Forza Italia Sesto Calende

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LA SINDROME DELLE PORTE CHIUSE: DOPO LA MARNA, TOCCA ALLA MENSAC’è un modo infallibile per impedire ai cittadini di usar...
15/09/2026

LA SINDROME DELLE PORTE CHIUSE: DOPO LA MARNA, TOCCA ALLA MENSA

C’è un modo infallibile per impedire ai cittadini di usare un’opera pubblica: decidere di “migliorarla” all’infinito.

A Sesto Calende l’Amministrazione sembra aver inaugurato un nuovo metodo di governo: la paralisi creativa. Chi governa si ritrova in mano un’opera già realizzata, decide legittimamente di ripensarne il funzionamento e, tra nuove idee e soluzioni da inventare, la porta resta inesorabilmente chiusa.

Della Nuova Marna sappiamo già molto. L’opera è terminata da tempo, ma i continui cambi d’idea sulla sua futura gestione hanno trasformato l’apertura in una soap opera degna di Beautiful. Con la nuova mensa della scuola Ungaretti la situazione è diversa, ma il metodo comincia ad avere qualcosa di familiare.

Costruita con fondi PNRR, la mensa è lì. Eppure, a oltre due anni dall’insediamento della Giunta Giordani, non è ancora entrata in funzione e la data di apertura resta un mistero.

Il progetto originario non prevedeva alcun punto cottura interno. Ma a Sesto sembra ormai valere una curiosa regola: un’opera ereditata, prima di poter essere aperta, deve necessariamente subire almeno una modifica. Altrimenti manca qualcosa.

Ed ecco quindi la nuova idea: realizzare all’interno della mensa un punto cottura. Per farlo, l’Amministrazione prevede un investimento aggiuntivo di oltre 80.000 euro. Non è chiaro se le risorse siano già state interamente stanziate o debbano ancora essere reperite. Quello che invece è chiarissimo è che il punto cottura deve ancora essere realizzato e la mensa deve ancora aprire.

A questo punto, visto il tempo trascorso e l’ulteriore investimento, ci si potrebbe almeno aspettare che il nuovo punto cottura serva a preparare i pasti all’interno della scuola.

E invece la soluzione scelta è decisamente più fantasiosa: un punto cottura che cuoce soltanto una parte del pranzo. I primi verranno preparati sul posto, mentre i secondi continueranno ad arrivare dall’esterno.

Una formula certamente originale: si investono oltre 80.000 euro per portare la cucina dentro la scuola, ma solo fino al primo piatto.

La pasta a chilometro zero e la cotoletta in furgone.

Tiriamo allora le somme, quelle che interessano davvero alle famiglie. Una mensa nuova ma ancora chiusa, un investimento aggiuntivo di oltre 80.000 euro previsto per il nuovo punto cottura e la prospettiva di una cucina che preparerà sul posto soltanto una parte del pasto.

Una cosa, però, è già arrivata: l’aumento del costo del servizio per le famiglie. Quello non ha avuto bisogno di attendere l’apertura della nuova mensa.

Nessuno contesta a chi governa il diritto di modificare un progetto. È esattamente ciò che la politica deve fare quando ritiene di avere un’idea migliore. Il problema nasce quando le nuove scelte allungano i tempi, aggiungono costi e il risultato, nel frattempo, rimane dietro una porta chiusa.

C’è poi un aspetto ancora più curioso. Quando si parla di queste opere, alla precedente Amministrazione viene spesso rimproverato di non aver previsto tutte le risorse necessarie per completarle. Peccato che, nel frattempo, siano cambiate proprio le scelte su come completarle.

Arriviamo così alla singolare pretesa che la precedente Amministrazione non soltanto dovesse pensare e avviare un progetto, ma dovesse anche prevedere e finanziare in anticipo le modifiche che la nuova Amministrazione avrebbe deciso di introdurre successivamente.

Più che programmazione, sarebbero servite doti divinatorie.

Lo schema comincia a essere familiare: si cambia l’impostazione, si aggiungono nuovi interventi e nuovi costi, si rimprovera chi c’era prima di non averli previsti e, nel frattempo, la porta rimane chiusa.

Forse, prima di migliorare ciò che ancora non è stato possibile utilizzare, varrebbe la pena provare a farlo funzionare.

Il Palio è SestoCi siamo. Sta per iniziare il weekend del Palio Sestese: due giorni di festa, colori, passione e sana ri...
11/09/2026

Il Palio è Sesto

Ci siamo. Sta per iniziare il weekend del Palio Sestese: due giorni di festa, colori, passione e sana rivalità nei quali Sesto Calende torna a ritrovarsi intorno a uno degli appuntamenti che più raccontano la sua identità.

Prima delle gare c’è il piacere di stare insieme. Ci sono le tavolate, si mangia insieme, ci si incontra, si chiacchiera e cominciano i primi immancabili sfottò tra rioni. È quel clima particolare che precede ogni Palio, quando la sfida deve ancora cominciare ma la festa è già iniziata.

Domenica, sul nostro Ticino, arriverà il momento della competizione. Abbazia, Centro, Cocquo-Sant’Anna-Loca, Lentate, Lisanza, Mulini, Oriano-Oneda e San Giorgio porteranno in acqua i propri colori e il proprio orgoglio. Ognuno farà il tifo per i suoi, convinto naturalmente che il proprio rione meriti la vittoria.

Poi parlerà il fiume. Qualcuno festeggerà più degli altri, gli applausi andranno a chi avrà meritato di vincere e, finita la sfida, ci ritroveremo tutti dalla stessa parte: quella di Sesto Calende.

Quindici anni fa tutto questo era soltanto un’intuizione. Ci fu allora la lungimiranza della Giunta guidata da Marco Colombo, con Giovanni Buzzi vicesindaco, nell’immaginare una festa capace di unire la città attraverso i suoi rioni e il suo fiume.

Da allora il Palio ha fatto molta strada. È cresciuto, è cambiato, si è arricchito e soprattutto è stato fatto proprio dalla città. Ed è forse questo il risultato più bello di una buona politica: un’idea raggiunge davvero il suo scopo quando smette di appartenere a chi l’ha avuta e diventa patrimonio di un’intera comunità.

Oggi il Palio è di Sesto Calende.

Se oggi possiamo viverlo come una tradizione è anche merito di chi, negli anni, ha continuato a crederci e di chi ancora oggi dedica tempo ed energie per renderlo possibile. Il nostro grazie va all’ASD Palio Sestese, guidata con passione e competenza da Simone Pintori, alla Pro Loco e a tutti i volontari impegnati nell’organizzazione, nelle gare, nelle cucine e nelle tante attività necessarie perché tutto funzioni.

Il Palio è diventato uno di quei momenti nei quali una città si riconosce. Sul Ticino ci si sfida, intorno al Ticino ci si ritrova. Persone, generazioni e rioni diversi condividono per due giorni la stessa festa e lo stesso legame con Sesto.

Ed è questo il patrimonio che vale la pena custodire.

Le amministrazioni cambiano, le maggioranze si alternano, le persone passano. Il Palio resta. Deve continuare a crescere, rinnovarsi ed essere consegnato a chi verrà dopo, indipendentemente dal colore politico di chi, di volta in volta, avrà l’onore e la responsabilità di amministrare Sesto Calende.

Adesso lasciamo spazio alla festa. Godiamoci questi due giorni, il nostro Ticino e la nostra città.

Domenica che vinca il migliore.

Ma per tutto il weekend, che vinca Sesto Calende.

Buon Palio a tutti!

LA CURA DELLA CITTÀ. PAROLE LORO.A volte per criticare un’amministrazione servono lunghi post, documenti, numeri e spieg...
07/09/2026

LA CURA DELLA CITTÀ. PAROLE LORO.

A volte per criticare un’amministrazione servono lunghi post, documenti, numeri e spiegazioni.

Altre volte basta rileggere il programma con cui si è presentata ai cittadini.

Nel capitolo intitolato proprio “La cura della città” avevano perfino scomodato Thomas Jefferson:

"La cura della vita e della felicità degli uomini, e non la loro distruzione, è l’unico legittimo obiettivo del buon governo."
(Cap. 2 — La cura della città, pag. 3)

Poi, scendendo dalle alte vette del pensiero politico alla più prosaica vita quotidiana, scrivevano:

"Le strade, in tutta la città, dalle frazioni al centro, devono essere sicure, ben mantenute e illuminate."
(Cap. 4 — Sicurezza stradale & viabilità, pag. 7)

"Troppi quartieri si trovano con marciapiedi sconnessi o addirittura inesistenti. Vogliamo creare dei percorsi pedonali senza interruzione di continuità per permettere a tutti i cittadini di potersi spostare a piedi in sicurezza da e in qualsiasi quartiere."
(Cap. 4 — Sicurezza stradale & viabilità, pag. 8)

"…una maggior pulizia di Viale Italia, delle piazze, delle vie e dei vicoli."
(Cap. 8 — Le frazioni e i quartieri, pag. 14)

"Il degrado genera insicurezza."
(Cap. 17 — Una casa sicura, pag. 28)

"Ci impegneremo per il mantenimento della pulizia urbana in tutta la città."
(Cap. 17 — Una casa sicura, pag. 29)

"Per i cittadini e con i cittadini, ci prenderemo cura della città!"
(Programma Sesto Futura 2024, pag. 30)

Le parole sono del 2024.

Le fotografie sono di questi giorni.

Forse è proprio questo il problema della “cura”: non basta scriverla nel programma, neanche citando Jefferson.

Ogni tanto bisogna anche praticarla.

05/09/2026
04/09/2026

Il governo dei record.

31/08/2026

Post muto.

(created by Simone Baldelli)

CHIARIMENTO SULLA DELIBERA DELLA CORTE DEI CONTIIl titolo con cui è stata ripresa la notizia, “irregolarità nella gestio...
29/08/2026

CHIARIMENTO SULLA DELIBERA DELLA CORTE DEI CONTI
Il titolo con cui è stata ripresa la notizia, “irregolarità nella gestione finanziaria”, è già di per sé pesante, ed è bastato perché in giro iniziassero a circolare parole come “bancarotta”, o affermazioni suggestive come “il provvedimento più severo degli ultimi cinquant’anni”. Vale la pena una precisazione.
Nel documento della Corte dei Conti la parola “bancarotta” non compare in nessun punto, e non a caso. La magistratura contabile dispone di una scala di pronunce con gravità crescente: da un semplice richiamo, fino alle situazioni più gravi di dissesto o predissesto finanziario, che comportano commissariamento e blocco della spesa. In questo caso la Corte si è fermata al primo livello: accerta alcune criticità, rendiconti approvati in ritardo, gestione della cassa vincolata, ricorso ad anticipazioni di tesoreria, e invita il Comune a correggerle. Nessun dissesto, nessun predissesto, nessuna trasmissione alla Procura. È esattamente la pronuncia più mite che la Corte possa emettere.
Il periodo esaminato, dal 2019 al 2025, attraversa più amministrazioni comunali, come specifica la stessa Corte dei Conti, è una fotografia continua della gestione finanziaria della città, non il giudizio su una singola parte politica.
La delibera è pubblica, consultabile sul sito del Comune: prima di condividere titoli allarmistici o commenti fuori misura, converrebbe sempre leggerla per intero, un atto tecnico di controllo ordinario merita di essere letto per quello che è, non piegato a fini che gli sono estranei.

Forza Italia - Sesto Calende

LA RETE DEL GAS SPIEGATA SEMPLICELa vendita della rete del gas di Sesto Calende ha acceso il confronto politico. Fratell...
28/08/2026

LA RETE DEL GAS SPIEGATA SEMPLICE

La vendita della rete del gas di Sesto Calende ha acceso il confronto politico. Fratelli d'Italia ha chiesto in Consiglio un ulteriore approfondimento prima di procedere. La maggioranza ha respinto la richiesta e ha poi spiegato le proprie ragioni con quel tono irridente e sminuente al quale, purtroppo, ci ha ormai abituati quando risponde alle opposizioni.

Al di là del tono, però, è il contenuto a essere interessante.

La maggioranza guidata dal sindaco Giordani ha deciso di vendere definitivamente la rete comunale del gas in cambio di oltre 4 milioni di euro. Leggendo la sua spiegazione, la scelta sembra quasi ovvia: incassiamo subito più di quanto renderanno i canoni nei prossimi dodici anni, ci liberiamo di una rete destinata a "deperire" e gli altri Comuni starebbero facendo lo stesso.

Messa così, viene da chiedersi perché se ne stia ancora discutendo.

Poi siamo andati a controllare. E qualche pezzo importante sembra essere rimasto fuori.

1 - Quei dodici anni

La maggioranza confronta il valore della vendita con i canoni che il Comune incasserebbe nei prossimi dodici anni.

Il problema è che quei dodici anni sono la durata del prossimo affidamento del servizio, non della proprietà della rete.

Alla loro scadenza, se Sesto avrà venduto, la rete non sarà più sua. Se invece l'avrà mantenuta, avrà incassato i canoni e continuerà a possederla.

È come confrontare il prezzo di vendita di un appartamento con dodici anni di affitti, dimenticando che al tredicesimo anno l'appartamento è ancora vostro. Una rete gas è certamente più complessa e il suo valore futuro può cambiare, ma il principio resta: quel confronto racconta soltanto una parte della storia.

2 - E le manutenzioni?

La maggioranza parla di impianti destinati a “deperire”. Ma il contratto-tipo nazionale per la distribuzione del gas, approvato con Decreto ministeriale 5 febbraio 2013, stabilisce all’articolo 12 che la manutenzione ordinaria e straordinaria è effettuata dal gestore, che ne sostiene i costi.
E qui una precisazione alla capogruppo Tollini, che in Consiglio aveva indicato le manutenzioni tra i costi a carico dell’Amministrazione: no, capogruppo Tollini, le manutenzioni ordinarie e straordinarie sono a carico del gestore.
Adesso comprendiamo anche meglio perché, quando le avevamo chiesto a quanto ammontassero questi costi per il Comune, ci aveva risposto di non conoscerne le cifre.
Ed è proprio questo il punto: se su un elemento utilizzato per giustificare una decisione così importante emerge un errore così basilare, chiedere di approfondire l’intera operazione diventa non solo legittimo, ma doveroso.
Un’ultima curiosità: nel comunicato stampa diffuso dall’amministrazione comunale quella stessa affermazione è già sparita, sostituita da una spiegazione più articolata sulla riduzione del patrimonio comunale nel tempo. Nel post della lista civica che sostiene il sindaco Giordani, invece, l’errore è ancora lì. Prendiamo atto che, quando qualcuno controlla, la versione cambia, ma non dappertutto alla stessa velocità.

3 - "Gli altri fanno lo stesso"

Anche qui la realtà è meno uniforme. Angera ha venduto, ma La Prealpina, raccontando quella scelta, ricordava che molte altre realtà avevano optato per l'affitto dei rami d'azienda.

E Gazzada Schianno, dopo avere inizialmente deciso di vendere, ad agosto ha riesaminato l'operazione, revocato la decisione e mantenuto la proprietà della rete.

I numeri di Gazzada sono diversi dai nostri, certamente. Ma dimostrano una cosa molto semplice: approfondire e persino rivedere una decisione prima che diventi definitiva non è una stravaganza amministrativa.

E i cittadini?

Nel programma elettorale di Sesto Futura della vendita della rete gas non c'era traccia. In Consiglio abbiamo quindi chiesto perché non si fosse ritenuto opportuno coinvolgere i cittadini prima di una scelta patrimoniale così importante e definitiva.

La questione è stata liquidata spiegando, in sostanza, che la materia sarebbe troppo complessa per i cittadini.

Curiosamente, quando si è trattato di spiegare perché vendere sarebbe la scelta giusta, alla maggioranza sono bastate circa 1.850 battute e poco meno di 300 parole.

Forse, più semplicemente, si è sintetizzato (maliziosamente?) un po' troppo.

Perché in quelle 300 parole la vendita appare quasi inevitabile. Ma, come abbiamo appena visto, alcuni particolari importanti sono rimasti fuori.

Il punto

Oltre quattro milioni subito sono certamente allettanti. Ma una volta venduta, la rete non sarà mai più del Comune.

Non si tratta di decidere a priori se sia meglio vendere o mantenere la proprietà. Si tratta di pretendere che una decisione definitiva venga presa dopo aver valutato fino in fondo entrambe le possibilità.

Se la vendita è davvero la scelta migliore, un approfondimento non potrà che confermarlo. Se invece qualcosa è stato trascurato, meglio scoprirlo prima.

Sesto Futura ha concluso il proprio post invitando gli altri "a studiare gli atti e i numeri".

Dopo aver controllato i dodici anni, le manutenzioni e le scelte degli altri Comuni, ci permettiamo di restituire il consiglio al mittente.

Studiare gli atti e i numeri è sempre un'ottima idea. Soprattutto prima di vendere definitivamente un patrimonio della città.

SALUTI DA SESTO CALENDEAgosto è il mese delle cartoline: mare, montagna, tramonti, due righe agli amici rimasti a casa. ...
26/08/2026

SALUTI DA SESTO CALENDE

Agosto è il mese delle cartoline: mare, montagna, tramonti, due righe agli amici rimasti a casa. Anche Sesto Calende, a modo suo, ne ha da spedire qualcuna. Facciamoci un giro.

La prima arriva dai cimiteri, dove l’erba alta è tornata a far discutere, non è la prima volta, e difficilmente sarà l’ultima. Cittadini che protestano, foto sui social e, finalmente, lo sfalcio. A lavoro concluso, il consigliere delegato Gumier ha ringraziato pubblicamente la ditta incaricata per il “buon lavoro”. D’altra parte, il ringraziamento è ormai una specialità della casa: a Sesto nessun problema può dirsi veramente risolto finché non è stato ringraziato chiunque, a vario titolo, gli sia passato accanto.

Nulla da dire sul lavoro svolto. Il punto è un altro: una delega dovrebbe servire soprattutto a preve**re e controllare, non ad arrivare quando il problema è già diventato una protesta e trasformare poi la soluzione tardiva in un successo da celebrare. Il copione, purtroppo, lo conosciamo: cresce l’erba, arrivano le segnalazioni, compaiono le fotografie e finalmente si interviene. Più che manutenzione programmata, sembra ormai un format.

Sui social locali si è poi alzata una voce autorevole in materia di amministrazione sestese, secondo cui non ci si dovrebbe indignare per un ciuffo d’erba, perché “ciò che deve suscitare vergogna sono altre cose”. Il suggerimento lo accogliamo volentieri. Proseguiamo il giro, allora, alla ricerca di queste altre cose.

Non serve andare lontano. A due settimane dal ritorno dei bambini, il cortile della primaria Ungaretti offre una cartolina di un verde intenso: erba che in alcuni punti sfiora il metro, vegetazione che si è presa lo spazio, un ramo spezzato lasciato lì a marcire. C’è ancora tempo per sistemarlo. Ci aspettiamo già, tra qualche giorno, il post trionfante con cui l’amministrazione si complimenterà con se stessa per aver tagliato l’erba appena in tempo con il solito rito dei ringraziamenti a chiunque, secondo il principio di gratitudine universale.

Restando all’Ungaretti, basta spostare lo sguardo di pochi metri per ritrovare una vecchia conoscenza di queste cronache: la nuova mensa. Cantiere aperto dalla precedente amministrazione, oltre un milione di euro di fondi PNRR messi a bilancio. Poi il testimone è passato di mano, e con esso l’idea di aggiungere un centro cottura mai previsto all’origine, scelta politica legittima, per carità, ma che ha allungato i tempi e alzato i costi per le famiglie. La previsione comunicata era precisa: fine lavori entro il 2025. Siamo ad agosto 2026, le transenne sono ancora lì, più fedeli al loro posto di certe promesse. Una certezza però l'abbiamo: a settembre, i bambini mangeranno altrove.

La passeggiata prosegue fino a Lisanza, dove la cartolina si fa più amara. La primaria Toti non riaprirà a settembre: mancano gli iscritti, e con questo dato bisogna fare i conti, i bambini non si moltiplicano per decreto. Come ben ricorderete, e a giudicare da quanto circolò quel nostro post, lo ricordate in parecchi, la città lo seppe prima da noi che da una comunicazione ufficiale del Comune.

Pensando almeno al futuro dell’edificio, avevamo presentato una mozione per una Commissione dedicata, non per inventare alunni che non ci sono, ma per cominciare per tempo a immaginare cosa fare di quello spazio. Insieme, una seconda mozione per una Commissione commercio, pensando che mettere attorno a un tavolo amministrazione, consiglieri ed esercenti potesse essere utile per un centro che qualche difficoltà la mostra. Ieri sera si è tenuto il Consiglio Comunale.

Nessuna delle due mozioni è stata discussa: ieri erano assenti sia la nostra consigliera, sia la capogruppo di Siamo Sestesi, mentre il gruppo era comunque rappresentato in aula da un proprio consigliere. In assenza della capogruppo, le mozioni sono state stralciate.

Nulla da eccepire sul rispetto delle forme: con noi, del resto, regolamenti e formalità vengono osservati con precisione filologica; in altre circostanze l'esegesi sembra concedersi qualche libertà in più.

Dalle risposte arrivate in aula abbiamo però già scoperto quale sarebbe stato il destino delle due proposte. Non è neppure una novità: dalle parti della maggioranza sembra esserci una certa familiarità con il futuro. Anche sui social ci è capitato più volte di leggere il resoconto di fatti prima ancora che accadessero. Come al solito, non verranno accolte. La discussione non c'è stata, ma il verdetto sì.

Sulla Toti si ritiene prematuro istituire una Commissione finché non arriva il provvedimento ministeriale definitivo. Prendiamo atto, anche se resta una situazione dal fascino tutto burocratico: la scuola è abbastanza chiusa da non riaprire a settembre, ma evidentemente non abbastanza chiusa da poterne discutere il futuro. Almeno, non con noi.

Sul commercio, invece, la Commissione non servirebbe perché esiste già il Consiglio comunale, motivazione interessante, considerando che la stessa maggioranza una Commissione Ambiente l’aveva voluta fortemente. Evidentemente alcune questioni la meritano, altre no.

Tutte le altre nostre proposte hanno fatto la fine consueta: respinte. A chi ci rimprovera di non collaborare o di non proporre, suggeriremmo di guardare un po’ meno dalla nostra parte e un po’ più dall’altra: il problema non sembra essere la scarsità di proposte, quanto la scarsissima voglia di prenderle in considerazione. Noi, comunque, continueremo a presentarle.

E per chi volesse assistere quando finalmente se ne discuterà, un consiglio pratico: meglio ve**re di persona.

Perché l’ultima cartolina arriva proprio dal Consiglio comunale. “Trasparenza” è una delle parole più amate dalla nostra amministrazione, la si cita spesso, la si rivendica volentieri, la si pratica pochissimo.
Peccato che nell’ultima seduta la diretta streaming non abbia funzionato e che nessuno si fosse accertato, prima, che il collegamento fosse operativo.

Un inconveniente tecnico può capitare. Non controllare prima, un po’ meno.

Il Consiglio si è svolto lo stesso, si è discusso e votato, mentre chi voleva seguirlo da casa non ha visto nulla. Una sintesi involontariamente perfetta: l’operazione trasparenza continua. Peccato che, ogni tanto, sia proprio la trasparenza a non vedersi.

A questo punto possiamo richiudere il nostro piccolo album. E ripensandoci, forse aveva ragione quella voce autorevole da cui siamo partiti: ci sono altre cose che meritano attenzione.

Noi ci siamo limitati a seguire il consiglio.

Saluti da Sesto Calende, e buona fine d’agosto.

FACCIAMO CHIAREZZA SULLA NUOVA MARNA. UNA VOLTA PER TUTTE.Un conosciutissimo e attivissimo (oramai non si contano più i ...
20/08/2026

FACCIAMO CHIAREZZA SULLA NUOVA MARNA. UNA VOLTA PER TUTTE.

Un conosciutissimo e attivissimo (oramai non si contano più i suoi post giornalieri sui social) ex sindaco sestese è tornato a scrivere della Nuova Marna. Con il tono che da queste parti conosciamo bene: quello di chi sale in cattedra, alza il dito e distribuisce patenti: di buon amministratore, di cittadino consapevole e, quando serve, persino di persona perbene. A Sesto, le pagelle le compila lui da parecchio tempo. Questa volta, però, il compito lo correggiamo noi. E cogliamo l'occasione per fare chiarezza una volta per tutte, perché il suo post è un piccolo capolavoro. Non di urbanistica: di montaggio.

Gli elementi sono in buona parte reali. È il modo in cui vengono scelti e disposti a costruire una storia molto diversa dal quadro completo. Una storia che sulla Marna viene ripetuta da anni, sempre uguale. Ma i fatti raccontati a modo proprio, anche per anni, non diventano improvvisamente veri. Diventano solo familiari.
E siccome parliamo di chi ha amministrato Sesto per anni, escludiamo l'ipotesi più caritatevole: che certe differenze gli siano sfuggite. Lui queste cose le conosce bene.

Andiamo con ordine, allora. Come insegna lui.

1. I milioni della Marna e le strade da asfaltare.
È l’accostamento più riuscito del post, milioni spesi per la Marna mentre Sesto “non ha i soldi per asfaltare le strade”. Il messaggio arriva immediatamente, senza la Marna avremmo avuto tutti quei soldi per sistemare le strade.

Peccato che non funzionasse così.

Prima sorpresa, quelli che vengono abitualmente presentati come i milioni “della Marna” non riguardavano soltanto la sala civica. Dentro quell’intervento c’erano anche la nuova sede della canoa, il parcheggio, le piste ciclabili, la passerella sul Lenza e altre opere collegate. Insomma, si prende il conto di tutto e lo si presenta come se fosse il conto di una cosa sola. La cifra diventa enorme e l’indignazione viene quasi da sé.
Ma soprattutto c’è il particolare che cambia completamente il racconto, quei soldi erano vincolati alle opere per cui erano stati ottenuti.
Non erano milioni depositati sul conto del Comune e liberamente spendibili, con il sindaco davanti a due pulsanti, “facciamo la Marna” oppure “asfaltiamo le strade”.
Quei soldi erano arrivati attraverso contributi e accordi per realizzare quelle opere. Non si poteva decidere di prenderli e usarli per tappare le buche.

È come una borsa di studio, se ti viene assegnata per studiare, non puoi usarla per cambiare la macchina e poi spiegare che, in fondo, sempre soldi sono.

E qui sta il piccolo capolavoro del racconto, perché i milioni sono veri e le strade da asfaltare esistono davvero. Basta metterli nella stessa frase e lasciare che sia il lettore a costruire il collegamento.

Il problema è che quel collegamento non esiste.

E un ex sindaco, dopo anni di bilanci, bandi e finanziamenti, questo lo sa perfettamente.

Un allievo che confonde le due cose merita comprensione.

Un maestro che le conosce perfettamente sta facendo un’altra cosa. Quale, lasciamo che lo decida chi legge.

2. La passerella verso il Ponte di Ferro.
Poi arriva la passerella: “con tutti quei milioni si poteva fare anche quella.”
Peccato che proprio quel collegamento venga oggi progettato come opera autonoma da oltre un milione di euro, per la quale l’attuale amministrazione cerca un finanziamento regionale attraverso un bando. Al primo tentativo il progetto è stato giudicato ammissibile, ma non finanziato. Ora ci riprova. E questo racconta due cose. Non era una ringhiera dimenticata a fine cantiere: è un’opera importante, che richiede risorse importanti. E per realizzarla oggi serve esattamente ciò che servì per la Marna: bandi, contributi e finanziamenti destinati.
Resta quindi una piccola contraddizione. Se cercare finanziamenti per le grandi opere è “uso irresponsabile dei soldi pubblici, senza criterio di programmazione”, il giudizio vale anche per chi li cerca oggi. Se invece è il modo in cui un Comune realizza ciò che da solo non potrebbe permettersi, allora valeva anche ieri.
Ieri la Marna. Oggi la passerella. Stesso metodo, conclusioni curiosamente diverse.

3. La "grande bugia".
La "grande bugia", leggiamo, sarebbe stata dire che la Marna "non è costata niente ai sestesi".

Eppure quella frase diceva una cosa semplice e verificabile: l'opera non è stata costruita a debito. Nessun mutuo, nessuna tassa in più, nessuna rata lasciata ai sestesi. Ancora oggi, nella pancia del Comune, non c'è un euro di debito legato alla sua realizzazione.

"Ma erano comunque soldi pubblici." Certo: Regione Lombardia non stampa banconote nel seminterrato del Pirellone. Lo sapevamo anche noi, e nessuno ha mai detto il contrario. La "teoria dei soldi di nessuno" è un'invenzione: si prende una frase, le si cambia il significato, si demolisce il significato inventato.
C'è anzi un aggiornamento da fare: la Marna oggi non solo non costa, rende. Grazie alle prestazioni energetiche degli edifici ha diritto ai contributi del GSE: lo scrivono i documenti dell'attuale amministrazione. Soldi generati dall'opera, che basterebbero ad allestirla (come da loro intenti) e riaprirla.

Perché la sala funziona: due serate di Carnevale, piena di sestesi.
Poi richiusa. Due sere in due anni.

Quanto ai debiti veri, i mutui, che si restituiscono con gli interessi, sono uno strumento a cui l'amministrazione di oggi non ha rinunciato, anzi. Legittimo. Ma la lezione sull'uso responsabile dei soldi pubblici, fatta a chi per quest'opera non ha acceso un mutuo, ha un sapore particolare.

4. La signora, Brunelleschi e i “criminali”.
L’aneddoto della signora è delizioso, il “capolavoro di Brunelleschi” pure, e il proverbio della mamma aggiunge il tocco di saggezza popolare che non guasta mai.
Poi compare la parola “criminali”. Il nostro narratore ne prende subito le distanze: espressione esagerata, la potrebbe usare solo un giudice. Bene.
Resta una piccola curiosità: per prendere le distanze da una parola scritta da una cittadina in una discussione Facebook, era proprio indispensabile ricopiarla nel proprio post, garantendole una platea molto più ampia?
È un esercizio raffinato: si condanna l’insulto e, nel frattempo, ci si assicura che lo leggano tutti.

5. “Uso irresponsabile dei soldi pubblici. Senza criterio di programmazione.”
Ed eccola, la sentenza. Che non è una cifra, non è una delibera, non è un dato di bilancio: è il giudizio politico di un ex sindaco. Ha tutto il diritto di esprimerlo, come noi di ricordare ciò che quel giudizio lascia fuori.
La Nuova Marna esiste grazie alla nostra capacità di reperire finanziamenti e costruire accordi che hanno permesso a Sesto un investimento altrimenti difficilmente sostenibile. Ed è esattamente ciò che un’amministrazione dovrebbe fare quando c’è l’opportunità di portare risorse sul territorio.
Il punto, quindi, non è stabilire se sia legittimo discutere come vengono spesi i soldi pubblici. Lo è sempre, ed è precisamente ciò che dovrebbe fare la politica.

Il punto è raccontarli per quello che sono.

Si può discutere se la Marna fosse una priorità, se piaccia, se sia stata progettata bene o male. Sono giudizi politici e ciascuno può avere il proprio.

Quello che non si può fare è raccontare dei fondi vincolati come se fossero milioni liberamente disponibili che, rinunciando alla Marna, avremmo potuto spendere per asfaltare le strade.

La critica politica è legittima, anche feroce. I fondi vincolati, però, restano vincolati anche quando rovinano una buona narrazione.

6. Gli arredi mancanti.
Questo, va detto, l'ex sindaco non lo menziona (se ne sarà dimenticato). Ma è uno dei capitoli ricorrenti della narrazione sulla Marna e, visto che stiamo facendo chiarezza, facciamola fino in fondo.
Da mesi la sala viene raccontata come “consegnata vuota”: senza sedute, arredi, attrezzature. Prova, si dice, di un’opera incompleta.
Si dimentica però che la Marna era stata concepita con un modello preciso: affidamento a un gestore privato, con spazi e serate garantiti alla città. Sarebbe stato il gestore ad attrezzare la sala, come fa chiunque avvia un’attività in un locale.
L’attuale amministrazione ha scelto la gestione diretta. Scelta legittima. Ma le conseguenze di una scelta appartengono a chi la compie.
È come comprare una casa e prendersela con il costruttore perché dentro non ci sono il divano, il tavolo e il televisore. Se decidi di arredarla da solo, il conto dei mobili è conseguenza della tua decisione. Presentarlo come prova che la casa fosse incompleta è più comodo.
Soprattutto se chi l’ha costruita, nel frattempo, è passato all’opposizione.

7. Infine, una risposta alla sua domanda.
Il post si chiude chiedendosi se dobbiamo rassegnarci a una politica in cui non c’è più differenza tra bugia e verità. Su questo siamo perfettamente d’accordo: non dobbiamo rassegnarci affatto. Perché la differenza tra una ricostruzione politica e i fatti, in un Comune, ha un domicilio preciso: gli atti. Delibere, quadri economici, accordi, finanziamenti. Tutti pubblici, tutti verificabili. Chi vuole capire come è stata finanziata la Marna non deve credere sulla parola né a noi né al conosciutissimo ex sindaco: basta andare alla fonte.

A lui non serve suggerirlo. Quegli atti li conosce già, probabilmente meglio di chiunque legga i suoi post.

Ed è proprio questo che rende il suo racconto così interessante.
La Nuova Marna, intanto, è lì: costruita, senza debiti legati alla sua realizzazione, patrimonio di Sesto Calende. Le chiavi oggi le ha chi governa. E anche le risorse che l’opera genera.

Arredatela. Riapritela. Fatela vivere.

E soprattutto: prendetevi la responsabilità delle vostre scelte. La gestione diretta l'avete voluta voi, il conto degli arredi, i tempi, la sala chiusa sono figli di quella scelta, non di chi ha costruito i muri.
Governare significa anche questo: smettere di raccontare l'eredità e cominciare a rispondere di ciò che se ne fa.

Prima di chiudere, una parola alla signora di Lisanza.
Gentile signora, non ci conosciamo, ma il suo “capolavoro di Brunelleschi” ha fatto sorridere anche noi. E il proverbio di sua mamma contiene una verità sacrosanta: i soldi pubblici sono di tutti e vanno amministrati con rispetto. Ci permetta solo un suggerimento da concittadini: quando qualcuno le racconta come sono stati spesi, ascolti pure il racconto, ma dia anche un’occhiata alle carte. Scoprirà, per esempio, che i milioni della Marna erano vincolati all’opera e non potevano essere utilizzati per asfaltare le strade. Le carte sono in Comune. Non hanno opinioni politiche e non hanno bisogno di aneddoti per risultare convincenti.
Chi la accompagnava quel giorno, del resto, le conosce benissimo.
E i suoi dubbi glieli ha “chiariti”, certo. A modo suo, come li “chiarisce” a tutta Sesto da anni: scegliendo i pezzi che servono, lasciando fuori quelli che disturbano.

Lei, gentile signora, almeno ci ha guadagnato una citazione.
Noi sestesi, come al solito, solo la lezione.

Indirizzo

Via Ruga Del Porto Vecchio
Sesto Calende
21018

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