03/05/2021
Non si era ancora mai visto. L’azionista con oltre il 30% di un’azienda di capitale che convoca una manifestazione contro se stesso.
Lo ha fatto la Sindaca di lotta e di governo nell’ultimo Consiglio Comunale.
Per la verità non è una vera e propria novità. La suddetta già nel passato aveva dato buona prova di sé chiedendo l’accesso agli atti (come ci si può aspettare da un’impresa o da un cittadino avente interesse ma non da un’azionista di “riferimento”) delle gare per la gestione del bar, della mensa e delle manutenzioni aggiudicate con procedura ad evidenza pubblica dalla Società SAAPA SpA. Ovviamente non ci fu seguito all’iniziativa.
Non soddisfatta di questa innovativa modalità di interpretare il ruolo di azionista si era poi esibita in interviste e presidi davanti all’Ospedale aventi lo scopo di alimentare, in piena pandemia COVID, una vera e propria sistematica campagna di propaganda (a cui si era dedicato con passione e foga il suo sempre più nutrito staff di comunicatori) sui social, in TV, sui giornali locali e il cui apice fu una denuncia alla Procura della Repubblica nei confronti dell’Amministrazione e della Direzione Sanitaria di SAAPA relativa a presunte inadempienze in ordine alla gestione delle misure di sicurezza per il trattamento dei pazienti COVID. Seguirono numerose visite ispettive di diversi organi di controllo, tutte con esito positivo e senza nessun addebito.
Il TG3, a seguito di uno di questi presidi con relativa intervista dell’azionista Sindaca arrivò a definire quello di Settimo “l’Ospedale della morte” seppure i tassi di mortalità fossero decisamente al di sotto della maggior parte delle altre strutture ospedaliere e di lungo degenza.
C’è chi dice che questo attivismo della Sindaca fosse motivato dalla necessità di arrivare rapidamente alla sostituzione dei vertici di SAAPA allo scopo di onorare le “promesse” di nomina fatte in campagna elettorale e che già avevano avuto grande eco fin dalla prima seduta del Consiglio Comunale.
Anche gli increduli a questa affermazione hanno però poi dovuto constatare come effettivamente, a seguito delle nomine del nuovo Amministratore unico e del nuovo Collegio dei Sindaci e di un primo nutrito gruppo di consulenti, nonostante ricominciasse l’emergenza COVID con i conseguenti problemi di gestione, fosse calato il silenzio del Comune di Settimo e della sua pasionaria Sindaca.
Solo ad inizio anno 2021, finito l’iddilio motivato dal comune nemico, tra la Sindaca e il nuovo Amministratore Unico e venuti a galla i problemi, più volte segnalati con lettere, ordini del giorno, interviste dall’opposizione comunale e dai precedenti amministratori, l’Amministrazione di Settimo ricomincia lo “stato di agitazione”.
Anziché cercare di riprendere i fili di un progetto importante per la città durato dieci anni, aprire un tavolo di confronto riconoscendo i propri errori e sottovalutazioni, costruendo proposte condivise, ancora una volta la Sindaca di lotta e di governo tenta la carta della fuga dalle responsabilità.
Prima si plaude alla gestione diretta del personale (sperando di poter cavalcare la legittima aspettativa dei lavoratori di un posto più sicuro e meglio pagato), poi si strizza l’occhio alle richieste della Cooperativa Frassati (che altrettanto legittimamente chiede che gli siano sbloccati i pagamenti), quindi si incarica un legale perché “non si sa mai cosa possa capitare in tribunale”, poi si chiede all’ASL e agli altri Sindaci del territorio di intervenire, e non ultima si indice la manifestazione del 1 maggio a presidio dell’ospedale e solidarietà ai lavoratori.
Se è vero che la Regione Piemonte (per onestà politica ed intellettuale non solo da ora) continua a dare prova di ignavia e, nella migliore delle ipotesi, di sostanziale disinteresse delle sorti dell’Ospedale di Settimo, è altrettanto vero che l’attuale Amministrazione di Settimo è ugualmente responsabile della mancanza di prospettiva dovuta dall’incapacità di disegnare e perseguire un progetto convincente di gestione di questo importante servizio. A farne le spese pagando prezzi elevati sono in primo luogo i circa 150 lavoratori addetti e i cittadini di Settimo che rischiano di dover sostenere i costi (milionari ?) di una gestione senza prospettive.
Pensare che sarebbe bastato poco per proseguire il cammino tracciato dalle amministrazioni comunali precedenti le quali, dopo aver conquistato con il sostegno di tutto il Consiglio Comunale l’apertura dell’ospedale, per dieci anni hanno collaborato con le ASL di riferimento per farlo crescere (negli ultimi anni anche con un buon margine di cassa ed un piccolo utile) e fornire ad oltre 15 mila persone (di cui quasi la metà di Settimo) un servizio sanitario indispensabile per il territorio.
Ma questo era possibile quando chi governava era in grado di assumersi responsabilità e non convocava televisioni e fotografi ma, con pazienza e spirito costruttivo, faceva proposte e aveva in testa progetti di miglioramento per i servizi della propria città.