05/08/2022
Da qualche settimana a Siena sono arrivati circa 250 ragazzi pakistani, che sono in giro per la città senza una dimora, abbandonati dalle istituzioni, e con minacce fisiche nei loro confronti da parte di alcuni squallidi individui.
A nome di Cravos Siena abbiamo scritto una lettera aperta al Comune insieme ad altre realtà del territorio che da anni svolgono attività di supporto e aiuto ai migranti, per proporre - tramite un tavolo tecnico- delle soluzioni alternative alla scandalosa ordinanza n°70 " anti-bivacco" di De Mossi, provvedimento che non risolverà il problema di questi rifugiati accampati da tre mesi.
La mala gestione delle migrazioni è un fenomeno noto già da tempo a Siena: con l'attuale amministrazione il Comune, attraverso la complicità della Questura, nega ai rifugiati pakistani l'avvio dell'iter per la richiesta di asilo politico, per rimediare alla presunta "carenza" di posti delle strutture di accoglienza.
Forse De Mossi non sa che quando una persona straniera entra in Italia ed effettua la richiesta di asilo, l'amministrazione deve fornire immediatamente le misure di accoglienza secondo quanto stabilisce l'art. 10 della nostra Costituzione; in caso di insufficiente disponibilità delle strutture l'Istituzione deve comunque attivarsi, per migliorare la capacità di accoglienza del proprio territorio e per effettuare il trasferimento dei migranti in altre città.
Il modus operandi adottato dal Comune di Siena è un atto incostituzionale, poiché la richiesta di accoglienza è un diritto della persona che deve essere sempre garantito. In secondo luogo, il Comune dovrebbe procedere obbligatoriamente a fornire posti letto ai migranti che, a detta del De Mossi, mancherebbero. Anche in questo caso la causa del respingimento della domanda non può assolutamente essere la scarsità di strutture presenti in città, che rappresenta il sintomo di una mancata volontà politica di gestione del problema. L'Istituzione non può usare giustificazioni per esentarsi dal dovere di avviare la procedura di richiesta o dalla possibilità di trasferirire i migranti in un'altra città: tutti questi inadempimenti da parte del Comune sono dettati da una volontà politica ben precisa, che mira a dividere il tessuto cittadino e a creare un inutile conflitto interno, prendendo come capro espiatorio la figura dello straniero etichettato come nemico, in quanto povero.
Anche la questione degli spazi in cui ospitare i migranti è un tematica strettamente legata alla volontà politica di non sfruttare le strutture già presenti nel territorio. Basta pensare all'ex-monastero allestito per i profughi ucraini inutilizzato o alla presenza di edifici pubblici abbandonati e inattivi in periferia. Oltre a ciò, la mancanza di strutturr di cui parla de Mossi è legata ai decreti sicurezza di Salvini, membro di un Partito per il quale il nostro Sindaco ha un particolare debole.
L' atteggiamento dell'Istituzione sembra infatti di strumentalizzazione della tematica della sicurezza e dell'ordine pubblico. Dall'ultima ordinanza, e dai toni che molti giornali simpatizzanti del De Mossi hanno utilizzato, emerge una narrazione che non corrisponde alla realtà dei fatti. La presenza dei migranti per strada e nei vari luoghi pubblici è voluta dal Comune, che si mostra totalmente disinteressato alla risoluzione effettiva del problema, raggirato non solo stigmatizzando i migranti come sporchi e pericolosi, ma anche strumentalizzando il tema della sicurezza, del decoro e dell'ordine pubblico dei cittadini senesi, in particolare puntando sui bambini e gli anziani.
Ad oggi l'accoglienza è in mano ai singoli individui e alle varie associazioni della città come Welcome Refugees, ma le istituzioni hanno un ruolo fondamentale nel processo di accoglienza e di risposta alle politiche migratorie. Critichiamo dunque aspramente il modo disumano in cui vengono trattati dal Comune i migranti, non solo lasciati volontariamente per strada senza la possibilità di poter usufruire di servizi igienico-sanitari, ma anche minacciati di sgombero e denunce da un ente che adotta una chiara linea politica di stampo razzista e discriminatorio, mascherata tramite l'aiuto di procedimenti legislativi e burocratici usati in modo illegale.