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STUDIO IN CARCERE: SONO 1034 I LAUREANDI. NUOVE LINEE GUIDA DA DAP E CNUPPResponsabili didattici e amministrativi presso...
29/10/2021

STUDIO IN CARCERE: SONO 1034 I LAUREANDI. NUOVE LINEE GUIDA DA DAP E CNUPP

Responsabili didattici e amministrativi presso le Università per curare i rapporti con le direzioni degli Istituti penitenziari e con gli studenti detenuti; regimi di tassazione particolari per favorire l’iscrizione universitaria di studenti detenuti o in esecuzione penale esterna; organizzazione di attività didattiche, di tutoraggio e di sostegno anche a distanza; forniture di libri e materiali didattici anche in formato digitale; svolgimento di esami di profitto e di laurea.

Sono alcuni dei punti sui quali si è concentrata l’attenzione del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e della Conferenza Nazionale Universitaria dei Poli Penitenziari nella redazione delle linee guida per migliorare la collaborazione fra il mondo penitenziario e quello universitario e garantire ai detenuti un migliore diritto agli studi accademici.

Il documento, inviato dalla Direzione generale dei detenuti e del trattamento del DAP ai Provveditorati regionali dell’Amministrazione Penitenziaria per l’inoltro a tutti gli istituti penitenziari, vede la luce esattamente a due anni dalla firma del Protocollo d’intesa tra DAP e CNUPP. Le linee guida individuate, riguardano i percorsi di studio universitario delle persone in esecuzione pena e le modalità di collaborazione tra le università coinvolte, il Dipartimento, i provveditorati e gli istituti penitenziari, e dovranno essere recepite nelle convenzioni o nei protocolli d’intesa che saranno sottoscritti fra atenei e direzioni degli istituti.

Sono previsti una serie di impegni a carico delle singole università aderenti alla CNUPP e del DAP. Fra questi ultimi, il Dipartimento ha anche assunto quello di favorire, in assenza di ragioni ostative, il trasferimento di studenti detenuti, motivati dall’interesse a seguire percorsi universitari offerti da atenei vicini all’istituto penitenziario di destinazione, e quello di permettere la loro permanenza nell’istituto dove sia iniziato il percorso formativo, fino al termine del corso, salvo improrogabili esigenze di sicurezza e gestione penitenziaria.

Negli istituti in cui numerosi detenuti risultino iscritti a corsi universitari e la situazione logistico-strutturale lo consenta, saranno inoltre costituite una o più sezioni destinate a ospitarli, dove possibile, anche in stanze di pernottamento individuali o da condividere con altri studenti detenuti. Saranno inoltre implementata la connessione all’interno delle carceri, per agevolare i contatti fra studenti e docenti o tutor, ma anche lo svolgimento in modalità digitale di lezioni, esami, colloqui di orientamento, incontri di preparazione e pratiche amministrative.

“D’altronde, fra tutte le aree del trattamento dei detenuti, proprio il settore della formazione universitaria è quello che ha resistito meglio all’impatto della pandemia” ha sottolineato con soddisfazione Gianfranco De Gesu, direttore generale dei detenuti e del trattamento del DAP, nell’incontro conclusivo con i referenti della Conferenza e i Provveditori regionali dell’Amministrazione Penitenziaria che ha sancito il via libera alle linee guida.

E il concetto è suffragato dai numeri. l bilancio del monitoraggio svolto dal CNUPP sull’anno accademico 2020-2021 parla chiaro: 1.034 studenti universitari iscritti (970 uomini e 64 donne), di cui 925 detenuti in 82 istituti penitenziari e 109 impegnati in lavoro esterno o in esecuzione penale esterna; 32 università e 146 dipartimenti coinvolti nelle attività dei Poli universitari. Fra gli studenti detenuti non mancano quelli in regime di alta sicurezza (355) e quelli sottoposti al regime previsto dall’art. 41-bis dell’Ordinamento Penitenziario (21).

L’87% degli iscritti (897 studenti detenuti) ha optato per un corso di laurea triennale e fra questi in 23 si sono laureati nell’anno solare 2020. Il rimanente 13% (137 studenti detenuti) ha preferito invece un corso di laurea magistrale o a ciclo unico e nel 2020 in 6 hanno conseguito il diploma di laurea.

Numeri che sono inevitabilmente destinati a salire, in parte grazie anche alla ripresa dei corsi in presenza all’interno degli istituti e soprattutto grazie, appunto, alle linee guida delineate da DAP e CNUPP, con le quali si punta a migliorare le prassi in essere e a rendere più omogeneo l’accesso e la fruizione del diritto allo studio universitario per i detenuti.

(Fonte: gnewsonline.it)

COVID-19 NELLE CARCERI: ANCORA IN CALO I CONTAGIContinuano a diminuire i contagi da Covid-19 negli Istituti penitenziari...
27/10/2021

COVID-19 NELLE CARCERI: ANCORA IN CALO I CONTAGI

Continuano a diminuire i contagi da Covid-19 negli Istituti penitenziari italiani. Alla data di ieri, 25 ottobre, il monitoraggio effettuato dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria registra 76 detenuti positivi (-19 rispetto alla scorsa settimana), a fronte di una popolazione reclusa nei 190 istituti di 53.530 effettivamente presenti. Tre sono i sintomatici e due quelli ricoverati presso strutture ospedaliere.

Scendono i positivi anche fra gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, che a ieri ne contava 98 (-8 negli ultimi sette giorni), nessuno dei quali ricoverato in ospedale. Rimangono 5 i contagi fra il personale amministrativo e dirigenziale dell’Amministrazione, tutti presso il proprio domicilio.

Sul fronte delle vaccinazioni alla popolazione detenuta, con le 1.220 dosi di questa settimana, il totale delle somministrazioni sale a 80.457 e supera le ottantamila unità. Piccole variazioni invece nei numeri relativi al personale al quale l’Amministrazione ha offerto l’opportunità di sottoporsi al vaccino in postazioni collocate all’esterno degli istituti o in altre sedi concordate con le ASL: salgono rispettivamente a 24.928 gli avviati alla vaccinazione fra gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria e a 2.713 quelli del comparto delle Funzioni Centrali. Si ricorda che, nei dati riferiti al personale non è ricompreso il numero di quanti hanno scelto altre modalità per vaccinarsi.

Nel monitoraggio del DAP entrano, per la prima volta, anche i dati sul personale assente ingiustificato come previsto dal decreto-legge n. 127 del 21 settembre 2021 sulle ‘Misure urgenti per assicurare lo svolgimento in sicurezza del lavoro pubblico e privato mediante l’estensione dell’ambito applicativo della certificazione verde COVID-19 e il rafforzamento del sistema di screening’. Si tratta di quel personale che non ha potuto accedere al lavoro perché privo di green pass al momento dell’ingresso o che non si è presentato senza produrre alcuna giustificazione fra quelle previste dalla legge. Ieri si contavano 19 assenti ingiustificati fra la Polizia Penitenziaria e 4 fra il personale amministrativo e dirigenziale dell’Amministrazione.

(Fonte: gnewsonline.it)

L'ultima puntata della trasmissione "I Cellanti"
25/10/2021

L'ultima puntata della trasmissione "I Cellanti"

I Cellanti 24.10.2021 - Podcast - Radio Vaticana - Vatican News

INCONTRO TRA GARANTE DEI DETENUTI E DAP SULLA SITUAZIONE DELLE CARCERI IN TOSCANAIl Garante per i detenuti della Toscana...
22/10/2021

INCONTRO TRA GARANTE DEI DETENUTI E DAP SULLA SITUAZIONE DELLE CARCERI IN TOSCANA

Il Garante per i detenuti della Toscana Giuseppe Fanfani ha incontrato il provveditore dell'amministrazione penitenziaria per la Toscana e l'Umbria Pierpaolo d'Andria, la responsabile dell'area detenuti e trattamento del provveditorato Angela Venezia e i garanti comunali di Firenze (Eros Cruccolini), Livorno (Marco Solimano), Porto Azzurro (Tommaso Vezzosi), San Gimignano (Sofia Ciuffoletti). Sul tavolo la situazione carceraria toscana.

"Caratteristiche e problematiche, in particolare le condizioni degli edifici penitenziari spesso in grave degrado e bisognose di interventi urgenti, sono note e grazie al provveditore siamo a conoscenza del Piano dei lavori in corso e programmati", ha detto Fanfani al termine del colloquio di cui dà conto una nota. Il dibattito ha toccato anche altri nodi: carenza di personale e le attuali procedure attive per le nuove assunzioni; sanità penitenziaria, in particolare la salute mentale e le attuali prospettive per la presa in carico in carcere e verso l'esterno; la condizione attuale e la progettualità per le due isole carcere di Gorgona e di Pianosa.

"I temi sono molti e la collaborazione e il reciproco apprezzamento emerso sarà valore aggiunto per affrontare le emergenze del sistema", ha confermato il Garante Fanfani, che ha anche aggiunto: "E' desiderio comune essere presenti per monitorare le situazioni note ed eventualmente prevenire nuove criticità. Anche per questo abbiamo deciso di incontrarci ogni due mesi anche per capire lo stato di avanzamento delle opere programmate".

EX DETENUTO DIVENTA IMPRENDITORE: "A TUTTI UN'ALTRA OPPORTUNITÀ"A 33 anni spiega di essere rinato: dopo aver trascorso u...
21/10/2021

EX DETENUTO DIVENTA IMPRENDITORE: "A TUTTI UN'ALTRA OPPORTUNITÀ"

A 33 anni spiega di essere rinato: dopo aver trascorso un terzo della sua vita in carcere oggi Manci Gezim, albanese, ha una sua impresa edile con nove dipendenti. "Di questi, tre sono ex detenuti come hanno aiutato me, anche io voglio fare altrettanto", sottolinea Gezim che nel suo percorso ha trovato sostegno nella Caritas. E proprio in occasione della presentazione del bilancio sociale della Fondazione Caritas di Prato il 33enne ha raccontato la sua storia, come riferisce la Diocesi della città toscana.
Tutto ha inizio nella casa aperta da Caritas e gestita dall'associazione don Renato Chiodaroli intitolata a Jacques Fesch, criminale francese convertito in carcere. La struttura si trova a Narnali, frazione di Prato. Manci Gezim ci arriva nel 2017 quando la casa è in ristrutturazione. Il 33enne sta finendo di scontare dieci anni carcere, una volta fuori deve ricominciare da capo: non ha documenti, non ha una famiglia, non ha un lavoro nè un posto dove andare. Gezim viene coinvolto dalla ditta pratese Saccenti nei lavori alla Casa Jacques Fesch e impara il lavoro di muratore: per sei mesi ci vive anche nella struttura. "Il giovane - spiega oggi la Curia - capisce che si stanno aprendo possibilità importanti per lui. Il lavoro va così bene che decide di mettersi in proprio e aprire una sua impresa edile". "In questa casa sono rinato", racconta ora: in carcere era finito per "Tanti capi di imputazione, anche gravi, non lo nascondo, ma oggi sono una persona diversa e questo lo devo alla Casa Jacques Fesch".

IN CARCERE LA POESIA DIVENTA ORA D'ARIAOggi al laboratorio di poesia si parla del “fanciullino”, della voce che è nel pr...
20/10/2021

IN CARCERE LA POESIA DIVENTA ORA D'ARIA

Oggi al laboratorio di poesia si parla del “fanciullino”, della voce che è nel profondo di ognuno e che guarda al mondo ogni volta con immaginazione sempre nuova. Quando il docente legge la pagina di Pascoli, i detenuti seduti a semicerchio ascoltano con gli occhi socchiusi. Alla domanda: «C’è ancora un bambino, dentro di voi?» si sprigionano le risposte più sincere, le parole di Pascoli si sono depositate in fondo. «Ho avuto una infanzia durissima, ma sono tornato bambino quando è nato mio figlio», racconta un detenuto dall’accento romano. E un albanese che non avrà trent’anni: «Torno spesso, nella memoria, a quando ero piccolo, non c’erano tutti i problemi di adesso, non avevo commesso errori». E poi un signore arabo, corpulento: «Ancora riesco a stupirmi, anche in cella i miei sentimenti di improvviso si svegliano, come da bambino». I racconti sgorgano irrefrenabili. «Ho tanta voglia di parlare, mi basta una parola d’affetto per sentirmi come quando ero piccolo» confida un uomo con i capelli brizzolati. Siamo in una stanza della casa circondariale di Montacuto, frazione di Ancona, struttura detentiva con reparti ad alta sicurezza e comuni. La luce filtra dalle finestre in alto, una guardia penitenziaria controlla da un angolo. “Ora d’aria, laboratorio di poesia per detenuti” è organizzato dai volontari dell’associazione culturale Nie Wiem. Il ciclo è parte del festival poetico “La punta della lingua”. L’ora e mezzo di confronto continua, si leggono le lettere, quelle che i detenuti hanno indirizzato ai bambini delle scuole. I testi, letti ad alta voce, risuonano pieni di immagini. Un uomo rivive quando da piccolo abitava in campagna e tanto si divertiva coi suoi amici da restare in giro fino al tramonto, dimenticandosi di dover tornare a casa. C’è poi chi legge i propri testi composti in cella, pagine che inanellano ricordi: la patria lontana, il viaggio migrante con la paura di morire in mare, il rimpianto per gli errori commessi. Anafore, rime interne. I detenuti hanno disseminato le loro prose di figure retoriche, anche involontariamente, impreziosendole di un ritmo che pone tutti in ascolto. L’incontro finisce a suon di rap: un giovane africano che i compagni chiamano “il nostro poeta” inizia a cantare pezzi da lui scritti. Ne ha un block notes pieno, fogli e fogli di versi. «Creo sempre, in cella». Le sue parole incalzano fluide, cariche di sogni e rimpianti e tutti ridono, scherzano, anche la guardia penitenziaria. Il ragazzo è un musicista, spiega, su YouTube ci sono un paio di sue performance in giro per le città delle Marche, canzoni dedicate a Dio e all’Africa. Il laboratorio finisce così, coi suoi sogni di riscatto. I detenuti tornano sopra, nelle celle da 23mq. Quello di Montacuto è uno dei dieci carceri più stipati di Italia, con 312 presenti per 256 posti (dati associazione Antigone). Mentre si tiene il laboratorio, in altri reparti si sono vissuti momenti drammatici. Dei detenuti hanno tentato il suicidio, ci sono stati atti di autolesionismo e una rissa, in cinque sono stati trasportati all’ospedale. Dentro le carceri marchigiane nell’ultimo semestre sono stati 88 i casi di autolesionismo e 10 i tentativi di suicidio. In un contesto così duro, verso la riabilitazione, dare voce al proprio fanciullo interiore attraverso il canto delle parole è una strada da tenere aperta.

(Fonte: Avvenire)

Il link per ascoltare l'ultima puntata de "I Cellanti"
18/10/2021

Il link per ascoltare l'ultima puntata de "I Cellanti"

I Cellanti 17.10.2021 - Podcast - Radio Vaticana - Vatican News

“MI RISCATTO PER”, I DETENUTI DI AREZZO IMPEGNATI A CASTELSECCOOggi nel sito archeologico di Castelsecco si svolge un ev...
16/10/2021

“MI RISCATTO PER”, I DETENUTI DI AREZZO IMPEGNATI A CASTELSECCO

Oggi nel sito archeologico di Castelsecco si svolge un evento davvero particolare. Infatti, alcuni detenuti della Casa Circondariale di Arezzo avranno modo di collaborare con altri volontari per liberare l’area dalle erbacce, dai cespugli e da tutta la vegetazione che ne deturpa visione ed immagine. Un intervento che è stato programmato in accordo con la Soprintendenza delle Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo. Un modo per dare esecuzione al progetto denominato "MI RISCATTO PER”, finalizzato a promuovere la conoscenza e lo sviluppo di attività riparative a favore della collettività da parte dei detenuti e oggetto di apposito protocollo sottoscritto con l'associazione Castelsecco. Un esempio di pubblica utilità, circoscritto ma dal grande valore simbolico, con evidenti caratteri sociali e culturali.

(Fonte: Arezzonotizie.it)

TEATRO: "ULISSE O I COLORI DELLA MENTE", A LASTRA A SIGNA (FI) CON I DETENUTI DELLA GORGONADopo l’ottima prova offerta a...
15/10/2021

TEATRO: "ULISSE O I COLORI DELLA MENTE", A LASTRA A SIGNA (FI) CON I DETENUTI DELLA GORGONA

Dopo l’ottima prova offerta a fine settembre alla Gorgona, gli attori-detenuti della Casa di Reclusione dell’isola toscana approdano venerdì 15 ottobre al Teatro delle Arti di Lastra a Signa (Firenze) con lo spettacolo "Ulisse o i colori della mente", ideato dal regista e drammaturgo Gianfranco Pedullà con Francesco Giorgi e Chiara Migliorini all’interno del laboratorio ’Teatro in Carcere’ della Regione Toscana in collaborazione con la Casa di Reclusione, un progetto che vuol offrire ai detenuti un’esperienza fondata sulla comunicazione sociale attraverso i linguaggi della scena. Premio Anct 2020 Catarsi Teatri della Diversità come miglior spettacolo di teatro sociale in Italia nel 2020, "Ulisse o i colori della mente" è il primo episodio della trilogia "Il teatro del mare". Lo spettacolo presenta molti richiami al poema omerico ma racconta un’altra Odissea, contemporanea, di un uomo di oggi nel mondo di oggi. Il testo è stato scritto dal regista e drammaturgo Gianfranco Pedullà insieme ai partecipanti al laboratorio. "E’ un testo che parla a tutti noi - spiega Pedullà - uno spettacolo gioioso, ricco di culture, poesie corali, danze e musiche, composte ed eseguite dal vivo da Francesco Giorgi. Pima parte di una trilogia sul mare, narra della nostra ricerca di un’isola, di una identità, di una casa accogliente. Un testo da me molto amato, costruito con i detenuti/attori, tutti al debutto". Per l’occasione, il foyer del teatro ospiterà la mostra del fotografo Alessandro Botticelli con le immagini di scena realizzate durante lo spettacolo del 26 settembre scorso all’Isola di Gorgona.

IN CARCERE SI ACCENDE LA LUCE DELLA CULTURALa luce forte e fredda, quella esterna del neon, viene spenta dall’agente di ...
14/10/2021

IN CARCERE SI ACCENDE LA LUCE DELLA CULTURA

La luce forte e fredda, quella esterna del neon, viene spenta dall’agente di polizia penitenziaria che passa per l’ultima ispezione lungo i corridoi del carcere. Da lì in poi, il buio. O quasi. Perché all’interno della cella ci sono solo lampade-applique da pochi watt che non consentono alcun tipo di lettura. Per gli studenti detenuti che si stanno preparando in vista degli esami, questo è un grave handicap perché «le ore di inattività diventano troppe e, pur volendo, non si riesce a distinguere un riga dall’altra». A San Gimignano, in provincia di Siena, gli ospiti della casa di reclusione di Ranza, iscritti all’università, non avranno più questo problema. Il cardinale Augusto Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena - Colle di Val d’Elsa - Montalcino, ha infatti consegnato nei giorni scorsi al direttore del carcere, Giuseppe Renna, una fornitura di cento lampade a led, con particolari caratteristiche di fluorescenza, destinate alle camere di pernottamento. «A rivelare la difficoltà dello studio notturno è stato uno di loro. Da lì ho capito quanto può essere importante una lampada direzionale, a basso consumo, che consenta lo studio autonomo anche nelle ore in cui l’impianto centrale non è attivo», spiega Renna. «Sono molto contento di essere venuto a capo di questa situazione anche perché, contestualmente, abbiamo consegnato ai ragazzi i testi della lectio divina che ogni anno la diocesi pubblica. Accompagneranno i reclusi lungo il loro percorso di ripresa», aggiunge Lojudice.
Un piccolo segnale che contribuisce alla rottura dell’isolamento con il mondo esterno. Ma con i limitati mezzi a disposizione non sempre è facile. «Quando arrivo in una realtà nuova — riprende l’arcivescovo — la prima cosa che faccio è guardarmi intorno e capire chi ho di fronte. In questo inizio della dinamica sinodale, per esempio, sto cogliendo elementi nuovi che possono offrire un contributo enorme. L’esperienza detentiva è tra questi. Ai ragazzi ho detto che saranno i primi a essere coinvolti in questo percorso. È fondamentale, anche se appare banale sottolinearlo, scoprire, conoscere, capire dove si annidano i problemi e cercare di dare una risposta secondo le proprie possibilità. È vero, i mezzi sono pochi. Le nostre lampade sono un esempio eloquente», continua il porporato, spiegando che «dall’esterno si potrebbe dire: “È possibile che un’amministrazione penitenziaria non sia in grado neanche di garantire la luce nelle celle?”. Ma il direttore, persona molto aperta al confronto, ha subito accolto con favore il nostro supporto e si è detto disponibile a incontri futuri per migliorare la qualità della vita del suo istituto. Tanto è vero che, in occasione dell’apertura del cammino sinodale, il prossimo 17 ottobre a Siena, sarà presente una delegazione del Ranza. Con ogni probabilità verranno anche alcuni ospiti che usufruiscono dei permessi di legge. Questo vuol dire continuare un dialogo con la realtà che ci circonda, sempre con l’obiettivo di portare ovunque l’annuncio del Vangelo».
Una pastorale carceraria, se vuole essere incisiva, non può prescindere dal binomio carcere e territorio. Se non c’è questo, fallisce il recupero e il reinserimento nella società del detenuto. Il cardinale è convinto che «alcune cose, purtroppo, non possiamo gestirle perché appartengono al moloch della burocrazia, con tutte le sue pastoie e gineprai. Per quello che compete, invece, al singolo cittadino, al volontario o alla parrocchia, è necessario mettersi in gioco e inventare sempre nuovi percorsi anche all’interno di realtà così fragili. È chiaro che il perno della pastorale carceraria è la capacità, lo zelo e la passione del cappellano e dei volontari che lo assistono».
Un lavoro che, secondo il porporato, deve poter contare sulla stretta collaborazione con la parrocchia di riferimento: «A San Gimignano per esempio è stata predisposta una struttura con tre appartamenti (a breve sarà pronto un quarto) che accoglie i familiari dei detenuti e, siccome il carcere è situato in un luogo sperduto, i volontari si adoperano con i loro furgoni per accompagnarli ai colloqui con i loro cari. Si tratta di costruire un tessuto connettivo, sensibilizzando le comunità, far presente che queste persone esistono, che non sono scarti da gettare via o individui che, pur avendo commesso reati, devono essere rinchiusi e abbandonati. Sono esseri umani che, se aiutati, si riscattano e diventano un problema in meno per la società. Per alcuni persino un’opportunità: penso a chi si laurea e a chi ha scelto la via dello studio per il proprio futuro». Le cento lampade di San Gimignano hanno già cominciato a dare i frutti sperati: «Uno di essi mi ha chiesto di essere correlatore della sua tesi sui cappellani del carcere nella storia; la discussione è prevista per dicembre. Primi segnali di una cultura che si accende e rende liberi», conclude Lojudice.
(Fonte: Osservatore Romano)

“ARIAFERMA”, SERVILLO E ORLANDO APRONO LE SBARRE ALLA RIFLESSIONEÈ stato uno dei film più amati all’ultima Mostra del Ci...
13/10/2021

“ARIAFERMA”, SERVILLO E ORLANDO APRONO LE SBARRE ALLA RIFLESSIONE

È stato uno dei film più amati all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, complice l’inedita coppia Toni Servillo e Silvio Orlando, per la prima volta insieme sullo schermo grazie a Leonardo Di Costanzo, che non aveva mai diretto prima attori professionisti. Ariaferma, in arrivo domani nelle nostre sale, è una profonda riflessione sui temi della colpa, del castigo e della questione carceraria che ci spinge a interrogarci sull’assurdità di un sistema spesso disumano.

La storia è ambientata in una vecchia prigione ottocentesca in dismissione, situata in una zona impervia e imprecisata del territorio italiano. Per problemi burocratici i trasferimenti si bloccano e una dozzina di detenuti con pochi agenti rimangono in attesa di nuove destinazioni. In un’atmosfera sospesa, le regole di separazione si allentano e tra gli uomini rimasti si intravedono nuove forme di relazioni. «Da tempo riflettevo su questi temi – ha raccontato il regista – ma ho deciso di fare il film solo quando ho visto uno spettacolo nato grazie al laboratorio teatrale di Mimmo Sorrentino, con donne detenute in un carcere di massima sicurezza, che poi Bruno Oliviero, co-sceneggiatore di Ariaferma insieme a Valia Santella, ha trasformato nel documentario Cattività. Il film è il risultato dell’incontro con persone che il carcere lo abitano. Non solo i criminali, ma anche direttori e i guardiani che hanno dimostrato una grande capacità di elaborazione teorica sul proprio ruolo, ipotizzando soluzioni diverse alla questione carceraria. I quei luoghi la differenza tra bene e male è molto labile, sembra quasi un caso che ci si trovi da una parte o dall’altra della gabbia, e noi abbiamo notato un grande bisogno di parlare, di raccontarsi. È necessaria dunque una vera e propria rivoluzione del sistema carcerario che si interroghi sulle risposte da dare alle colpe».

Nel film, e in particolare nella scena della cena che vede riuniti guardie e carcerati, si è immersi in una dimensione evangelica, ricca di compassione e condivisione tra persone che di solito neanche si parlano e che progressivamente si avvicinano intorno al desco. «Negli incontri che hanno coinvolto agenti, direzione e qualche detenuto, era facile che si creasse un clima di convivialità, interrotto quando ognuno rientrava nel proprio ruolo e gli uomini in divisa, chiavi in mano, riaccompagnavano nelle celle gli altri, i detenuti. Di fronte a questo drastico ritorno alla realtà abbiamo deciso di raccontare non le condizioni delle carceri italiane, ma l’assurdità del carcere». Un luogo trasformato in «discarica sociale » che anziché guarire acuisce i conflitti, e dove è altissimo il numero annuale di suicidi. Inizialmente Servillo avrebbe dovuto interpretare il carcerato e Orlando il guardiano. «Una scelta troppo “comoda” per loro, e di sicuro già vista », spiega il regista. «Quando Leonardo mi ha mandato il copione non mi ha detto quale ruolo avrei interpretato e ho pensato che mi avrebbe affidato quello della guardia carceraria, più vicino alle mie corde attoriali – commenta Orlando – invece mi ha assegnato il ruolo del detenuto e su questa piccola, grande scomodità si è giocato tutto il film per me». Servillo: «Non interpretare i personaggi che potevamo avvertire come più prossimi alla nostra esperienza ha creato una difficoltà, ma ha anche evitato che ci accomodassimo nei rispettivi ruoli con atteggiamento routiniero. Abbiamo avuto un periodo di lunghe letture a tavolino, proprio come a teatro. Se fossimo stati davvero sul palcoscenico sarebbe stato interessante e divertente scambiarsi i ruoli a ogni replica, proprio per sottolineare che parliamo di una sofferenza comune».

(Fonte: Avvenire)

LE RAGAZZE DELL’IPM DI PONTREMOLI A TEATRO CON UNO SPETTACOLO ITINERANTELe detenute dell’Istituto penale per i minorenni...
12/10/2021

LE RAGAZZE DELL’IPM DI PONTREMOLI A TEATRO CON UNO SPETTACOLO ITINERANTE

Le detenute dell’Istituto penale per i minorenni in scena dal 13 al 17 ottobre con lo spettacolo teatrale “La scandalosa gratuità del perdono”.

Itinerante con la regia di Paolo Billi e con l’aiuto alla regia di Elvio Pereira De Assunçao e le cure di Francesca Dirani, sarà messo in scena in quattro tappe nelle chiese di Pontremoli: San Geminiano, San Niccolò, Santa Cristina e l’Oratorio Nostra Donna. Ispirato a una libera lettura della parabola del “Figliol prodigo”, in particolare della riscrittura effettuata da André Gide, lo spettacolo affronta il tema del perdono raccontato da un credente, da un laico e da un agnostico.

Lo spettacolo conclude un lavoro collettivo di scrittura avviato dal Teatro del Pratello, che ha visto la partecipazione degli studenti del I.S. Pacinotti-Belmesseri, le ragazze dell’Istituto penale minorile di Pontremoli e di alcuni abitanti della città, che insieme a Paolo Billi hanno contribuito alla stesura del testo teatrale.

Gli oggetti di scena sono stati realizzati dalle ragazze dell’istituto, nell’ambito del laboratorio diretto da Ivana Parisi dell’Associazione Poltrona Rossa, e sotto la guida di Irene Ferrari del Teatro Pratello, hanno provveduto a decorare anche le scenografie.

Il progetto è stato realizzato grazie alla sinergia tra Istituto penale per i minorenni di Pontremoli, Regione Toscana e Comune di Pontremoli e il sostegno dei Fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese e di CIO cuore, l’ospitalità e la collaborazione di Don Pietro Pratolongo e di Padre Dario Ravera, parroci delle Chiese coinvolte.

(Fonte: gnewsonline.it)

Indirizzo

Viale Europa 2
Siena
53100

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