21/11/2023
Sciacca... sul corallo
Nel 1875 fu rinvenuto, a una trentina di miglia al largo della città di Sciacca, in Sicilia, un banco di corallo. Era un corallo di uno strano colore arancio,
diverso da quello che si raccoglieva in quell’area. La cosa ancora più strana che
tanto, tantissimo corallo risultava ammucchiato, accatastato, in spazi molto ristretti del fondo marino. In breve la notizia si sparse e furono tantissimi i pescatori di corallo professionisti che vi accorsero da ogni dove, da Torre del Greco in
primis. Quando sembrava che il banco si stesse per esaurire, ne fu trovato un
secondo più grande, e poi un terzo più grande ancora. Questa incredibile pesca
durò oltre venti anni, fino alla fine del secolo.
Si calcola che furono estratte dal mare oltre 14 milioni di kg. di corallo.
Una cifra impressionante!
Furono incaricati scienziati dell’epoca di studiare la cosa, di capire il per-
ché di tutto quel corallo, di verificare se una pesca così massiccia non poteva
danneggiare la riproduzione dello stesso corallo nell’area. La risposta fu sempre
la stessa: tutto quel corallo era lì in quanto in quella zona vi era la presenza del
vulcano che, pochi anni prima, aveva dato origine all’isola Ferdinandea, la fa-
mosa “isola che non c’è”. Si trattava di un corallo morto, e come tale non pote-
va riprodursi.
“I coralli di Sciacca sono molto arricchiti in
ferro, manganese, rame ed uranio rispetto agli altri coralli analizzati. Questi ele-
menti sono tipicamente associati con attività idrotermale sottomarina, così che la
tua idea che il corallo di Sciacca è da mettere in relazione con il vulcanismo ap-
pare tale da essere confermata”.
Il Corallo di Sciacca è un corallo sub-fossile, e come tale si è potuto con-
servare così a lungo in acqua e arrivare fino a noi.
Fonte "Il mistero di Sciacca" di Giuseppe Rajola