10/08/2025
L'ARTE DEL BATTILORO
Alle origini
Un documento precedente
1325, Napoli. (da M. Camera, Annali delle Due Sicilie, II, Napoli, 1841-1860, pp. 483-484).
Individui che lavorano alla Zecca di Napoli e che godono i privilegi concessi da re Roberto.
Privilegium immunitatum, laborantium et exemptionum in beneficium magistratorum affilatorum et aliorum ministrorum in Regia Sicla Neapoli pro recognitione causarum civilium et criminalium […] Guardiosus de Feulo de Solofra, Nicolaus de Feulo eius frater, Petrillus et Bartolomeus de Solofra magistros ipsius Siclae receptos.
I prodomi
I lavoranti solofrani alla Zecca di Napoli
Nel periodo normanno si individua tra S. Agata, Serino e Montoro un gruppo di artigiani che lavo-ravano il ferro e producevano le “centrelle” . Quest’area si allargò, fino a comprendere Atripalda, con la costruzione di nuove forgias, che gli Angioini sottoposero a protezione con privilegi ed organizzazione del lavoro. Essa forniva a Salerno, che con le due fiere era il punto mercantile di riferimento di tutta la zona, il ferro anche lavorato e battuto, la cui vendita fu controllata da un Portolano di corte e dal Giustiziere che ne riscuoteva il diritto pecuniario.
A Salerno si era sviluppato fin dal periodo longobardo - la grande e fiorente Salerno dei principi Guaimario - un artigianato di lusso, voce importante del commercio di Amalfi, che diffondeva per il Mediterraneo tessuti impreziositi dall’oro et oropelle, cioè le pelli ricoperte da sottili lamine di oro o di argento che servivano per confezionare scarpe, rilegare libri, impreziosire vestiti ed altro. La città aveva perciò botteghe specializzate in questa arte tanto che l’imperatore Federico II le concesse la privativa (jus auripellis) .
Questa realtà e queste esigenze resero più stretto il rapporto che Salerno già aveva con Solofra: la prima ebbe bisogno della pelle da indorare che la seconda le forniva. Solofra aveva anche il polo che forgiava il ferro, con le sue maestranze, le quali appartenevano a famiglie non più chiuse nell’economia di sussistenza. Nella città avvenne, dunque, il collegamento di queste due offerte - pelle e competenze lavorative -. Tale percorso si individua dietro il documento della Zecca di Napoli (1325) che, sappiamo, prese i suoi lavoranti proprio a Salerno, perché essi riuscivano ad ottenere lamine così sottili che a toccarle si polverizzavano, tanto che la loro bravura fu riconosciuta da una prammatica.
La Zecca di Napoli, creata nel 1277, fu particolarmente curata dai re Angioini, che la trasformarono in una “Universitas”, una comunità autogestita e una vera corporazione, con notai, credenzieri, ispettori, con un particolare tribunale e con privilegi, che si estendevano anche alle famiglie degli addetti e valevano anche quando questi non lavoravano più. Qui interessa sottolineare il rapporto della Zecca con gli orefici e con tutti coloro che avevano a che fare con la lavorazione dei metalli, perché è questo che lega l’Istituto di conio con l’area solofrana.
Se la Zecca di Napoli accolse nei suoi laboratori i lavoratori dell’oro di Salerno dobbiamo pensare che questa fu la strada che percorsero i fonditori solofrani citati nel documento. Ed è possibile altresì ipotizzare che prima di essere alla Zecca di Napoli costoro lavorassero a Salerno. Comunque sicuramente Solofra venne a contatto, fin da questo periodo, con il lavoro dell’oro, per i rapporti che aveva sia con Salerno che con Napoli. Poiché però le due città ebbero entrambe il jus prohibendi che impediva di portare fuori del loro territorio questo artigianato, tale attività non si potette installare a Solo-fra attraverso Salerno, come infatti non avvenne, ma attraverso Napoli.
Gli Angioini infatti avevano dato a Napoli, nell’intento di trasformarla in una grande capitale, molte prerogative di carattere economico, tra cui anche quella che permetteva agli abitanti della città di poter ba***re l’oro fuori del territorio cittadino. I solofrani abitanti a Napoli, che già da tempo avevano risposto alle offerte angioine , all’inizio del Cinquecento iniziarono a ba***re l’oro a Solofra, trasformandola in una succursale napoletana dell’arte dell’oropelle.
Leggendo i documenti citati nella forma integrale con tutti i nomi dei lavoratori della Zecca si individuano chiaramente, anche persone di Montoro, di Serino e di Atripalda - il polo di cui dicevamo - inoltre dai cognomi se ne possono individuare altri dei quali non si dice l’origine, come Giaquinto, Ciccarello, Russo, D’Urso, il che indica che proprio l’area della lavorazione del ferro, già protetta dai re angioini, fornì le maestranze specializzate per la Zecca napoletana. Tutti gli studiosi che hanno analizzato tali documenti hanno sottolineato questa nutrita presenza ed indicato l’importanza di un tale nocciolo artigianale.
I fonditori di Solofra e quelli che si individuano come appartenenti all’area del ferro spiegano perché i re angioini, che avevano curato l’instaurarsi nella zona di questa attività che chiedeva molta maestria, si interessarono a che questi operai specializzati si trasferissero alla Zecca. Considerando inoltre il sistema di reclutamento degli operai, che prevedeva che i figli prendessero il posto dei padri, si può porre in un periodo precedente la presenza degli operai solofrani alla Zecca napoletana, visto che la citazione dei fratelli Nicola e Gaudioso de Feulo implicitamente richiama il padre che ne aveva permesso l’assunzione. Si può quindi giungere alla fondazione della Zecca.
In conclusione prima di accingerci a leggere i documenti del battiloro solofrano uniti in questa raccolta possiamo considerare la presenza solofrana alla Zecca di Napoli la via del legame di Solofra con Napoli nella lavorazione dell’oro, legame che non elimina quello precedente con Salerno.
All’inizio si producono scarpe inargentate ed indorate, i famosi calzarelli de auropelle.
Un battiloro napoletano, abitante a Solofra, presente in una atto notarile: Andrea Balzano, calzolaio dell’oropelle.
1521. (B6522bis, f. 37).
Emancipatione di Capuano Troisio in cui il padre Donato dichiara che in antea possit negociari et se gerere tam in emendo quam in vendendo et in restando fazione et aliis negociis, gli assegna una casa coperta di scandolis, subtus et supta astracatum ditta "la sala" posta in località burrelli (confinante con la via pubblica, con beni di Francesco Troisi, con la sua casa), vi unisce la parte di cortile e di orto che è dinanzi alle loro abitazioni e che confina con la corte di Antonio Vigilante. G: Hn Evangelista Giliberto. T: Leone Troisi, Adamiano Guarino, Rubino Guarino, Nicola Troisi, Antonello de Bello Guarino, mst Andrea Balzano battiloro di Napoli, abitante a Solofra, Arcangelo Giaquinto, Giulio Gentile Guarino.
1522, aprile 2. (ASA, B6522, f. 228r).
Magistro Francesco de Giliberto consegna ducati 52 a Federico de Caropreso per la vendita di dui migliara de calzarelli uno de auropelle et altero russi che restituirà a rate: ducati 18, il 28 aprile, ducati 8, il 20 maggio e ducati 34, a fine giugno. G: Alessandro Petrone. T: Francesco Pirulo, Giuseppe Troisio, Antonio de Lumbardo.
(Il 12 ottobre 1522 il Caropreso fa cassare il debito pagato da Defendino de Rubino . T: Lisi Garzillo, Donato e Marco de Vigilante, Miola Rubino).
Un battiloro napoletano prende casa a Solofra: Minico Maiorana
1522, giugno 25. (ASA, B6522, f. 265r).
Domiziano de Liotta e Parmisano de Petrono, suo tutore, affittano a mgs Minico de Maiorana battiloro di Napoli unum sedile domore costituito di 4 membri con orto e cortile davanti, sito al Fiume e confinante con i beni di S. Agostino, del nt Andrea de Alfano, di C. Antonio de Bonojuorno, per 3 anni a partire dal 1° settembre e per d 12 da dividere nel periodo. I locatari si impegnano di mantenere regere et gubernare et reparare i beni e di fornire tutto ciò che servirà, di alzare, entro agosto, un muro di protezione, di tenere ed usare le due botticelle e le botti ivi esistenti, di mantenerle in buono stato risarcendo eventuali danni. G: Luca Ronca. T: Perri de Parrello, Ciardo de Giliberto, Francesco de Troisio, Ludovico Ronca.
Maiorana presente in atti notarili
1523, luglio 12. (ASA, B6522bis, f. 13v).
Capuano de Parrello stipula con Delettuoso de Giliberto un contratto di lavoro della durata di un anno a cominciare dal passato mese di aprile per arte contraria da esplicare fedelmente, non commettendo furto, né adsentandosi, con l’impegno, da parte del Giliberto, di un salario di d 11 da versare a fine contratto, di vestirlo, mantenerlo e dargli un letto, più un mantello di lana di Giffoni. G: Luca Ronca. T: Luca de Parrello, Bianco de Guarino, Minico de Maiorana battiloro di Napoli.
1523. (ASA, B6522bis f. 15r).
Ferrante de Graziano apre con Nardo de Garzillo un debito di d 7 per la vendita di scarpare maschulinare femminare da estinguere a fine agosto. G: P. Angelo Ronca. T: Ludovico Ronca, Pallegrino de Caropreso, Vincenzo Ronca, mss Minico Maiorana battiloro de Napoli, Ferrante de Sarno. (Cassato il 26 novembre 1523 con pagamento di Francesco e Santolo. T: Angelo de Vultu, Hettore de Giaquinto, Angelo de Parrello).
1523, novembre 25. (ASA, B6522bis, f. 97v).
Salvatore Guerrerio apre con Nicola de Giliberto un debito di d 4 per la vendita di planellore et scarpare in summarore da estinguare a fine dicembre. G: Parmisano de Petrone. T: dcn Bencivegna Titulo, Luca de Giliberto, vn Paolo Papa, mgs Minico Maiorana battiloro di Napoli.
1523, dicembre 23. (ASA, B6522, f. 106r).
Ragone de Rutolo Guarino apre con Galante Ciccarello di Marco e con Febo Ronca un debito di ducati 6 per la vendita di auripellium et calzarellore de auripello da estinguere alla fine del prossimo mese. G: Luca Ronca. T: Luca de Garzillo, Perri Pandolfello, Federico Parrello, Ludovico Ronca. (Estinto il 5 marzo 1524. T: Fante de Parrello, Selvaggio Pirulo, Petro de Vigilante, Marco Rutulo.
1524, aprile 2. (ASA, B7707, f. 183v).
Giosia di Cortesio de Rutolo Guarino apre con Petruzzo de Pandolfello di Ferrante una situazione debitoria di ducati 16.5 per vendere e consegnare centum paria planellore rubore et quatrocientum paria de calzarellis partim de auropella et partim rubeore da estinguere il 28 del presente mese. G: Scipione de Garzillo. T: Alfonso de Giliberto, Olivieri de Tura, Goliuso de Caravita, Bartolomeo de Parrello.
1527, gennaio 11. (ASA, B6522bis, f. 5v).
Honorabili Alessandro e Arcangelo Ronca aprono con Cesare Parrella una situazione debitoria di ducati 7 per certe quantitatis argenti battuti apti de oropelle da estinguere alla fiera di Atripalda di aprile. G: G. Jacobo Petrone. T: Fante Parrello, notaio Pasquale Giliberto, Tommaso Guarino, Stamele Parrello, Petro Parrello.
1527, gennaio 23. (ASA, B6522bis, f. 14r).
Domenico de Parrella e Annibale de Todaro aprono una situazione debitoria per la vendita e il trasporto di mille parium calzarellore rubeore e 200 de auropella per ducati 24 che sarà risolta in rate di ducati 6 a Carnevale, ducati 6 entro marzo, e ducati 12 alla fine di aprile. G: Clemente Giliberto. T: Arcangelo Violante, P. Angelo de Gerunde Guarino, Antonanzio de Parrello, Misi Pirulo.
Battargento e battiloro napoletani a Solofra:
Lorsi, de lo Signo, Bonocore, Landro, Maiorana, Balzano
1527. gennaio 29. (ASA, B6522bis, f. 18r).
Hn Marco Antonio Pirolo apre con Cola Giaquinto un debito di d. 14 per unius cantari de mal-lano et certe quantitatis tele linei et de durante da chiudere il ventesimo giorno di Quaresima. G: Sebastiano Criscillo. T: Adamiano Guarino, Mazzeo Landolfo, Ferrante Pirulo, Gio Lorsi battargento di Napoli.
La bottega dei battiloro napoletani era nella Platea. Un contrasto tra due battiloro.
1527, febbraio 7. (ASA, B6522bis, f. 20r).
Dichiarazione di honorabile Marco de lo Signo, maestro battiloro et argento di Napoli, nei riguardi di Loisio de Landro e Sebastiano Bonocore napoletano battargento, circa la convenzione intercorsa tra i tre di ba***re argento ed oro nella bottega di Solofra con l’impegno di ducati 23 come da obbliganze presso la Gran Corte di Napoli e l’impegno di augmento dell’arte e di beneficio della società. Il de lo Signo chiede al Landi e al Bonocore di lavorare e augmentare secondo i patti. Il Bonocore risponde che egli ha lavorato secondo i detti 24 ducati mentre c’è il danno provocato dal Landi che non lavora. Il Landi afferma che il danno è invece dei suoi soci che non danno il conto dei ducati impegnati. G: Luca Ronca. T: ven. Francesco Guarino, Paulo de lo Giudice Guarino, Matteo Ronca, Graziano Giliberto.
1527, febbraio 7. (ASA, B6522bis, f. 20v).
Dichiarazione di G. Loisio de Landro di Napoli, che asserisce che Marco de lo Signo di Napoli non ha dato alcun capitale come aveva invece asserito a Sebastiano Bonocore che hanno avuto solo ducati 20 per l’oro che si batte nella bottega di S. Augustino di Solofra, confinante con la via e con altri beni della chiesa, mentre il Lando fa nella bottega tutto quello che è necessario secondo quanto stabilito dalla Gran Corte e tutto a sue spese. G: Evangelista Giliberto. T: Laurenzio Caropreso, Galante de Ciccarello, Andrea de Andeto Guarino, Luciano de lo andolfo.
Marco de lo Signo asserisce che egli è contento di come il Bonocore e il Landro lavorano e che vuole il conto di 23 ducati e non di 20 e che 4 ducati sono stati già consegnati.
G. Loisio de Landro replica che essi hanno avuto ducati 20.
Sebastiano Bonocore afferma che deve avere i 4 ducati e che non si deve perdere tempo perché “c’è il garzone alla bottega”.
Marco de lo Signo conferma che i 4 ducati sono stati dati.
1527. aprile (ASA, B6522bis, s. v.).
Contestazione di Gio Loisio de Lando e Marco de lo Signo, napoletani e maestri battitori de auro et argento. Il de Lando afferma che, contro la convenzione di ba***re argento nella terra di Solofra con Sebastiano Bonocore, come da obbligo presso la Gran Corte, sono stati versati solo d. 20, mentre d. 4 sono in potere di Ludovico Ronca, d. 3 di Galante Ciccarello, che senza denaro l’arte non si può svolgere, che il conto è stato dato come dovuto e che tutto è scritto in esso.
Dal contrasto alla società
1527, aprile 11 (ASA, B6522bis, f. 54).
Magistro Marco de lo Signo battioro e argento napoletano e Sebastiano Bonocore battioro e argento napoletano stipulano un contratto di lavoro. Sebastiano Bonocore dichiara di aver ricevuto da Marco de lo Signo 40 ducati per mettere, compilare, esplicare l’arte battendi argento in detta terra di Solofra per la fiera di Salerno di settembre lucrando e promette di dare a Marco de lo Signo il lucro sul capitale, la pensione su la bottega e “un famulo ossia lavorante”. Sebastiano riceve da Marco 4 martelli dell’arte e cioè uno da saldare, uno da insertare, due da accapare e un altro puntolo da forgiare, fanno la somma di 5 martelli, una colonna marmorea de palmi tre eidem larga, due paia di tenaglie e tutti gli altri stigli che bisognano per detta arte, ai quali promette di restituirli col capitale più il guadagno o danno. Luiso de Lando può usarli.
1527, aprile 20. (ASA, B6522bis, f. 56).
Societas tra magistro Marco de lo Signo, battiloro e battargento napoletano, e Sebastiano Bonocore, battargento napoletano, che riceve ducati 20 dal de lo Signo da implicare ed esplicare nell’arte battendi argento nella terra di Solofra fino alla fiera di Salerno di settembre solliciter, fideliter e lucrando col patto di dare ogni mese lucido et claro calcolo del lucro e di restituire in detto tempo i ducati 20. Il Bonocore riceverà per pensione, per apoteca, per un famulo e lavorante e per le spese un terzo del lucro. Il Bonocore riceve inoltre 4 martelli dell’arte, uno da saldare, uno da risentare uno da accapare e un altro piccolo da forgiare, una cologna marmorea di palmi tre e due larga, due para de tenaglie e tutti gli altri stigli che bisognano in detta arte che fan-no uno col capitale di ducati 20. Il Bonocore infine darà conto dei danni e potrà usare il resto che era di Loisi de Lando. G: Giulio de Colella Guarino. T: Arcangelo Violante, Antonio de Ottaviano Guarino, Gio Caropreso, Arcangelo Garzillo.
1527 (ASA, B6522bis, f. 28r).
Alessandro ed Arcangelo Ronca aprono con Giulio Corona un debito di ducati 24 per peciore auropellium da chiudere a maggio. G: Gio Jacobo Petrone, Andeto Ronca, Petraro de Giliberto, Galante de Ciccarello, Cesare de Parrello.
1527, marzo 16. (ASA, B6522bis, f. 33r).
I fratelli Cesare e Pirro Parrella ricevono assicurazione da magistro Minico de Maiorana di Napoli, abitante a Solofra, del pagamento, entro sei mesi, del debito di tarì 16, con fideiussione di Albenzio Giliberto. Il Maiorana promette di usare il denaro mercimonia atta ad verberando argento martelli et altri stili eius arte battendi argento. È presente all’atto la moglie del Maiorana, Ursulina Malatesta di Napoli, e il mundoaldo Gio Battista Parrella. G: Taddeo Ronca. T: Arcangelo Vigilante, Leone de Crispiano Giliberto, G. Belardino Alfano, Giulio Giliberto.
1527, aprile 13 (ASA, B6522bis, f. 47r).
Gesomondo Parrello di Sabato apre con Vincenzo Violante di Petrillo un debito di d. 21 per unius miliari parium calzarellore videlicet ottocento russi et ducenti de auropella da chiudere alla fiera di Salerno di settembre. G: Giulio de Gentile Guarino. T: mss G. Battista Maffei, Tiberio Guarino, Goliuso Caravita, Matteo Juliano.
Marco de lo Signo commercia con i battiloro solofrani:
Ciccarello, Ronca, Garzillo, Parrella.
1527, veneris primo marzo. (ASA, B6522bis, f. 28)
Magistro Marco de lo Signo, battiloro apre con Galante Ciccarello una situazione debitoria di ducati 6 per argenti laborati in folio longo boni et atti per uso oropellium per totum mensem aprilis. G: Luca de Garzillo. T: Arcangelo de Violante, Antenoro de Garzillo, Gio Battista de Parrella, Antonio de Ciccarello, Dominico de Parrella.
1528, marzo. (ASA, B6522bis, f. 43r).
Pirro de Parrella apre con Fumillo Graziano un debito di ducati 15.5 per la vendita e il trasporto di scarpare mascolinare et auripellium da chiudere entro 15 giorni. G: Luca Ronca. T: Marco Ronca, nt Altobello Garzillo, Tiseo Ficeto, Domenico Todaro.
1527, maggio 25. (B6522bis, f. 79v).
Evangelista Giliberti e Adamiano Guarino aprono una situazione debitoria con Brando de Petrillo Vigilante di d. 5.5 per la vendita di scarpare scollatare e calzarore nigrore et de auripelle, da chiudere in due rate entro 10 giorni e il 21 giugno. G: Francesco Perreca. T: Paolo de Bello Guarino, Annibale de Todaro, mst Andrea Balzano battiloro di Napoli. (Cassato il 2 giugno per volontà di Evangelista Giliberti, che dice di aver ricevuto il denaro da Antonio Giaquinto e Pe-trillo Vigilante. T: Hn Matteo Garzilli, hn Giulio de Gentile Guarino).
1527, maggio 27. (ASA, B6522 bis).
Mgst Marco de lo Signo apre con Febo Ronca un debito di d. 12 per la fornitura di 10 migliara di argento battuto atto ad oropelle, da chiudere a settembre. G: Luca Garzillo. T: Tore Caropreso, Amelio Cambio, Arcangelo Violante, Alessandro Caropreso, Galante Ciccarello.
1527. (ASA B6522bis, f. 81r).
Mgst Marco de lo Signo, battiloro napoletano, apre con Galante Ciccarello un debito di ducati 8.5 per la consegna di 7 migliara de argento battuto atto per auropella, da chiudere a metà settembre. G: Febo Ronca. T: Arcangelo Vigilante. Tore Caropreso, Amelio de Cambio, Alessandro Caropreso, Grandonio Troisi.
Battiloro De lo Signo e Bonocore presenti in atti notarili
1527, maggio ultimo. (ASA, B6522bis, f. 85r).
Hn Matteo Garzilli apre con i soci Galante Ciccarello e Febo Ronca un debito di d. 15.2.10 per la vendita di una certa quantità di pelli di montone da restituire in tre rate, una a fine giugno, l’altra alla fiera del 22 luglio e l’ultima a fine agosto. G: Hn Luca Garzillo T: Arcangelo Vigilante, vn Ottaviano Guarino, mst Marco de lo Signo, battiloro napoletano, Sebastiano Bonocore battiloro di Napoli, Luciano Parrello.
1527, luglio 22. (ASA B6522bis, f. 105v).
Mgst Marco de Lo Signo, battargento di Napoli, apre con Luca Garzillo un debito di ducati 5.3.5 per argenti lavorati battuti da chiudere nel mese di settembre. G: Cesare Morena. T: Alberico Fasano, Alessandro Petrone, Ottaviano Papa, Arcangelo Vigilante.
1527, luglio 23, (ASA, B6522 bis, f. 105v).
Mgst Marco de lo Signo apre con Perri Parrello un debito di ducati 6 per argenti battuti in folio da chiudere a fine settembre. G: mastro Rubino Petrone. T: notaio Pasquale Giliberto, Petro Angelo Ronca, Giaquinto Ronca, Carlo Verità.
Solo una firma
1527. (ASA, B6522 bis f. 126r).
Alessandro e Arcangelo Ronca aprono con Tommasio de Pardo di Acquamela di S. Severino un debito di d 7.3 per lane nobili da estinguere a Natale. G: Mazzeo de Garzillo. T: Paulo Par-rello, Cesario Parrella, Cristofano Violante, Cubello Paladino di Aterrana, mgs Marco de lo Signo, battiloro di Napoli.
1527, dicembre 14. (ASA, B6522 bis, f. 172v).
Gesomondo de Parrello apre con Giulio de Gentile Guarino e col figlio Vincenzo un debito di ducati 21 per unius miliari calzarellore 800 russi e 200 de oropelle da chiudere a Carnevale. G: honorabile Salvatore de Parrello. T: don Vincenzo de Alfano, Matteo de Juliano, Antonio de Bello Guarino.
1527. (ASA, B6522 bis)
Il maestro Adreano Balzano, battiloro napolitano, firma un atto di compravendita di prodotti di auropelle con i soci Luca Ronca e Cesare Parrella, stabilendo i termini del mercimonio.
Balzano insegna a produrre calzarelli di oropelle nella scarperia dei Landolfi.
1527, novembre 1°. (ASA, B6522bis, f. 150v).
Il vn don Nicola Landolfo afferma che Mattiunzo Landolfo, figlio del fu Petro è sottoposto al mgs Andrea Balzano di Napoli, magistro dell’arte sutoria et arte cerdonia con l’impegno di docere detta arte per auropelle.
1528, marzo 25 (ASA, B6522bis, f. 55r).
I battiloro Luciano e Luca Ronca figli di Catanio aprono con Giulio de Coramino un debito di d 23.1 per auropellium, resta majore somma et ogni negociare, da chiudere a metà aprile. G: Jacobo Ronca. T: Bartolomeo de Gilforte Ronca, Antonio Pirulo, Scipione de Donato, Rainieri Forino.
1528, giugno 28. (ASA, B6522bis, f. 97v).
Honorabile Ludovico Ronca e Cesare de Parrella aprono con Goliuso de Caravita un debito di ducati 16.10 per venditione e tradutione di coire auripellium e chiudere entro 15 giorni. G: Matteo de Garzillo. T: Scipione de Jacobatis, Petro de Violante, mastro M. Antonio de Tura.
PESTE 1528
A causa dell’assedio di Napoli da parte del Lautrek e della peste nel giugno del 1528 si ferma il commercio per cominciare solo a marzo del 1529
1529, marzo 3. (ASA, B7093, f. 37r)
Daptio in solutum a favore di Gesomondo Parrella da parte di Cola Juliano e dei fratelli Bat-tista e Sebastiano per un debito di ducati 15 relativo ad 1 migliaio di calzarelli rossi di auripelle e 30 scarpe, di una terra posta a S. Agata davanti alla bottega, detta la corte dell’acqua, e confinante con la bottega degli Juliano e con beni di Belardino Vigilante, di Natale Vigilante e col vallone. Nel patto entra Leonardo de Petrillo Vigilante con il nipote Diomede (figlio del fu Vincenzo, suo fratello) . Altri patti per risolvere il debito e per la retrovendita. G: Gentile de Gentile Guarino. T: Santo de Scano, Ottaviano de Domenico Vigilante, G. Battista Scano.
La bottega di oropelle di Luca Ronca
1529, agosto 5. (ASA, B7093, f. 106r).
Submissio tra Luca Ronca e Sollepino Ladi per l’arte di auripellium che il Ronca deve docere a Sollepino e fare tutto ciò che è in suo potere affinché il Ladi impari, entro il tempo stabilito, e deve docere lo secreto de lo colore di detta arte. I soliti patti per questo tipo di contratto. G: Giulio de Colella Guarino. T: Capuano Giliberto, Biaso Guarino, Arcangelo Giannattasio, Arcangelo Parrella.
1529 (ASA, B7093, sub voce).
Galante Ciccarello commercia una certa quantità di calzarelli di oropelle con Giulio Corona aprendo una situazione debitoria che il Corona si impegna di chiudere entro un determinato tempo.
1529 (ASA, B7093, sub voce)
Scipione Iacobatis fu Galietta accoglie l’impegno in arte turgendi pelli in rubeum di Pietro Troisi per il figlio Cesare, che già ha operato col padre di Scipione nella bottega di questi.
1529 (ASA, B7093)
Cola de Luca Guarino col figlio Nicola aprono con Cesare Trambaglia per i figli Antonio Angelo un rapporto di lavoro in arte de lo russo seu di fare il colore rosso sulle pelli.
1531. (ASA, B6522bis)
Vari contratti di compravendita:
• Contratto di compravendita di 400 pelli de oropelle tra Cesare Parrella e Nicola Rubino.
• I soci Luca Ronca e Galante Ciccarello aprono un rapporto commerciale per la compravendita di prodotti in oropelle stabilendo i termini della società, le attività di ognuno, l’impegno pecuniario, la sua chiusura. Si precisano anche i rapporti che il Ronca deve avere con l’altro suo socio.
• Pietro Angelo de Gentile Guarino e Antonio de Giulio Corona stipulano un contratto di compravendita di 4 centinaia de paia di calzarelli rubeore de auropelle .
• Belardino Ronca e Antonio Morena vendono una certa quantità di pelli de auropello ad Adanese Caropreso di Federico aprendo una situazione debitoria e stabilendo dei patti per la soluzione della stessa.
Due battiloro napoletani: Felice de Sarro e Antonio e Luisio Saccardo
1531. (ASA, B6522bis, sub voce)
Luca Ronca e Cesare Parrella, soci in arte de auropelle, esercitano a Solofra l’arte per conto di Felice de Sarro, battiloro di Napoli, il quale nomina un agente che faccia i suoi interessi in sua assenza.
1531. (ASA, B6522bis, s. v.)
Antonio e Loisio Saccardo battiloro di Napoli vendono oropelle a diversi battiloro solofrani, alloggiano a Solofra per alcuni giorni e si fanno aiutare da Lorenzo de Petri di Serino, che eleggono loro agente.
Una società commerciale
1531, marzo 3 (ASA, B6522bis, f. 55v).
Società tra Marcino Liotta, con la partecipazione del figlio minore Argentino e dell’altro figlio Gio Pietro, e Ferdinando Pirolo, tutti del casale delle Fontane soprane, per l’uso di 4 once ad usum mercanzie in arte auripellium per un anno entro il quale promettono di docere Argentino dopo di che, se il giovane sit emasus detta arte, promettono di implicare et esplicare in detta arte con Argentino ed ogni 4 mesi consegnare una terza parte. Stabiliscono di consegnare alla fine integro capitale, di porre con Marcino debito liquido e chiaro e di consegnare a Marcino mezza parte ogni 4 mesi. G: Albenzio Ciccarello. T: Arcangelo Parrella, Leonardo Parrella, Marco Liotta, Conforto Vultu, Nardo Liotta.
Si introduce nell’attività la famiglia De Maio, imparentata con i Vigilante del Toro
1531 (ASA, B6522bis, f. 63v).
Cesare Parrella apre con Nicola Rubino e Belardino de Maio un mercimonio di 37 ducati per 400 pellium de auropelle da chiudere a fine marzo. G: mgs Potente Morena. T: Persiano Giannattasio.
1531, marzo 28. (ASA, B6255bis, f. 76v).
I soci Luca Ronca e Galante Ciccarello aprono con Vincenzo de Corte un debito di 9 ducati per la vendita di auripellium da chiudere dopo la fiera di Salerno di maggio e il 10 giugno. G: Angelo Parrello. T: Minico Grasso, Mariotto Ronca, Marchese Giliberti, Altobello Vultu, Mar-co de Gianni di Aterrana.
1531. maggio 6. (ASA, B6522bis, f. 134v).
Hn Petro Angelo de Gerundo Guarino apre con Antonio Corona di Giulio un debito di 15 ducati per 4 centenaria parium calzarelli rubeore e de auropelle, da chiudete a fine giugno, G: nb Pietro Angelo Fasano. T: Jacobo Ronca, Gio Antonio Verità, mss Domenico Maffei, Gesomondo Tura.
1531, settembre 18. (ASA, B6522bis, f. 196v).
I soci Luca Ronca e Galante Ciccarello aprono con Lorenzo Pacifico un debito di 4 ducati per 500 pelli de auropelle che il Pacifico si impegna di portare alla fiera di Salerno. G: Scipione Jacobatis. T: Arcangelo Ronca, Bianco Ciccarello, Evangelista Garzilli, Catanio Ronca, Sebastiano Giliberti.
Si introduce nell’arte la famiglia Petrone: Antonio detto “il battiloro”.
1531. (ASA, B6522bis, f. 199v).
Antonio Morena e Belardino Ronca aprono con Antonio Petrone un debito di 13.5 ducati per pelli de auripellium, da chiudere a fine settembre dopo la fiera di Salerno. G: Nicola de Gentile Guarino.
1532, gennaio 13 (ASA, B6523/1, f. 10v).
Alessandro ed Arcangelo Ronca aprono con i soci Luca Ronca e Galante Ciccarello una situa-zione debitoria di ducati 122 per 1800 pelli montoninare sardesche conciatore e per 31 miliari argenti battuti da chiudere a fine Carnevale, per ducati 72, e il 20 maggio, per il resto. Altri patti ad usum Solofre. G: Catanio Guarino. T: Angelo Ronca, Delittuoso de Donato, Alessandro Buongiorno, Luca Ronca.
1532. (ASA, B 6523/1, s. v.).
Contratto di compravendita di 525 pelli de oropelle dei soci Luca Ronca e Galante Ciccarello con Giulio Corona che deve vendere fuori il prodotto, aprendo una situazione debitoria che sarà chiusa entro un tempo determinato. Il Corona nomina un suo mallevadore
1532 (ASA, B 6523/1, f. 86v).
Hn Giulio Corona apre con Antonio de Martino di Serino un debito di 26 ducati per certa quantitatis auripellium da chiudere alla fiera di Salerno del prossimo anno, affermando che ha del denaro che Antonio deve recolligere . G: Leonardo Giliberti. T: egr mgs Ianno Petrone, mgn Cola Petrone, Cesare Giliberti, Persiano Giannattasio, Filippo Forino.
La società Ronca-Parrella con mercanti di Napoli e di Serino: Saccardo, de lo Pezzaro, de Petri.
1532. (ASA, B 6523/1, s. v.).
Contratto di Felice De Santo di Napoli con i soci Luca Ronca e Cesare Parrello, che lavorano l’oro della loro bottega per il battiloro napoletano impegnando una certa quantità di denaro. Vari patti.
1532 agosto 26. (ASA, B 6523/1, f. 101r).
Hn Luca Ronca e Galante Ciccarello, soci, aprono con hn Giulio Corona un debito di 40 ducati per 525 pellium de auropellium, da chiudere alla fiera di Salerno di settembre. G: mss Alberico Perreca. T: mst Marco Antonio Tura, Cicco de Donato, Francesco Caropreso, Evangelista Giliberti.
1532. (ASA, B 6523/1. s. v.).
Si forma una nuova società tra Luca Ronca e Cesare Parrella per la vendita dei loro prodotti di oropelle con Vincenzo Ronca, Gentile Todaro di Serino, Valerio Grasso di Altobello , Gio Cola Rubino di Difendino, Bartolomeo e Arcangelo Grimaldi , padre e figlio. Vari patti per la consegna e la vendita dei calzarelli di oropelle ed altri prodotti e per la divisione del lucro entro un tempo determinato.
1532. novembre 19 (ASA, B 6523/1, f. 146v).
I soci Luca Ronca e Cesare Parrella stipulano con Felice de Santo, battiloro di Napoli, un con-tratto in arte auripelli per un anno, impegnando la somma di ducati 31 da pagare finendo sol-vendo alla fine dell’anno, con i soliti patti. G: Matteo Troisi. T: Altobello Papa, G. Marco Ronca, Laurenzio Tura.
1533. (ASA B6523/2, s. v.).
Contratto di compravendita di pelli e calzarelli de oropelle dei soci Luca Ronca e Cesare Parrella con Antonio e Luisio Saccardo di Serino, che si impegna di portare il prodotto fuori e di pagare il debito entro un determinato tempo non superando il mese di maggio.
1533. (ASA B6523/2).
I soci Luca Ronca e Cesare Parrella si accordano con Lorenzo de Petri di Serino, che si impegna di lavorare con la società per la vendita di calzarelli di oropelle. Patti per la buona riuscita del mercimonio.
Un testamento importante
1533. 29 aprile (ASA B6523/2, ff. 87-95).
Testamento di Giovanni Paolo Maffei in cui il testatore nomina eredi i nipoti Domenico ed Alfonso, figli di Luca suo fratello, Ieronimo, Giovanni Vincenzo e Giovanni Leonardo, figli del fu Giovanni Battista altro figlio di Luca. Lascia al nipote Alfonso e al pronipote Ieronimo le due botteghe di battiloro site nella Platea pubblica e quella di Ar**no, divise, la prima a metà tra Alfonso e Ieronimo, la seconda tra Alfonso, Ieronimo, Giovanni Vincenzo e Giovanni Leonardo, con l’impegno di esercitarvi l’arte in società. Chiede che una parte del denaro sia usato per far studiare Giovanni Vincenzo, fratello di Ieronimo e Giovanni Benedetto, figlio di Alfonso. Il testatore lascia altresì a Domenico un cinto di argento inanellato, ad Alfonso tutto l’argento lavorato che è nella bottega e nella sua casa e dispone che Ieronimo sia nella società con Alfonso, durante tutta la sua vita, come è detto nel relativo contratto, che sia a lui obbediente e che Alfonso lo tenga come figlio. Dichiara di avere dell’argento da consegnare alla Chiesa di Santa Maria di Carbonara di Giffoni, a quella di S. Angelo di Penta, mentre l’argento della chiesa di S. Antonio di Padova di Serino e di Santa Maria delle Grazie di Solofra e il crocifisso deve essere ancora lavorato e consegnato.
1533. (ASA, B6523/2, s. v.).
I soci Luca Ronca e Cesare Parrella aprono una situazione debitoria con Salvatore de lo Pezzaro di Serino per la vendita di calzarelli di oropelle. Vari patti per la consegna del danaro.
1533 (ASA, B6523/2, s. v.).
I soci Luca Ronca e Cesare Parrella consegnano ad Antonio e Loisio Saccardo di Serino calzarelli de oropella per la vendita, aprendo una situazione debitoria. Accordi per la soluzione del debito.
1533 (ASA, B6523/2).
I soci Luca Ronca e Cesare Parrella consegnano a Vincenzo Ronca, fratello di Luca, cento pelli di oropella aprendo una situazione debitoria che il beneficiario si impegna di chiudere entro la fiera di Salerno di settembre.
La bottega Ronca-Parrella alla Platea
1533 (ASA, B6523/2).
I soci Luca Ronca e Cesare Parrella assumono nella loro bottega Gioe Petrone, figlio di Rubino, con impegno di insegnare l’arte e di introdurlo nel commercio dell’oropelle. Il padre assicura per il figlio.
1533 (ASA, B6523/2, ff. 227v-228r).
Submissio tra Luca Ronca e Cesare Parrella col magistro Rubino Petrone di Giovannello per suo figlio Marco Antonio, detto lo bianco. Luca e Cesare, socii, submiserunt in arte auripellis il giovane promettendo di docere in detta arte, di far fondere il colore, di porre l’argento, di fare ciò che spetta e conviene, e tutto per la durata di tre anni. Marco promette di esercitare a dovere la detta arte non commettendo furto nec absentando. Il padre assicura per il figlio.
1534 (ASA, B6534).
Contratto di compravendita di calzarelli di oropelle tra Luca Ronca e Cesare Parrella con Gentile Todaro di Serino che si impegna di vendere la mercanzia in auripello e di chiudere il debito.
1534 (ASA, B6534).
Submissio di Adamiano de Filippo di Serino in arte auripellium a favore di Luca Ronca nella sua bottega della Platea. Il De Filippo si impegna di servire fedeliter, non commettendo furto, né absentando. Il Ronca si impegna di pagare servire solvendo. Altri patti ad usum Solofre.
1534 (ASA, B6534).
Contratto di compravendita di scarpe de auripelle dei soci Luca Ronca e Cesare Parella con Bartolomeo e Arcangelo Grimaldi, padre e figlio, conciatori e mercanti al Vicinanzo con i soliti patti.
1534 (ASA, B6534).
Contratto dei soci Parrella-Ronca con Valerio di Altobello Grasso per la vendita di pelli de auropellium con patti per la chiusura della situazione debitoria e la nomina di un mallevadore.
1534 (ASA, B6534).
Giulio Corona commercia pelli de auripellium per calzarelli con Pietro Angelo de Gentile Guarino aprendo una situazione debitoria da chiudere entro breve tempo con possibilità di retrovendere.
1534 (ASA, B6534).
I soci Luca Ronca e Cesare Parrella consegnano prodotti di oropelle a Cola Rubino di Defendino che apre con la società una situazione debitoria da chiudere in due rate entro la fiera di Salerno.
1534 (ASA, B6534).
Sebastiano Garzillo e suo figlio Tommaso hanno una bottega di oropelle in piazza che vogliono ingrandire e che è vicino ad altre botteghe dei Garzilli e alla bottega di Alfonso Maffei detto aurifrias.
La bottega Maffei in Platea
1534 (ASA, B6534).
Bottega in platea di oropelle tenuta da Alfonso Maffei, detto aurifrias, e dai fratelli è stata ereditata dallo zio Giovanni Paolo. Confina con la bottega di oropelle del monastero di S. Agostino.
1534 (ASA, B6534).
Bazino Pirolo di Giacomo riceve una certa quantità di calzarelli di oropelle da Diomede di Ra-gone de Rutolo Guarino della Forna aprendo una situazione debitoria da chiudere a breve scadenza.
1535. (ASA, B6524)
Submissio di un anno in arte aurispellis a favore dei soci Luca Ronca e Cesare Parrella da parte di Raniero Forino che promette di essere fedele, imparare bene l’arte senza frode e inganno. Patti per il pagamento del salario finendo solvendo e per la consegna di uno scappusino.
1535. (ASA, B6524)
Contratto di compravendita di prodotti di oropelle tra Luca Ronca ed Ettore Grasso con impegno da parte del Grasso di bene vendere e tradire e di pagare al termine del contratto.
1535. (ASA, B6524)
I soci Luca Ronca e Cesare Parrella consegnano una certa quantità di calzarelli di oropelle a Diomede Guarino di Ragone de Rutolo e a Bazino Pirolo di Giacomo che si impegnano di chiudere entro l’anno la situazione debitoria. Si stabilisce altresì che altri possono pagare prima il debito.
1535. (ASA, B6524)
Contratto di Gesomondo Parrella di Sabato con i fratelli Belardino, Andriano e Teseo Guarino di Giulio de Colella che si impegnano di vendere pelli de auropelle e di risolvere la situazione debitoria.
1535. (ASA, B6524)
Luciano Parrella di Sabato acquista da Antonio e Giovannello Petrone, padre e figlio, una certa quantità di pelli de oropelle aprendo una situazione debitoria da chiudere in breve tempo.
1535. (ASA, B6524)
Gesomondo Parrella di Sabato apre una situazione debitoria per una certa quantità di calzarelli de oropelle con Gianmarino de Arcante di Napoli abitante a Solofra che si impegna di vendere il prodotto e restituire il debito.
1535. (ASA, B6524)
Gesomondo Parrello di Sabato apre una situazione debitoria per una certa quantità di auropellium con Salerno Guarino di Ragone con vari patti per la soluzione del contratto.
I Troisi e il battiloro
1535. (ASA, B6524)
Gio Antonio Troisi dà vita ad un contratto con Bartolomeo Saccardo di Serino per la compravendita di calzarelli de oropelle. Vari patti.
Società Gesomondo Parrella e Sebastiano Giliberti
1535. (ASA, B6524)
Gesomondo Parrella di Sabato consegna a Sebastiano Giliberti di Capuano prodotti di oropelle per la vendita, aprendo una situazione debitoria e stabilendo i soliti patti.
1535. (ASA, B6524)
Sebastiano Giliberti consegna a Palamide Guerriero di Salvatore una certa quantità di calzarelli di oropelle e riceve l’impegno della vendita del prodotto. Vari patti per la soluzione del debito.
1535. (ASA, B6524)
Nardo Trombetta ed Evangelista Cerino di Serino si impegnano in arte aurispellis con la società Parrella-Ronca, assicurando la vendita del prodotto e la soluzione del debito.
La bottega Morena alla Platea.
1537. (ASA, Notai di Avellino, B6524).
Testamento di Potente Morena in cui il testatore lascia agli eredi “lo stiglio dell’arte dell’auropelle”.
1539. (ASA, B 6525, Aurelio Guarino detto Ronca)
Società in arte auropelle tra Gesomondo Parrella di Sabato e Sebastiano Giliberti con vari patti da parte di entrambi i contraenti sia per la conduzione della società che per la distribuzione del lucro.
1539. (ASA, B 6525, Aurelio Guarino detto Ronca)
Antonio Morena assume presso la sua bottega della Platea Valerio Giliberti, figlio di Valerio, della famiglia di Francesco, con impegno del padre, che assicura il buon comportamento del figlio, mentre l’altro si impegna del pagamento del salario finendo solvendo.
1539. (ASA, B 6525, Aurelio Guarino detto Ronca)
Gesomondo Parrella e Sebastiano Giliberti, soci in arte auripellium, vendono a Leonardo de Perrillo Vigilante pelli di oropelle con vari patti ad usum Solofre.
1543 (ASA, B6529, Sebastiano Ciccarello).
Societas in arte de fare auripelle tra Salvatore Guarino, il figlio Barnaba e Crispino Ciccarello.
1543. (ASA, B6529, f. 116, Sebastiano Ciccarello).
Submissio in arte de fare auripelle tra Lorenzo Ladi per il figlio Nardo, per il quale il padre si impegna circa il comportamento del figlio, con Cervellone e Francesco Garzilli, figli di Luca di Caposolofra che si impegnano di docere nella loro bottega della piazza e di pagare finendo solvendo.
1544. (ASA, B6529, Sebastiano Ciccarello).
Submissio in arte de ba***re argento tra Cesare Parrello e Alfonso Petrone per il figlio Orazio, in cui si stabilisce di ben trattare il famulo e di docere secondo le sue capacità.
1545 (ASA, B6529, Sebastiano Ciccarello)
Commerciano in oropelle:
• Galante Ciccarello consegna a Giulio Corona 500 pelli di argento con i soliti patti.
• Antonio de Andeto Guarino consegna ad Abbondanzio Guarino una certa quantità di calzarelli di oropelle, ricevendo assicurazione ed impegnandosi per la risoluzione del debito in due rate.
1546 (ASA, B6526).
La bottega di battiloro di Alfonso Maffei, sita nella Platea, subisce un furto per ducati 100 da parte di Michele Lombardo di Montoro, una volta abitante a Solofra.
1546 (ASA, B6526).
I fratelli Ieronimo, Vincenzo e Leonardo Maffei di Giovanni Battista si dividono i beni ereditati dallo zio Giovanni Paolo, tra cui la bottega de ba***re argento et oro sita alla Platea.
Entra nell’attività la famiglia Landolfi con una società.
1546 (ASA, B6526).
I soci Ranaldo Landolfi e Terracino Giliberti stipulano una convenzione con Alfonso Petrone e Giovanni Petro Coramino, nell’uso dell’arte de ba***re argenti, in cui questi ultimi si impegnano di consegnare in due anni ai primi tutto l’argento che avranno dai primi e che essi lavoreranno per 11 carlini e grana 2 lo migliaro. Sarà impegnata la bottega del Petrone ai Burrelli soprani.
Una società familiare
1546. (ASA, B6526)
I fratelli Sebastiano, Princivallo, Domenico Landolfi col figlio di quest’ultimo, Francesco, stipulano i patti per una società familiare nella gestione della calzoleria di famiglia che indora anche le pelli per le scarpe. Il contratto societario è molto articolato e preciso nell’indicare i compiti di ogni socio.
1546. (ASA, B6526).
Submissio in arte auripelle tra Catanio e Alfano Ronca, battiloro della Platea, con Sabino e Barnaba Guarino di Salvatore con i soliti patti ed impegni da parte di entrambi. Salvatore si impegna per i figli assicurando della cura nell’apprende l’arte e nel suo esercizio, senza furto né abbandono. I primi si impegnano di consegnare ai secondi tutta la quantità di argento che lavoreranno nella loro bottega alla Platea.
La bottega Guarino alla Platea
1547 (ASA, B6527, Aurelio Ronca).
Testamento di Cristoforo Guarino delle Casate di Solofra, in cui il testatore istituisce erede il figlio Carlo, parla di una società mercantile con Valerio de Maio e fa un lungo elenco di recoglienze dove ci sono anche prodotti di oropelle che sono lavorati nella sua bottega alla Platea detta Poteca de lo russo.
Gli eredi di Luca Ronca
1547 (ASA, B6527, Aurelio Ronca).
I fratelli Catanio e Alfonso Ronca assumono nella loro bottega della Platea, che era del padre Luca, i fratelli Sabino e Barnaba Guarino che, avendo appreso bene l’arte, si impegnano di lavorare ad arte e sine defetto. Altri patti ad usum Solofre.
1547 (ASA, B6527, Aurelio Ronca).
Alla morte di Cristoforo Guarino della Casate si elencano i beni dei figli Gio Carlo e Prospero tra i quali una poteca alla piazza in arte dello russo, ossia battiloro.
1547 (ASA, B6527, Aurelio Ronca).
Catanio e Alfonso Ronca consegnano una certa quantità di fogli di oropelle della loro bottega a Pietro de Donato che si impegna di vendere il prodotto e di chiudere la situazione debitoria con le solite garanzie.
La bottega Petrone
1547 (ASA, B652, Aurelio Ronca).
Lorenzo Giliberti, della Forna, e Antonio Petrone, dei Burrelli soprani, commerciano in oropelle prodotto nella bottega del Petrone e finanziato dal Giliberti. Vari patti.
1547 (ASA, B6527, Aurelio Ronca).
Commerciano in oropelle Valerio di Lorenzo Giliberti e Antonio Petrone con i soliti patti per questo tipo di contratto.
Si introduce nell’attività la famiglia Tura.
1547 (ASA, B6527, Aurelio Ronca).
Minichiello Tura e il figlio Luca commerciano con Donato e Pietro Vigilante in montoni dorati lavorati nella bottega dei Vigilante alla Via Nuova.
Altra società familiare
1547 (ASA, B6527, Aurelio Ronca).
Società tra i figli di Rubino Petrone, Gio Benedetto, Marco Antonio, Giosomondo, Pirro e Gioe che lavorano col padre l’arte de auripelle, ba***re argento e de argenteria. Vari patti nella conduzione di questa società familiare.
1548 (ASA, B6529, vol. III, Sebastiano Ciccarello).
Intensa e varia attività della bottega di battiloro di Alfonso Maffei di Luca e dei nipoti figli di Giovanni Battista, sita alla Piazza.
1548 (ASA, B6529, vol. III, Sebastiano Ciccarello).
Giovanni Leonardo Maffei, del fu Giovanni Battista, prende a lavorare nella propria bottega il figlio di Sigismodo Tura, Vincenzo, stipulando un contratto di submissio in cui entrambi si impegnano per la propria parte e secondo le regole del lavoro et docere.
1549. (ASA, B6545, I, Claudio Ronca, f. 19r).
Le botteghe solofrane di battiloro producono panno consiato a calco de auropello che serve per eleganti rilegature di libri pregiati.
La bottega Tura
1549. (ASA, B6545, I, Claudio Ronca, f. 19).
Alfonso Petrone vende a Sigismondo Tura tutto lo stiglio de ba***re argento: due colonne, 4 martella e tutto ciò che abbisogna a detto esercizio. Il Tura pone l’attrezzatura nella sua bottega che viene gestita dai figli.
1549. (ASA, B6545, I, Claudio Ronca, f. 19).
Catanio e Vitale Ronca commerciano in auripelle con Margaritondo Rubino che si impegna di vendere e tradire le pelli di oropelle.
1551. (ASA, B6533, f. 80r).
Gio Vincenzo Maffei di Giovanni Battista e Domaschino Pirolo consegnano a Catanio e Bran-do Guarino, padre e figlio, mezzo migliaro di argento lavorato aprendo una situazione debito-ria con l’indicazione dei termini entro cui chiuderla .
1551. (ASA, B6533, f. 80v).
Brando Guarino vende una certa quantità di pelli de auripelle a Luca Troisi di Donato dei Burrelli sottani che si impegna di vendere e tradire con assicurazione per la chiusura della situazione debitoria.
1551. (ASA, B6533, f. 81).
Servitutis a favore di Pietro Petrone da parte di Gio Filippo Troisi di Nicola dei Burrelli in arte de ba***re argento per un anno nella bottega del Petrone con patti da parte di entrambi secondo le modalità di questo tipo di contratto.
1551. (ASA, B6533, f. 34).
Il notaio Cesare Garzilli di Altobello stipula un contratto di lavoro per il fratello Orazio in arte auripelli a favore di Ieronimo Morena che promette di docere e dare salario solvendo pagando. Il Garzilli promette per il fratello di bene servire fideliter, non commettendo furto né absentando.
1551. (ASA, B6545, Claudio Ronca)
Submissio in arte di ba***re argento per un anno tra Pirro Petrone e Gio Filippo Troisi di Nicola che si impegna di lavorare e servire fedelmente senza fare furto.
1552 (ASA, B6545, f. 52).
Michele Arcangelo Morena di Giustiniano è impegnato nell’arte de oropelle nella bottega in fazi S. Agostino.
1552 (ASA, B6545, f. 153).
Catanio e Vitale Ronca stipulano un contratto di compravendita per pelli di oropelle con Margaritondo Rubino che si impegna di vendere e tradire.
1552 (ASA, B6545, f. 153).
Pompeo Ciccarello di Galante e Virgilio Grasso col figlio Benedetto dei Balsami commerciano in calzarelli di auripelle con le solite modalità di questo tipo di contratto.
Una società
1552 (ASA, B6545, f. 154).
Convenzione tra Giovanni Marcino Garzillo, Fazio Verità e Catanio di Vitale Ronca per la durata di un anno, durante il quale il Garzillo e il Verità devono consegnare tutto l’argento, che batteranno e lavoreranno, al Ronca, in modo che allo stesso non venga mai a mancare l’argento che servirà. Si stabilisce il pagamento di 11 carlini il migliaio ogni dodici migliaia. Si impegnano a non vendere ad altri l’argento della loro bottega senza permesso del Ronca e di poterlo fare solo a Ieronimo Ronca. Vari altri patti e assicurazioni tra i soci di questa società.
La bottega Ciccarello
1552 (ASA, B6545, f. 155).
Contratto di lavoro di Pompeo Ciccarello di Galante che accoglie nella propria bottega Giovanni Battista Criscillo per docere in arte de auripello. Il Criscillo promette di bene ascoltare e lavorare non commettendo furto né absentando. Altri patti.
1553 (ASA, B6533).
Accordo tra Catanio Ronca e Alfonso Petrone per la consegna per un anno del secondo al primo di argento lavorato per inargentare pelli per 11 carlini il migliaio da pagare ogni tre mesi, con l’impegno di non farlo mancare altrimenti il Ronca può rifornirsi altrove a danno e spese del Petrone.
Lettieri da Solofra a Napoli
1553 (ASA, B6533, sub voce).
Gio Paolo Lettieri e magistro Luciano Guarino lavorano e commerciano in rame lavorato.
1553 (ASA, B6530, Francesco Ciccarello)
Testamento di Mario Petrone dei Burrelli. Figli: Carlo, Leonardo, Mario. Recoglienze varie tra cui prodotti in oropelle.
1553 (ASA, B6533).
Contratto tra Catanio Ronca ed Alfonso Petrone che si impegna di fornire al Ronca per un anno argento lavorato atto ad inargentar pelli. La medesima clausola vale per il Petrone in quanto se a costui manca l’argento il Ronca potrà prenderlo dove vuole.
1553 (ASA, B6533).
Atto di compravendita di pelli di oropelle tra Antonio Petrone e Galante Ferrero, battiloro napoletano, abitante a Solofra ai Burrelli, in cui entrambi si impegnano, nella consegna del prodotto il primo e nel pagamento il secondo.
1553 (ASA, B6533).
I fratelli Ranaldo e Luciano Landolfo commerciano con Giovanni Leonardo Maffei in argento lavorato e martellato da porre sulle pelli. Patti per il pagamento in rate metà a giungo e metà il 26 luglio.
Società Ronca-Petrone
1553 (ASA, B6533).
Si forma una società tra Catanio Ronca e Alfonso Petrone. Quest’ultimo si impegna a fornire al Ronca argento lavorato apto a inargentare pelli e si impegna a non farglielo mancare per carlini 11 e ½ il migliaio e a consegnare ogni tre mesi trenta migliaia. In effetti si forma una società in cui uno è in una posizione di dipendenza dall’altro.
Interessanti attrezzi di una bottega di battiloro.
1553, marzo 23. (ASA, B 6528 II, f. 100v).
Inventario dei beni di Ieronimo Maffei e dei fratelli Gio Vincenzo e Gio Leonardo siti al Casale Toro soprano e confinante con i beni di Fabrizio e Francesco Maffei, in riferimento all’ultimo testamento rogato dal notaio Francesco Giliberti. Tra questi beni ci sono gli attrezzi della bottega del battiloro che Ieronimo aveva al Toro .
[...] tre martella de ferro da forgiare (martelli per modellare il metallo uscito dalla forgia) e sette martella ad balestra più piccoli (martelli col fusto piegato da usare su un piano di legno con bordi ai lati su cui si ponevano gli oggetti da martellare), 4 altri martella de la bancha (martelli per piccole martellature da farsi sul banco), 2 piccoli da incastrare (martelli per operare incastri nel metallo morbido), tre pezzi de ferro per detta sua arte, tre bisconne (tavole piallate di noce o sorbo alte circa due palmi su cui porre gli attrezzi o operare alcuni lavori), una per ondinette (stampi per modellare il metallo ad onde), un tastetto (recipiente di materiale refrattario per la fusione dei metalli), due paletti grandi (incudine allungata e stretta usata per ripianare dall’interno un oggetto d’oro o d’argento, in genere strumento da incisione), un paro di forfraj (forbici) grandi, uno paro di tenaglie da ti**re, un paro di piastre da yettare argento, un compasso di un palmo, una mazzola (martelletto di legno), dui palettelli piccoli, una trafila (piastra di acciaio con fori di vario diametro ordinatamente disposti attraverso i quali si fanno passare fili di oro o argento per ridurli di diametro), doe paia de tenaglie per lo foro, uno canale, uno paro de tenagliole ad pizo, tre limiti, una petra de oglio (pietra contenente silicio usata come abrasivo, si usava con olio per affilare oro incastonato in assi di legno), uno trapano, uno serrachio per 38 ceselli (strumenti formati da un’asta quadrangolare con testa a taglio piano mentre l’estremità opposta muta a seconda l’ufficio di tagliare, schiacciare, forare, rialzare), altri ferrezoli intro una grumpa seu belanza de ligno, uno personello (tegamino) de fonder pece e uno pede de calece de rame, e vicale a pede de calice puro de rame, e uno cristo con la madona de creta de uno palmo, diece limitelle, e uno nappo pieno de ceselli, uno squarzo piccolo, una rasperella piccola, uno paro de forfaj (forbici) per tagliar argento, uno paro de tenaglie da tenere, una petra alias tronco, tre cortelluzzi da rader, uno inbroneturo (strumento per la brunitura dei metalli o per pareggiare, spianare, lisciare, lustrare. Si bruniva a freddo la doratura dei fogli) de azaro, duj inbroneturi de petre, tre para de bilanzole piccole con li pisi, uno brace-ro, uno spasto piccolo (oggetto per liberare o ripulire dalle impurità) pastoie (bulino per incidere), otto bolini, un altro ad pasto pure piccolo, sette stampe de paternostri (palline forate al centro lisce o rigate), tre cannelle de ta-gliar paternostri, una trafila piccola quale sono intro uno cassone de l’arte de orefice, intro un’altra cassa sono otto modelli de creta per firmar con designo de croce consistenteno in fugnar alias prospettano ad croce, uno paro de tenaglie da tagliar, una starclichia, dui paternostelli de argento de filo, tre granate, sei perne grossi quanto co-gliandro comoni, uno chisto de argento piccolo per cola, tre miraglie piccole de argento, uno consepper (insieme) de anelle cioè una anniola, una plasma de rubino, due facinti, uno rubino e una tonchinella, in detta camera sono due pare de mantaci uno ad mano l’altra per la forgia (apparecchio per arroventare l’oro e l’argento prima e du-rante la lavorazione mediante riscaldamento provocato dalla combustione di carbone mantenuto vivo dall’aria emessa da un mantice manovrato a mano), e una corona de rame una corta, e un altra corona più grande due caldaruli piccoli e una caldara grande e una persora, due inputi (imbuti), una grattacaso, uno montarello de brunze. In detta casa a lo cellaro c’è una petra de marmore alias uno quarto, una botte, uno carrato e uno colonno per bat-ter argento quale dice havero in qua; cioè uno paro de mantaci vecchi e tre martelle de batter argento, doe para de anelli, uno tastetto per forgiare, una paragone, tre petre de anelli quali sono doe per lo Vincenzo e per lo Leonardo con lo stesso Ieronimo consistono in una agatte, una armosista e una torchina de vite, uno palo de ferro. […].
1554 (ASA, B6545).
Marcino Garzilli e Fazio Verità consegnano a Pirro de Rutolo Guarino e a Giustiniano Murena 5 migliaia di argento lavorato che servirà per fare oropelle. Vari patti per il pagamento a rate.
1554 (ASA, B6545).
Atto di compravendita tra Catanio di Vitale Ronca e Terenzio Verità di una certa quantità pelli de auripelle con l’impegno di ducati 14 da pagare in rate entro un anno.
1554 (ASA, B6545).
Atto di compravendita tra Pompeo Ciccarello di Galante e Grandonio Buongiorno di una certa quantità di pelli di auripello con l’impegno di ducati 9 da pagare in un’unica soluzione alla fiera di Salerno.
1554 (ASA, B6545).
Marcino Garzillo, figlio di Tommaso e nipote di Sebastiano, e Fazio Verità consegnano a Pirro de Rutolo Guarino e a Giustiniano Morena 25 migliaia di argenti lavorati atto a fare auropello per 11 carlini e 7 grani al migliaio.
Una serie di società di battiloro
1554 (ASA, B6545).
Vincenzo Tura e il fratello Masio stipulano con Giustiniano Morena e Pirro de Rutolo Guarino un contratto per la fornitura da parte del Tura di tutto l’argento che a loro servirà per un anno. Vari patti per i tempi della consegna e il pagamento.
1554 (ASA, B6545).
Si forma una società tra Persiano ed Ieronimo Morena e Altobello Grasso per l’esercizio dell’arte auripelli. Si stabiliscono i termini della società, i tempi e le modalità del suo svolgimento, la divisione del lucro e delle perdenze.
1554. (ASA B6533)
Società per l’argento lavorato tra Catanio di Vitale Ronca e Masio Tura, figlio di Sigismondo con vari patti. In essa il Tura si impegna di fornire l’argento che serve alla bottega del Ronca in Platea al prezzo di 11 carlini al migliaio, nella quantità di 40 migliaia ogni quattro mesi, impegnandosi a fornirsi da altri se il Ronca ha bisogno di maggiore argento e a non fornire argento ad altri. Nella società si parla di panno consiato a calco de auropello. Viene prevista anche la possibilità di poter prendere dei famuli. Vari altri patti ad usum Solofre .
1555 (ASA, B6533).
Contratto di lavoro da parte di Pirro de Rutolo Guarino in arte oropelle a favore di Gio Vincenzo Maffei e del cugino Paolo figlio del fratello Domenico da svolgere nella bottega che fu di Giovanni Paolo e di Alfonso. Vari patti secondo le modalità di questo tipo di accordo tra cui il salario di otto ducati.
1555 (ASA, B6533).
Contratto tra Tommaso Garzillo figlio di Sebastiano, Salvatore Corona di Giulio, Rainaldo Landolfo e Leonardo Maffei. Il Landolfi si impegna di prende l’argento solo dal Maffei e di venderlo solo all’altro. Il Landolfi paga al Maffei 30 migliaia alla fiera di Nocera, l’altra metà alla fine della fiera, 30 migliaia alla fiera di Lanciano di maggio, e 30 a quella di agosto. Gli altri si impegnano di portare il prodotto ai mercati e alle fiere.
1555 (ASA, B6533).
Alfonso Petrone conferma la vendita a Sigismondo Tura di tutto il suo lo stiglio di ba***re argento: due colonne, 4 martella e tutto ciò che bisogna per svolgere detta arte per ducati 16. Patti per il pagamento.
1555. (ASA, B6562).
Giustiniano Morena stipula un contratto societario in arte de auripellium con Marcino Garzillo, figlio di Tommaso e nipote di Sebastiano. Nella società fanno parte Fazio Verità di Giovanni Antonio che si impegna nel trasporto dei prodotti, pelli de oro e calzarelli, Pirro de Rutolo Guarino per la tenuta dei libri.
1556. (ASA, B6546).
Commerciano in pelli de oropella:
• Ieronimo Verità e Ieronimo Morena.
• Valerio Giliberto di Lorenzo con Sabino e Ferreri Ciccarello, figli di Galante, che hanno sostituito il padre nel lavoro.
• Galante Ciccarello e Benedetto Petrone di Rubino.
• Gilberto de Gilberto figlio di Giacomo, detto “Carosello”, batte argento nella bottega di famiglia alla Forna e commercia il prodotto.
• Cesare e Francesco Criscillo e Pietro de Donato vendono pelli de oropelle.
I Giannattasio nell’oropelle
1556. (ASA, B6546).
Cosma Giannattasio di Antonello ed Ettore Maffei di Gio Domenico si accordano per la produzione e la vendita di prodotti di oropelle. Il Maffei produce l’oro aiutato dal Giannattasio che si impegna anche di portare il mercimonio a Napoli..
1556 (ASA, B6546)
Domenico Landolfi commercia in scarpe anche dorate e prodotti solofrani con i figli Giovanni, Francesco e Sebastiano. Si individuano alcuni impegni della società.
(CONTINUA)