Sinistra Italiana Siena

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Non si può essere brevi per analizzare quello che sta succedendo in queste ore nel panorama della finanza italiana e nel...
09/06/2026

Non si può essere brevi per analizzare quello che sta succedendo in queste ore nel panorama della finanza italiana e nella nostra città. Bisogna analizzare con attenzione il ruolo della finanza speculativa che vince sempre. Chi perde sono spesso i lavoratori e le lavoratrici del settore creditizio, le famiglie, i giovani, gli imprenditori e le imprenditrici e gli anziani. In questa operazione perde anche Siena nel silenzio totale del Comune e della Fondazione. Un documento di Sinistra Italiana a servizio di chi vuole capire meglio cosa c'è dietro il.c.d. Risiko bancario.
Buona lettura.

Meno occupazione, meno credito, e presto forse nemmeno più il nome della nostra città su una banca. Chiediamo che le istituzioni senesi smettano di aspettare e comincino finalmente a difendere questo territorio — non solo Siena, ma tutto il sud della Toscana», conclude Iantorno.

*Monte dei Paschi, Siena e il silenzio della città.Sinistra Italiana – Circolo di Siena*

Un tempo un’operazione bancaria come quella che sta vivendo oggi il Monte dei Paschi di Siena avrebbe provocato reazioni a catena nella politica, dibattiti nei territori e prese di posizione chiare da parte dei sindacati. Un tempo oramai lontano, quando il gioco dell’economia era sì legato al mercato e alle sue regole, ma anche ai territori di riferimento. Erano gli anni in cui il capitalismo italiano manteneva un legame almeno civico con le sue città: il gioco della finanza aveva la sua capitale — Milano — ma c’erano anche Torino, Genova, Bologna, Trieste, Roma. E c’era Siena.

Questo legame economico-politico aveva le sue storture, ma anche dei benefici reali: un capitalismo costruito rafforzando i ceti medi e imprenditoriali, fatto di denaro più legato al lavoro che alla speculazione finanziaria. L’affermarsi del paradigma neoliberista ha cancellato quel modello in tutte le città italiane con una tradizione creditizia. A Siena la distruzione è avvenuta in modo drammatico, con un’accelerazione che ha sconvolto la città e lasciato macerie su cui ancora dobbiamo fare luce. Con il distacco che il tempo consente, possiamo affermare che le responsabilità erano condivise da molti soggetti politici — non tutti — uniti da legami trasversali che andavano oltre i credi e le bandiere. Non c’è dubbio che quel modello non può più essere riproposto, ma non si può rinunciare a riflettere sulla Banca MPS in modo articolato.

*MPS oggi: una partita che non ci appartiene*

Se oggi il Monte dei Paschi è al centro di una delle operazioni più significative del capitalismo bancario italiano ed europeo, è perché in questi anni la Banca è stata risanata. Ma chi ha pagato il prezzo di quel risanamento sono stati i lavoratori e le lavoratrici, i piccoli azionisti, i correntisti storici — e la città intera. Proprio mentre dipendenti accettavano contratti peggiorativi, esodi incentivati e riorganizzazioni pesanti, e mentre gli azionisti entrati nei momenti difficili registravano perdite, negli ultimi mesi si è consumato un trasferimento di ricchezza di segno opposto: fondi internazionali e grandi famiglie del capitalismo italiano hanno realizzato plusvalenze significative, beneficiando di un titolo tornato a correre dopo anni di sacrifici altrui. È la logica del capitalismo finanziario nella sua fase più matura e più cruda— chi ha il capitale e la pazienza raccoglie; chi ha pagato con il lavoro o con i risparmi resta a guardare.

Questo esito solleva una domanda che non può restare senza risposta: il Ministero dell’Economia e delle Finanze, azionista di riferimento per anni, ha avuto un disegno complessivo? Un piano che conciliasse il necessario risanamento con la costruzione di un terzo polo bancario nazionale e con la tutela degli interessi del territorio senese? Guardando i risultati, è lecito dubitarne. Quello che appare è una gestione per fasi successive, ciascuna rispondente all’urgenza del momento, senza una visione strategica capace di tenere insieme tutte le variabili in gioco. Il territorio è rimasto fuori dall’equazione dall’inizio.

Quello a cui assistiamo ora è il funzionamento tipico di questo sistema: a livello europeo si va verso la costruzione di pochi grandi soggetti che controllano ampie fette del credito, legati fra loro da architetture societarie difficilmente comprensibili ai profani. In questo scacchiere i carri armati sacrificabili senza preoccupazione sono gli interessi dei lavoratori del settore bancario e quelli dei correntisti — cioè di tutti e tutte noi. Le alleanze si compongono e si scompongono in base all’interesse di pochi grandi azionisti, in un gioco in cui il territorio non è un valore ma una variabile irrilevante.

«C’è stato un tempo in cui un’operazione come questa avrebbe scosso la politica locale. Oggi regna il silenzio — e questo silenzio non è prudenza, è resa. Non facciamo il tifo per nessuno degli schieramenti in campo, perché in nessuno degli scenari possibili i vincitori siamo noi — non i lavoratori di MPS, non le famiglie, non gli imprenditori del nostro territorio», afferma Fiorino Pietro Iantorno, segretario cittadino di Sinistra Italiana.

*Il silenzio delle istituzioni*

Con questa operazione si prende atto che il legame del Monte dei Paschi con la città si chiude. L’ipotesi, sempre più concreta, dell’eliminazione del nome “Siena” dal brand non è un dettaglio comunicativo: è il segno ultimo della fine di una storia. Su questo la Fondazione MPS — unico soggetto senese con voce formale nella governance della Banca — ha il dovere di rompere il silenzio. Non si tratta di diritti legali: il marchio “Monte dei Paschi di Siena” è un asset aziendale che la Banca può cedere e ridisegnare senza chiedere il consenso di nessun soggetto senese, perché così fu stabilito dalla riforma bancaria del 1990-1995, che separò proprietà e gestione senza conservare alla comunità locale alcuna leva giuridica sulla propria istituzione creditizia storica. Ma proprio perché non esiste uno strumento legale, è ancora più urgente che esista una voce politica e morale. La Fondazione può e deve esprimere pubblicamente la propria contrarietà all’eliminazione del riferimento a Siena, esercitare pressione mediatica, coinvolgere le istituzioni locali e regionali. Il silenzio, in questo caso, non è neutralità: è complicità con chi decide che il nome di questa città non vale più nulla sul mercato.

*Cosa chiediamo*

Come Sinistra Italiana chiediamo che si apra una discussione pubblica reale su cosa significa questa operazione per il territorio: per i livelli occupazionali, per l’accesso al credito delle famiglie e delle piccole imprese, per il ruolo che Siena potrà ancora avere nel sistema bancario che si sta ridisegnando. Chiediamo che le istituzioni locali — tutte - smettano di attendere istruzioni e comincino a fare quello che dovrebbero fare: rappresentare i cittadini e difendere questo territorio. E’ necessario che i sindacati bancari siano interlocutori centrali di questa discussione, non comprimari silenziosi.

Ma c’è una questione più profonda che questa vicenda porta alla luce, e che riguarda Siena come comunità. Per troppo tempo la città ha guardato al Monte dei Paschi come a un’istituzione propria — un patrimonio da proteggere in quanto senese, indipendentemente da come veniva gestito e da chi ne beneficiava. Questo approccio autoreferenziale ci ha resi vulnerabili e, alla fine, ci ha lasciati soli. Siena non può permettersi di continuare a ripiegarsi su se stessa. La città deve tornare a essere un attore reale del territorio più vasto: della provincia, del sud della Toscana, di un’area che ha bisogno di una presenza bancaria e creditizia radicata, di infrastrutture, di politiche industriali condivise. La partita non si gioca solo dentro le mura. Si gioca con Grosseto, Arezzo, con l’Amiata, con la Val d’Orcia, con le aree interne che rischiano di restare indietro in ogni scenario possibile.

«Il Monte dei Paschi è stato risanato, ma a pagarne il prezzo sono stati i lavoratori e Siena. Ora la Banca torna protagonista del riassetto finanziario europeo — e chi ha speculato al momento giusto ha incassato. Noi restiamo con meno occupazione, meno credito, e presto forse nemmeno più il nome della nostra città su una banca. Chiediamo che le istituzioni senesi smettano di aspettare e comincino finalmente a difendere questo territorio — non solo Siena, ma tutto il sud della Toscana», conclude Iantorno.

Il capitalismo finanziario europeo si ricompone, e il Monte dei Paschi torna al centro del riassetto. Ma non Siena: ridotta a periferia della Toscana, dell’Italia e dell’Europa — a meno che non decida, finalmente, di smettere di esserlo

Sinistra Italiana - Toscana AVS Regione

Ciao a tutte e tutti! 📚✌️Giovedì 11 giugno, alle 17:30, in Piazza Salimbeni, ci troviamo per un presidio silenzioso cont...
05/06/2026

Ciao a tutte e tutti! 📚✌️

Giovedì 11 giugno, alle 17:30, in Piazza Salimbeni, ci troviamo per un presidio silenzioso contro la guerra e il riarmo.

Niente microfoni, niente comizi: ognuno porta un libro e legge insieme agli altri. Perché la cultura è pace, e la pace si pratica anche così — con un gesto semplice, collettivo, ostinato.

Associazioni, sindacati, partiti e realtà della società civile sono benvenuti. Chi vuole può portare la propria bandiera.

Fate girare la locandina. Più siamo, più sarà forte il messaggio.

Ci vediamo in piazza. 📖
UGS (Unione Giovani Sinistra)
Sinistra Italiana Siena

🔴 Sinistra Italiana Siena riparte. Con una guida nuova e una direzione chiara.Nelle ultime ore Sinistra Italiana della p...
04/06/2026

🔴 Sinistra Italiana Siena riparte. Con una guida nuova e una direzione chiara.

Nelle ultime ore Sinistra Italiana della provincia di Siena ha eletto la sua nuova Segretaria Provinciale: Ginevra La Russa.
Al suo fianco, alla guida del Circolo cittadino, Fiorino Pietro Iantorno.

Due elezioni, un segnale solo: vogliamo essere una sinistra presente, radicata, riconoscibile.

Non una sinistra da convegno. Una sinistra che parla di lavoro stabile, sanità pubblica, casa, giovani, ambiente. Una sinistra che torna tra le persone e dentro i problemi veri.

A Siena — dopo dieci anni di destra — c’è bisogno di un’alternativa seria. Non di toto-nomi o pettegolezzi, ma di idee concrete e di una visione condivisa per la città.

Ci siamo. Si comincia. ❤️💚

🇮🇹 2 giugno 1946 – 2 giugno 2026. Ottant’anni di Repubblica.Ottant’anni fa, in questo giorno, le italiane e gli italiani...
02/06/2026

🇮🇹 2 giugno 1946 – 2 giugno 2026. Ottant’anni di Repubblica.

Ottant’anni fa, in questo giorno, le italiane e gli italiani andarono alle urne e scelsero. Scelsero di non essere più sudditi, ma cittadini. Scelsero la Repubblica.

Per la prima volta nella storia, le donne italiane votarono. Non come concessione, non come grazia calata dall’alto: come diritto. Milioni di donne che per secoli erano state relegate al margine della vita pubblica — suddite di un re, di un marito, di una famiglia che decideva per loro — diventarono quel giorno protagoniste della storia del proprio paese.

È una data che non possiamo celebrare senza pensare al 25 aprile. Le due ricorrenze si tengono per mano: senza la liberazione dal nazifascismo non avrebbe potuto nascere la Repubblica. La libertà è stata la condizione della democrazia. Il coraggio dei partigiani e delle partigiane ha aperto la strada alle urne del 2 giugno. Sono la stessa storia, raccontata in due capitoli che si richiamano.

Oggi, mentre forze politiche in Italia e in Europa tornano a mettere in discussione diritti, equilibri istituzionali e i valori fondanti della convivenza democratica, ricordare non è un esercizio nostalgico: è un atto politico.

La Repubblica non è un dato acquisito per sempre. È qualcosa che ogni generazione deve scegliere di nuovo, ogni giorno.

🔴🟢 Buona Festa della Repubblica.

02/06/2026
02/06/2026

Buon 2 giugno, buona festa della Repubblica italiana, nata dall'antifascismo e fondata sul lavoro. La festa della Costituzione che ripudia la guerra.

Buona festa della Repubblica al personale sanitario, alle forze dell'ordine, a chi lavora nel sociale, agli educatori, alle assistenti sociali, alle badanti e alle lavoratrici domestiche — spesso invisibili, spesso indispensabili. A chi lavora nella cultura, nello spettacolo, nell'informazione, nella ricerca: lavoro che tiene in piedi la democrazia quanto qualsiasi altro. A chi opera ogni giorno per il benessere di tutte e tutti e per il funzionamento del nostro Paese.

A chi fa volontariato, a chi insegna, a chi lavora nelle scuole e nelle pubbliche amministrazioni. A tutte le P.Iva e a chi lavora nelle imprese private, agli operai, ai braccianti, a chi lavora in edilizia, a chi lavora la terra, ai pescatori, agli artigiani. A chi consegna merci, ai rider, a chi lavora nei trasporti e nel commercio. A chi lavora nel mondo dell’informazione e lotta quotidianamente per la verità.

A chi è nato in Italia e a chi è arrivato. A chi se n'è andato e spera che questo Paese gli dia la possibilità di tornare.

Il 2 giugno non è una parata militare, è la festa di chi vuole e cerca la pace. È la festa di tutte le italiane e di tutti gli italiani. Di chi, giorno per giorno, costruisce questo Paese con il proprio lavoro.

01/06/2026

Con profondo dolore abbiamo appreso della scomparsa di Gianni Mattioli, leader tra i più autorevoli dell’ambientalismo scientifico.

Impossibile ricordarlo senza il suo collega fisico e compagno di battaglie Massimo Scalia, perché insieme hanno convinto l’Italia dei pericoli legati allo sviluppo del nucleare.

Il nostro Parse gli deve molto e non solo per quel referendum che fermò l’atomo. Grazie di tutto Gianni.

AVS cresce e si consolida come forza politica presente anche nelle città.Presto anche a Siena 💪✊🏼
26/05/2026

AVS cresce e si consolida come forza politica presente anche nelle città.
Presto anche a Siena 💪✊🏼

Sinistra Italiana Siena a fianco dei giovani studenti di Siena per dire no alla cultura della violenza, no ai fascismi!
23/05/2026

Sinistra Italiana Siena a fianco dei giovani studenti di Siena per dire no alla cultura della violenza, no ai fascismi!

23/05/2026

La strage di Capaci è ancora una ferita aperta nel cuore del nostro Paese.

Ricordare oggi il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, significa scegliere da che parte stare.
Significa coltivare l'idea di uno Stato giusto, credibile, capace di proteggere i cittadini dalle mani della criminalità organizzata.

Il governo Meloni ha scelto invece di indebolire i presidi di legalità, ha limitato le intercettazioni e gli attacchi frontali alla magistratura sono all'ordine del giorno.
Un affronto a chi ha dato la vita per combattere le mafie.

Per noi la giustizia non è uno slogan da usare a giorni alterni.
È un imperativo morale, un dovere politico.
Significa battersi giorno dopo giorno per difendere i cittadini da chi devasta il loro territorio, fa affari sporchi sulla loro pelle e si impone con la violenza.

Per questo la memoria di Capaci non appartiene al passato.
È una domanda rivolta al presente: quale Paese vogliamo essere?

Noi vogliamo un’Italia a testa alta che ripudi e combatta le mafie e ogni forma di criminalità organizzata.

Come diceva Giovanni Falcone: «gli uomini passano, le idee restano».
E le loro idee camminano oggi con noi.

Indirizzo

Via Aretina 190 (c/o Società Due Ponti)
Siena
53100

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