lasciti a Santa Maria di Castelluccia). Figli: Caterina, Vittoria, Giulio, Pompilio, Gio Antonio.

1605 (B6578, f. 66r). Gio Tommaso Guarini ed il nipote Matteo Guarini si accordano per la soluzione di un debito di Tommaso che si obbliga a restituirlo entro un certo termine. G: Arcangelo Vigilante. T: Donato Iuliano, Arcangelo Roberto, Iuliano Guarino, Galante Albanese.

1615, giugno (B6602, ff. 299-303). Documento presso il Centro studi. Emptio pro Gio Tommaso Guarini pro Pompilio e Giovanni Antonio Guarino e declaratio e compromesso pro Giulia e Alfonso Vigilante. Pompilio e Giovanni Antonio di Matteo Guarino di S. Agata di Solofra e Giovanni Tommaso. I primi dichiarano di avere un terreno al Cigliano di S. Agata di Serino di Gio Tommaso su cui c’è la dote di Giulia Vigilante sua moglie e sorella di Alfonso. G: Francesco Giliberti. T: Gio Bernardo Vigilante, Domenico Morena, Luca Rutolo, Gio Matteo Pandolfello, Gio Antonio Vigilante, Antonio Maffei, Francesco Landolfi.
Successivamente si forma una società tra Pompilio e Gio Antonio Guarino con Gio Bernardo e Angelo Antonio Vigilante e si stipula una convenzione tra Pompilio e Gio Antonio Vigilante.
Pompilio di Matteo (1589-1625) sposa Elisabetta Grasso, ha Lucrezia (1620 muore), Matteo (1617-1620), Fortunata Vittoria 1621
22 novembre 1621. Pompilio Guarino e Sabetta Grasso hanno Fortunata Vittoria

21 marzo 1620. Pompilio Guarino e Sabetta Grasso hanno Lucrezia (in pericolo di vita).
5 giugno 1617. Pompilio Guarino e Sabetta Grasso hanno Matteo.
Giovanni Vittorio di Matteo 1600, sposa nel 1627 Carmonsina de Donato, poi sposa nel 1628 Rubina Rubino (fu Nicola), ha Antonio 1628. Nicoletta Pascale hanno Clara 1633 poi sposa nel 1635 Isabella De Maio (di Berardino), Giovanni 1638, Marco Antonio 1636, Giovanni Matteo (1654-1684, muore alla Cupa, sepolto in S. Agostino nt Marco Antonio Giliberti)
Antonio di Giovanni Vittorio, poi 1628 sposa nel 1650 Camilla Ferraro (di Carlo), Andrea 1658
Guarino Angelo fu Andrea sposa nel 1657 Camilla Ferraro fu Carlo
(CONTINUA)

09/08/2025

La famiglia Guarini di S. Agata di Solofra (S. Andrea)
tra i secoli XVI e XVII
a cura di Mimma De Maio e Lucia Petrone.
Biblioteca Comunale. Centro Studi di Storia Locale. Solofra (Avellino), 2009.

La famiglia di Guarini di S. Agata di Solofra

I fabbricatori di S. Agata di Solofra: i fratelli Cesare, Gioe e Costantino. I figli di Cesare Dilettuoso e Domenico. Giulio e il figlio Gio Tommaso. Il figlio di Costantino Donato .

Gioe il fabbricatore
1522. (ASA, B6522, ff. 271r,v). Un quadro per la Ca****la dei Morena del Crocifisso. Convenzione tra Gioe Piacentino di Lauro, mgs Andrea de Frodiola di Forino, entrambi pittori, e mgs Potente e Cosma Morena per un quadro della grandezza della ca****la che gli stessi hanno nella chiesa di S. Agostino, l’ultimo altare a nord, con la figura del Crocifisso con Maria, S. Giovanni e i dodici apostoli ed altre figure e ministeri spettanteno alo vocabolo delo spirante santo, col patto che il lavoro sia ad olio su tavole di buona fattura, di consegnare il disegno entro Natale, di ultimare la tela entro due anni, di guarnire le cornici di oro in campo nero, di scolpire le loro firme e di fare un pitaffio, accollandosi le spese dei colori, dell’oro e anche del trasporto a Solofra, il tutto per d 18 in due rate 7: subito, e 11 gradatim e cioè 3 ad agosto, 4 ad ottobre e 4 al ricevimento dell’opera. G: Belardino de Vigilante. T: Salvatore de Garzillo, Hercole de Tore Garzillo, Tiberio de Guarino, mst Gio de Guarino, fabricatore, Ranaldo de Tura.

Lavori per i Caropreso
1529, giugno , 7. (f. 78v). Convenzione tra Gio Battista Caropreso e Cesare Guarino, fabbricatore, per la costruzione di una bottega di conceria in località Fontane sottane con patti per la costruzione delle finestre secondo il disegno e lo armagio. G: Angelo Parrella. T: Martiniello Rutolo, Ranaldo Tura, Tommaso de Donato, Giannunzio Guarino, Giulio Corona.

1532 (B 6523/1). Idem. (f. 121r). Convenzione tra mgs Giovanni Guarino e il figlio Gio Tommaso, fabbricatori, e Princivallo e Marcino Caropreso, che per esercitare la propria arte hanno bisogno, entro settembre del prossimo anno, di far costruire dalle fondamenta una fabrita e tutto ciò di cui bisognerà per una poteca de conceria in località lo campo. I Caropreso forniranno a loro spese calce, armatura, manifattura e le pietre necessarie da porre alla bardatura e alle arcate delle porte e delle finestre secondo la misura della necessaria grandezza. Si dovranno fare i cantari e i calcinai, la fornace, uno tenaturo e altri strumenti di fabbrica che servono nella bottega. La fabbrica dovrà essere in abbondanza e ben fatta a giudizio e lode di esperti in questa arte. Il muro sarà di due palmi, i cantari, la fornace, i calcinari, lo tenaturo dovranno essere intonacati. I Caropreso danno il suolo sterrato alla pianezza dello astraco, daranno 4 operai pagati da loro, tutte le pianche di cui ci sarà bisogno e altri legnami e tamoschi necessari. Pagheranno 4 tarì la canna di detta fabbrica da misurarsi, lo scavo del fosso dello tenaturo sarà a loro spese. I Guarino daranno le pietre e riceveranno 4 once e 12 ducati per la calce. Altri patti. G: Vallarano Caropreso. T: Defendino Rubino, Costantino Giliberti, Cristiano Troisi, Sebastiano Delettuoso.

178. Idem. Cessio et donatio a favore dei fratelli Annibale, Valerio e Arcangelo Caropreso di due case astracate che nel settembre del 1521 il vn Hettore Caropreso fece costruire dal fabbricatore mgs Cesare Guarino. G: Capuano Troisi. T: mss Cesare de Ioannello Troisi, hn Scipione Iacobatis, Leone Tura, mgs Vincenzo Landolfo.

1565 (ASA B6547/II). Costruzione della Ca****la di San Lorenzo della famiglia Papa sita in S. Angelo ad opera di Giovanni Guarino .

Una costruzione sulla piazza
B6524. 1535-1536
Convenzione tra Grandinio Vigilante e Santolo Lafano, frati di S. Agostino, con i fabbricatori, Giovanni e Donato Guarino di S. Agata di Solofra per la costruzione di un muro di contenimento dietro le potechelle di S. Agostino nella piazza dianzi la chiesa.

Partecipano alla costruzione di S. Angelo: Stefano, Ieronimo, Iuliano
1566-1567 (ASA, B6530, f. 20).
Costruisce la Fabbrica di S. Angelo Felice Morcando di Napoli. Sono fabbricatori Stefano, Ieronimo e Iuliano Guarino, Battista e Giacomo Salsano, Felice de Ferdinando di Cava.
Economi della Fabbrica di S. Angelo: Massenzio de Donato, Orazio Fasano, Stefano Rubino, Francesco Morena.

Anche il costruttore solofrano Costantino Guarino lavora per la Ferrella-Orsini
1572. Archivio di Stato di Avellino, Notai Avellino. 1572 B6540.
Duchessa di Gravina e Flaminio Orsini con Costantino Guarino per la costruzione di una casa.
Flaminio Orsini costruisce delle botteghe lungo Via nuova.
1575. Archivio di Stato di Avellino, Notai Avellino 1575 B6550.
Contratto per la costruzione di 5 botteghe per Flaminio Orsini stipulato con Costantino Guarino e Antonio e Mariano Caso di S. Giorgio. Sono state cominciate e devono essere terminate. Si trovano vicino al piano del muro del giardino di Flaminio che costeggia la strada.
Quietanza di Ieronimo della Ratta verso Ostilio Orsini che è stato servito fedelmente, legalmente con servizi leciti ed onesti, ha speso molto denaro per argenteria, vestiti di cui ha dato pieno e lucido conto.

I Guarino costruttori
1583. 1583 (B6544, f. 151)
Boezio Guarino di Cesare, fabbricatore e figlio Francesco stanno costruendo la Ca****la della SS. Annunziata in S. Angelo per i Garzilli di Agostino.

Il ramo diretto di Francesco Guarini
Fratelli Guarini di S. Agata di Solofra:
Felice, Decio o Adetio, Febo o Fabio, Paolo, Paduano, Adatio, Mario La famiglia di Felice
Felice sposa Filadoro Tuccillo di Serino ha Grazia (sposa Antonio Cuccurese), Carlo, , Pompilia (), Orazio, Catanio. Ha Tommaso da una Troisi (1579-1637), poi sposa Belladonna Grasso ha Benedetto (1586), Pompilia Caterina (1588, sposa il 12 febbraio del 1618 a S. Andrea Francesco Antonio Guarino figlio di Nicola Angelo), Marta (sposa Gio Nicola Guarino), Maddalena (1591). La Grasso è già morta nel 1601. Altra moglie è Marta Garzilli sposata dopo il 1601 che nel 1605 alla morte di Felice riceve la restituzione della dote.
1618, febbraio (B6590, f. 50 e f. 53). I fratelli Carlo e Tommaso si impegnano col marito e di Pompilia Francesco Antonio per il pagamento della dote con vari patti e rateazione)
1618 giugno (B6590). Gio Felice Vigilante, Laura Garzilli sua moglie e Michele loro figlio asseriscono di aver dato a Tommaso Guarino una vigna sita in località li pistilli su cui ci sono le doti di Laura e ricevono del denaro.

La dote dell’ultima moglie di Felice Guarini
1605 giugno 10 (B6578, ff. 190v-191r)
Stefano Garzilli fu Vincenzo per Gio Tommaso Guarini restituzione del docium di Marta Garzillo sorella di Stefano e maternale (matrigna) di Gio Tommaso, perché moglie del fu Felice Guarino suo padre per notaio Iacobino Criscillo. Una parte della dote è tenuta dal fratello Carlo. G: Arcangelo Vigilante. T: Claudio lo Gizo, Felice Morena, Troiano Garzillo, Dominiano Morena, Claudio Ronca.

Nascita di due figlie di Felice e di Belladonna Grasso: Pompilia e Maddalena
1588, giugno 10. Libro renatorum della parrocchia di S. Andrea di Solofra (1585-1614).
Nascita di Pompilia Caterina da Felice Guarini e Belladonna Grasso.
1591, agosto 25. Libro renatorum della parrocchia di S. Andrea di Solofra (1585-1614).
Nascita di Maddalena Guarini di Felice e di Belladonna Grasso.

Felice costruisce una ca****la in S. Angelo
1575. B 6550 22-10-75
Contratto a Felice Guarini pittore. Compromesso tra Marco Antonio Vigilante di Sebastiano con Felice e Decio Guarino per la costruzione di una Ca****la dietro la porta maggiore di S. Angelo dalla parte di sinistra entrando (f. 72) in cui bisogna fare un cornicione, una colonna di fabbrica lavorata di stucco, una c**a di legno lavorata di 7 palmi con una Madonna e i misteri, con S. Vito, S. Giuliano per mano di mastro Gugliemo Prenosto flamingo da terminare alla festa di Pasqua.

Divisione di una casa, la grande cortina della famiglia
1601 (B6563, II, ff. 71rv-72r). Documento presso il centro studi.
Felice Guarini, Paduano, Adatio o Adario, fratelli, hanno un sedile domore indiviso “cum cortilio ante et cm introito magno et aere, cm gaifo et domum diruta” sito nel casale di S. Agata di Solofra (confinante con la via pubblica, da due parti, con i beni dello stesso Padovano, con i beni di Giustilio e i beni di Costantino Guarino), del quale vengono fatte tre parti. La prima parte “hando fata le casi sotto e sopra verso oriente con lo airo de lo intrato sotto e sopra e con lo gaifo avanti come vando dalle maurelle sottane dello detto intrato iusta la via pubblica da due banne”, (confinanti con i beni di Paduano), con il patto che si possa fare una finestra verso mezzogiorno “sopra lo detto intrato”, che sia “con tutte sue ragioni” e che viene data a Felice per la restituzione della dote di Filadoro Tuccillo e di Belladonna Grasso, sue moglie morte, le quali competono a Carlo e Gio Tommaso Guarini, suoi figli presenti all’atto e col consenso del detto Felice loro padre e se contentano detti Paduano e Adatio (Decio) . La seconda e terza parte “hando fatto la casa scarrecata con la casa terragna con lo cortiglio avanti e con la passata de lo intrato grande confinante lo detto intrato, confinante con la via pubblica” e con i beni di Costantino Guarino che si sono presi i detti Paduano e Adetio presenti e si contentano dinanzi a detto Felice. Col patto che sia lecito al detto Paduano di poter fare “uno correturo di palmi 5 per andare alle case di Paduano che furono dello detto e Gio Luca Guarino, “avanti la casa dello intrato grande ita che non occupa lo arco dello detto intrato e che detto correturo debbia essere mezzo palmo più alto dello astrico quale è allo gaifo che fo del detto Gio Luca Guarino”. Con patto che ognuno possa accostare senza pagamento alla fabbrica che si faccia o si farà intra lo intrato grande e la casa scarrecata senza contradizione alcuna. Una parte ceda all’altra, l’altra all’una ogni ragione e azione che si compete o potesse competere contra l’altra in qualsivoglia modo. Presenti: Arcangelo Vigilante, Bartolomeo, Vincenzo, Marino Guarino, Laurito Ladi, Santillo Ginolfo.

La famiglia di Belladonna Grasso seconda moglie di Felice Guarini
Fratelli: Belladonna, Palomba, Brando
Il dono di Palomba
1600. (ASA, B6562, ff. 54-55r)
Palomba, sorella di Belladonna fa testamento ai Balsami nella casa di Stefano. Dichiara di aver fatto un fidecommesso a Gio Tommaso Guarini, affermando che il giovane ha assistito la sorella malata. Brando è suo fratello. Palomba nomina nel testamento, Pompilia Guarini, sua nipote. Belladonna è ricordata nel testamento per beni di corredi.
1600, ottobre 10 (B6598, ff. 185-186).
Palomba Grasso, col consenso del mundoaldo Pirro Loisio Pandolfelli, conferma il lascito a Tommaso Guarini, suo nipote. G: Desiato Giliberti. T: Paduano e Albentio Giliberti, Gio Albanese, Florio de Tura, Ferdinando Parrella.

Fratello di Felice
Adario o Adatio o Adiseo sposa Carla Troisi (di Ettore) ha Orazio, poi sposa Sabetta Troisi ha Giovanni 1606.
1578 B6555. Testamento di Carla Troisi moglie di Adario Guarino di S. Agata di Solofra.
Orazio di Adiseo sposa nel 1600 Agostina Vigilante (di Antonello Orazio e Prospero 68), ha Lucrezia (1600-1619) (1602) Andrea Giovanni, (19 giugno 1604) Santa poi sposa Mattia D’Urso ha (30 gennaio 1633) Domenico Angelo Nicola, (4 dicembre 1629 e 1633) Nicola, (28 ottobre 26) Luca Santolo, (16 dicembre 24) Augusto Tommaso, (31 agosto 1620) Giovanna Lucrezia, (28 novembre 1616) Francesca, (19 dicembre 1621) Prospera, (15 agosto 1607) Stefano Livio (1607-1656 emancipato dal padre Orazio nel), Agostino (1612-1620, 1622-1634), Nicola (1630-1632), Prospera (1631-1632), Francesca 1616, Porzia (1614-1620), Prospero 1620, Nicola 1629, Luca Santolo 1626, Prospera, Augusto Tommaso 1624, Giovanna Lucrezia 1620 Altobello, Giovanni Giulio, Donato,
Livio di Orazio è emancipato dal padre (1635 B6630, 243), può ingrandire la casa.

Altro fratello di Felice
Paduano (1550-1623), fabbricatore di S. Agata di Solofra, sposa nel 1573 Porzia Giliberti (di Arcangelo) ha (15 giugno 1590) Agostina, poi sposa Sabetta Troisi (di Ettore) hanno (27 settembre 1607) Lucia, Maria Chiarella, sposa Giulia Cappadocia di Mercogliano ha Ieronimo, Gio Antonio, Giacomo, Augustina, Orazio.
1601 (B6544, 137v). Paduano Guarino abita a Mercogliano con la moglie Giulia Costadocia e con il figlio Ieronimo.
1612 (B6584, f, 31v). Testamento di Paduano Guarino in cui nomina eredi i figli Gio Antonio, Agostina, Giacomo, Orazio. Dispone al sepoltura in S. Agostino.
Beni di Paduano
1599 (B6561, f. 158). Ampio documento che descrive la casa di Paduano
1611 (B6583, ff. 12r-13r). Emptio di un bene arborato sito in località alla mezzana tra Orazio e Paduano Guarini.
1625 (B6587, 118-123). Paduano Guarino e Giacomo Antonio figlio concedono a Pompilio Vigilante una casa (confinante con beni di Pompilio) e una selva in località la mezzana ricevendo del denaro. Lungo contratto. G: Claudio Ronca. T: don Michelangelo Maffei, Vincenzo Fasano, Carissimo Ladi, Pietro Giacomo Giliberti, Angelo e Gio Matteo Pandolfello, Gio Basilio Garzillo, Catanio Ronca, Fazio Petrone.
Paduano costruttore
Rapporto con Pompilio Vigilante
1599 (B6573, f. 99r). Paduano Guarino, fabbricatore, si accorda con Pompilio Vigilante per la costruzione di un muro al toro sottano (lungo compromesso).
1609 marzo 30 (B6581, f. 125v) Pompilio Vigilante fa quietanza a Paduano Guarini per i lapidei ricevuti e paga il dovuto ricevendone a sua volta quietanza. G: Arcangelo Vigilante, Giuseppe Petrone, Tommaso e Donato Guarini, Nicola Giannattasio.
In società col Troisi
1616 (B6588, f. 129 e 543). Paduano e suo figlio Giacomo Antonio hanno un censo su una terra a la mezzana a S. Agata. Successivamente impegnano alcuni ducati su un loro cortile e su altri beni per un’attività in comune con Blasio Troisi e col di lui fratello, fabbri lignarii.
1625 (B6587, f. 765). Blasio Troisi fabbro lignario e Paduano Guarini col figlio Giacomo Antonio lavorano a due botteghe della moglie di Giacomo Antonio in cui bisogna fare porte e finestre e l’armaggio per il legno Blasio
Attività creditizia di nipote e zio
1606, maggio (B6579, f. 500) Gio Tommaso Guarini e Paduano Guarini si impegnano di restituire un mutuo di d 15 a Santillo Ginolfo . G: Arcangelo Vigilante, Gio Maria Ginolfo, Bartolomeo Guarino, Stefano Guarino.
1607 marzo 3 (B6580). Paodano e Gio Tommaso Guarini devono dare ai fratelli Catanio e Donato Guarino d 28. Al lato dichiarazione del 1608 dell’avvenuta restituzione della somma.
Una casa di Ieronimo figlio di Paduano
1604 maggio 4 (B6577, f. 175). Emptio di una casa con gaifo sita a S. Agata (confinante con i beni di Paduano e Giuliano Guarino, di Carlo, Tommaso e Felice Guarini) di Ieronimo Guarini di S. Agata, ma abitante a Mercogliano, che deve essere ratificata da Giulia Costadocia (o Cappadocia) di Mercogliano, sua madre e che cede ai fratelli Carlo e Tommaso Guarini. G: Arcangelo Vigilante. T: Paolo Pacifico, Paduano Guarino, Francesco Grasso, Salvatore e Giacomo Antonio Guarino.
Fabbricatori: Fratelli Orazio e Iacopo Antonio Guarino di S. Agata di Solofra, figli di Paduano
1619A (B7089, f. 300-302). Costruzione di vari elementi della chiesa di S. Agostino tra cui la facciata verso ponente, la facciata delle case del refettorio verso mezzogiorno, la facciata della parte del corridoio, cornicioni, chiavi e coppi. Fabbricatori: Orazio e Iacopo Antonio Guarino di S. Agata. Notaio: Virgilio Ronca. Priore del monastero: Gregorio de Arienzo. Sub priore: frate Fabio Solofrano. Altri frati: Basilio solofrano, Giovanni Mario de Benedetto, Stefano Solofrano, Francesco Saleranno.
Lungo tutta la chiesa e la tribuna fare i cornicioni alle pennate a sud e a nord con tufi e in lara di coppi come si fa per le altre case di Solofra, incorniciare i coppi e i cornicioni (cambiare i cornicioni con 300 coppi piani e 300 concavi, ridurre una finestra della chiesa verso mezzogiorno come sono le altre due lunghe, ridurre parimenti le altre esistenti al di sopra verso settentrione, scarpellare, boccare, arricciare e squatrare con liste di tonaca e capitelli la facciata della chiesa verso ponente, cassiare tutta la facciata delle case del refettorio del monastero dall’alto in giù, così pure la facciata della parte del correduro del convento.
I fratelli Orazio e Giacomo Antonio fabbricatori a Muro
1621 (B6607, f. 108.109). Orazio Guarino e Giacomo Antonio fabbricatori di S. Agata di Solofra hanno lavorato a Muro alla taverna della città. Cosa hanno fatto e cosa hanno ricevuto. G: Francesco Giliberti. T: Flaminio Giliberti, Gio Tommaso e Brando Landolfi, Mario Guarino, Santillo e Galietta Ginolfo, Luca Antonio Troisi.

Altro fratello di Felice
Paolo (1550-1628) vive a S. Andrea, sposa Paola Ronca ha Prospera Margherita (1591), Bartolomeo Giustiniano (1589), poi sposa Ippolita Perreca (1568-1622) ha Pietro Battista (1611), Giovanni Sabato (1613-1616), 22 agosto 1623. Costantino (1609-1623), Carissima (1615-1623), Soccorso (1622 muore), Bartolomeo Giovanni Sabato 1618, Soccorso Antonio 1621, Pietro Costantino 1610, Tommaso 1614.

Figli di Felice
Angelo di Felice sposa nel 1628 Carissima Ronca (fu Troiano) ha Angelo Costantino nel 1629.
Benedetto di Felice (1586) sposa Santa Petrone (1608-1667).
Carlo Guarini di Felice, un importante fabbricatore
Carlo (1560-1634) sposa Meneca Vitale (1570-1636, fratelli Scipione e Lorenzo) hanno Nicola Angelo, Gregorio, Gio Antonio (26 marzo 1606), Giovanna Marfisa, Belladonna (1608-1632), Giacomo Antonio
6603 198r (185r) 198v (185v) 3 aprile 1616 S. Agata.
Patto tra Andrea Perreca di Serino e Carlo Guarino per una certa quantità di carne salata del valore di ducati 25 da pagare entro settembre, con l’intervento di suo fratello Giulio Perreca archipresbitero della chiesa di S. Andrea. Al lato risolto il debito il 17 gennaio del 1617.

1634 (B6629, 159v-162). Testamento di Carlo in cui il testatore dispone che i nipoti siano arbitri dei suoi beni. Dà incarico ai fratelli della moglie, Scipione e Lorenzo Vitale, di usare il denaro che verrà dalle sue doti (un orto) per celebrare messe nella Ca****la di S. Antonio in S. Andrea. G: Sorgente Ferrazzano. T: Gregorio de Donato, Orazio Guarino, Donato de Antenuccio, Nicola Guarino, Pirro Santo Guarino, Gio Sabato Petrone, Pietro Petrone.

Una casa in comune con Tommaso
1625 (B6587, f. 68). Carlo Guarino e Gio Tommaso, fratello, posseggono, indivisa, una casa con soprani e sottani, cortile gafio soprastracato (confinante con beni di Paduano) su cui c’è la dote di Filadoro Tuccillo sua madre che deve essere impegnata per la dote alla sorella Pompilia. Tra i due fratelli si fa una convenzione per cui Carlo riceve le doti di sua madre e non Tommaso e si impegna di maritare la sorella entro due anni versandole once 25 di cui Tommaso ne paga 5. Altri patti sulla restituzione della dote e sul rapporto dei fratelli con la sorella. G: Claudio Ronca. T: Paduano Guarino, Arcangelo Vigilante, Gio Stefano e Lorenzo Vigilante, Tiberio Grasso, Pasquale e Gio Maria Albanese, Parmigiano Troisi di Serino.

Attività creditizia di Carlo.
1625 (B6587, 78) Emptio di un orto arbustato tra Carlo Guarino e Carissimo Ladi e la moglie Lisabella Petrone e patti per la restituzione del censo.
1622 B6588, f. 124. Emptio di un orto pro Giovanna Giannattasio con vari patti e cautele.
Figli di Carlo
Gregorio di Carlo vive a S. Andrea, sposa Giovanna Ginolfi (29 luglio 28) Fragostina, (novembre 1623) Provenza Caterina, (24 novembre 1616) Angela Cassandra, sposa nel 1633 Lucia Petrone.
Giovanni Antonio di Carlo sposa a S. Andrea nel 1632 Giovanna Troisi (7 ottobre 32) Giovanni Battista,
Giacomo Antonio di Carlo sposa a S. Andrea il 10 settembre 1629 Faustina Guarino, sposa Lucia de Maio ha Carmine Costantino (luglio 1634), sposa nel marzo 1640 Mattia Albanese.
1625 (B6587, 440). Giacomo Antonio Guarino stipula un patto di servitutis con Gio Camillo e Giovanni Troisi in arte de fare lo manipolo con diversi patti. G: Claudio Ronca. T: Gio Pietro e Minico Caruso, Matteo Ginolfo, Albentio Albanese, Andrea Petrone,
Nicola Angelo di Carlo, fabbricatore in società col Troisi
1625 (B6587, f. 13). Nicola Angelo Guarino è in società con Blasio Troisi e con Michelangelo Guarino in una attività comune per fabbricare e fornire tavole di legno. Blasio ne deve consegnare 70 e riceve quietanza.

Carlo Costruttore
Carlo Guarini, fratello di Tommaso, è il fabbricatore di una Ca****la in S. Angelo .
1608 (ASA B7093, f. 439r) Documento presso il Centro Studi. Compromesso tra Carlo Guarini di S. Agata di Solofra, e notaio Antonio Petrone fatto in vulgari sermone loquendo in cui detto Carlo promette di fare a detto notaio Antonio entro Pasqua di Resurrezione una ca****la con altare con ogni perfezione e a giudizio di esperti nella chiesa di S. Angelo sotto lo organo di detta chiesa dalla faccia dello interno a retro verso la sacrestia di detta chiesa e presso alla Ca****la delli Verità con le colonne nel modo che è nella Ca****la maggiore di Santa Maria della Grazia di questa terra con l’altare di sopra conforme fare a detta ca****la e larga quanto viene et farci marmo, calce, fabbricatori et altre cose necessarie per detto tempo. Carlo promette di restituire i ducati avuti in più. Carlo promette di chiudere con fabbrica uno spazio da alto a bascio senza lasciare posti vacanti e farci altre opere come conviene.
1610 (B6582, f. 139). Carlo Guarini deve fare un muro al giardino del notaio Antonio Petrone ai Burrelli
Una Ca****la in stucco
1611 ottobre 10, (B6583, f. 496v-497r). Carlo Guarini si accorda con Gio Matteo Pandolfelli per la costruzione entro Pasqua di una c**a di stucco dentro la chiesa di S. Giuliano conforme alla c**a e al disegno di Gio Vittorio Vigilante sita nella chiesa e di fare lo spiso intorno a lo quatro conforme alla Ca****la di Battista Caropreso sita in S. Angelo. Patti per il pagamento. Al lato: il 16 aprile del 1612 Carlo è stato pagato. G: Claudio Ronca. T: Cesare Ferrazzano, Gio Andrea Landolfi, Fabio Juliano.
Costruzione della Ca****la di San Giovanni Battista alla Fratta
1612 marzo 3 (B6584, f. 121r). Convenzione tra Carlo Guarini e Pompilio Vigilante per la costruzione di una chiesa sotto il vocabolo di S. Giovanni Battista su un pezzo di terreno comprato dai fratelli Giacomo Buongiorno sito alla Fratta vicino alla chiesa per eseguire la volontà del fratello Giovanni Battista. Vari patti per la costruzione soprattutto al confine col fiume e per fare un pedamento e per la fornitura di corde e dei maestri d’ascia. G: Claudio Ronca. T: Fabio e Donato Vigilante, Emilio Fasano ujd, Nicola Fasano, Gio Matteo Pandolfelli, Gio Stefano e Tarquinio Vigilante, Basilio Garzilli. Al lato. Il primo maggio del 1612 Giovanni Antonio Guarino per il suo padre Carlo dichiara insieme a Pompilio Vigilante di aver risolto il contratto.
Costruttori Carlo e Orazio
1612 (B6584, f. 274). Carlo Guarini e Orazio Guarini si impegnano con Antonio Petrone, notaio di fare un pozzo alla Starza novella. Vari patti. G: Claudio Ronca. T: Flavio Maffei, Minico Antonio Troisi, Salvatore Pacifico, Marco Garzilli, Ambrosio Morena.
Una fornace in società
1616 (B6588, f. 558). Carlo Guarino e Nicola Angelo suo figlio stipulano un contratto societario con Blasio Troisi, Stefano Guarino e Pasca Guarino vedova ed erede, per la costruzione di una fornace dove si lavora la creta. Vari patti anche per l’uso dei lavoranti .
Beni di Carlo
1605 (B6578, f. 210). Gio Leonardo Guarino loca a Carlo Guarino una selva a Turci.
Beni di Carlo e Tommaso che sono utilizzati nel prestito
1609 (B6581, 387r). Cessio jure congruitatis tra Carlo e Tommaso Guarini che posseggono una vigna al visciglito per la morte di Guerrina Troisi moglie di Orazio Solimene. G: Arcangelo Vigilante, Pasquale de Donato, Giacomo Antonio Guarino, Iuliano Ronca, Filippo de Donato.
1610 (B6582, ff. 446r-447r) Carlo Guarini e Gio Tommaso devono dare d 200 resto di maggiore somma di un capitale che Tommaso ha ricevuto. G: Arcangelo Vigilante. T: Claudio Ronca, Ferrante Pandolfelli, Cesare Ferrazzano, Alessandro Vig. Gio Antonio Landolfi. Al lato ad ottobre del 1612 cassato il debito di Carlo e Tommaso
1609 (B6581, ff. 363-364). Permutatio tra Gio Tommaso Guarini e Paduano Guarini suo zio. Tommaso asserisce di possedere una vigna sita in località campo castello (confinante col vallone, con i beni di Paolo Antenoro con la via), viceversa Paduano asserisce di avere una casa sita a S. Agata di Solofra (confinante con i beni di Gio Tommaso, di Giulio) sine camera, con gaifo soprastracato su cui c’è un censo a favore della chiesa di S. Andrea secondo un legato di Diana Guarino. Tommaso scambia con Padoano la vigna con la casa. Patti per l’uso della vigna e per il pagamento del censo alla chiesa. G: Arcangelo Vigilante. T: Virgilio Troisi , Gio Tura , Fabrizio parrella, Giusriniano Garzilli, Pietro Pandolfelli. Al lato il 26 novembre 1622. Paduano e Gio Tommaso hanno ripreso i loro beni con mutazioni e migliorie.
1609 aprile (B6581, f. 387v). Gio Tommaso e Carlo Guarino si accordano per un mutuo che risolvono l’anno appresso.

Attività di prestito di Carlo con l’intervento di Tommaso e Giuliano
1622 (B6608, ff.112-131). Giovanna Giannattasio vedova di Lorenzo Ladi e madre di Orazio, Giulia, Angela, che sono minori, chiede di vendere un pezzo di terreno sito a S. Agata (confinante con i beni di Bartolomeo e Carlo Guarini) per far alimentare i suoi figli. Gio Tommaso Guarini dichiara la verità di quanto afferma la donna e poi dice di vendere il terreno a Carlo Guarini che è parente ad un prezzo idoneo. In seguito il fratello di Tommaso, Carlo acquista il terreno, ne fa quietanza Giuliano Guarini.

Altra figlia di Felice: Marta
Matrimonio di Marta, sorella di Tommaso e Carlo che ne sono maritatori
1603 (B6575). Carlo e Tommaso fratelli col consenso del padre Felice sono maritatori di Marta, loro sorella e figlia della fu Belladonna Grasso, e moglie di Gio Nicola Guarino, stabiliscono i termini della dote col fratello di Gio Nicola, Massenzio, e col figlio dello stesso, Gio Antonio. G: Bartolomeo Troisi. T: Stefano e Gio Angelo Garzilli, Paduano Guarino, Pirro Antonio Iasimone, Antonio Pagano di s. Severino.
1609 aprile (B6581, f. 131v). Gio Tommaso e Carlo Guarino si accordano con Massenzio Guarino per la dote della sorella Marta per il matrimonio con Gio Nicola fratello di Massenzio.

Giuliano sposa Potenza de Maio ha Gregorio, Sebastiano, Mario
1612 (B6584, f. 284r). Testamento di Giuliano in cui dispone la sepoltura in S. Angelo nella Ca****la delli Guarini.

I Troisi di Tommaso
Un bene dei Troisi di Tommaso Guarini: Bellovado .
1557. B6534. Accordo tra Ercole, e i figli Marco, Graziano, Minico e Federico Troisi che ereditano un terreno detto bello vado a S. Agata, case, orto e terreno, una bottega di mastro d’ascia sita alla Piazza di Solofra con i ferri (che sono di Marco) ma che devono essere insieme in una società. I Troisi di Tommaso Guarini.
Un dono per Tommaso da parte di Ercole Troisi ed uno da parte di Palomba Grasso
1557. B6534. Accordo tra Vincenzo Clarella e figlio Giacomo Antonio con Marco e Graziano Troisi per l’uso di un terreno detto castagneto sito in territorio di Serino da coltivare e salvare.
1582 (B66) Donatio di Ercole Troisi a favore di Felice Guarini per il figlio Gio Tommaso con patto irrevocabile inter vivos una selva sita sopra Santo Marco (confinante con il terreno detto bello vado dei figli Marco, Graziano e Minico e con altri confini). Vari patti e assicurazioni.
1600 (B6562, ff. 71-72). Divisione dei beni in località Castelluccia.
1600 (B6598, ff. 185-186). Donatio a favore di Giovanni Tommaso Guarini da parte di Palomba Grasso (vergine in capillis col consenso del mundoaldo Pirro Loisio Pandolfello) per l’assistenza fatta da Tommaso nei riguardi dell’anziana zia .

Giovanni Tommaso,
pittore di S. Agata di Solofra
Giovanni Tommaso di Felice (1579-1637) sposa (il 19 febbraio del 1603) Giulia Vigilante (1582-1638 di Scipione). Ha Ieronima (24 settembre 1604, morta infante), Angela (2 dicembre 1605), Ieronima (19 agosto 1607), Cecilia (19 dicembre 1608), Felice Francesco Antonio (il 19 gennaio 1611-1651), Giovanni Sabato (il 15 agosto 1614, muore nel 1656 a 43 anni), Michelangelo (1615-1623) , Cecilia Costantina (1617, l’atto ha un segno distintivo), nel 1620 nasce Antonio (in pericolo di vita) .
I figli di Tommaso e di Giulia Vigilante.
1604, settembre 24. Libro renatorum della parrocchia di S. Andrea di Solofra (anni 1585-1614).
Nascita di Ieronima da Gio Tommaso Guarini e Giulia Vigilante. Morta infante.
1605, dicembre 2. Libro renatorum della parrocchia di S. Andrea di Solofra (anni 1585-1614).
Nascita di Angela da Gio Tommaso e Giulia Vigilante.
1607, agosto 19. Libro renatorum della parrocchia di S. Andrea di Solofra (anni 1585-1614).
Nascita di Ieronima da Gio Tommaso Guarini e Giulia Vigilante.
1608, dicembre 19. Libro renatorum della parrocchia di S. Andrea di Solofra (anni 1585-1614).
Nascita di Cecilia da Tommaso Guarini e Giulia Vigilante. Padrino Parmisciano Troisi.
1611, gennaio, 19. Libro renatorum della parrocchia di S. Andrea di Solofra (anni 1585-1614).
Nascita di Felice Francesco Antonio da Gio Tommaso Guarini e Giulia Vigilante.
1614, agosto 15. Libro renatorum della parrocchia di S. Andrea di Solofra (anni 1585-1614).
Nascita di Giovanni Sabato Carmine Guarini di Gio Tommaso e Giulia Vigilante.
1615, ottobre 1. Libro renatorum della parrocchia di S. Andrea di Solofra (anni 1614-1634):
Nascita di Michelangelo da Gio Tommaso Guarini e Giulia Vigilante.
1617, novembre 1617. Libro renatorum della parrocchia di S. Andrea di Solofra (anni 1614-1634).
Nascita di Cecilia costantana da Gio Tommaso Guarini e Giulia Vigilante.
1620, maggio 25. Libro renatorum della parrocchia di S. Andrea (anni 1614-1634).
Nascita di Antonio da Gio Tommaso Guarini e Giulia Vigilante. Ostetrica Caterina Troisi.
Morte di Michelangelo e Francesco
1623, febbraio 4. Libro mortuorum della parrocchia di s. Andrea di Solofra (anni 1614-1649)
Morte di Michelangelo Guarini figlio di Tommaso e di Giulia Vigilante.
1651. Morte Francesco “A. Domini 1651 die 23 novembre clericus Franciscus Guarinus in terra Gravine eravit annos 43 in comunione ecclesie animam Deo reddidit” (ADS Status Animarum, Solofra: S. Andrea 1600-1660, f. 217 (Braca Angelo e Francesco Solimene. Due culture a confronto, catalogo della mostra, Milano, 1990, p. 106).

Tommaso sposa Giulia
Capitoli matrimoniali di Giulia Vigilante
1603. (Archivio parrocchiale di S. Giuliano). Documento presso il Centro Studi. Gio Tommaso Troisi (Guarini) sposa Giulia Vigilante di Scipione.
Docium di Giulia Vigilante e sua dote. Maritatori sono i fratelli Alfonso e Michelangelo
1606, giugno 6. (B6579, ff. 251-254). Documento cartaceo presso il centro studi. Docium di Giulia Vigilante fu Scipione per il matrimonio con Gio Tommaso Guarino di S. Agata di Solofra suo marito. Il matrimonio è avvenuto dinanzi al Ca****lano di S. Giuliano, Cortesio Parrella, cappuccino di detta chiesa. Fratelli maritatori: Giovanni Alfonso e sacerdote Michelangelo. La dote (once 55. 46 in argento e il resto in corredo, secondo le consuetudini di questa terra) da consegnare al marito Tommaso fa parte del maritaggio istituito da Valerio e Claudio Vigilante della famiglia che fa capo al fu Domenico. E presente il fratello di Tommaso, Carlo. Si stabilisce che alla morte di Tommaso della dote ne giovino i figli e che invece Tommaso restituisce se non ci sono figli. G: Arcangelo Vigilante. T: Marco Antonio e Delio de Donato, clerico Febo de Benedetto, Matteo Vigilante, Gio Carlo Guarino.
Nello stesso giorno e davanti agli stessi testimoni Giulia Vigilante e Giovanni Tommaso suo viro convennero con Gio Alfonso e clerico Michelangelo fratelli di Giulia, per confermare il legato del maritaggio fatto dai fu Valerio e Claudio Vigilante della famiglia discendente dal fu Domenico loro avo eretto per le donne. Nello stesso giorno Gio Alfonso e Michelangelo Vigilante aprono un mutuo a favore di Gio Tommaso Guarini di ducati 142, resto di maggiore somma per il docium di Giulia da chiudere per 42 ducati entro settembre del 1607. il restante 100 entro settembre del 1608. Varie pregiarie. (Al lato una nota del 1615 in cui Gio Tommaso afferma di aver ricevuto la dote dai fratelli della moglie Alfonso e chierico Michelangelo, sono presenti Carlo e Pompilio Guarino. G: Claudio Ronca. T: Donato Parrella, Colangelo Guarino, Gio Antonio Savignano, Sigismondo Vigilante.
1614 (B6586, f. 461r e v). Documento presso il centro studi. Tommaso Guarino con Gio Alfonso fratello di Giulia si accordano per la dote di Giulia moglie di Tommaso. G: Claudio Ronca. T: Gio Battista Ronca, Bartolomeo Pasquale, Gio Tommaso e Matteo Giaquinto.
1615, giugno (B6602, ff. 299-303). Documento presso il Centro studi. Emptio pro Gio Tommaso Guarini pro Pompilio e Giovanni Antonio Guarino e declaratio e compromesso pro Giulia e Alfonso Vigilante. Pompilio e Giovanni Antonio di Matteo Guarino di S. Agata di Solofra e Giovanni Tommaso. I primi dichiarano di avere un terreno al Cigliano di S. Agata di Serino di Gio Tommaso su cui c’è la dote di Giulia Vigilante sua moglie e sorella di Alfonso. G: Francesco Giliberti. T: Gio Bernardo Vigilante, Domenico Morena, Luca Rutolo, Gio Matteo Pandolfello, Gio Antonio Vigilante, Antonio Maffei, Francesco Landolfi.
Successivamente si forma una società tra Pompilio e Gio Antonio Guarino con Gio Bernardo e Angelo Antonio Vigilante e si stipula una convenzione tra Pompilio e Gio Antonio Vigilante.

Gio Sabato a scuola del primicerio de Enza
B6617 f. 112r. 12 settembre 1628
Debito pro Tommaso Antonio de Enza e Gio Tommaso Guarini.
Tommaso Antonio de Enza, primicerio della Collegiata e Gio Tommaso e Gio Sabato Guarino, padre e figlio.
Detto Gio Sabato col consenso del padre viene a convenzione col primicerio che promette di fare insegnare allo detto clerico Gio Sabato humanità perfetta ad indirizzo de esperti fra doi anni, da oggi avanti numerandi e fare che il detto clerico Gio Sabato isso medio tempore sia perfettamente insegnato de detta humanità per non essendo suddetti doi anni il detto clerico Gio Sabato perfettamente insegnato de detta humanità il detto primicerio sia tenuto de farelo insegnare fintanto che sarà perfetto verum senza pagando alcuno gratis, et si vole fare leggere allo detto Gio Sabato Virgilio et altri libri profani sia tenuto de farle leggere l’Institutionis civile et canonico ed essendo idoneo lo detto clerico Gio Sabato de humanità perfetta il detto primicerio non sia tenuto ad altro e questo per prezzo di ducati 25 di carlini, li quali ducati li detti padre e figlio li promette dare e pagare allo detto primicerio fra detti due anni da oggi terziatim qualsivoglia 4 mesi la sesta parte di essi in pace nonostante qualsivoglia eccezione ad liquida prevenzione la quale prevenzione espressamente li detti Guarini la se non fanno e promettono con patto che mancando li detti Guarini in solutum de lo pagamento sia lecito allo detto primicerio […]. Donato Garzillo, Gio Santo Giliberti, Marco Angelo Ginolfo, Nunziante Buongiorno, Gio Pietro Pandolfelli, clerico Francesco Vigilante.

Un prestito di Tommaso 6603 196rv (209 matita) 1616 aprile 6
Emptio tra Bartolomeo Guarino e Tommaso Guarino di un pezzo di terra vitato con alberi di olivi e altri alberi fruttiferi sito e posto nel casale di S. Agata in località detta la cortecella (confinante con i beni di Andrea Petrone, di Gio Sabato Iuliano, di Donato Caropreso) su cui c’è un censo della ca****lania della chiesa di S. Andrea, per ducati 84 che Tommaso ha dato a Bartolomeo che si impegna di restituirlo entro due anni. Testi: Francesco Giliberti, Gio Vittorio Perreca, Angelo Andrea e Angelo Troisi, Luisio Petrone e Angelo Penesa di Serino.
Al lato il 22 marzo 1617 Gio Tommaso si dichiara soddisfatto di aver ricevuto il denaro da detto Bartolomeo.
B6603 197rv-198 (210 a matita)
6 aprile 1616
S. Agata di Solofra. Emptio tra Bartolomeo Guarino e Stefano Guarino di un pezzo di terra vitato con alberi di olivi e altri alberi fruttiferi sito e posto nel casale di S. Agata in località detta la cortecella (confinante con i beni di Andrea Petrone, di Gio Sabato Iuliano, di Donato Caropreso) su cui c’è un censo della ca****lania della chiesa di S. Andrea che è stato consegnato in emptio a Tommaso Guarini. Stefano si impegna a tenere il bene, a lavorarli e farlo fruttare. Altri patti. Gli stessi testi.

Tommaso per la cognata Tomaschina
1630, agosto 6 (B6625, f. 264v). Gio Tommaso Guarini è mundoaldo di Tomaschina Vigilante sua cognata, divenuta vedova di Gio Andrea Giliberti e madre di Angela, Porzia, Costanza. Tomaschina. La donna riceve da Fabio De Maio di S. Agata di Serino del denaro su un terreno di loro proprietà. Vari patti per la restituzione entro tre anni. G: Costante Ronca. T: Gio Giacomo Lettieri, Gio Pietro Petrone, Servilio Vigilante, Desiderio de Arienzo.
(In un altro atto Tommaso Guarini promette di liquidare il denaro che la cognata ha avuto da Fabio De Maio).

Tommaso e un bene della chiesa di S. Andrea
B6608 Foto 200 Copertina: Tommaso Guarini. Foto 201. Emptio di una selva, f. 163rv. 1630. Don Giulio Perreca, Ca****lano della Parrocchiale di S. Andrea del casale di S. Agata da una parte e Tommaso Guarino e Lorenzo Vitale del detto casale dall’altra. Giulio vende e cede, jure proprio, a Gio Tommaso e Lorenzo, certa quantità di legname di un certo bosco della chiesa, sito e posto in terra di Serino in località detta la Costa (confinate con beni di Santillo Ginolfi, di Iuliano Troisi e altri confini) per 40 ducati e otto che Tommaso e Lorenzo consegneranno a Giulio entro Natale, il quale promette l’acquisto di un censo e paramenti e ornamenti per la chiesa, con il patto che la selva sia ben tenuta e il prossimo taglio avverrà entro due anni.

Prestito
1620 agosto (B6606, 378rv)
Emptio di un sedile domore con gaifo e cortile sito ai balsami a favore di Tommaso Guarini per un prestito di 80 ducati da parte di Abbondanzio Ronca per il matrimonio della figlia Silvia con Michelangelo Pandolfelli,

Un prestito
Foto 205 Copertina Guarini Gio Tommaso. Foto 206. F. 267r
1630 Nello stesso giorno nel casale di S. agata di Serino De Maio e donna Pazienza hanno avuto del denaro da Tommaso Guarini.

Capitoli matrimoniali di Geronima di Tommaso Guarini
B6628, 1633, gennaio 29, ff. 158-160. Documento presso il Centro studi. Capitoli matrimoniali di Geronima Guarini figlia di Giovanni Tommaso con i chierici Francesco e Giovanni Sabato per il matrimonio con Ambrosio Troisio rappresentato dal padre Lorenzo e dal fratello Gio Sabato, viene dotata di 50 ducati, parte in denaro e parte in corredo ad usum Solofre. Patti di questo tipo di contratto. Una pagina illeggibile.

Denaro e beni: attività finanziaria di Tommaso
Con i Ronca
1602. giugno. Fabio Ronca afferma di aver ricevuto da Tommaso Guarini un mutuo di ducati 30, parte di 50 ducati di
un debito contratto col padre Albenzio .
Un credito dai Ronca
1622 (B6608, 356-357). Cessio pro Giovanni Tommaso e Francesco Guarino. Silvia Pandolfelli vedova di fu Abbondanzio Ronca, madre e tutrice di Gio Santo Ronca, figlio ed erede del fu Abbondanzio e di Silvia di anni 15 circa e Blasio Troisi suo mundoaldo dichiarano di dover dare a Gio Tommaso Guarino e chierico Francesco Guarino suo figlio ducati 25 e mezzo per debito di Ieronimo figlio ed erede di Bellissima Pandolfelli madre di Abbondanzio per (notaio Francesco Giliberti)
Con i Guarino
1605 (B6578, f. 64v). Gio Tommaso Guarini e lo zio Paolo Guarino si accordano per l’uso di un terreno arborato sito a S. Agata di Solofra in località la mezzana (confinante con la via, con beni degli eredi del fu Domenico Guarino) con l’impegno di 42 ducati. G: Arcangelo Vigilante. T: Donato Iuliano, Arcangelo Roberto, Iuliano Guarino, Galante Albanese.
1605 (B6578, f. 66r). Gio Tommaso Guarini ed il nipote Matteo Guarini si accordano per la soluzione di un debito di Tommaso che si obbliga a restituirlo entro un certo termine. G: Arcangelo Vigilante. T: Donato Iuliano, Arcangelo Roberto, Iuliano Guarino, Galante Albanese.
1606 (B6579) Gio Tommaso Guarini e Salvatore Guarino si accordano per il pagamento di d 45 in 6 anni con cautele. Al lato vari appunti in data 1612 in cui si afferma che Salvatore Guarino ha pagato in tre volte il debito
1622, maggio 22 (B 6608, f. 182rv). Convenzione tra Bartolomeo e Gio Tommaso Guarino per un pezzo di terra sito nel casale di S. Agata di Solofra in località le vignole (confinante la via pubblica, Carlo Antonio e fratelli Guarino, beni del notaio Antonio Petrone) su cui Tommaso riceve del denaro da Bartolomeo. Flaminio Garzilli, Giovanni Giliberti, Gioe Troisi, Cortesio Parrella, Francesco Maffei.
Con i Vigilante
1606, maggio (B6579, f. 222). Gio Tommaso Guarini e Pompilio Vigilante aprono un vero mutuo di ducati 45 che Tommaso si impegna a restituire a Pompilio. G: Pompilio Guarino, Libero Vigilante, Michelangelo Vigilante, Fabio di Gio Pietro Vigilante .
L’attività finanziaria di Tommaso anche verso il fratello della moglie
1608 (B6581, f. 409rv). Il chierico Michelangelo Vigilante afferma di aver ricevuto una vigna in località San Giuliano vecchio da suo fratello Alfonso nel suo testamento insieme ad un quarto di conceria con spanditoio (confinante con beni di Lorenzo e Belardino Vigilante e Nicola e Andrea Vigilante). Il chierico afferma di avere pacifico possesso dei beni assegnati dal fratello. G: Arcangelo Vigilante. T: Natale Troisi, Livio Coccaro, Gio Domenico Vigilante.
Nello stesso giorno il chierico Michelangelo Vigilante loca a Gio Tommaso Guarini una vigna sita a san giuliano antico e un quarto di conceria beni da lui avuti da suo fratello Alfonso con patti per il denaro, con cautele e assicurazioni. G: Arcangelo Vigilante. T: Livio Pandolfelli, Nicola Ferrazzano, Francesco Guarino, Claudio Ronca.
1617 (B6589, f. 367). Pompilio Vigilante loca a Gio Tommaso Guarino una selva a S. Agata detta lo cioppolo. Foto e cartaceo
Con i Troisi
1605 (B6578, f. 305 e 341) Virgilio Troisi di S. Agata di Solofra consegna a Gio Tommaso Guarini di S. Agata di Solofra una terra a vigneto; e idem con Gio Tommaso per un altro bene.
1606, giugno 22 (B6579). Gio Tommaso Guarini e Palmisano Troisi fanno una società per l’uso di una apoteca di stazionaria del Troisi con l’impegno di 42 ducati che il Troisi si impegna di dare a Tommaso in varie parti. Al lato soluzione nel 1607.
1612 (B6584, f. 394r). Emptio di Gio Tommaso Guarini con Luca e Stefano Troisi di un terreno a campo castello per un prestito. G: Claudio Ronca. T: Arcangelo Vigilante, Gio Loisio Troisii, Belardino Vigilante.
Tommaso risolve un debito dei Troisi
1608 (B6581, ff. 397-399) Porzia Grimaldi vedova relitta di Ercole Troisi ha ricevuto una parte della sua dote che è poggiata su una vigna con olivi sita in località corticelle (confinante con la via con i beni di Andrea Petrone e degli eredi di Ercole fu Annibale Troisi). La vigna viene ceduta da Virgilio Troisi a Tommaso Guarini che dà una parte della dote alla Grimaldi. Sul bene c’è un censo alla chiesa di S. Andrea. G: Francesco Giliberti. T: Andrea e Pietro Petrone, Matteo Guarino, Andrea Perreca, Paolo Guarino, Ottavio Petrone.
Virgilio Troisi e Gio Tommaso Guarini dichiarano di dover dare a Porzia Grimaldi una parte di maggiore somma, pongono cautele. Tommaso si impegna di solvere in rate il dovuto. Idem Testimoni. Al lato nel 1610. Gio Tommaso Guarini consegna a Porzia Grimaldi una parte della dote che pone ricevuta. Ancora al lato. Nel 1612 Gio Tommaso Guarini completa il pagamento della dote a Porzia Grimaldi che dichiara di non dover nulla a pretendere.
Porzia Grimaldi riceve da Virgilio Troisi il resto della somma che lui le deve della sua dote.
Donatio di Gio Tommaso Guarini e di Virgilio Troisi suo fratello in cui il Guarini dona al Troisi una parte di una casa sita in una via vicinale di S. Agata di Solofra e confinante con i beni del fu Ercole Troisi e un pezzo di terreno detto la corticella (confinante con i beni di Ercole ed Annibale Troisi). Idem testi.
Con i Petrone
1611 (B6583, f. 360r). Gio Tommaso Guarini deve dare ad Andrea e Loisio Petrone (assente da S. Agata di Solofra) ducati 36 per cui stipula un emptio di un terrenno con cerri e querce con impegno di risolvere a rate il dovuto per notaio Antonio Petrone. G: Claudio Ronca. T: Francesco Guarino, notaio Orazio Giliberti, Gio Pietro Coracino, clerico Gio Pietro Pandolfelli, Salvatore de Donato. Al lato: Gio Tommaso ha pagato il 22 giugno 1612 il debito che viene cassato da Loisio ed Andrea.
Con le chiese
1606, (B6579, f. 502). Gio Tommaso Guarini loca una selva arborata sita a S. Agata all’ospedale di S. Croce con promessa di bene tenere e aumentare (procuratori Virgilio Petrone, Desiato Giliberti, Giovanni Criscillo). G: Arcangelo Vigilante, Pasquale Garzillo, Salvatore Pirolo, Ottavio Petrone.
1614 (B6586, ff. 434-437) Locatio. Gio Tommaso Guarini loca dalla chiesa di S. Andrea tramite i suoi procuratori Andrea Petrone e Pompilio Guarino, un arborato sito ivi. G: Claudio Ronca. T: Stefano Giliberti, Simone Petrone, Matteo Giliberti.
1630 (B6625, f. 163r). Giulio Perreca, parroco di S. Andrea, cede a Gio Tommaso Guarini e Lorenzo Vitale il legname di un bosco sito in territorio di Serino in località la Costa (confinante con beni di Santillo Ginolfo, Giuliano Troisi) con vari patti sul taglio degli alberi. G: Sorgente Ferrazzano. T: Gregorio Buongiorno, Gio Grazio Pirolo, Angelo Giliberti, clerico Donato Antonio Pirolo.

1633 (B6641), 1633, ff. 39v-40r), novembre 9
Emancipazione del clerico Francesco e di Giovanni Sabato
Nel casale di S. Andrea alla presenza di Gio Tommaso Guarini, spontaneamente furono emancipati e liberati dalla patria potestas, il chierico Francesco e il chierico Giovanni Sabato, figli legittimi. Detti figli volendo comprare un pezzo di terreno cob sedile domore ed altri beni spettanti a Giovanni _battista Mauriello e suo fratello del casale di canale di seerino. Si obbligano di risolvere il debito. Si stabiliscono vari patti. G: Sergente Ferrazzano, Gio Vincenzo Vigilante, Gio Lorenzo Petrone, Santillo Ginolfo.

Porte e finestre per una casa di Tommaso
1614 (B6586, f. 10) Documento presso il centro studi. Tommaso costruisce una casa. Convenzione tra Gio Tommaso Guarini e lo zio Paduano Guarino di S. Agata che si impegna di portare 50 pietre al portone del suo giardino delle case di Gio Tommaso che paga ducati 27. G: Clemente Ronca. T: Boccio Troisi, Angelo de Donato, Tullio Troisi.
1616 (B6588, f. 559v). Si rinnova la convenzione tra Tommaso Guarini e Blasio Troisi che deve fare a Tommaso porte e finestre alla sua casa lavorate con pietre e legno.
1617, giugno (ASA, B6589, ff. 509-510). Poiché Graziano Ginolfo e Blasio Troisi posseggono ducati 50 di Tommaso Guarini per la dote di Clementina Troisi, moglie di Graziano e nipote di Blasio, il Graziano e il Troisi si impegnano a fornire entro Pasqua di Pentecoste porte e finestre di legno di castagno stagionato per la casa di Giovanni Tommaso sita a S. Agata di Solofra (confinante con via vicinale, vallone e beni di Pasquale Troisi).

Denaro per una casa alla presenza di Francesco e Giovanni Sabato
1634 (ASA, B6629, f. 175-178). Documento presso il Centro studi.
Nel casale di S. Agata di Solofra Gio Tommaso Guarino, clerici Francesco e Gio Sabato Guarino suoi figli da una parte e Donato Guarino dello stesso casale e Orazio suo padre dall’altra parte. I primi consegnano a Donato che chiede una casa subtus astracata cm gaifo ante e con tutte le azioni ad essi spettanti, sita nel casale di S. Agata di Solofra (confinante con i beni di Orazio Guarino, di Gregorio Guarino di Carlo Guarino) per ducati 44 che detto Donato deve solvere a detto Gio Tommaso e figli entro il 1635. Vari patti per il pagamento e altre assicurazioni, mentre Francesco e Gio Sabato rinunziano alle loro ragioni sulla casa. Patti di ciò che Donato può costruire e deve pagare alla curia di Solofra. G: Arcangelo Vigilante. T: Gregorio Guarino, Lorenzo Vitale, Masio Troisi, Giulio Guarino, Emilio Caropreso, clerico Aniello e Donato Ronca.
Al lato: Il 5 agosto 1635. Solofra si sono presentati Gio Tommaso, clerico Gio Sabato suo figlio entrambi confessano di aver ricevuto da Donato e Orazio Guarino ducati 28 in più parti sul debito. Testi: Sorgente Ferrazzano, Gregorio Guarino, Francesco Petrone, Liberato Petrone.
Il 25 novembre 1635 a Solofra Gio Tommaso dichiara di aver ricevuto da Orazio e Donato Guarino altri 16 carlini. Testi: Sorgente Ferrazzano, Gio Sabato Troisi, Gio Vittorio Perreca, Giuseppe Ronca

Tommaso dona un credito ai figli Francesco e Gio Sabato per le cone fatte al Soccorso e alla Ca****la dell’Annunziata.
1634 (ASA, B6629, 179rv). Nello stesso giorno Gio Tommaso Guarini di S. Agata di Solofra dona a titolo irrevocabile tra i vivi ai detti chierici Francesco e Gio Sabato Guarini il debito che deve conseguire dalla Ca****la di Santa Maria del Soccorso delle padule e dell’Annunziata delle Fontane soprane di Caposolofra e loro procuratori per delle cone fatte e pittate in dette Cappelle.

1635, ottobre 27 (B6641, ff. 86v-91v)
Angela Guarino vedova di Michelangelo Ginolfi alla presenza del notaio Claudio Ronca dichiara che Berardina Ginolfi, figlia ed erede di Michelangelo ha in eredità un pezzo di terreno con una casa, un giardino con alberi, un orto vitato, posseduto da Tommaso Garzilli sito a Sorbo, con patto di retrovendita. Certo denaro è posseduto dal fratello Santillo Ginolfi. Lungo processo sull’uso del bene, su un prestito posto su questo bene, richiamando il testamento di Michelangelo
Altro atto
Claudia Cerullo, vedova del medico aniello Maffei e Angela Guarino, vedova di Michelangelo Ginolfi con il consnso di Giovanni Tommaso suo padre. Angela prende da Gio Vittorio Perreca alcuni

Tommaso nella imminenza della morte emancipa il figlio Francesco
1636 (ASA B 6631, ff. 143-145). Documento al centro studi in copia cartacea. Francesco Guarino viene emancipato dal padre

1638 (ASA, acquisto di un terreno)
Morte di Tommaso e Giulia
Morte di Gio Tommaso Guarini
1637, agosto 11. Libro mourtuorum della parrocchia di S. Andrea di Solofra (anni 1614-1649)
Morte di Giovanni Tommaso Guarini marito di Giulia Vigilante di anni 64. Sacerdoti Giovanni Sabato Troisi e angelo Andrea Troisi.
11 agosto 1637 l’atto è diverso dagli altri (nato nel 1579)
Giovanni Tommaso Guarini marito di Giulia Vigilante di anni 64, in comunione con la santa madre chiesa nella casa sua rese l’anima a Dio, prese i sacramenti nello stesso giorno. Don Giovanni Sabato Troisi e ? De Gamex, don Giulio Perreca curato estreme viatico ? die 10 stesso mese , sac. Angelo Andrea Troisi ricevette il testamento manu mea, legavit a favore della Ca****la di S. Antonio nella Parrocchiale Chiesa ducati 6 per il suo sepolcro. Fuit in fovea santissima chiesa di S. Andrea cm ufficio et missis. Aggiunto all’atto c’è “Fuit pictor et sculto”. Inoltre accanto all’atto c’è un segno distintivo.
Morte di Giulia Vigilante
1638, ottobre 22. Libro mortuorum della parrocchia di S. Andrea di Solofra (anni 1614-1649)
Morte di Giulia Vigilante vedova di anni 60. Sacerdote don Angelo Andrea Troisi, con la licenza del parroco.
22 ottobre 1638 l’atto è diverso dagli altri
Giulia Vigilante vedova di anni 60, in comunione con la madre chiesa rese l’anima a Dio munita dei sacramenti presi il giorno 19, il giorno 20 ebbe l’estrema unzione da don Angelo Andrea Troisi , con la licenza del parroco e fece testamento. Fu sepolta nella stessa chiesa di S. Andrea cm officio et missis e con 25 messe al Monte dei Morti a cui era iscritta, legavit (ordinò) che per 4 anni dovevano continuare le messe per 4 anni una all’anno, et duos reverendo Cobelluccio. Al lato dell’atto c’è un segno distintivo.

Francesco di Tommaso
Il chierico Francesco Guarini di S. Agata e Sabato Guarini suo fratello promette di soddisfare del denaro avuto da Salvatore De Maio su un possedimento comune col fratello sito a S. Agata di Serino con una vigna sterile

1640. (ASA, B6634). Sorella
Archivio Diocesano Fondo vocazioni 1640-1641 richiesta voti di Francesco Guarini

Francesco si sostituisce al padre che è malato
1636 settembre 24 (B6631, f. 547r). Francesco Guarino di Gio Tommaso loca a Giovanni Vigilante di Altobello una selva sita in capo la Cupa di S. Andrea (confinante con beni della chiesa di S. Andrea e di Gio Tommaso Guarino) con vari patti. G: Aniello Ronca. T: Felice Giannattasio, Donato Garzilli, Catanio e Flavio Giannattasio, Fabio Ronca.

Francesco Guarini fu Giovanni Tommaso riceve delle pelli per la soluzione di un debito del padre
1642 (B6632, ff. 358rv). Il 26 novembre 1642 Salvatore fu Pompeo Garzilli dichiara di dover dare a Francesco fu Tommaso Guarini per ducati 50 tante quantità di corie di vacche conciate e corredate in soluzione di un debito di 50 ducati. G: Aniello Ronca notaio. T: subdiacono Orazio Antonio Ronca, Felice Minada clerico Aurelio Gio Grasso, Costantino Ronca.

1642 (B6646, 1642, 46v-47r) submissio di Francesco Antonio Guarino (forse non è lui perché il Guarini è sempre chiamato Francesco)
Submissio ad servenda pro Francesco Antonio Guarini di Napoli e debito pro Carmonsina Tura di Solofra.
2 settembre 1642 in Solofra la vedova Isabella Guarino e Salvatore Tura e Carmonsina Tura madre e figli. Isabella e Salvatore submiserunt Carmonsina ad standum cun don Francesco Antonio Guarini di Napoli in servizi leciti ed onesti pro Francesco Guarino e sua famiglia per 13 anni cominciando da oggi. Carmonsina nel primo anno serve gratuitamente promettendo di non lasciare, né fare furto, né farli commettere nei beni di Francesco Antonio. Se commete furto Isabella e Salvatore risarciranno Francesco Antonio il quale promette un salario di 12 ducati annui e ducati 50 per il suo maritaggio, la vestirà e le darà il letto e il vitto.
G: Sorgente Ferrazzano, don Ottavio Capece, don Ortensio Fasano, Gio Pietro Giliberti.

26 gennaio 1643 in Napoli (ASA, B6646, 1643, ff. 1v-4r)
Francesco Guarini a Napoli consegna del denaro alla moglie e al figlio Domenico di Troiano Vigilante su una bottega (sita a Monte Oliveto detto volgarmente ai guarnamentari) che fu venduta a Francesco Tempesta alla presenza di Francesco e Brando Guarini. Nello stesso giorno i procuratori Nunziante Maffei e Tommaso Vigilante affermano di aver affittato una masseria all’Arco di Francesco Guarini. Si allega la richiesta col permesso di usare le doti di Antonio che sono sul magazzino. Si allega una dichiarazione (del 14 settembre del 1645) del notaio di Napoli circa la consegna del denaro del Banco di S. Giacomo a Francesco Tempesta da parte dei fratelli Giovanni Pietro e Giuseppe Vigilante essendo morto Domenico. Ed una dichiarazione dei fratelli Vigilante del rapporto finanziario con il Banco con fede di Brando Guarino.
26 gennaio 1643 in Napoli
Daptio introiti a favore di Francesco e Brando Guarino e patto a favore di Antonia Sorrentino e Domenico Vigilante
Si sono costituiti Antonia Sorrentino e Domenico Vigilante madre e figlio di Solofra abitanti a Napoli. Antonia ha il regio assenso ed ha il consenso di Domenico suo figlio. Dall’altra parte c’è Francesco Guarini di Solofra abitante a Napoli agente per se e per proprio interesse e per parte di Brando di Solofra assente. Antonia e Domenico affermano che hanno bisogno di curare Troiano dal furore, marito di Antonia e padre di Domenico per cui vendettero e alienarono pro fustem in presenza di Francesco e Brando una bottega terranea sita nella città di Napoli in località detta Monte Oliveto detto dal volgo alli guarnamentarii (confinante con i beni di Antonio Sparano con la via pubblica) su questi beni madre e figlio presero ducati 40 che vengono loro dati da Francesco Guarini. Molte assicurazioni e precauzioni sull’uso del denaro e sulla loro restituzione ed altro.
G: notaio Giovanni Antonio Libano di Napoli giudice a contratto. T: Aniello Ronca, Nicola Iuliano, Aprile de Donato, Donato Grasso, Giovanni Sabato Guarino e Luca Antonio Giaquinto.
Al lato il 15 ottobre 1646 a Solofra Brando Guarino dichiara di aver ricevuto gli introiti sul capitale di d 40 mediante il Banco di S. Giacomo e Vittorio di Napoli di cui fa quietanza, rogato per mano del notaio Giuseppe Aniello Borrello di Napoli. Brando presenta al notaio le copie allegate. Firmano: Arcangelo Vigilante. Ujd, Tommaso e Livio Garzilli e Giacomo Guarino
Fitto della masseria all’Arco
Il 26 gennaio del 1643 a Napoli nella nostra presenza si è costituito Francesco Guarini di Solofra e i procuratori Nunziante Maffei e Tommaso Vigilante di Solofra che locano e affittano una certa masseria vitata ed arbustata sita a Solofra in località l’arco (confinante con i beni di Ieronimo Petrone, degli eredi Lettieri, con la via pubblica) col migliore prezzo e convenzione.
Richiesta e permesso
1643. Antonia Sorrentino, moglie di Troiano Vigilante, afferma che poiché suo marito è vecchio malato e “furioso di mente” non può campare per cui chiede di potere prendere a censo 50 ducati sui suoi beni dotali e di avere il relativo regio assenso. Per Antonia firma Lorenzo Grimaldi. Segno di croce per Troiano Vigilante.
Fede
Faccio fede io notaio Giuseppe Aniello Borrello di Napoli il 14 settembre del 1645 dello strumento di Brando Guarino di Solofra del capitale ricevuto per mezzo del Banco di S. Giacomo e Vittorio della città di Napoli con l’intervento di Giuseppe e Pietro Paolo Vigilante fratelli, assenti, e dagli stessi fratelli dati a Francesco Fortuna della somma di ducati 350 come prezzo della bottega dei fratelli Vigilante su cui il Fortuna corrispondeva ducati 3 per il fu Domenico Vigilante altro fratello e per Antonia Sorrentino loro madre con patto di retrovendita del 6 gennaio 1643 per mano del notaio Lorenzo Grimaldi di Solofra. Brando cessa e rinunzia a beneficio di Francesco Fortuna che accetta. Domenico è il fu fratello assente altri fratelli sono Giuseppe e Pietro Paolo figli di Troiano Vigilante e Antonia Sorrentino
Copia della dichiarazione di Giuseppe e Pietro Paolo Vigilante, figli di Troiano e Antonia Sorrentino e fratelli del fu Domenico sul rapporto finanziario che hanno col Banco di Santo Spirito
25 ottobre del 1646. Il Banco di San Giacomo e Vittorio conferma il credito di ducati 40 su ducati 290 fino alla somma di 350 che il Banco pagherà a Brando Guarino su cui c’è un credito preso dal fu Domenico Vigilante, comune fratello e da Antonia Sorrentino, comune madre stipulato il 26 gennaio 1643 per notaio Lorenzo Grimaldi di Solofra fatta a beneficio di Francesco Fortuna sulla bottega da noi venduta al Fortuna. Fa fede il notaio Giuseppe Aniello Borrello di Napoli che dichiara che Brando ha adempiuto ad ogni sulla polizza.

Risoluzione di un debito con i Morena
6640 1649 ff. 154-155. 22 agosto 1649
Emptio Apoteca conceria pro clerico Francesco Guarini e delegatio pro Gio Matteo e Flaminio Morena.
Francesco e Gio Domenico Ronca insieme al clerico Francesco Guarini del casale di S. Agata di Solofra, asseriscono di avere e tenere come veri padroni una bottega di conceria quasi diruta con caccavo ereo e acqua derivante dalla fontana della Forna, con la fontana di fabbrica dalla parte di sopra e da canto la strada pubblica verso oriente, con spanditoio sopra detta fontana e con tavolato di sopra la strada pubblica e con altre ragioni, sita nel casale flumini (confinante con la via pubblica ad oriente, con il fiume pubblico a meridione con beni di Flaminio e Gio Matteo Morena). Detti Francesco e Domenico Ronca vengono a convenzione col clerico Francesco per solvere ducati 250 ai fratelli Giovanni Matteo e Flaminio Morena. G: Sergente Ferrazzano. T: Gio Battista Rutolo, Marco Pandolfelli, Giovanni Pietro Giliberti, Gio Grazio Ronca, Blasio Troisi.
Al lato: Si nota quali li interessi di detto censo sono stati pagati ad iusta dalli intradetti Ronca a Giovanni Matteo e Flaminio Morena come appare per cautela fatta della vendita di Canale alla SS. ecc. per suo de pinti anno 1652. Die 20 maggio 1653. Francesco e Giovanni Domenico Ronca cassano per satisfazio fatta per Giulio Perreca, procuratore di Giovanni Sabato Guarino, fratello ed erede dell’infradetto Francesco e non si ritengono più obbligati.
Sintesi Matteo e Flaminio Morena avevano dato del denaro al Guarini che si rivolge ai Ronca che pagano i Morena

1649 B6640, f. 135 26 giugno
Captio introiti pro clerico Francesco Guarino e pro Fabio e Stefano Caruso
S. Agata di Serino. Fabio e Stefano Caruso, padre e figlio, con Angela Ginolfo, moglie e madre, si accordano con il clerico Francesco Guarini fu Giovanni Tommaso di S. Agata di Solofra agente per ducati 52 per satisfacere in parte la dote di Ersilia Caruso, loro figlia e sorella, per il matrimonio con Giovanni Maria Albanese futuro viro. Essi consegnano pro fustem al clerico Francesco una vigna e una selva nemorosa sita in loco detto campo de castello et una quendam hospitio domore con più membri con cortile e orto retro, sita ivi e confinante con i beni dei Caruso, cun juris ed intriti presenti e futuri. Il valore della vendita è 60 carlini. Vari patti per il tenimento dei beni e per la restituzione

Si parla di Francesco e Giovanni Sabato
Stato delle Anime della chiesa di S. Andrea in S. Agata di Solofra (1606-1648) si trova presso l’Archivio Diocesano di Salerno. Il parroco don Giulio (Perreca) afferma nel 1645 che “Francesco pittore sta a Napoli, che Giovanni Sabato medico “ginigico”? sta in terra di Bari. Poi nel 1649 Francesco “sta a Gravina”. ADS (FSA, K217).

1645 (B6637). Una casa a Solofra
Dichiarazione di Francesco Guarini di un credito su di un bene.
B 6636 1641. ff. 374r
Francesco fu Giovanni Tommaso Guarini dichiara di aver ceduto ed alienato spontaneamente a Gio Angelo De Maio iure proprio un pezzo di terreno sito in località la vigna sterrata in territorio di Serino (confinante con la via pubblica e con i beni di Gio Orazio De Maio e di Donato De Arienzo) per ducati 20 che Francesco ricevette da Gio Angelo e di cui il referente ora è Valerio figlio di Gio Angelo. Francesco si impegna a proteggere il bene. (Continua)

Indirizzo

Via Regina Margherita, 3
Solofra
83029

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