11/09/2026
“DOPO NOVE ANNI DI DESTRA È LA CERTIFICAZIONE DEL FALLIMENTO SULLA SICUREZZA. HANNO SBAGLIATO TUTTO E SONO ARRIVATI TROPPO TARDI”
Sesto Rondò diventa zona rossa, il che significa maggiori controlli e maggiore presenza delle forze dell’ordine: una richiesta che cittadini e forze di opposizione fanno da anni e che è rimasta inascoltata.
Dopo nove anni di governo della destra, il fatto che in uno dei quartieri centrali di Sesto sia necessario ricorrere a una misura straordinaria certifica una cosa molto semplice: sulla sicurezza hanno fallito. Il Sindaco abbia almeno il pudore di non trasformare la “zona rossa” del Rondò nell’ennesimo trofeo propagandistico.
Per anni Di Stefano e la sua maggioranza hanno fatto della sicurezza uno slogan identitario mentre i problemi crescevano.
* Quando abbiamo chiesto di discuterne in Commissione siamo stati ignorati per oltre sei mesi.
* Quando abbiamo denunciato il peggioramento della situazione, il Sindaco ha impiegato anni prima di rivolgersi seriamente alla Prefettura.
* Quando a dicembre 2025 e ancora a luglio 2026 abbiamo proposto più Polizia Locale, fino a 80 agenti, il ritorno dell’agente di quartiere e un maggiore presidio del territorio, la maggioranza ha votato contro.
E oggi prova a intestarsi come un successo una misura divenuta necessaria perché la situazione è diventata emergenziale?
La zona rossa non è una politica per la sicurezza, ma una risposta a un’emergenza che si sarebbe dovuta affrontare molto prima. Senza uno studio serio dei fenomeni criminosi presenti nella zona, il rischio è che si tratti soltanto di cure palliative: si interviene sul sintomo, ma il problema rischia semplicemente di spostarsi in un’altra parte della città.
Il dispiegamento straordinario di forze e servizi annunciato dalla stessa Amministrazione dimostra, inoltre, che il solo contrasto repressivo non è sufficiente a produrre effetti significativi e duraturi. Se il problema viene semplicemente spostato da una zona all’altra, il rischio è quello di trovarci presto a discutere di nuove “zone rosse” in altri quartieri, fino ad arrivare al paradosso di una città interamente trattata come un’emergenza.
Servono certamente controlli e presidio del territorio, ma anche prevenzione, cura degli spazi pubblici, politiche sociali e giovanili, luoghi di aggregazione e una città viva anche nelle ore serali. Servono inoltre interventi di riqualificazione ambientale e di messa in sicurezza della zona, come previsto dalle stesse misure legate alle zone rosse: interventi che non possono essere ridotti al semplice rifacimento della piazza.
La sicurezza urbana non si costruisce soltanto aumentando la presenza delle forze dell’ordine, ma rendendo i luoghi più curati, frequentati, illuminati, accessibili e vissuti. È l’insieme di queste politiche che può prevenire il degrado e ridurre le condizioni che favoriscono l’illegalità.
Il risultato delle politiche attuate – solo securitarie o quasi – è sotto gli occhi di chiunque voglia vederlo: hanno sbagliato tutto e sono arrivati troppo tardi.