04/02/2025
🌁 𝗗𝗜 𝗚𝗥𝗔𝗡𝗗𝗜 𝗣𝗢𝗡𝗧𝗜 𝗘 𝗚𝗥𝗔𝗡𝗗𝗜 𝗖𝗢𝗡𝗦𝗜𝗚𝗟𝗜:
🤡 𝗟'𝗶𝗽𝗼𝗰𝗿𝗶𝘀𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲𝗰𝗶𝗽𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗶𝘃𝗶𝗰𝗮.
Mercoledì 5 febbraio, alle ore 10.30, si terrà il Consiglio Grande a Senigallia alla presenza del governatore Acquaroli e del Vicecommissario Babini. L’obiettivo? Coinvolgere la cittadinanza nella pianificazione e progettazione della città e del territorio, in particolar modo rispetto ad opere ad alto impatto urbanistico, essenziali nel disegno complessivo di mitigazione del rischio idrogeologico.
Peccato che il “progetto già condiviso” (con chi?) del Ponte Garibaldi, tema principale della discussione, sia 𝗲𝘀𝗲𝗰𝘂𝘁𝗶𝘃𝗼 e “𝗻𝗼𝗻 𝗺𝗼𝗱𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝗯𝗶𝗹𝗲”. Peccato che solo gruppi organizzati e formalmente riconosciuti potranno partecipare alla discussione, non le/i singole/i cittadine e cittadini. Peccato che la riunione si svolga in un momento della giornata in cui la maggior parte delle persone che abita, vive e lavora nel territorio non potrà essere fisicamente presente.
Il Consiglio Grande “servirà a chiarire” i prossimi interventi in città, 𝗻𝗼𝗻 𝗮 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗴𝗹𝗶𝗲𝗿𝗲 𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗲𝗼𝗰𝗰𝘂𝗽𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶, 𝗹𝗲 𝗲𝘀𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗲 𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗶𝗼𝗿𝗶𝘁𝗮̀ di chi da anni convive con la paura di essere travolto da acqua e fango, subendo le conseguenze dell’incuria. 𝗡𝗼𝗻 𝘀𝗮𝗿𝗮̀ 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗲𝘁𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗻𝘀𝗶𝗲𝗺𝗲 𝘀𝗼𝗹𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝘀𝗲, né per ascoltare il sapere locale ed esperienziale di chi conosce a fondo la grave situazione di fragilità territoriale che affligge il Comune di Senigallia.
Il 28 marzo scorso, alla presenza dell’assessore Aguzzi, è stata formalizzata la sottoscrizione dell’accordo di programmazione negoziata che avrebbe ricostituito la vigente assemblea del Contratto di Fiume Misa-Nevola.
L’accordo rappresentava il punto di arrivo nella forma - ma di partenza nella sostanza - di un percorso iniziato ufficialmente nel 2015, con la prima costituzione del Contratto di Fiume. Anche qui, l’obiettivo? Definire, 𝗰𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗹𝗶 𝟵 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗮𝘁𝘁𝗲𝘀𝗮, le modalità del processo partecipativo da mettere in atto e le linee d’indirizzo strategico del piano d’azione per la ricostruzione.
Forse, in occasione del Consiglio Grande, 𝘀𝗮𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝘂𝘁𝗶𝗹𝗲 𝗮𝘀𝗰𝗼𝗹𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗲 𝘃𝗮𝗹𝘂𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗖𝗼𝗺𝗶𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗧𝗲𝗰𝗻𝗶𝗰𝗼 rispetto ad alcuni degli elementi chiave del processo di riduzione del rischio idrogeologico: la ricostruzione del Ponte Garibaldi secondo norma di legge, il ripristino di tutti i ponti gravemente danneggiati o distrutti dalla scorsa alluvione, la realizzazione di nuove vasche di laminazione, il completamento della vasca di Brugnetto-Bettolelle, gli interventi di restringimento dell’alveo fluviale in corrispondenza dell’opera di presa della vasca.
Ancora una volta assisteremo alla presentazione di interventi cruciali per la vivibilità del territorio, ma privi di una visione d’insieme del sistema fiume. Ad oggi, questi interventi appaiono scollegati non solo da un’analisi approfondita dei costi sociali e dei benefici economici, ma anche da un reale processo di confronto con la comunità. La pianificazione/progettazione, infatti, resta 𝗽𝗿𝗲𝗿𝗼𝗴𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮 𝗲𝘀𝗰𝗹𝘂𝘀𝗶𝘃𝗮 𝗱𝗶 𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗲 𝗮𝘇𝗶𝗲𝗻𝗱𝗲 𝗮𝗽𝗽𝗮𝗹𝘁𝗮𝘁𝗿𝗶𝗰𝗶, senza un coinvolgimento attivo e concreto degli abitanti.
Questo approccio, estremamente settoriale e calato dall’alto (top-down), risulta non solo anacronistico ma anche in netto contrasto con le attuali linee guida nazionali, europee ed internazionali in materia di pianificazione e progettazione territoriale.
Le strategie più avanzate, infatti, promuovono modelli partecipativi inclusivi, in cui il coinvolgimento attivo degli abitanti è considerato essenziale per garantire interventi efficaci, sostenibili, realmente rispondenti ai bisogni del territorio e socialmente accettati. Ignorare questa prospettiva non solo preclude opportunità di sviluppo equilibrato e consapevole, ma condanna il territorio a un inevitabile arretramento rispetto agli standard ormai consolidati a livello globale.
Convocare il Consiglio Grande il giorno prima dell’assemblea del Contratto di Fiume mostra purtroppo la formalità dei passaggi istituzionali e la distanza dell’Amministrazione capofila dall’informare, condividere e coinvolgere la comunità. Dopo 2 alluvioni in meno di 10 anni, dopo i morti e i feriti, dopo le ripercussioni psicologiche, dopo gli ingenti danni materiali e immateriali 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗮𝗰𝗰𝗲𝘁𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗲 𝗹𝗲 𝘀𝗽𝗶𝗲𝗴𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗮 𝗽𝗼𝘀𝘁𝗲𝗿𝗶𝗼𝗿𝗶.
Pretendiamo 𝗺𝗮𝘀𝘀𝗶𝗺𝗮 𝗰𝗵𝗶𝗮𝗿𝗲𝘇𝘇𝗮 𝘀𝘂 𝘀𝗽𝗲𝘀𝗲, 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗶𝘀𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗲 𝗺𝗼𝗱𝗮𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗿𝗲𝗮𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗼𝗽𝗲𝗿𝗲. Chiediamo 𝘁𝗮𝘃𝗼𝗹𝗶 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗼 𝗲 𝗿𝗲𝗻𝗱𝗶𝗰𝗼𝗻𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗶𝗼𝗱𝗶𝗰𝗶, processi di 𝗺𝗮𝗽𝗽𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗮𝗯𝗼𝗿𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮 𝗲 𝗰𝗼-𝗽𝗿𝗼𝗴𝗲𝘁𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, momenti di 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝘀𝗮𝗽𝗲𝗿𝗶 𝗹𝗼𝗰𝗮𝗹𝗶, campagne di 𝗱𝗶𝘃𝘂𝗹𝗴𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝘀𝗮𝗽𝗲𝗿𝗲 𝘁𝗲𝗰𝗻𝗶𝗰𝗼-𝘀𝗰𝗶𝗲𝗻𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼.
Vogliamo che le amministrazioni locale e regionale rendano 𝗮𝗰𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶 𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗿𝗲𝗻𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶 i meccanismi che determinano o meno le nostre possibilità di indennizzo nonché di salvaguardia dell’ecosistema fiume.