Biblioteca Comunale "Renato Serra" - Centro Studi di Storia Locale

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A Solofra fino al 1955 vi erano biblioteche solo di carattere privato. La Biblioteca Comunale fu fondata nel 1956 per volontà del Prof. Michele Grieco, uomo di grande cultura, scrittore e sindaco di Solofra. Il consiglio comunale decise di intitolare la biblioteca a Renato Serra che fu il primo direttore di una biblioteca pubblica, studioso di opere letterarie e uomo dedito ai libri e alla loro ar

chiviazione. La biblioteca fu inizialmente posta nel palazzo Sant’Agostino, allora anche sede del Comune, poi venne trasferita in vari locali privati, fino agli anni settanta quando le fu destinato un edificio appositamente in via Casapapa. Dal novembre del 2013 la biblioteca si trova nell’ala sinistra del complesso monumentale di Santa Chiara, in via Regina Margherita, ex convento del XVI secolo che con l’annesso giardino fu voluto dalla famiglia Orsini per ospitare le giovani di buona famiglia che volevano prendere i voti. Oggi la Biblioteca Comunale è composta da un corpus di 12.000 volumi messi a disposizione del pubblico, con l’aggiunta del corposo materiale custodito presso il Centro Studi di Storia Locale messo a disposizione di chiunque sia interessato alla storia del territorio e in particolare studenti, insegnati e ricercatori. Il Centro Studi sulla storia e le attività locali è nato nel 2003 con il competente – autorevole supporto della Prof.ssa Mimma De Maio, direttrice onoraria. L’obbiettivo del Centro Studi è quello di raccogliere, conservare, studiare e divulgare la memoria storico – archeologica e sociale del nostro territorio, con particolare attenzione alla storia e allo sviluppo industriale dell’area solofrana. Attraverso la constante ricerca del prezioso materiale e lo studio dei documenti rinvenuti presso archivi parrocchiali, diocesi e archivi statali, si è giunti alla ricostruzione della storia delle famiglie solofrane e oggi è possibile perseguire la valorizzazione e la divulgazione della storia, delle arti e dei personaggi attraverso visite didattiche, incontri, convegni, manifestazioni pubbliche e private. Si occupano della Biblioteca:
Mimma De Maio – Direttrice onoraria
Lucia Petrone – Responsabile
Dante Grimaldi – Aiuto bibliotecario
Cinzia Mazzocchi – Volontaria culturale

http://www.comune.solofra.av.it/
http://www.solofrastorica.it/

19/09/2025

Attività artistiche della famiglia Guarini. Felice, Tommaso, Francesco e fratelli.
Raccolta ragionata di documenti (secoli XVI-XVII) a cura di Mimma De Maio.

Felice Guarini 1
La bottega Guarini diretta da Felice

Contratto a Felice Guarini
1575, ottobre 22. (ASA, B 6550, f. 72). Documento presso il Centro studi.
Compromesso tra Marco Antonio Vigilante di Sebastiano 2 con Felice e Decio Guarini 3 per la costruzione di una Ca****la dietro la porta maggiore di S. Angelo dalla parte di sinistra entrando in cui bisogna fare un cornicione, una colonna di fabbrica lavorata di stucco, una c**a di legno lavorata di 7 palmi con una Madonna e i misteri, con S. Vito, S. Giuliano per mano di mastro Gugliemo Prevosto flamingo 4 da terminare alla festa di Pasqua.

22 ottobre 1575 Solofra. Si sono costituiti nella nostra presenza Felice e Decio Guarino fratelli carnali di questa terra da una parte e dall’altra Marco Antonio Vigilante di Sebastiano entrambe le parti dinanzi a noi vengono a conventione e compromesso e cioè: in primis detti Felice e Decio promettono e convengono al detto Marco Antonio di fare a tutte loro spese fatiche e danni e interesse una ca****la di fabbrica verso la porta maggiore della chiesa di Santo angelo dalla banda sinistra quando se trase in detta chiesa in la quale ca****la siano tenuti fareno due colonne ed un cornicione sopra dette colonne di fabbrica laborati di stucco a giudizio di esperti; et in mezzo de detti colonni fareno una c**a de ligname di palmi sette larga e de altezza quanto se convene farese et se deve fare de misura conrespondente alla larghezza, in la quale c**a siano tenuti fareno doe colonnette alli canti de ditta c**a; et sopra ditte colonnette fareno uno cornicione scorniciato et lavorato tanto lle dette colonnette qquanto llo detto cornicione et quelle ponere de oro fino; et in mezzo de lo piano quarto prometteno pintareno et fareno pintare lla immagine et figura de la madonna con tutti lli misteri de la purificazione; et sopre lla ditta cornice allo secondo quarto ; in mezzo de esso fareno e pintaremo Iddio padre; et da uno canto ge fareno pengere Santo VBito et dall’altro canto fareno pintare Santo Juliano; quale c**a siano tenuti farenola pintare de coluri fini et per mano de mastro Goglielmo Prenosto Flamingo; ad tutte loro spese fatiche danni et interesse tanto de ligname fabrica coluri oro manifattura et de ogni altra cosa necessaria et occorrente ita che detta Ca****la et c**a sia benfatta ad iudicio de experti in tali bus; secondo llo designo per osso mastro Felice fatto et quillo consegnato in potere del detto Marco Antonio; lla quale Ca****la et con aita facienda lla prometteno dareno finita et completa de ogni cosa necessaria et quella porenela in ditta ecclesia; da qua et lle feste de Pascq de la Resurrezione de nostro Santissimo corpo et vice versa llo prefato Marco Antonio promette dare et pagare alli ditti Felice et Decio per la manifattura et de ogni altra cosa necessaria pervenuta e facienda in ditta Ca****la t con aita facienda ducati 18 di carlini et quali ducati 18 lle promette dare et pagare a li detti Felice e Decio et quilibet un solidum et serviendo pagando ita che infine che serà complita ditta oppera et posta ditta c**a siano compliti de essereno pagato de tutta lla integra qualità predetta in pace ogni conventione pro missione da detta ambe le parti […] G: Mss Alessandro Giliberto. T: Alfonso Troisi, Massentio Garzilli, Gio Cola Vigilante, Grandonio Buongiorno et Gio Antonio Megliore.

NOTE
1. Di Felice Guarini sappiamo che apparteneva alla famiglia dei Rutolo di S. Andrea, dove si impiantò per prima questo grande ramo della famiglia solofrana. Felice e Decio Guarini sono fratelli, appartengono alla famiglia di S. Agata di Solofra a cui appartenne Francesco Guarini, infatti Felice fu il padre di Tommaso e il nonno di Francesco. La bottega Guarini in questo periodo già esisteva e non si occupava solo di pittura, come tutte le botteghe dell’epoca, bensì anche di abbellimenti con stucchi e costruzione di cappelle. In questo contratto infatti il Guarini ha l’incarico di rivolgersi ad un altro pittore del gruppo della scuola fiamminga. V. CSBS, La famiglia Guarini di S. Andrea a cura di M. De Maio e di L. Petrone, 2008.
2. Marco Antonio è nipote del primicerio Cosma, il quale nel testamento del 1566 (vedi Per la storia della famiglia Vigilante, cit., sub voce e Documenti per la Storia della Collegiata…, cit., sub anno) aveva disposto che “Sebastiano debba fare un quadro del valore di 25 ducati sub vocabulo della Purificazione della nostra donna e da una parte dar pittare un santo Iuliano e dall’altra san Vito che dovrà essere posta nella sua ca****la che ha preso nella chiesa di Santo Angelo da canto la porta grande quando trasi dalla banda sinistra”.
3. I due fratelli sono entrambi impegnati nella bottega Guarini che poi sarà di Tommaso e di Francesco. Qui la bottega è impegnata solo nell’abbellimento della Ca****la anche se si deve pensare che il Prevosto abbia usato questa bottega per eseguire il suo quadro visto che questa era la prassi.
4. Gugliemo Prevosto fu un pittore fiammingo presente a Napoli nel gruppo molto numeroso di pittori da cui Felice fu influenzato. Il Prevosto era stato a Solofra nel 1569 (Vedi CSBC, Artisti a Solofra tra Cinque e Seicento, 2009).

Il 1° febbraio del 1903 fu fondata a Solofra la Lega Pellettieri, iscritta alla Camera del Lavoro di Salerno e alla Fede...
10/09/2025

Il 1° febbraio del 1903 fu fondata a Solofra la Lega Pellettieri, iscritta alla Camera del Lavoro di Salerno e alla Federazione di Milano. Fu il primo esempio di organizzazione operaia in Irpinia con 300 adesioni di piccoli artigiani a domicilio e operai conciari.
La Lega Pellettieri aveva l’impronta di una vera e propria Lega di mestiere perché dava voce e forza alle richieste degli addetti al duro lavoro nelle concerie. Gli operai chiedevano un aumento salariale del 25%, la riduzione dell’orario di lavoro da 14 a 8 ore e anche chiarezza e certezza sulle mansioni. Gli industriali che fino a quel momento avevano potere sul lavoro e sui salari non vollero scendere a compromessi.
Nell’aprile del 1903 ci fu uno sciopero che vide un vero braccio di ferro tra gli operai e gli industriali locali che durò 11 giorni durante i quali tutta la zona e le fabbriche furono presidiate dalle forze dell'ordine sostenute da un reparto di fanteria proveniente da Sarno.
Gli industriali mantennero la linea dura, anzi assunsero manodopera dai paesi limitrofi e “la questione solofrana” giunse anche in Parlamento. I “moti solofrani” fallirono. Restò un diffuso malcontento intorno alle 55 industrie solofrane e alle 8 santagatine ma gli operai tennero in piedi la Pellettieri che ancora nel 1904 aveva più di 300 iscritti, un locale dove riunirsi, ed un programma, e un buon sostegno finanziario che veniva dagli emigrati.

QUESTA ERA LA LORO BANDIERA

Dopo la Grande Guerra la massa contadino-piccolo operaia ed artigiana solofrana vide risvegliarsi le speranze deluse vent’anni prima. A Solofra e a S. Agata il movimento operaio si organizzò in partito con due sezioni causando la violenta reazione della classe patronale. La conflittualità diffusa, dovuta all’abbandono in cui erano tenuti gli operai, alle prevaricazioni patronali e ai fermenti provenienti dalle altre parti d’Italia, fu acuita dall’accresciuta ricchezza dei grandi industriali per le forniture belliche che suscitò la reazione dei piccoli artigiani che aderirono al partito delle rivendicazioni sociali. A Solofra Vincenzo Napoli (1882-1953), rifondò la Lega Pellettieri e poi vinse le elezioni a Sindaco. Mentre a S. Agata Angelo Antonio Famiglietti (1898-1982) nel 1920 con una lista socialista divenne Sindaco.
In questo contesto sociale si sviluppò il fascismo come risposta ai successi socialisti. Tutta la zona compresa Solofra e S. Agata che fu soppressa come Comune autonomo nel 1926 scivolarono lentamente nel Fascismo. Durante questo periodo la Bandiera della Lega Pellettieri fu deposta quasi come una reliquia in una cassa di zinco confezionata appositamente, come ci raccontavano i nostri anziani, da Nicola Vigilante,, detto mast’ Nicolino ‘o stagnaro di via Misericordia, socialista della prima ora. La preziosa Bandiera fu accuratamente nascosta in una fossa in una località che in pochi conoscevano tra i Balsami e la Scorza.
Subito dopo la caduta del fascismo la Bandiera ritornò agli operai che la usarono quale vessillo per l’occupazione del Circolo Santoro detto Circolo dei Signori, in Piazza Umberto I che da quel momento divenne il Dopolavoro Comunale, poi fu ospitata nella sede della CGIL.
Il 20 dicembre 1986, per volontà del primicerio don Francesco Petrone, la storica Bandiera della Lega Pellettieri sfilò, a rappresentare gli operai conciari di tutti i tempi, per le strade della nostra Città insieme ai tanti stendardi delle Associazioni cittadine che salutavano, partecipando alle celebrazioni, la riapertura della Collegiata dopo il disastroso terremoto del novembre 1980. Per approfondimenti consulta in sito solofrastorica.it la lega pellettieri.

Mimma De Maio e Lucia Petrone Biblioteca Comunale “Renato Serra”,Centro Studi di Storia Locale, 2022

https://www.solofrastorica.it/campaniledoc.htm
07/09/2025

https://www.solofrastorica.it/campaniledoc.htm

La sua costruzione cominciò nel maggio del 1566. Il contratto fu fatto tra gli economi della chiesa (il notaio Claudio Ronca, Abbondanzio Garzillo, Abbondanzio Giaquinto) e Rainaldo e Bartolomeo de Amato e Matteo Pacifico, scalpellini di Calvanico. In esso scalpellini si impegnarono di porre pietr...

27/08/2025
22/08/2025

COSA CI DICE IL TOPONIMO "CAMPO DEL LONTRO" DI SOLOFRA.
Se in un territorio sannita noi troviamo un toponimo sannita che indica un'attività esercitata in antico tempo da questo popolo, non ci dobbiamo meravigliare se pensiamo che in questo territorio c'era quella attività esercitata da questo popolo.

E' il caso di Solofra, che si trova in una conca circondata da monti ed aperta verso la pianura. Questa conformazione del territorio ci dice che il popolo che l'ha abitata ha usato l'apertura per i suoi spostamenti. E ciò che è ancora più importante è che ha svolto in questa conca le sue solite attività che sono quelle che esercitava questo popolo e cioè la pastorizia. Solofra, infatti fa parte dell'antico Sannio.

Se nella stessa conca abbiamo un toponimo come quello che si trova a Solofra, e cioè "campo del lontro", dobbiamo dedurre che questo popolo usasse questa struttura del terreno per svolgervi l'attività per cui il lontro serviva e che era legata alla pastorizia. Infatti il lontro era una fossa, praticata nel terreno ed usata dagli antichi sanniti in tutto il suo territorio, per mettere le pelli a bagno nell'acqua, insieme alla scorza degli alberi che impediva la putrefazione della pelle degli animali. In tutto il Sannio si svolgeva questa antica pratica che era una forma primitiva di concia.
Non fa nessun errore storico chi ragiona in questo modo, anche perchè il ragionamento è supportato dall'attività che questo popolo svolgeva anche in altri luoghi da esso abitati.

LE PAROLE ANTICHE DELLA CONCIAArchivio di Stato di Avellino, Notai, B6522 (anni 1521-1522) e B7706 (anni1523-1524). Rege...
20/08/2025

LE PAROLE ANTICHE DELLA CONCIA

Archivio di Stato di Avellino, Notai, B6522 (anni 1521-1522) e B7706 (anni1523-1524). Regesti pubblicati in M. De Maio, “Solofra nel Mezzogiorno, angioino-aragonese”, Lancusi (Salerno), 2000, 367-384)

acque lorde: acque della concia contenenti una quantità più o meno forte di tannino.
adacquare: usare l’acqua per la concia.
aymenti: attrezzi usati in conceria.
ambrosinis: pianta astringente usata nella concia; vaso dove si purgavano le pelli.
amindolis: sostanza usata per la concia grassa e per ammorbidire le pelli.
aromatario: speziale; chi commerciava e preparava aromi o prodotti vegetali per la concia.
assunzie: sugna che si usava nel processo di concia.
astrachene: massetto grezzo delle concerie per spandervi lana o altro.
astraco: terrazzo della conceria per asciugare le pelli o la lana (lamia o astrachene).
azimatore: colui che "rifilava" le pelli ripulendone i contorni con speciali forbici.
bachare: detto di vacche conciate.
balsami: (toponimo) resina e corteccia usata nella concia.
barbarescate: pelli provenienti dalla Barberia ed in genere nordafricane.
brennale: fossa per la concia.
burrello: (toponimo) fossa per la concia o per la lana (burra lanae purgamentum).
caccavo: caldaia da conceria per l’acqua calda (caccavo ereo).
calce: prodotto usato per privare la pelle del carniccio e del pelo.
calcinaio: fossa per la calce; vasca per porre le pelli a bagno con calce.
caldarulo: tipo di caldaia usata nelle concerie.
cantaro: vasca per la concia.
cantarelle (toponimo) luogo con vasche per la concia.
capomoze: pelle mancante della testa.
carnume: parti della pelle eliminate durante la prima fase della concia e usate per fare colla.
carta membranare: carta di pergamena.
cavalletto: banco convesso e inclinato con due piedi corti da una parte per depilare, scarnare e purgare le pelli con appropriati strumenti; sostegno usato in conceria.
celendra: strumento di pietra per lustrare le pelli.
cernara: (toponimo) atto dello scegliere le pelli.
cernore: pelle che ha subito l’operazione di scelta.
ceroni: tipo di rifinitura dopo la concia usando la cera (corredate in nigro e in ceroni).
cerro: tipo di quercia che dà una ghianda, detta anche galla, ricca di tannino.
cerza: ghianda della quercia comune, distinta da quella del cerro.
coiramine (o corame): insieme di pelli conciate; quantità non precisa di cuoio.
coira: cuoio, pelle conciata o allo stato di corio.
coltello: attrezzo da conceria, formato da una lama dritta o curva più o meno affilata secondo le operazioni (asportare la lana o il carniccio, purgare la pelle o scarnare) e mantenuta ai lati da due manici di legno.
concartate: lavorate con una speciale procedura da farle divenire carte, cioè pergamene.
concia grassa: sistema di concia che consisteva nel cospargere di grasso fuso o di oli la pelle che poi veniva messa a seccare e infine spiegazzata.
consiatore de mirto in albo: pelli conciate con mirto che dava il colore bianco.
contraria: termine locale per conceria.
corbisieri: lavoratori di pelli e cuoio (de nigro o de rubeo).
cordoname: insieme di pelli di tipo cordovano.
cordovano (o cordoano): cuoio di Cordova o quello simile.
correggia (o cirigia): cintura o lunga striscia di cuoio per vari usi.
corredare: azione di rifinitura della pelle.
cuigulare: striscia di cuoio; parte della pelle del torace dell’animale.
depilare: togliere la lana o il pelo dalla pelle con una stecca di legno (steccare) dopo averla preparata con una miscela di calce e solfuro dalla parte del carniccio. Si poggiava la pelle su di uno speciale cavalletto e si usava un coltello ricurvo e non tagliente.
forfex: forbice per la rifilatura della pelle; tenaglia per stendere le pelli sui telai.
fruscamine: foglie, rami o altro contenenti tannino macinati per la concia.
galla: ghianda o escrescenza del tronco usata per la concia (dava il colore nero).
inpingna: vaso per la concia; dare grasso e quindi concia grassa.
interscatore in albo: spalla di animale conciata in bianco.
lane: erano di vari tipi: aynine (di agnello); barbaresche (della Barberia); di calce (staccata con la calcinatura); gentili (delle pecore merinos); matricina (robusta a pelo lungo da pecore appena figliate); mosce (lunghe del collo e delle cosce anteriori degli animali); nobili (pregiata di Garbo); rustiche (non lavate e contenenti impurità).
lontro: (toponimo) fossa per la concia.
loreni: cinghie di cuoio, briglie.
mallano: prodotto conciante e colorante di scuro.
membranare: pelle conciata e sottile, usata per scrittura o per decorazione; cartapecora; mortella (o mirto): foglie sminuzzate usate per la concia bianca.
noce di galla: noce moscata che produceva una sostanza oleosa per la concia.
oropelle: sistema di impreziosire la pelle con lamine di oro legato al battiloro.
palo: attrezzo per la conceria formato da una tavola verticale, posta su di un’altra orizzontale e mantenuta da supporti laterali, alla estremità della quale era conficcata una lama di acciaio ricurva e con taglio ottuso (lunetta) che ridava morbidezza alla pelle asciugata.
pelose: pelli da conciare; pelli col pelo.
pergamena: pelle di pecora o capra macerata a lungo in bagno di calce, non ingrassata, seccata e lungamente raschiata tesa con pietra di pomice per il levigamento.
pilo: pelame ricavato dalle pelli ed usato in vari modi.
pila: vasca per varie operazioni di concia.
pillo: bastone lungo con una parte ingrossata per pestare le pelli nei calcinai o nelle vasche.
purgatura: operazione di asportazione dalla pelle, con appositi coltelli, di vari residui.
quadro: attrezzo per misurare le pelli finite, costituito da un telaio rettangolare di legno e da una rete di quadrati formati da fili di ferro disposti ortogonalmente.
rinverdimento: azione che riportava le pelli secche o salate allo stato primitivo mettendole a bagno e passandole al cavalletto con un coltello non tagliente.
riviera: spazio della conceria per le operazioni di rinverdimento, depilazione, scarnatura e purgatura.
rubeore (o russi): tipo di cuoio flessibile, conciato con scorza di betulla o di salice, di colore rosso usato per oggetti eleganti e rilegature pregiate.
sardescare: pelli provenienti dalla Sardegna.
scalzinatura: azione della calce sulla pelle per l’asportazione della lana o del pelo. scardassare la pelle: cardare il pelo o la lana dalla pelle con lo scardasso (supporto di legno su cui erano fissati denti di ferro uncinati).
scardose: tipo di pelle conciata col pelo (scardose pelose).
scarnare: raschiare le pelli con uno speciale coltello per ottenere una grossezza uniforme.
scarsolle: tipo di pelle di poco valore.
scorza (toponimo) dalla corteccia di castagno o di quercia usata per la concia.
scorzette: strato di pergamena grossolana per tamburi o per crivelli.
solore: suole; che riguarda la suola; quantità di suola.
sommacco: tritatura di foglie e di rami di questa pianta, ricca di tannino, usata nella concia.
spezieria: l’antica farmacia che forniva droghe ed erbe, e, in loco, i prodotti concianti.
steccare: togliere la lana o il pelo dalle pelli.
sthenteneriore: intestini conciati usati per l’arte del battiloro.
stenditoio: attrezzo di conceria di vario tipo per stendere le pelli. Un tipo era formato da travi di legno (purgadera), che reggevano sottili assi in cui erano conficcati dei chiodi con la punta ricurva ai quali venivano appese, per le zampe posteriori, le pelli bagnate per l’asciugatura; un altro era formato da due pertiche parallele, mantenute da due pali trasversali e sospese al soffitto, oppure poggiate su due cavalletti in modo che tra di loro si potevano mettere ad asciugare le pelli piegate a metà su verghe sottili.
stigli ( o stilemi): attrezzi da conceria.
stila (o vruscio): attrezzo per conceria costituito da un ma**co di legno piatto o cilindrico in cui era innestata una lamina non tagliente per alcune operazioni (snervare le pelli asciutte dal lato della carne, eliminare l’acqua dalle pelli dopo la concia agendo dalla parte del fiore); uno simile, interamente di legno duro e zigrinato (detto anche margherita), era usato per rendere uniforme la superficie interna delle pelli, menato e rimenato sopra il cuoio da pergamena serviva a spianarlo e renderlo estremamente liscio.
suola: pelle bovina che subiva una concia lenta (alla fossa) consistente nel porre le pelli una sull’altra, spargendo tra loro strati di sostanze contenenti tannino e pressandole.
tanate: pelli o lane di colore fulvo macerate nella scorza del noce.
tannino: sostanza che nel processo di concia trasforma la pelle in cuoio (corio) che non imputridisce permettendogli di acquistare solidità, consistenza, resistenza e flessibilità.
tavola: piano di legno tenuto da due cavalletti per varie operazioni (tavola da riguliare); come quelle con la stila; tavoletta di legno ricoperta di sughero con un ma**co di cuoio per l’ammorbidimento della pelle.
telaio: attrezzo formato da assi di legno morbido su cui venivano stese ed inchiodate le pelli per l’asciugatura durante le operazioni di concia; idem per la pergamena.
tenatore: botte o tino usato nelle concerie.
tine: vasche tonde in genere di legno e seminterrate che si usavano nelle concerie.
torchelise: torchio per tenere le pelli pressate.
vallonea: ghianda di cerro che tinge di nero.
ventresche (o ventreche): pelle di maiale corrispondente alla pancia dell’animale.
ventrescate: pelli unte con lardo di maiale.
verzo: pianta che forniva una materia colorante rossa usata nella concia.
vimore (o vinore): tipo di concia con gli acini dell’uva o con la vinaccia.
visco: pianta parassita di varie piante dalle cui bacche si estraeva una sostanza per la concia.

Da Mimma De Maio, Solofra nel Mezzogiorno angioino-aragonese, Solofra, 2000.
http://www.solofrastorica.it
Capitoli Statutari

Pagine di storia di Solofra in provincia di Avellino, Campania, centro della pelle

17/08/2025

ARTI CHE SI SVOLGEVANO A SOLOFRA NEL XVI SECOLO

Archivio di Stato di Avellino, Notai, B6522 (anni 1521-1522) e B7706 (anni1523-1524). Regesti pubblicati in M. De Maio, “Solofra nel Mezzogiorno, angioino-aragonese”, Lancusi (Salerno), 2000.

Arte de consaria
Era l’arte generica della concia delle pelli, un’attività autoctona solofrana, nata con la sua società pastorale, diffusasi per la presenza in loco di acqua e di prodotti vegetali ricchi di tannino (una sostanza capace di fermare il processo di putrefazione della pelle) e stabilizzatasi lungo il Flubio (l’odierna Solofrana), perché questo, attraversando le terre della pieve di S. Angelo e S. Maria, che era proprietà dell’episcopio di Salerno, godeva di particolari privilegi, che protessero la concia e la misero in rapporto commerciale con Salerno.

Arte de coriaria
Era l’arte di trasformare la pelle in corio, dura e spessa, usata per vari scopi e quindi l’arte di conciare la suola.

Arte de corredare
Era l’arte di dare il colore alle pelli e in genere di rifinirle.

Arte de far pergamene
La pergamena è una pelle conciata con un particolare procedimento che diventò una specialità solofrana.

Arte de far carte membrane seu de coriar
Le carte membrane erano le pergamene. Qui si indica la prima parte di questo tipo di concia: la trasformazione in corio della pelle da pergamena.

Arte de far calzari
I «calzari» erano un tipo di calzatura che arrivava al ginocchio con pelle molto dura ed impermeabilizzata.

Arte de far funi et cordoname
Le fini e le corde che si producevano a Solofra erano di pelle dura.

Arte de far tamburi
Arte che si diffuse a Solofra perché qui si produceva la pergamena, con cui si facevano le membrane dei tamburi.

Arte de far auropelle
Era l’arte dell’oropelle e consisteva nel ba***re l’oro (detta poi battiloro) e poi anche l’argento (detta battargento) e di incollare i fogli sottili di questi minerali sulle pelli.

Arte cardolana
Era l’arte di cardare la lana, che si spiega con la grande produzione di lana che c’era sul posto. La cardatura consisteva nel pulire la lana con uno strumento detto cardo.

Arte de vender lana
La lana era un prodotto così diffuso che la sua vendita veniva individuata come un’arte. Essa veniva comprata in Puglia e venduta ai mercanti di Giffoni, i quali godevano di particolari esenzioni dai tributi, per cui era molto favorevole poggiarsi su questo centro del salernitano specializzato nella vendita di questo prodotto.

Arte de mercantie
L’arte della mercatura era legata a tutte le attività artigianali solofrane e consisteva nel portare la merce nei mercati e nelle fiere dove veniva venduta.

Arte de viaticaria seu de menar equos et bubos per negoti leciti
Questa arte consisteva nel trasporto della merce sia verso i mercati e le fiere ma anche dalle concerie ai posti di vendita locali (fondachi).

Arte de lo speziale
Lo speziale era il farmacista di una volta, nella cui bottega (spezieria) si vendevano le spezie, le medicine di allora. Tra i prodotti c’erano anche quelli per la concia (oggi diremo i prodotti chimici), che erano vegetali (foglie, rami, frutti, scorza di alcune piante) contenenti tannino, che venivano venduti sminuzzati. Per questo motivo a Solofra c’erano molte spezierie.

Arte cerdonia ad usum Solofre
Era questa l’arte di fare le scarpe, che a Solofra era legata alla concia, infatti molte concerie avevano accanto la scarperia. Il prodotto era specifico di Solofra.

Arte de far mortella bona per marcire de aqua
La mortella è una pianta contenente tannino molto usata per la concia, perciò era diventata un’arte quella di macinarla per poi porla a macerare nell’acqua delle vasche di concia.

Arte de far summacchi
Il sommacco è un vegetale contenente tannino, anch’esso molto usato a Solofra.

Arte de mettere nzogna
La sugna era usata per ammorbidire la pelle dopo la concia e per la concia grassa. Qui si indica questa modalità di concia della pelle. Questo spiega la grande diffusione dell’allevamento dei maiali, che fu una caratteristica solofrana documentata fin dall’XI secolo.

Arte de far pingi
Fare i mattoni era un’attività locale diffusa fin dal tempo dei romani che la impiantarono nella zona di Castelluccia.

Arte de far centimoli
I centimoli erano i mulini spinti con le bestie ed erano molto diffusi non solo per macinare le biade ma soprattutto i vegetali per la concia.

Arte de governar animali
L’allevamento è stata la primitiva attività solofrana, quella che ha permesso la diffusione della concia, perché i pastori nei tempi antichi erano anche conciatori. Questa attività era praticata nelle zone interne dell’Irpinia e in Puglia.

Arte de cusir
Quella del sarto fu un’attività molto diffusa a Solofra, favorita, come tutte le attività artigianali, dal commercio.

Arte stazionaria (alias de le poteche)
Era l’arte caratteristica di un territorio dove era diffusa la mercatura.

Arte de tagliar arbusti
La grande diffusione sul territorio solofrano della selva e dell’arborato spiega questa attività importante, perché l’albero una volta aveva bisogno di molta cura, ma c’era anche l’attività di raccogliere dalle piante quelle parti usate nella concia.

Arte de facere caso
L’allevamento portava con sé l’arte di fare il formaggio, come quella della concia.

Arte de governare il sale
I prodotti una volta venivano conservati sotto sale, perciò questo elemento aveva grande valore, tanto che era una merce di scambio, il suo approvvigionamento era regolato da precise leggi e avveniva in precisi posti. A Solofra per la produzione di carne salata c’era bisogno di molto sale.

Arte de lo ferrario
Quest’arte può essere senza dubbio una specificità locale. È documentata tra S. Agata e Montoro fin dal periodo longobardo. Si diffuse tanto da fornire dei lavoratori specializzati alla Zecca di Napoli nel XIV secolo e da dare il nome ad una località.

Arte de far lo jazzo
Era l’arte dello stalliere a quei tempi diffusa per l’esclusivo uso del trasporto con animali.

Arte de far e vendere pane
La panificazione, per il valore del pane, era diffusa e curata, nonostante esistesse quella privata.

Arte de lo musto
Il vino è stato nei tempi antichi un prodotto molto pregiato, per i suoi molteplici usi da quelli nei riti, a quelli in medicina, alla sua essenziale presenza sulle tavole dell’aristocrazia. A Solofra molto diffuso era il vigneto che produceva la vite latina e che ha dato il nome ad una località, vignoli.

Il motivo economico, che si è individuato nella costruzione della Collegiata e nella costituzione del suo Collegio, chia...
14/08/2025

Il motivo economico, che si è individuato nella costruzione della Collegiata e nella costituzione del suo Collegio, chiaramente emerge in tutta la dinamica ecclesiale solofrana. Anzi, se si considera l’evoluzione avvenuta intorno alla chiesa dell’Angelo dal XIV secolo, si vede come l’istituzione religiosa abbia prima coagulato intorno a sé la comunità, poi accompagnato la sua evoluzione in linea con ciò che, nella sua storia, fu la Chiesa. Durante il dominio aragonese la Chiesa di Salerno aveva superato il triste periodo di lotte e faziosità ed aveva iniziato un riassetto religioso, morale ed amministrativo. Questa fu un’operazione resasi necessaria perché le chiese, cresciute enormemente di numero, si trovarono in possesso di grandi patrimoni che erano stati creati dai proprietari per la difficoltà di proteggere i beni personali, soprattutto dal fisco regio, per cui si era diffusa la pratica di affidarli ad un ente religioso, sia col diritto di averne l’usufrutto in base ad un contratto agrario di lunga durata e trasmissibile agli eredi, sia mediante la costituzione di un jus di patronato su una chiesa o una ca****la a cui veniva costituito un certo patrimonio gestito da uno o più sacerdoti, che la famiglia intestataria del jus aveva il diritto di nominare. Così si spiegano perché furono costruite a Solofra, lungo tutto il XV secolo, cappelle private, chiesette o vere e proprie chiese a carattere patronale con un jus privato, perché nelle antiche chiese crebbero le “ca****lanie”, cioè il possesso di altari di jus patronale.

10/08/2025

L'ARTE DEL BATTILORO
Alle origini
Un documento precedente
1325, Napoli. (da M. Camera, Annali delle Due Sicilie, II, Napoli, 1841-1860, pp. 483-484).
Individui che lavorano alla Zecca di Napoli e che godono i privilegi concessi da re Roberto.
Privilegium immunitatum, laborantium et exemptionum in beneficium magistratorum affilatorum et aliorum ministrorum in Regia Sicla Neapoli pro recognitione causarum civilium et criminalium […] Guardiosus de Feulo de Solofra, Nicolaus de Feulo eius frater, Petrillus et Bartolomeus de Solofra magistros ipsius Siclae receptos.

I prodomi
I lavoranti solofrani alla Zecca di Napoli
Nel periodo normanno si individua tra S. Agata, Serino e Montoro un gruppo di artigiani che lavo-ravano il ferro e producevano le “centrelle” . Quest’area si allargò, fino a comprendere Atripalda, con la costruzione di nuove forgias, che gli Angioini sottoposero a protezione con privilegi ed organizzazione del lavoro. Essa forniva a Salerno, che con le due fiere era il punto mercantile di riferimento di tutta la zona, il ferro anche lavorato e battuto, la cui vendita fu controllata da un Portolano di corte e dal Giustiziere che ne riscuoteva il diritto pecuniario.
A Salerno si era sviluppato fin dal periodo longobardo - la grande e fiorente Salerno dei principi Guaimario - un artigianato di lusso, voce importante del commercio di Amalfi, che diffondeva per il Mediterraneo tessuti impreziositi dall’oro et oropelle, cioè le pelli ricoperte da sottili lamine di oro o di argento che servivano per confezionare scarpe, rilegare libri, impreziosire vestiti ed altro. La città aveva perciò botteghe specializzate in questa arte tanto che l’imperatore Federico II le concesse la privativa (jus auripellis) .
Questa realtà e queste esigenze resero più stretto il rapporto che Salerno già aveva con Solofra: la prima ebbe bisogno della pelle da indorare che la seconda le forniva. Solofra aveva anche il polo che forgiava il ferro, con le sue maestranze, le quali appartenevano a famiglie non più chiuse nell’economia di sussistenza. Nella città avvenne, dunque, il collegamento di queste due offerte - pelle e competenze lavorative -. Tale percorso si individua dietro il documento della Zecca di Napoli (1325) che, sappiamo, prese i suoi lavoranti proprio a Salerno, perché essi riuscivano ad ottenere lamine così sottili che a toccarle si polverizzavano, tanto che la loro bravura fu riconosciuta da una prammatica.
La Zecca di Napoli, creata nel 1277, fu particolarmente curata dai re Angioini, che la trasformarono in una “Universitas”, una comunità autogestita e una vera corporazione, con notai, credenzieri, ispettori, con un particolare tribunale e con privilegi, che si estendevano anche alle famiglie degli addetti e valevano anche quando questi non lavoravano più. Qui interessa sottolineare il rapporto della Zecca con gli orefici e con tutti coloro che avevano a che fare con la lavorazione dei metalli, perché è questo che lega l’Istituto di conio con l’area solofrana.
Se la Zecca di Napoli accolse nei suoi laboratori i lavoratori dell’oro di Salerno dobbiamo pensare che questa fu la strada che percorsero i fonditori solofrani citati nel documento. Ed è possibile altresì ipotizzare che prima di essere alla Zecca di Napoli costoro lavorassero a Salerno. Comunque sicuramente Solofra venne a contatto, fin da questo periodo, con il lavoro dell’oro, per i rapporti che aveva sia con Salerno che con Napoli. Poiché però le due città ebbero entrambe il jus prohibendi che impediva di portare fuori del loro territorio questo artigianato, tale attività non si potette installare a Solo-fra attraverso Salerno, come infatti non avvenne, ma attraverso Napoli.
Gli Angioini infatti avevano dato a Napoli, nell’intento di trasformarla in una grande capitale, molte prerogative di carattere economico, tra cui anche quella che permetteva agli abitanti della città di poter ba***re l’oro fuori del territorio cittadino. I solofrani abitanti a Napoli, che già da tempo avevano risposto alle offerte angioine , all’inizio del Cinquecento iniziarono a ba***re l’oro a Solofra, trasformandola in una succursale napoletana dell’arte dell’oropelle.
Leggendo i documenti citati nella forma integrale con tutti i nomi dei lavoratori della Zecca si individuano chiaramente, anche persone di Montoro, di Serino e di Atripalda - il polo di cui dicevamo - inoltre dai cognomi se ne possono individuare altri dei quali non si dice l’origine, come Giaquinto, Ciccarello, Russo, D’Urso, il che indica che proprio l’area della lavorazione del ferro, già protetta dai re angioini, fornì le maestranze specializzate per la Zecca napoletana. Tutti gli studiosi che hanno analizzato tali documenti hanno sottolineato questa nutrita presenza ed indicato l’importanza di un tale nocciolo artigianale.
I fonditori di Solofra e quelli che si individuano come appartenenti all’area del ferro spiegano perché i re angioini, che avevano curato l’instaurarsi nella zona di questa attività che chiedeva molta maestria, si interessarono a che questi operai specializzati si trasferissero alla Zecca. Considerando inoltre il sistema di reclutamento degli operai, che prevedeva che i figli prendessero il posto dei padri, si può porre in un periodo precedente la presenza degli operai solofrani alla Zecca napoletana, visto che la citazione dei fratelli Nicola e Gaudioso de Feulo implicitamente richiama il padre che ne aveva permesso l’assunzione. Si può quindi giungere alla fondazione della Zecca.
In conclusione prima di accingerci a leggere i documenti del battiloro solofrano uniti in questa raccolta possiamo considerare la presenza solofrana alla Zecca di Napoli la via del legame di Solofra con Napoli nella lavorazione dell’oro, legame che non elimina quello precedente con Salerno.

All’inizio si producono scarpe inargentate ed indorate, i famosi calzarelli de auropelle.
Un battiloro napoletano, abitante a Solofra, presente in una atto notarile: Andrea Balzano, calzolaio dell’oropelle.
1521. (B6522bis, f. 37).
Emancipatione di Capuano Troisio in cui il padre Donato dichiara che in antea possit negociari et se gerere tam in emendo quam in vendendo et in restando fazione et aliis negociis, gli assegna una casa coperta di scandolis, subtus et supta astracatum ditta "la sala" posta in località burrelli (confinante con la via pubblica, con beni di Francesco Troisi, con la sua casa), vi unisce la parte di cortile e di orto che è dinanzi alle loro abitazioni e che confina con la corte di Antonio Vigilante. G: Hn Evangelista Giliberto. T: Leone Troisi, Adamiano Guarino, Rubino Guarino, Nicola Troisi, Antonello de Bello Guarino, mst Andrea Balzano battiloro di Napoli, abitante a Solofra, Arcangelo Giaquinto, Giulio Gentile Guarino.

1522, aprile 2. (ASA, B6522, f. 228r).
Magistro Francesco de Giliberto consegna ducati 52 a Federico de Caropreso per la vendita di dui migliara de calzarelli uno de auropelle et altero russi che restituirà a rate: ducati 18, il 28 aprile, ducati 8, il 20 maggio e ducati 34, a fine giugno. G: Alessandro Petrone. T: Francesco Pirulo, Giuseppe Troisio, Antonio de Lumbardo.
(Il 12 ottobre 1522 il Caropreso fa cassare il debito pagato da Defendino de Rubino . T: Lisi Garzillo, Donato e Marco de Vigilante, Miola Rubino).

Un battiloro napoletano prende casa a Solofra: Minico Maiorana
1522, giugno 25. (ASA, B6522, f. 265r).
Domiziano de Liotta e Parmisano de Petrono, suo tutore, affittano a mgs Minico de Maiorana battiloro di Napoli unum sedile domore costituito di 4 membri con orto e cortile davanti, sito al Fiume e confinante con i beni di S. Agostino, del nt Andrea de Alfano, di C. Antonio de Bonojuorno, per 3 anni a partire dal 1° settembre e per d 12 da dividere nel periodo. I locatari si impegnano di mantenere regere et gubernare et reparare i beni e di fornire tutto ciò che servirà, di alzare, entro agosto, un muro di protezione, di tenere ed usare le due botticelle e le botti ivi esistenti, di mantenerle in buono stato risarcendo eventuali danni. G: Luca Ronca. T: Perri de Parrello, Ciardo de Giliberto, Francesco de Troisio, Ludovico Ronca.

Maiorana presente in atti notarili
1523, luglio 12. (ASA, B6522bis, f. 13v).
Capuano de Parrello stipula con Delettuoso de Giliberto un contratto di lavoro della durata di un anno a cominciare dal passato mese di aprile per arte contraria da esplicare fedelmente, non commettendo furto, né adsentandosi, con l’impegno, da parte del Giliberto, di un salario di d 11 da versare a fine contratto, di vestirlo, mantenerlo e dargli un letto, più un mantello di lana di Giffoni. G: Luca Ronca. T: Luca de Parrello, Bianco de Guarino, Minico de Maiorana battiloro di Napoli.

1523. (ASA, B6522bis f. 15r).
Ferrante de Graziano apre con Nardo de Garzillo un debito di d 7 per la vendita di scarpare maschulinare femminare da estinguere a fine agosto. G: P. Angelo Ronca. T: Ludovico Ronca, Pallegrino de Caropreso, Vincenzo Ronca, mss Minico Maiorana battiloro de Napoli, Ferrante de Sarno. (Cassato il 26 novembre 1523 con pagamento di Francesco e Santolo. T: Angelo de Vultu, Hettore de Giaquinto, Angelo de Parrello).

1523, novembre 25. (ASA, B6522bis, f. 97v).
Salvatore Guerrerio apre con Nicola de Giliberto un debito di d 4 per la vendita di planellore et scarpare in summarore da estinguare a fine dicembre. G: Parmisano de Petrone. T: dcn Bencivegna Titulo, Luca de Giliberto, vn Paolo Papa, mgs Minico Maiorana battiloro di Napoli.

1523, dicembre 23. (ASA, B6522, f. 106r).
Ragone de Rutolo Guarino apre con Galante Ciccarello di Marco e con Febo Ronca un debito di ducati 6 per la vendita di auripellium et calzarellore de auripello da estinguere alla fine del prossimo mese. G: Luca Ronca. T: Luca de Garzillo, Perri Pandolfello, Federico Parrello, Ludovico Ronca. (Estinto il 5 marzo 1524. T: Fante de Parrello, Selvaggio Pirulo, Petro de Vigilante, Marco Rutulo.

1524, aprile 2. (ASA, B7707, f. 183v).
Giosia di Cortesio de Rutolo Guarino apre con Petruzzo de Pandolfello di Ferrante una situazione debitoria di ducati 16.5 per vendere e consegnare centum paria planellore rubore et quatrocientum paria de calzarellis partim de auropella et partim rubeore da estinguere il 28 del presente mese. G: Scipione de Garzillo. T: Alfonso de Giliberto, Olivieri de Tura, Goliuso de Caravita, Bartolomeo de Parrello.

1527, gennaio 11. (ASA, B6522bis, f. 5v).
Honorabili Alessandro e Arcangelo Ronca aprono con Cesare Parrella una situazione debitoria di ducati 7 per certe quantitatis argenti battuti apti de oropelle da estinguere alla fiera di Atripalda di aprile. G: G. Jacobo Petrone. T: Fante Parrello, notaio Pasquale Giliberto, Tommaso Guarino, Stamele Parrello, Petro Parrello.

1527, gennaio 23. (ASA, B6522bis, f. 14r).
Domenico de Parrella e Annibale de Todaro aprono una situazione debitoria per la vendita e il trasporto di mille parium calzarellore rubeore e 200 de auropella per ducati 24 che sarà risolta in rate di ducati 6 a Carnevale, ducati 6 entro marzo, e ducati 12 alla fine di aprile. G: Clemente Giliberto. T: Arcangelo Violante, P. Angelo de Gerunde Guarino, Antonanzio de Parrello, Misi Pirulo.

Battargento e battiloro napoletani a Solofra:
Lorsi, de lo Signo, Bonocore, Landro, Maiorana, Balzano
1527. gennaio 29. (ASA, B6522bis, f. 18r).
Hn Marco Antonio Pirolo apre con Cola Giaquinto un debito di d. 14 per unius cantari de mal-lano et certe quantitatis tele linei et de durante da chiudere il ventesimo giorno di Quaresima. G: Sebastiano Criscillo. T: Adamiano Guarino, Mazzeo Landolfo, Ferrante Pirulo, Gio Lorsi battargento di Napoli.

La bottega dei battiloro napoletani era nella Platea. Un contrasto tra due battiloro.
1527, febbraio 7. (ASA, B6522bis, f. 20r).
Dichiarazione di honorabile Marco de lo Signo, maestro battiloro et argento di Napoli, nei riguardi di Loisio de Landro e Sebastiano Bonocore napoletano battargento, circa la convenzione intercorsa tra i tre di ba***re argento ed oro nella bottega di Solofra con l’impegno di ducati 23 come da obbliganze presso la Gran Corte di Napoli e l’impegno di augmento dell’arte e di beneficio della società. Il de lo Signo chiede al Landi e al Bonocore di lavorare e augmentare secondo i patti. Il Bonocore risponde che egli ha lavorato secondo i detti 24 ducati mentre c’è il danno provocato dal Landi che non lavora. Il Landi afferma che il danno è invece dei suoi soci che non danno il conto dei ducati impegnati. G: Luca Ronca. T: ven. Francesco Guarino, Paulo de lo Giudice Guarino, Matteo Ronca, Graziano Giliberto.

1527, febbraio 7. (ASA, B6522bis, f. 20v).
Dichiarazione di G. Loisio de Landro di Napoli, che asserisce che Marco de lo Signo di Napoli non ha dato alcun capitale come aveva invece asserito a Sebastiano Bonocore che hanno avuto solo ducati 20 per l’oro che si batte nella bottega di S. Augustino di Solofra, confinante con la via e con altri beni della chiesa, mentre il Lando fa nella bottega tutto quello che è necessario secondo quanto stabilito dalla Gran Corte e tutto a sue spese. G: Evangelista Giliberto. T: Laurenzio Caropreso, Galante de Ciccarello, Andrea de Andeto Guarino, Luciano de lo andolfo.
 Marco de lo Signo asserisce che egli è contento di come il Bonocore e il Landro lavorano e che vuole il conto di 23 ducati e non di 20 e che 4 ducati sono stati già consegnati.
 G. Loisio de Landro replica che essi hanno avuto ducati 20.
 Sebastiano Bonocore afferma che deve avere i 4 ducati e che non si deve perdere tempo perché “c’è il garzone alla bottega”.
 Marco de lo Signo conferma che i 4 ducati sono stati dati.

1527. aprile (ASA, B6522bis, s. v.).
Contestazione di Gio Loisio de Lando e Marco de lo Signo, napoletani e maestri battitori de auro et argento. Il de Lando afferma che, contro la convenzione di ba***re argento nella terra di Solofra con Sebastiano Bonocore, come da obbligo presso la Gran Corte, sono stati versati solo d. 20, mentre d. 4 sono in potere di Ludovico Ronca, d. 3 di Galante Ciccarello, che senza denaro l’arte non si può svolgere, che il conto è stato dato come dovuto e che tutto è scritto in esso.

Dal contrasto alla società
1527, aprile 11 (ASA, B6522bis, f. 54).
Magistro Marco de lo Signo battioro e argento napoletano e Sebastiano Bonocore battioro e argento napoletano stipulano un contratto di lavoro. Sebastiano Bonocore dichiara di aver ricevuto da Marco de lo Signo 40 ducati per mettere, compilare, esplicare l’arte battendi argento in detta terra di Solofra per la fiera di Salerno di settembre lucrando e promette di dare a Marco de lo Signo il lucro sul capitale, la pensione su la bottega e “un famulo ossia lavorante”. Sebastiano riceve da Marco 4 martelli dell’arte e cioè uno da saldare, uno da insertare, due da accapare e un altro puntolo da forgiare, fanno la somma di 5 martelli, una colonna marmorea de palmi tre eidem larga, due paia di tenaglie e tutti gli altri stigli che bisognano per detta arte, ai quali promette di restituirli col capitale più il guadagno o danno. Luiso de Lando può usarli.

1527, aprile 20. (ASA, B6522bis, f. 56).
Societas tra magistro Marco de lo Signo, battiloro e battargento napoletano, e Sebastiano Bonocore, battargento napoletano, che riceve ducati 20 dal de lo Signo da implicare ed esplicare nell’arte battendi argento nella terra di Solofra fino alla fiera di Salerno di settembre solliciter, fideliter e lucrando col patto di dare ogni mese lucido et claro calcolo del lucro e di restituire in detto tempo i ducati 20. Il Bonocore riceverà per pensione, per apoteca, per un famulo e lavorante e per le spese un terzo del lucro. Il Bonocore riceve inoltre 4 martelli dell’arte, uno da saldare, uno da risentare uno da accapare e un altro piccolo da forgiare, una cologna marmorea di palmi tre e due larga, due para de tenaglie e tutti gli altri stigli che bisognano in detta arte che fan-no uno col capitale di ducati 20. Il Bonocore infine darà conto dei danni e potrà usare il resto che era di Loisi de Lando. G: Giulio de Colella Guarino. T: Arcangelo Violante, Antonio de Ottaviano Guarino, Gio Caropreso, Arcangelo Garzillo.

1527 (ASA, B6522bis, f. 28r).
Alessandro ed Arcangelo Ronca aprono con Giulio Corona un debito di ducati 24 per peciore auropellium da chiudere a maggio. G: Gio Jacobo Petrone, Andeto Ronca, Petraro de Giliberto, Galante de Ciccarello, Cesare de Parrello.

1527, marzo 16. (ASA, B6522bis, f. 33r).
I fratelli Cesare e Pirro Parrella ricevono assicurazione da magistro Minico de Maiorana di Napoli, abitante a Solofra, del pagamento, entro sei mesi, del debito di tarì 16, con fideiussione di Albenzio Giliberto. Il Maiorana promette di usare il denaro mercimonia atta ad verberando argento martelli et altri stili eius arte battendi argento. È presente all’atto la moglie del Maiorana, Ursulina Malatesta di Napoli, e il mundoaldo Gio Battista Parrella. G: Taddeo Ronca. T: Arcangelo Vigilante, Leone de Crispiano Giliberto, G. Belardino Alfano, Giulio Giliberto.

1527, aprile 13 (ASA, B6522bis, f. 47r).
Gesomondo Parrello di Sabato apre con Vincenzo Violante di Petrillo un debito di d. 21 per unius miliari parium calzarellore videlicet ottocento russi et ducenti de auropella da chiudere alla fiera di Salerno di settembre. G: Giulio de Gentile Guarino. T: mss G. Battista Maffei, Tiberio Guarino, Goliuso Caravita, Matteo Juliano.

Marco de lo Signo commercia con i battiloro solofrani:
Ciccarello, Ronca, Garzillo, Parrella.

1527, veneris primo marzo. (ASA, B6522bis, f. 28)
Magistro Marco de lo Signo, battiloro apre con Galante Ciccarello una situazione debitoria di ducati 6 per argenti laborati in folio longo boni et atti per uso oropellium per totum mensem aprilis. G: Luca de Garzillo. T: Arcangelo de Violante, Antenoro de Garzillo, Gio Battista de Parrella, Antonio de Ciccarello, Dominico de Parrella.

1528, marzo. (ASA, B6522bis, f. 43r).
Pirro de Parrella apre con Fumillo Graziano un debito di ducati 15.5 per la vendita e il trasporto di scarpare mascolinare et auripellium da chiudere entro 15 giorni. G: Luca Ronca. T: Marco Ronca, nt Altobello Garzillo, Tiseo Ficeto, Domenico Todaro.

1527, maggio 25. (B6522bis, f. 79v).
Evangelista Giliberti e Adamiano Guarino aprono una situazione debitoria con Brando de Petrillo Vigilante di d. 5.5 per la vendita di scarpare scollatare e calzarore nigrore et de auripelle, da chiudere in due rate entro 10 giorni e il 21 giugno. G: Francesco Perreca. T: Paolo de Bello Guarino, Annibale de Todaro, mst Andrea Balzano battiloro di Napoli. (Cassato il 2 giugno per volontà di Evangelista Giliberti, che dice di aver ricevuto il denaro da Antonio Giaquinto e Pe-trillo Vigilante. T: Hn Matteo Garzilli, hn Giulio de Gentile Guarino).

1527, maggio 27. (ASA, B6522 bis).
Mgst Marco de lo Signo apre con Febo Ronca un debito di d. 12 per la fornitura di 10 migliara di argento battuto atto ad oropelle, da chiudere a settembre. G: Luca Garzillo. T: Tore Caropreso, Amelio Cambio, Arcangelo Violante, Alessandro Caropreso, Galante Ciccarello.

1527. (ASA B6522bis, f. 81r).
Mgst Marco de lo Signo, battiloro napoletano, apre con Galante Ciccarello un debito di ducati 8.5 per la consegna di 7 migliara de argento battuto atto per auropella, da chiudere a metà settembre. G: Febo Ronca. T: Arcangelo Vigilante. Tore Caropreso, Amelio de Cambio, Alessandro Caropreso, Grandonio Troisi.

Battiloro De lo Signo e Bonocore presenti in atti notarili
1527, maggio ultimo. (ASA, B6522bis, f. 85r).
Hn Matteo Garzilli apre con i soci Galante Ciccarello e Febo Ronca un debito di d. 15.2.10 per la vendita di una certa quantità di pelli di montone da restituire in tre rate, una a fine giugno, l’altra alla fiera del 22 luglio e l’ultima a fine agosto. G: Hn Luca Garzillo T: Arcangelo Vigilante, vn Ottaviano Guarino, mst Marco de lo Signo, battiloro napoletano, Sebastiano Bonocore battiloro di Napoli, Luciano Parrello.

1527, luglio 22. (ASA B6522bis, f. 105v).
Mgst Marco de Lo Signo, battargento di Napoli, apre con Luca Garzillo un debito di ducati 5.3.5 per argenti lavorati battuti da chiudere nel mese di settembre. G: Cesare Morena. T: Alberico Fasano, Alessandro Petrone, Ottaviano Papa, Arcangelo Vigilante.

1527, luglio 23, (ASA, B6522 bis, f. 105v).
Mgst Marco de lo Signo apre con Perri Parrello un debito di ducati 6 per argenti battuti in folio da chiudere a fine settembre. G: mastro Rubino Petrone. T: notaio Pasquale Giliberto, Petro Angelo Ronca, Giaquinto Ronca, Carlo Verità.

Solo una firma
1527. (ASA, B6522 bis f. 126r).
Alessandro e Arcangelo Ronca aprono con Tommasio de Pardo di Acquamela di S. Severino un debito di d 7.3 per lane nobili da estinguere a Natale. G: Mazzeo de Garzillo. T: Paulo Par-rello, Cesario Parrella, Cristofano Violante, Cubello Paladino di Aterrana, mgs Marco de lo Signo, battiloro di Napoli.

1527, dicembre 14. (ASA, B6522 bis, f. 172v).
Gesomondo de Parrello apre con Giulio de Gentile Guarino e col figlio Vincenzo un debito di ducati 21 per unius miliari calzarellore 800 russi e 200 de oropelle da chiudere a Carnevale. G: honorabile Salvatore de Parrello. T: don Vincenzo de Alfano, Matteo de Juliano, Antonio de Bello Guarino.

1527. (ASA, B6522 bis)
Il maestro Adreano Balzano, battiloro napolitano, firma un atto di compravendita di prodotti di auropelle con i soci Luca Ronca e Cesare Parrella, stabilendo i termini del mercimonio.

Balzano insegna a produrre calzarelli di oropelle nella scarperia dei Landolfi.
1527, novembre 1°. (ASA, B6522bis, f. 150v).
Il vn don Nicola Landolfo afferma che Mattiunzo Landolfo, figlio del fu Petro è sottoposto al mgs Andrea Balzano di Napoli, magistro dell’arte sutoria et arte cerdonia con l’impegno di docere detta arte per auropelle.

1528, marzo 25 (ASA, B6522bis, f. 55r).
I battiloro Luciano e Luca Ronca figli di Catanio aprono con Giulio de Coramino un debito di d 23.1 per auropellium, resta majore somma et ogni negociare, da chiudere a metà aprile. G: Jacobo Ronca. T: Bartolomeo de Gilforte Ronca, Antonio Pirulo, Scipione de Donato, Rainieri Forino.

1528, giugno 28. (ASA, B6522bis, f. 97v).
Honorabile Ludovico Ronca e Cesare de Parrella aprono con Goliuso de Caravita un debito di ducati 16.10 per venditione e tradutione di coire auripellium e chiudere entro 15 giorni. G: Matteo de Garzillo. T: Scipione de Jacobatis, Petro de Violante, mastro M. Antonio de Tura.

PESTE 1528
A causa dell’assedio di Napoli da parte del Lautrek e della peste nel giugno del 1528 si ferma il commercio per cominciare solo a marzo del 1529

1529, marzo 3. (ASA, B7093, f. 37r)
Daptio in solutum a favore di Gesomondo Parrella da parte di Cola Juliano e dei fratelli Bat-tista e Sebastiano per un debito di ducati 15 relativo ad 1 migliaio di calzarelli rossi di auripelle e 30 scarpe, di una terra posta a S. Agata davanti alla bottega, detta la corte dell’acqua, e confinante con la bottega degli Juliano e con beni di Belardino Vigilante, di Natale Vigilante e col vallone. Nel patto entra Leonardo de Petrillo Vigilante con il nipote Diomede (figlio del fu Vincenzo, suo fratello) . Altri patti per risolvere il debito e per la retrovendita. G: Gentile de Gentile Guarino. T: Santo de Scano, Ottaviano de Domenico Vigilante, G. Battista Scano.

La bottega di oropelle di Luca Ronca
1529, agosto 5. (ASA, B7093, f. 106r).
Submissio tra Luca Ronca e Sollepino Ladi per l’arte di auripellium che il Ronca deve docere a Sollepino e fare tutto ciò che è in suo potere affinché il Ladi impari, entro il tempo stabilito, e deve docere lo secreto de lo colore di detta arte. I soliti patti per questo tipo di contratto. G: Giulio de Colella Guarino. T: Capuano Giliberto, Biaso Guarino, Arcangelo Giannattasio, Arcangelo Parrella.

1529 (ASA, B7093, sub voce).
Galante Ciccarello commercia una certa quantità di calzarelli di oropelle con Giulio Corona aprendo una situazione debitoria che il Corona si impegna di chiudere entro un determinato tempo.

1529 (ASA, B7093, sub voce)
Scipione Iacobatis fu Galietta accoglie l’impegno in arte turgendi pelli in rubeum di Pietro Troisi per il figlio Cesare, che già ha operato col padre di Scipione nella bottega di questi.

1529 (ASA, B7093)
Cola de Luca Guarino col figlio Nicola aprono con Cesare Trambaglia per i figli Antonio Angelo un rapporto di lavoro in arte de lo russo seu di fare il colore rosso sulle pelli.

1531. (ASA, B6522bis)
Vari contratti di compravendita:
• Contratto di compravendita di 400 pelli de oropelle tra Cesare Parrella e Nicola Rubino.
• I soci Luca Ronca e Galante Ciccarello aprono un rapporto commerciale per la compravendita di prodotti in oropelle stabilendo i termini della società, le attività di ognuno, l’impegno pecuniario, la sua chiusura. Si precisano anche i rapporti che il Ronca deve avere con l’altro suo socio.
• Pietro Angelo de Gentile Guarino e Antonio de Giulio Corona stipulano un contratto di compravendita di 4 centinaia de paia di calzarelli rubeore de auropelle .
• Belardino Ronca e Antonio Morena vendono una certa quantità di pelli de auropello ad Adanese Caropreso di Federico aprendo una situazione debitoria e stabilendo dei patti per la soluzione della stessa.

Due battiloro napoletani: Felice de Sarro e Antonio e Luisio Saccardo
1531. (ASA, B6522bis, sub voce)
Luca Ronca e Cesare Parrella, soci in arte de auropelle, esercitano a Solofra l’arte per conto di Felice de Sarro, battiloro di Napoli, il quale nomina un agente che faccia i suoi interessi in sua assenza.

1531. (ASA, B6522bis, s. v.)
Antonio e Loisio Saccardo battiloro di Napoli vendono oropelle a diversi battiloro solofrani, alloggiano a Solofra per alcuni giorni e si fanno aiutare da Lorenzo de Petri di Serino, che eleggono loro agente.

Una società commerciale
1531, marzo 3 (ASA, B6522bis, f. 55v).
Società tra Marcino Liotta, con la partecipazione del figlio minore Argentino e dell’altro figlio Gio Pietro, e Ferdinando Pirolo, tutti del casale delle Fontane soprane, per l’uso di 4 once ad usum mercanzie in arte auripellium per un anno entro il quale promettono di docere Argentino dopo di che, se il giovane sit emasus detta arte, promettono di implicare et esplicare in detta arte con Argentino ed ogni 4 mesi consegnare una terza parte. Stabiliscono di consegnare alla fine integro capitale, di porre con Marcino debito liquido e chiaro e di consegnare a Marcino mezza parte ogni 4 mesi. G: Albenzio Ciccarello. T: Arcangelo Parrella, Leonardo Parrella, Marco Liotta, Conforto Vultu, Nardo Liotta.

Si introduce nell’attività la famiglia De Maio, imparentata con i Vigilante del Toro
1531 (ASA, B6522bis, f. 63v).
Cesare Parrella apre con Nicola Rubino e Belardino de Maio un mercimonio di 37 ducati per 400 pellium de auropelle da chiudere a fine marzo. G: mgs Potente Morena. T: Persiano Giannattasio.

1531, marzo 28. (ASA, B6255bis, f. 76v).
I soci Luca Ronca e Galante Ciccarello aprono con Vincenzo de Corte un debito di 9 ducati per la vendita di auripellium da chiudere dopo la fiera di Salerno di maggio e il 10 giugno. G: Angelo Parrello. T: Minico Grasso, Mariotto Ronca, Marchese Giliberti, Altobello Vultu, Mar-co de Gianni di Aterrana.

1531. maggio 6. (ASA, B6522bis, f. 134v).
Hn Petro Angelo de Gerundo Guarino apre con Antonio Corona di Giulio un debito di 15 ducati per 4 centenaria parium calzarelli rubeore e de auropelle, da chiudete a fine giugno, G: nb Pietro Angelo Fasano. T: Jacobo Ronca, Gio Antonio Verità, mss Domenico Maffei, Gesomondo Tura.

1531, settembre 18. (ASA, B6522bis, f. 196v).
I soci Luca Ronca e Galante Ciccarello aprono con Lorenzo Pacifico un debito di 4 ducati per 500 pelli de auropelle che il Pacifico si impegna di portare alla fiera di Salerno. G: Scipione Jacobatis. T: Arcangelo Ronca, Bianco Ciccarello, Evangelista Garzilli, Catanio Ronca, Sebastiano Giliberti.

Si introduce nell’arte la famiglia Petrone: Antonio detto “il battiloro”.
1531. (ASA, B6522bis, f. 199v).
Antonio Morena e Belardino Ronca aprono con Antonio Petrone un debito di 13.5 ducati per pelli de auripellium, da chiudere a fine settembre dopo la fiera di Salerno. G: Nicola de Gentile Guarino.

1532, gennaio 13 (ASA, B6523/1, f. 10v).
Alessandro ed Arcangelo Ronca aprono con i soci Luca Ronca e Galante Ciccarello una situa-zione debitoria di ducati 122 per 1800 pelli montoninare sardesche conciatore e per 31 miliari argenti battuti da chiudere a fine Carnevale, per ducati 72, e il 20 maggio, per il resto. Altri patti ad usum Solofre. G: Catanio Guarino. T: Angelo Ronca, Delittuoso de Donato, Alessandro Buongiorno, Luca Ronca.

1532. (ASA, B 6523/1, s. v.).
Contratto di compravendita di 525 pelli de oropelle dei soci Luca Ronca e Galante Ciccarello con Giulio Corona che deve vendere fuori il prodotto, aprendo una situazione debitoria che sarà chiusa entro un tempo determinato. Il Corona nomina un suo mallevadore

1532 (ASA, B 6523/1, f. 86v).
Hn Giulio Corona apre con Antonio de Martino di Serino un debito di 26 ducati per certa quantitatis auripellium da chiudere alla fiera di Salerno del prossimo anno, affermando che ha del denaro che Antonio deve recolligere . G: Leonardo Giliberti. T: egr mgs Ianno Petrone, mgn Cola Petrone, Cesare Giliberti, Persiano Giannattasio, Filippo Forino.

La società Ronca-Parrella con mercanti di Napoli e di Serino: Saccardo, de lo Pezzaro, de Petri.
1532. (ASA, B 6523/1, s. v.).
Contratto di Felice De Santo di Napoli con i soci Luca Ronca e Cesare Parrello, che lavorano l’oro della loro bottega per il battiloro napoletano impegnando una certa quantità di denaro. Vari patti.

1532 agosto 26. (ASA, B 6523/1, f. 101r).
Hn Luca Ronca e Galante Ciccarello, soci, aprono con hn Giulio Corona un debito di 40 ducati per 525 pellium de auropellium, da chiudere alla fiera di Salerno di settembre. G: mss Alberico Perreca. T: mst Marco Antonio Tura, Cicco de Donato, Francesco Caropreso, Evangelista Giliberti.

1532. (ASA, B 6523/1. s. v.).
Si forma una nuova società tra Luca Ronca e Cesare Parrella per la vendita dei loro prodotti di oropelle con Vincenzo Ronca, Gentile Todaro di Serino, Valerio Grasso di Altobello , Gio Cola Rubino di Difendino, Bartolomeo e Arcangelo Grimaldi , padre e figlio. Vari patti per la consegna e la vendita dei calzarelli di oropelle ed altri prodotti e per la divisione del lucro entro un tempo determinato.

1532. novembre 19 (ASA, B 6523/1, f. 146v).
I soci Luca Ronca e Cesare Parrella stipulano con Felice de Santo, battiloro di Napoli, un con-tratto in arte auripelli per un anno, impegnando la somma di ducati 31 da pagare finendo sol-vendo alla fine dell’anno, con i soliti patti. G: Matteo Troisi. T: Altobello Papa, G. Marco Ronca, Laurenzio Tura.

1533. (ASA B6523/2, s. v.).
Contratto di compravendita di pelli e calzarelli de oropelle dei soci Luca Ronca e Cesare Parrella con Antonio e Luisio Saccardo di Serino, che si impegna di portare il prodotto fuori e di pagare il debito entro un determinato tempo non superando il mese di maggio.

1533. (ASA B6523/2).
I soci Luca Ronca e Cesare Parrella si accordano con Lorenzo de Petri di Serino, che si impegna di lavorare con la società per la vendita di calzarelli di oropelle. Patti per la buona riuscita del mercimonio.

Un testamento importante
1533. 29 aprile (ASA B6523/2, ff. 87-95).
Testamento di Giovanni Paolo Maffei in cui il testatore nomina eredi i nipoti Domenico ed Alfonso, figli di Luca suo fratello, Ieronimo, Giovanni Vincenzo e Giovanni Leonardo, figli del fu Giovanni Battista altro figlio di Luca. Lascia al nipote Alfonso e al pronipote Ieronimo le due botteghe di battiloro site nella Platea pubblica e quella di Ar**no, divise, la prima a metà tra Alfonso e Ieronimo, la seconda tra Alfonso, Ieronimo, Giovanni Vincenzo e Giovanni Leonardo, con l’impegno di esercitarvi l’arte in società. Chiede che una parte del denaro sia usato per far studiare Giovanni Vincenzo, fratello di Ieronimo e Giovanni Benedetto, figlio di Alfonso. Il testatore lascia altresì a Domenico un cinto di argento inanellato, ad Alfonso tutto l’argento lavorato che è nella bottega e nella sua casa e dispone che Ieronimo sia nella società con Alfonso, durante tutta la sua vita, come è detto nel relativo contratto, che sia a lui obbediente e che Alfonso lo tenga come figlio. Dichiara di avere dell’argento da consegnare alla Chiesa di Santa Maria di Carbonara di Giffoni, a quella di S. Angelo di Penta, mentre l’argento della chiesa di S. Antonio di Padova di Serino e di Santa Maria delle Grazie di Solofra e il crocifisso deve essere ancora lavorato e consegnato.

1533. (ASA, B6523/2, s. v.).
I soci Luca Ronca e Cesare Parrella aprono una situazione debitoria con Salvatore de lo Pezzaro di Serino per la vendita di calzarelli di oropelle. Vari patti per la consegna del danaro.

1533 (ASA, B6523/2, s. v.).
I soci Luca Ronca e Cesare Parrella consegnano ad Antonio e Loisio Saccardo di Serino calzarelli de oropella per la vendita, aprendo una situazione debitoria. Accordi per la soluzione del debito.

1533 (ASA, B6523/2).
I soci Luca Ronca e Cesare Parrella consegnano a Vincenzo Ronca, fratello di Luca, cento pelli di oropella aprendo una situazione debitoria che il beneficiario si impegna di chiudere entro la fiera di Salerno di settembre.

La bottega Ronca-Parrella alla Platea
1533 (ASA, B6523/2).
I soci Luca Ronca e Cesare Parrella assumono nella loro bottega Gioe Petrone, figlio di Rubino, con impegno di insegnare l’arte e di introdurlo nel commercio dell’oropelle. Il padre assicura per il figlio.

1533 (ASA, B6523/2, ff. 227v-228r).
Submissio tra Luca Ronca e Cesare Parrella col magistro Rubino Petrone di Giovannello per suo figlio Marco Antonio, detto lo bianco. Luca e Cesare, socii, submiserunt in arte auripellis il giovane promettendo di docere in detta arte, di far fondere il colore, di porre l’argento, di fare ciò che spetta e conviene, e tutto per la durata di tre anni. Marco promette di esercitare a dovere la detta arte non commettendo furto nec absentando. Il padre assicura per il figlio.

1534 (ASA, B6534).
Contratto di compravendita di calzarelli di oropelle tra Luca Ronca e Cesare Parrella con Gentile Todaro di Serino che si impegna di vendere la mercanzia in auripello e di chiudere il debito.

1534 (ASA, B6534).
Submissio di Adamiano de Filippo di Serino in arte auripellium a favore di Luca Ronca nella sua bottega della Platea. Il De Filippo si impegna di servire fedeliter, non commettendo furto, né absentando. Il Ronca si impegna di pagare servire solvendo. Altri patti ad usum Solofre.

1534 (ASA, B6534).
Contratto di compravendita di scarpe de auripelle dei soci Luca Ronca e Cesare Parella con Bartolomeo e Arcangelo Grimaldi, padre e figlio, conciatori e mercanti al Vicinanzo con i soliti patti.

1534 (ASA, B6534).
Contratto dei soci Parrella-Ronca con Valerio di Altobello Grasso per la vendita di pelli de auropellium con patti per la chiusura della situazione debitoria e la nomina di un mallevadore.

1534 (ASA, B6534).
Giulio Corona commercia pelli de auripellium per calzarelli con Pietro Angelo de Gentile Guarino aprendo una situazione debitoria da chiudere entro breve tempo con possibilità di retrovendere.

1534 (ASA, B6534).
I soci Luca Ronca e Cesare Parrella consegnano prodotti di oropelle a Cola Rubino di Defendino che apre con la società una situazione debitoria da chiudere in due rate entro la fiera di Salerno.

1534 (ASA, B6534).
Sebastiano Garzillo e suo figlio Tommaso hanno una bottega di oropelle in piazza che vogliono ingrandire e che è vicino ad altre botteghe dei Garzilli e alla bottega di Alfonso Maffei detto aurifrias.

La bottega Maffei in Platea
1534 (ASA, B6534).
Bottega in platea di oropelle tenuta da Alfonso Maffei, detto aurifrias, e dai fratelli è stata ereditata dallo zio Giovanni Paolo. Confina con la bottega di oropelle del monastero di S. Agostino.

1534 (ASA, B6534).
Bazino Pirolo di Giacomo riceve una certa quantità di calzarelli di oropelle da Diomede di Ra-gone de Rutolo Guarino della Forna aprendo una situazione debitoria da chiudere a breve scadenza.

1535. (ASA, B6524)
Submissio di un anno in arte aurispellis a favore dei soci Luca Ronca e Cesare Parrella da parte di Raniero Forino che promette di essere fedele, imparare bene l’arte senza frode e inganno. Patti per il pagamento del salario finendo solvendo e per la consegna di uno scappusino.

1535. (ASA, B6524)
Contratto di compravendita di prodotti di oropelle tra Luca Ronca ed Ettore Grasso con impegno da parte del Grasso di bene vendere e tradire e di pagare al termine del contratto.

1535. (ASA, B6524)
I soci Luca Ronca e Cesare Parrella consegnano una certa quantità di calzarelli di oropelle a Diomede Guarino di Ragone de Rutolo e a Bazino Pirolo di Giacomo che si impegnano di chiudere entro l’anno la situazione debitoria. Si stabilisce altresì che altri possono pagare prima il debito.

1535. (ASA, B6524)
Contratto di Gesomondo Parrella di Sabato con i fratelli Belardino, Andriano e Teseo Guarino di Giulio de Colella che si impegnano di vendere pelli de auropelle e di risolvere la situazione debitoria.

1535. (ASA, B6524)
Luciano Parrella di Sabato acquista da Antonio e Giovannello Petrone, padre e figlio, una certa quantità di pelli de oropelle aprendo una situazione debitoria da chiudere in breve tempo.

1535. (ASA, B6524)
Gesomondo Parrella di Sabato apre una situazione debitoria per una certa quantità di calzarelli de oropelle con Gianmarino de Arcante di Napoli abitante a Solofra che si impegna di vendere il prodotto e restituire il debito.

1535. (ASA, B6524)
Gesomondo Parrello di Sabato apre una situazione debitoria per una certa quantità di auropellium con Salerno Guarino di Ragone con vari patti per la soluzione del contratto.

I Troisi e il battiloro
1535. (ASA, B6524)
Gio Antonio Troisi dà vita ad un contratto con Bartolomeo Saccardo di Serino per la compravendita di calzarelli de oropelle. Vari patti.

Società Gesomondo Parrella e Sebastiano Giliberti
1535. (ASA, B6524)
Gesomondo Parrella di Sabato consegna a Sebastiano Giliberti di Capuano prodotti di oropelle per la vendita, aprendo una situazione debitoria e stabilendo i soliti patti.

1535. (ASA, B6524)
Sebastiano Giliberti consegna a Palamide Guerriero di Salvatore una certa quantità di calzarelli di oropelle e riceve l’impegno della vendita del prodotto. Vari patti per la soluzione del debito.

1535. (ASA, B6524)
Nardo Trombetta ed Evangelista Cerino di Serino si impegnano in arte aurispellis con la società Parrella-Ronca, assicurando la vendita del prodotto e la soluzione del debito.

La bottega Morena alla Platea.
1537. (ASA, Notai di Avellino, B6524).
Testamento di Potente Morena in cui il testatore lascia agli eredi “lo stiglio dell’arte dell’auropelle”.

1539. (ASA, B 6525, Aurelio Guarino detto Ronca)
Società in arte auropelle tra Gesomondo Parrella di Sabato e Sebastiano Giliberti con vari patti da parte di entrambi i contraenti sia per la conduzione della società che per la distribuzione del lucro.

1539. (ASA, B 6525, Aurelio Guarino detto Ronca)
Antonio Morena assume presso la sua bottega della Platea Valerio Giliberti, figlio di Valerio, della famiglia di Francesco, con impegno del padre, che assicura il buon comportamento del figlio, mentre l’altro si impegna del pagamento del salario finendo solvendo.

1539. (ASA, B 6525, Aurelio Guarino detto Ronca)
Gesomondo Parrella e Sebastiano Giliberti, soci in arte auripellium, vendono a Leonardo de Perrillo Vigilante pelli di oropelle con vari patti ad usum Solofre.

1543 (ASA, B6529, Sebastiano Ciccarello).
Societas in arte de fare auripelle tra Salvatore Guarino, il figlio Barnaba e Crispino Ciccarello.

1543. (ASA, B6529, f. 116, Sebastiano Ciccarello).
Submissio in arte de fare auripelle tra Lorenzo Ladi per il figlio Nardo, per il quale il padre si impegna circa il comportamento del figlio, con Cervellone e Francesco Garzilli, figli di Luca di Caposolofra che si impegnano di docere nella loro bottega della piazza e di pagare finendo solvendo.

1544. (ASA, B6529, Sebastiano Ciccarello).
Submissio in arte de ba***re argento tra Cesare Parrello e Alfonso Petrone per il figlio Orazio, in cui si stabilisce di ben trattare il famulo e di docere secondo le sue capacità.

1545 (ASA, B6529, Sebastiano Ciccarello)
Commerciano in oropelle:
• Galante Ciccarello consegna a Giulio Corona 500 pelli di argento con i soliti patti.
• Antonio de Andeto Guarino consegna ad Abbondanzio Guarino una certa quantità di calzarelli di oropelle, ricevendo assicurazione ed impegnandosi per la risoluzione del debito in due rate.

1546 (ASA, B6526).
La bottega di battiloro di Alfonso Maffei, sita nella Platea, subisce un furto per ducati 100 da parte di Michele Lombardo di Montoro, una volta abitante a Solofra.

1546 (ASA, B6526).
I fratelli Ieronimo, Vincenzo e Leonardo Maffei di Giovanni Battista si dividono i beni ereditati dallo zio Giovanni Paolo, tra cui la bottega de ba***re argento et oro sita alla Platea.

Entra nell’attività la famiglia Landolfi con una società.
1546 (ASA, B6526).
I soci Ranaldo Landolfi e Terracino Giliberti stipulano una convenzione con Alfonso Petrone e Giovanni Petro Coramino, nell’uso dell’arte de ba***re argenti, in cui questi ultimi si impegnano di consegnare in due anni ai primi tutto l’argento che avranno dai primi e che essi lavoreranno per 11 carlini e grana 2 lo migliaro. Sarà impegnata la bottega del Petrone ai Burrelli soprani.

Una società familiare
1546. (ASA, B6526)
I fratelli Sebastiano, Princivallo, Domenico Landolfi col figlio di quest’ultimo, Francesco, stipulano i patti per una società familiare nella gestione della calzoleria di famiglia che indora anche le pelli per le scarpe. Il contratto societario è molto articolato e preciso nell’indicare i compiti di ogni socio.

1546. (ASA, B6526).
Submissio in arte auripelle tra Catanio e Alfano Ronca, battiloro della Platea, con Sabino e Barnaba Guarino di Salvatore con i soliti patti ed impegni da parte di entrambi. Salvatore si impegna per i figli assicurando della cura nell’apprende l’arte e nel suo esercizio, senza furto né abbandono. I primi si impegnano di consegnare ai secondi tutta la quantità di argento che lavoreranno nella loro bottega alla Platea.

La bottega Guarino alla Platea
1547 (ASA, B6527, Aurelio Ronca).
Testamento di Cristoforo Guarino delle Casate di Solofra, in cui il testatore istituisce erede il figlio Carlo, parla di una società mercantile con Valerio de Maio e fa un lungo elenco di recoglienze dove ci sono anche prodotti di oropelle che sono lavorati nella sua bottega alla Platea detta Poteca de lo russo.

Gli eredi di Luca Ronca
1547 (ASA, B6527, Aurelio Ronca).
I fratelli Catanio e Alfonso Ronca assumono nella loro bottega della Platea, che era del padre Luca, i fratelli Sabino e Barnaba Guarino che, avendo appreso bene l’arte, si impegnano di lavorare ad arte e sine defetto. Altri patti ad usum Solofre.

1547 (ASA, B6527, Aurelio Ronca).
Alla morte di Cristoforo Guarino della Casate si elencano i beni dei figli Gio Carlo e Prospero tra i quali una poteca alla piazza in arte dello russo, ossia battiloro.

1547 (ASA, B6527, Aurelio Ronca).
Catanio e Alfonso Ronca consegnano una certa quantità di fogli di oropelle della loro bottega a Pietro de Donato che si impegna di vendere il prodotto e di chiudere la situazione debitoria con le solite garanzie.

La bottega Petrone
1547 (ASA, B652, Aurelio Ronca).
Lorenzo Giliberti, della Forna, e Antonio Petrone, dei Burrelli soprani, commerciano in oropelle prodotto nella bottega del Petrone e finanziato dal Giliberti. Vari patti.

1547 (ASA, B6527, Aurelio Ronca).
Commerciano in oropelle Valerio di Lorenzo Giliberti e Antonio Petrone con i soliti patti per questo tipo di contratto.

Si introduce nell’attività la famiglia Tura.
1547 (ASA, B6527, Aurelio Ronca).
Minichiello Tura e il figlio Luca commerciano con Donato e Pietro Vigilante in montoni dorati lavorati nella bottega dei Vigilante alla Via Nuova.

Altra società familiare
1547 (ASA, B6527, Aurelio Ronca).
Società tra i figli di Rubino Petrone, Gio Benedetto, Marco Antonio, Giosomondo, Pirro e Gioe che lavorano col padre l’arte de auripelle, ba***re argento e de argenteria. Vari patti nella conduzione di questa società familiare.

1548 (ASA, B6529, vol. III, Sebastiano Ciccarello).
Intensa e varia attività della bottega di battiloro di Alfonso Maffei di Luca e dei nipoti figli di Giovanni Battista, sita alla Piazza.

1548 (ASA, B6529, vol. III, Sebastiano Ciccarello).
Giovanni Leonardo Maffei, del fu Giovanni Battista, prende a lavorare nella propria bottega il figlio di Sigismodo Tura, Vincenzo, stipulando un contratto di submissio in cui entrambi si impegnano per la propria parte e secondo le regole del lavoro et docere.

1549. (ASA, B6545, I, Claudio Ronca, f. 19r).
Le botteghe solofrane di battiloro producono panno consiato a calco de auropello che serve per eleganti rilegature di libri pregiati.

La bottega Tura
1549. (ASA, B6545, I, Claudio Ronca, f. 19).
Alfonso Petrone vende a Sigismondo Tura tutto lo stiglio de ba***re argento: due colonne, 4 martella e tutto ciò che abbisogna a detto esercizio. Il Tura pone l’attrezzatura nella sua bottega che viene gestita dai figli.

1549. (ASA, B6545, I, Claudio Ronca, f. 19).
Catanio e Vitale Ronca commerciano in auripelle con Margaritondo Rubino che si impegna di vendere e tradire le pelli di oropelle.

1551. (ASA, B6533, f. 80r).
Gio Vincenzo Maffei di Giovanni Battista e Domaschino Pirolo consegnano a Catanio e Bran-do Guarino, padre e figlio, mezzo migliaro di argento lavorato aprendo una situazione debito-ria con l’indicazione dei termini entro cui chiuderla .

1551. (ASA, B6533, f. 80v).
Brando Guarino vende una certa quantità di pelli de auripelle a Luca Troisi di Donato dei Burrelli sottani che si impegna di vendere e tradire con assicurazione per la chiusura della situazione debitoria.

1551. (ASA, B6533, f. 81).
Servitutis a favore di Pietro Petrone da parte di Gio Filippo Troisi di Nicola dei Burrelli in arte de ba***re argento per un anno nella bottega del Petrone con patti da parte di entrambi secondo le modalità di questo tipo di contratto.

1551. (ASA, B6533, f. 34).
Il notaio Cesare Garzilli di Altobello stipula un contratto di lavoro per il fratello Orazio in arte auripelli a favore di Ieronimo Morena che promette di docere e dare salario solvendo pagando. Il Garzilli promette per il fratello di bene servire fideliter, non commettendo furto né absentando.

1551. (ASA, B6545, Claudio Ronca)
Submissio in arte di ba***re argento per un anno tra Pirro Petrone e Gio Filippo Troisi di Nicola che si impegna di lavorare e servire fedelmente senza fare furto.

1552 (ASA, B6545, f. 52).
Michele Arcangelo Morena di Giustiniano è impegnato nell’arte de oropelle nella bottega in fazi S. Agostino.

1552 (ASA, B6545, f. 153).
Catanio e Vitale Ronca stipulano un contratto di compravendita per pelli di oropelle con Margaritondo Rubino che si impegna di vendere e tradire.

1552 (ASA, B6545, f. 153).
Pompeo Ciccarello di Galante e Virgilio Grasso col figlio Benedetto dei Balsami commerciano in calzarelli di auripelle con le solite modalità di questo tipo di contratto.

Una società
1552 (ASA, B6545, f. 154).
Convenzione tra Giovanni Marcino Garzillo, Fazio Verità e Catanio di Vitale Ronca per la durata di un anno, durante il quale il Garzillo e il Verità devono consegnare tutto l’argento, che batteranno e lavoreranno, al Ronca, in modo che allo stesso non venga mai a mancare l’argento che servirà. Si stabilisce il pagamento di 11 carlini il migliaio ogni dodici migliaia. Si impegnano a non vendere ad altri l’argento della loro bottega senza permesso del Ronca e di poterlo fare solo a Ieronimo Ronca. Vari altri patti e assicurazioni tra i soci di questa società.

La bottega Ciccarello
1552 (ASA, B6545, f. 155).
Contratto di lavoro di Pompeo Ciccarello di Galante che accoglie nella propria bottega Giovanni Battista Criscillo per docere in arte de auripello. Il Criscillo promette di bene ascoltare e lavorare non commettendo furto né absentando. Altri patti.

1553 (ASA, B6533).
Accordo tra Catanio Ronca e Alfonso Petrone per la consegna per un anno del secondo al primo di argento lavorato per inargentare pelli per 11 carlini il migliaio da pagare ogni tre mesi, con l’impegno di non farlo mancare altrimenti il Ronca può rifornirsi altrove a danno e spese del Petrone.

Lettieri da Solofra a Napoli
1553 (ASA, B6533, sub voce).
Gio Paolo Lettieri e magistro Luciano Guarino lavorano e commerciano in rame lavorato.

1553 (ASA, B6530, Francesco Ciccarello)
Testamento di Mario Petrone dei Burrelli. Figli: Carlo, Leonardo, Mario. Recoglienze varie tra cui prodotti in oropelle.

1553 (ASA, B6533).
Contratto tra Catanio Ronca ed Alfonso Petrone che si impegna di fornire al Ronca per un anno argento lavorato atto ad inargentar pelli. La medesima clausola vale per il Petrone in quanto se a costui manca l’argento il Ronca potrà prenderlo dove vuole.

1553 (ASA, B6533).
Atto di compravendita di pelli di oropelle tra Antonio Petrone e Galante Ferrero, battiloro napoletano, abitante a Solofra ai Burrelli, in cui entrambi si impegnano, nella consegna del prodotto il primo e nel pagamento il secondo.

1553 (ASA, B6533).
I fratelli Ranaldo e Luciano Landolfo commerciano con Giovanni Leonardo Maffei in argento lavorato e martellato da porre sulle pelli. Patti per il pagamento in rate metà a giungo e metà il 26 luglio.

Società Ronca-Petrone
1553 (ASA, B6533).
Si forma una società tra Catanio Ronca e Alfonso Petrone. Quest’ultimo si impegna a fornire al Ronca argento lavorato apto a inargentare pelli e si impegna a non farglielo mancare per carlini 11 e ½ il migliaio e a consegnare ogni tre mesi trenta migliaia. In effetti si forma una società in cui uno è in una posizione di dipendenza dall’altro.

Interessanti attrezzi di una bottega di battiloro.
1553, marzo 23. (ASA, B 6528 II, f. 100v).
Inventario dei beni di Ieronimo Maffei e dei fratelli Gio Vincenzo e Gio Leonardo siti al Casale Toro soprano e confinante con i beni di Fabrizio e Francesco Maffei, in riferimento all’ultimo testamento rogato dal notaio Francesco Giliberti. Tra questi beni ci sono gli attrezzi della bottega del battiloro che Ieronimo aveva al Toro .
[...] tre martella de ferro da forgiare (martelli per modellare il metallo uscito dalla forgia) e sette martella ad balestra più piccoli (martelli col fusto piegato da usare su un piano di legno con bordi ai lati su cui si ponevano gli oggetti da martellare), 4 altri martella de la bancha (martelli per piccole martellature da farsi sul banco), 2 piccoli da incastrare (martelli per operare incastri nel metallo morbido), tre pezzi de ferro per detta sua arte, tre bisconne (tavole piallate di noce o sorbo alte circa due palmi su cui porre gli attrezzi o operare alcuni lavori), una per ondinette (stampi per modellare il metallo ad onde), un tastetto (recipiente di materiale refrattario per la fusione dei metalli), due paletti grandi (incudine allungata e stretta usata per ripianare dall’interno un oggetto d’oro o d’argento, in genere strumento da incisione), un paro di forfraj (forbici) grandi, uno paro di tenaglie da ti**re, un paro di piastre da yettare argento, un compasso di un palmo, una mazzola (martelletto di legno), dui palettelli piccoli, una trafila (piastra di acciaio con fori di vario diametro ordinatamente disposti attraverso i quali si fanno passare fili di oro o argento per ridurli di diametro), doe paia de tenaglie per lo foro, uno canale, uno paro de tenagliole ad pizo, tre limiti, una petra de oglio (pietra contenente silicio usata come abrasivo, si usava con olio per affilare oro incastonato in assi di legno), uno trapano, uno serrachio per 38 ceselli (strumenti formati da un’asta quadrangolare con testa a taglio piano mentre l’estremità opposta muta a seconda l’ufficio di tagliare, schiacciare, forare, rialzare), altri ferrezoli intro una grumpa seu belanza de ligno, uno personello (tegamino) de fonder pece e uno pede de calece de rame, e vicale a pede de calice puro de rame, e uno cristo con la madona de creta de uno palmo, diece limitelle, e uno nappo pieno de ceselli, uno squarzo piccolo, una rasperella piccola, uno paro de forfaj (forbici) per tagliar argento, uno paro de tenaglie da tenere, una petra alias tronco, tre cortelluzzi da rader, uno inbroneturo (strumento per la brunitura dei metalli o per pareggiare, spianare, lisciare, lustrare. Si bruniva a freddo la doratura dei fogli) de azaro, duj inbroneturi de petre, tre para de bilanzole piccole con li pisi, uno brace-ro, uno spasto piccolo (oggetto per liberare o ripulire dalle impurità) pastoie (bulino per incidere), otto bolini, un altro ad pasto pure piccolo, sette stampe de paternostri (palline forate al centro lisce o rigate), tre cannelle de ta-gliar paternostri, una trafila piccola quale sono intro uno cassone de l’arte de orefice, intro un’altra cassa sono otto modelli de creta per firmar con designo de croce consistenteno in fugnar alias prospettano ad croce, uno paro de tenaglie da tagliar, una starclichia, dui paternostelli de argento de filo, tre granate, sei perne grossi quanto co-gliandro comoni, uno chisto de argento piccolo per cola, tre miraglie piccole de argento, uno consepper (insieme) de anelle cioè una anniola, una plasma de rubino, due facinti, uno rubino e una tonchinella, in detta camera sono due pare de mantaci uno ad mano l’altra per la forgia (apparecchio per arroventare l’oro e l’argento prima e du-rante la lavorazione mediante riscaldamento provocato dalla combustione di carbone mantenuto vivo dall’aria emessa da un mantice manovrato a mano), e una corona de rame una corta, e un altra corona più grande due caldaruli piccoli e una caldara grande e una persora, due inputi (imbuti), una grattacaso, uno montarello de brunze. In detta casa a lo cellaro c’è una petra de marmore alias uno quarto, una botte, uno carrato e uno colonno per bat-ter argento quale dice havero in qua; cioè uno paro de mantaci vecchi e tre martelle de batter argento, doe para de anelli, uno tastetto per forgiare, una paragone, tre petre de anelli quali sono doe per lo Vincenzo e per lo Leonardo con lo stesso Ieronimo consistono in una agatte, una armosista e una torchina de vite, uno palo de ferro. […].

1554 (ASA, B6545).
Marcino Garzilli e Fazio Verità consegnano a Pirro de Rutolo Guarino e a Giustiniano Murena 5 migliaia di argento lavorato che servirà per fare oropelle. Vari patti per il pagamento a rate.

1554 (ASA, B6545).
Atto di compravendita tra Catanio di Vitale Ronca e Terenzio Verità di una certa quantità pelli de auripelle con l’impegno di ducati 14 da pagare in rate entro un anno.

1554 (ASA, B6545).
Atto di compravendita tra Pompeo Ciccarello di Galante e Grandonio Buongiorno di una certa quantità di pelli di auripello con l’impegno di ducati 9 da pagare in un’unica soluzione alla fiera di Salerno.

1554 (ASA, B6545).
Marcino Garzillo, figlio di Tommaso e nipote di Sebastiano, e Fazio Verità consegnano a Pirro de Rutolo Guarino e a Giustiniano Morena 25 migliaia di argenti lavorati atto a fare auropello per 11 carlini e 7 grani al migliaio.

Una serie di società di battiloro
1554 (ASA, B6545).
Vincenzo Tura e il fratello Masio stipulano con Giustiniano Morena e Pirro de Rutolo Guarino un contratto per la fornitura da parte del Tura di tutto l’argento che a loro servirà per un anno. Vari patti per i tempi della consegna e il pagamento.

1554 (ASA, B6545).
Si forma una società tra Persiano ed Ieronimo Morena e Altobello Grasso per l’esercizio dell’arte auripelli. Si stabiliscono i termini della società, i tempi e le modalità del suo svolgimento, la divisione del lucro e delle perdenze.

1554. (ASA B6533)
Società per l’argento lavorato tra Catanio di Vitale Ronca e Masio Tura, figlio di Sigismondo con vari patti. In essa il Tura si impegna di fornire l’argento che serve alla bottega del Ronca in Platea al prezzo di 11 carlini al migliaio, nella quantità di 40 migliaia ogni quattro mesi, impegnandosi a fornirsi da altri se il Ronca ha bisogno di maggiore argento e a non fornire argento ad altri. Nella società si parla di panno consiato a calco de auropello. Viene prevista anche la possibilità di poter prendere dei famuli. Vari altri patti ad usum Solofre .

1555 (ASA, B6533).
Contratto di lavoro da parte di Pirro de Rutolo Guarino in arte oropelle a favore di Gio Vincenzo Maffei e del cugino Paolo figlio del fratello Domenico da svolgere nella bottega che fu di Giovanni Paolo e di Alfonso. Vari patti secondo le modalità di questo tipo di accordo tra cui il salario di otto ducati.

1555 (ASA, B6533).
Contratto tra Tommaso Garzillo figlio di Sebastiano, Salvatore Corona di Giulio, Rainaldo Landolfo e Leonardo Maffei. Il Landolfi si impegna di prende l’argento solo dal Maffei e di venderlo solo all’altro. Il Landolfi paga al Maffei 30 migliaia alla fiera di Nocera, l’altra metà alla fine della fiera, 30 migliaia alla fiera di Lanciano di maggio, e 30 a quella di agosto. Gli altri si impegnano di portare il prodotto ai mercati e alle fiere.

1555 (ASA, B6533).
Alfonso Petrone conferma la vendita a Sigismondo Tura di tutto il suo lo stiglio di ba***re argento: due colonne, 4 martella e tutto ciò che bisogna per svolgere detta arte per ducati 16. Patti per il pagamento.

1555. (ASA, B6562).
Giustiniano Morena stipula un contratto societario in arte de auripellium con Marcino Garzillo, figlio di Tommaso e nipote di Sebastiano. Nella società fanno parte Fazio Verità di Giovanni Antonio che si impegna nel trasporto dei prodotti, pelli de oro e calzarelli, Pirro de Rutolo Guarino per la tenuta dei libri.

1556. (ASA, B6546).
Commerciano in pelli de oropella:
• Ieronimo Verità e Ieronimo Morena.
• Valerio Giliberto di Lorenzo con Sabino e Ferreri Ciccarello, figli di Galante, che hanno sostituito il padre nel lavoro.
• Galante Ciccarello e Benedetto Petrone di Rubino.
• Gilberto de Gilberto figlio di Giacomo, detto “Carosello”, batte argento nella bottega di famiglia alla Forna e commercia il prodotto.
• Cesare e Francesco Criscillo e Pietro de Donato vendono pelli de oropelle.

I Giannattasio nell’oropelle
1556. (ASA, B6546).
Cosma Giannattasio di Antonello ed Ettore Maffei di Gio Domenico si accordano per la produzione e la vendita di prodotti di oropelle. Il Maffei produce l’oro aiutato dal Giannattasio che si impegna anche di portare il mercimonio a Napoli..

1556 (ASA, B6546)
Domenico Landolfi commercia in scarpe anche dorate e prodotti solofrani con i figli Giovanni, Francesco e Sebastiano. Si individuano alcuni impegni della società.
(CONTINUA)

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