PCL Siena

PCL Siena Pagina ufficiale del nucleo di Siena del Partito Comunista dei Lavoratori

01/05/2026

🔴 PRIMO MAGGIO, L’UNICA ALTERNATIVA È RIVOLUZIONARIA E SOCIALISTA 🚩

Dichiarazione della Lega Internazionale Socialista in occasione della Giornata internazionale dei lavoratori 🛠️

Trentacinque anni fa, dopo il crollo dell’URSS, le classi borghesi del mondo intero annunciarono una nuova era di pace, di prosperità e di progresso. Ma il mondo è andato e va in direzione opposta. La barbarie del capitalismo si scarica sulla classe lavoratrice e sulla grande maggioranza dell’umanità. Le conquiste sociali del dopoguerra vengono progressivamente smantellate. L’ambiente naturale è oggetto di saccheggio come mai in passato. I diritti democratici più elementari sono attaccati, mentre dilagano tendenze xenofobe e reazionarie. Il colonialismo rispolvera le sue peggiori crudeltà come in terra di Palestina. Vecchie e nuove potenze imperialiste si contendono la spartizione del pianeta, e per questo moltiplicano ovunque la corsa agli armamenti, e il ricorso a nuove guerre di conquista. Trump, Putin e Netanyahu sono oggi i volti più emblematici della criminalità imperialista e coloniale.

Chi a sinistra esalta o rivendica il “multipolarismo”, come alternativa al trumpismo quale possibile via di pace, ha una visione capovolta della realtà. Proprio la presenza di più poli imperialisti trascina le politiche di guerra. L’imperialismo USA, che dopo il crollo dell’URSS puntò alla dominazione del mondo, ha visto frustrate le proprie ambizioni, a fronte dell’emergere dell’imperialismo russo e soprattutto della nuova potenza imperialista cinese. Donald Trump risponde al declino americano con una radicale svolta nazionalista (“America first“): rottura con le vecchie strutture “multilaterali” della globalizzazione capitalista, guerre commerciali, monopolio di controllo sulle Americhe (pirateria in Venezuela, minaccia a Cuba), azione di sfondamento in Medio Oriente appoggiandosi sul mostro sionista, relazione negoziale diretta da posizioni di forza con gli altri poli imperialisti per la spartizione delle zone di influenza. Inclusa la spartizione dell’Ucraina. La crisi verticale tra imperialismo USA e imperialismi europei è un riflesso di questa svolta. Il riarmo degli imperialismi europei, a partire dall’imperialismo tedesco, la sua conseguenza.

In questa competizione imperialista globale non esistono “imperialismi buoni”, campi imperialisti da difendere o a cui attribuire una funzione progressiva. Vecchie e nuove potenze imperialiste sono tutte nemiche della classe lavoratrice e dei popoli oppressi. Tutte calpestano i loro diritti di autodeterminazione. I diritti dei popoli sono solo per loro merce di scambio. Le astensioni di Russia e Cina all’ONU sul piano coloniale di Trump e Netanyahu per la Palestina, in cambio dell’apertura degli USA alla Russia e alla sua guerra di invasione dell’Ucraina, sono un esempio di questo cinico baratto.

Schierarsi contro tutti i poli imperialisti significa difendere incondizionatamente tutti i popoli oppressi che questi attaccano o invadono, quale che sia l’imperialismo aggressore e la direzione politica del popolo oppresso. A differenza di altre organizzazioni, la LIS non fa “due pesi e due misure”. Difendiamo incondizionatamente il popolo palestinese dalla barbarie genocida sionista, in autonomia politica da Hamas. Difendiamo incondizionatamente l’Iran dall’aggressione sionista americana, nel mentre combattiamo il suo regime teocratico dal versante delle ragioni dei lavoratori e dei giovani iraniani. Difendiamo incondizionatamente il Libano dall’invasione e dai massacri perpetrati dallo Stato di Israele, da una posizione indipendente dal governo libanese, che si è arreso e dalla strategia politica di Hezbollah.

Difendiamo incondizionatamente l’Ucraina e il suo diritto di resistenza contro l’imperialismo russo invasore, nel mentre ci opponiamo politicamente al governo borghese di Zelensky e chiediamo il diritto di autodeterminazione delle popolazioni del Donbass. Ovunque riconduciamo le lotte di liberazione nazionale a una prospettiva socialista: l’unica che può realizzare i diritti di autodeterminazione di ogni popolo.

Una giovane generazione si è affacciata nelle strade e nelle piazze del mondo intero contro il genocidio in Palestina. È la stessa giovane generazione che attraversa l’America contro Trump, che si oppone ai governi europei, alla loro complicità col sionismo e alla loro corsa alle armi, che in diversi paesi dell’Africa e dell’Asia si è sollevata contro regimi oppressori sino a rovesciarli. Porsi alla testa di questa giovane generazione è un dovere della classe operaia internazionale.

La classe operaia internazionale è una forza potenziale immensa. Ma questa forza non ha coscienza di sé. Ed anzi la sua coscienza ha subìto su scala globale un arretramento profondo per responsabilità delle sue direzioni, politiche e sindacali. Restituirle la consapevolezza della propria forza, dotarla di un programma di rivoluzione è il compito dei marxisti rivoluzionari del mondo intero.

Da tempo si è estinto uno spazio storico del riformismo. Prima con la fine del boom, poi col crollo dell’URSS, infine con la grande crisi capitalistica del 2008. La nuova competizione mondiale tra imperialismi, gli uni contro gli altri armati, l’ha definitivamente seppellito. Vecchie e nuove sinistre “riformiste” (Sanchez, Lula, il nazionalismo borghese o piccolo-borghese latinoamericano) cercano ciclicamente di rievocare l’illusione di una possibile riforma del capitalismo. Ma tutte le loro esperienze di governo si traducono nella gestione delle controriforme. Le sinistre cosiddette “radicali” che si compromettono nei loro governi subiscono tracolli (come è accaduto in Italia, in Grecia, ed oggi in Spagna). Spesso le forze più reazionarie sono le prime beneficiarie di questi fallimenti.

È tempo allora di una sinistra rivoluzionaria. Il bivio di prospettiva storica dell’umanità è tra rivoluzione e reazione. Tra socialismo e barbarie. I processi di polarizzazione che attraversano il mondo ne sono un riflesso, per quanto distorto. Si tratta di mettere la classe lavoratrice in sintonia con quel bivio. Può farlo solo una sinistra libera dai riflessi condizionati di un riformismo fallito, delle corse ministeriali, delle illusioni costituzionali, della subordinazione alla diplomazia internazionale imperialista. Una sinistra che in ogni lotta degli sfruttati e degli oppressi sappia tracciare un ponte fra le loro rivendicazioni immediate ed una prospettiva anticapitalista: la prospettiva di un governo dei lavoratori e delle lavoratrici, basato sulla loro forza e sulla loro organizzazione.

La Lega Internazionale Socialista (LIS) è impegnata su scala mondiale nella costruzione di questa sinistra, nella costruzione di una nuova Internazionale rivoluzionaria, che ovunque organizzi l’avanguardia più combattiva della classe operaia e della gioventù. Costruire questo partito è difficile. Ma è l’unica via per liberare un futuro diverso per l’umanità. A differenza di altre organizzazioni, non procediamo per autoproclamazioni settarie e talvolta grottesche. Procediamo con l’unificazione paziente attorno a un comune programma leninista di tutte le organizzazioni e le tendenze che lo condividono, quale che sia la diversità delle rispettive storie e provenienze. Rigore sui principi e rifiuto del settarismo: è il metodo che ha consentito e consente il progressivo sviluppo internazionale della LIS, a partire dalla nostra presenza in quaranta paesi del mondo e in tutti i continenti. È il metodo che proponiamo ai marxisti rivoluzionari di tutto il mondo.

Contro tutti gli imperialismi, vecchi e nuovi

Per la difesa di tutti i popoli oppressi e della loro resistenza

Per la rivoluzione socialista internazionale

Per una nuova internazionale rivoluzionaria

Lega Internazionale Socialista

22/04/2026

🔴 Il 22 aprile 1870 nasceva il compagno Lenin, fondatore del partito bolscevico e tra i massimi dirigenti della Rivoluzione d'ottobre 🔴

Contro ogni falsificazione, feticcio o dogma, sulla strada segnata da Lenin e dai marxisti rivoluzionari continuiamo con forza e determinazione nella costruzione del partito rivoluzionario, in Italia e nel mondo.

Perché, come ci insegnano Lenin e i bolscevichi, senza teoria rivoluzionaria non vi può essere movimento rivoluzionario. E senza il partito rivoluzionario, nessuna rivoluzione proletaria può vincere.

«Da questo punto di vista i Lenin e i Trotsky con i loro amici sono stati i primi a dare l’esempio al proletariato mondiale, e sono tutt’ora gli unici, che con Hutten possano esclamare: “Io l’ho osato!”. Questo è quanto di essenziale e duraturo vi è nella politica bolscevica. In questo senso è loro l’imperituro merito storico di essere passati all’avanguardia del proletariato internazionale con la conquista del potere politico e l’impostazione pratica del problema della realizzazione del socialismo, e di aver potentemente contribuito alla resa dei conti tra capitale e lavoro in tutto il mondo. In Russia il problema poteva solo essere posto. Non vi poteva esser risolto: esso può essere risolto solo internazionalmente. E in questo senso l’avvenire appartiene dovunque al “bolscevismo”.» [Rosa Luxemburg, "La rivoluzione russa", 1918]

🟥 Alcuni contributi su Lenin:

https://pclavoratori.it/1503-2/

https://pclavoratori.it/7199-2/

https://pclavoratori.it/7222-2/

https://pclavoratori.it/7620-2/

https://pclavoratori.it/7619-2/

https://pclavoratori.it/7618-2/

https://pclavoratori.it/7673-2/

https://pclavoratori.it/7688-2/

21/04/2026

Lottate con noi, aderite al PCL 🛠️

Campagna di tesseramento 2026 🚩

Lenin elenca tre sintomi di una situazione rivoluzionaria, che possono essere parafrasati come segue: 1) le classi superiori sono in crisi e non possono vivere alla vecchia maniera; 2) le classi inferiori soffrono e non sono disposte a vivere alla vecchia maniera; e 3) di conseguenza, le masse sono trascinate in un’azione storica indipendente. La rivoluzione nasce solo da una situazione in cui i suddetti cambiamenti oggettivi sono accompagnati da un cambiamento soggettivo. Un elemento chiave del cambiamento soggettivo necessario per il successo di una rivoluzione è l’esistenza di un partito rivoluzionario di massa (Lenin, 1915).

Costruire questo partito rivoluzionario in Italia è l’impegno quotidiano del Partito Comunista dei Lavoratori e dell’organizzazione internazionale in cui si riconosce, la Lega Internazionale Socialista (LIS).

👉 https://pclavoratori.it/lega-internazionale-socialista-lis/
👉 https://lis-isl.org/it/

I capitalisti dominano il mondo, quasi senza eccezioni. Tuttavia la classe borghese nel suo complesso manifesta a ogni latitudine la propria difficolta a governare la società, attraversata da pulsioni reazionarie, di carattere populista, o fondamentalista religioso, o nazionalista, da un lato, dall’altro terremotata da scoppi potenti di contestazione di massa sul terreno delle rivendicazioni democratiche quando non dal riesplodere della lotta di classe.

Le contraddizioni tra le potenze imperialistiche, le maggiori – USA, UE, Cina, Russia – stanno trascinando la civiltà umana verso il baratro di un nuovo conflitto mondiale.
La NATO si espande a Est, gli USA vogliono rafforzare il proprio predominio rinforzando il fronte asiatico, gli imperialismi europei cercano di rafforzare la propria influenza in Africa, l’imperialismo russo, che ha restaurato il capitalismo e ha ereditato la potenza militare e diplomatica della disciolta URSS, aggredisce l’Ucraina, la Cina cerca nuovi e remunerativi spazi commerciali (la Via della Seta), sviluppa un potente esercito e minaccia Taiwan. Tutte le potenze aumentano le spese militari e procedono ad un massiccio riarmo.

La stagione della globalizzazione “pacifica” del capitalismo è finita: le classi superiori sono in crisi e non possono vivere alla vecchia maniera.
Le condizioni materiali del proletariato, della classe lavoratrice, in Italia e nel mondo sono gravemente minacciate, e con esse lo stesso futuro dell’umanità. In Italia e nel mondo la povertà è tornata a salire vertiginosamente, mentre nei paesi imperialisti l’inflazione falcidia i salari.
Le stesse misure di salvaguardia della salute pubblica sono messe a repentaglio dall’erosione dei servizi sanitari su scala mondiale, dovuta alla rapina capitalista, come hanno dimostrato due anni di pandemia che ha ucciso milioni di persone in tutto il mondo.

La crisi ambientale, provocata da decenni di sfruttamento selvaggio delle risorse naturali e di discarica di materiali inquinanti, a vantaggio del profitto dei capitalisti, è arrivata al punto di minacciare il cambiamento climatico e una crisi globale catastrofica.

Non basta chiedere ai potenti di cambiare. Bisogna rimuovere gli stessi potenti, cioè i capitalisti.
I diritti sindacali, di sciopero e di rappresentanza delle lavoratrici e dei lavoratori sono schiacciati da una rinnovata arroganza padronale che può contare su leggi e decreti restrittivi emanati dai governi compiacenti di ogni colore politico.

Governi come quello italiano, a guida postfascista, hanno in programma di far retrocedere i diritti democratici e di tutti i settori oppressi della società.
La questione femminile e le lotte delle donne si fermano sulla soglia della formalità giuridica, e senza crescere insieme alla lotta di classe non riescono a sviluppare una reale emancipazione, senza la quale lo stesso socialismo è impensabile. I diritti LGBTQIAP+*, delle e dei migranti, delle minoranze etniche, sono attaccati e rischiano di rimanere nell’ambito delle sole buone intenzioni.

In altre parole: le classi inferiori soffrono e non sono disposte a vivere alla vecchia maniera.

Purtroppo però le masse, pur con enormi eccezioni, stentano ancora a sviluppare un’azione storica indipendente. Dopo essersi sentite tradite dai riformisti, che hanno finito ovunque per sostenere governi e condividere la responsabilità del varo di politiche economiche e sociali capitaliste (Italia, Spagna, Grecia...), e dalle burocrazie sindacali che hanno svenduto le loro ragioni per collaborare con i padroni, esse finiscono spesso per essere ingannate da movimenti reazionari, oppure si rifugiano in un illusorio rifiuto della politica, di quella politica che però disgraziatamente porta loro guerra, malattia disoccupazione e distruzione ambientale.

Come rimediare a questa situazione. Cosa manca? Manca ancora l’elemento soggettivo: il partito di massa della rivoluzione mondiale.
In Italia c’è un solo partito che dedica ogni sua forza a questo scopo. Che dichiara la necessità dell’opposizione intransigente alle classi dominanti e a tutti i loro governi di qualsiasi colore politico, e che persegue la costruzione del fronte unico della classe lavoratrice contro l’arroganza padronale, basato su un programma di rivendicazioni anticapitaliste. L’unico partito che ha nel suo programma politico la rivendicazione del governo delle lavoratrici e dei lavoratori. L’unico partito che lavora per il raggruppamento rivoluzionario a livello internazionale, nella prospettiva della costruzione del partito della rivoluzione mondiale, e per questo promuove con le compagne e i compagni di altri paesi lo sviluppo della Lega Internazionale Socialista.

Questo partito è il Partito Comunista dei Lavoratori.
Care compagne e cari compagni, è necessario il vostro aiuto. Per questo chiamiamo le comuniste e i comunisti, le lavoratrici e i lavoratori, gli studenti, i giovani, tutte e tutti coloro che rivendicano il diritto vivere la propria diversità fuori dalle convenzioni e dalla morale borghese, ad aderire e a militare nel Partito Comunista dei Lavoratori.

Fuori da questa soffocante società capitalista e dal suo declino mortale, apriamoci insieme una strada verso la rivoluzione.
Lottate con noi, iscrivetevi al PCL. 📢

29/03/2026
27/03/2026

🔴 IL DISEGNO DI LEGGE SULL’ANTISEMITISMO: UN PEZZO DELLA COSTRUZIONE AUTORITARIA DEL REGIME ITALIANO

Il 4 marzo il Senato ha approvato il disegno di legge contro l’antisemitismo. Ora si attende ola passaggio alla Camera. Ha avuto un consenso trasversale, infatti è stato votato dalla destra di governo e da parte del centrosinistra, con il voto favorevole di alcuni senatori e l’astensione della maggioranza dei senatori del PD

AVS e M5S hanno votato contro. Questo ddl vuole consolidare a livello giuridico la repressione del grande movimento per la libertà della Palestina che ha attraversato il nostro Paese nei mesi scorsi. Insieme al decreto sicurezza, che colpisce il diritto a manifestare e aumenta i poteri di polizia, esso costituisce un dispositivo articolato inteso a colpire i movimenti sociali, a cominciare dalle lotte dei lavoratori, i movimenti per i diritti civili e per la salvaguardia dell’ambiente, e i movimenti di solidarietà internazionale come quello per la libertà della Palestina.

Questo articolato complesso giuridico segna un salto di qualità nel carattere autoritario del regime italiano, funzionale agli interessi dell’imperialismo italiano, sia sul piano interno, prevenendo mobilitazioni di massa destabilizzanti, sia sul piano internazionale, tutelando le sue relazioni speciali, economiche e militari con lo Stato sionista ed in generale in tutto il Medio Oriente.

Lo scopo reale del ddl antisemitismo, che ufficialmente è quello di combattere la recrudescenza di questa forma di razzismo, in realtà è quella di equiparare antisemitismo e antisionismo e di perseguitare ogni critica ed ogni opposizione al governo e allo Stato di Israele.

Il testo aderisce completamente alla definizione di antisemitismo coniata all’organizzazione sionista dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). Questa definizione, pur concedendo che si possano fare critiche “generiche” al governo di turno dello stato sionista, tende invece a stigmatizzare come antisemite la denuncia delle politiche dello Stato di Israele, e non solo di un suo congiunturale governo.

Cosi avviene che forme di boicottaggio economico dello stato di Israele, come quelle del movimento internazionale Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni (BDS), che si prefiggono di colpire Israele in quanto tale, vengano definite come azioni antisemite. La stessa sorte può perfino toccare al rapporto di Amnesty International. La stessa denuncia dell’apartheid di cui sono vittime i palestinesi e del genocidio di Gaza divengono espressioni antisemite.

Ora, se le definizioni dell’IHRA diventano legge, per cui esse debbano costituire la base della formazione al contrasto dell’antisemitismo di polizia, forze armate e magistratura, il punto di riferimento per il contrasto dell’antisemitismo sul web, nondimeno costituiscono la base giuridica per la repressione delle espressioni di denuncia della politica dello Stato sionista, e ancor più nella messa in discussione della sua stessa esistenza.

Bisogna sgombrare il campo dai dubbi. È certo che non verrà mai accusata di antisemitismo la teoria dei due stati per due popoli, ossia il diritto per i palestinesi ad avere uno staterello angusto e senza poteri, più simile ad un bantustan che ad uno Stato, e la cui esistenza peraltro non sarà mai consentita dallo Stato di Israele.

Questa è solo una scappatoia ipocrita per quelle forze politiche ed intellettuali che in realtà negano o addirittura si oppongono ad ogni sostegno serio della causa palestinese. Non è una possibile soluzione diplomatica ma una vera e propria parola d’ordine reazionaria.

La rivendicazione della liberazione della Palestina “dal fiume al mare” e del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese diventa ipso facto una espressione di antisemitismo che deve essere repressa dalle forze dell’ordine a termini di legge.

La libertà del popolo palestinese “dal fiume al mare” è stata la rivendicazione gridata nelle piazze piene di centinaia di migliaia di manifestanti tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. Un movimento di solidarietà con la Palestina ed il popolo palestinese così imponente da scardinare le misure di polizia contenute nel decreto sicurezza. Ma soprattutto un movimento popolare, di studenti e lavoratori finalmente chiamati alla mobilitazione unitaria dalle proprie organizzazioni sindacali, così vasto da far tremare il governo italiano e mettere in seria discussione la sua complicità con i crimini dello Stato sionista.

La stessa possibilità futura di una nuova mobilitazione esplosiva deve essere preventivamente scongiurata, cominciando da subito a perseguitarne le possibili avanguardie, accusate di antisemitismo e per questo accusate di costituire una minaccia alla sicurezza nazionale, alla stregua delle organizzazioni terroristiche.

Di fatto, la sacrosanta lotta senza quartiere contro un’ideologia politica colonialista e razzista come quella sionista viene equiparata all’antisemitismo, e per questo repressa dall’apparato giudiziario e di polizia dello Stato italiano.

Quale che sia l’esito parlamentare del ddl antisemitismo, il Partito Comunista dei Lavoratori, che si riallaccia alle posizioni della Quarta Internazionale del 1948 (che, unica organizzazione politica, si oppose alla creazione di uno stato sionista e si pronunciò invece per l’unificazione della Palestina e di tutto il Medio Oriente), non si farà intimidire e continuerà a sostenere la necessità della distruzione rivoluzionaria dello stato sionista, l’eroica resistenza del popolo palestinese e di tutti i popoli attaccati dal sionismo, la liberazione della Palestina, per una Palestina libera democratica e socialista nell’ambito della federazione socialista di tutto il Medio oriente.

È ciò che i marxisti rivoluzionari devono sostenere se vogliono essere coerenti con le ragioni dei popoli oppressi e del proletariato internazionale.

Federico Bacchiocchi

23/03/2026

🔴 LO STRETTO DI HORMUZ E LE CONTRADDIZIONI IMPERIALISTE

Il vicolo cieco della guerra di Trump. Il cinico baratto tra imperialismi vecchi e nuovi

“Liberare lo stretto di Hormuz, consentire la libera navigazione e il libero commercio”. Questa è diventata l’invocazione di tutte le potenze imperialiste, a partire naturalmente dagli Stati Uniti. Ed anche la possibile bandiera per un allargamento della guerra di aggressione contro l’Iran. Non è un caso, visto che da Hormuz passa un quinto del trasporto mondiale di greggio e una quota ben superiore di gas, di alluminio, di elio, tutti vitali per l’economia mondiale.

Ma le stesse potenze che invocano la “liberazione” dello stretto non sanno bene come procedere. Il Presidente USA, lo stesso che ogni giorno da quindici giorni dichiara che “il nemico è stato annientato” e che “la guerra è vinta”, supplica l’aiuto di quelle potenze imperialiste alleate che non aveva neppure informato dell’attacco. Ma gli imperialismi alleati tentennano. Da un lato vogliono compiacere gli USA, dall’altro non vogliono essere trascinati in guerra. Tanto più a fronte della insospettata resistenza militare iraniana. Una coalizione di navi militari per liberare Hormuz? “È possibile ma… a guerra finita” dichiarano gli imperialismi europei. Quando cioè non ve ne sarebbe più bisogno.

Imperialismi che forniscono agli USA appoggi logistici, supporti operativi, condivisione di basi militari in Medio Oriente, Italia inclusa, non vogliono figurare come complici di Trump. Lo sono ma in una forma che vorrebbe essere anonima. Perché la guerra di Trump, già impopolare negli USA, lo è ancor più in Europa. Perchè Trump continua ad umiliare gli imperialismi alleati, cui chiede aiuto rilanciando sulla loro testa il mercanteggiamento con Putin. Perché il Board of Peace a guida Trump taglia fuori gli imperialismi europei dalla spartizione coloniale del Medio Oriente. Perché dunque immolarsi per una guerra subita e per di più rovinosa?

Meglio ti**re il sasso e nascondere la mano dietro le quinte. Meglio provare a trattare sotto banco con l’Iran il lasciapassare per le proprie navi e chiedergli clemenza per i propri alleati del Golfo. Tutti regimi dispotici non meno del regime iraniano. Tutti fondati sullo sfruttamento schiavile di lavoro immigrato. Tutti coinvolti nell’aggressione all’Iran, o come diretti propugnatori della guerra (Arabia Saudita) o come fornitori attivi di basi militari, radar, intelligence all’imperialismo USA (Kuwait, Bahrein, Qatar e soprattutto Emirati Arabi Uniti). Ma tutti clienti d’affari di tutti i paesi imperialisti, grandi o piccoli. La richiesta corale della loro protezione è solo la protezione dei propri affari.

E la Russia, e la Cina? Dove è finito il favoloso mondo dei BRICS, lo “scudo protettivo” del Sud del mondo, l’alternativa reale allo strapotere americano?

Iran ed Emirati, entrambi associati nei BRICS, sono tra loro in guerra. L’imperialismo russo, legato formalmente all’Iran da un accordo di partneriato strategico, non solo si guarda bene dal proteggere il proprio alleato, magari fornendogli strumenti vitali di contraerea, ma punta a incassare compiaciuto i vantaggi che la guerra sionista americana gli assicura: maggiori proventi dall’accresciuto prezzo del petrolio, maggiore possibilità di finanziare la propria guerra di invasione dell’Ucraina, maggiore forza contrattuale verso l’imperialismo americano nel negoziare la spartizione del paese invaso. Più la guerra di aggressione all’Iran si prolunga, più l’imperialismo russo si avvantaggia sullo scacchiere strategico per lui decisivo.

In cambio dell’apertura americana sull’Ucraina, la Russia si è già astenuta all’ONU sul piano coloniale di Trump per la Palestina. Ed oggi, come già a giugno, si propone come calmiere dell’Iran: come suo suggeritore di prudenza e moderazione nella reazione all’aggressione. Il blocco di Hormuz per la Russia è in definitiva solo un vantaggio. Ancor più se formalmente se ne dissocia.

Quanto alla Cina, ha ottenuto dall’Iran il lasciapassare per le proprie navi e il proprio greggio nello stretto di Hormuz. Per il resto chiede all’Iran di risparmiare il più possibile le monarchie del Golfo, tutte – ma proprio tutte – coinvolte in grandi affari (anche) con l’imperialismo cinese. Anch’esso astenutosi al pari della Russia in sede ONU sul piano per Gaza. Anch’esso coinvolto in prima persona con le proprie aziende nella oppressione della Cisgiordania occupata.

Come la Russia, anche la Cina non voleva la guerra sionista americana all’Iran, alleato di entrambi. Ma una volta che la guerra c’è, l’unica preoccupazione di Pechino come di Mosca non è quella di sostenere l’alleato, ma di trarne un utile per i propri interessi imperialistici. Sicuramente la Cina da grande potenza mondiale non vuole un blocco dell’economia globale. Ma se il blocco si produce a causa della chiusura dello Stretto, saranno altri, non la Cina, a pagare il prezzo maggiore.

Insomma, l’Iran è “alleato” della Cina solo in veste di garante delle navi cinesi e della loro navigazione petrolifera, non certo in veste di paese difeso e protetto dall’aggressione. Tra i BRICS infatti, come ad altre latitudini del globo, vi sono padroni (imperialisti) e vassalli (semicoloniali). Cina e Russia sono tra i primi, l’Iran appartiene ai secondi. Sarebbero i BRICS l’alternativa strategica agli USA?

Tutto lo scenario mondiale ripropone una verità di fondo. I salariati, i popoli oppressi, i paesi semicoloniali aggrediti non hanno protettori nelle alte sfere di questo o quell’altro imperialismo. Sono solo merce di scambio dei loro traffici e delle loro guerre. Solo il rovesciamento dell’imperialismo e del capitalismo potrà liberare un futuro diverso dell’umanità.

Contro la guerra sionista americana, via l’imperialismo dal Medio Oriente!

Contro ogni missione imperialista per “liberare” Hormuz!

Via l’Italia dalla missione Aspides nel Golfo Persico!

Partito Comunista dei Lavoratori

12/03/2026

🔴 TRICOLORE IN ARMI

L’Italia aumenta l’export di armi del 157%, lungo la rotta del Piano Mattei

Grande festa sui mercati dell’industria bellica. Tra il 2021 e il 2025 l’Italia ha aumentato l’esportazione di armi del 157%. Il maggior incremento percentuale su scala mondiale.

Rivelatrice è la rotta dell’export italiano. «Il 59% delle esportazioni italiane è stata destinata al Medio Oriente , il 16% è andato in Asia e Oceania, il 13% in Europa» documenta Il Sole 24 Ore (10 marzo). Dunque la stragrande maggioranza dell’export militare non è andato “all’Ucraina”, come magari pensa qualche sprovveduto campista. È andato in misura preponderante a Israele, Egitto e monarchie del Golfo. È la rotta dell’imperialismo italiano, è la rotta del piano Mattei.

Le armi non sono solo procacciatrici di profitti per azionisti e mercanti del settore. Tracciano anche aree di influenza, lubrificano relazioni diplomatiche. L’Italia si muove da tempo in direzione dell’ampliamento del proprio raggio di affari e relazioni in Medio Oriente. ENI, Enel, Leonardo, Fincantieri seguono ed ispirano il tracciato, a danno per lo più della Francia, e con sponda americana. Questa rotta non è stata inventata da Meloni. Ha almeno dieci anni di lavorio alle spalle, con i contributi del governo Renzi (Arabia Saudita), Gentiloni-Minniti (Nord Africa), Draghi (Golfo). È vero invece che il governo Meloni ha dato un assetto più complessivo e sistemico al disegno. Anche per legittimarsi presso il grande capitale italiano e raccogliere i suoi favori. Trasversali.

Non a caso la grande stampa borghese del gruppo GEDI (La Stampa e Repubblica) come quella del gruppo Cairo (Corriere della Sera) ha lustrato il piano Mattei, anche al di là del proprio posizionamento politico verso il governo. Come non è un caso che i partiti borghesi dell’opposizione liberale, PD e M5S, abbiano votato a favore della missione navale in Golfo Persico, contro gli houthi e al fianco di Israele, assieme a Meloni, in pieno genocidio. Una missione militare tuttora operativa ed anzi pericolosamente rafforzata di cui nessuna “opposizione” in Parlamento, guarda caso, reclama la revoca. Neppure in presenza della nuova guerra sionista americana, e della minacciata riapertura manu militari del Canale di Hormuz da parte di Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia.

Sì, il Board of Peace ha diviso il fronte borghese. La tavola trumpiana è troppo grottesca e provocatoria, troppo divisiva verso la UE, per essere accettata dagli europeisti liberali in Italia. Ma attenzione: un conto è la tavola, e un conto è il menù. E il menù sono gli interessi superiori dell’imperialismo italiano, quelli che vanno al di là di ogni confine politico.

Una coalizione liberale di centrosinistra che si candida ad alternanza di sistema non romperà mai con lo Stato sionista, con le monarchie petrolifere, con l’industria bellica, con la loro rotta d’affari. Il piano coloniale di Trump a settembre non vide un solo voto contrario nel Parlamento italiano. Ai vertici della Fondazione Leonardo siedono uomini del PD o provenienti dalle sue file (Minniti). Nella Commissione Difesa il personale politico del PD è da sempre procacciatore d’affari per l’industria bellica, sia quando è al governo (Roberta Pinotti) sia quando è all’opposizione (Lorenzo Guerini). Quanto al “pacifista” Giuseppe Conte, ha anticipato il proprio sostegno ad una partecipazione italiana alla futura “forza di stabilizzazione” per Gaza, come al rafforzamento dei Carabinieri in Cisgiordania quali formatori della polizia palestinese (collaborazionista) di Abu Mazen («l’Italia potrebbe svolgere un ruolo a Gaza, abbiamo dei professionisti apprezzati sempre in tutto il mondo»). Giorgia Meloni ha significativamente dichiarato che quel passaggio potrebbe registrare un voto unanime del Parlamento.

L’esperienza dimostra che non si può rompere con l’industria bellica e col militarismo coloniale senza rompere con il capitalismo e l’imperialismo italiano. Il fatto che la rivendicazione della nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio dell’industria bellica sia oggi avanzata in Italia dal solo Partito Comunista dei Lavoratori ci parla non solo della subalternità della sinistra, ma anche dell’attualità di una sinistra rivoluzionaria quale strumento di lotta coerente contro la guerra.

Partito Comunista dei Lavoratori

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